Diario fiscale del 20 aprile 2015: niente reato di omesso versamento IVA in caso di concordato preventivo

Pubblicato il 20 aprile 2015

avvocati: è la P.A. che paga la tassa di iscrizione nella sezione speciale dell’Albo; IVA: la Corte di giustizia Ue si pronuncia sulla locazione di immobile; bonus di € 80: interrogazione parlamentare; omesso versamento IVA: con il concordato niente reato; modello 730 precompilato: comunicato delle Entrate; INPS: cessione del quinto - tassi in vigore; fondi interprofessionali per la formazione continua: istituito nuovo Fondo; ente non profit: la cattiva gestione contabile non porta a sostenere la sua natura di soggetto commerciale; modello 730 “Precompilato zeppo di errori”: non è vero nulla; ecco come potere rinviare l’approvazione dei bilanci 2015; Bankitalia: Jobs act migliora prospettive occupazione; DEF 2015: il voto in Aula giovedì prossimo

 

 Indice:

 1) Avvocati: è la P.A. che paga la tassa di iscrizione nella sezione speciale dell’Albo

 2) IVA: la Corte di giustizia Ue si  pronuncia sulla locazione di immobile

 3) Bonus di € 80: interrogazione parlamentare

 4) Omesso versamento IVA: con il  concordato niente reato

 5) Modello 730 precompilato: comunicato delle Entrate

 6) INPS: cessione del quinto - tassi in vigore

 7) Fondi interprofessionali per la formazione continua: istituito nuovo Fondo

 8) Ente non profit: la cattiva gestione contabile non porta a sostenere la sua natura di soggetto   commerciale

 9) Modello 730 “Precompilato zeppo di errori”: non è vero nulla

 10) Ecco come potere rinviare   l’approvazione dei bilanci 2015

 11) Bankitalia: Jobs act migliora  prospettive occupazione

 12) DEF 2015: il voto in Aula  giovedì prossimo

 

 

1) Avvocati: è la P.A. che paga la tassa di iscrizione nella sezione speciale dell’Albo

Dipendenti iscritti agli albi: La tassa viene pagata dalla pubblica Amministrazione.

Avvocati rimborsati: È l’Amministrazione che deve pagare al dipendente inserito nel ruolo professionale legale la tassa annuale di iscrizione all’elenco speciale annesso all’albo forense per l’esercizio della professione nell’interesse esclusivo dell’ente datore. E ciò perché opera lo schema ex articolo 1719 c.c.: il mandante deve tenere il mandatario indenne da tutte le diminuzioni patrimoniali che scaturiscono dall’incarico svolto. Se dunque il lavoratore ha anticipato di tasca propria, deve essere reintegrato dell’esborso perché il pagamento della quota all’Ordine non può ritenersi coperto dall’indennità di toga né inerente ai rimborsi spese.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7776 del 16 aprile 2015.

Decisiva l’esclusiva. Niente da fare per l’Inps: dovrà rassegnarsi a restituire all’ex dipendente tutte le tasse versate dal lavoratore quando era impiegato all’ufficio legale dell’istituto. La Suprema corte dà seguito al parere pronunciato dal Consiglio di stato nell’affare 678/10: non convince l’interpretazione della Corte dei conti secondo cui la tassa dovrebbe ritenersi «strettamente personale» perché legata all’integrazione del requisito professionale previsto per svolgere il rapporto con l’ente. Decisiva è invece l’esclusività del rapporto che lega l’avvocato all’amministrazione: l’opera professionale risulta garantita nell’ambito della subordinazione, la tassa annuale da pagare all’Ordine rientra fra i costi per lo svolgimento dell’attività e deve dunque gravare sull’ente datore, che è l’unico beneficiario delle prestazioni. L’amministrazione deve rimborsare perché la quota annuale per l’iscrizione all’elenco speciale dell’albo non può ritenersi riconducibile alla retribuzione e ha un regime tributario incompatibile con le spese sostenute nell’interesse della persona, come quelle affrontate per gli studi universitari e per l’acquisizione dell’abilitazione professionale. L’analogia con il contratto di mandato, poi, è rilevata laddove nel lavoro dipendente si configura l’assunzione a compiere l’attività per conto e nell’interesse altrui: così è il datore che deve fornire i mezzi necessari al dipendente come il mandante al mandatario.

 

 

2) IVA: la Corte di giustizia Ue si pronuncia sulla locazione di immobile

Locazione di immobile, fornitura utenze e raccolta rifiuti distinte ai fini IVA. Per la Corte Ue, costituiscono prestazioni indipendenti, salvo elementi così collegati da formare una sola prestazione economica inscindibile. I beni e servizi collegati all’uso dell’immobile, quali energia elettrica, acqua, riscaldamento, forniti dal locatore al conduttore, sono in via di principio operazioni distinte rispetto alla locazione, da assoggettare autonomamente all’Iva; occorre tuttavia verificare caso per caso le circostanze concrete, potendo anche ravvisarsi un’unica operazione con la messa a disposizione dell’immobile.

Ricorre la seconda ipotesi, per esempio, «nella locazione di uffici chiavi in mano, pronti a entrare in funzione con la fornitura delle utenze… e nella locazione di beni immobili per periodi brevi… offerta con tali prestazioni senza che queste ultime ne possano essere separate.» Lo ha chiarito la Corte di giustizia Ue con la sentenza del 16 aprile 2015.

Le questioni erano sorte in relazione a una controversia fiscale riguardante una società incaricata della gestione degli immobili statali, che nell’ambito della locazione dei beni procede a rifatturare ai locatari, come da contratto, i costi della fornitura delle utenze acquistate a proprio nome, quali l’elettricità, il riscaldamento e l’acqua, nonché il servizio di raccolta dei rifiuti, con applicazione delle diverse aliquote Iva previste.

Al riguardo, i giudici polacchi hanno chiesto alla Corte di chiarire se la direttiva Iva debba essere interpretata nel senso che, in tale ipotesi, si configura una cessione, effettuata dal locatore, di energia elettrica e di riscaldamento, di acqua, nonché la prestazione di servizi di raccolta dei rifiuti, a favore del conduttore e, in caso positivo, se le somme addebitate al locatore concorrano alla base imponibile del servizio di locazione o si tratti di operazioni distinte e autonome.

Sulla prima questione, la Corte osserva che nella fattispecie, a differenza di altri casi sottoposti al proprio giudizio, la fornitura di elettricità, di riscaldamento e di acqua, nonché la raccolta dei rifiuti, cui provvedano operatori terzi a favore del conduttore che utilizza direttamente tali beni e servizi, devono essere considerate prestate dal locatore che abbia concluso i contratti con i fornitori e si limita a trasferirne i costi al conduttore.

 

 

3) Bonus di € 80: interrogazione parlamentare

Tfr in busta con effetti a catena. Il Tfr in busta paga può far scattare il diritto al bonus di 80 euro per i soggetti «incapienti». Il lavoratore che, grazie alle detrazioni, in condizione normali presenta un’Irpef netta pari a zero resta infatti escluso dal beneficio introdotto dal DL n. 66/2014. Ma se p