Diario quotidiano del 17 aprile 2015: i costi aziendali sproporzionati non sono deducibili

Pubblicato il 17 aprile 2015

danno esiguo: niente condanna, prima sentenza della Cassazione sul DLgs 28/2015; i costi aziendali sproporzionati non sono deducibili; in G.U. le linee guida e relativi questionari per gli organi di revisione economico finanziaria degli enti locali; nuovo ravvedimento operoso; accertamento: sono valide le verifiche fiscali anche oltre i termini previsti; rimane detraibile l’IVA anche in presenza di mancata inversione contabile; cookie: dal Garante della privacy i tempi di adeguamento; addizionale regionale IRPEF: in G.U. le semplificazioni; commercialisti: Durc, semplificazione in alto mare; rivalutazione annuale importi economici lavoro accessorio

 

 Indice:

 1) Danno esiguo: niente condanna, prima sentenza della Cassazione sul DLgs 28/2015

 2) I costi aziendali sproporzionati non sono deducibili

 3) In G.U. le linee guida e relativi questionari per gli organi di revisione economico finanziaria degli   enti locali

 4) Una circolare della Fondazione Nazionale dei Commercialisti si pronuncia sul nuovo ravvedimento operoso

 5) Accertamento: sono valide le verifiche fiscali anche oltre i termini previsti

 6) Rimane detraibile l’IVA anche in presenza di mancata inversione contabile

 7) Cookie: dal Garante della privacy i tempi di adeguamento

 8) Addizionale regionale IRPEF: in G.U. le semplificazioni

 9) Commercialisti: Durc, semplificazione in alto mare

 10) Rivalutazione annuale importi economici lavoro accessorio

 

 

1) Danno esiguo: niente condanna, prima sentenza della Cassazione sul DLgs 28/2015

Danno esiguo, nessuna condanna sotto i cinque anni. Dalla Suprema Corte la prima applicazione del Decreto Legislativo n. 28 del 2015.

Niente condanna per l’evasore se la pena massima prevista non supera i cinque anni e sussistono l’esiguità del danno e la non abitualità del comportamento. Il principio è retroattivo e l’esenzione dalla pena può essere chiesta per i giudizi già in corso, inclusi quelli che pendono in sede di legittimità.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15449 del 15 aprile 2015, la prima in materia fiscale sulla depenalizzazione dei reati minori (decreto 28/2015).

Il giudice di legittimità ha, inoltre, chiarito che commette dichiarazione fraudolenta l’imprenditore che costituisce il trust sui beni aziendali per sfuggire ai debiti con il fisco.

Nel caso di specie, tuttavia è stata confermata la condanna per dichiarazione fraudolenta a carico del reo, accusato di aver costituito un trust per sottrarsi all’ingente debito con l'Erario.

È bastata la carenza di uno solo dei requisiti richiesti dalle nuove norme: il giudice di merito non aveva riconosciuto lui le attenuanti generiche, segno di una condotta abituale e della non particolare tenuità del fatto.

Dunque, il giudice deve rilevare se, sulla base dei due indici requisiti della modalità della condotta e dell’esiguità del danno e del pericolo sussiste un ulteriore indice che è la particolare tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento. Solo in questo caso l’evasore sfugge alla condanna.

 

 

2) I costi aziendali sproporzionati non sono deducibili

E’ il contribuente che deve dimostrare l’effettività delle spese aziendali subite. Poiché i costi sostenuti dall’azienda a fronte di servizi non sono deducibili quando sono troppo alti rispetto al mercato, tanto più se sussiste una cerca sproporzione con il volume d’affari. Così ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 6972 del 8 aprile 2015, ha accolto il ricorso delle Entrate e reso definitivo l’atto impositivo. Ciò perché, ha spiegato il giudice di legittimità, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, invero, l’onere della prova dei presupposti dei costi e oneri deducibili concorrenti alla determinazione del reddito d'impresa, ivi compresa la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi incombe al contribuente.

Quest’ultimo è, peraltro, tenuto altresì a dimostrare la coerenza economica dei costi sostenuti nell’attività d'impresa, ove, come nel caso di specie, sia contestata dall’Amministrazione finanziaria anche la congruità dei dati relativi a costi e ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, in difetto di tale prova essendo legittima la negazione della deducibilità di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell'impresa. Nel caso sottoposto all’esame della Corte erano stati sostenuti costi esorbitanti per dei servizi di consulenza contabile. In più l’attività era svolta da una società collegata. Il quadro indiziario è quindi sembrato sufficiente all’Ufficio e poi alla Cassazione a sorreggere un valido accertamento che è quindi stato reso definitivo in sede di legittimità.

 

 

3) In G.U. le linee guida e relativi questionari per gli organi di revisione economico finanziaria degli enti locali

Nuove linee guida per la revisione del rendiconto della gestione 2014 enti locali. Nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 15 aprile 2015 è stata pubblicata la delibera della Corte dei Conti del 9 marzo 2015, che approva le linee guida e i relativi questionari cui devono attenersi, ai sensi dell’art. 1, commi 166 e seguenti della legge n. 266/2005, gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali nella predisposizione della relazione sul rendiconto dell’esercizio 2014.

Le linee guida sono state aggiornate alla luce delle disposizioni intervenute nel corso del 2014 per poter svolgere, oltre alla funzione istituzionale di supporto alla verifica degli equilibri di bilancio, anche una funzione di ausilio alla lettura del quadro normativo di riferimento. L’aggiornamento ha riguardato, tra l’altro, le disposizioni contenute nella legge di stabilità per il 2014 e nel D.L. n. 66/2014 in materia, in particolare, di equilibri di bilancio di parte corrente, di riduzioni della spesa corrente e specificatamente della spesa per il personale, nonché in materia di limiti all’indebitamento e di strumenti derivati.

Al pari di quanto avvenuto negli anni precedenti, le linee guida risultano articolate in tre distinti questionari, riguardanti rispettivamente: le Province, i Comuni con popolazione superiore ai 5000 abitanti ed i Comuni con popolazione fino a 5000 abitanti (a