Diario quotidiano del 17 aprile 2015: i costi aziendali sproporzionati non sono deducibili

Pubblicato il 17 aprile 2015



danno esiguo: niente condanna, prima sentenza della Cassazione sul DLgs 28/2015; i costi aziendali sproporzionati non sono deducibili; in G.U. le linee guida e relativi questionari per gli organi di revisione economico finanziaria degli enti locali; nuovo ravvedimento operoso; accertamento: sono valide le verifiche fiscali anche oltre i termini previsti; rimane detraibile l’IVA anche in presenza di mancata inversione contabile; cookie: dal Garante della privacy i tempi di adeguamento; addizionale regionale IRPEF: in G.U. le semplificazioni; commercialisti: Durc, semplificazione in alto mare; rivalutazione annuale importi economici lavoro accessorio

 

 Indice:

 1) Danno esiguo: niente condanna, prima sentenza della Cassazione sul DLgs 28/2015

 2) I costi aziendali sproporzionati non sono deducibili

 3) In G.U. le linee guida e relativi questionari per gli organi di revisione economico finanziaria degli   enti locali

 4) Una circolare della Fondazione Nazionale dei Commercialisti si pronuncia sul nuovo ravvedimento operoso

 5) Accertamento: sono valide le verifiche fiscali anche oltre i termini previsti

 6) Rimane detraibile l’IVA anche in presenza di mancata inversione contabile

 7) Cookie: dal Garante della privacy i tempi di adeguamento

 8) Addizionale regionale IRPEF: in G.U. le semplificazioni

 9) Commercialisti: Durc, semplificazione in alto mare

 10) Rivalutazione annuale importi economici lavoro accessorio

 

 

1) Danno esiguo: niente condanna, prima sentenza della Cassazione sul DLgs 28/2015

Danno esiguo, nessuna condanna sotto i cinque anni. Dalla Suprema Corte la prima applicazione del Decreto Legislativo n. 28 del 2015.

Niente condanna per l’evasore se la pena massima prevista non supera i cinque anni e sussistono l’esiguità del danno e la non abitualità del comportamento. Il principio è retroattivo e l’esenzione dalla pena può essere chiesta per i giudizi già in corso, inclusi quelli che pendono in sede di legittimità.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15449 del 15 aprile 2015, la prima in materia fiscale sulla depenalizzazione dei reati minori (decreto 28/2015).

Il giudice di legittimità ha, inoltre, chiarito che commette dichiarazione fraudolenta l’imprenditore che costituisce il trust sui beni aziendali per sfuggire ai debiti con il fisco.

Nel caso di specie, tuttavia è stata confermata la condanna per dichiarazione fraudolenta a carico del reo, accusato di aver costituito un trust per sottrarsi all’ingente debito con l'Erario.

È bastata la carenza di uno solo dei requisiti richiesti dalle nuove norme: il giudice di merito non aveva riconosciuto lui le attenuanti generiche, segno di una condotta abituale e della non particolare tenuità del fatto.

Dunque, il giudice deve rilevare se, sulla base dei due indici requisiti della modalità della condotta e dell’esiguità del danno e del pericolo sussiste un ulteriore indice che è la particolare tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento. Solo in questo caso l’evasore sfugge alla condanna.

 

 

2) I costi aziendali sproporzionati non sono deducibili

E’ il contribuente che deve dimostrare l’effettività delle spese aziendali subite. Poiché i costi sostenuti dall’azienda a fronte di servizi non sono deducibili quando sono troppo alti rispetto al mercato, tanto più se sussiste una cerca sproporzione con il volume d’affari. Così ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 6972 del 8 aprile 2015, ha accolto il ricorso delle Entrate e reso definitivo l’atto impositivo. Ciò perché, ha spiegato il giudice di legittimità, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, invero, l’onere della prova dei presupposti dei costi e oneri deducibili concorrenti alla determinazione del reddito d'impresa, ivi compresa la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi incombe al contribuente.

Quest’ultimo è, peraltro, tenuto altresì a dimostrare la coerenza economica dei costi sostenuti nell’attività d'impresa, ove, come nel caso di specie, sia contestata dall’Amministrazione finanziaria anche la congruità dei dati relativi a costi e ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, in difetto di tale prova essendo legittima la negazione della deducibilità di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell'impresa. Nel caso sottoposto all’esame della Corte erano stati sostenuti costi esorbitanti per dei servizi di consulenza contabile. In più l’attività era svolta da una società collegata. Il quadro indiziario è quindi sembrato sufficiente all’Ufficio e poi alla Cassazione a sorreggere un valido accertamento che è quindi stato reso definitivo in sede di legittimità.

 

 

3) In G.U. le linee guida e relativi questionari per gli organi di revisione economico finanziaria degli enti locali

Nuove linee guida per la revisione del rendiconto della gestione 2014 enti locali. Nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 15 aprile 2015 è stata pubblicata la delibera della Corte dei Conti del 9 marzo 2015, che approva le linee guida e i relativi questionari cui devono attenersi, ai sensi dell’art. 1, commi 166 e seguenti della legge n. 266/2005, gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali nella predisposizione della relazione sul rendiconto dell’esercizio 2014.

Le linee guida sono state aggiornate alla luce delle disposizioni intervenute nel corso del 2014 per poter svolgere, oltre alla funzione istituzionale di supporto alla verifica degli equilibri di bilancio, anche una funzione di ausilio alla lettura del quadro normativo di riferimento. L’aggiornamento ha riguardato, tra l’altro, le disposizioni contenute nella legge di stabilità per il 2014 e nel D.L. n. 66/2014 in materia, in particolare, di equilibri di bilancio di parte corrente, di riduzioni della spesa corrente e specificatamente della spesa per il personale, nonché in materia di limiti all’indebitamento e di strumenti derivati.

Al pari di quanto avvenuto negli anni precedenti, le linee guida risultano articolate in tre distinti questionari, riguardanti rispettivamente: le Province, i Comuni con popolazione superiore ai 5000 abitanti ed i Comuni con popolazione fino a 5000 abitanti (alla data del 31 dicembre 2012). Ciascun questionario risulta, a sua volta, articolato in più Sezioni, che seguono una parte introduttiva contenente “domande preliminari”, finalizzate a scrutinare alcuni aspetti definiti “sensibili” della gestione considerata.

Le linee guida precisano che, nella stesura dei questionari, sono state tenute in conto sia l’esigenza di semplificazione e chiarezza che le esigenze di carattere tecnico. Questo ha portato a cercare di contenere l’inserimento di nuove domande e di eliminare le duplicazioni nelle richieste istruttorie. I dati già noti al sistema saranno automaticamente precompilati negli appositi quadri del questionario, in modo da evitare inutili duplicazioni.

Linee guida e relativi questionari per gli organi di revisione economico finanziaria degli enti locali per l’attuazione dell’articolo 1, commi 166 e seguenti della legge 23 dicembre 2005, n. 266. Rendiconto della gestione 2014.

(G.U. serie generale n. 87 del 15 aprile 2015, suppl. ordinario n. 18)

 

 

4) Una circolare della Fondazione Nazionale dei Commercialisti si pronuncia sul nuovo ravvedimento operoso

La circolare della Fondazione Nazionale dei Commercialisti del 15 aprile 2015 è la prima che affronta la disciplina del nuovo ravvedimento, infatti, attualmente, eccettuata la circolare n. 6/2015 (chiarimenti in occasione di Telefisco 2015), ancora l’Agenzia delle entrate non è intervenuta sulla medesima fattispecie.

Dunque, si tratta del primo documento di prassi che offre diverse indicazioni operative per la corretta applicazione delle novità introdotte dall’ultima legge di stabilità in materia di ravvedimento operoso. La neo circolare si sofferma inoltre sulle condizioni in presenza delle quali è possibile avvalersi del c.d. “ravvedimento parziale”, procedendo al frazionamento dei versamenti.

La legge di stabilità 2015 (L. 190/2015), in un’ottica di semplificazione del rapporto tra Fisco e contribuenti, ha previsto una sostanziale estensione delle modalità e dei termini per l’applicazione del ravvedimento operoso, disciplinato dall’art.13 del D.lgs. n. 472/1997.

L’intervento operato dalla legge di stabilità agisce su diversi piani, consentendo al contribuente di regolare le sanzioni in funzione del momento di effettiva regolarizzazione della violazione, modulando l’entità delle sanzioni in ordine alla tempistica del ravvedimento.

L’articolo 13, comma 1, lettera a) e b) del D.lgs. n. 472/1997 nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2014, si ricorda, prevedeva due sole possibilità di ravvedimento, ossia entro 30 giorni dal mancato pagamento del tributo (sanzione ridotta ad 1/10), ovvero ad 1/8 se la regolarizzazione avveniva entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel quale era stata commessa la violazione o, nel caso di tributi cui non vi era dichiarazione, entro un anno dall’omissione o errore.

Sintetizzando le novità apportate dalla L. 190/2014, per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate il ravvedimento operoso non è più inibito dal controllo fiscale, ma dalla notifica dell’atto impositivo o dell’avviso bonario.

Sempre per tali tributi, esso può avvenire, ferma la preclusione di cui sopra, senza limiti temporali e con la riduzione della sanzioni da 1/8 a 1/6 del minimo.

In caso di constatazione della violazione tramite PVC, la riduzione della sanzione è a 1/5 del minimo. Infine, con riferimento a tutti i tributi, se il ravvedimento avviene entro 90 giorni dalla violazione, la riduzione è a 1/9 del minimo edittale.

Ravvedimento “parziale”: occorre la collaborazione degli Uffici

La circolare si sofferma, in particolare, sull’analisi dei limiti entro cui l’Agenzia delle entrate ritiene ammissibile il frazionamento dei versamenti relativi al ravvedimento operoso e in che misura e a quali condizioni è possibile avvalersi del ravvedimento c.d. “parziale”, evidenziando alcuni profili di criticità che derivano dall’interpretazione della stessa prassi amministrativa.

Ripercorrendo le diverse posizioni assunte dall’Agenzia delle entrate nel corso degli ultimi anni, la circolare rileva come da ultimo l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto che al fine di potere riscontrare l’intenzione del contribuente di avvalersi del ravvedimento operoso “è necessario che in sede di predisposizione del modello di versamento, il contribuente abbia quantomeno provveduto ad imputare parte di quel versamento all’assolvimento delle sanzioni, indicando l’apposito codice tributo”.

Sul punto, nonostante ad una prima lettura sembrerebbe che l’Agenzia delle entrate ritenga imprescindibile il versamento di un importo, seppur minimo, a titolo di sanzione, i Commercialisti ritengono tuttavia auspicabile che gli Uffici preposti al controllo, al fine di accertare la reale volontà del contribuente di avvalersi dell’istituto del ravvedimento, diano rilevanza non solo ai codici tributo utilizzati in sede di versamento, ma anche al comportamento concludente del contribuente.

D’altra parte, spiega la FNC, risulterebbe censurabile il comportamento dell’Ufficio che a parità di somme (parzialmente) versate applichi un regime sanzionatorio differente a seconda dell’indicazione o meno nel modello F24 di un codice tributo destinato ad accogliere le sanzioni.

Ravvedimento entro i 90 giorni non sempre computato dalla dichiarazione

I tratti salienti delle novità apportate dalla legge di stabilità 2015 consistono, principalmente:- nell’introduzione, per tutte le violazioni, del limite temporale di novanta giorni, ove la sanzione è ridotta a 1/9 del minimo;

- nel fatto che, per i tributi amministrati dalle Entrate, la causa ostativa viene “spostata” dall’inizio del controllo fiscale alla notifica dell’atto impositivo (accertamento o ruolo) o della c.d. “comunicazione bonaria”;

- nel fatto che, sempre per i tributi amministrati dalle Entrate, ferma la preclusione di cui sopra, il ravvedimento è possibile senza limiti temporali, anche se la riduzione della sanzione decresce con l’aumentare del tempo in cui avviene il ravvedimento (la riduzione va da 1/10 a 1/6 del minimo).

La riduzione a 1/9 della sanzione in caso di ravvedimento entro i novanta giorni è, temporalmente, legata o al momento di commissione della violazione o al termine di presentazione della dichiarazione (la norma allude alla distinzione tra tributi periodici e non), ma, in questo specifico caso, per le violazioni che non si integrano con la presentazione della dichiarazione, il termine non può che decorrere dalla data di commissione della violazione, anche per i tributi periodici.

Si pensi al caso del saldo imposte sui redditi, da versare a giugno: tale dato temporale inibisce, di fatto, di computare i novanta giorni dal termine di presentazione della dichiarazione, che è successivo, scadendo il 30 settembre.

Oltre a ciò, viene messo in risalto un problema da molto tempo sollevato dagli operatori del diritto tributario, concernente le modalità di spedizione degli avvisi bonari.

Nel momento in cui via sia la presenza dell’avviso bonario, il ravvedimento è precluso, e decorrono i trenta giorni per la sua definizione ai sensi del DLgs. 462/97.Se, come a volte accade, detto avviso è notificato con metodi di spedizione postale che non forniscono una prova certa della notifica, è arduo sapere da quando il ravvedimento è inibito, e, di conseguenza, da quando decorre il termine per la definizione. È noto che la preclusione non si può verificare nel momento in cui l’avviso è redatto o spedito, ma unicamente da quando è ricevuto dal contribuente.

Necessario “cambiare” la spedizione degli avvisi bonari

Per questo motivo, viene auspicato “un intervento normativo che disponga l’applicazione anche per le comunicazioni di irregolarità del procedimento notificatorio già previsto per gli avvisi di accertamento”, in modo da avere una prova di quando l’atto viene spedito e ricevuto.

Richiamando i principi fissati con la risoluzione n. 67/2011 e con la circolare n. 27/2013 delle Entrate in tema di ravvedimento “parziale” e “frazionato”, la Fondazione Nazionale dei Commercialisti evidenzia come ciò vada visto alla luce del nuovo ravvedimento. Nonostante, ad esempio, non sia ammessa, tecnicamente, la dilazione di pagamento delle somme, il contribuente può versare in più momenti, traendone le conseguenze in punto riduzione delle sanzioni, a meno che, tra un versamento e l’altro, sopravvenga la notifica dell’atto impositivo.

Si evidenzia infine che, specie per uniformare il ravvedimento agli altri istituti deflativi del contenzioso, sarebbe bene introdurre la possibilità di un versamento rateale, di modo che il perfezionamento (e, viene da dire, il “mantenimento” di una più favorevole riduzione della sanzione) coincida con il pagamento della prima rata.

Andrebbe poi rivisto il consolidato orientamento delle Entrate, teso a negare, nell’ambito del ravvedimento, la “sanzione unica” in caso di concorso formale e continuazione, circostanza che opera, invece, in caso di acquiescenza ex art. 15 del DLgs. 218/97.

Integrativa da ravvedimento con rischi per il contribuente

La   Fondazione Nazionale dei Commercialisti pone la massima attenzione sulla postergazione dei termini di decadenza.

La circolare del 15 aprile 2015 della Fondazione Nazionale dei Commercialisti, oltre a fornire un quadro generale del ravvedimento operoso, si sofferma su un aspetto importante, sempre connesso al ravvedimento: la postergazione dei termini di decadenza per l’accertamento e la riscossione come conseguenza del ravvedimento.In base all’art. 1 comma 640 della L. 190/2014 (legge di stabilità 2015), se viene presentata una dichiarazione integrativa ai sensi degli artt. 2 del DPR 322/98 e 13 del DLgs. 472/97, i termini di decadenza dal potere di accertamento decorrono dal momento di presentazione della dichiarazione integrativa, “limitatamente agli elementi oggetto di modifica”.

Bisogna appurare se, nel momento in cui il contribuente sana, ad esempio, l’indicazione di un costo non inerente, la riapertura del termine possa concernere solo la tipologia di costo oggetto del ravvedimento o tutti i costi indicati in dichiarazione.Può essere infatti arduo comprendere il significato di “elemento” che legittima la postergazione del termine decadenziale.

Ad esempio, i termini ex art. 43 del DPR 600/73 per rettificare il Modello Unico 2014 scadono il 31 dicembre 2018. Se poi il contribuente intende ravvedersi, allora, i termini scadono il 31 dicembre 2019.

Si pensi alla classica fattispecie dei costi dedotti in violazione dell’inerenza o perché, semplicemente, il contribuente ne ha smarrito la documentazione giustificativa.Se si vuole fruire della riduzione della sanzione da dichiarazione infedele a 1/8 del minimo, occorre pagare le sanzioni, le imposte e gli interessi entro il prossimo 30 settembre. Entro il menzionato termine, occorre presentare la dichiarazione integrativa con la variazione in aumento nel quadro RF rigo 31, codice “99”, “Altre variazioni in aumento”, se si tratta di modello UNICO 2014 SC.

A parte l’eventualità di condotte pretestuose ad opera di entrambe le parti, come può il Fisco sapere su quali costi vi sia stato il ravvedimento operoso ?.

Interviene, a tal fine, la FNC, che, dopo aver evidenziato il problema, palesa l’utilità di presentare, “in applicazione dei principi di collaborazione e buona fede ex art. 10 L. n. 212/2000 del 2000, un’apposita memoria in cui specificare la natura, la tipologia, la misura e le ulteriori caratteristiche dell’integrazione che si è reso apportare alla dichiarazione ovvero dell’errore o dell’omissione che si è inteso regolarizzare”.

Opportuna un’eventuale memoria

Ciò unitamente al ravvedimento, visto che i modelli di dichiarazione e di pagamento non contengono appositi spazi di esplicazione dei menzionati elementi.In tal modo, nel momento in cui, entro il termine postergato, l’Ufficio aziona l’accertamento, vi sono argomentazioni per “blindarne” l’oggetto.

La circolare tratta poi diversi altri argomenti, tra cui il ravvedimento operoso per i tributi locali, il ravvedimento intermedio, il ravvedimento post constatazione delle violazioni. Chiude, infine, la trattazione di alcuni aspetti critici legati al ravvedimento operoso.

 

 

5) Accertamento: sono valide le verifiche fiscali anche oltre i termini previsti

La verifica presso la sede del contribuente oltre i termini, a differenza della violazione del diritto al contraddittorio, non incide su diritti costituzionali. Se la durata temporale della verifica fiscale presso la sede del contribuente eccede i termini normativamente previsti, non si determina alcuna conseguenza sul materiale probatorio acquisito fuori tempo, né sugli avvisi di accertamento che si fondano su tale verifica.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7584 del 15 aprile 2015, che riprende quanto già sostanzialmente deciso dalle sezioni unite (sentenza n. 18184/2013), con cui è stato sancito il diritto al contraddittorio del contribuente e, quindi, l’illegittimità dell’avviso di accertamento emesso ante tempus, in violazione di una disposizione statutaria.

L’art. 12, comma 5 dello Statuto del Contribuente (L. 212/2000) prevede dei precisi limiti di durata per le verifiche fiscali, le quali, secondo la vigente formulazione di tale comma 5, non possono durare più di trenta giorni di effettiva presenza del personale ispettivo, prorogabili di ulteriori trenta, se effettuate nei confronti di soggetti in contabilità ordinaria, ovvero non più di quindici giorni sempre di presenza effettiva, prorogabili di altri quindici, comunque entro un arco temporale massimo di un trimestre solare, se effettuate nei confronti di soggetti in contabilità semplificata o lavoratori autonomi. In precedenza, invece, vi era un unico termine temporale di trenta giorni prorogabile di ulteriori trenta. Sia le norme precedenti che quelle attuali, però, nulla prevedono in merito alle conseguenze derivanti dalla violazione di tali disposizioni statutarie.

La Cassazione ha sempre stabilito, in proposito, che il termine di permanenza degli operatori civili e militari dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente è meramente ordinatorio, in quanto nessuna disposizione lo dichiara perentorio, o stabilisce la nullità degli atti compiuti dopo il suo decorso. Né la nullità di tali atti può ricavarsi dalla ratio delle disposizioni in materia, apparendo sproporzionata la sanzione del venir meno del potere accertativo fiscale a fronte del disagio arrecato al contribuente dalla più lunga eventuale permanenza degli agenti dell’Amministrazione. In sostanza, per i giudici di legittimità, se i verificatori protraggono la loro permanenza presso la sede del contribuente oltre il limite massimo previsto dalle disposizioni statutarie, nessuna conseguenza negativa si ripercuote sull’atto impositivo fondato sulle risultanze della verifica fuori termine.

Dunque, mentre la violazione del comma 7, mediante l’emissione ante tempus di avvisi di accertamento, comprime illegittimamente il diritto di contraddittorio del contribuente che discende da principi costituzionali, la violazione del comma 5, mediante l’effettuazione di verifiche oltre i termini previsti, non incide su diritti costituzionali e, quindi, non può comportare la nullità degli atti impositivi in assenza di una specifica previsione in tal senso, diversamente da quanto stabilito dai Supremi Giudici per la violazione dell’altra disposizione statutaria.

 

 

6) Rimane detraibile l’IVA anche in presenza di mancata inversione contabile

L’IVA é detraibile anche in caso di omesso reverse charge. Si tratta di un diritto che non può essere negato all’operatore nazionale che non ha applicato correttamente, per gli acquisti intracomunitari, la procedura.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7576 del 15 aprile 2015, che ripercorre quanto già statuito dalla Corte di Giustizia nella pronuncia dell’11 dicembre 2014 relativa alla causa C-590/13 Idexx Laboratories Italia.

Dunque, anche secondo il giudice di legittimità il diritto alla detrazione dell’IVA dovuta relativa agli acquisti intracomunitari non può essere negato in caso di omessa integrazione e annotazione delle fatture nei registri IVA.

Nel caso di specie, una società italiana aveva effettuato degli acquisti intracomunitari di beni, senza procedere, come disposto dall’art. 47 del D.L. n. 331/1993, all’annotazione delle relative fatture, assoggettate ad IVA mediante reverse charge, nei registri IVA; dette fatture venivano esclusivamente registrate nel libro giornale e non comunicate nel modello INTRASTAT.

L’Amministrazione finanziaria, ritenendo che la descritta omissione comportasse una violazione sostanziale, e non meramente formale, procedeva “al recupero dell’imposta asseritamente evasa e all’applicazione delle sanzioni”.

Nel contenzioso giudiziale instauratosi, i giudici di merito, di primo e secondo grado, disconoscevano però i rilievi dell’Agenzia, ritenendo che le inadempienze accertate a carico della contribuente di natura meramente formale, non avevano generato danni erariali, “visto che il risultato finale sarebbe stato comunque identico sul piano impositivo per effetto della prevista compensazione bilaterale dell’IVA”. Avverso la decisione dei giudici di seconde cure, l’Amministrazione proponeva ricorso per Cassazione.

I giudici di legittimità hanno confermato la natura meramente formale – e non sostanziale – dell’omessa annotazione delle fatture integrate per acquisti intracomunitari nei registri IVA, laddove sia dimostrato che gli acquisti siano fatti da un soggetto passivo e che le merci siano finalizzate a proprie operazioni imponibili. La violazione formale non può precludere l’esercizio della detrazione.

Infatti, come affermato dalla Corte di Giustizia nella richiamata sentenza Idexx Laboratories Italia, per quanto riguarda gli acquisti intracomunitari, i requisiti sostanziali richiesti dalla normativa Ue esigono che tali acquisti siano stati effettuati da un soggetto passivo, che quest’ultimo sia debitore dell’IVA attinente tali operazioni e che i beni di cui trattasi siano utilizzati ai fini di proprie operazioni imponibili. Ne consegue che, se l’Amministrazione nazionale dispone delle informazioni necessarie per accertare l’esistenza di tali requisiti sostanziali, il diritto alla detrazione dell’IVA dovuta per gli acquisti intracomunitari non può essere negato all’acquirente nazionale, per non aver assolto obblighi solo formali, quali quelli di integrazione e registrazione delle fatture.

Il diritto alla detrazione dell’IVA può essere negato solo nell’ipotesi in cui la violazione formale abbia l’effetto concreto di impedire la prova certa del rispetto dei requisiti sostanziali. Con riferimento agli obblighi probatori, la Cassazione ha poi statuito che incombe al contribuente l’onere di dimostrare la loro sussistenza qualora questa sia contestata dall’Amministrazione finanziaria.

 

 

7) Cookie: dal Garante della privacy i tempi di adeguamento

Per il Garante della privacy adeguamento entro il 3 giugno 2015. Volge al termine il periodo di transizione individuato dal provvedimento del Garante della privacy.

Si concluderà il prossimo 3 giugno il periodo transitorio individuato dal provvedimento 8 maggio 2014 n. 229 del Garante per la privacy (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 giugno 2014) sull’“individuazione delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie”. Il provvedimento è il risultato finale della consultazione pubblica condotta anche attraverso le proposte delle associazioni maggiormente rappresentative ed è rivolto a tutti i gestori dei siti internet.

Il DLgs. 69/2012 ha apportato modifiche al Codice della privacy (DLgs. 196/2003) in attuazione della Direttiva 2009/136/CE in materia di trattamento dei dati personali e tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche. Nello specifico, le norme in materia di privacy online sono state rafforzate in merito all’uso dei cookie e sistemi simili: gli utenti di internet devono essere maggiormente informati sull’esistenza di tali sistemi e su ciò che accade ai loro dati. Sarà illecito utilizzare i cookie in mancanza di apposito consenso, soprattutto se utilizzati per raccogliere importanti e delicate informazioni all’insaputa degli utenti sui loro gusti, sulle loro abitudini e sulle loro scelte.

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Il Garante ha fissato un periodo transitorio di un anno a decorrere dalla pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale (avvenuta il 3 giugno 2014), per consentire ai soggetti interessati dal presente provvedimento di potersi avvalere delle modalità semplificate individuate. Pertanto, il termine ultimo di adeguamento è fissato per il 3 giugno 2015.

 

 

8) Addizionale regionale IRPEF: in G.U. le semplificazioni

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 15 aprile 2015, il decreto del Ministero dell'Economia e delle finanze, datato 3 aprile 2015, che individua i dati rilevanti per la determinazione dell’addizionale regionale all'IRPEF e le modalità con cui le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sono tenute ad inviarli al Dipartimento delle Finanze entro 15 giorni successivi alla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Le novità semplificano le attività di contribuenti, sostituti d’imposta, CAF e degli altri intermediari ai fini della predisposizione della dichiarazione dei redditi

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 87 del 15 aprile 2015 è stato pubblicato il testo del D.M. 3 aprile 2015 che individua le modalità di trasmissione delle aliquote dell'addizionale regionale all’IRPEF al Dipartimento delle Finanze.

Il decreto - che dà attuazione alle previsioni del D.Lgs. n. 175/2014 sulle Semplificazioni fiscali - stabilisce che, ai fini della semplificazione delle dichiarazioni e delle funzioni dei sostituti d'imposta e dei CAF nonché degli altri intermediari, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano inviano i dati rilevanti per la determinazione dell’addizionale regionale all'IRPEF per la pubblicazione nel sito Internet www.finanze.it. La trasmissione della Tabella è effettuata, a regime, entro il 31 gennaio dell’anno a cui l’addizionale si riferisce, esclusivamente in via telematica, mediante posta elettronica certificata.

In sede di prima applicazione, i dati rilevanti ai fini della determinazione dell’addizionale regionale IRPEF relativi all’anno 2015 sono inviati dalle Regioni e dalle Provincie autonome di Trento e Bolzano entro il 30 aprile 2015.

In caso di successive variazioni dei dati rilevanti ai fini della determinazione dell’addizionale regionale all’IRPEF, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano ritrasmettono la Tabella, con l’indicazione delle aliquote complessivamente applicabili, entro 30 giorni dalla data di adozione dei relativi provvedimenti modificativi.

Il Dipartimento delle Finanze provvede alla pubblicazione dei dati entro 7 giorni lavorativi successivi alla data di ricezione della Tabella.

Tale pubblicazione consentirà di conoscere in modo semplice ed immediato le aliquote dell’addizionale regionale all’IRPEF, agevolando in tal modo le attività dei contribuenti, dei sostituti d’imposta, dei centri di assistenza fiscale e degli altri intermediari ai fini della predisposizione della dichiarazione dei redditi.

 

 

9) Commercialisti: Durc, semplificazione in alto mare

Pare sia sfuggito all’attenzione del Governo il principale obiettivo che si era prefissato già con il decreto Poletti e cioè la semplificazione per la verifica della regolarità contributiva in sostituzione del DURC”.

Lo afferma Vito Jacono, consigliere nazionale del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili delegato per l’area Commercialista del lavoro.

Il DURC nasce con il D.M. 24 ottobre 2007 che ha dato attuazione alla disposizione contenuta nell' art. 1 co. 1176 della L. 296/2006 la quale, già allora, richiedeva l'adozione di un decreto ministeriale per la definizione delle modalità di rilascio e dei contenuti analitici del DURC in considerazione dell'esigenza di una disciplina uniforme del documento ovvero una certificazione unica, valida per tutte le tipologie di richieste, ma soprattutto che garantisse la verifica della regolarità contributiva in tempi certi mediante collegamento tra gli enti preposti al rilascio.

“Siamo ancora in attesa dell’adozione del decreto ministeriale – continua Jacono – mentre si rende assolutamente necessario un sistema che, con una semplice richiesta online di dati messi in collegamento tra tutti gli Enti interessati e in tempo reale, produca un’informazione utile alla sostituzione del DURC, conservando per tutti i lavori la validità di 120 giorni dalla data di acquisizione”.

I commercialisti, infatti, sono critici anche verso la riduzione, a partire dal 1° gennaio 2015, della validità del DURC da 120 a 90 giorni per il settore dell’edilizia privata, come previsto dal messaggio n. 1894 dell’Inps, pubblicato lo scorso 16 marzo.

“Mentre continua la corsa all’approvazione di decreti e norme che, tra interventi strutturali e/o sperimentali, dovrebbero dare al mondo del lavoro una nuova veste con l’obiettivo primario di creare nuova occupazione – conclude il consigliere nazionale dei commercialisti –, della certificazione unica resta solo l’acronimo DURC. La vera rivoluzione del mondo del lavoro, invece, doveva partire proprio da qui, semplificando tutti quei sistemi burocratici che non agevolano la legalità. Solo l'applicazione di regole certe, semplici e trasparenti può dare sicuramente una maggiore spinta alla ripresa dell’economia e garantire ai professionisti di tornare ad occuparsi di attività professionale e non del DURC”.

(CNDCEC, comunicato del 16 aprile 2015)

 

 

10) Rivalutazione annuale importi economici lavoro accessorio

L’Inps, con la circolare n. 77 del 16 aprile 2015, comunica i nuovi importi economici per lavoro accessorio, da prendere a riferimento per l’anno 2015, anche al fine delle verifiche sul loro rispetto a cura dei committenti.

Questi i valori per il 2015:

valori netti (arrotondati alla decina di euro)

€ 5.060 per la totalità dei committenti nel corso di un anno solare;

€ 2.020 in caso di committenti imprenditori commerciali o liberi professionisti nel corso di un anno solare.

valori lordi (calcolati sul valore netto arrotondato)

€ 6.746 per la totalità dei committenti nel corso di un anno solare

€ 2.693 in caso di committenti imprenditori commerciali o liberi professionisti nel corso di un anno solare.

Fondo di solidarietà residuale

Fondo di solidarietà residuale ex articolo 3, comma 19, Legge n. 92/2012 2012, n. 92. L’Inps, con la circolare n. 79 del 16 aprile 2015, fornisce ulteriori chiarimenti in merito alla definizione dell’ambito applicazione.

Prestazioni economiche di malattia e di maternità

Prestazioni economiche di malattia, di maternità e di tubercolosi. L’Inps, con la circolare n. 78 del 16 aprile 2015, illustra la tematica dei salari medi e convenzionali e altre retribuzioni o importi. Anno 2015.

 

Vincenzo D’Andò