Le esclusioni da IRAP: rassegna mensile di giurisprudenza

Premessa

Nell’approssimarsi del periodo delle dichiarazioni dei redditi, ci sembra utile tornare su un argomento che è già stato oggetto in passato delle nostre rassegne tributarie, ma che è ancora oggi, purtroppo, di estrema attualità. L’uso del termine “purtroppo” è dovuto alla circostanza che, nonostante i numerosi interventi legislativi in materia, nessuno di questi ha riguardato l’ambito di applicazione dell’imposta nota come IRAP.

L’illustrazione delle sentenze partirà dal 2013, anno in cui sono state emanate le ormai note sentenza della Suprema Corte che ha escluso l’automatico assoggettamento ad irap di chi abbia un dipendente (qui commentate a suo tempo); dall’anno 2013 arriveremo poi via via all’anno in corso.

 

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Il compenso al familiare non configura l’autonoma organizzazione

Avvalersi di collaboratori familiari nello svolgimento di un’attività di lavoro autonomo, gestita in regime di impresa familiare o azienda coniugale, non integra il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione. I compensi riconosciuti al collaboratore familiare o al coniuge non rappresentano dei costi, essendo mera ripartizione percentuale degli utili prodotti, mentre la compresenza di più partecipanti all’attività non incide sulla natura “individuale” e non collettiva da attribuirsi all’azienda. Ne deriva che, tanto nell’impresa familiare quanto nell’azienda coniugale, la collaborazione dei familiari non costituisce necessariamente un’autonoma organizzazione.

Ciò in quanto: a) come precisato nella Risoluzione dell’agenzia delle entrate 176/E del 28.04.2008, l’impresa familiare ha natura individuale e non collettiva (associativa) essendo imprenditore unicamente il titolare dell’impresa, il quale può imputare parte del suo reddito ai familiari, laddove i redditi imputati a tali soggetti non rappresentano costi nella determinazione del reddito dell’impresa familiare, bensì una ripartizione dell’utile dell’impresa stessa; b) il valore della produzione netta relativo all’esercizio successivo vale a dire il 1999 (anno in cui non figura alcun costo per la collaborazione apporto del collaboratore familiare, nel caso specifico il coniuge) registra un significativo incremento, cosa che, indirettamente, prova l’ininfluenza dell’apporto del coniuge rispetto a una maggiore potenzialità reddituale derivante da un presunto quid organizzativo legato alla presenza del coniuge medesimo; c) l’entità pari a ca. 5 milioni dei compensi contabilizzati, fa presumere che si sia trattato di una collaborazione occasionale e saltuaria”.

(Commissione Tributaria Provinciale di Bolzano, sentenza n. 26/II/2013)

 

L’ammontare dei compensi erogati non rileva ai fini dell’assoggettabilità Irap del professionista

Il ricorso al lavoro altrui può determinare l’assoggettamento ad Irap dell’attività professionale solo quando questo lavoro viene inserito nella struttura organizzativa cui è a capo il professionista. Nel caso di specie, questo non risulta e non è neppure evidenziato nel ricorso, in cui si dà anzi atto che i compensi costituivano il corrispettivo di “lavoro autonomo”. Giova dunque ribadire che ai tini che qui rilevano la misura dei compensi corrisposti non è decisiva (si pensi all’ipotesi che si renda necessaria la consulenza di un “luminare” dai costi altissimi e che opera del tutto al di fuori della struttura del committente senza dunque assumere alcun rilievo ai fini dell’IRAP).

(Cassazione, sezione V tributaria , ordinanza n. 2131/2013)

 

Accertamento ad opera del giudice di merito

Compete al giudice del merito accertare il requisito dell’autonoma organizzazione, con apprezzamento insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato. Il presupposto impositivo dell’Irap ricorre quando il lavoratore autonomo sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione ovvero impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile secondo l’id quod plerumque accidit o si avvalga in modo non occasionale…

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