Diario quotidiano del 30 aprile 2015: la Lista Falciani è prova legittima ed ammissibile

Pubblicato il 30 aprile 2015



è legittimo l’utilizzo della lista Falciani; imposta di bollo sui documenti informatici: acconto scomputabile; come accertare l’omissione di ritenute ed IVA; 730 precompilato: consulenti del lavoro in audizione presso la Commissione di vigilanza dell’anagrafe tributaria; disponibile sul web delle Entrate il software Parametri 2015 per il calcolo di ricavi e compensi; ricorsi per prestazioni a carico del Fondo Pensioni per i Lavoratori dello Spettacolo e gli Sportivi; approvazione bilanci: i rappresentanti legali delle STP possono esprimere il loro voto individuale se iscritti nell’Ordine dei Commercialisti; l’iscrizione ipotecaria dell’immobile deve essere preventivamente comunicata al contribuente; DEF 2015 inviato alla Commissione europea; stabilizzazione del bonus di 80 euro: contano le nuove prestazioni NASPI e DIS-COLL

 

 Indice:

 1) E’ giusto l’uso della lista Falciani

 2) Imposta di bollo sui documenti informatici: acconto scomputabile

 3) Come accertare l’omissione di ritenute ed IVA

 4) 730 precompilato: consulenti del lavoro in audizione presso la Commissione di vigilanza dell’anagrafe tributaria

 5) Disponibile sul web delle Entrate il software Parametri 2015 per il calcolo di ricavi e compensi

 6) Ricorsi per prestazioni a carico del Fondo Pensioni per i Lavoratori dello Spettacolo e gli Sportivi

 7) Approvazione bilanci: i rappresentanti legali delle STP possono esprimere il loro voto individuale se   iscritti nell’Ordine dei Commercialisti

 8) L’iscrizione ipotecaria dell’immobile deve essere preventivamente comunicata al contribuente

 9) DEF 2015 inviato alla Commissione europea

 10) Stabilizzazione del bonus di 80 euro: contano le nuove prestazioni NASPI e DIS-COLL

 

 

1) E’ giusto l’uso della lista Falciani

E’ legittimo l’utilizzo della lista Falciani. Per contrastare l’evasione fiscale il Fisco può avvvalersi di qualsiasi elemento con valore indiziario. Dunque, i dati della lista Falciani possono essere utilizzati nell’accertamento tributario.

Lo ha stabilito, il 28 aprile 2015, la Corte di Cassazione, con due ordinanze (nn. 8605 e 8606 del 2015). I giudici di legittimità della sezione tributaria hanno motivato la pronuncia affermando che l’Amministrazione finanziaria ha ricevuto i nominativi in modo rituale, attraverso i canali comunitari senza dunque ledere i diritti costituzionalmente garantiti del contribuente.

Dunque, la lista Falciani è utilizzabile dall’Agenzia delle entrate. I valori collegati al diritto alla riservatezza e al segreto bancario «sono sicuramente recessivi di fronte a quelli riferibili al dovere inderogabile imposto a ogni contribuente dall'articolo 53 della Costituzione». Ossia l’obbligo di pagare le tasse secondo la propria capacità contributiva. E non rileva nemmeno il fatto che i dati siano stati originariamente trafugati da un ex dipendente della banca Hsbc, poiché l’Amministrazione finanziaria italiana li ha ricevuti dalle autorità francesi a seguito di corretta applicazione della vecchia direttiva sullo scambio di informazioni (direttiva 77/799/Cee) e della convenzione bilaterale: l’eventuale responsabilità penale dell’autore materiale del furto di dati rileverà semmai nel paese di commissione dell’illecito, mentre in Italia è compito del giudice nazionale stabilire se la lista è utilizzabile o meno.

 

 

2) Imposta di bollo sui documenti informatici: acconto scomputabile

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 43/E del 28 aprile 2015, ha precisato che entro il 30 aprile 2015 va pagato, con il Modello F24, l’imposta di bollo dovuta sui documenti informatici formati nel 2014. L’Amministrazione finanziaria ha precisato che dall’importo dovuto è scomputabile quanto versato a titolo di acconto nel mese di gennaio 2014 con il Modello F23, seguendo la normativa applicabile fino al 26 giugno 2014. I contribuenti che a titolo di acconto hanno corrisposto un maggior importo, rispetto a quanto dovuto, potranno chiedere il rimborso. La norma che ha istituito il nuovo metodo di pagamento dell’imposta di bollo sui documenti informatici non ha previsto, però, alcuna disciplina transitoria quindi i versamenti effettuati in acconto potranno essere scomputati dall’imposta di bollo da versare entro il 30 aprile.

L’Agenzia ricorda, in primo luogo, le disposizioni introdotte dal Dm 17 giugno 2014. Secondo l’attuale disciplina, l’imposta di bollo su fatture, atti e documenti informatici deve essere versata in un’unica soluzione, in modalità telematica, tramite il modello F24, entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio. Le fatture elettroniche per le quali è obbligatorio l’assolvimento dell’imposta di bollo, inoltre, devono riportare specifica annotazione di assolvimento dell’imposta ai sensi del Dm 17 giugno 2014. Analogamente a quanto prevedeva il primo decreto, l’imposta sui libri e sui registri, tenuti in modalità informatica, è dovuta ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse. Il Dm 17 giugno 2014, infine, nel prevedere l’abrogazione del decreto 23 gennaio 2004, nulla ha disposto nei confronti dei contribuenti che, per l’anno 2014, avevano già versato l’acconto secondo le vecchie regole.

L’Agenzia delle entrate accoglie la soluzione prospettata dal contribuente precisando che, in assenza di una disposizione transitoria, i contribuenti che alla data di entrata in vigore della nuova disciplina avevano già versato l’acconto a gennaio 2014 con il modello F23, possono scomputare tale importo dal pagamento dell’imposta totale, da effettuare in unica soluzione con F24 entro il 30 aprile 2015. Se l’acconto supera l’imposta totale dovuta, la differenza può essere chiesta a rimborso.

 

 

3) Come accertare l’omissione di ritenute ed IVA

Per l’omesso versamento di ritenute non basta la dichiarazione del modello 770. La giurisprudenza non è concorde sulla prova dell’elemento costitutivo del reato. I reati tributari omissivi di cui agli artt. 10-bis e 10-ter del DLgs. 74/2000 tornano ad impegnare la giurisprudenza di legittimità. Con due sentenze depositate il 28 aprile 2015 (nn. 17710 e 17711 del 2015) la Corte di Cassazione, ha colto l’occasione per ribadire alcuni principi in materia di omesso versamento di ritenute certificate e di omesso versamento di IVA.

Nella prima pronuncia il ricorso riguardava la contestazione della sussistenza degli elementi oggettivi e soggettivi in relazione alla condanna per l’omesso versamento nel termine di legge delle ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti relativa ad emolumenti per un importo pari a 52.558 euro. La questione di diritto si è incentrata sulla prova di tale condotta che il ricorrente ha sostenuto non potersi basare sul solo contenuto della dichiarazione del modello 770 proveniente dal datore di lavoro. In particolare, nel caso di specie, l’affermazione della penale responsabilità era infatti avvenuta sulla base dei controlli automatizzati eseguiti dall’Ufficio finanziario anziché sulla base delle ritenute certificate. Era mancata dunque una verifica effettiva documentale finalizzata all’accertamento dell’esatto ammontare delle somme di cui si contestava l’omesso versamento. Ed effettivamente la giurisprudenza della Cassazione non è concorde in ordine alla prova dell’elemento costitutivo del reato di cui all’art. 10-bis.

L’onere della prova che incombe sull’accusa non può, pertanto, risolversi nella mera allegazione del contenuto della dichiarazione del modello 770, dovendo invece il pubblico ministero acquisire gli elementi documentali relativi alle suddette certificazioni, attraverso la documentazione in possesso dell’Agenzia delle Entrate ovvero tramite l’audizione dei sostituiti stessi.

Altra questione di cui all’art. 10-bis viene affrontato dalla sentenza n. 17711, che ribadisce la giurisprudenza ormai consolidata secondo cui l’imputato può invocare la assoluta impossibilità di adempiere il debito di imposta, quale causa di esclusione della responsabilità penale, solo a condizione che provveda ad assolvere gli oneri di allegazione concernenti sia il profilo della non imputabilità a lui medesimo della crisi economica che ha investito l’impresa, sia la circostanza per cui tale crisi di liquidità è stata affrontata tramite il ricorso a misure idonee da valutarsi in maniera concreta.

 

 

4) 730 precompilato: consulenti del lavoro in audizione presso la Commissione di vigilanza dell’anagrafe tributaria

730 precompilato: Si è svolta l’audizione della Commissione Economia e Fiscalità del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro presso la Commissione parlamentare di vigilanza dell’anagrafe tributaria, per illustrare alcune proposte di modifica in materia fiscale.

Si assiste ad un aggravio di oneri per i contribuenti che si rivolgeranno agli intermediari: questi ultimi, dovendo far fronte alle garanzie poste a tutela dei terzi, dello Stato e degli enti impositori, saranno chiamati a sostenere maggiori spese per l'adeguamento delle relative coperture assicurative, che quindi potranno trovare ristoro solo attraverso l’incremento dei compensi per l’attività svolta.

I Consulenti del lavoro, in audizione il 29 aprile 2015 presso la Commissione di vigilanza dell’anagrafe tributaria, hanno illustrato alcune proposte di modifica in materia fiscale. Viene auspicato che in questa materia la legislazione torni a mettere al centro i principi fondamentali dello Statuto dei diritti del contribuente e ripristinare un carattere di proporzionalità degli adempimenti, così da restituire ai professionisti condizioni di lavoro dignitose nell’assolvimento delle proprie funzioni. Cosa che non è avvenuta con l’ultima vicenda riguardante il modello 730 precompilato, che ha comportato un aumento di compiti e costi per imprese e professionisti, “in un quadro di adempimenti - si legge nel documento presentato in audizione - già troppo gravoso e che per la prima volta attribuisce in capo ai professionisti abilitati responsabilità di dubbia costituzionalità”.

 

 

5) Disponibile sul web delle Entrate il software Parametri 2015 per il calcolo di ricavi e compensi

E’ stata messa on line dall’Agenzia delle entrate la versione 1.0 dell’applicazione informatica che è rivolta agli imprenditori e ai lavoratori autonomi che esercitano attività in riferimento alle quali non sono stati ancora approvati gli studi di settore. E, infatti, disponibile dal 29 aprile 2015, sul sito internet delle Entrate, “Parametri 2015”, il software per la determinazione presuntiva degli introiti realizzati nell’anno 2014. I contribuenti possono adeguare spontaneamente agli esiti dei parametri ricavi, compensi e volume d’affari dichiarati, evitando così l’accertamento. Il programma è scaricabile gratuitamente. Come premesso, l’applicativo si rivolge a ai contribuenti che esercitano attività di impresa, arti o professioni per le quali non sono stati approvati gli studi di settore oppure, sebbene approvati, operano condizioni di inapplicabilità non estensibili ai parametri.

La determinazione del maggior ricavo o del maggior compenso si basa sul valore delle variabili contabili che caratterizzano l'attività del contribuente e sulla combinazione di diverse tecniche statistico-matematiche.

 

 

6) Ricorsi per prestazioni a carico del Fondo Pensioni per i Lavoratori dello Spettacolo e gli Sportivi

L’Inps, con la circolare n. 84 del 29 aprile 2015, fornisce le indicazioni per la gestione dei ricorsi amministrativi avverso i provvedimenti in materia di prestazioni a carico del Fondo Pensioni per i lavoratori dello Spettacolo e al Fondo Pensioni per gli Sportivi Professionisti, completando – in tal modo – il quadro regolamentare complessivo di riferimento per la gestione del contenzioso “ex-ENPALS”.

A decorrere dalla data di pubblicazione della presente circolare, avverso i provvedimenti amministrativi in materia di prestazioni previdenziali adottati dalla Direzione di area metropolitana di Roma relativamente alla Linea di prodotto servizio Polo Specialistico denominato “Previdenza PALS”, in analogia a quanto già disposto dalla Circolare n. 89/2013, è proponibile ricorso amministrativo in unica istanza al Presidente dell’Istituto, entro il termine di novanta giorni dalla notifica dei suddetti provvedimenti.

I ricorsi sono trasmessi all’Istituto esclusivamente tramite canale telematico RiOL (“Ricorsi On Line”), sulla base delle istruzioni contenute nella Circolare n. 32/2011.

I ricorsi, pervenuti tramite RiOL, sono presi in carico nella procedura di gestione del contenzioso amministrativo Dicaweb, a cura dell’UO Gestione organizzativa ricorsi amministrativi della Direzione di Area metropolitana di Roma, nel rispetto dei tempi e della modalità già stabilite per la generalità dei ricorsi di competenza dei Comitati/Organi centrali.

L’attività istruttoria – nel rispetto del modello di gestione del contenzioso amministrativo di cui alla Circolare n. 132/2011 – è assicurata, tramite procedura Dicaweb, dalla Linea prodotto/servizio Polo Specialistico denominato “Previdenza PALS” che ha emanato l’atto opposto e che compila in Dicaweb la relativa Scheda Istruttoria, avendo cura di descrivere e, nel caso, integrare le motivazioni del provvedimento.

Completata la fase istruttoria e previa convalida della scheda istruttoria da parte del Direttore della Sede metropolitana di Roma, i ricorsi vanno inoltrati – tramite la procedura Dicaweb - alla Direzione Regionale Lazio che cura, a sua volta, la redazione della Relazione e della relativa Proposta di delibera.

La Direzione regionale, in analogia a quanto previsto per i ricorsi amministrativi di competenza di Comitati/Organi centrali, espleta le attività di propria competenza e, previa convalida del Direttore regionale, dispone l’inoltro dei ricorsi alla competente Direzione Centrale.

Quest’ultima, esaminati e verificati gli atti predisposti dalla Direzione Regionale Lazio provvede – previa convalida del Direttore centrale – all’inoltro del ricorso alla Segreteria degli Organi collegiali che, infine, ne cura la trasmissione alla Segreteria del Presidente per la decisione finale.

A seguito della decisione, l’UO Gestione organizzativa ricorsi amministrativi della Direzione di Area metropolitana di Roma, cura gli adempimenti relativi alla comunicazione dell’esito al ricorrente e – eventualmente – all’esecuzione del dispositivo contenuto nella decisione medesima.

Le decisioni del Presidente sui ricorsi amministrativi sono assunte in via definitiva e pertanto, contro di esse, è ammesso esclusivamente ricorso all’Autorità giudiziaria secondo le disposizioni di legge vigenti.

Avverso gli atti, in materia di prestazioni previdenziali, a carico del Fondo Pensioni per i lavoratori dello Spettacolo e del Fondo Pensioni per gli Sportivi Professionisti, già notificati ma non ancora impugnati alla data di pubblicazione della presente circolare è, comunque, proponibile ricorso amministrativo secondo le disposizioni sopra dettate entro il termine di decadenza per la proposizione dell’azione giudiziaria.

I ricorsi amministrativi, in materia di prestazioni previdenziali, che sono già pervenuti telematicamente (RiOL) e sono stati presi in carico in Dicaweb come ricorsi in materia di “entrate”, andranno modificati in Dicaweb come ricorsi in materia di “prestazioni previdenziali” e avviati all’istruttoria secondo le modalità sopra descritte.

Da ultimo, i ricorsi amministrativi in materia di prestazioni previdenziali che siano stati presentati all’Istituto su supporto cartaceo e non ancora definiti alla predetta data, dovranno essere acquisiti in Dicaweb a cura della struttura che li ha in carico e trasferiti alla sede che ha emanato l’atto opposto, competente per l’istruttoria, secondo le modalità precedentemente illustrate.

 

 

7) Approvazione bilanci: i rappresentanti legali delle STP possono esprimere il loro voto individuale se iscritti nell’Ordine dei Commercialisti

I rappresentanti legali delle STP possono esprimere il loro voto individuale se iscritti nell’Ordine dei Commercialisti

Lo afferma il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili con il P0 108/2015 (relativo alle partecipazioni delle STP all’assemblea di approvazione del bilancio consuntivo) del 29 aprile 2015.

Viene, infatti, riferito che le STP, così come i singoli iscritti, hanno il diritto di esprimere il proprio voto in merito all’approvazione dei bilanci consuntivi e preventivi dell’Ordini, nei quali è rappresentata la gestione dell’ente attraverso le sue entrate ed uscite.

Il CNDCEC ritiene dunque che ai rappresentanti legali delle STP spetti la possibilità di esprimere il voto attribuito alla società e di esprimere il loro voto individuale qualora siano iscritti nell’albo tenuto presso l’Ordine dei Commercialisti.

Facendo seguito al quesito dell’8 aprile 2015, con il quale si chiede se i rappresentanti legali delle STP, che già rivestono la qualifica di iscritti all’albo, abbiano diritto ad un duplice voto oppure esclusivamente ad una singola manifestazione di voto, il PO citato evidenzia quanto segue.

L’art. 19, comma 2 del D.Lgs. 28 giugno 2005, n. 139 dispone che “l’Assemblea generale degli iscritti nell’Albo e nell’elenco per l’approvazione del conto preventivo dell’anno successivo, accompagnato dalla relazione del collegio dei revisori, ha luogo nel mese di novembre di ogni anno.”

Viene ritenuto che nel concetto di “iscritti” ricadano tutti i soggetti presenti nell’albo professionale, siano essi persone fisiche o società tra professionisti costituite ai sensi. dell’art. 10, legge 12 novembre 2011, n. 183 e del DM 34/2013, in quanto per entrambe le categorie di soggetti l’iscrizione all’albo, owero alla sezione speciale dell’albo, costituisce condizione necessaria per il legittimo esercizio dell’attività professionale.

Sulla base di tale interpretazione si è già ritenuto che le STP sono soggette al versamento della quota d’iscrizione e del contributo annuale. L’iscrizione all’albo è conditio sine qua non per il legittimo esercizio della professione ed impone il pagamento della “quota associativa” finalizzata al mantenimento della struttura ordinistica e all’esercizio delle funzioni ad essa attribuite dalla legge.

 

 

8) L’iscrizione ipotecaria dell’immobile deve essere preventivamente comunicata al contribuente

Il concessionario della riscossione deve prima comunicare al contribuente l’intenzione di procedere con l’iscrizione ipotecaria dell’immobile.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Palermo, con la sentenza n. 1194 del 24 marzo 2015, che ha confermato l’operato della CTP di Palermo che, in accoglimento della tesi difensiva del contribuente, ha ritenuto illegittime le iscrizioni ipotecarie, dal momento che le stesse non sono state precedute dalla notifica dell’avviso contenente l’intimazione ad adempiere (al pagamento entro cinque giorni, previsto dall’ex art. 50 del DPR n. 602/73 per l’ipotesi in cui l’espropriazione non sia iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento).

D'altronde, rileva, infine, la CTR palermitana, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19668 del 18/09/2014, hanno stabilito che l’iscrizione di ipoteca non preceduta dalla comunicazione al contribuente è nulla, per la violazione dell’obbligo che incombe all’Amministrazione finanziaria “di attivare il contraddittorio precontenzioso o endoprocedimentale, che costituisce un principio fondamentale immanente nell’ordinamento, cui dare attuazione anche in difetto di un’espressa e specifica previsione normativa”.

Ecco di seguito la sentenza integrale.

Commissione Tributaria Regionale di Palermo - Sentenza 24 marzo 2015, n. 1194

<<Con appello notificato mediante raccomandata a/r spedita il 15/04/2011 e pervenuta a (...) il 22/04/2011, S.S. S.p.a. ha chiesto la riforma della sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Palermo, Sezione III, n. 373/03/10, pronunciata il 19/10/2010 e depositata in Segreteria il 21/10/2010, che ha accolto il ricorso del contribuente e dichiarato nulle, ordinandone la cancellazione, le iscrizioni ipotecarie eseguite, ai sensi dell’art. 77 del DPR n. 602/73, il 17/05/2004 ed il 21/10/2005.

La Commissione Tributaria Provinciale - che ha, anche, compensato le spese del giudizio - ha ritenuto illegittime le iscrizioni ipotecarie, atteso che le stesse non sono state precedute dalla notifica dell’avviso contenente l’intimazione ad adempiere al pagamento entro cinque giorni, previsto dall’art. 50 del DPR n. 602/73 per l’ipotesi in cui l’espropriazione non sia iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento.

Con l’appello S.S. S.p.a. contesta tale decisione, affermando che l’avviso previsto dall’art. 50, comma secondo, del DPR n. 602/73, è posto a tutela del contribuente rispetto alla procedura esecutiva immobiliare, ma non può estendersi alle azioni cautelari del credito, quali il fermo amministrativo e l’iscrizione ipotecaria, la cui esperibilità, ai sensi del primo comma dello stesso articolo, è subordinata unicamente allo scadere del termine di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento.

Con controdeduzioni, e contestuale appello incidentale, depositate il 20/06/2011, (...) ha chiesto il rigetto dell’appello e la condanna della controparte al pagamento delle spese del giudizio, comprese quelle relative al primo grado, contestando la compensazione disposta per queste ultime dalla Commissione Tributaria Provinciale. L’appello principale di S.S. S.p.a. (oggi R.S. A S.p.a.) è infondato.

Con la sentenza n. 19668 del 18/09/2014 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno definitivamente chiarito che - anche nel regime antecedente l’entrata in vigore del comma 2 bis dell’art. 77 del DPR n.602/73, (introdotto con il D.L. n. 70/2011, convertito, con modificazioni, dalla Legge n 106/2011), a norma del quale "l’agente della riscossione è tenuto a notificare al proprietario dell’immobile una comunicazione preventiva, contenente l’avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di 30 giorni, sarà iscritta l’ipoteca di cui al comma 1" - l’Amministrazione Finanziaria, prima di iscrivere ipoteca, deve informare il contribuente, concedendogli un termine (che, per coerenza con altre analoghe previsioni normative presenti nel sistema, può essere fissato in trenta giorni) per esercitare il proprio diritto di difesa, presentando opportune osservazioni, o provvedere al pagamento del dovuto.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza sopra richiamata, hanno, conseguentemente, affermato che l’iscrizione di ipoteca non preceduta dalla comunicazione al contribuente è nulla, in ragione della violazione dell’obbligo che incombe all’Amministrazione di attivare il contraddittorio precontenzioso o endoprocedimentale, che costituisce un principio fondamentale immanente nell’ordinamento, cui dare attuazione anche in difetto di un’espressa e specifica previsione normativa.

Alla stregua di tale principio, che la Commissione Tributaria Regionale condivide, ed al quale intende uniformarsi, e considerato che l’art.77, comma 2 bis, non innova, se non sul piano formale, la disciplina dell’iscrizione ipotecaria, ma ha (anche e prima ancora) una reale valenza interpretativa, la sentenza di primo grado deve essere confermata, ad eccezione di quanto statuito in relazione alle spese, che, in accoglimento dell’appello incidentale, debbono essere poste a carico di S.S. S.p.a. (oggi R.S. S.p.a.), quale parte soccombente, per l’importo che si liquida in € 1.000,00 (mille/00), oltre accessori di legge.

Seguono la soccombenza anche le spese del secondo grado del giudizio, che si liquidano, a carico di S.S. S.p.a. (oggi R.S. S.p.a.) in € 1.000,00 (mille/00), oltre accessori di legge.

Rigetta l’appello principale ed accoglie l’appello incidentale.

Condanna R.S. S.p.a. al pagamento delle spese processuali del doppio grado del giudizio, liquidate complessivamente in € 2.000,00 (duemila/00) - di cui € 1.000,00 (mille/00) per il primo grado ed € 1.000,00 (mille/00) per il secondo grado - oltre accessori di legge.

Conferma, per il resto, la sentenza di primo grado.>>.

 

 

9) DEF 2015 inviato alla Commissione europea

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze Il 28 aprile 2015 ha trasmesso alla Commissione europea il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2015. Il Documento, approvato da entrambi i rami del Parlamento il 23 aprile scorso, è stato inviato nella sua interezza: programma di stabilità; analisi e tendenze della finanza pubblica; piano nazionale di riforma; allegati. Il termine per la trasmissione agli uffici della Commissione europea dei documenti programmatici da parte degli Stati membri è fissato dai regolamenti Ue nel 30 aprile di ogni anno.

(Ministero dell'economia e delle finanze, comunicato n. 97 del 28/04/2015)

 

 

10) Stabilizzazione del bonus di 80 euro: contano le nuove prestazioni NASPI e DIS-COLL

Ai fini del calcolo del bonus rilevano le nuove prestazioni NASPI (indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti) e DIS-COLL (indennità di disoccupazione per i lavoratori parasubordinati). Ciò a seguito delle novità introdotte dal Jobs Act (Legge n. 183/2014) e dal D.Lgs. n. 22 del 4 marzo 2015.

Lo ha precisato l’Inps, con il messaggio n. 2946 del 29 maggio 2015, incentrato sulla stabilizzazione del credito di imposta (c.d. bonus di 80 euro). Articolo 1, commi da 12 a 15, della Legge 190 del 23 dicembre 2014, n. 190 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015).

Dunque, l’articolo 1, comma 12, della legge 190/2014 ha sostituito il comma 1-bis dell’articolo 13 del TUIR prevedendo che il credito di imposta, cosiddetto “bonus”, di 80 euro, citato in premessa, spetti dal periodo di imposta 2015.

Pertanto la norma ha stabilizzato il credito che nel D.L. n. 66/2014, convertito dalla legge n. 89/2014, era previsto per il solo periodo di imposta 2014.

Requisiti necessari per la concessione del credito:

Requisiti soggettivi

In base al comma 12 dell’articolo 1, il credito spetta alle stesse tipologie di beneficiari indicati con circolare n. 67 del 2014, paragrafo 2 lett. a.

Limiti di reddito e importo del credito

I contribuenti che siano titolari di un reddito da lavoro dipendente di cui all’art.49 del T.U.I.R. comma 1 e comma 2 lett.b) nonchè i titolari di redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente di cui al comma 1 dell’art. 50 del T.U.I.R., già specificati con circolare n.67 del 2014, paragrafo 2 lett. a, hanno diritto al credito se sono titolari di un reddito complessivo non superiore a 24.000 euro. Tale credito, è pari a 960 euro, rapportato al periodo di lavoro nell’anno.

Se invece il reddito complessivo è superiore a 24.000 euro ma non a 26.000 il credito spetta in misura ridotta: in quest’ultimo caso il credito è determinato dal rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro.

Il comma 12 dell’articolo 1, ribadisce che il credito è rapportato al periodo di lavoro nell’anno e che non concorre alla formazione del reddito.

Regola per la concessione del credito

Per avere diritto al credito i titolari di reddito da lavoro dipendente devono avere un’imposta lorda, determinata su tali redditi, di ammontare superiore alle detrazioni da lavoro loro spettanti in base al comma 1 bis dell’art. 13 del T.U.I.R. Non rilevano a tal fine le detrazioni diverse da quelle da lavoro dipendente (es. non rilevano le detrazioni per carichi di famiglia).

In base al comma 15 dell’articolo 1 della legge di stabilità viene confermato il principio in base al quale il credito di imposta eventualmente spettante è riconosciuto in via automatica dai sostituti di imposta sugli emolumenti corrisposti in ciascun periodo di paga, senza attendere alcuna richiesta esplicita da parte dei potenziali beneficiari.

I contribuenti che ritengono di non avere i presupposti per il riconoscimento del beneficio sono tenuti a darne comunicazione al sostituto d’imposta; tale comunicazione è valida per il solo anno fiscale in cui si richiede.

Soggetti esclusi

Per espressa previsione legislativa (articolo 1 comma 12), sono esclusi i titolari di redditi da pensione di cui all’art.49, comma 2, lett.a ) del T.U.I.R. ed i titolari di redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente diversi da quelli richiamati al paragrafo 2 della circolare 67/2014 sopra citata. Inoltre sono esclusi i titolari di redditi professionali ed in ogni caso i redditi prodotti da titolari di partita IVA in forma autonoma o di impresa.

Sono altresì esclusi i cosiddetti “incapienti” ossia coloro che hanno un’imposta lorda, calcolata sui redditi da lavoro dipendente, inferiore o uguale alle detrazioni determinate per il medesimo reddito.

Prestazioni a sostegno del reddito

Come già precisato con circolare n.67/2014 le prestazioni a sostegno del reddito rientrano nell’ambito di applicazione della normativa in oggetto in quanto considerate redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti ai sensi dell’articolo 49 e 6 del T.U.I.R., (Circolare dell’Agenzia delle Entrate n.326/1997).

Per le tipologie di prestazioni a sostegno del reddito e le modalità di calcolo del credito si fa rinvio alla circolare n.67/2014 con la precisazione che, per le prestazioni per le quali il credito sarà determinato utilizzando il calcolo del reddito previsionale, si terrà conto della durata teorica della prestazione spettante all’assicurato non oltre il 31.12.2015 o altra data precedente se la scadenza è anteriore.

Si conferma quanto precisato con la circolare n.67/2014 relativamente alle prestazioni a sostegno del reddito escluse.

In considerazione delle novità introdotte dal Jobs Act (legge n. 183/2014) e dal d.lgs. n. 22 del 4 marzo 2015, ai fini del calcolo del bonus rileveranno le nuove prestazioni NASPI (indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti) e DIS-COLL (indennità di disoccupazione per i lavoratori parasubordinati).

Nel fare riserva di fornire ulteriori indicazioni, si anticipa che, ai fini del bonus fiscale, per tali prestazioni trovano applicazione le disposizioni già impartite per le indennità di disoccupazione ASPI e mini ASPI con la circolare n. 67/2014.

Riemissione in pagamento del credito per la riduzione del cuneo fiscale

Le rate del “c.d.bonus 80 €” del 2015 erogate tramite la procedura accentrata dei pagamenti e riaccreditate sulla base del flusso telematico di rendicontazione, fornito da Banca d’Italia, possono essere rimesse in pagamento, dopo le opportune verifiche tramite la funzione “Gestione dei Riaccrediti” rilasciata con il messaggio n. 6089 del 17 luglio 2014.

Si conferma che non è possibile, invece, rimettere in pagamento le rate del bonus relative all’anno 2014, riaccreditate nel 2015. Il contribuente può recuperare le somme spettanti e non percepite in sede di dichiarazione reddituale 2014, come previsto dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 8/E del 28/4/2014, par. 5.

Con riferimento al contenuto del citato messaggio, si coglie l’occasione per rammentare che la contabilizzazione al conto GPA10031, identificata dal codice bilancio “3131”, non deve essere oggetto di modifica da parte dell’operatore di sede poiché la valorizzazione del codice bilancio in argomento, intervenuta tramite il codice prodotto “BK001”, proviene dal flusso telematico di rendicontazione. Gli operatori contabili, pertanto, si atterranno esclusivamente alle istruzioni dettate in materia dalla Direzione centrale Bilanci e Servizi fiscali, senza forzare alcuna codifica.

Infatti, i riaccrediti del “bonus 80 €” del 2014, avvenuti nel 2015, sono rientroitati a cura di una specifica procedura automatizzata che non richiede alcun intervento manuale.

Nel caso in cui le somme non riscosse fossero state erroneamente indicate nella certificazione fiscale perché reincassate successivamente all’emissione della CU2015, si provvederà centralmente alla rettifica della stessa dandone idonea comunicazione, con le consuete modalità, al cittadino interessato.

 

Vincenzo D’Andò