Diario quotidiano del 22 aprile 2015: il ravvedimento operoso dello spesometro

Pubblicato il 22 aprile 2015



donazione di partecipazioni già rivalutate: regolarizzazione dell’imposta entro il 19 giugno 2015; società quotate: via libero definitivo alle nuove norme di comportamento del Collegio sindacale; fattura elettronica anche per i privati: decisioni del CDM; ravvedimento operoso per lo spesometro; niente agevolazioni fiscali alle Onlus che ospitano anziani a prezzi di mercato; rilascio dei certificati di circolazione delle merci per le esportazioni dell’Unione europea; a breve gli “Sportelli Mise”; conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato; falso in bilancio: Commercialisti, niente interventi punitivi generalizzati; accordo per le imprese: protocollo d’intesa Sace e Consiglio nazionale dei commercialisti; non è soggetto ad IRAP l’agente di commercio; benefici previdenziali riconosciuti a ex lavoratori occupati in particolari imprese

 

 Indice:

 1) Donazione di partecipazioni già rivalutate: regolarizzazione dell’imposta entro il 19 giugno 2015

 2) Società quotate: via libero definitivo alle nuove norme di comportamento del Collegio sindacale

 3) Fattura elettronica anche per i privati: decisioni del CDM

 4) Ravvedimento operoso per lo spesometro

 5) Niente agevolazioni fiscali alle Onlus che ospitano anziani a prezzi di mercato

6) Rilascio dei certificati di circolazione delle merci per le esportazioni dell’Unione europea

 7) A breve gli “Sportelli Mise”

 8) Conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato

 9) Falso in bilancio: Commercialisti, niente interventi punitivi generalizzati

 10) Accordo per le imprese: Protocollo d’intesa Sace e Consiglio nazionale dei Commercialisti

 11) Non è soggetto ad IRAP l’agente di commercio

 12) Benefici previdenziali riconosciuti a ex lavoratori occupati in particolari imprese

 

 

1) Donazione di partecipazioni già rivalutate: regolarizzazione dell’imposta entro il 19 giugno 2015

Il donatario che ha scomputato l’imposta versata dal donante da quella dovuta per una successiva rivalutazione può regolarizzare entro il 19 giugno 2015.

L’imposta sostitutiva versata dal donante è personale, non passa al nuovo titolare delle quote. Sessanta giorni di tempo per integrare e regolarizzare il versamento carente.

Chi ha rideterminato il valore di acquisto di partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati acquisite per donazione, se ha scomputato l’imposta sostitutiva versata dal donante in occasione di precedenti rivalutazioni, può mettersi in regola con un versamento integrativo maggiorato dei soli interessi legali, entro sessanta giorni dall’emanazione della risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 40/E del 20 aprile 2015.

Ciò nel rispetto del principio di tutela dell’affidamento e della buona fede del contribuente (articolo 10, comma 3, Legge 212/2000), data l’incertezza interpretativa connessa alla fattispecie in esame e alle istruzioni fornite recentemente dall’Amministrazione fiscale con la risoluzione 91/E del 17 ottobre 2014.

Ai fini dell’efficacia della rivalutazione, è però necessario che il versamento sia maggiorato degli interessi corrispettivi nella misura prevista dall’articolo 2 del DM 21 maggio 2009, avente a oggetto gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo di cui all’articolo 20 del D.p.r. 602/1973.

La risoluzione 91/2014 ha precisato che i donatari, che a loro volta rideterminano il valore di acquisto di partecipazioni ricevute in donazione, non possono scomputare l’imposta sostitutiva versata in occasione di precedenti rideterminazioni effettuate dal donante.

Questo perché l’imposta sostitutiva ha natura di “imposta personale” e assolve la funzione di rideterminare il costo di acquisto della partecipazione, con l’effetto di realizzare una minore plusvalenza, in caso di cessione della partecipazione stessa, da parte del medesimo soggetto che ha posto in essere la procedura di rivalutazione.

La possibilità di scomputo dell’imposta, in caso di successive rideterminazioni, infatti, ha lo scopo di consentire il recupero dell’imposta pagata dallo stesso soggetto, che si è avvalso di ripetute procedure di rivalutazione ed evitare duplicazioni d’imposta (articolo 7, comma 2, lettera e), D.L. 70/2013). Con la risoluzione n. 40/2015, dunque, l’Agenzia delle Entrate é tornata su quanto chiarito in precedenza con la risoluzione n. 91/2014, con la quale ha affermato l’impossibilità, da parte del donatario, di scomputare l’imposta sostitutiva versata dal donante che si è avvalso di precedenti proroghe della rivalutazione delle partecipazioni non quotate ex art. 5 della L. 448/2001.

In merito, l’Agenzia osserva che la disposizione contenuta nell’art. 7, comma 2, lett. ee) del DL 70/2011, che ha introdotto la possibilità di scomputo dell’imposta nel caso di successive rideterminazioni del costo, è volta al recupero dell’imposta pagata dal medesimo soggetto che si è avvalso di ripetute procedure di rideterminazione al fine di evitare duplicazioni d’imposta.

L’imposta sostitutiva corrisposta dal donante, invece, trattandosi di un’imposta personale, assolve la funzione di rideterminare il costo di acquisto della partecipazione con l’effetto di realizzare una minore plusvalenza in caso di cessione della partecipazione stessa da parte del medesimo soggetto che ha posto in essere la procedura di rideterminazione.

Per conseguenza, non si ammette che l’imposta versata dal donante sia scomputabile dall’importo successivamente dovuto dal donatario.

Versamento integrativo senza sanzioni

Pertanto, ai soggetti che, nelle more delle istruzioni fornite dall’Agenzia, abbiano scomputato l’imposta sostitutiva versata in occasione di precedenti rideterminazioni del costo della partecipazione effettuate dal donante, viene consentito di regolarizzare il minore versamento entro 60 giorni dall’emanazione della risoluzione n. 40/2015.

In sostanza, i donatari che hanno scomputato l’imposta sostitutiva versata dal donante (secondo l’Agenzia indebitamente) da quella dovuta per una successiva rivalutazione delle partecipazioni non quotate avranno la possibilità di versare all’Erario tale imposta entro il prossimo 19 giugno.

A questi fini, si dovrebbe procedere al versamento tramite modello F24:- continuando ad utilizzare il codice tributo “8055” esposto nella sezione “Erario”;- indicando, nel campo “Anno di riferimento”, l’anno di possesso della partecipazione per la quale è stata scomputata l’imposta precedentemente versata dal donante.

In applicazione del principio di tutela dell’affidamento e della buona fede del contribuente espresso dall’art. 10, comma 3 della L. 212/2000 non saranno dovute sanzioni, ma dovranno essere versati gli interessi nella misura del 4% annuo, ai sensi dell’art. 2 del DM 21 maggio 2009.

La neo risoluzione non fornisce indicazioni sull’eventualità di integrare il modello UNICO relativo all’anno in cui è stata rivalutata nuovamente la partecipazione ricevuta in donazione.

Tuttavia, pare che il contribuente sia comunque tenuto a ripresentare la dichiarazione dei redditi, eliminando l’indicazione dell’imposta versata dal donante nel caso in cui fosse stata riportata all’interno del quadro RT per calcolare il saldo dell’imposta sostitutiva dovuta.

 

 

2) Società quotate: via libero definitivo alle nuove norme di comportamento del Collegio sindacale

Il Consiglio nazionale ha definitivamente approvato le nuove norme di comportamento del Collegio sindacale delle società quotate, che nei mesi scorsi erano state poste in pubblica consultazione. Saranno in vigore dal prossimo 30 settembre 2015

Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha definitivamente approvato le nuove norme di comportamento del Collegio sindacale delle società quotate, che nei mesi scorsi erano state poste in pubblica consultazione. Le norme, che nella versione finale recepiscono le osservazioni giunte al Consiglio nazionale proprio nel corso della pubblica consultazione, saranno applicabili dal prossimo 30 settembre 2015.

“Questo nuovo testo - afferma Raffaele Marcello, consigliere nazionale dei commercialisti delegato ai Principi di revisione e Sistema dei controlli - giunge dopo un periodo troppo lungo nel quale i colleghi sono stati costretti ad operare in assenza di punti di riferimento definitivi. Le nuove Norme sostituiscono i vecchi principi di comportamento per le società quotate, che erano stati emanati oltre un decennio fa dai due Consigli Nazionali dei Dottori Commercialisti e dei Ragionieri e recepiscono le novità normative e di prassi consolidatesi in questi ultimi anni. A partire da questa circostanza - prosegue Marcello – abbiamo adottato il metodo del confronto permanente sul testo con gli Ordini territoriali. Metodo che stiamo utilizzando anche per la consultazione pubblica sulle norme di comportamento delle non quotate, che si chiuderà domani, 21 aprile, e che caratterizzerà anche in futuro il nostro lavoro”

Al fine di consentire ai sindaci delle società quotate di conoscere e applicare correttamente le nuove norme, il Consiglio ha peraltro previsto un periodo di vacatio delle Norme, che inizieranno a trovare applicazione solo a partire dal 30 settembre.

Al Collegio sindacale nel sistema dei controlli e alle funzioni di vigilanza nelle società chiuse e nelle quotate sarà dedicata la seconda giornata dei lavori del Convegno nazionale dei commercialisti in programma il 6 e 7 maggio a Rimini. La prima occasione di dibattito pubblico sulle nuove norme predisposte dal Consiglio nazionale.

(CNDCEC, nota del 20 aprile 2015)

 

 

3) Fattura elettronica anche per i privati: decisioni del CDM

Si è svolta il 21 aprile 2015 a Palazzo Chigi la riunione (n. 60) del Consiglio dei Ministri. Approvati 3 decreti legislativi (che ora andranno ai pareri delle commissioni parlamentari) riguardano la fatturazione elettronica, l’internazionalizzazione delle imprese e le norme in materia di certezza del diritto nei rapporti tra contribuenti e fisco. Al termine il ministro dell’Economia Padoan e il sottosegretario De Vincenti hanno illustrato i provvedimenti approvati.

Il governo punta ad introdurre una serie di misure per incentivare il ricorso alla fatturazione elettronica anche verso soggetti diversi dalla Pubblica Amministrazione.A partire dal 1° luglio del prossimo anno, l’Agenzia delle entrate metterà a disposizione dei contribuenti gratuitamente un servizio per la generazione e trasmissione delle fatture elettroniche.

Inoltre, per specifiche categorie di soggetti passivi IVA, individuate con apposito decreto, verrà reso disponibile, anche con riferimento alle fatture elettroniche emesse nei confronti di soggetti diversi da quelli di cui all’art. 1, comma 209 della L. 244/2007 (pubbliche amministrazioni), il servizio gratuito di generazione, trasmissione e conservazione delle fatture medesime.

A partire dal 2017, i soggetti passivi potranno poi optare per la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni.

L’opzione dovrebbe essere quinquennale e incentivata con l’esclusione dall’obbligo di presentazione:

- dello spesometro;

- dei modelli Intrastat, limitatamente agli acquisti intracomunitari di beni e alle prestazioni di servizi ricevute da soggetti stabiliti in un altro Stato membro dell’Unione europea.

Inoltre, i rimborsi IVA dovrebbero essere eseguiti in via prioritaria entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione annuale.

Stesse agevolazioni dovrebbero applicarsi per i soggetti che effettuano la certificazione telematica dei corrispettivi.

Sempre dal 1° gennaio 2017 lo schema di decreto dovrebbe introdurre un regime agevolato per specifiche categorie di soggetti che vorranno trasmettere all’Agenzia delle Entrate tutte le fatture emesse e ricevute.

In questo caso l’Agenzia delle Entrate dovrebbe realizzare un programma di assistenza diretto a rendere disponibili in via telematica le informazioni necessarie per le liquidazioni periodiche e la dichiarazione annuale IVA, facendo venire meno l’obbligo di registrazione delle fatture di vendita e degli acquisti, nonché gli adempimenti previsti per i rimborsi.

Corpose novità anche dal decreto sull’internazionalizzazione. Appare certa l’introduzione di una norma che consenta alle imprese che intendono effettuare investimenti in Italia di ammontare non inferiore 30 milioni di euro e con significative e durature ricadute sull’occupazione di presentare all’Agenzia delle Entrate un’istanza di interpello in merito al trattamento fiscale del loro piano di investimento e delle eventuali operazioni straordinarie collegate. Potranno formare oggetto dell’istanza anche la valutazione preventiva di eventuali operazioni censurabili dal punto di vista dell’abuso del diritto o dell’elusione.

Fisco più leggero sulle spese di rappresentanza. Interventi anche sulla disciplina delle spese di rappresentanza, con un innalzamento della soglia di deducibilità fiscale prevista dal DM del 19 novembre 2008.

Poi le spese di rappresentanza dovrebbero essere deducibili considerando i seguenti limiti, in base all’ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell’impresa risultanti dalla dichiarazione dei redditi:- all’1,5% dei ricavi e altri proventi fino a 10 milioni di euro (oggi 1,3%);

- allo 0,6% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 10 milioni e fino a 50 milioni (oggi 0,5%);

- allo 0,4% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 50 milioni (oggi 0,1%).

Evasione fiscale: prescrizione più lunga, ma lo Stato avrà l’onere della prova

Il governo prosegue nell'attuazione della legge delega: approvati tre decreti su fattura elettronica, abuso di diritto e fiscalità internazionale. Il ministro dell'Economia Padoan: “Semplifichiamo la vita ai contribuenti”.

Sono stati rimandati a giugno, con la seconda tranche di provvedimenti, i decreti sulla riforma del catasto e sugli aspetti penali dei reati tributari, con l'impunibilità sotto il 3% che aveva generato le polemiche legate ai riflessi penali del processo Mediatrade: “Dobbiamo completare il pacchetto che riguarda il sistema sanzionatorio nel suo complesso. Non c'è assolutamente nessuna tensione su questa questione nè su altre relative alla delega fiscale” ha spiegato Padoan.

Tornando ai decreti varati dall’esecutivo il ministro si è soffermato sull’abuso di diritto sottolineando come lo scopo sia "delineare con certezza la condotta contestabile al contribuente. L’onere della prova dell’abuso è a carico dell’Amministrazione. Mentre frode, reati tributari, evasione, rientrano nell’ambito penale, l’abuso del diritto ha natura amministrativa”. Il Consiglio dei ministri ha anche affrontato il tema dei “termini di accertamento”: il raddoppio dei tempi (relativo alle verifiche penali) viene consentito soltanto se la denuncia viene presentata nella scadenza ordinaria, con certezza del diritto per il contribuente.

Confermata l'impostazione della fattura elettronica, per il momento in vigore solo per la pubblica amministrazione: dal 2017 gli incassi potranno essere inviati al fisco anche via web. Il vecchio registratore di cassa andrà così in soffitta e insieme a lui anche lo scontrino fiscale. Per i contribuenti che aderiscono alla svolta telematica, che rimane volontaria, lo scontrino sarà facoltativo e non avrà valore tributario bensì amministrativo. In pratica potrà essere rilasciato se richiesto, ad esempio per attivare la garanzia sul bene acquistato, ma non farà più scattare multe. "La fatturazione elettronica riguarda il settore privato, è facoltativa, non obbligatoria, ma prevede la riduzione dei termini di accertamento, un'agevolazione per le imprese a patto che sia consentita la tracciabilità delle transazioni", ha sintetizzato Padoan. Per quanto riguarda il 730 precompilato, le spese detraibili e deducibili fatte con fattura elettronica - come una visita medica da uno specialista privato - saranno direttamente inserite nella dichiarazione dei redditi che prepara l'Agenzia delle Entrate.

Il decreto sulla fiscalità internazionale, invece, è chiamato a regolare il cosiddetto ruling, cioè lo strumento che consente di stabilire per una società internazionale l'entità dei tributi da attribuire ad uno o l'altro Stato: "Le nuove norme semplificano la normativa e colmano dei vuoti anche in ottemperanza di norme internazionali. C'è l'introduzione dell'interpello per le società che investono nel nostro paese", ha spiegato Padoan, sottolineando che queste "possono collaborare con l'Agenzia delle Entrate per avere chiaro il regime che vige in quel paese".

Ad oggi il governo ha varato le norme sulle semplificazioni e la dichiarazione precompilata, la riforma delle accise sui tabacchi e il provvedimento sulle commissioni censuarie, prima tessera del mosaico della riforma del catasto con i nuovi criteri estimativi per il calcolo delle rendite. Oltre alle norme per il restyling del patrimonio immobiliare, e il contenzioso, prima dell'estate dovrebbero arrivare al traguardo anche i dlgs su giochi, accertamento e riscossione. Il tutto con l'obiettivo di chiudere per settembre, in linea con la richiesta di proroga di sei mesi avanzata dal governo al Parlamento lo scorso marzo.

 

 

4) Ravvedimento operoso per lo spesometro

Scaduti i termini (del 10 aprile per i mensili e del 20 aprile per i trimestrali) per presentare lo spesometro, coloro che ancora devono inviare il modello di comunicazione polivante si chiedono se adesso sia possibile usufruire dell’istituto del ravvedimento operoso.

A tal fine sovviene un recente intervento dell’Agenzia delle entrate, che all’interno del proprio notiziario fiscale del 2 settembre 2014 ha precisato che in caso di omissione della comunicazione, ovvero nell’ipotesi di invio della stessa con dati incompleti o non veritieri, è prevista una sanzione amministrativa da un minimo di 258 a un massimo di 2.065 euro, ai sensi dell’articolo 21 del Dl 78/2010. Qualora non si sia provveduto all’invio nei termini, è, quindi, possibile avvalersi delle norme sul ravvedimento operoso (articolo 13 del Dlgs 472/1997) entro un anno dalla scadenza, versando la sanzione ridotta a un ottavo del minimo edittale. Pertanto, secondo il parere delle Entrate riportato su fiscoggi.it, occorre pagare la sanzione ridotta nella misura di € 32,25.

 

 

5) Niente agevolazioni fiscali alle Onlus che ospitano anziani a prezzi di mercato

Non basta ospitare gli anziani per meritare gli sconti Onlus. È irrilevante che si tratti di una casa di riposo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6505 del 31 marzo 2015, secondo cui, invece, per avere l’agevolazione occorre farsi carico di situazioni personali effettivamente marginali e disagiate anche sotto l’aspetto economico. Non può essere riconosciuto il regime di favore previsto per le Onlus alle case di riposo per anziani che applicano rette corrispondenti ai prezzi di mercato e senza differenziazioni in ragione delle condizioni oggettive di disagio dei destinatari.

La controversia nasce dall’impugnazione dell’atto di cancellazione di una casa di riposo dall’anagrafe Onlus, per difetto dei requisiti “sostanziali” prescritti dall’articolo 10 del Dlgs 460/1997. In particolare, nel provvedimento di cancellazione, l’Amministrazione finanziaria evidenziava come, nel caso di specie, la qualità di soggetto anziano non appariva di per sé sufficiente a ricondurlo tra i soggetti in condizione di bisogno ovvero tra i soggetti “destinatari di assistenza socio sanitaria” secondo i criteri richiesti dalla normativa di favore di settore. Vari gli elementi portati a difesa del provvedimento di cancellazione: erogazione di servizi anche a soggetti che non presentavano condizioni di bisogno o di svantaggio; applicazione di tariffe mensili in linea con quelle richieste da analoghe attività imprenditoriali commerciali; previsione di tariffe non differenziate rispetto alle concrete situazioni personali, familiari ed economiche dei singoli ospiti, e così via. I giudici di prime cure accoglievano il ricorso proposto dall’associazione. La pronuncia veniva, poi, confermata in secondo grado dalla Commissione tributaria regionale. In entrambi i giudizi, non venivano accolte le ragioni dell’Amministrazione finanziaria in base alle quali le case di riposo meritano le agevolazioni contenute nel Dlgs 460/1997 solamente quando si fanno carico di situazioni personali effettivamente marginali e disagiate anche sotto l’aspetto economico.

Proponeva ricorso l’Agenzia delle entrate. Con la sentenza 6505/2015, la Suprema Corte ha, finalmente, accolto le ragioni dell’Amministrazione finanziaria. In particolare, richiamando anche precedenti giurisprudenziali della stessa Corte, i giudici di legittimità hanno chiarito che “non può essere riconosciuto il regime di favore previsto per le Onlus alle case di riposo per anziani che applicano rette corrispondenti ai prezzi di mercato e senza differenziazioni in ragione delle condizioni oggettive di disagio dei destinatari”.Sulla questione, poi, la Corte ha ribadito che le finalità di solidarietà sociale si intendono perseguite quando le cessioni di beni e le prestazioni di servizi sono dirette ad arrecare benefici a persone svantaggiate “in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari”. In questa prospettiva, seppure la stessa giurisprudenza di legittimità (Cassazione, sezioni unite, sentenze 24883/2008 e 9661/2009) ha affermato in più occasioni che le attività possono avere finalità di solidarietà sociale a prescindere dalla sussistenza di una situazione di svantaggio strettamente economico del beneficiario, tuttavia, più di recente (sentenze 12501/2014, 7311/2014 e 3789/2013), la Cassazione ha precisato che “la nozione di svantaggio rilevante ai fini in esame va intesa in senso rigoroso, essendo volta ad individuare categorie di persone in condizioni oggettive di disagio per situazioni psicofisiche particolarmente invalidanti oppure per situazioni di devianza, degrado, grave precarietà economico-familiare, emarginazione sociale”. In particolare, con la sentenza 7311/2014, la Corte ha evidenziato che lo svantaggio che la legge tende a colmare, agevolando l’attività svolta dalle Onlus, deve consistere “in una condizione che risulti obiettivamente deteriore rispetto a quella della generalità dei consociati”. Quindi, “soltanto una situazione di tal fatta, oggettiva e percepibile, giustifica la scelta di assegnare rilevanza, anche ai fini tributari, all'espletamento di finalità di assistenza e di solidarietà sociale”. Ed è proprio in questo che hanno errato i giudici di appello: si sono limitati ad affermare che l’attività è conforme a quella prevista dallo statuto, senza accertare se le prestazioni fossero rese a favore di qualunque individuo anziano e non esclusivamente o prevalentemente a favore di soggetti in concreta situazione di non autosufficienza e di disagio (fisico, psichico, economico, sociale, familiare). La pronuncia in esame conferma la posizione interpretativa espressa dall’Amministrazione finanziaria nei vari documenti di prassi. Al riguardo, preliminarmente, si ricorda che i requisiti oggettivi e soggettivi che devono sussistere per il riconoscimento della qualifica di Onlus sono dettati dall’articolo 10 del Dlgs 460/1997, che – tra l’altro – delimita in modo tassativo i settori di attività in cui le stesse possono operare (comma 1, lettera a), e precisa espressamente che tali enti sono caratterizzati dal vincolo dell’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (lettera b), elemento che li rende meritevoli del trattamento fiscale agevolato. Ai fini dell’individuazione delle finalità di solidarietà sociale gli undici settori di attività in cui le Onlus possono operare sono distinti in due categorie:

- settori per i quali le finalità di solidarietà sociale sono correlate alla condizione dei destinatari (assistenza sanitaria, istruzione, formazione, sport dilettantistico, promozione della cultura e dell’arte, tutela dei diritti civili). Nell’ambito di tali settori si riconosce il perseguimento di finalità di solidarietà sociale solo qualora l’attività a essi relativa sia rivolta a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari e a componenti collettività estere limitatamente agli aiuti umanitari;

- settori per i quali le finalità di solidarietà sociale si considerano inerenti o immanenti (ovvero assistenza sociale e socio-sanitaria; beneficenza; tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico; tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente; attività di promozione della cultura e dell’arte, per le quali sono riconosciuti apporti economici da parte dell’Amministrazione dello Stato; ricerca scientifica di particolare interesse sociale).

Come evidenziato nella circolare 168/1998, in via generale, la valutazione della condizione di “svantaggio” costituisce un giudizio complessivo inteso a individuare categorie di soggetti in obiettivo stato di disagio, connesso a situazioni psico-fisiche particolarmente invalidanti, a situazioni di devianza, di degrado o grave disagio economico-familiare o di emarginazione sociale. In relazione alla particolare fattispecie della “casa di riposo”, ai fini del riconoscimento della qualifica di Onlus, l'Amministrazione finanziaria è intervenuta in più occasioni al fine di chiarire quando si può ritenere integrata la finalità di solidarietà sociale ovvero quando possa essere riconosciuta una situazione di “svantaggio” in capo ai soggetti destinatari dell’attività dell’ente.La problematica si pone poiché le “case di riposo” costituiscono strutture organizzate essenzialmente per ospitare anziani “sani”, che siano almeno parzialmente autosufficienti e che non necessitano di particolari aiuti per lo svolgimento delle attività quotidiane. Si differenziano in ciò dalle altre tipologie di strutture, quali, ad esempio, le Rsa (residenze sanitarie assistenziali), nelle quali vengono ospitati anziani non autosufficienti, che necessitano di assistenza sanitaria e non in tutte le attività quotidiane, e le case di cura. Occorre, quindi, verificare – tenuto conto della ratio sottesa alla disciplina di favore in esame – se la qualità di anziano possa essere ritenuta di per sé integrante una situazione di svantaggio ovvero se debba concorrere con altri elementi. Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate ha fornito una risposta negativa con la risoluzione 189/2000, nella quale è stato precisato che l’attività svolta dalle “case di riposo”, in quanto rivolta a soggetti “anziani”, non può di per sé ricondursi tra le attività di assistenza sociale e socio-sanitaria tipiche delle Onlus, essendo a tal fine necessario che le stesse case di riposo “si facciano carico di situazioni personali effettivamente marginali e disagiate anche sotto l’aspetto del bisogno economico”. Ciò in quanto, chiarisce la richiamata risoluzione, “La qualità di soggetto ‘anziano’ non appare di per sé sufficiente a ricondurre lo stesso tra i soggetti in condizioni di bisogno”. Con i successivi documenti di prassi, l’Amministrazione finanziaria ha ulteriormente delineato i requisiti qualificanti delle case di riposo che intendono assumere la qualifica di Onlus; si richiamano, più specificamente:

- la circolare 48/2004, nella quale è stato chiarito che è riconducibile nell’attività istituzionale della casa di riposo – Onlus, l’attività di assistenza sociale e socio-sanitaria svolta nei confronti di soggetti che versano in condizioni personali disagiate anche sotto l’aspetto economico. In relazione a quest’ultimo aspetto (disagio economico), è stato precisato che tale condizione ricorre nel caso in cui la retta di ricovero praticata dalla Onlus (ed eventualmente assunta come base di riferimento per la determinazione del contributo dell’ente pubblico) non venga fatta gravare sull’ospite ovvero venga fatta gravare su quest’ultimo in misura inferiore alla metà del suo ammontare. Ciò non toglie che le “case di riposo” possano indirizzare l’attività tipica anche a beneficio di soggetti che non versano in condizioni di svantaggio economico, ponendo in essere, in tal caso, un’attività direttamente connessa (ovviamente nel rispetto dei limiti previsti dal legislatore);

- la risoluzione 148/2006, nella quale è stato ulteriormente precisato che il disagio sotto l’aspetto economico indicato nella circolare 48/2004 “può concorrere con altri criteri volti a cogliere ulteriori aspetti di disagio parimenti tutelati dal D.Lgs. n. 460 del 1997 in quanto riferibili ai soggetti che beneficiano dell’attività istituzionale delle ONLUS”. Si tratta, in sostanza, di enti che rendono prestazioni assistenziali e socio-sanitarie a soggetti anziani in condizione di non autosufficienza riconosciuta e documentata come grave, nel qual caso si prescinde dall’aspetto economico dello svantaggio e dall’ammontare della retta di ricovero eventualmente corrisposta dall’assistito.

 

 

6) Rilascio dei certificati di circolazione delle merci per le esportazioni dell’Unione europea

Rilascio dei certificati di circolazione delle merci EUR.1 per le esportazioni dell’Unione europea verso la Nuova Caledonia e verso altri Paesi e territori d’oltremare (PTOM). L’Agenzia delle Dogane il 21 aprile 2015 ha pubblicato sul proprio sito internet la nota n. 47369/RU del 20 aprile 2015.

Nel corso dei lavori della riunione del Comitato del Codice Doganale – Settore Origine – di marzo 2015 la Commissione europea e gli Stati membri dell’Unione hanno convenuto sull’opportunità del rilascio dei certificati di circolazione delle merci EUR.1 per le esportazioni dell’Ue verso la Nuova Caledonia e verso altri paesi e territori d’oltremare (PTOM), che riguardano sia le merci di origine dell’Ue utilizzate come materiali nei PTOM, nel quadro del cumulo bilaterale di cui all’art. 7 del protocollo origine della decisione 2013/755/UE (cfr. GU UE L 344 del 19.12.2013), che i prodotti finiti di origine dell’Ue per i quali tali paesi concedono una preferenza tariffaria in via di reciprocità.

Portata delle pertinenti disposizioni della decisione 2013/755/UE

La decisione 2013/755/UE del Consiglio relativa all’associazione dei paesi e territori d’oltremare dell’Ue («Decisione sull’associazione d’oltremare») mira a rafforzare le relazioni economiche tra i PTOM e l’Unione europea per quanto riguarda, tra l’altro, il commercio dei beni. Pur offrendo un trattamento tariffario preferenziale unilaterale per le merci di origine PTOM, la decisione (art. 45, par. 1)

Portata delle pertinenti disposizioni della decisione 2013/755/UE

La decisione 2013/755/UE del Consiglio relativa all’associazione dei paesi e territori d’oltremare dell’Ue («Decisione sull’associazione d’oltremare») mira a rafforzare le relazioni economiche tra i PTOM e l’Unione europea per quanto riguarda, tra l’altro, il commercio dei beni. Pur offrendo un trattamento tariffario preferenziale unilaterale per le merci di origine PTOM, la decisione (art. 45, par. 1) lascia ai paesi partner la possibilità di decidere in merito al trattamento tariffario all’importazione dei prodotti originari dell’Unione.

Alcuni paesi e territori d’oltremare, come la Nuova Caledonia e Saint-Pierre e Miquelon, hanno deciso di accordare le preferenze tariffarie ai prodotti originari dell’Unione in maniera reciproca e comunicato, ai sensi dell’art. 45, par. 5, della decisione 2013/755/UE, le tariffe a favore delle esportazioni dell’Ue.

Le merci unionali esportate in Nuova Caledonia e Saint-Pierre e Miquelon per beneficiare delle preferenze accordate da tali paesi devono rispettare le regole di origine riportate nel protocollo di origine dell’Allegato VI della decisione ed essere accompagnate da una prova di origine – il certificato di circolazione delle merci EUR.1 o la dichiarazione d’origine fornita dall’esportatore nel paese da cui provengono i materiali – in conformità con le disposizioni degli artt. 21, 22 e 32 del citato protocollo.

Gli uffici doganali dei paesi dell’Unione hanno tuttavia sollevato problemi di interpretazione del testo normativo ed espresso esitazione in merito alla possibilità del rilascio del certificato di circolazione delle merci EUR.1 per le merci di origine 198 TFUE), limitando inutilmente l’esportazione delle merci dell’Ue – alcune delle quali molto necessarie per questi piccoli e isolati territori – verso i PTOM.

Di qui l’auspicio della Commissione che le autorità doganali dell’Unione, con una lettura meno restrittiva delle disposizioni del protocollo di origine, rispondano favorevolmente alle domande di rilascio degli EUR.1 (e che gli esportatori autorizzati dell’Ue possano validamente compilare le dichiarazioni di origine) sia che le prove in questione (o le dichiarazioni di origine) riguardino l’esportazione di merci dell’Ue destinate ad essere utilizzate come materiali nel quadro del cumulo bilaterale per la fabbricazione di prodotti nei PTOM – nel caso di cui si discuteva, in Nuova Caledonia – sia che riguardino l’esportazione di prodotti finiti dell’Ue.

Per quanto sopra descritto, si dispone che gli Uffici in indirizzo provvedano al rilascio dei certificati di circolazione delle merci EUR.1 sia per le merci esportate nel quadro del cumulo bilaterale di cui all’art. 7 del protocollo di origine della decisione 2013/755/UE, impiegate come materiali nella fabbricazione del prodotto, che per i prodotti finiti inviati nei PTOM e per i quali i partner concedono una preferenza tariffaria in via di reciprocità.

 

 

7) A breve gli “Sportelli Mise”

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), con il comunicato stampa del 20 aprile 2015, ha fatto sapere che da lunedì 4 maggio saranno operativi gli “Sportelli Mise”, che forniranno a imprese e cittadini informazioni immediate sulle attività svolte dal Ministero e procedure più snelle in favore delle esigenze territoriali e dei servizi richiesti. Inoltre, in occasione dell’Expo 2015, gli sportelli del Mise fungeranno da Focus Point per le istituzioni e le aziende interessate, promuovendo l'evento e i servizi connessi.

Operatività “Sportelli Mise”: P.A. più vicina a cittadini e imprese su tutto il territorio

Informazioni immediate e procedure più snelle. Anche Focus Point durante Expo 2015

Il Ministero dello Sviluppo Economico riduce la distanza tra Pubblica Amministrazione, cittadini e imprese. Dal 4 maggio saranno, infatti, operativi presso ciascun Ispettorato Territoriale gli “Sportelli Mise” i quali, grazie alla condivisione dell’intero portafoglio di attività del Ministero, assumeranno il fondamentale ruolo di rispondere in modo immediato e snello alle esigenze sul territorio di aziende e cittadini.

Gli “Sportelli Mise” potranno fornire informazioni sulle molteplici attività svolte dal Ministero dello Sviluppo Economico e individuare gli erogatori finali dei servizi richiesti. Attività particolarmente utile alle imprese che vogliono usufruire delle misure attuate dal Ministero a favore dei processi produttivi e delle necessità di finanziamento (Nuova Sabatini, Fondo Centrale di Garanzia, agevolazioni fiscali e altro). E’ in corso di compiuta definizione l’attività degli Sportelli quali punto di ingresso e di uscita delle procedure di autorizzazione e di certificazione che al momento rimangono di competenza della sede centrale del Mise.

Le nuove strutture, inoltre, in occasione dell’Expo 2015, fungeranno da Focus Point per le istituzioni e le aziende interessate: ciascun Focus Point promuoverà l’evento ed erogherà informazioni e servizi connessi. La funzione di supervisione sarà svolta dal Focus Point attivato presso l’Ispettorato territoriale di Milano il quale metterà a disposizione degli utenti parte del proprio personale e dei locali.

 

 

8) Conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato

Il Ministero del Lavoro, con la nota n. 2062 del 20 aprile 2015, ha fornito ulteriori chiarimenti in merito alla conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato.

In particolare, le Direzioni territoriali del lavoro dovranno valutare, per quanto di competenza, positivamente le istanze di conversione avanzate dai lavoratori stagionali al primo anno di ingresso in Italia, esclusivamente in presenza delle seguenti condizioni:

- aver svolto un periodo lavorativo stagionale di durata non inferiore a 3 mesi, a prescindere dalla scadenza del periodo di lavoro stagionale autorizzato con il nulla osta al lavoro rilasciato dallo Sportello Unico per l’Immigrazione. Tale condizione sarà verifica d’ufficio da parte delle DTL tramite il riscontro, sia della comunicazione obbligatoria di assunzione, che dei relativi pagamenti contributivi agli Enti competenti effettuati a favore del lavoratore nel periodo considerato;

- congruità delle condizioni contrattuali proposte dal datore di lavoro per l’instaurazione del rapporto di lavoro a tempo determinato o indetermino in rapporto alla sua capacità economica (attraverso la verifica da parte della DTL delle informazioni contenute nel Modello Q).

 

 

9) Falso in bilancio: Commercialisti, niente interventi punitivi generalizzati

Evitare il rischio di interventi punitivi generalizzati, garantendo un assetto “equilibrato” alle nuove norme. E’ la richiesta dei commercialisti italiani in merito alla riforma del falso in bilancio, contenuta in un documento del Consiglio nazionale della categoria:

Evitare il rischio di interventi punitivi generalizzati, garantendo un assetto “equilibrato” alle nuove norme. E’ la richiesta dei commercialisti italiani in merito alla riforma del falso in bilancio, contenuta in un documento del Consiglio nazionale della categoria.

“I commercialisti – spiega Andrea Foschi, consigliere nazionale con delega al diritto societario - chiedono una riforma “equilibrata” del sistema sanzionatorio. Va evitato il rischio che, pur colpendo le condotte effettivamente criminose, possa di fatto degenerare in un intervento punitivo generalizzato. Il nostro è un documento propositivo”.

“Per quel che concerne gli elementi qualificanti il reato – prosegue Foschi - sembrerebbe necessario specificarne maggiormente la valenza intenzionale, al fine di evitare il pericolo di un allargamento a dismisura dell’ambito applicativo della norma."

"In merito all’elemento oggettivo del reato – è l’altra richiesta illustrata da Foschi - necessiterebbe una maggiore delimitazione del perimetro nell’ambito del quale declinare correttamente la nozione di “bilancio falso”. In tal senso, è imprescindibile il riferimento ai principi contabili nazionali elaborati dall’Organismo Italiano di Contabilità (OIC), nonché ai principi contabili internazionali IAS/IFRS, quale criterio di tipo sia qualitativo che quantitativo (atteso il richiamo al principio di significatività) idoneo a determinare la correttezza o meno della formazione del bilancio".

(CNDCEC, nota del 21 aprile 2015)

 

 

10) Accordo per le imprese: Protocollo d’intesa Sace e Consiglio nazionale dei Commercialisti

Consiglio nazionale e SACE hanno finalizzato un accordo di collaborazione destinato a rafforzare il sostegno alle imprese impegnate in percorsi di internazionalizzazione e ai commercialisti che le assistono, con particolare attenzione alle PMI e in sinergia con le tematiche di EXPO 2015.

Il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili e SACE hanno finalizzato un importante accordo di collaborazione destinato a rafforzare il sostegno alle imprese impegnate in percorsi di internazionalizzazione e ai commercialisti che le assistono, con particolare attenzione alle PMI e in sinergia con le tematiche di EXPO 2015.

L’intesa, firmata oggi dal presidente del CNDCEC Gerardo Longobardi e dal presidente di SACE Giovanni Castellaneta, getta le basi di un percorso di accompagnamento che mette a disposizione dei professionisti iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e dei loro clienti un’ampia offerta di servizi assicurativo-finanziari e di iniziative di formazione in materia di internazionalizzazione sviluppate dal gruppo SACE.

“La partecipazione dei commercialisti ai processi di internazionalizzazione delle imprese è di fondamentale importanza – ha affermato Gerardo Longobardi –. Essi, infatti, con le conoscenze specialistiche e al contempo interdisciplinari che li caratterizzano, rappresentano i consulenti fidati delle aziende italiane per una vasta gamma di percorsi e processi d internazionalizzazione. Inoltre, grazie alla partecipazione alle organizzazioni internazionali quali IFAC e FEE sono in grado di assicurare il miglior raccordo con corrispondenti internazionali qualificati senza dimenticare la loro capacità di presidiare il commercio internazionale con cura e competenza”.

“Sostenere la crescita facendo leva su export e internazionalizzazione richiede uno sforzo strategico importante, in cui ogni attore deve mettere a disposizione know-how e strumenti flessibili e innovativi – ha spiegato Giovanni Castellaneta –. E l’accordo di oggi va in questa direzione, consentendoci di creare un’importante sinergia con il CNDCEC e offrire, attraverso una rete capillare di professionisti, l’assistenza e la consulenza per raggiungere anche le imprese di piccole dimensioni e consentire loro di diventare più competitive, rafforzare la capacità d’investimento con risorse finanziarie aggiuntive, proteggersi dai rischi di mercati più lontani e crescere in sicurezza nei paesi emergenti più promettenti per l’export Made in Italy”.

Tra le varie iniziative, l’accordo prevede l’organizzazione di incontri tecnici e seminari a supporto delle strategie di penetrazione di nuovi mercati a elevato potenziale e iniziative dedicate ai settori più rappresentativi del tessuto imprenditoriale nazionale.

Grazie all’accordo, commercialisti potranno offrire alle loro imprese clienti un servizio di consulenza aziendale a 360°, aiutandole anche a identificare gli strumenti più idonei a sostenere le loro esigenze di crescita in Italia e all’estero, come quelli sviluppati da gruppo SACE: finanziamenti per l’internazionalizzazione, anche attraverso fonti aggiuntive al sistema bancario (Fondo Sviluppo Export); assicurazione delle vendite dal rischio di mancato pagamento; protezione degli investimenti esteri dai rischi politici; anticipazione dei crediti vantati con le controparti, italiane o estere; servizi di recupero del credito e di advisory.

(CNDCEC, nota del 21 aprile 2015)

 

 

11) Non è soggetto ad IRAP l’agente di commercio

L’agente di commercio è soggetto ad IRAP solo dopo i dovuti accertamenti. E’ errato portare avanti il ragionamento secondo cui il professionista dichiarante reddito d’impresa ex art. 2195 c.c., deve ritenersi perciò solo soggetto ad IRAP “senza necessità di ulteriori accertamenti di fatto”. Si tratta di un filone di pensiero che non può essere condiviso.

E’ quanto ha ribadito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7840/2015 depositata nei giorni scorsi.

Dunque, la Suprema Corte, fedele al proprio orientamento sorto in seno alle sue sezioni, prosegue nell’annullare tutte le impugnate sentenze di merito che costringono all’imposizione sulla base dell’errato convincimento. Così facendo, la Cassazione ha dato ragione ad un agente di commercio liberandolo dall soggezione ad IRAP.

Agenti di commercio e IRAP, c’è una specifica pronuncia delle Sezioni Unite a fare chiarezza: Nel caso di specie, i giudici con l’ermellino, per decidere non hanno dovuto far altro che dare applicazione ai principi espressi dalle Sezioni Unite, proprio con riguardo alla figura dell’agente di commercio, nella sentenza n. 12108/2009: non si può considerare tout court “attività d’impresa” lo svolgimento delle attività ausiliarie di cui all’art. 2195 c.c., altrimenti l’imposta “finirebbe per colpire una base fittizia, in contraddizione con una interpretazione costituzionalmente orientata del presupposto impositivo”.

Come precisato dal giudice di legittimità, non è, infatti, l’oggettiva natura dell’attività svolta a essere alla base dell’imposta, ma il modo, l’autonoma organizzazione, in cui la medesima è svolta (“un quid che eccede il lavoro personale del soggetto agente” implicante “l’organizzazione di capitali o lavoro altrui”).

Nel caso di specie, la Corte ha annullato la decisione della CTR che affermava l’automatica soggezione e ha chiesto al giudice del rinvio di compiere i dovuti (mancati) accertamenti per stabilire la sussistenza o meno il presupposto impositivo IRAP.

 

 

12) Benefici previdenziali riconosciuti a ex lavoratori occupati in particolari imprese

Benefici previdenziali riconosciuti a ex lavoratori occupati nelle imprese che hanno svolto attività di scoibentazione e bonifica, affetti da patologia asbesto – correlata derivante da esposizione all’amianto.

E’ questo l’oggetto della circolare dell’INPS n. 80 del 21 aprile 2015.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 29 dicembre 2014, Supplemento ordinario n. 99, è stata pubblicata la legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)”.

L’articolo 1, comma 117, della citata legge così dispone: “ In deroga a quanto disposto dall’articolo 24 del decreto – legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, le disposizioni di cui al comma 2 dell’articolo 13 della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, si applicano ai fini del conseguimento del diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico nel corso dell’ anno 2015, senza la corresponsione di ratei arretrati, sulla base della normativa vigente prima dell’entrata in vigore del citato decreto - legge n. 201 del 2011, anche agli ex lavoratori occupati nelle imprese che hanno svolto attività di scoibentazione e bonifica, che hanno cessato il loro rapporto di lavoro per effetto della chiusura, dismissione o fallimento dell’impresa presso cui erano occupati e il cui sito è interessato da piano di bonifica da parte dell’ ente territoriale, che non hanno maturato i requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla normativa vigente, che risultano ammalati con patologia asbesto – correlata accertata e riconosciuta ai sensi dell’articolo 13, comma 7, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni”.

Normativa di riferimento

L’articolo 13, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, richiamato nella norma in oggetto, ha stabilito che i lavoratori occupati nelle imprese che utilizzano ovvero estraggono amianto, impegnate in processi di ristrutturazione e riconversione produttiva, anche se in corso di dismissione o sottoposte a procedure fallimentari, “e che possano far valere nell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti almeno trenta anni di anzianità assicurativa e contributiva agli effetti delle disposizioni previste dall'articolo 22, primo comma, lettere a) e b), della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni, hanno facoltà di richiedere la concessione di un trattamento di pensione secondo la disciplina di cui al medesimo articolo 22 della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni, con una maggiorazione dell'anzianità assicurativa e contributiva pari al periodo necessario per la maturazione del requisito dei trentacinque anni prescritto dalle disposizioni sopra richiamate, in ogni caso non superiore al periodo compreso tra la data di risoluzione del rapporto e quella del compimento di sessanta anni, se uomini, o cinquantacinque anni se donne”.

Destinatari

I destinatari delle disposizioni di cui al citato comma 117, sono i soggetti:

a) ex lavoratori occupati nelle imprese che hanno svolto attività di scoibentazione e bonifica dall’amianto che hanno cessato il loro rapporto di lavoro per effetto della chiusura, dismissione o fallimento dell’impresa presso cui erano occupati e il cui sito è interessato da piano di bonifica da parte dell’ente territoriale;

b) ammalati con patologia asbesto – correlata documentata dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) e in possesso della certificazione di esposizione all’amianto rilasciata dall’INAIL, per effetto del rinvio all’articolo 13, comma 7, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni;

c) che possono far valere nell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti almeno trenta anni (pari a 1560 settimane) di anzianità assicurativa e di contribuzione utile ai fini del diritto per la pensione di anzianità, come disposto dal comma 2 dell’articolo 13 della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni;

d) in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, con il beneficio di cui al successivo punto 4, in base alle disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del citato decreto legge n. 201 del 2011, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico nel corso dell’anno 2015;

e) che alla data di conseguimento del diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico non hanno maturato i requisiti anagrafici e contributivi per il diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata previsti dalla normativa vigente;

f) che non siano titolari di pensione di invalidità, di pensione di inabilità o di assegno ordinario di invalidità.

In presenza di domanda di pensione, ai fini della verifica della sussistenza del requisito di cui alla lettera a), le Strutture territoriali avranno cura di accertare che:

- l’impresa abbia svolto attività di scoibentazione e bonifica;

- il sito dell’impresa che ha svolto attività di scoibentazione e bonifica sia stato interessato da piano di bonifica da parte dell’ente territoriale.

Beneficio

Il citato comma 117 prevede la facoltà, per i soggetti di cui al precedente punto 3, di beneficiare di una maggiorazione dell'anzianità assicurativa e contributiva non superiore a 5 anni ai fini del perfezionamento dei requisiti per la pensione di anzianità, vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011, utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico nel corso del 2015, sulla base del regime delle decorrenze vigenti prima dell’entrata in vigore del predetto decreto.

Pertanto, con riferimento a tali soggetti, la maggiorazione dell'anzianità assicurativa e contributiva, nel limite sopra indicato, è pari al periodo necessario a conseguire il diritto alla pensione di anzianità sulla base del perfezionamento del primo dei seguenti requisiti:

a) anzianità contributiva non inferiore a 35 anni al raggiungimento dei requisiti indicati nella Tabella B di cui all’Allegato 1, della legge 24 dicembre 2007, n. 247 e s.m.i., adeguati agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e per effetto del decreto ministeriale del 6 dicembre 2011 (vedi Allegato n. 1);

b) anzianità contributiva non inferiore a 40 anni indipendentemente dall’età.

La maggiorazione dell'anzianità assicurativa e contributiva di cui al presente punto è utile ai fini del diritto e della misura della pensione di anzianità.

Tuttavia, ai fini della misura della pensione di anzianità, la maggiorazione dell’anzianità contributiva non può essere in ogni caso superiore al numero delle settimane comprese tra la data di risoluzione del rapporto di lavoro e quella del perfezionamento del requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia di cui all’articolo 24, comma 6, del decreto legge n. 201 del 2011.

Per effetto di quest’ultima limitazione può accadere che la pensione di anzianità venga calcolata sulla base di un numero di settimane di contribuzione utili inferiore a quelle di cui alle lettere a) e b); resta comunque fermo che ai fini del calcolo della pensione devono essere presi in considerazione anche gli eventuali periodi di contribuzione figurativa non valutabili ai fini del relativo diritto.

Il beneficio di cui all’articolo 13, comma 7, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, consistente nella rivalutazione per il coefficiente di 1,5 delle settimane di contribuzione relative a periodi di provata esposizione all’amianto, è utile, ai fini del perfezionamento dei requisiti di cui alle lettere a) e b) del presente punto, per il diritto e la misura.

Decorrenza

Ai trattamenti pensionistici di anzianità, di cui al precedente punto 4, si applica la disciplina in materia di regime delle decorrenze vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011, ovvero, la c.d. finestra mobile di cui all’articolo 12 del citato decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, come modificato in particolare dall’articolo 18, comma 22 ter, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 che stabilisce nei confronti di coloro che accedono alla pensione con un’anzianità contributiva non inferiore a 40 anni indipendentemente dall’età un ulteriore posticipo della decorrenza del trattamento pensionistico.

La decorrenza dei predetti trattamenti pensionistici deve collocarsi nel corso del 2015.

Per i soggetti che, a seguito del riconoscimento della maggiorazione dell’anzianità assicurativa e contributiva di cui al precedente punto 4, perfezionano il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico in data anteriore al 2015, per espressa disposizione normativa, è preclusa la corresponsione di ratei arretrati.

 

Vincenzo D’Andò