Diario quotidiano del 21 aprile 2015: stop alla consegna della copia cartacea della dichiarazione d’intento

Pubblicato il 21 aprile 2015



verifica fiscale: va sempre rilasciato il processo verbale, devono poi passare almeno 60 giorni; operazione 730 precompilato: è cosi tutto semplice come sostiene l’Agenzia delle entrate? intesa sul Ccnl studi professionali; e-commerce: è fatta, decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale; bonus autotrasporto: cambiate le istruzioni per il Modello F24; stop alla consegna della copia cartacea della dichiarazione d’intento e ricevuta di presentazione agli uffici doganali; applicazione delle tassonomie XBRL alle società italiane: circolare Assonime; Inps: Boeri, proposta per reddito minimo over 55; affitto di ramo d’azienda: diritto alla prelazione in caso di vendita; condanna per bancarotta anche senza fallimento

 

 Indice:

 1) Verifica fiscale: va sempre rilasciato il processo verbale, devono poi passare almeno 60 giorni

 2) Operazione 730 precompilato: è cosi tutto semplice come sostiene l’Agenzia delle entrate ?

 3) E’ intesa sul Ccnl studi professionali

 4) E-commerce: è fatta, decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale

5) Bonus autotrasporto: cambiate le istruzioni per il Modello F24

 6) Stop alla consegna della copia cartacea della dichiarazione d’intento e ricevuta di presentazione agli uffici doganali

 7) Applicazione delle tassonomie XBRL alle società italiane: circolare Assonime

 8) Inps: Boeri, proposta per reddito minimo over 55

 9) Affitto di ramo d’azienda: diritto alla prelazione in caso di vendita

10) Condanna per bancarotta anche senza fallimento

 

 

1) Verifica fiscale: va sempre rilasciato il processo verbale, devono poi passare almeno 60 giorni

Senza la redazione del verbale di conclusione dell’accesso in azienda diventa illegittimo il successivo atto di rettifica poiché viola il diritto al contraddittorio.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 7843/2015 del 17 aprile 2015. I giudici hanno ricordato che di ogni accesso presso la sede del contribuente deve essere redatto processo verbale da cui risultano le ispezioni e le rilevazioni eseguite. Inoltre l’art. 12 dello Statuto del contribuente (Legge n. 212/2000) impone che dopo il rilascio del verbale di chiusura devono decorrere almeno 60 giorni prima dell’emissione dell’accertamento.

Il revisore negligente risponde dei danni

Il revisore è responsabile per la sua negligenza che comporta danni alla società, ai soci e ai terzi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7919/2015 conferma il principio e ne individua i contorni. L’attività di revisione non può essere considerata limitata al controllo formale dei dati contabili ma deve comprendere necessariamente una verifica di carattere sostanziale sulla corrispondenza delle operazioni riportate ad operazioni realmente effettuate e, viceversa, sulla corretta rappresentazione nella contabilità di ogni operazione e la presenza di documentazione bancaria contraffatta non costituisce una attenuante alla grave negligenza. Per l’esonero da responsabilità il revisore deve provare di aver agito diligentemente nell’esecuzione dell'incarico, senza che questo comporti la prova della responsabilità dei fatti in capo ad altri soggetti.

 

 

2) Operazione 730 precompilato: è cosi tutto semplice come sostiene l’Agenzia delle entrate ?

Per l’Anc, tante le ragioni per non essere ottimisti sull’operazione 730 precompilato. Il quadro ottimistico fotografato nei giorni scorsi dalle dichiarazioni della Direttrice dell’Agenzia Rossella Orlandi, nel corso del Forum organizzato dall’agenzia di stampa Ansa, non corrisponde alla situazione di “reale difficoltà” in cui versano i professionisti che si trovano a dover operare secondo la nuova normativa che regola l’invio delle dichiarazioni 730 precompilate. Lo sostiene l’ANC, secondo la quale “la natura del tutto sperimentale dell’operazione” non permette di “prevedere un sicuro successo dal punto di vista dell’eliminazione dei disagi per il contribuente e della semplificazione delle procedure”.

Le dichiarazioni trasmesse senza modifiche o integrazioni – si legge nel comunicato stampa diffuso ieri – costituiranno una percentuale verosimilmente troppo esigua per giustificare la messa in moto di una macchina tutta ancora da perfezionare. A pochi giorni dall’avvio dell’operazione – prosegue l’Associazione nazionale commercialisti – sono giunte moltissime segnalazioni e lamentele sulla difficoltà dei cittadini nel reperire i codici necessari all’accesso al modello precompilato e sulla generale disinformazione sull’utilizzo del PIN INPS.

“Noi commercialisti – ha spiegato il Presidente Marco Cuchel – siamo dalla parte della semplificazione e vorremmo che tutta questa operazione fosse veramente realizzata nell’interesse dei contribuenti; temiamo però che nei fatti le cose non stiano così e che a essere privilegiato sia stato l’elemento comunicativo rispetto a quello tecnico e operativo. In primo luogo perché tutto il lavoro preparatorio che è stato svolto non ha riguardato l’Amministrazione, bensì i professionisti, che hanno dovuto inviare, in tempi strettissimi e nella totale incertezza, le Certificazioni uniche, permettendo in questo modo all’Agenzia di incamerare semplicemente, e senza alcun controllo, i dati prodotti e trasmessi da noi. Proprio per questo motivo, non si può sostenere che la responsabilità su quanto apposto nelle precompilate sia in capo all’Agenzia in quanto, ove ci fosse un errore, ne risponderebbe” chi ha prodotto il dato, “quindi il professionista”.

Inoltre, secondo Cuchel, quella del 730 precompilato non è un’operazione a costo zero per i cittadini, “in quanto ci sarà un inevitabile aggravio di costi per i contribuenti derivanti, oltre che dall’aumento dei massimali delle polizze, anche dalle crescenti responsabilità di cui i commercialisti si dovrebbero far carico. Altro costo «nascosto» è quello che la collettività ha certamente sostenuto per il sistema informativo che l’Agenzia ha commissionato alla società preposta e che sicuramente ha comportato un onere non indifferente”.

Per l’ANC, nel suo complesso, l’operazione 730 precompilato presenta quindi numerose contraddizioni e alcuni suoi aspetti sono di dubbia costituzionalità. “Come categoria – ha concluso il Presidente – lo abbiamo evidenziato sin dal principio. Da una parte ci si può anche aspettare che a livello istituzionale si sia particolarmente attenti all’impatto mediatico di tutta l’operazione, facendo leva sulla presunta semplificazione per i cittadini; riteniamo però che si renderebbe sicuramente un servizio migliore al Paese e alla collettività se si riconoscessero anche gli evidenti limiti del sistema messo in piedi, ammettendo la realtà dei fatti”.

 

 

3) E’ intesa sul Ccnl studi professionali

Raggiunta l’intesa tra Confprofessioni e sindacati sul Ccnl studi professionali. Estensione del welfare ai professionisti e ai collaboratori di studio, incentivi per le assunzioni di giovani e lavoratori svantaggiati e spinta alla contrattazione di secondo livello sono i punti salienti dell’ipotesi di accordo per il rinnovo triennale del contratto degli studi professionali, raggiunta ieri a Roma, nella sede di Confprofessioni, con decorrenza 1° aprile 2015, e riguardante circa un milione e mezzo tra lavoratori subordinati, praticanti e professionisti di studio.

Nel dettaglio, Confprofessioni e i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno siglato l’intesa che prevede un aumento salariale per il prossimo triennio di 85 euro a regime per il terzo livello.

“Per la prima volta il contratto degli studi allarga le sue tutele di welfare ai professionisti e collaboratori di studio – ha affermato il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, a margine dell’incontro con i sindacati –. Alla luce delle difficoltà che attraversano i professionisti e in particolare i giovani abbiamo inteso agire perseguendo una logica di inclusività universale. Anche i professionisti potranno così beneficiare delle garanzie di assistenza integrativa messe a disposizione dagli strumenti della bilateralità”.

 

4) E-commerce: è fatta, decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Sono adesso ufficiali le nuove regole IVA sul commercio elettronico. Si applicano dal 1° gennaio 2015. Da tale data sono, infatti, territorialmente rilevanti ai fini IVA nello Stato comunitario in cui il committente risiede. Per i servizi nei confronti dei soggetti privati comunitari, gli operatori italiani possono, comunque, optare per il sistema MOSS, in tal modo assolvono agli adempimenti IVA con tutta semplicità.

E’ stato, infatti, pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 18 aprile 2015, il Decreto Legislativo n. 42/2015 che recepisce le nuove regole comunitarie in materia di territorialità IVA delle prestazioni di servizi elettronici, di telecomunicazione e teleradiodiffusione. Il decreto, recependo i contenuti della direttiva 2008/8/CE, dispone che a partire dal 1° gennaio 2015 tali servizi siano territorialmente rilevanti ai fini IVA nello Stato comunitario ove il committente è stabilito.

In particolare, l’opzione può essere esercitata anche dai soggetti passivi domiciliati o residenti al di fuori dell’Unione europea che dispongono di una stabile organizzazione in Italia. Tale regime consente ai prestatori di servizi di dichiarare in un unico Stato membro le prestazioni rese nei confronti dei consumatori finali residenti nei territori dell’Unione europea e di procedere al versamento dell’imposta applicata in ciascuno degli stessi.

Dunque, il D.Lgs. n. 42/2015 recepisce la direttiva europea 2008/8/CE in materia di territorialità IVA delle prestazioni di servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici rese nei confronti di committenti non soggetti passivi d’imposta. Il decreto, formalmente, entrerà in vigore dal 3 maggio 2015, 15° giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta.

Il provvedimento, approvato il 27 marzo scorso in Consiglio dei ministri, modifica le regole IVA per il c.d. commercio elettronico “diretto”, riguardando le cessioni di beni e servizi virtuali resi tramite il web, smartphone e tablet. Dal 1° gennaio 2015, infatti, tali servizi diventano territorialmente rilevanti ai fini IVA nello Stato comunitario ove il committente è stabilito (ovvero ha il proprio domicilio o la residenza).

A tal fine, il Decreto Legislativo prevede la sostituzione delle lettere f) e g) dell’articolo 7-sexies del DPR 633/1972 e l’abrogazione delle lettere h) ed i) dell’articolo 7-septies. Inoltre, viene completamente riscritto l’articolo 74-quinquies relativo alla disciplina prevista per le operazioni di e-commerce poste in essere dalle imprese extracomunitarie.

In seguito alle modifiche, gli operatori che prestano i suddetti servizi nei confronti di soggetti privati comunitari dovranno identificarsi ai fini IVA nello Stato membro del consumatore, ai fini dell’applicazione dell’imposta. Per far fronte alle difficoltà operative derivanti dall’introduzione delle nuove regole, la direttiva istituisce il regime denominato “Mini one stop shopping (MOSS)”, operativo a partire dal 1° gennaio 2015.

Opzione

Sul piano interno, tale regime opzionale per l’assolvimento dell’imposta relativa ai servizi resi da soggetti passivi nazionali nei confronti di privati stabiliti in altri Stati dell’Unione europea è disciplinato dai nuovi articoli 74-sexies e 74-septies del DPR 633/72.

L’opzione può essere esercitata anche dai soggetti passivi domiciliati o residenti al di fuori dell’Unione europea che dispongono di una stabile organizzazione in Italia.

Tale regime consente ai prestatori di servizi di dichiarare in un unico Stato membro le prestazioni rese nei confronti dei consumatori finali residenti nei territori dell’Unione europea e di procedere al versamento dell’imposta applicata in ciascuno degli stessi.

Invio della richiesta al centro operativo

Grazie al nuovo sistema, il fornitore può identificarsi ai fini Iva in un solo Stato comunitario, pur assolvendo l’imposta dovuta nei singoli Paesi del consumo.

Per le imprese italiane l’accreditamento al sistema è subordinato all’invio di una richiesta presso il centro operativo competente dell’Agenzia delle entrate.

Dichiarazione trimestrale

Nella dichiarazione trimestrale andrà indicato l’ammontare delle prestazioni effettuate nel periodo distintamente per ciascuno Stato, suddiviso per aliquote, al netto dell’Iva.

Pensa a tutto il Fisco

Il meccanismo pone a carico dell’Amministrazione finanziaria ricevente l’onere di distribuire l’imposta complessivamente riscossa, suddividendola in relazione alla residenza dei singoli consumatori.

Sanzioni

In caso di inadempimento, ovvero di omessa o tardiva dichiarazione, si prevede l’applicazione di una sanzione pari all’ammontare dell’imposta dovuta nello Stato che procede all’accertamento. Nell’ipotesi in cui dalla dichiarazione presentata in un altro Stato membro, in relazione all’imposta dovuta in Italia, risulti un’imposta inferiore a quella dovuta, è prevista l’applicazione di una sanzione dal 100% al 200% della differenza tra l’imposta versata e quella dovuta.

Niente compensazione

Per quanto concerne la liquidazione dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione non è possibile avvalersi dell’istituto della compensazione “orizzontale” (ovvero, quella di cui all’articolo 17 del Decreto Legislativo 9 luglio 1997, n. 241). Non è inoltre possibile detrarre l’imposta assolta sugli acquisti, fatta salva la possibilità per i soggetti extra-UE identificati in Italia di chiedere il rimborso dell’imposta assolta ai sensi dell’articolo 38-ter, comma 1-bis, del DPR 633/1972.

Emissione della fattura non obbligatoria

Recependo le osservazioni formulate dalla Commissione Finanze della Camera, il decreto modifica l’art. 22 del DPR 633/1972, affinché per le imprese italiane che forniscono servizi di telecomunicazione nei confronti di consumatori finali italiani l’emissione della fattura non sia obbligatoria se non richiesta dal cliente.

Decreto MEF

L’operatività della norma è tuttavia subordinata all’approvazione di un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

In particolare, il provvedimento si compone dei seguenti articoli:

- Disposizioni in materia di IVA (art. 1)

- Istituzione dei regimi speciali per i servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione ed elettronici (art. 2)

- Disposizioni in materia di riscossione e di ripartizione dell’IVA agli Stati membri di consumo (art. 3)

- Disposizioni su rimborsi e restituzioni (art. 4)

- Disposizioni in materia di controlli sulle dichiarazioni (art. 5)

- Disposizioni in materia di sanzioni (art. 6)

- Disposizioni di attuazione (art. 7)

- Decorrenza (art. 8)

- Disposizioni finanziarie (art. 9).

 

 

5) Bonus autotrasporto: cambiate le istruzioni per il Modello F24

Le rettifiche sono state chieste dall’Agenzia delle Dogane per adeguarsi alle novità di legge sulla disciplina che regola la fruizione in compensazione del bonus fiscale.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 39/E del 20 aprile 2015, ha aggiornato le modalità di compilazione del codice tributo 6740, istituito nel 2002 per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite Modello F24, dell’agevolazione sul gasolio per uso autotrazione nel settore del trasporto

L’aggiornamento delle modalità di compilazione del codice tributo 6740 è stato chiesto dall’Agenzia delle Dogane, alla luce delle modifiche apportate dal D.L. n. 1/2012 al regolamento che disciplina l’agevolazione fiscale a favore degli esercenti le attività di trasporto.

La disciplina sull’agevolazione fiscale a favore degli autotrasportatori (Dpr 277/2000) prevedeva, tra l’altro, che gli interessati dovessero presentare al competente ufficio delle Dogane, entro il 30 giugno successivo alla scadenza di ciascun anno solare, un’apposita dichiarazione sottoscritta dal titolare o dal rappresentante dell’impresa, contenente una serie di informazioni, tra cui i dati identificativi della società, il numero di autoveicoli ammessi al beneficio, il numero dei litri di gasolio consumati per i quali è richiesto il rimborso. A seguito delle modifiche introdotte dal Dl 1/2012, ora la dichiarazione va inviata, a pena di decadenza, non più entro il 30 giugno dell’anno successivo, ma entro il mese successivo alla scadenza di ciascun trimestre solare. Il credito, inoltre, deve essere utilizzato in compensazione non più entro l’anno solare, ma “entro il 31 dicembre dell'anno solare successivo a quello in cui è sorto”.La neo risoluzione, dunque, fornisce le nuove istruzioni per compilare correttamente il modello F24 in caso di fruizione del credito d’imposta in compensazione.In particolare, nel campo “rateazione/regione/prov/mese-rif” deve essere riportato il numero della rata: due caratteri per indicare il trimestre solare di riferimento, altri due per segnalare l’anno di consumo del gasolio (ad esempio, “0215” per rappresentare il trimestre aprile-giugno 2015). Nel campo “anno di riferimento” va invece evidenziato, nel formato “AAAA”, l’anno di presentazione della dichiarazione di riferimento.

 

 

6) Stop alla consegna della copia cartacea della dichiarazione d’intento e relativa ricevuta di presentazione agli uffici doganali

Niente più obbligo di consegna della copia cartacea della dichiarazione d’intento e della relativa ricevuta di presentazione agli uffici doganali.

Dopo l’Agenzia delle entrate, interviene anche l’Agenzia delle Dogane, con la nota n. 46452/RU del 20 aprile 2015, sull’eliminazione dell’obbligo di consegna della copia cartacea della dichiarazione d’intento e della relativa ricevuta di presentazione agli uffici doganali.

Con nota n. 17631/RU dell’11 febbraio 2015 della Direzione centrale legislazione e procedure doganali sono state impartite le istruzioni per l’utilizzo in dogana delle dichiarazioni d’intento valide per una sola operazione e per la loro corretta indicazione nella casella 44 del DAU.

Dal monitoraggio effettuato da questa Direzione sulla qualità dei dati delle dichiarazioni doganali si è riscontrata una altissima percentuale di errori nell’indicazione degli estremi delle dichiarazioni di intento.

Tenuto conto che la corretta indicazione di tali estremi costituisce requisito imprescindibile per accedere alla banca dati delle dichiarazioni d’intento ed attivare i controlli necessari per dispensare dalla consegna in dogana della copia cartacea della dichiarazione d’intento e della relativa ricevuta di presentazione, saranno attivati controlli di natura bloccante, che inibiranno la registrazione della dichiarazione doganale. Onde evitare ricadute che pregiudichino l’operatività degli utenti, come di consueto, si procederà ad una attivazione graduale dei controlli in parola.

A partire dal prossimo 21 aprile saranno, pertanto, attivati controlli bloccanti che comporteranno il rifiuto della registrazione della dichiarazione doganale qualora non siano rispettate le regole di compilazione indicate nella citata nota prot. n. 7631/RU, fornendo come di consueto indicazioni dell’errore riscontrato.

In linea con quanto previsto dalla Risoluzione n. 38/E del 13 aprile 2015, con comunicazione del 20 aprile 2015 pubblicata sul proprio sito internet, l’Agenzia delle Entrate ha aggiornato le istruzioni per la compilazione delle dichiarazioni di intento.

E’ ora consentito presentare una dichiarazione di intento, ai fini dell’utilizzo del plafond in dogana, valida per più operazioni doganali fino alla concorrenza dell’importo ivi indicato.

In relazione a tali modifiche sono state già sviluppate le procedure per la gestione della dichiarazioni di intento della specie che comprendono altresì la predisposizione di “conti scalare” e di controlli correlati che inibiranno la registrazione della dichiarazione doganale nel caso di eventuale superamento dell’importo indicato nella dichiarazione d’intento medesima.

Con successiva nota, che sarà diramata non appena si ridurrà la percentuale degli errori di compilazione riguardanti gli estremi della dichiarazione d’intento di cui si è detto in premessa, si comunicherà la data a partire dalla quale saranno in esercizio tali procedure, condizione necessaria per l’utilizzo in dogana anche della dichiarazione d’intento valida per più operazioni.

Con la stessa nota saranno diramate le istruzioni di dettaglio relative all’attivazione dei controlli sostanziali bloccanti che consentiranno la dispensa dalla consegna in dogana della copia cartacea delle dichiarazioni di intento trasmessa telematicamente all’Agenzia delle Entrate e delle relative ricevute di presentazione per ambedue i tipi di dichiarazioni d’intento. Pertanto, sino a tale data rimangono valide le istruzioni diramate con la richiamata nota 17631/RU.

 

 

7) Applicazione delle tassonomie XBRL alle società italiane: circolare Assonime

Nel corso del 2014 si è compiuta un’ulteriore fase del percorso per l’adozione di XBRL come formato elaborabile per il deposito del bilancio presso il Registro delle imprese. Assonime, con la circolare 12 del 20 aprile 2015, riprende i contenuti della precedente circolare n. 5 del 2010 che illustrava le principali problematiche connesse alla prima applicazione, aggiornandola con le novità intercorse.

È stata infatti rilasciata una nuova versione delle tassonomie che comprende ora anche la nota integrativa.

Anche in questa fase, rimangono escluse dall’obbligo di adozione le società quotate, quelle che adottano i principi contabili internazionali e le società da queste controllate o incluse nel loro consolidato.

La circolare riprende i contenuti della nostra precedente circolare n. 5 del 2010 che illustrava le principali problematiche connesse alla prima applicazione, aggiornandola con le novità intercorse.

Obbligo di deposito della nota integrativa in formato XBRL

Dal 3 marzo 2015 le società di capitali che redigono i bilanci d’esercizio secondo i principi contabili nazionali dovranno produrre tutto il bilancio (stato patrimoniale, conto economico, nota integrativa) in un unico file nel formato elettronico elaborabile XBRL.

Tale obbligo riguarda i bilanci:

- relativi all'esercizio chiuso il 31.12.2014 o successivamente;

- approvati a partire dal giorno 3 Marzo 2015

che dovranno essere conformi alla nuova Tassonomia ver. 2014-11-17, come da Comunicato del Ministero dello Sviluppo Economico pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 294 del 19 dicembre 2014 in applicazione dell'articolo 5, comma 6, del D.P.C.M. 10 dicembre 2008.

XBRL, acronimo di eXtensible Business Reporting Language, è un linguaggio di contrassegno estensibile, derivato dall' XML, creato appositamente per il reporting dei dati economico finanziari in formato elettronico elaborabile.

Lo standard, sostenuto e promosso a livello internazionale da XBRL International (consorzio no-profit di enti istituzionali e privati), nasce con l'intento di favorire gli scambi e la comunicazione trasparente delle informazioni contabili-finanziarie, definendo una struttura flessibile ed internazionalmente condivisa di codifica e presentazione dei dati contabili.L'utilizzo del formato XBRL permette di superare alla fonte le problematiche connesse all'eterogeneitá dei formati e degli schemi contabili adottati nei diversi report, consentendo lo scambio e la corretta interpretazione delle informazioni finanziarie anche in ambito internazionale.Nei documenti, redatti nel formato elettronico XBRL, ciascuna voce è univocamente individuata da un'etichetta ("tag") a cui viene associato un insieme d'informazioni (metadati) che ne qualificano i riferimenti normativi, i criteri di presentazione, le relazioni matematiche che la correlano ad altre voci e le possibili traduzioni in lingue diverse (essenziali in ambiente internazionale).La classificazione gerarchica delle voci contabili e dei concetti che le sottendono, determina una specifica Tassonomia di bilancio, il cui uso caratterizza la struttura, l'interpretazione e la rappresentazione dei dati in modalità definita e standard. Con il termine di Istanza si indica uno specifico documento contabile redatto in base ad una definita Tassonomia.In sintesi, un bilancio in formato XBRL è rappresentabile utilizzando due componenti distinte:

- la Tassonomia XBRL , che definisce la "struttura" del documento;- l'istanza XBRL, in cui sono esposti, secondo lo schema di Tassonomia definito, i fatti contabili dell'impresa relativi a entitá e periodi specifici.

La tecnologia XBRL si basa su una serie di standard pre-esistenti, definiti dal W3C (Word Wide Web Consortium): XML, Namespace, XML Schema, Xlink, Taxonomy e Report

 

 

8) Inps: Boeri, proposta per reddito minimo over 55

L’Inps presenterà "a giugno" una proposta per introdurre "un reddito minimo garantito per le persone tra i 55 e 65 anni". Lo ha detto il presidente Tito Boeri. "Non credo che dare loro un trasferimento, che sarà basso - dice - li esponga al rischio di non mettersi in cerca di un lavoro". Si tratta di persone che "difficilmente trovano un nuovo impiego (solo il 10%)".

"Sarei felice se il governo riuscisse a trovare le risorse per finanziare un reddito minimo garantito per tutta la popolazione", puntualizza Boeri, sottolineando che la proposta per gli over 55enni "è complementare". Il professore evidenzia poi che con la crisi "abbiamo avuto una forte crescita di povertà per questa fascia di età". Si tratta di persone che se perdono il lavoro "riescono a trovare un reimpiego solo nel 10% dei casi", indica Boeri.

(Ansa, nota del 20 aprile 2015)

 

 

9) Affitto di ramo d’azienda: diritto alla prelazione in caso di vendita

Prelazione sul ramo d’azienda affittato, solo se il contratto è ancora in essere. L’affittuario del ramo d’azienda, che, in virtù del contratto di affitto abbia assunto la gestione (e i dipendenti) della società ammessa al concordato, ha diritto alla prelazione, in caso di vendita, solo se il contratto d’affitto è ancora in essere al momento della determinazione definitiva del prezzo di vendita, non bastando a tal fine la sola detenzione materiale dell’azienda.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7753 del 16 aprile 2015, si è pronunciata sull’art. 3 della Legge n. 223/91 che disciplina, appunto, il diritto di prelazione dell’imprenditore che, a titolo di affitto, “abbia assunto la gestione, anche parziale, di aziende appartenenti ad imprese assoggettate alle procedure concorsuali”.

La questione ruota attorno all’espressione “abbia assunto la gestione”. Nel caso di specie, l’(ex) affittuario (poi detentore materiale) dell’azienda, adiva i giudici supremi per impugnare il provvedimento del Tribunale che respingeva il suo reclamo proposto avverso il decreto di trasferimento emesso dal Giudice Delegato del Fallimento. In particolare, vistosi negare il diritto di prelazione, in virtù della cessazione del contratto di affitto, reclamava davanti agli Ermellini che il menzionato art. 3 riconosce il diritto in questione a chi “abbia assunto la gestione” e non “a chi abbia la gestione”. Per la Cassazione la semplice detenzione non fa conservare la prelazione. Respingendo il ricorso dell’imprenditore, la Corte nega che la formulazione della norma consenta di ritenere la spettanza del diritto a chi non abbia più la gestione dell’azienda “e soprattutto non può ritenersi l’attribuibilità del diritto a chi non possa più vantare un titolo giuridico a base della gestione, ma solo una situazione di mero fatto”.

 

 

10) Condanna per bancarotta anche senza fallimento

Condanna per bancarotta anche se il fallimento non è il risultato del delitto. Ai fini della condanna per il reato di bancarotta fraudolenta non serve necessariamente che il fallimento sia il risultato del delitto. Ovvero, in termini più tecnici, il fallimento non deve essere considerato come “l’evento” del reato ma semplicemente un elemento che ne integra la fattispecie. Ragionamento che conduce, inevitabilmente, a una maggiore facilità a punire le condotte distrattive.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16026 del 16 aprile 2015, andando ad annullare la precedente pronuncia di assoluzione, fondata proprio sull’assenza, nel caso di specie, del (ritenuto) necessario rapporto di causalità tra fallimento e azione o omissione che costituiscono il reato di bancarotta fraudolenta.

Il Tribunale dichiarava il non doversi procedere nei confronti dell’imprenditore, perché il fatto non costituisce reato, rifacendosi a una precedente pronuncia di legittimità secondo cui lo stato d’insolvenza che dà luogo al fallimento costituisce elemento essenziale del reato, in qualità di evento dello stesso “e pertanto deve porsi in rapporto causale con la condotta dell’agente e deve essere altresì sorretto dall’elemento soggettivo del dolo”.

Allontanandosi dall’orientamento menzionato, reputato “una tesi rimasta isolata”, gli Ermellini riportano al centro della questione gli elementi che caratterizzano il reato: da una parte, il dolo generico (per la punibilità basta la consapevolezza di dare al patrimonio sociale una destinazione diversa da quella di garanzia delle obbligazioni contratte) e dall’altra “il pericolo al quale espone gli interessi dei creditori” che viene “ben prima” del danno che provoca.

 

Vincenzo D’Andò