Diario quotidiano del 24 aprile 2015: le Entrate difendono – con poca incisività – la posizione dei dirigenti dichiarati illegittimi

Pubblicato il 24 aprile 2015



atti sottoscritti dai dirigenti decaduti: secondo le Entrate nessun collegamento con la sentenza della Consulta; richiesta del rimborso Iva entro il prossimo 30 aprile; Fisco: ricorso solo contro il provvedimento di rimborso parziale; la variazione dello studio del difensore non deve essere comunicata in Commissione tributaria; dettaglianti: niente più emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale; perdite su crediti sempre deducibili, anche dopo la “procedura”; consulenza dell’Agenzia delle entrate ad ampio raggio: vincolo per 5 anni; pronti gli schemi per la trasmissione dei dati al Moss: gestione al Centro operativo di Venezia; benefici fiscali anche senza convenzione di lottizzazione; liquidazione della quota integrativa della retribuzione (Qu.I.R.): circolare INPS

 

 Indice:

 1) Atti sottoscritti dai dirigenti decaduti: secondo le Entrate nessun collegamento con la sentenza della Consulta

 2) Richiesta del rimborso Iva entro il prossimo 30 aprile

 3) Fisco: ricorso solo contro il provvedimento di rimborso parziale

 4) La variazione dello studio del difensore non deve essere comunicata in Commissione tributaria

 5) Dettaglianti: niente più emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale

 6) Perdite su crediti sempre deducibili, anche dopo la “procedura”

 7) Consulenza dell’Agenzia delle entrate ad ampio raggio: vincolo per 5 anni

 8) Pronti gli schemi per la trasmissione dei dati al Moss: gestione al Centro operativo di Venezia

 9) Benefici fiscali anche senza convenzione di lottizzazione

 10) Liquidazione della quota integrativa della retribuzione (Qu.I.R.): circolare INPS

 

 

1) Atti sottoscritti dai dirigenti decaduti: secondo le Entrate nessun collegamento con la sentenza della Consulta

Posizione ferma dalle Entrate: sono validi gli atti sottoscritti dai dirigenti decaduti. (per apporfondimenti clicca QUI, la tesi del Commercialista Telematico)

L’Agenzia delle entrate, con il comunicato stampa del 22 aprile 2015, ha smentito l’interpretazione fornita da alcuni organi di stampa, in merito agli effetti della declaratoria di nullità da parte della Commissione tributaria provinciale di Milano di un avviso di accertamento sottoscritto da un funzionario cui erano stati conferiti incarichi dirigenziali senza concorso pubblico (sentenza n. 3222/25/15). Secondo l’Agenzia delle entrate, infatti, la pronuncia in questione non avrebbe alcun collegamento con la sentenza n. 37/2015 della Corte costituzionale.

L’Agenzia delle entrate è, quindi, ferma sulla validità degli avvisi di accertamento sottoscritti prima della sentenza della Corte Costituzionale n. 37 del 17 marzo 2015.

In relazione alle notizie diffuse da alcuni organi di stampa, l’Agenzia ha infatti precisato che la Commissione tributaria provinciale di Milano, con sentenza n. 3222/25/15, non avrebbe annullato l’atto di accertamento contestato in quanto sottoscritto da un funzionario incaricato di funzioni dirigenziali decaduto per effetto della citata sentenza della Corte costituzionale.

La CTP di Milano, prosegue il comunicato, avrebbe infatti rilevato la nullità dell’atto in quanto “sottoscritto da soggetto non dotato di nona qualifica funzionale”, ritenendo non provata, nel caso di specie, l’appartenenza del funzionario che ha sottoscritto l’atto alla carriera direttiva (ex nona qualifica funzionale).

Attualmente, ha poi ricordato l’Agenzia, alla carriera direttiva appartiene il personale di terza area funzionale non dirigente, che può essere delegato dal capo ufficio a firmare gli atti tributari come previsto dall’art. 42, comma 1, D.P.R. n. 600/1973.

Dalla CTP di Gorizia via libera alla validità degli atti: Di contro, il comunicato segnala una decisione assunta dalla Commissione tributaria provinciale di Gorizia (n. 63/01/2015) la quale ha ritenuto che la pronuncia della Corte Costituzionale n. 37/2015 “non debba comportare affatto la caducazione (nullità)” degli atti impugnati.

Sentenza della Commissione tributaria di Milano su atti sottoscritti da funzionari delegati. Nessun collegamento con la sentenza della Corte costituzionale

In riferimento ad alcune errate notizie di stampa apparse oggi, si precisa che la Commissione tributaria provinciale di Milano, con sentenza n. 3222/25/15, non ha annullato l’atto di accertamento dell’Agenzia delle Entrate in quanto sottoscritto da un funzionario incaricato di funzioni dirigenziali decaduto per effetto della sentenza della Corte costituzionale del 17 marzo 2015, n. 37.

La Commissione, nella sua decisione, ha invece rilevato la nullità dell’atto in quanto “sottoscritto da soggetto non dotato di nona qualifica funzionale”, ritenendo non provata, in questo singolo giudizio, l’appartenenza del funzionario che ha sottoscritto l’atto alla carriera direttiva (ex nona qualifica funzionale). Attualmente alla carriera direttiva appartiene il personale di terza area funzionale non dirigente, che può essere delegato dal capo ufficio a firmare gli atti tributari come previsto dall’art. 42, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

Si segnala a tal proposito che la Commissione tributaria provinciale di Gorizia, con decisione n. 63/01/2015, ha ritenuto che la sentenza della Corte costituzione del 17 marzo 2015, n. 37 “non debba comportare affatto la caducazione (nullità)” degli atti impugnati.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 71 del 22 aprile 2015)

 

 

2) Richiesta del rimborso Iva entro il prossimo 30 aprile

Niente garanzie per le somme fino a 15mila euro, bastano il visto di conformità e una dichiarazione sostitutiva attestante la sussistenza di determinati requisiti patrimoniali.

Scadrà il 30 aprile 2015 il termine per i contribuenti Iva che, nel corso del primo trimestre 2015, hanno realizzato un’eccedenza di imposta superiore a 2.582,28 euro per chiederne il rimborso, in tutto o in parte, o l’utilizzo in compensazione con altri tributi e contributi.

A tal fine, va utilizzato il modello Iva Tr, disponibile, con relative istruzioni, sul sito web delle Entrate.

Il rimborso del credito maturato può essere richiesto solo da alcune categorie di contribuenti (articolo 38-bis, secondo comma, Dpr 633/1972). In particolare, può fruire di questa opportunità chi:

- esercita esclusivamente o prevalentemente attività che comportano operazioni soggette a imposta con aliquote inferiori a quelle dell’imposta relativa agli acquisti e alle importazioni;

- effettua operazioni non imponibili (articoli 8, 8-bis e 9 del Dpr 633/1972) per un ammontare superiore al 25% del totale complessivo di tutte le operazioni effettuate;

- ha effettuato nel trimestre acquisti e importazioni di beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai due terzi del totale degli acquisti e delle importazioni imponibili non residente e senza stabile organizzazione in Italia, si è identificato direttamente (articolo 35-ter, Dpr 633/1972) o ha nominato un rappresentante residente nel territorio dello Stato;

- effettua, in un trimestre solare, nei confronti di soggetti passivi non stabiliti in Italia, operazioni attive per un importo superiore al 50% di tutte le operazioni effettuate, riferite alle seguenti prestazioni: lavorazioni di beni mobili materiali; trasporto di beni e relativa intermediazione; servizi accessori ai trasporti di beni e relativa intermediazione; prestazioni indicate nell’articolo 19, comma 3, lettera a-bis, Dpr 633/1972.

In alternativa al rimborso, i contribuenti autorizzati possono chiedere di utilizzare in compensazione il credito vantato. In questo caso, l’eventuale superamento del limite di 5.000 euro annui di crediti comporta che gli stessi possano essere utilizzati soltanto a partire dal sedicesimo giorno del mese successivo a quello di presentazione dell’istanza di rimborso/compensazione. La compensazione è possibile esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia (Fisconline o Entratel).

Il modello Iva Tr per la richiesta di rimborso o di utilizzo in compensazione del credito trimestrale è stato recentemente “rivisitato”, per adeguarlo alle intervenute novità normative, in particolare quelle dettate in materia di rimborsi dal Dlgs 175/2014 (“decreto semplificazioni”), a seguito delle quali:

- è stato innalzato a 15mila euro l’ammontare dei rimborsi eseguibili senza prestazione di garanzia;

- è possibile ottenere i rimborsi superiori a 15mila euro senza garanzia, ma presentando l’istanza munita di visto di conformità rilasciato da un professionista abilitato o da un Cafimprese (o di sottoscrizione da parte dell’organo di controllo) e una dichiarazione sostitutiva attestante la sussistenza di determinati requisiti patrimoniali e finanziari;

- la garanzia per i rimborsi oltre i 15mila euro è richiesta solo per le situazioni “a rischio”, come nel caso di soggetti che esercitano un’attività di impresa da meno di due anni (a meno che non siano start-up innovative) o di soggetti che richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.

Un’ulteriore novità riguarda i rimborsi Iva da effettuare in via prioritaria: possono ora accedervi anche i cessionari/prestatori della pubblica amministrazione coinvolti nel nuovo meccanismo dello split payment che, spostando l’obbligo del versamento dell’Iva dai fornitori alla Pa, è destinato a determinare in capo ai primi una perdurante posizione creditoria.

Tali soggetti possono accedere alla corsia preferenziale per il rimborso dell’Iva, anche trimestrale, pur in assenza dei presupposti richiesti alle altre categorie ammesse al rimborso prioritario, ossia:

- esercizio dell’attività da almeno tre anni;

- eccedenza detraibile Iva chiesta a rimborso pari o superiore a 10mila euro, per i rimborsi annuali, e a 3mila euro per quelli trimestrali;

- ammontare del credito almeno pari al 10% dell’importo complessivo dell’imposta assolta sugli acquisti e sulle importazioni effettuati nell’anno o nel trimestre a cui si riferisce il rimborso.

 

 

3) Fisco: ricorso solo contro il provvedimento di rimborso parziale

Il ricorso va fatto contro il provvedimento di rimborso parziale e non contro la successiva comunicazione del Fisco. Respinto per questo il ricorso del contribuente. Questo sulla base di quanto ha stabilito la Corte di Cassazione la sentenza n. 8195 del 22 aprile 2015.

Il provvedimento di rimborso parziale è, dunque, atto impugnabile. Se non vi si evidenzia alcuna riserva o indicazione di natura interlocutoria, esso si configura, per l’importo non rimborsato, come atto di rigetto Il provvedimento di rimborso parziale costituisce atto impugnabile per la parte del credito non rimborsata, qualificandosi l’atto, seppur implicitamente, come diniego parziale del rimborso richiesto. Non può, invece, essere impugnata la comunicazione dell’Amministrazione finanziaria, trasmessa a seguito di nuova richiesta di rimborso del contribuente, che sia confermativa della non rimborsabilità di quella stessa parte di credito non rimborsata con il primo provvedimento.

Dai fatti di causa emerge che una nota società quotata aveva chiesto circa venti anni fa un cospicuo rimborso del credito IRPEG emergente dalla dichiarazione, a cui l’Amministrazione finanziaria aveva dato seguito con un formale provvedimento di rimborso parziale. La società aveva poi presentato una seconda richiesta di rimborso esattamente pari alla parte non rimborsata con il predetto provvedimento. Il Fisco, quindi, comunicava alla contribuente, con apposita nota, la conferma della volontà, in termini di pretesa impositiva, già espressa con il ridetto provvedimento, ovvero la non rimborsabilità di quella parte di credito nuovamente chiesta a rimborso. La società, allora, impugnava tale nota/comunicazione del Fisco, ottenendo una decisione favorevole dai giudici d’Appello.

La Cassazione, però, disattendendo il decisum di merito, ha accolto la censura della difesa erariale, secondo cui la nota/comunicazione dell’Amministrazione finanziaria non era impugnabile ex art. 19 del DLgs. 546/1992, atteso che era semplicemente confermativa di una volontà o pretesa già manifestata con il provvedimento formale di rimborso parziale, che invero costituiva l’unico atto impugnabile innanzi al giudice tributario.

In effetti, ha osservato il giudice di legittimità, il primo atto del Fisco con cui era stato riconosciuto il rimborso parziale ha natura provvedimentale, mentre la nota/comunicazione successiva può ascriversi nel novero degli atti aventi natura meramente ricognitiva, avendo l’Amministrazione finanziaria esaurito l’esplicitazione della sua volontà, quanto a pretesa impositiva, già con il primo provvedimento, dunque assoggettabile a necessaria impugnazione. E ciò vale tanto più nel caso in cui, come in quello di specie, il Fisco non abbia formulato in tale primo atto riserve o provvisorietà di statuizione sull’istanza di parte.

Del resto, la Cassazione si era già espressa in tal senso con alcuni arresti, sebbene non recentissimi. Con essi era stato deciso che nel caso in cui, a fronte di una istanza di rimborso d’imposta, l’Amministrazione finanziaria si limiti puramente e semplicemente, ad emettere un provvedimento di rimborso parziale, senza evidenziare alcuna riserva o indicazione nel senso di una sua eventuale natura interlocutoria, il provvedimento medesimo si configura, per la parte relativa all’importo non rimborsato, come atto di rigetto – sia pure implicito – della richiesta di rimborso originariamente presentata dal contribuente. Ne consegue che detto provvedimento costituisce atto impugnabile quale rifiuto espresso, nel termine di sessanta giorni dalla notificazione, ai sensi degli artt. 19 e 21 del DLgs. 546/1992, e che deve, invece, ritenersi improponibile una seconda istanza di rimborso (per il mancato accoglimento integrale della prima), con conseguente inidoneità della stessa alla formazione di un silenzio-rifiuto impugnabile (Cass. nn. 12336/2005, 14846/2008).

 

 

4) La variazione dello studio del difensore non deve essere comunicata in Commissione tributaria

Il difensore non deve comunicare il trasferimento dello studio per l’appello. La Cassazione afferma però che è valida la notifica eseguita nelle mani della “vecchia” segretaria, in quanto prevale l’elemento personale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8154 del 22 aprile 2015, è intervenuta sulla questione spiegando i motivi per cui il difensore non deve comunicare alcunché alla segreteria.

Il contribuente, spesso, elegge domicilio presso lo studio del difensore, che, naturalmente, può mutare per le più varie ragioni. Ai sensi dell’art. 17 del DLgs. 546/92, le variazioni del domicilio o della residenza o della sede hanno effetto dal decimo giorno successivo a quello in cui sia stata notificata alla segreteria e alle parti costituite la denuncia di variazione.

Dunque, l’onere di comunicare le variazioni del domicilio eletto sussiste unicamente per l’elezione avvenuta presso un ufficio o una persona ai sensi dell’art. 141 c.p.c., ove prevale il c.d. “elemento topografico”.

Invece, se il domicilio è eletto presso il procuratore costituito, quindi presso il difensore, prevale il c.d. “elemento personale” e non vi è, in capo al difensore, alcun onere di comunicare alla segreteria le variazioni del proprio studio, che “ricade sulla parte che effettua la notifica, in quanto onere non eccessivamente disagevole, potendo essere accertato il nuovo indirizzo tramite informazioni acquisite dall’Albo professionale”.

E’, peraltro, nulla e non inesistente la notifica eseguita, a cura dell’appellante, nelle mani di una collaboratrice che si trovava presso la sede del “vecchio” studio dei difensori, siccome si tratta di soggetti che “per la qualità rivestita e dichiarata, appaiono tenuti ad introdurre l’atto notificato nella sfera di conoscibilità legale del procuratore domiciliatario, anche se rintracciate in luogo diverso da quello dello studio in cui i difensori domiciliatari risultano essersi attualmente trasferiti”. Pertanto, la nullità della notifica è sanata dall’avvenuta costituzione in giudizio della società contribuente appellata.

L’Ufficio, se intende notificare l’appello principale, deve verificare presso l’Ordine se l’indirizzo del difensore domiciliatario è ancora quello indicato negli atti di primo grado; se non lo fa, si accolla il rischio di un’eventuale inammissibilità dell’appello, ove la notifica non vada a buon fine (potrebbe essere la fattispecie in cui tutto lo studio si sia trasferito e nel vecchio indirizzo non vi sia più traccia dello stesso, caso in cui sarà concreta l’ipotesi di una dichiarazione di inammissibilità dell’appello).

 

 

5) Dettaglianti: niente più emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale

Dal 1° gennaio 2017, per i commercianti al minuto il Consiglio dei ministri, nella seduta n. 60/2015, ha previsto la possibilità di optare, con vincolo quinquennale, per la trasmissione telematica dei corrispettivi tramite sistemi altamente tecnologici che, oltre a garantire l’immodificabilità dei dati registrati e trasmessi, consentano l’effettuazione dei pagamenti tramite carte di debito e di credito. In questo caso, oltre all’abrogazione dell’obbligo di emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale e l’obbligo di registrazione dei corrispettivi, sono previsti, ove compatibili, anche i vantaggi previsti per chi sceglie di inviare le fatture elettroniche emesse e ricevute, quale, ad esempio, l’esonero dall’invio dei dati dello spesometro.

Dunque, a decorrere dal 1° gennaio 2017, solo per alcune tipologie di soggetti IVA di minori dimensioni, la scelta di inviare le fatture elettroniche emesse e ricevute attraverso il sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate, ovvero, di memorizzare e tramettere telematicamente i corrispettivi secondo le modalità, consente di ottenere ulteriori benefici.

In questo caso, infatti, l’impresa che aderisce a questo sistema di tutoraggio fiscale potrebbe scaricare dal cassetto fiscale gli elementi utili per la liquidazione periodica dell’IVA per la presentazione della dichiarazione annuale dell’Iva e, inoltre, verrebbe esonerato:

- dall’obbligo di registrazione delle fatture emesse e ricevute;

- dall’obbligo di apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione IVA per il rimborso dei crediti.

Lo schema di decreto sulla fatturazione elettronica, presentato nel Consiglio dei Ministri del 21 aprile 2015, oltre a fornire dei servizi gratuiti per la generazione, trasmissione ed, in alcuni casi, anche conservazione sostitutiva di tutte le fatture elettroniche emesse, usa questo innovativo metodo di certificazione dei corrispettivi quale mezzo opzionale utile ad eliminare una serie di adempimenti amministrativi tributari. Verrebbe, così, superato il problema attuale che vede sul mercato la presenza di strumenti di fatturazione elettronica gratuiti che, tuttavia, non sono usufruibili da tutti.

Il decreto, già dal prossimo anno, prevede che l’Agenzia delle entrate metta a disposizione per tutti un servizio gratuito per la generazione e trasmissione delle fatture elettroniche.

Inoltre, sempre a decorrere dal 1° gennaio 2016, per particolari categorie di contribuenti, presumibilmente le piccole imprese e professionisti (sarà un decreto del MEF a stabilirlo), è prevista l’istituzione di un servizio gratuito che, oltre alla generazione e trasmissione delle fatture, comprende anche la conservazione sostitutiva (art. 1, commi 1 e 2).

Questo servizio, completamente gratuito, peraltro, si renderà applicabile per tutte le fatture elettroniche emesse, a prescindere dalla tipologia di cliente. Pertanto il servizio potrà includere sia le fatture elettroniche emesse nei confronti della Pubblica amministrazione sia le fatture elettroniche emesse nei confronti di altre imprese.

In definitiva, dal 1° gennaio 2017, per chi sceglie liberamente di aderire alla fatturazione elettronica per la certificazione di tutti i corrispettivi, unitamente alla scelta di trasmettere i dati della fatture ricevute dai propri fornitori, secondo delle modalità da definire (art. 1, commi 3 e 4), il decreto prevede una serie di incentivi:

- soppressione dell’obbligo di comunicare i dati delle fatture ricevute ed emesse nei confronti delle imprese ovvero di comunicare i dati delle operazioni effettuate nei confronti dei consumatori finali di importo superiore a 3.600 euro (c.d. spesometro);

- soppressione dell’obbligo di comunicare le operazioni effettuiate con soggetti residenti in Paesi presenti nella black list, se di importo complessivo superiore a 10.000 euro;

- eliminazione dell’obbligo di comunicazione degli elenchi INTRASTAT servizi;

- velocizzazione dei rimborsi IVA che devono essere operati entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione.

 

 

6) Perdite su crediti sempre deducibili, anche dopo la “procedura”

Perdite su crediti deducibili anche in anni successivi all’apertura del fallimento. Lo schema di decreto legislativo in materia di internazionalizzazione e crescita delle imprese modifica anche il regime fiscale di deducibilità delle perdite su crediti. Tra le modifiche, si consente la deducibilità delle perdite, in presenza di procedure concorsuali o di crediti di modesto ammontare, nell’anno di rilevazione in bilancio, anche se successivo a quello in cui si sono verificati i requisiti di certezza e precisione richiesti dall’art. 101, comma 5, TUIR.

Con lo schema di decreto legislativo in materia di crescita e internazionalizzazione delle imprese il legislatore torna nuovamente ad occuparsi del regime di deducibilità fiscale delle perdite su crediti (art. 101, comma 5, TUIR), facendo seguito alle modifiche introdotte dal D.L. n. 83/2012 e dalla legge n. 147/2013.

Innanzitutto, al fine di limitare i profili di incertezza per gli operatori, lo schema estende la deducibilità automatica delle perdite su crediti realizzate in presenza di piani attestati di risanamento (ex art. 67, comma 1, lettera d, L.F.) a decorrere dalla data di iscrizione nel Registro delle imprese, operando una sostanziale equiparazione con il regime previsto in presenza di procedure concorsuali. La deducibilità fiscale sarà possibile anche con riferimento alle procedure concorsuali o di risanamento previste dalle legislazioni estere che garantiscano un adeguato scambio di informazioni.

Tra le novità di maggior impatto per gli operatori si prevede lo schema di decreto estende la deducibilità delle perdite, in presenza di procedure concorsuali o di crediti di modesta entità, nel periodo di imputazione in bilancio, anche quando detta imputazione avvenga in un periodo d’imposta successivo a quelli in cui si verificano gli elementi certi e precisi, o l’assoggettamento a una procedura concorsuale del debitore, richiesti dall’art. 101, comma 5, TUIR.

Si riduce il margine delle contestazioni per difetto di competenza: Più precisamente, per quanto riguarda le perdite su crediti di modesta entità, l’intervento recepisce le indicazioni già fornite dall’Agenzia delle entrate, la quale ha già riconosciuto che il termine di sei mesi dalla scadenza previsto dalla normativa fiscale rappresenta unicamente il momento a partire dal quale la perdita può essere fiscalmente dedotta, considerato che la stessa diviene effettivamente deducibili solo nell’esercizio di iscrizione in bilancio.

Lo stesso criterio viene adottato anche in relazione alle perdite su crediti vantate nei confronti di debitori assoggettati a procedure concorsuali o ad esse equiparate che diventano così deducibili anche dopo l’anno di apertura del fallimento, con il conseguente venir meno del rischio di contestazioni per violazione del principio di competenza in relazione alle deduzioni operate in esercizi successivi.

Lo schema di decreto modifica infine il regime fiscale delle rinunce a crediti effettuate da parte dei soci, equiparando l’operazione di apporto da parte del socio e successivo stralcio del credito con l’operazione di previa acquisizione del credito da parte del socio e successiva rinuncia.

In particolare, non si considereranno sopravvenienze attive i versamenti in denaro o in natura fatti a fondo perdute o in conto capitale alle società e agli enti dai propri soci. La rinuncia dei soci ai crediti si considererà sopravvenienza attiva per la sola parte che eccede il relativo valore fiscale. A tal fine, il socio sarà tenuto a fornire alla partecipata, con dichiarazione sostitutiva di atto notorio, una comunicazione relativa al valore fiscale del credito; in mancanza di tale comunicazione il debitore sarà tassato sull’intero importo della sopravvenienza.

Sopravvenienze da ristrutturazione non imponibili anche per le procedure estere. Lo schema di DLgs. sull’internazionalizzazione modifica il regime impositivo delle sopravvenienze derivanti da riduzione dei debiti di imprese in difficoltà. Il governo interviene, tra l’altro, anche sulla disciplina fiscale delle sopravvenienze attive, contenuta nell’art. 88 del TUIR, a seguito delle modifiche apportate dal D.L. 83/2012. Tra le fattispecie che non sono suscettibili di generare sopravvenienze attive imponibili sono state ricomprese, oltre a quelle sopra riportate, anche:

- le riduzioni dei debiti realizzate per effetto di accordi di ristrutturazione dei debiti omologati ai sensi dell’art. 182-bis del RD 267/42;

- le riduzioni dei debiti realizzate per effetto di piani attestati di risanamento di cui all’art. 67 comma 3 lett. d) del RD 267/42, pubblicati nel Registro delle imprese.

In tali casi, però, la non imponibilità della sopravvenienza è stata circoscritta alla parte che eccede le perdite, pregresse e di periodo, di cui all’art. 84 del TUIR.

 

 

7) Consulenza dell’Agenzia delle entrate ad ampio raggio: vincolo per 5 anni

Regole fiscali certe per i nuovi investimenti. Tra le principali novità contenute nello schema di decreto legislativo in materia di crescita e internazionalizzazione delle imprese si introduce un nuovo tipo di interpello rivolto alle imprese che effettuano investimenti superiori a 30 milioni di euro, finalizzato a dare certezza al contribuente in merito ai profili fiscali dei piani di investimento che si intende realizzare. L’Agenzia delle entrate avrà 120 giorni per rispondere e vincolerà l’Amministrazione finanziaria per cinque anni.

Lo schema di decreto attuativo della delega fiscale in materia di crescita e internazionalizzazione introduce nel nostro ordinamento un interpello per le società che effettuano nuovi investimenti, con la finalità di dare certezza al contribuente sui profili fiscali del piano di investimento che intende attuare.

La norma è rivolta alle imprese che vorranno investire nel nostro Paese non meno di 30 milioni di euro e che, soprattutto, vorranno garantire stabili ricadute occupazione. La soglia minima per l’investimento dovrà essere documentata dal contribuente. A tal fine sarà fondamentale la presentazione di un business plan nel quale indicare l’ammontare, i tempi e le modalità dell’investimento.

In pratica, questi soggetti potranno chiedere preventivamente alle Entrate il trattamento fiscale da riservare al loro progetto economico comprese possibili operazioni straordinarie per la sua realizzazione (fusioni, scissioni societarie).

Si tratta di un’attività di consulenza dell’Agenzia delle entrate ad ampio raggio, resa con riferimento a più imposte, con riferimento sia agli aspetti interpretativi sia applicativi ed elusivi delle diverse disposizioni di legge.

Entro 120 giorni la risposta delle Entrate: La risposta dell’Agenzia arriverà per iscritto entro 120 giorni (prorogabili di 90 giorni qualora sia necessario acquisire ulteriori informazioni) e vincolerà l’amministrazione finanziaria per cinque anni (quello della domanda e i quattro successivi). E’ previsto il silenzio-assenso qualora l’Agenzia delle Entrate non risponda entro i termini indicati.

L’Agenzia delle Entrate pubblicherà annualmente la sintesi delle posizioni interpretative rese e aventi interesse generale.

La definizione delle modalità applicative dell’interpello è demandata alla competenza di un decreto del MEF, cui farà seguito un provvedimento direttoriale delle Entrate chiamato ai individuare gli uffici competenti al rilascio delle risposte.

 

 

8) Pronti gli schemi per la trasmissione dei dati al Moss: gestione al Centro operativo di Venezia

Predisposto lo schema riepilogativo delle operazioni effettuate nei tre mesi di riferimento della dichiarazione Iva trimestrale. La gestione al Centro operativo di Venezia. Dallo scorso 1 gennaio sono scattate le nuove regole Iva per l’e-commerce diretto, che prevedono, tra l’altro, la possibilità di aderire, su opzione, al regime speciale “Mini one stop shop” (Moss), in base al quale, le prestazioni di servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione ed elettronici, effettuate da soggetti passivi Ue o extra Ue, nei confronti di clienti privati residenti o domiciliati nell’Unione europea, sono imponibili, ai fini Iva, nel luogo dove il committente è stabilito oppure è domiciliato o ha la residenza (articoli da 74-quinquies a 74-septies del Dpr 633/1972).

Un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate spiega come fare. Dal 1° gennaio 2015, per effetto delle modifiche apportate dalla Direttiva 2008/8/CE alla Direttiva n. 112/2006/CE, è in vigore il nuovo regime Iva opzionale denominato Mini one stop shop (MOSS) applicabile agli operatori nazionali, alle stabili organizzazioni italiane di operatori extra Ue e agli operatori extra Ue non identificati in alcuno Stato membro.

La registrazione al mini sportello unico consente agli operatori di dichiarare e versare l’Iva dovuta sui servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici prestati a persone che non sono soggetti passivi Iva (B2C) senza necessità di doversi identificare in ciascuno Stato membro per effettuare gli adempimenti Iva dovuti.

Le disposizioni europee sono state recepite dal decreto legislativo 31 marzo 2015, n. 42 (pubblicato in G.U. n. 90 del 18 aprile 2015).

Con il provvedimento n. 56191 del 23 aprile 2015, l’Agenzia delle Entrate approva lo schema di dati (allegati A, B, C e D) da trasmettere telematicamente nell’ambito del predetto regime.

Allegati A e C: chi deve presentarli

I soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, non stabiliti o identificati in alcuno Stato membro, devono presentare la richiesta di adesione al Moss (cd. Regime Non UE), in via telematica, seguendo lo schema dell’allegato A al provvedimento dell’Agenzia delle entrate del 23 aprile 2015.

Entro il ventesimo giorno del mese successivo al trimestre solare di riferimento, dovrà inoltre essere presentata la dichiarazione Iva Trimestrale compilata sulla base dello schema dell’allegato C dello stesso provvedimento, anche in assenza di operazioni Iva.

Allegati B e D: chi deve presentarli

I soggetti residenti o domiciliati nel territorio italiano che non abbiano stabilito il domicilio all’estero, identificati in Italia (compresi quelli domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea ma con una stabile organizzazione nel territorio italiano), invece, devono utilizzare l’allegato B (cd. Regime UE). Anche in questo caso, dovrà essere presentata la dichiarazione Iva trimestrale entro il ventesimo giorno del mese successivo al trimestre solare di riferimento, seguendo lo schema dell’allegato D.

Inoltre, il provvedimento definisce le modalità per la comunicazione di variazione dei dati e di cancellazione volontaria per cessata fornitura dei servizi o perdita dei requisiti necessari per aderire al Moss.

L’intero processo per l’identificazione, l’opzione, la comunicazione di variazioni di dati, la cancellazione e la dichiarazione trimestrale è disponibile sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate in un’apposita sezione, redatta anche in lingua inglese.

I vantaggi del nuovo regime

Grazie al Moss, non è più obbligatoria l’identificazione dei fornitori in ciascuno degli Stati membri in cui vengono effettuate le operazioni Iva.

Infatti, le dichiarazioni Iva trimestrali e i versamenti trasmessi telematicamente al Moss saranno inviati automaticamente ai rispettivi Stati membri di consumo, utilizzando una rete di comunicazioni sicura.

Infine, il provvedimento assegna al Centro operativo di Venezia la competenza delle attività di assistenza e liquidazione connesse all'applicazione del regime Moss.

 

 

9) Benefici fiscali anche senza convenzione di lottizzazione

Acquisti immobiliari agevolati anche senza convenzione al rogito. Superate le vecchie indicazioni fornite dall’Amministrazione, che subordinavano il riconoscimento del regime di favore all’adozione dell’accordo prima dell’atto di cessione. Il regime fiscale agevolato di cui all’articolo 33, comma 3, della legge 388/2000, è applicabile anche agli atti di acquisto di immobili ricompresi in aree soggette a piani di lottizzazione a iniziativa privata, essendo questi ultimi qualificabili come strumenti urbanistici di pianificazione di dettaglio equiparabili ai fini dell’edificabilità ai piani particolareggiati, indipendentemente dalla circostanza che non sia stata ancora stipulata la convenzione di lottizzazione al momento del trasferimento. In recepimento dell’indirizzo consolidato della Corte di cassazione, devono ritenersi superate le istruzioni fornite con le circolari 9/E e 11/E del 2002.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 41/E del 23 aprile 2015)

 

 

10) Liquidazione della quota integrativa della retribuzione (Qu.I.R.): circolare INPS

L’Inps, con la circolare n. 82 del 23 aprile 2015, fornisce le istruzioni operative per la liquidazione della quota integrativa della retribuzione (Qu.I.R.) disposta dall’articolo unico, commi 26 e seguenti della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sulla base delle modalità di attuazione fissate dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali 20 febbraio 2015, n. 29.

 

Vincenzo D’Andò