Diario fiscale del 20 aprile 2015: niente reato di omesso versamento IVA in caso di concordato preventivo

Pubblicato il 20 aprile 2015



avvocati: è la P.A. che paga la tassa di iscrizione nella sezione speciale dell’Albo; IVA: la Corte di giustizia Ue si pronuncia sulla locazione di immobile; bonus di € 80: interrogazione parlamentare; omesso versamento IVA: con il concordato niente reato; modello 730 precompilato: comunicato delle Entrate; INPS: cessione del quinto - tassi in vigore; fondi interprofessionali per la formazione continua: istituito nuovo Fondo; ente non profit: la cattiva gestione contabile non porta a sostenere la sua natura di soggetto commerciale; modello 730 “Precompilato zeppo di errori”: non è vero nulla; ecco come potere rinviare l’approvazione dei bilanci 2015; Bankitalia: Jobs act migliora prospettive occupazione; DEF 2015: il voto in Aula giovedì prossimo

 

 Indice:

 1) Avvocati: è la P.A. che paga la tassa di iscrizione nella sezione speciale dell’Albo

 2) IVA: la Corte di giustizia Ue si  pronuncia sulla locazione di immobile

 3) Bonus di € 80: interrogazione parlamentare

 4) Omesso versamento IVA: con il  concordato niente reato

 5) Modello 730 precompilato: comunicato delle Entrate

 6) INPS: cessione del quinto - tassi in vigore

 7) Fondi interprofessionali per la formazione continua: istituito nuovo Fondo

 8) Ente non profit: la cattiva gestione contabile non porta a sostenere la sua natura di soggetto   commerciale

 9) Modello 730 “Precompilato zeppo di errori”: non è vero nulla

 10) Ecco come potere rinviare   l’approvazione dei bilanci 2015

 11) Bankitalia: Jobs act migliora  prospettive occupazione

 12) DEF 2015: il voto in Aula  giovedì prossimo

 

 

1) Avvocati: è la P.A. che paga la tassa di iscrizione nella sezione speciale dell’Albo

Dipendenti iscritti agli albi: La tassa viene pagata dalla pubblica Amministrazione.

Avvocati rimborsati: È l’Amministrazione che deve pagare al dipendente inserito nel ruolo professionale legale la tassa annuale di iscrizione all’elenco speciale annesso all’albo forense per l’esercizio della professione nell’interesse esclusivo dell’ente datore. E ciò perché opera lo schema ex articolo 1719 c.c.: il mandante deve tenere il mandatario indenne da tutte le diminuzioni patrimoniali che scaturiscono dall’incarico svolto. Se dunque il lavoratore ha anticipato di tasca propria, deve essere reintegrato dell’esborso perché il pagamento della quota all’Ordine non può ritenersi coperto dall’indennità di toga né inerente ai rimborsi spese.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7776 del 16 aprile 2015.

Decisiva l’esclusiva. Niente da fare per l’Inps: dovrà rassegnarsi a restituire all’ex dipendente tutte le tasse versate dal lavoratore quando era impiegato all’ufficio legale dell’istituto. La Suprema corte dà seguito al parere pronunciato dal Consiglio di stato nell’affare 678/10: non convince l’interpretazione della Corte dei conti secondo cui la tassa dovrebbe ritenersi «strettamente personale» perché legata all’integrazione del requisito professionale previsto per svolgere il rapporto con l’ente. Decisiva è invece l’esclusività del rapporto che lega l’avvocato all’amministrazione: l’opera professionale risulta garantita nell’ambito della subordinazione, la tassa annuale da pagare all’Ordine rientra fra i costi per lo svolgimento dell’attività e deve dunque gravare sull’ente datore, che è l’unico beneficiario delle prestazioni. L’amministrazione deve rimborsare perché la quota annuale per l’iscrizione all’elenco speciale dell’albo non può ritenersi riconducibile alla retribuzione e ha un regime tributario incompatibile con le spese sostenute nell’interesse della persona, come quelle affrontate per gli studi universitari e per l’acquisizione dell’abilitazione professionale. L’analogia con il contratto di mandato, poi, è rilevata laddove nel lavoro dipendente si configura l’assunzione a compiere l’attività per conto e nell’interesse altrui: così è il datore che deve fornire i mezzi necessari al dipendente come il mandante al mandatario.

 

 

2) IVA: la Corte di giustizia Ue si pronuncia sulla locazione di immobile

Locazione di immobile, fornitura utenze e raccolta rifiuti distinte ai fini IVA. Per la Corte Ue, costituiscono prestazioni indipendenti, salvo elementi così collegati da formare una sola prestazione economica inscindibile. I beni e servizi collegati all’uso dell’immobile, quali energia elettrica, acqua, riscaldamento, forniti dal locatore al conduttore, sono in via di principio operazioni distinte rispetto alla locazione, da assoggettare autonomamente all’Iva; occorre tuttavia verificare caso per caso le circostanze concrete, potendo anche ravvisarsi un’unica operazione con la messa a disposizione dell’immobile.

Ricorre la seconda ipotesi, per esempio, «nella locazione di uffici chiavi in mano, pronti a entrare in funzione con la fornitura delle utenze… e nella locazione di beni immobili per periodi brevi… offerta con tali prestazioni senza che queste ultime ne possano essere separate.» Lo ha chiarito la Corte di giustizia Ue con la sentenza del 16 aprile 2015.

Le questioni erano sorte in relazione a una controversia fiscale riguardante una società incaricata della gestione degli immobili statali, che nell’ambito della locazione dei beni procede a rifatturare ai locatari, come da contratto, i costi della fornitura delle utenze acquistate a proprio nome, quali l’elettricità, il riscaldamento e l’acqua, nonché il servizio di raccolta dei rifiuti, con applicazione delle diverse aliquote Iva previste.

Al riguardo, i giudici polacchi hanno chiesto alla Corte di chiarire se la direttiva Iva debba essere interpretata nel senso che, in tale ipotesi, si configura una cessione, effettuata dal locatore, di energia elettrica e di riscaldamento, di acqua, nonché la prestazione di servizi di raccolta dei rifiuti, a favore del conduttore e, in caso positivo, se le somme addebitate al locatore concorrano alla base imponibile del servizio di locazione o si tratti di operazioni distinte e autonome.

Sulla prima questione, la Corte osserva che nella fattispecie, a differenza di altri casi sottoposti al proprio giudizio, la fornitura di elettricità, di riscaldamento e di acqua, nonché la raccolta dei rifiuti, cui provvedano operatori terzi a favore del conduttore che utilizza direttamente tali beni e servizi, devono essere considerate prestate dal locatore che abbia concluso i contratti con i fornitori e si limita a trasferirne i costi al conduttore.

 

 

3) Bonus di € 80: interrogazione parlamentare

Tfr in busta con effetti a catena. Il Tfr in busta paga può far scattare il diritto al bonus di 80 euro per i soggetti «incapienti». Il lavoratore che, grazie alle detrazioni, in condizione normali presenta un’Irpef netta pari a zero resta infatti escluso dal beneficio introdotto dal DL n. 66/2014. Ma se per effetto della liquidazione mensile del trattamento di fine rapporto, assoggettato a tassazione ordinaria, si genera un’imposta a debito, allora matura il diritto alla percezione del bonus Irpef. Ciò a patto che si verifichino al contempo gli altri due requisiti previsti dalla norma, ossia la qualificazione del compenso come reddito da lavoro dipendente o assimilato, nonché il rispetto del limite massimo dei 26 mila euro annui. È quanto ha chiarito il sottosegretario all’Economia, nella risposta data il 16 aprile 2015 nel corso di un’interrogazione in commissione finanze alla camera.

Il quesito, presentato riguardava gli effetti fiscali della Quir, ossia la quota integrativa della retribuzione meglio nota come Tfr in busta paga, introdotta dalla legge n. 190/2014. La materia ha trovato la sua regolamentazione nel dpcm n. 29 del 20 febbraio 2015. Il provvedimento ha precisato che la Quir non concorre ai fini della verifica del limite dei 26 mila euro per la determinazione della spettanza del bonus di 80 euro. Nessuna precisazione, rileva però Paglia, circa l’imposta generata dal concorso del Tfr anticipato al reddito complessivo. Condizione, questa, che anche in capo ai soggetti incapienti potrebbe far sorgere il diritto al bonus (fino a quel momento negato a causa dell’assenza di imposta da versare). Dal Mef arriva la conferma.

 

 

4) Omesso versamento IVA: con il concordato niente reato

In presenza del concordato preventivo è da escludere il reato di omesso versamento IVA.

L’omologazione con dilazione del debito “nega”, alla scadenza legale, l’integrazione della fattispecie di cui all’art. 10-ter del DLgs. 74/2000.

L’omesso versamento dell’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale, per importi superiori a 50.000 euro, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo (27 dicembre), non integra la fattispecie di cui all’art. 10-ter del DLgs. 74/2000, sia dal punto di vista materiale sia psicologico, ove il contribuente sia anteriormente ammesso ad una procedura di concordato preventivo che preveda la mera dilazione del debito in questione. In ambito cautelare, di riflesso, una simile evenienza esclude la sussistenza del “fumus” del reato sul quale poter fondare un provvedimento di sequestro preventivo (anche per equivalente) del supposto conseguente profitto.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 15853 del 16 aprile 2015)

 

 

5) Modello 730 precompilato: comunicato delle Entrate

24 ore di Precompilata. 20.442.683 i modelli 730 elaborati dall’Agenzia 257mila gli accessi per visualizzare la dichiarazione.

  1. http://info730.agenziaentrate.gov.it. È questo un primo bilancio a poco più di 24 ore dalla partenza dell’“operazione precompilata”, che sta portando, inoltre, a una crescita esponenziale dei Pin richiesti per accedere ai servizi online dell’Agenzia: solo negli ultimi 4 mesi ne sono stati rilasciati oltre 900mila che, sommati a quelli già attivi, sfiorano quota 3 milioni.

L’identikit dei contribuenti

Sono 20.442.683 gli italiani per i quali l’Agenzia ha predisposto il 730 precompilato: si tratta dei 18.007.622 contribuenti che nel 2014 avevano presentato il 730 e dei 2.435.061 che, pur avendo optato lo scorso anno per il modello Unico, sono in possesso dei requisiti per la nuova dichiarazione precompilata.

Nelle prime 24 ore, sono stati oltre 206mila i contribuenti che hanno preso confidenza con il proprio 730 precompilato, in attesa di accettarlo o integrarlo a partire dal prossimo 1° maggio. Di questi, 79mila hanno avuto accesso alla dichiarazione precompilata utilizzando le credenziali dell’Inps.

Spazio anche alla consultazione del 730 tramite i Caf e gli altri intermediari che, nella sola giornata di ieri, hanno inviato oltre un milione di richieste di accesso alle quali l’Agenzia ha dato un riscontro nel 100% dei casi.

Tutti i numeri del Pin

Dall’inizio dell’anno i contribuenti che hanno richiesto il Pin per accedere ai servizi online dell’Agenzia sono stati 903.322. Di questi, 788.781 lo hanno richiesto direttamente tramite il sito internet delle Entrate, 109.293 recandosi in un ufficio territoriale dell’Amministrazione finanziaria, 4.804 via call center e 444 presso i Consolati.

Grazie a queste nuove abilitazioni, che hanno segnato un incremento del 45,9%, il numero complessivo degli utenti di Fisconline è salito a quota 3 milioni. Oltre a questi, sono pronti ad accedere alla precompilata anche i circa 5 milioni di contribuenti in possesso delle credenziali di accesso rilasciate dall’Inps, per un totale di quasi 8 milioni.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 69 del 16 aprile 2015)

 

 

6) INPS: cessione del quinto - tassi in vigore

L’Inps, con il messaggio n. 2646 del 16 aprile 2015, informa che il valore dei tassi applicati nel periodo 1 aprile 2015 – 30 giugno 2015 per i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio e della pensione, sono i seguenti:

Classi   di importo in euro:

Tassi   medi

Tassi   soglia usura

fino   a 5.000,00 €

12,55

19,6875

oltre   5.000,00 €

11,47

18,3375

Ne consegue che i tassi soglia TAEG da utilizzare per i prestiti con cessione del quinto della pensione, di cui all’articolo 10 della convenzione INPS, approvata con determinazione presidenziale n. 76 del 5 aprile 2013, finalizzata alla concessione di prodotti di finanziamento a pensionati, variano come segue:

TASSI   SOGLIA CONVENZIONALI PER CLASSE DI ETA’ DEL PENSIONATO E CLASSE DI IMPORTO   DEL PRESTITO

 

 

Classi   di età del pensionato (*)

Fino   a 5.000 €

Oltre   5.000 €

fino   a 59 anni

9,31

9,03

60-69

10,91

10,63

70-79

13,51

13,23

(*) Le classi di età comprendono il compleanno dell’età minima della classe; l’età si intende a fine piano.

Le suddette modifiche sono operative con decorrenza 1° Aprile 2015.

(Inps, messaggio n. 2646 del 16 aprile 2015)

 

 

7) Fondi interprofessionali per la formazione continua: istituito nuovo Fondo

L’Inps, con il messaggio n. 2644 del 16 aprile 2015, informa che con Decreto Direttoriale 54Segr. D.G.2015 del 2 marzo 2015 – pubblicato nella sezione “Pubblicità Legale” del proprio sito istituzionale – il Ministero del Lavoro ha autorizzato l’operatività di un nuovo “Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la Formazione Continua dei dirigenti, dei quadri, dei ricercatori e dei dipendenti delle imprese del comparto commercio-turismo-servizi della piccola e media impresa”, denominato “Fondo Conoscenza”.

Costituito a seguito di accordo interconfederale sottoscritto tra l’organizzazione datoriale Fenapi (Federazione nazionale autonoma piccoli imprenditori) e quella dei lavoratori CIU (Confederazione Italiana di Unione delle professioni Intellettuali), il Fondo svolgerà le attività di cui all’articolo 118, c. 1 della legge n. 388/2000.

Per consentire ai datori di lavoro interessati di aderire al nuovo Fondo, è stato istituito il nuovo codice:

Fondo

Codice   adesione

FONDOCONOSCENZA

FCON

da valorizzare nell’elemento <Adesione> di <FondoInterprof>, contenuto nell’elemento <DenunciaAziendale> del flusso UniEmens.

(Inps, messaggio n. 2644 del 16 aprile 2015)

 

 

8) Ente non profit: la cattiva gestione contabile non porta a sostenere la sua natura di soggetto commerciale

Associazioni, la gestione non corretta non prova la natura commerciale. Se le concrete evidenze di bilancio confermano la natura di ente senza scopo di lucro dell’associazione, l’eventuale comportamento gestionale non formalmente corretto, non può condurre all’affermazione della natura commerciale. Ovvero, detto in parole più semplici, la sostanza vince sulla forma.

In tal senso si è pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 7585 del 15 aprile 2015, con cui viene confermata la sentenza che annulla gli avvisi emessi dall’Amministrazione, sulla scorta della pretesa natura commerciale dell’associazione, un centro dedito all’insegnamento della danza.

Quali gli elementi che hanno dimostrato l’effettiva assenza dello scopo di lucro

Diversi gli elementi che hanno convinto i giudici di merito prima, e quelli di Cassazione poi, sul fatto che, nonostante il comportamento gestionale non corretto, la contribuente costituisse “effettivamente un’associazione senza scopo di lucro”. Tra questi, le modeste entità contabili dimostrate dai bilanci, le cui entrate erano rappresentate unicamente dalle quote dei soci e da qualche contributo di ente pubblico (comune) o banche, le spese superiori agli incassi e dovute al pagamento degli istruttori, degli affitti per la palestra, dei costumi e così via. E ancora, le testimonianze raccolte dalla G.d.F., da cui risultava che la quasi totalità degli associati (solo una testimonianza era di segno contrario) fosse a conoscenza di essere socio, oltre al fatto che erano stati convocati per le assemblee annuali.

Gli enti non commerciali si caratterizzano per la struttura organizzativa e per la natura peculiare dell’attività esercitata. Sotto il primo profilo l’ente può assumere la forma della fondazione o dell’associazione riconosciuta o senza personalità giuridica. Relativamente al secondo aspetto, invece, l’attività si considera non commerciale solo se è diversa da quelle tipicamente costituenti oggetto d’impresa previste dall’art. 2195 c.c. Dal punto di vista prettamente fiscale, inoltre, sono non commerciali le attività che, pur non rientrando tra quelle tipicamente d’impresa, sono in ogni caso prive dei requisiti dell’abitualità e della professionalità. Ai fini della verifica della non commercialità è decisivo l’esame dell’ attività effettivamente oggetto d’esercizio per come risultante dall’atto costitutivo. In ogni caso, comunque, l’attività coincide con quella necessaria per il raggiungimento dei fini istituzionali. La non commercialità prescinde dall’assenza del fine di lucro ovvero dal vincolo alla destinazione degli utili alle finalità dell’ente con conseguente impedimento alla distribuzione tra i soci.

Dal punto di vista normativo, l’art. 149 del DPR 917/1986, (Testo unico delle imposte sui redditi), individua alcuni parametri che sono decisivi ai fini della qualificazione della natura dell’attività concretamente esercitata. L’ente, infatti, si considera commerciale se c’è prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attività commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attività; se i ricavi derivanti da attività riconducibili a quelle d’impresa superano il valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti alle attività istituzionali; se i redditi derivanti da attività commerciali sono superiori alle entrate istituzionali; se, infine, le componenti negative relative all’attività avente i caratteri della commercialità prevalgono sulle restanti spese. Il ricorrere di una sola delle condizioni sopra esposte non implica la perdita automatica della qualifica di ente non commerciale. Sotto l’aspetto della prassi operativa, l’Amministrazione finanziaria, in un caso avente ad oggetto l’esame dell’attività didattica svolta da un’associazione per finalità di promozione della cultura, ha chiarito che ai fini della perdita della qualifica della natura commerciale è indifferente lo scopo perseguito risultando decisiva la combinazione dei diversi fattori che si connota per la sua idoneità a dar vita ad un’organizzazione contraddistinta dalla professionalità e sistematicità nell’erogazione del servizio (cfr ris. 66/00 Ministero Finanze).

Per quanto attiene all’aspetto normativo, l’art. 143 TUIR prevede espressamente che non si considerano commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell’articolo 2195 c.c. rese in conformità alle finalità istituzionali e verso il pagamento di corrispettivi specifici che non eccedono i costi di diretta imputazione. Con riferimento agli enti pubblici e privati diversi dalle società nonché ai trust, il terzo comma della medesima disposizione esclude dalla formazione del reddito i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. Sono altresì esclusi dall’imponibile i contributi corrisposti da amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di attività aventi finalità sociale esercitate in conformità ai fini istituzionali.

L’art. 148 DPR 917/1986, invece, detta una disciplina di dettaglio riservata ai soli enti di tipo associativo. Per questi ultimi, in particolare, non è considerata commerciale l’attività svolta nei confronti degli associati e partecipanti in conformità alle finalità istituzionali e le somme versate a titolo di quote o contributi non concorrono alla formazione del reddito. Sul tema la Corte Costituzionale, con la sentenza 467 del 19 novembre 1992, ha espressamente escluso che una associazione possa essere arbitra della propria tassabilità. Ai fini dell’esclusione dell’assoggettamento ad imposta della cessione di beni o della prestazione di servizi è necessario che tali attività risultino effettuate in conformità alle finalità istituzionali e siano svolte esclusivamente nei confronti di soggetti pienamente titolari dei diritti e degli obblighi derivanti dalla qualità di associati. A riguardo, inoltre, la Corte di Legittimità ha altresì statuito che nel caso di un circolo con la porta di accesso sulla pubblica via se c’è la possibilità che la somministrazione venga effettuata nei confronti di terzi si è al di fuori della previsione normativa agevolativa, per cui non c’è alcuna valida ragione per escludere la natura commerciale ad un’attività rivolta indiscriminatamente a tutti. Sono in ogni caso considerate commerciali dalla legge le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati e partecipanti effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinate in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Questi corrispettivi, infatti, assumono la natura di componenti del reddito d’impresa se l’attività ha il carattere dell’abitualità mentre, in presenza di occasionalità, si considerano redditi diversi. La giurisprudenza tributaria di legittimità, nel dare applicazione alla previsione normativa ha chiarito che la gestione di un esercizio bar con somministrazione di alimenti e bevande all’interno dei locali di un circolo culturale ricreativo svolta a fronte del versamento di corrispettivi specifici deve ritenersi attività di natura commerciale non rientrando in alcun modo tra le finalità istituzionali di un club sportivo e ricreativo (Cass. n. 22533/07).

Per le associazioni politiche, sindacali, di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra scolastica della persona, inoltre, sono decommercializzate le attività effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti di iscritti, associati o partecipanti o, comunque, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale anche se svolte verso associati, partecipanti e tesserati delle medesime. Sono altresì escluse dalla formazione del reddito le cessioni, anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati. Non possono considerarsi non commerciali, comunque, per espressa previsione di legge, le attività di somministrazione di pasti, di cessione di beni e prodotti per la vendita, di erogazioni di acqua, gas, ed energia elettrica e vapore, di gestione di spacci e mense, di pubblicità commerciale e di telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. La legge individua, altresì, una disciplina specifica per le associazioni di promozione sociale le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’Interno e per le organizzazioni sindacali e di categoria. In riferimento alle prime, infatti, è decommercializzata, anche se effettuata verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande resa presso le sedi dell’ente e sempre che sia strettamente complementare all’attività svolta in diretta attuazione delle finalità istituzionali. Per quanto attiene alle seconde, invece, non si considerano effettuate nell’esercizio di attività commerciale le cessioni di pubblicazioni riguardanti i contratti collettivi di lavoro nonché l’assistenza prestata prevalentemente verso gli iscritti in materia di legislazione sul lavoro a fronte di corrispettivi, che, in entrambi i casi, non devono eccedere i costi di diretta imputazione. L’ordinamento tributario, inoltre, riserva un trattamento fiscale specifico all’attività di organizzazione di viaggi e soggiorni turistici che non si considera commerciale sia nel caso in cui sia effettuata da associazioni di promozione sociale con finalità assistenziale riconosciuta, in quanto complementare a quella svolta in diretta attuazione degli scopi istituzionali, sia nell’ipotesi in cui sia effettuata verso associati e partecipanti da associazioni politiche, sindacali e di categoria o da associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi, o intese.

L’applicazione del regime di detassazione previsto per gli enti associativi è subordinata alla circostanza che nei relativi atti costitutivi e statuti, da redigere nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, siano inserite clausole volte a salvaguardare la democraticità della vita dell’associazione, con particolare riferimento alla stabilità del rapporto associativo ed all’esercizio del diritto di voto nelle assemblee e nella scelta degli organi amministrativi. Tali clausole devono altresì disporre il divieto di distribuzione anche indiretta di utili, l’intrasmissibilità della quota di partecipazione, ad eccezione dei trasferimenti per causa di morte, l’obbligo di redigere ed approvare un rendiconto economico e finanziario, ed, infine, l’obbligatoria devoluzione del patrimonio dell’ente ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità in caso di scioglimento per qualunque causa. La clausola relativa alla democraticità della vita associativa non deve essere inserita negli atti costitutivi delle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con cui lo stato ha stipulato patti, accordi o intese nonché dalle associazioni politiche, sindacali e di categoria.

Sotto l’aspetto prettamente contabile, la base imponibile su cui si applica l’IRES è data dalla somma dei redditi fondiari, di capitale , di impresa e diversi determinati distintamente per ogni categoria in base alle regole proprie. Gli immobili iscritti in inventario si considerano beni strumentali con possibilità di deduzione degli ammortamenti. Le spese ed i componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio di attività commerciali, da contabilizzare separatamente, e diverse sono deducibili, secondo la regola del pro rata, per la parte che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e proventi che concorrono a formare il reddito di impresa ed il totale dei ricavi e proventi. Dall’imposta lorda, che si ottiene applicano alla base imponibile l’IRES con aliquota del 27,5%, si detrae il 19% degli interessi passivi su mutui agrari, nei limiti dei redditi di terreni dichiarati; delle spese di manutenzione, protezione e restauro di beni vincolati , nei limiti della quota rimasta a carico; delle erogazioni liberali in favore di enti che operano nel settore dello spettacolo, fino al 2% del reddito dichiarato; delle erogazioni ed acquisti di beni per attività di rilevante valore culturale ed artistico svolte da Stato ed enti territoriali; delle erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado. Un ulteriore abbattimento dell’imposta netta, infine, è previsto dall’art. 6 DPR 601/1973. Secondo la disposizione, infatti, l’IRES è ridotta della metà per gli enti che svolgono attività nei settori di interesse pubblico e rilevante utilità sociale quali l’assistenza e la beneficenza.

La disamina dei regimi fiscali previsti per gli enti non commerciali relativamente all’IRES comprende quello forfettario previsto dall’art. 145 TUIR. Quest’ultima disposizione , infatti, consente agli enti, i cui ricavi non superino 400.000 euro, per l’attività di prestazione di servizi, oppure 700.000 euro per le altre attività, di determinare il reddito imponibile moltiplicando i ricavi per un coefficiente di redditività determinato avuto riguardo sia dell’attività esercitata sia del totale dei ricavi, (nello specifico: per prestazione di servizi 15% fino ad euro 15493,71 e 25% da 15493,71 a 185924,48; per cessione beni 10% fino ad euro 25822,84 e 15% da 25822,84 a 516456,90). Alla cifra risultante da tale prodotto vanno poi aggiunte le plusvalenze patrimoniali, le sopravvenienze attive ed i proventi immobiliari. Il regime forfettario costituisce oggetto di un’opzione espressa che va esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall’inizio del periodo sino a revoca e comunque per un triennio.

Condizione indefettibile per il rinnovo dell’opzione è il rispetto dei limiti previsti dall’art. 145 TUIR.

La normativa fiscale, inoltre, comprende un terzo regime previsto dalla legge 389/91 e riservato alle pro loco, alle associazioni senza scopo di lucro ed alle associazioni sportive dilettantistiche che hanno ottenuto, per effetto dell’iscrizione, il riconoscimento ai fini sportivi da parte del CONI. Il sistema di tassazione speciale si applica se l’ammontare dei proventi non è superiore a 250.000 euro. Tale limite va valutato con riferimento al periodo d’imposta coincidente con l’anno solare o con il termine di durata dell’esercizio. l’applicazione del sistema di tassazione richiede l’esercizio espresso di un’opzione valida per un quinquennio e comunque rinnovabile mediante comunicazione alla SIAE o all’Agenzia delle entrate attraverso la compilazione del quadro VO della dichiarazione dei redditi. In base all’art. 1 della legge 389/91 il reddito imponibile è pari alla somma delle plusvalenze patrimoniali e del prodotto dei proventi dell’attività commerciale per il coefficiente di redditività del 3%. Non concorrono alla composizione dei proventi le indennità di addestramento e formazione tecnica e le somme introitate a seguito di raccolte di fondi o per effetto di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali percepite in occasione di manifestazioni, celebrazioni e ricorrenze entro il limite di due eventi l’anno e fino ad un massimo di euro 51645,69. Sono incluse nella base imponibile, comunque, le sopravvenienze attive.

Per quanto attiene alle altre imposte, gli enti non commerciali sono soggetti in primo luogo all’IRAP. In riferimento a tale tributo, che si applica con l’aliquota del 3,9% per le attività istituzionali la base imponibile si determina con il metodo retributivo ovvero sommando le retribuzioni erogate al personale dipendente, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ed i compensi per l’attività di collaborazione coordinata e continuativa e di lavoro autonomo non esercitata abitualmente. Per le attività commerciali, invece, l’imponibile si determina con il metodo misto ed è pari alla differenza tra valore e costo della produzione.

L’assoggettamento all’Iva, in secondo luogo, è limitato solamente alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nell’esercizio di attività commerciali o agricole. L’IVA è detraibile solo per gli acquisti relativi allo svolgimento di attività soggette all’imposta e la possibilità di detrazione è subordinata alla tenuta di una contabilità regolare ed attendibile. Gli enti che optano per il regime di cui alla legge 389/91, fermo restando l’obbligo di versare l’imposta per le attività imponibili in quanto aventi carattere commerciale, hanno diritto a detrarre l’IVA versata sulle operazioni imponibili nei limiti del 50%. Per quel che riguarda le scritture contabili obbligatorie, infine, gli enti non commerciali sono tenuti alla redazione di un rendiconto economico e finanziario. Inoltre, in riferimento alle raccolte pubbliche di fondi, è obbligatorio redigere, entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio, un apposito e separato rendiconto da cui devono risultare, anche a mezzo di una redazione illustrativa, le entrate e le spese relative ad ogni celebrazione, ricorrenza o campagna di sensibilizzazione.

n base all’art. 144 co. 2 TUIR, inoltre, gli enti hanno l’obbligo di tenere la contabilità separata per l’attività commerciale esercitata. A riguardo, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 86/02, ha chiarito che “la condizione di tenuta della contabilità separata è soddisfatta mediante l’istituzione di un piano dei conti che permetta di distinguere le diverse movimentazioni relative ad ogni attività. Tanto premesso, dunque, in caso di opzione per il regime ordinario è obbligatoria la tenuta delle seguenti scritture contabili: libro giornale, registri IVA, scritture ausiliarie e di magazzino, bilancio di esercizio nonché libro degli inventari che, in caso di mutamento di qualifica in ente commerciale, va redatto entro 60 giorni. In caso di opzione per il regime semplificato, in presenza delle condizioni richieste dall’art. 18 DPR 600/1973, l’Ente è obbligato a tenere solamente i registri IVA in cui va annotato il valore delle rimanenze.

Le operazioni esenti sono annotate separatamente nei registri con le stesse modalità previste per le operazioni imponibili. In caso di effettuazione di sole operazioni esenti, l’ammontare globale delle entrate e delle uscite, relativo a tutte le operazioni effettuate nella prima e seconda metà del mese, viene annotato in apposito registro. In regime di contabilità semplificata, tra l’altro, gli obblighi di fatturazione e registrazione possono essere adempiuti anche mediante la tenuta di un bollettario madre/figlia.

Gli enti in possesso dei requisiti per l’opzione per il regime di cui alla legge 389/91, invece, hanno l’obbligo di annotare, anche con un’unica registrazione, tutti i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciale, le entrate derivanti dalla raccolta fondi e le operazioni comunitarie, entro il giorno 15 del mese successivo, sull’apposito modello D.M. 11/2/1997. Questo prospetto riepilogativo sostituisce ad ogni effetto le scritture contabili obbligatorie. Tali enti, inoltre, hanno l’obbligo di conservare le fatture e numerarle progressivamente.

Un ulteriore adempimento cui sono tenuti gli enti non commerciali è la presentazione del modello EAS che costituisce condizione indefettibile per fruire della detassazione ai fini IRES ed IVA delle quote e dei contributi associativi nonché delle altre ipotesi di decommercializzazione previste dall’art. 148 TUIR. Il modello va presentato entro 60 giorni dalla costituzione dell’ente e consente il riepilogo di tutti i dati fiscalmente rilevanti. La legge esonera dall’obbligo di presentazione, in taluni casi, anche le associazioni sportive dilettantistiche iscritte al CONI. Se, invece, non fossero esonerate, possono comunque presentare il modello EAS in forma semplificata. Il modello deve essere presentato esclusivamente per via telematica. E’ ammessa, altresì, la trasmissione tardiva entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile con il versamento della sanzione di euro 258,00. L’Agenzia delle entrate, con la circolare 38/12 ha chiarito che questa forma di remissio in bonis è riservata a tutti gli enti associativi in possesso dei requisiti richiesti entro il termine di presentazione del modello EAS sempre che non abbiano ancora avuto inizio accessi, ispezioni e verifiche relativi al comparto impositivo cui si riferiscono i benefici fiscali riconosciuti dalla legge.

 

 

9) Modello 730 “Precompilato zeppo di errori”: non è vero nulla

I dati riportati in un articolo di Italia Oggi dal titolo “Precompilato zeppo di errori” sono totalmente erronei e fuorvianti e non sono assolutamente riferibili all'Agenzia delle Entrate.

L’Agenzia per predisporre i modelli 730 precompilati ha effettuato un’attenta analisi delle informazioni pervenute dagli enti esterni, banche ed assicurazioni, filtrandole secondo criteri stringenti, basati anche sul confronto con quanto contenuto nelle dichiarazioni dell’anno precedente e sull’eventuale recupero delle detrazioni effettuato a seguito del controllo formale.

Inoltre i dati trasmessi all'anagrafe tributaria nel 2015 hanno un maggior livello di precisione rispetto al passato, poiché il Decreto semplificazioni (Dlgs n.175/2014), che ha introdotto il 730 precompilato, ha previsto sanzioni specifiche a carico degli enti esterni per ogni comunicazione errata.

Infine i provvedimenti dell’Agenzia del 16 dicembre scorso hanno rivisto i flussi telematici con cui gli enti inviano i dati alle Entrate e previsto regole più severe per migliorarne la qualità.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 70 del 17 aprile 2015)

 

 

10) Ecco come potere rinviare l’approvazione dei bilanci 2015

Secondo il CNDCEC è facile rinviare l’approvazione del bilancio al 31.12.14. L'opinione del Consiglio nazionale. Rinviabile l’approvazione del bilancio. La prima adozione dei nuovi principi contabili nazionali può essere una causa per il rinvio dell’approvazione del bilancio da parte dell’assemblea dei soci, qualora lo statuto sociale preveda tale facoltà.

La prima adozione dei nuovi principi contabili nazionali può essere una causa per il rinvio dell’approvazione del bilancio da parte dell’assemblea dei soci, qualora lo statuto sociale preveda tale facoltà. È questa la principale indicazione emersa dalla riunione di insediamento della Commissione per lo studio dei principi contabili nazionali del Consiglio nazionale dei commercialisti, presieduta dal Professor Gianfranco Capodaglio dell’Ordine di Bologna, riunitasi il 17 aprile 2015 a Roma. L’art.2364 del codice civile, prevede infatti che l’approvazione del bilancio delle SpA (norma estesa anche alle Srl dall’art. 2478 bis) possa avvenire entro 180 giorni dalla data di chiusura dell’esercizio, anziché entro 120 giorni, qualora “lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed all'oggetto della società”.

“L’utilizzo dei principi contabili nazionali – afferma Raffaele Marcello, Consigliere nazionale dei commercialisti con delega ai principi contabili - incide sia sulla predisposizione del bilancio, sia spesso anche sulla tenuta dei conti. Il termine ravvicinato di completamento del progetto dei principi contabili nazionali – effettuato in buona parte nel corso della seconda metà 2014, ma conclusosi definitivamente a fine gennaio 2015 con l’emanazione dell’OIC 24, Immobilizzazioni immateriali - potrebbe, quindi, richiedere considerazioni contingenti legate alla prima adozione, derivanti dalla contestualizzazione delle norme dell’OIC nonché dalla necessaria rielaborazione delle determinazioni quantitative. Appare, perciò, evidente che l’applicazione dei nuovi principi contabili, qualora ricorrano le condizioni previste per legge e siano seguite le disposizioni in parola, possa portare al differimento dei termini di approvazione”.

(CNDCEC, nota del 17 aprile 2015)

 

 

11) Bankitalia: Jobs act migliora prospettive occupazione

Più fiducia delle imprese, investimenti in ripresa. "Famiglie e imprese prefigurano per i prossimi mesi un lieve miglioramento delle prospettive occupazionali, a cui potrebbero aver concorso gli sgravi contributivi introdotti in gennaio e la disciplina prevista dal Jobs Act, in vigore da marzo". Così il bollettino Bankitalia che segnala una stabilizzazione dell'occupazione a gennaio-febbraio.

"La fiducia delle imprese italiane continua a mostrare segnali di miglioramento, il ciclo industriale stenta tuttavia a superare la prolungata fase di debolezza", è quanto si afferma nel bollettino economico della Banca d'Italia. "Indicazioni favorevoli emergono per gli investimenti, tornati a crescere nell'ultimo trimestre 2014".

"L'impulso fornito dalle politiche macroeconomiche si è accentuato significativamente negli ultimi trimestri e ha creato i presupposti per una ripresa della domanda interna, oltre a consolidare i benefici di quella estera", è scritto nel bollettino economico. Ora serve "un rilancio del prodotto potenziale" per un crescita e "un aumento duraturo dell'occupazione".

(Ansa, nota del 17 aprile 2015)

 

 

12) DEF 2015: il voto in Aula giovedì prossimo

Il Documento di economia e finanza (Doc. LVII, n. 3) è stato assegnato alla Commissione Bilancio in sede referente; le altre Commissioni esaminano il DEF 2015 in sede consultiva. Lunedì 20 e martedì 21 aprile le Commissioni Bilancio di Senato e Camera, in seduta congiunta, svolgono alcune audizioni preliminari, che si concluderanno con l'intervento del Ministro dell'economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan previsto per le ore 20 del 21 aprile. Come previsto dal calendario dei lavori dell'Assemblea, il voto in Aula sul DEF 2015 (Doc. LVII, n. 3) avrà luogo nel pomeriggio di giovedì 23 aprile.

 

Vincenzo D’Andò