Il ripiano del disavanzo da riaccertamento trova il Decreto

di Fabio Federici

Pubblicato il 14 aprile 2015



finalmente è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto sulle modalità di ripiano del cosiddetto disavanzo di riaccertamento, determinato dall’implementazione delle nuove regole dell’armonizzazione contabile nei bilanci delle amministrazioni locali

 

È giunta alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze, concertato con il Ministero dell’Interno, del 2 aprile 2015 (reso disponibile al link http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/e-GOVERNME1/ARCONET/Normativa/Decreto_del_Ministero_dellEconomia_e_delle_Finanze_di_concerto_con_il_Ministero_dellInterno_del_2_aprile_2015.pdf) sulle modalità di ripiano del cosiddetto disavanzo di riaccertamento, determinato dall’implementazione delle nuove regole dell’armonizzazione contabile nei bilanci delle amministrazioni locali.

Viene innanzitutto specificato che il disavanzo in questione viene definito applicando al risultato di amministrazione dell’esercizio 2014 gli effetti dell’ulteriore operazione di riaccertamento straordinario dei residui, dell’accantonamento a fondo crediti di dubbia esigibilità e degli ulteriori accantonamenti e vincoli sul risultato. Si potranno pertanto verificare situazioni in cui Comuni che con un avanzo di amministrazione risultante dal consuntivo 2014 si trovino per effetto di tali operazioni di riaccertamento e accantonamento a dovere gestire dei disavanzi da riaccertamento straordinario.

Il Decreto si preoccupa di fissare le procedure atte alla rilevazione del disavanzo e alla definizione delle sue modalità di ripiano. Entro 45 giorni dalla data di approvazione della delibera di Giunta del riaccertamento straordinario gli enti devono pertanto approvare con deliberazione consigliare, soggetta al parere dell’Organo di revisione, le modalità di recupero del maggior disavanzo determinato a seguito del riaccertamento straordinario.

In merito al periodo massimo entro cui articolare il ripiano del disavanzo, va sottolineato che il Decreto si limita a richiamare il termine sancito dall’articolo 3, comma 17 del D.Gs. n. 118/2011, modificato in ultimo dalla Legge n. 190/2014 (Legge di stabilità 2015), in base al quale, nelle more dell’adozione di un decreto attuativo specifico, la copertura del disavanzo può essere effettuata fino all’esercizio 2042 da parte degli enti coinvolti nella sperimentazione che hanno effettuato il riaccertamento straordinario dei residui nel 2012, e fino al 2043 da parte degli enti coinvolti nella sperimentazione che hanno effettuato il riaccertamento straordinario dei residui al 1° gennaio 2014.

 

Per azzerare il disavanzo evidenziato è concesso l’utilizzo, previa cancellazione del vincolo, sia delle entrate destinate a investimenti (escluse quelle finanziate da debito), sia delle entrate vincolate per volontà dell’ente, nonché dai i proventi realizzati dall’alienazione dei beni patrimoniali disponibili. Il Decreto concede la possibilità di adozione di modalità di ripiano del maggiore disavanzo anche agli enti sperimentatori, per la quota del maggiore disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario dei residui non ancora ripianata alla data del 31 dicembre 2014.

In caso di mancata approvazione della delibera consiliare di ripiano del disavanzo nei termini, si rende necessario l’intervento dell’Organo di revisione, che è tenuto alla segnalazione dell’eventualità sia alla Sezione regionale della Corte dei conti che nei confronti del Prefetto. In caso di esercizio provvisorio, il ripiano viene rinviato al momento dell’approvazione del bilancio di previsione 2015.

In sede di approvazione dei rendiconti, a partire da quello riferito all’esercizio 2015, gli enti sono tenuti a verificare che la differenza fra il risultato di amministrazione finale e quello dell’anno precedente (che per il 2015 coincide con il disavanzo da riaccertamento straordinario al 1° gennaio) sia almeno pari o superiore alla quota di rientro applicata al bilancio di previsione. L’eventuale quota non recuperata va interamente applicata al primo esercizio del bilancio di previsione del triennio successivo.

L’analisi e le modalità di recupero del disavanzo di riaccertamento straordinario devono essere oggetto di un’ampia analisi, da riportare nei documenti di bilancio dell’ente.

A tal fine nel Decreto si prevede infatti che la relazione sulla gestione al rendiconto deve riportare l’analisi della quota di disavanzo ripianata nel corso dell’esercizio, distinguendo il disavanzo riferibile al riaccertamento straordinario da quello derivante dalla gestione. La relazione deve altresì indicare la quota ripianata dell’eventuale disavanzo tecnico di cui all’articolo 3, comma 13, del citato decreto legislativo n. 118 del 2011. In caso di mancato recupero del disavanzo, la relazione deve inoltre specificare le modalità di copertura da prevedere in occasione dell’applicazione al bilancio in corso di gestione delle quote non ripianate.

Le modalità di copertura dell’eventuale disavanzo applicato al bilancio distintamente per la quota derivante dal riaccertamento straordinario rispetto a quella derivante dalla gestione ordinaria, nonché dell’eventuale disavanzo tecnico di cui all’articolo 3, comma 13, del decreto legislativo n. 118 del 2011 devono altresì trovare una specifica menzione nella nota integrativa al bilancio di previsione.



14 aprile 2015

Fabio Federici