Diario quotidiano del 29 aprile 2015: niente IRAP per i medici convenzionati col SSN

Pubblicato il 29 aprile 2015



nuova indennità di disoccupazione mensile (DIS-COLL); F24 enti pubblici: fruibili i codici tributo per pagare le somme dovute da 36-bis; niente IRAP per i medici convenzionati col SSN; il nominativo sulla cassetta postale rende valida la notifica della cartella di pagamento; Robin Hood Tax: ulteriori chiarimenti sulle conseguenze della declaratoria di illegittimità costituzionale; strutture sanitarie private: in scadenza la comunicazione dei compensi percepiti

 

Indice:

1) Nuova indennità di disoccupazione mensile (DIS-COLL)

 2) F24 enti pubblici: fruibili i codici tributo per pagare le somme dovute da 36-bis

 3) Niente IRAP per i medici convenzionati col SSN

 4) Il nominativo sulla cassetta postale rende valida la notifica della cartella di pagamento

 5) Robin Hood Tax: ulteriori chiarimenti sulle conseguenze della declaratoria di illegittimità   costituzionale

 6) Strutture sanitarie private: in scadenza la comunicazione dei compensi percepiti

 

 

1) Nuova indennità di disoccupazione mensile (DIS-COLL)

L’Inps, con la circolare n. 83 del 27 aprile 2015, ha fornito i primi chiarimenti per la nuova indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.

Il D.Lgs. 22/15 ha introdotto per questi lavoratori una nuova prestazione di tutela del reddito, la Dis-Coll spettante a tutti i co.co.co. iscritti in via esclusiva alla Gestione separata Inps.

L’indennità copre la disoccupazione dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015 ma devono risultare soddisfatti contemporaneamente tre requisiti: stato di disoccupazione al momento della domanda, accredito contributivo di almeno tre mensilità nel periodo dal 1° gennaio dell’anno solare precedente e la cessazione dal lavoro; almeno un mese di contribuzione nell’anno solare della disoccupazione. Per la fruizione dell’indennità DIS-COLL i lavoratori con contratto di collaborazione devono presentare apposita istanza all’INPS, esclusivamente in via telematica.

I servizi di presentazione telematica saranno attivi entro il prossimo 11 maggio 2015. Fino a tale data, la domanda di DIS–COLL sarà accettata anche in forma cartacea mediante l’apposito modulo disponibile nel sito www.inps.it.

Durata della prestazione

Riguardo la durata della prestazione, al pari della modalità adottata per la base di calcolo e la misura, rilevano anche le frazioni di mese di durata del rapporto di collaborazione.

Presentazione della domanda e decorrenza della prestazione

Per fruire della DIS-COLL, i co.co.co devono presentare apposita domanda telematica all’INPS, entro il termine, previsto a pena di decadenza, di 68 giorni dalla data di cessazione del contratto di collaborazione.

Fino all’11 maggio 2015, data entro la quale saranno resi disponibili i servizi di presentazione telematica, la domanda sarà accettata anche se presentata in forma cartacea o trasmessa tramite PEC.

L’indennità di disoccupazione DIS-COLL spetta a decorrere dall’8° giorno successivo o, qualora la domanda sia presentata successivamente a tale data, dal primo giorno successivo alla data di presentazione della domanda.

Nel caso di evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili insorti durante il rapporto di collaborazione poi cessato, il suddetto termine di 68 giorni decorre dalla data in cui cessa il periodo di maternità o di degenza ospedaliera indennizzati.

Mentre, nel caso di evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili insorti entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di collaborazione, il termine di presentazione della domanda rimane sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili e riprende a decorrere, al termine del predetto evento, per la parte residua.

Tuttavia, viene evidenziato che, per gestire le cessazioni del rapporto di collaborazione intercorse tra l’1 gennaio 2015 e la data di pubblicazione della circolare, il termine di 68 giorni per la presentazione della domanda viene fatto decorrere dal 27 aprile 2015, data di pubblicazione della circolare; in questo caso la prestazione verrà corrisposta dall’8° giorno successivo alla data di cessazione dal lavoro.

 

 

2) F24 enti pubblici: fruibili i codici tributo per pagare le somme dovute da 36-bis

Estesa la modalità di versamento F24 Enti pubblici dei codici tributo utilizzati con il modello F24 per il versamento di somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi degli articoli 36-bis del D.P.R. n. 600/1973 e 54-bis del D.P.R. n. 633/1972.

Per consentire il versamento, tramite il modello F24 Enti pubblici (F24EP), delle somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell’articolo 36-bis del D.P.R. n. 600/1973 e dell’articolo 54-bis del D.P.R. n. 633/1972, sono utilizzati i codici tributo di seguito indicati, già in uso con la modalità di versamento F24.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 42/E del 28 febbraio 2015)

 

 

3) Niente IRAP per i medici convenzionati col SSN

E’ ormai pacifico che i medici convenzionati con il SSN, nel rispetto di determinate condizioni, non devono più pagare l’Imposta Regionale sulle attività produttive.

La Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 6330 del 27 marzo 2015, ha stabilito che non sussiste il presupposto impositivo IRAP in caso di disponibilità di uno studio, per i medici di medicina generale convenzionati con il servizio sanitario nazionale (SSN), purché tale studio abbia le caratteristiche indicate dall’art. 22 dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina del rapporto con i medici di medicina generale; ciò poiché diviene atto obbligatorio ai fini della convenzione.

Requisiti degli studi medici

Lo studio del medico di assistenza primaria è considerato presidio del Servizio sanitario nazionale e concorre, quale bene strumentale e professionale del medico, al perseguimento degli obiettivi di salute del Servizio medesimo nei confronti del cittadino, mediante attività assistenziali convenzionate e non convenzionate retribuite.

Ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale di assistenza primaria, oltre che ai fini della corresponsione del concorso alle spese per l’erogazione delle prestazioni del servizio, ciascun medico deve avere la disponibilità di almeno uno studio professionale nel quale esercitare l’attività convenzionata. Lo studio del medico di medicina generale è uno studio professionale privato che, destinato in parte allo svolgimento di un pubblico servizio, deve possedere i seguenti requisiti.

Lo studio del medico convenzionato deve essere dotato degli arredi e delle attrezzature indispensabili per l’esercizio della medicina generale, di sala d’attesa adeguatamente arredata, di servizi igienici, di illuminazione e aerazione idonea, ivi compresi idonei strumenti di ricezione delle chiamate. Detti ambienti possono essere adibiti o esclusivamente ad uso di studio medico con destinazione specifica o anche essere inseriti in un appartamento di civile abitazione, con locali appositamente dedicati. Se lo studio è ubicato presso strutture adibite ad altre attività non mediche o sanitarie soggette ad  autorizzazione, lo stesso deve avere un ingresso indipendente e deve essere eliminata ogni comunicazione tra le due strutture. Lo studio professionale del medico iscritto nell’elenco, salvo quanto previsto in materia di orario di continuità assistenziale, deve essere aperto agli aventi diritto per cinque giorni alla settimana, preferibilmente dal lunedì al venerdì, secondo un congruo orario determinato autonomamente dal sanitario in relazione alle necessità degli assistiti iscritti nel suo elenco ed alla esigenza di assicurare una prestazione medica corretta ed efficace e comunque in maniera tale che sia assicurato il migliore funzionamento dell’assistenza.

 

 

4) Il nominativo sulla cassetta postale rende valida la notifica della cartella di pagamento

Va bene la notifica dell’atto all’indirizzo della dichiarazione anche nel caso in cui il contribuente, già da diversi anni, abbia provveduto a trasferire la propria residenza anagrafica in un’altra via del medesimo territorio comunale.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 6959 del 8 aprile 2015. Il domicilio fiscale indicato nella dichiarazione dei redditi è valido ai fini notificatori, a maggior ragione se, nonostante un trasferimento reale, continua a esserci una cassetta postale nominativa corrispondente. Dimostrare che quell’indirizzo non è più un recapito valido spetta al contribuente.

Nel caso di specie, la relata di notifica della cartella di pagamento riportava la dicitura “mancata consegna per irreperibilità del destinatario” e con annotazioni di “immesso avviso cassetta corrispondente dello stabile in indirizzo” e di “plico depositato presso l’ufficio”.

Il contribuente, nel proporre ricorso avverso la cartella di pagamento, ne eccepiva la nullità per omissione della notificazione dell’avviso di accertamento presupposto, poiché tentata presso un indirizzo differente dalla puntuale residenza anagrafica.

L’Agenzia delle Entrate, resisteva con controricorso. I giudici di legittimità, ritenendo pacifiche le circostanze di fatto così come enucleate nel corso della controversia, partono dall’assunto che l’indicazione, riportata nelle dichiarazioni dei redditi, dell’indirizzo della propria abitazione costituisce esposizione – nel più ampio concetto di domicilio fiscale costituito dal comune di residenza – di uno dei luoghi presso i quali è possibile effettuare la notifica di atti tributari in base alle regole e alle preminenze di cui all’articolo 139 cpc.

Dunque, l domicilio fiscale indicato dal contribuente nella propria dichiarazione dei redditi rappresenta atto idoneo a rendere noto, all’Amministrazione, il recapito sia a fini notificatori sia ai fini della legittimazione a procedere.

 

 

5) Robin Hood Tax: ulteriori chiarimenti sulle conseguenze della declaratoria di illegittimità costituzionale

Robin Hood Tax: Non è dovuto il tributo a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 12 febbraio 2015.

Lo precisa l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 18/E del 28 aprile 2015, incentrata sull’addizionale IRES per il settore energetico (c.d. Robin Hood Tax): Conseguenze della declaratoria di illegittimità costituzionale ed ulteriori chiarimenti.

Dunque, le società che operano nel settore petrolifero ed energetico da quest’anno non dovranno più pagare l’addizionale Ires (c.d. Robin Hood Tax). Con la suddetta neo circolare l’Agenzia delle Entrate indica le principali conseguenze derivanti, in ambito fiscale, dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale della Robin Tax pronunciata lo scorso 11 febbraio dalla Corte costituzionale. Vengono, poi, sciolti alcuni dei principali dubbi relativi alla gestione delle perdite e dei crediti maturati dalle imprese interessate.

L’incostituzionalità incide sui periodi d’imposta in corso al 12 febbraio 2015

Gli effetti della dichiarazione di illegittimità costituzionale decorrono a partire dal 12 febbraio 2015, giorno successivo alla pubblicazione della sentenza in Gazzetta Ufficiale. Le società con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare sono tenute, quindi, per l’anno d’imposta 2014, a versare il saldo della Robin Hood Tax entro la scadenza ordinaria del 16 giugno 2015, a completamento degli acconti dovuti nel corso del 2014. Le imprese finora tenute al pagamento dell’addizionale Ires, il cui esercizio sociale non coincide con l’anno solare, invece, non saranno assoggettate alla Robin Tax a partire dal periodo d’imposta in corso al 12 febbraio di quest’anno.

Le eventuali eccedenze di Robin Hood Tax versate negli anni precedenti alla sentenza e non utilizzate nel saldo d’imposta relativo al 2014 potranno essere compensate solo orizzontalmente, chieste a rimborso o cedute alle consolidate ai fini della compensazione dell’Ires.

Possibile la compensazione delle perdite pregresse indipendentemente dal periodo di maturazione

Riguardo le perdite pregresse, queste assumono rilevanza a prescindere dal periodo in cui sono maturate. Per questa ragione, prosegue la circolare, tanto per l’Ires ordinaria, quanto per l’addizionale cosiddetta RHT, trova piena applicazione il regime ordinario di riporto delle perdite pregresse indipendentemente dal periodo cui queste sono riconducibili. Nel caso, quindi, un’impresa rientri nell’ambito dei settori di attività colpiti dall’addizionale, senza superare costantemente nel corso degli anni le soglie minime dei ricavi e di reddito necessarie per l’applicazione della RHT, le perdite maturate anteriormente concorreranno, contraendola, alla determinazione della base imponibile della Robin Hood Tax.

Applicazione della RHT: incidenza delle perdite pregresse

La Robin Hood Tax trova applicazione, tra l’altro, qualora l’impresa consegua un reddito imponibile superiore ad una soglia data. Pertanto, occorre considerare il reddito imponibile al netto delle perdite pregresse, disponibili e quindi compensabili.

Al riguardo, viene precisato che, con riferimento all’addizionale IRES, il reddito imponibile deve ritenersi coincidente con la nozione di reddito di cui all’articolo 84, comma 1, quarto periodo, del TUIR.

Le perdite pregresse, infatti, possono essere “computate in diminuzione del reddito complessivo in misura tale che l’imposta corrispondente al reddito imponibile risulti compensata da eventuali crediti di imposta, ritenute alla fonte a titolo di acconto, versamenti in acconto, e delle eccedenze di cui all’articolo 80”.

 

 

6) Strutture sanitarie private: in scadenza la comunicazione dei compensi percepiti

La comunicazione deve essere effettuata entro il 30 aprile di ciascun anno relativamente ai compensi complessivamente riscossi in nome e per conto di ciascun medico e paramedico dal 1° gennaio al 31 dicembre dell’anno precedente.

Come ricorda una nota dell’Agenzia delle entrate, le strutture sanitarie private, organizzate in qualsiasi forma, sono tenute a:

- riscuotere, in nome e per conto dei professionisti, i compensi corrisposti dai pazienti per le prestazioni mediche e paramediche di lavoro autonomo ricevute nei locali della struttura;

- registrare i compensi riscossi. Quindi annotare, distintamente per ciascuna operazione di riscossione, la data di pagamento e gli estremi della fattura emessa dal professionista, le generalità e il codice fiscale del destinatario del compenso, l’ammontare del corrispettivo riscosso e la modalità di pagamento;

- riversare a ciascun medico o paramedico gli importi riscossi, in caso di pagamento in contanti; oppure consegnare i documenti ritirati o emessi, in caso di pagamenti alternativi al contante (per esempio, assegni, carte di credito);

- comunicare telematicamente all’Agenzia delle Entrate l’ammontare dei compensi complessivamente riscossi per ogni medico e paramedico in ciascun anno solare.

 

Vincenzo D’Andò