Diario quotidiano del 24 aprile 2015: le Entrate difendono - con poca incisività - la posizione dei dirigenti dichiarati illegittimi

 

 Indice:
 1) Atti sottoscritti dai dirigenti decaduti: secondo le Entrate nessun collegamento con la sentenza della Consulta
 2) Richiesta del rimborso Iva entro il prossimo 30 aprile
 3) Fisco: ricorso solo contro il provvedimento di rimborso parziale
 4) La variazione dello studio del difensore non deve essere comunicata in Commissione tributaria
 5) Dettaglianti: niente più emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale
 6) Perdite su crediti sempre deducibili, anche dopo la “procedura”
 7) Consulenza dell’Agenzia delle entrate ad ampio raggio: vincolo per 5 anni
 8) Pronti gli schemi per la trasmissione dei dati al Moss: gestione al Centro operativo di Venezia
 9) Benefici fiscali anche senza convenzione di lottizzazione
 10) Liquidazione della quota integrativa della retribuzione (Qu.I.R.): circolare INPS

 
 
1) Atti sottoscritti dai dirigenti decaduti: secondo le Entrate nessun collegamento con la sentenza della Consulta
Posizione ferma dalle Entrate: sono validi gli atti sottoscritti dai dirigenti decaduti. (per apporfondimenti clicca QUI, la tesi del Commercialista Telematico)
L’Agenzia delle entrate, con il comunicato stampa del 22 aprile 2015, ha smentito l’interpretazione fornita da alcuni organi di stampa, in merito agli effetti della declaratoria di nullità da parte della Commissione tributaria provinciale di Milano di un avviso di accertamento sottoscritto da un funzionario cui erano stati conferiti incarichi dirigenziali senza concorso pubblico (sentenza n. 3222/25/15). Secondo l’Agenzia delle entrate, infatti, la pronuncia in questione non avrebbe alcun collegamento con la sentenza n. 37/2015 della Corte costituzionale.
L’Agenzia delle entrate è, quindi, ferma sulla validità degli avvisi di accertamento sottoscritti prima della sentenza della Corte Costituzionale n. 37 del 17 marzo 2015.
In relazione alle notizie diffuse da alcuni organi di stampa, l’Agenzia ha infatti precisato che la Commissione tributaria provinciale di Milano, con sentenza n. 3222/25/15, non avrebbe annullato l’atto di accertamento contestato in quanto sottoscritto da un funzionario incaricato di funzioni dirigenziali decaduto per effetto della citata sentenza della Corte costituzionale.
La CTP di Milano, prosegue il comunicato, avrebbe infatti rilevato la nullità dell’atto in quanto “sottoscritto da soggetto non dotato di nona qualifica funzionale”, ritenendo non provata, nel caso di specie, l’appartenenza del funzionario che ha sottoscritto l’atto alla carriera direttiva (ex nona qualifica funzionale).
Attualmente, ha poi ricordato l’Agenzia, alla carriera direttiva appartiene il personale di terza area funzionale non dirigente, che può essere delegato dal capo ufficio a firmare gli atti tributari come previsto dall’art. 42, comma 1, D.P.R. n. 600/1973.
Dalla CTP di Gorizia via libera alla validità degli atti: Di contro, il comunicato segnala una decisione assunta dalla Commissione tributaria provinciale di Gorizia (n. 63/01/2015) la quale ha ritenuto che la pronuncia della Corte Costituzionale n. 37/2015 “non debba comportare affatto la caducazione (nullità)” degli atti impugnati.
Sentenza della Commissione tributaria di Milano su atti sottoscritti da funzionari delegati. Nessun collegamento con la sentenza della Corte costituzionale
In riferimento ad alcune errate notizie di stampa apparse oggi, si precisa che la Commissione tributaria provinciale di Milano, con sentenza n. 3222/25/15, non ha annullato l’atto di accertamento dell’Agenzia delle Entrate in quanto sottoscritto da un funzionario incaricato di funzioni dirigenziali decaduto per effetto della sentenza della Corte costituzionale del 17 marzo 2015, n. 37.
La Commissione, nella sua decisione…

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