Diario fiscale del 23 aprile 2015: un riassunto dei 3 Decreti di semplificazione appena pubblicati dal Governo

Pubblicato il 23 aprile 2015

nuovo interpello per le imprese; i tre decreti attuativi della riforma fiscale; Corte Ue: niente Iva per francobolli e servizi postali; contrasto al lavoro nero: ispezioni, in arrivo 132.500 controlli; una precompilata: errori o “orrori”?; fino al prossimo 24 aprile possono essere consultati gli schemi dei futuri bilanci; beni aziendali non trovati nel magazzino: non va bene l’inventario “di rettifica” fatto dal curatore in ritardo; aziende pubbliche: modalità di elaborazione della ListaPosPA del flusso UniEmens; Inps artigiani e commercianti: nel “cassetto previdenziale” sono già disponibili i modelli F24 del 2015; niente contributo addizionale sull’indennità per mancato avviamento al lavoro

 

 Indice:

 1) Nuovo interpello per le imprese

 2) I tre decreti attuativi della riforma fiscale

 3) Corte Ue: niente Iva per francobolli e servizi postali

 4) Contrasto al lavoro nero: ispezioni, in arrivo 132.500 controlli

 5) Una precompilata: errori o “orrori” ?

 6) Fino al prossimo 24 aprile possono essere consultati gli schemi dei futuri bilanci

 7) Beni aziendali non trovati nel magazzino: non va bene l’inventario “di rettifica” fatto dal curatore in   ritardo

 8) Aziende pubbliche: modalità di elaborazione della ListaPosPA del flusso UniEmens

 9) Inps artigiani e commercianti: nel “cassetto previdenziale” sono già disponibili i modelli F24 del 2015/2016

 10) Niente contributo addizionale sull’indennità per mancato avviamento al lavoro

 

 

1) Nuovo interpello per le imprese

Tra le principali novità contenute nello schema di decreto legislativo in materia di crescita e internazionalizzazione delle imprese, approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta n. 60 del 21 aprile 2015, si introduce un nuovo tipo di interpello rivolto alle imprese che effettuano investimenti superiori a 30 milioni di euro, finalizzato a dare certezza al contribuente in merito ai profili fiscali dei piani di investimento che si intende realizzare. L’Agenzia delle entrate avrà 120 giorni per rispondere e vincolerà l’Amministrazione finanziaria per cinque anni.

Lo schema di decreto attuativo della delega fiscale in materia di crescita e internazionalizzazione introduce nel nostro ordinamento un interpello per le società che effettuano nuovi investimenti, con la finalità di dare certezza al contribuente sui profili fiscali del piano di investimento che intende attuare.

La norma è rivolta alle imprese che vorranno investire nel nostro Paese non meno di 30 milioni di euro e che, soprattutto, vorranno garantire stabili ricadute occupazione. La soglia minima per l’investimento dovrà essere documentata dal contribuente. A tal fine sarà fondamentale la presentazione di un business plan nel quale indicare l’ammontare, i tempi e le modalità dell’investimento.

In pratica, questi soggetti potranno chiedere preventivamente alle Entrate il trattamento fiscale da riservare al loro progetto economico comprese possibili operazioni straordinarie per la sua realizzazione (fusioni, scissioni societarie). Si tratta di un’attività di consulenza dell’Agenzia delle entrate ad ampio raggio, resa con riferimento a più imposte, con riferimento sia agli aspetti interpretativi sia applicativi ed elusivi delle diverse disposizioni di legge.

La risposta dell’Agenzia arriverà per iscritto entro 120 giorni (prorogabili di 90 giorni qualora sia necessario acquisire ulteriori informazioni) e vincolerà l’amministrazione finanziaria per cinque anni (quello della domanda e i quattro successivi). E’ previsto il silenzio-assenso qualora l’Agenzia delle Entrate non risponda entro i termini indicati.

L’Agenzia delle entrate pubblicherà annualmente la sintesi delle posizioni interpretative rese e aventi interesse generale.

La definizione delle modalità applicative dell’interpello è demandata alla competenza di un decreto del MEF, cui farà seguito un provvedimento direttoriale delle Entrate chiamato ai individuare gli uffici competenti al rilascio delle risposte.

Nuovi criteri per l’introduzione delle white-list

Lo schema di decreto legislativo in materia di internazionalizzazione approvato il 21 aprile 2015 dal Consiglio dei Ministri cancella l’articolo 168-bis del TUIR ridefinendo le condizioni per l’emanazione di nuovi elenchi degli Stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni (c.d. “white-list”)

Lo schema di decreto legislativo in materia di crescita e internazionalizzazione approvato dal Consiglio dei ministri il 21 aprile dispone la cancellazione del vigente articolo 168-bis del TUIR. La norma, si ricorda, prevede il superamento delle black-list attraverso l’adozione di white-list chiamate a individuare i Paesi considerati collaborativi. Tale previsione, tuttavia, non si è mai concretizzata dal momento che la stessa si è rivelata di difficile attuazione soprattutto con riferimento all’emanazione della lista, prevista al comma 2 dell’articolo 168-bis, degli Stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni e “nei quali il livello di tassazione non è sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia”.

Al fine di fornire anche nel nuovo quadro normativo i criteri per la formazione della lista in questione, lo schema di decreto reintroduce all’articolo 6 del D.lgs. n. 239 del 1996 il principio secondo cui la lista dovrà comprendere Stati e territori che “consentono un adeguato scambio di informazioni”, nonché all’articolo 11 le disposizioni che conferiscono al Ministero dell’economia il potere di emanare più decreti contenenti le white-list e le modifiche che man mano si renderanno necessarie.

Deducibilità di interessi passivi

Lo schema di decreto attuativo della delega fiscale in materia di crescita e internazionalizzazione delle imprese modifica in modo significativo la disciplina normativa per la deduzione fiscale degli interessi passivi, con un ampliamento delle componenti che concorrono al calcolo del ROL.

Lo schema di decreto attuativo della delega fiscale in materia di crescita e internazionalizzazione reca un intervento di razionalizzazione del sistema di deduzione degli interessi passivi di cui all’articolo 96 del TUIR.

In particolare, si prevede l’inclusione nel calcolo del ROL anche dei dividendi provenienti dalle società controllate estere, in modo da riconoscere la deduzione degli interessi passivi in funzione dei flussi finanziari di ritorno effettivamente correlati all’investimento partecipativo estero. Per contro, viene eliminata la previsione che attualmente consente di calcolare il limite di deduzione degli interessi passivi includendo virtualmente nel consolidato nazionale anche le società controllate estere, in modo da poter tener conto anche del ROL di tali società.

Viene poi eliminato il riferimento nell’articolo 96 all’applicazione prioritaria delle regole di indeducibilità previste con riferimento agli interessi su titoli obbligazionari.

Il provvedimento specifica, inoltre, che ai fini dell’applicazione della disciplina in questione si considerano società che svolgono in via effettiva e prevalente attività immobiliare, quelle il cui valore dell’attivo patrimoniale è costituito per la maggior parte del valore normale degli immobili destinati alla locazione e i cui ricavi sono rappresentati per almeno due terzi da canoni di locazione.

Nuove regole per la tassazione dei redditi prodotti dalle stabili organizzazioni

Lo schema di decreto legislativo in materia di internazionalizzazione delle imprese approvato il 21 aprile 2015 dal Consiglio dei Ministri introduce nell’ordinamento alcune regole volte a determinare il reddito derivante dalle attività esercitate nel territorio mediante stabili organizzazioni, recependo gli ultimi indirizzi dettati in sede OCSE.

Lo schema di decreto attuativo della delega fiscale in materia di crescita e internazionalizzazione modifica le regole di tassazione dei redditi prodotti dalle stabili organizzazioni, recependo le indicazioni e gli orientamenti espressi in ambito OCSE.

Per la determinazione del reddito di società ed enti commerciali non residenti, occorrerà fare riferimento al nuovo articolo 151 del TUIR che prevede la tassazione su base isolata, senza compensazioni e secondo le disposizioni del Titolo I del TUIR dei redditi che si considerano prodotti nel territorio dello Stato, con la sola eccezione dei redditi d’impresa da stabile organizzazione. Per questi ultimi, coerentemente alla scelta di aderire all’impostazione adottata dall’OCSE in tema di reddito attribuibile alla stabile organizzazione la nuova versione dell’articolo 152 del TUIR prevede che il reddito della stabile sia determinato sulla base degli utili e delle perdite riferibili al soggetto stesso secondo le disposizioni previste per i soggetti IRES.

Al fine di rilevare più compiutamente i fatti di gestione attribuibili alla stabile, anche in relazione alla struttura patrimoniale, si introduce l’obbligo di redazione da parte dei soggetti non residenti di un apposito rendiconto economico e patrimoniale secondo i principi contabili previsti per i soggetti aventi le medesime caratteristiche.

Inoltre, lo schema di decreto introduce la c.d. “branch exemption”, ossia la p