Diario fiscale del 16 aprile 2015:le novità fiscali del modello 730/2015 e come fare per scaricare la precompilata

 

 Indice:
 1) Responsabilità enti: confisca per il vantaggio dal reato
 2) Cartelle esattoriali: quando è necessario prima l’invio degli avvisi bonari
 3) Società non operative: niente rimborso del credito IVA, questo per il mancato superamento dei ricavi minimi  
 4) Indice di rivalutazione del TFR
 5) E’ il 730 day: dal 15 aprile 20 milioni di cittadini possono consultarlo online
 6) Si va verso la fattura elettronica per tutti i contribuenti
 7) Rapporto sulle entrate tributarie e contributive di gennaio-febbraio 2015
 8) diminuito il cuneo fiscale per i lavoratori destinatari del bonus di 80 euro
 9) Le novità fiscali del modello 730/2015
 10) Dall’Inps chiarimenti sulla disoccupazione per i co.co.pro.
 11) E’ nulla l’iscrizione di ipoteca non preceduta da comunicazione
 12) Niente bonus prima casa per l’acquisto ripetuto
 13) Al via la banca dati delle prestazioni sociali agevolate: partono i controlli incrociati della GdF
 14) 730 precompilato online – Orlandi: “Già 81 mila accessi, nel 2016 anche le spese sanitarie”
 

 
 1) Responsabilità enti: confisca per il vantaggio dal reato
Responsabilità amministrativa degli enti: Confiscabile il valore corrispondente al vantaggio ricavato in via diretta dal reato.
Se il reato è insito nella cessione del bene, il profitto confiscabile coincide con l’unico vantaggio derivato da esso e non con l’intero corrispettivo ottenuto.
La responsabilità amministrativa degli enti fa scattare sequestri ampi. La confisca ai sensi della «231» è infatti al lordo dell’Iva e dei costi e non al netto.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 15249 del 14 aprile 2015, ha accolto il ricorso della procura di Pesaro. La terza sezione penale ha quindi annullato la decisione con la quale il Tribunale di Pesaro aveva ridotto il sequestro al netto di spese sostenute per la frode in commercio e per l’Iva. Ciò perché, ha spiegato il Collegio di legittimità il «profitto» di cui all’art. 240 c.p., non si identifica con (né si sovrappone a) l’utile d’impresa o il reddito di esercizio, sicché non si può strutturalmente scorporare il costo sostenuto per ottenerlo, soprattutto se l’investimento, in quanto cosa destinata a commettere il reato (e dunque a produrre il profitto), potrebbe essere di per sé oggetto di confisca. La definizione di «profitto» confiscabile a norma della 231, non si discosta da quella da sempre elaborata dalla giurisprudenza della Cassazione, nel senso che non può farsi ricorso a parametri valutativi di tipo aziendalistico – quali ad esempio quelli del «profitto lordo» e del «profitto netto», tanto più se l’impresa è totalmente votata all’illecito. Se l’impresa non è totalmente votata al delitto, allorquando il corrispettivo costituisca il compenso di un’attività che, ancorché acquisita illecitamente, non infici tuttavia la regolarità della prestazione resa al terzo, di esso non potrà tenersi conto nella quantificazione del profitto.
 
 
2) Cartelle esattoriali: quando è necessario prima l’invio degli avvisi bonari
Per le cartelle emesse ai sensi degli articoli 36-bis del dpr 600/73 e 54-bis del dpr 633/72, l’omesso invio della comunicazione di irregolarità (c.d. avviso bonario) può rappresentare un motivo di nullità dell’atto di riscossione; in particolare, la predetta omissione determina la nullità della cartella nei casi in cui sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione (come ad esempio per crediti non …

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