Diario quotidiano del 15 aprile 2015: pubblicato il manuale Unioncamere sul deposito dei bilanci

Pubblicato il 15 aprile 2015



deposito dei bilanci al Registro imprese: online il manuale operativo 2015 di UNIONCAMERE; é in scadenza il contributo Sistri; consultazione pubblica sulle nuove norme sul diritto contabile delle società di capitali non quotate; TFR in busta paga da finanziare; lavoro: quali sono gli indici di subordinazione?; codice antimafia: le proposte dei commercialisti; da oggi parte l’operazione 730 precompilato; bollo assolto in modo virtuale: ecco tutte le spiegazioni

 

 Indice:

 1) Deposito dei bilanci al Registro imprese: online il manuale operativo 2015 di Unioncamere

 2) E’ in scadenza il contributo Sistri

 3) Consultazione pubblica sulle nuove norme sul diritto contabile delle società di capitali non quotate

 4) Tfr in busta paga da finanziare

 5) Lavoro: quali sono gli indici di subordinazione?

 6) Codice antimafia: le proposte dei commercialisti

 7) Da oggi parte l’operazione 730 precompilato

 8) Bollo assolto in modo virtuale: ecco la circolare delle Entrate

 

 

1) Deposito dei bilanci al Registro imprese: online il manuale operativo 2015 di Unioncamere

Tutto pronto per l’appuntamento con il bilancio 2014. In vista delle prossime scadenze per il deposito dei bilanci d’esercizio al Registro delle imprese da parte delle società di capitali, come di consueto Unioncamere ha realizzato il manuale operativo nel quale sono illustrate le modalità per la compilazione delle domande ed il loro invio agli uffici camerali. Il manuale è già disponibile da qualche giorno sul sito internet di Unioncamere, in particolare, nel web viene indicata la data del 10 aprile 2015.

L’aspetto più rilevante, quest’anno, è dato dal formato elettronico elaborabile XBRL, che, nonostante sia utilizzato in via obbligatoria già a decorrere dai bilanci 2009, è interessato da alcune novità, alla luce della pubblicazione della nuova tassonomia integrata, capace di codificare in formato elettronico elaborabile l’intero rendiconto, comprensivo della Nota integrativa.

Il manuale conferma che, in relazione ai bilanci relativi ad esercizi chiusi il 31 dicembre 2014 o dopo, la pratica di deposito si compone secondo modalità differenti a seconda della data di approvazione del bilancio.

I soggetti che depositano un bilancio d’esercizio approvato in data precedente al 3 marzo 2015 non sono obbligati ad utilizzare la nuova tassonomia integrata.Per tali soggetti, la composizione della pratica relativa al bilancio “solare” 2014 è analoga a quella utilizzata in relazione alle precedenti campagne bilanci (esercizi dal 2009 al 2013) e, per la formazione dell’istanza XBRL, deve essere utilizzata la versione 1.10 della tassonomia, rilasciata nel 2011.

La pratica dovrà, quindi, contenere:

- un file in formato XBRL, contenente il solo prospetto contabile, costituito da Stato patrimoniale e Conto economico;

- un file in formato pdf/a-1, contenente la Nota integrativa;

- un file in formato pdf/a-1 per ciascun documento che accompagna il bilancio (es. Relazione sulla gestione, Relazione dei sindaci, Relazione di revisione, verbale assembleare).

I soggetti che depositano un bilancio d’esercizio approvato a partire dal 3 marzo 2015 sono, invece, obbligati ad utilizzare la nuova tassonomia integrata.

In questo caso, la pratica di deposito del bilancio relativo all’esercizio 2014 deve contenere soltanto:

- un file in formato XBRL, completo di prospetto contabile (Stato patrimoniale e Conto economico) e Nota Integrativa;

- un file in formato pdf/a-1 per ciascun documento che accompagna il bilancio.

Tutti i file che compongono la pratica (compresa l’istanza XBRL) devono essere firmati digitalmente.

Il file contenente il prospetto contabile e la Nota integrativa è definito con nome file, senza spazi o altri caratteri speciali, ed è caratterizzato dall’estensione xbrl (durante la sperimentazione, tale file assumeva, invece, l’estensione xml). A seguito dell’apposizione della firma digitale, assume l’estensione xbrl.p7m.

Altre utili indicazioni sono state fornite in merito agli strumenti disponibili per la predisposizione dell’istanza.

A tal fine, si possono utilizzare i diversi software messi a disposizione, a pagamento, dalle aziende specializzate, avendo cura di verificare che la versione della tassonomia impiegata sia quella corretta.

In alternativa, è possibile utilizzare gli strumenti gratuiti messi a disposizione da InfoCamere sul sito webtelemaco.infocamere.it. Con riferimento alla nuova tassonomia integrata, attraverso la pagina dedicata “Strumenti NI”, è possibile accedere ad un foglio di calcolo (a compilazione manuale) per la produzione dell’istanza XBRL, secondo la tassonomia di riferimento. La compilazione può avvenire attraverso l’imputazione manuale dei valori in un apposito file excel oppure tramite la loro importazione da un’istanza XBRL.

InfoCamere mette, inoltre, a disposizione un servizio on line, denominato TEBENI, che consente:

- di verificare la correttezza formale (rispetto della tassonomia, quadratura delle voci di bilancio, eccetera) dell’istanza XBRL (c.d. validazione), prima del deposito presso il Registro delle imprese;

- di convertire l’istanza XBRL in formato html o pdf, in modo da ottenere un formato leggibile del bilancio, nonché di trasformare il solo prospetto contabile in formato csv, utile per la rielaborazione dei dati tramite fogli di calcolo.La visualizzazione può essere richiesta in italiano, inglese, francese e tedesco.

Si noti che i controlli eseguiti dal servizio TEBENI sono analoghi ai controlli di base svolti dall’ufficio del Registro delle imprese all’atto del ricevimento dell’istanza, cosicché la preventiva validazione garantisce il buon esito dell’istruttoria camerale.

La verifica viene, quindi, raccomandata anche agli utenti che utilizzano software gestionali.

Redazione del bilancio d’esercizio: aspetti connessi

Sotto altro profilo, va rilevato come oggi il bilancio sia un documento senza il quale nessuna società può sopravvivere, essendo richiesto da una pluralità di soggetti, in primis gli istituti di credito, che condizionano i propri rapporti con la società ai risultati in esso esposti. Il tutto senza dimenticare le richieste del Fisco che, per effetto del principio di derivazione sancito dall’art. 109 TUIR, ancora il reddito imponibile al risultato di bilancio e condiziona la deducibilità di ogni componente ivi indicato alla previa iscrizione dello stesso nel conto economico. Così, per esempio, se si iscrivono ammortamenti inferiori a quelli riconosciuti dal D.M. 31 dicembre 1988, la differenza non può essere recuperata in dichiarazione dei redditi perché non transitata in bilancio. La redazione del bilancio di esercizio è, dunque, frutto di un complesso lavoro che contempera le esigenze informative nei confronti dei soci e dei terzi con le richieste del fisco, il che spiega perché, molto spesso, tale attività richieda non poco tempo. Spesso, infatti, l’approvazione del bilancio slitta ben oltre i termini canonici previsti dall’art. 2364 c.c. (120 giorni dalla data di chiusura dell’esercizio, prorogabili a 180 quando lo prevede lo statuto e sussistono particolari esigenze relative alla struttura e all’oggetto della società, da riportare nella relazione sulla gestione). Ritardi nella predisposizione del progetto di bilancio o nella sua approvazione possono comportare la revoca degli amministratori o addirittura l’azione di responsabilità contro gli stessi, mentre la mancata approvazione per inerzia dell’assemblea può essere causa di scioglimento della società. Sul versante tecnico, le difficoltà con cui si confrontano gli amministratori e i professionisti che li assistono possono essere le più varie e dipendono in larga misura dalle dimensioni e dalla struttura della società e dal tipo di attività svolta. Nelle società di produzione o commercio un ruolo fondamentale è svolto dalla determinazione del valore del magazzino che richiede inventari aggiornati e valorizzazione dei beni inventariati; operazione che può richiedere molto tempo, e anzi rientrare tra le particolari esigenze che giustificano l’approvazione del bilancio entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio laddove, per esempio, la società operi con più magazzini ubicati in diverse aree geografiche. Senza contare che, spesso, le modalità fiscali di valorizzazione delle rimanenze finali differiscono da quelle civilistiche richiedendo calcoli separati. Il protrarsi della crisi economica ha portato molte imprese a ridurre gli ammortamenti adducendo una minore utilizzazione dei beni strumentali. Una politica rischiosa, almeno sul versante fiscale, atteso che il ripristino delle precedenti quote di ammortamento costituisce modifica dei principi contabili adottati in bilancio, richiedendo apposita menzione nella nota integrativa (art. 2423, c. 4, c.c.) e la valutazione da parte del collegio sindacale, se nominato.

Ma forse l’effetto più evidente della perdurante crisi economica è testimoniato dall’approvazione dei nuovi principi contabili OIC 9, dedicato alle svalutazioni delle immobilizzazioni e OIC 15 sulla svalutazione dei crediti. Il primo, oltre a contenere specifiche tecniche per la quantificazione delle immobilizzazioni, impone, di fatto, un controllo periodico sul valore delle stesse, ovvero, sul confronto tra il maggiore tra valore equo e valore d’uso del bene, così da determinarne il valore recuperabile che, se inferiore a quello contabile, obbliga alla svalutazione dell’immobilizzazione. Poiché il valore equo è quello ottenibile dalla vendita di un’attività e il valore d’uso è dato dall’attualizzazione dei flussi finanziari futuri ritraibili dalla medesima, è evidente come entrambi dipendano fortemente dalle condizioni del mercato di riferimento sia del bene stesso sia, trattandosi di un bene strumentale, di quello di coloro che lo utilizzano.

Cosicché, se la crisi investe un determinato settore, è probabile che si verifichi una perdita generalizzata del valore dei beni strumentali utilizzati dalle imprese in esso operanti, con conseguente obbligo di svalutarli. In tema di svalutazione dei crediti, l’OIC 15 precisa in quali casi ciò sia possibile e cioè, in linea di massima, quando il credito è prescritto o è stato ceduto a terzi trasferendo ad essi tutti i rischi correlati. Ma il vero problema, come del resto per tutte le svalutazioni, è che tali operazioni danno luogo a impatti negativi sul conto economico riducendo il risultato dell’esercizio il che, in un’epoca in cui il settore bancario poco gradisce bilanci in perdita, può facilmente condurre alla revoca dei fidi o, più spesso, all’impossibilità di ottenerne di nuovi aggravando l’effetto della crisi dell’impresa. Di qui il rischio di forzature nella redazione del bilancio, cui fanno da contraltare le norme penali in tema di false comunicazioni sociali attualmente in corso di riforma. Sì, perché se ora il falso in bilancio è un reato difficilmente perseguibile, a causa delle soglie di non punibilità e della necessità della querela di parte, salvo il caso che si tratti di società quotate, il futuro prevede la completa eliminazione delle cause di non punibilità con la sola limitazione ai casi di contestazione di fatti di “lieve entità”, da valutare in funzione della natura e dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta. Un concetto questo ancora da riempire di significato che lascia non pochi margini alla discrezionalità dei giudici e che solo il formarsi di una copiosa giurisprudenza potrà definire in termini soddisfacenti. Il bilancio 2014 è, infine, il banco di prova per l’estensione del formato XBRL anche alla nota integrativa con tutti i problemi che ne conseguono. Basti dire che la nota integrativa, il cui contenuto subisce continue aggiunte ed integrazioni, non ultima quella di inserirvi il rendiconto finanziario come previsto dal nuovo principio OIC 10, non contiene solo dati numerici ma una messe di informazioni di testo che mal si conciliano con un formato nato per rendere facilmente acquisibili e confrontabili i dati contenuti nei bilanci. Per questo motivo, la nota integrativa in formato XBRL consta di due parti, una tabellare, a contenuto rigido e non modificabile, in cui va riportata l’informativa espressamente prevista dal codice civile e una testuale che dovrebbe consentire di integrare l’informativa obbligatoria migliorando la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società.

 

 

2) E’ in scadenza il contributo Sistri

Contributo Sistri entro aprile. Scade, infatti, il 30 aprile 2015 il termine entro il quale effettuare il pagamento del contributo annuale Sistri relativo al 2015.

Sono tenuti al versamento del contributo sia i soggetti obbligati sia quelli che aderiscono volontariamente al Sistri. All’interno dell’applicazione «gestione azienda» del Sistri www.sistri.it accessibile attraverso il proprio dispositivo Usb, è disponibile la funzionalità che consente agli utenti di determinare l’importo dei pagamenti dovuti, la comunicazione degli estremi dei pagamenti effettuati e l’inoltro dei documenti di attestazione dell’avvenuto pagamento.

Dopo aver effettuato il pagamento del contributo annuale, le imprese, accedendo all’applicazione «gestione azienda», disponibile nella propria area autenticata e allegando un giustificativo di pagamento in un formato compatibile con il sistema, dovranno comunicare le seguenti informazioni:

l’importo corrisposto, la modalità di pagamento adottata, il numero della quietanza di pagamento (Cro/Trn), la data in cui è stato effettuato il pagamento, la pratica da associare al pagamento (rinnovo iscrizione 2015) e l’importo da associare.

 

 

3) Consultazione pubblica sulle nuove norme sul diritto contabile delle società di capitali non quotate

Dal 13 al 24 aprile, gli Uffici del Dipartimento del Tesoro sottopongono a consultazione pubblica due schemi di decreti legislativi finalizzati a dare attuazione alla direttiva 2013/34/UE in materia di informativa di bilancio per le società di capitali non soggette all’applicazione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS. Le nuove disposizioni saranno applicabili a partire dagli esercizi finanziari aventi inizio il 1° gennaio 2016 o nel corso dello stesso anno.Lo schema di provvedimento, elaborato anche grazie alla fruttuosa collaborazione dell’Organismo Italiano di Contabilità (OIC), aggiorna e modernizza il regime di informativa contabile coniugando l’esigenza di trasparenza per i soggetti interessati alla situazione reddituale, finanziaria e patrimoniale della società con quella di evitare eccessivi oneri amministrativi per adempiere agli obblighi di bilancio. In tale prospettiva, la schema pone particolare attenzione alle PMI, delineando un regime informativo adeguato alle loro esigenze, semplificato rispetto a quello vigente, che riduce i costi amministrativi salvaguardando al contempo un livello minimo di trasparenza funzionale alle loro attività.

Tra gli elementi di maggior rilievo per i quali si auspica di raccogliere ulteriori elementi di valutazione e di impatto rientrano:

- la differenziazione degli obblighi informativi in base ad alcune soglie dimensionali dell’impresa;

- l’introduzione di una nuova categoria di imprese, le “micro imprese”, che si avvalgono di un regime di contabilità particolarmente semplificato;

- l’utilizzo di alcuni moderni istituti contabili già contemplati dai principi contabili internazionali IAS/IFRS, quali l’indicazione a bilancio del “fair value” per gli strumenti finanziari derivati, diverse modalità di imputazione relativamente al “costo ammortizzato” e alla “attualizzazione” delle attività e passività finanziarie;

- l’estensione di questi ultimi istituti contabili anche alle imprese di assicurazione, per le quali la relativa applicazione potrebbe essere non ottimale a questo stadio in ragione della necessità di un adeguato raccordo tra valutazione delle attività e delle passività, in attesa che nei prossimi anni si completi la transizione delle imprese assicurative ai principi contabili internazionali (IFRS), oggi ad esse applicabili solo per la redazione del bilancio consolidato.

- l’introduzione di particolari obblighi di rendicontazione e trasparenza per le imprese operanti nei settori estrattivi e di utilizzo delle risorse forestali primarie (country by country reporting)

I documenti di consultazione sono reperibili nella sezione del Dipartimento del Tesoro dedicata alle Consultazioni Pubbliche, dove sono anche brevemente descritte le finalità perseguite, l’impostazione del nuovo quadro normativo che si intende realizzare, alcuni punti di interesse principale e le indicazioni per inviare osservazioni e suggerimenti.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, nota del 14 aprile 2015)

 

 

4) Tfr in busta paga da finanziare

Dal 14 aprile 2015 gli Intermediari (banche e istituti di credito), aderenti all’Accordo quadro tra Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e ABI, per il finanziamento dei datori di lavoro privati, che devono erogare il Tfr in busta paga, hanno a disposizione il servizio online “TFR in busta paga – Quota integrativa della retribuzione (QuIR)”.

Al servizio si accede dal menu Servizi online>Per tipologia di utente>Istituti di credito, con PIN o con certificato digitale, a seconda che l’intermediario finanziario abbia optato per un accesso al servizio Inps con web application o web service.

(Inps, nota del 14 aprile 2015)

 

 

5) Lavoro: quali sono gli indici di subordinazione ?

Cassazione: indici di subordinazione. Con la sentenza n. 7024 del 8 aprile 2015, la Corte di Cassazione ha ribadito quali sono gli elementi univocamente indicativi della subordinazione che, al di là del nomen juris indicato dalle parti, devono essere presi in considerazione per inquadrare il rapporto di lavoro.

Indici di subordinazione:

- retribuzione fissa mensile in relazione sinallagmatica con la prestazione lavorativa;

- orario di lavoro fisso e continuativo;

- continuità della prestazione in funzione di collegamento tecnico organizzativo e produttivo con le esigenze aziendali;

- vincolo di soggezione personale del lavoratore al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro, con conseguente limitazione della sua autonomia;

- l’inserimento nell’organizzazione aziendale.

I giudici della Suprema Corte, inoltre, hanno evidenziato come alcune attività lavorative poco si confanno alla modalità di lavoro autonomo (es. cameriere), mancando il rischio economico per il collaboratore, oltreché evidenziandosi l’inserimento nell’altrui organizzazione produttiva, specie in relazione al coordinamento con l’attività degli altri lavoratori.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 7024 del 8 aprile 2015)

 

 

6) Codice antimafia: le proposte dei commercialisti

Il Consiglio nazionale dei commercialisti si è fatto parte attiva nell'elaborare proposte emendative al nuovo testo in commento a partire dall'esperienza operativa acquisita sul campo.

Rendere trasparenti i criteri di nomina dell’amministratore giudiziario, auspicando la riformulazione dell’articolo 35 del codice antimafia. È una delle proposte avanzate lo scorso 13 aprile dal Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili in Commissione Giustizia alla Camera, durante l’audizione relativa all’indagine conoscitiva sui progetti di legge recanti “Misure per favorire l’emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata”.

“Il Consiglio nazionale dei commercialisti – afferma Maria Luisa Campise, consigliere delegato alle Funzioni giudiziarie – si è fatto parte attiva nell’elaborare proposte emendative al nuovo testo in commento a partire dall’esperienza operativa acquisita sul campo. Gli emendamenti presentati fissano criteri per la scelta dell’amministratore giudiziario in via del tutto generale stabilendo che della loro applicazione concreta nei singoli casi debba essere dato conto in un provvedimento motivato del tribunale che conferisce l’incarico. Si vogliono così evitare criteri e meccanismi di selezione rigidi e inadeguati alle esigenze imprevedibili di ciascuna procedura, ma al contempo rendere trasparenti e verificabili le scelte degli uffici giudiziari”.

Le proposte emendative, nelle more dell’adozione del regolamento attuativo dell’albo degli amministratori giudiziari (segnatamente il regolamento per la determinazione dei compensi purtroppo bloccato da cinque anni), si pongono anche il fine di applicare in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, un criterio univoco di determinazione dei compensi degli amministratori giudiziari e dei coadiutori dell'ANBSC.

Nell’ottica di valorizzare la figura dell'amministratore giudiziario, in particolare del commercialista che svolge l'incarico di amministratore giudiziario, nonché di agevolarne le attività, è stata proposta l'introduzione di un termine più ampio per presentare la prima relazione sulla gestione, rimettendo al giudice delegato la facoltà di individuare questo maggior termine. Il tutto in un'ottica di precisa, ma flessibile procedimentalizzazione del piano di prosecuzione dell'impresa.

“Riteniamo in effetti – precisa il consigliere del CNDCEC – che l'estensione del termine possa consentire all'amministratore giudiziario una migliore e approfondita valutazione dei fatti, in particolare con riferimento alle prospettive di prosecuzione dell'impresa in sequestro. In molti casi, di particolare complessità gestoria, il termine attualmente previsto si presenta insufficiente per approntare una puntuale relazione sulla prosecuzione delle attività”.

Risulta poi fondamentale, per i commercialisti, approntare delle regole chiare e puntuali per tutelare l'amministratore giudiziario, ad esempio per scongiurare delle azioni di responsabilità in suo danno, azioni sovente attivate pretestuosamente dal proposto al solo fine di danneggiare l'amministratore giudiziario. Parimenti è opportuno introdurre delle norme che, in caso di irregolarità riscontrate dalle pubbliche amministrazioni sui beni sequestrati (violazioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, irregolarità contributive, ecc.) consentano all'amministratore giudiziario di beneficiare di un termine per la sanatoria senza che il professionista sia esposto a procedimenti, talvolta anche di natura penale.

Per quanto riguarda l'Agenzia, nel condividere la proposta del DDL di affidare all'ANBSC la gestione della procedura per la tutela dei terzi che viene traslata dopo la confisca definitiva, si ritiene che anche le competenze gestorie dell'Agenzia vadano traslate alla confisca definitiva replicando, quindi, quanto già avveniva con l'Agenzia del Demanio.

“Riteniamo che l'ANBSC – continua Campise – anche qualora venisse dotata di risorse umane e finanziarie non potrebbe comunque garantire un’efficace e tempestiva gestione dei beni durante la fase giudiziaria. La gestione dei beni, pertanto, sotto il controllo del giudice delegato, deve rimanere in capo all’amministratore giudiziario per tutta la durata del procedimento, dal sequestro sino alla confisca definitiva. Conseguentemente l'Agenzia, pur mantenendo le funzioni di supporto e ausilio all'autorità giudiziaria, deve occuparsi di amministrare i beni definitivamente confiscati traghettando la gestione dei medesimi dalla data di definitività alla loro effettiva destinazione agli aventi diritto. Proprio perché riteniamo che debba essere conservata la funzione di ausilio all'autorità giudiziaria – conclude Campise – non condividiamo la proposta di eliminare le sedi secondarie dell'ANBSC che invece devono essere potenziate”.

(CNDCEC, nota del 14 aprile 2015)

 

 

7) Da oggi parte l’operazione 730 precompilato

Da oggi debutta il 730 precompilato: tutta la rassegna delle novità. Infatti, dal 15 aprile 2015, in via sperimentale, debutta il modello 730 precompilato messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate per i titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati.

Il modello può essere accettato o modificato con le seguenti novità:

- nel caso di presentazione diretta, il vantaggio fondamentale per il contribuente è legato ai controlli poiché, se il 730 precompilato viene presentato senza effettuare modifiche, direttamente oppure tramite il sostituto d’imposta, non saranno effettuati i controlli documentali ex 36/ter del DPR 600/1973 sulle spese comunicate all’Agenzia dai soggetti che erogano mutui fondiari e agrari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali (interessi passivi, premi assicurativi e contributi previdenziali), né tantomeno verranno effettuati i controlli preventivi nel caso in cui il rimborso superi i 4.000 euro con il concorso delle detrazioni per familiari a carico ed eccedenze derivanti da anni precedenti;

- in caso di presentazione del 730 precompilato tramite CAF/professionista con o senza modifiche, i controlli documentali saranno effettuati nei confronti di questi ultimi. Anche in questo caso non operano i controlli preventivi in caso di rimborsi oltre i 4.000 euro.

Il 730 precompilato deve essere presentato entro il 7 luglio, sia nel caso di presentazione diretta all’Agenzia delle Entrate sia nel caso di presentazione al sostituto d’imposta oppure al Caf o al professionista.

Per la predisposizione del modello 730 precompilato, l’Agenzia delle entrate utilizza le seguenti informazioni:

- i dati contenuti nella Certificazione Unica, che da quest’anno viene inviata all’Agenzia delle entrate dai sostituti d’imposta (ad esempio il reddito di lavoro dipendente, le ritenute Irpef, le trattenute di addizionale regionale e comunale, i compensi di lavoro autonomo occasionale e i dati dei familiari a carico);

- i dati relativi agli interessi passivi sui mutui, ai premi assicurativi e ai contributi previdenziali, che vengono comunicati all’Agenzia delle entrate dai soggetti che erogano mutui agrari e fondiari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali;

- alcuni dati contenuti nella dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (ad esempio gli oneri che danno diritto a una detrazione da ripartire in più rate annuali, come le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, i crediti d’imposta e le eccedenze riportabili);

- gli altri dati presenti nell’Anagrafe tributaria (ad esempio i versamenti effettuati con il modello F24 e i contributi versati per lavoratori domestici).

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 11/E/2015, ha fornito le seguenti indicazioni.

Il modello 730/2015 precompilato in forma congiunta può essere presentato solo ed esclusivamente tramite un CAF/professionista, anche se nel sito dedicato di entrambi i coniugi/contribuenti risultano le due dichiarazioni precompilate.

La dichiarazione 730 precompilata non viene predisposta se, con riferimento all’anno d’imposta 2013, il contribuente ha presentato dichiarazioni correttive nei termini o integrative, per le quali, al momento della elaborazione della dichiarazione 730 precompilata, è ancora in corso l’attività di liquidazione automatizzata ex 36bis del DPR 600/1973.

Nel caso in cui per la dichiarazione relativa all’anno d’imposta precedente non sia ancora conclusa, al momento della elaborazione del modello 730 precompilato, l’attività di controllo automatizzato da parte dell’Agenzia delle entrate, la dichiarazione è comunque predisposta. In tal caso, tuttavia, non sono riportati nel modello 730 precompilato i dati che potrebbero essere modificati in esito all’attività di liquidazione automatizzata, come ad esempio l’eccedenza a credito, e di tale circostanza viene dato avviso al contribuente.

Per accedere alla dichiarazione precompilata, nonché per consultare il foglio informativo messo a disposizione dall’Agenzia, il sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale, il Caf o il professionista abilitato devono preventivamente acquisire dal contribuente apposita delega, unitamente a copia di un documento di identità del delegante, in formato cartaceo o in formato elettronico. La delega contiene l’indicazione del codice fiscale del contribuente, dell’anno d’imposta cui si riferisce il modello 730 precompilato, della data di conferimento della stessa e la precisazione che la stessa vale, oltre che per l’accesso alla dichiarazione 730 precompilata, anche per la consultazione del foglio informativo. La delega ha valore per la dichiarazione precompilata relativa a una sola annualità e può essere revocata con le medesime modalità del conferimento. Nel caso in cui il contribuente che richiede assistenza fiscale non intenda utilizzare la dichiarazione 730 precompilata, il Caf o il professionista abilitato acquisisce idonea documentazione da cui si evince la mancata autorizzazione da parte del contribuente all’accesso al modello 730 precompilato. La delega può essere conferita anche a più intermediari con la possibilità in capo al contribuente di verificare direttamente i soggetti che hanno avuto accesso ai dati fiscali presso il sito dedicato.

La dichiarazione si considera “accettata” se è trasmessa senza modifiche dei dati indicati nella dichiarazione precompilata ovvero con modifiche che non incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta. Sono considerate tali le seguenti operazioni:

- indicazione o modifica dei dati anagrafici del contribuente, ad eccezione del comune del domicilio fiscale, che potrebbe incidere sulla determinazione delle addizionali regionale e comunale all’Irpef;

- indicazione o modifica dei dati identificativi del soggetto che effettua il conguaglio;

- indicazione o modifica del codice fiscale del coniuge non fiscalmente a carico;

- compilazione del quadro I per la scelta dell’utilizzo in compensazione, totale o parziale, dell’eventuale credito che risulta dal modello 730;

- scelta di non versare o di versare in misura inferiore a quanto calcolato da chi presta assistenza fiscale gli acconti dovuti, mediante la compilazione dell’apposito rigo del quadro F;

- richiesta di suddivisione in rate mensili delle somme dovute a titolo di saldo e acconto nei casi consentiti dalla normativa vigente, mediante la compilazione dell’apposito rigo del quadro F.

La dichiarazione precompilata è trasmessacon modifiche” se si effettuano variazioni o integrazioni dei dati indicati nella dichiarazione che incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta, comprese le variazioni che, pur non modificando il risultato finale della dichiarazione, intervengono sui singoli importi del modello 730 precompilato (ad esempio l’eliminazione di un reddito o di un onere e l’aggiunta di un reddito o di un onere di altro tipo di pari importo).

 

 

8) Bollo assolto in modo virtuale: ecco la circolare delle Entrate

E’ pronta la mini-guida delle Entrate sull’imposta di bollo assolta in maniera virtuale. Difatti, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 16/E del 14 aprile 2015, fornisce un pratico vademecum con tutte le informazioni utili sulle corrette modalità di presentazione delle domande, sul procedimento di autorizzazione e quello di liquidazione del tributo e sugli uffici competenti. Il documento di prassi, inoltre, illustra i criteri da applicare per lo scomputo degli acconti e fa il punto sulle modalità di applicazione delle sanzioni e sull’istituto del ravvedimento operoso nei casi di mancato o ritardato versamento e di dichiarazione omessa o infedele.

I contribuenti possono richiedere l’autorizzazione per l’assolvimento dell’imposta di bollo in modo virtuale tramite una domanda che va presentata insieme a una dichiarazione che riporti il numero di atti che si stima saranno emessi o ricevuti nel corso dell’anno. La circolare chiarisce, inoltre, che le domande vanno consegnate all’ufficio territorialmente competente oppure inviate tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.

Le Direzioni provinciali sono le strutture generalmente deputate al rilascio dell’autorizzazione e alla liquidazione dell’imposta di bollo virtuale. Per ragioni organizzative, però, il Direttore provinciale può affidare queste attività a uno o più uffici territoriali. Per le domande presentate da uffici e enti statali e dalle Camere di Commercio, invece, le autorizzazioni vengono rilasciate dalle Direzioni regionali. In entrambi i casi, la competenza è comunque individuata in base al domicilio fiscale del contribuente. I contribuenti che vogliono rinunciare all’autorizzazione devono presentare una comunicazione, allegando una dichiarazione degli atti e documenti emessi nel periodo che va dal primo gennaio dell’anno in corso fino al giorno della rinuncia. Come stabilito dal Provvedimento del 14 novembre 2014, questa dichiarazione va presentata in via transitoria in forma cartacea fino al 31 dicembre 2015. A partire dall’1 gennaio 2016, invece, sarà possibile inviare rinunce e dichiarazioni direttamente online.

Richiesta

Il contribuente interessato all’assolvimento dell’imposta di bollo in modo virtuale deve presentare all’ufficio competente apposita domanda, corredata da una dichiarazione nella quale indica il numero presunto degli atti e documenti che potranno essere emessi e ricevuti durante l’anno.

L’ufficio concede l’autorizzazione a tempo indeterminato e, sulla base dei dati esposti nella richiesta, procede alla liquidazione iniziale dell’imposta (dalla data della domanda al 31 dicembre dello stesso anno), ripartita in tante rate uguali quanti sono i bimestri compresi nel periodo.

Negli anni successivi, entro il 31 gennaio, il contribuente presenta all’ufficio una dichiarazione con il numero degli atti e documenti emessi nell’anno precedente, distinti per voce di tariffa, gli altri elementi utili liquidare l’imposta e gli assegni bancari estinti nel periodo.

L’ufficio, dopo i dovuti riscontri, dà corso alla liquidazione definitiva dell’imposta dovuta per l’anno precedente (imputando la differenza a debito o a credito alla rata in scadenza a febbraio), che viene assunta come base per la liquidazione provvisoria per l’anno in corso.

Se nel corso dell’anno, a liquidazione provvisoria già effettuata, intervengono modifiche della disciplina o della misura dell’imposta, l’ufficio riliquida provvisoriamente le restanti rate: il contribuente è tenuto a pagare la maggiore imposta riguardante la prima rata “riliquidata” insieme all’imposta relativa alla rata successiva. Se invece le modifiche determinano un’imposta minore, l’ufficio provvederà alla riliquidazione, su istanza del contribuente, entro trenta giorni dalla richiesta.

Inoltre, entro il 16 aprile di ogni anno, alcuni soggetti (Poste, banche e altri enti e società finanziari, e le imprese di assicurazione) devono versare a titolo di acconto il 95% dell’imposta provvisoriamente liquidata, scomputabile – per esigenze di liquidità – dai versamenti dovuti a partire dal successivo mese di febbraio.La disciplina in esame non si applica ai documenti informatici, relativamente ai quali l’imposta di bollo va invece versata telematicamente tramite F24 in un’unica soluzione, entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Strutture competenti

In generale, il rilascio delle autorizzazioni e la liquidazione del tributo sono di competenza delle direzioni provinciali dell’Agenzia delle Entrate, mentre, per uffici ed enti statali e per le Camere di commercio, le direzioni regionali rilasciano le autorizzazioni e le Dp liquidano l’imposta.

Domicilio fiscale del contribuente

A determinare la competenza territoriale, cioè quale sia la direzione provinciale tenuta a rilasciare l’autorizzazione e a liquidare il tributo, è il domicilio fiscale del contribuente. In caso di variazione del domicilio fiscale, si applica la regola generale secondo cui il cambio ha effetto dal sessantesimo giorno successivo a quello in cui si è verificato.

Per le imprese estere non residenti, si fa riferimento al domicilio in Italia del rappresentante fiscale.

AutorizzazioneLa domanda per l’autorizzazione deve essere: prodotta in bollo; corredata dalla dichiarazione con il numero presuntivo di atti emessi/ricevuti nell’anno solare; sottoscritta dal contribuente, se persona fisica, ovvero dal rappresentante legale della società/ente o dal rappresentante fiscale dell’impresa estera non residente; consegnata all’ufficio competente o trasmessa con raccomandata a/r.L’ufficio, prima di concedere l’autorizzazione, verifica la sussistenza dei requisiti di affidabilità e di adeguata capacità economica del richiedente ad assolvere il tributo, l’entità del tributo e la quantità degli atti da assoggettare a tassazione, in modo da valutare l’utilità per il contribuente all’utilizzo del bollo virtuale e le adeguate garanzie per l’Amministrazione.

In caso di revoca o diniego (totale o parziale) dell’autorizzazione, l’ufficio notificherà apposito atto (impugnabile davanti al giudice tributario) all’interessato. Quest’ultimo, a sua volta, può comunicare la rinuncia all’autorizzazione, presentando contestualmente la dichiarazione degli atti e documenti emessi tra l’1 gennaio e il giorno in cui ha effetto la rinuncia.

Liquidazione

L’ufficio, sulla base della dichiarazione a consuntivo presentata dal contribuente entro il 31 gennaio, effettua la liquidazione definitiva per il precedente anno solare e quella provvisoria per l’anno in corso, facendole confluire in unico atto che costituisce avviso di liquidazione dell’imposta dovuta, impugnabile davanti alla Commissione tributaria.

Il pagamento dell’imposta risultante dalla liquidazione definitiva va effettuato nei venti giorni successivi alla notifica dell’avviso di liquidazione; se invece risulta un credito, il contribuente può presentare istanza di rimborso (articolo 37 del Dpr 642/1972).

Versamenti

Dal 20 febbraio scorso, i versamenti per l’imposta di bollo virtuale (compresi l’acconto ed eventuali interessi e sanzioni) vanno effettuati tramite modello F24, indicando i codici tributo istituiti con la risoluzione n. 12/2015. Fino al 31 marzo è stato possibile utilizzare anche il modello F23.

Relativamente all’acconto, lo stesso può essere scomputato da tutti i versamenti dovuti a partire dal mese di febbraio (circolare n. 49/2005); se non è possibile farlo interamente nel corso dell’anno, il credito vantato può essere scalato anche dall’acconto per l’anno successivo (circolare n. 46/2011).

Dalla prossima dichiarazione annuale, il contribuente potrà segnalare la scelta sulla modalità di scomputo dell’acconto: l’ufficio liquiderà le rate bimestrali e l’acconto sulla base di tale indicazione.

Sanzioni

La circolare, infine, fornisce indicazioni sulle sanzioni applicabili e sulle modalità di irrogazione in caso di mancato o ritardato versamento di una o più rate o dell’acconto e di omessa o infedele dichiarazione di conguaglio.

Con la riforma del sistema sanzionatorio, è stata prevista, per la mancata corresponsione (in tutto o in parte) dell’imposta di bollo dovuta sin dall’origine, una sanzione amministrativa dal 100 al 500% dell’imposta o della maggiore imposta dovuta (articolo 5 del Dlgs 473/1997). Sanzione, invece, del 30% per gli omessi o ritardati versamenti dell’imposta risultante dalla dichiarazione, nonché “in ogni ipotesi di mancato pagamento di un tributo o di una sua frazione nel termine previsto” (articolo 13 del Dlgs 471/1997).Occorre, quindi, distinguere i diversi ambiti applicativi delle norme e delle sanzioni irrogabili.

L’imposta di bollo è dovuta sin dall’origine per gli atti e i documenti indicati nella parte I della Tariffa allegata al Dpr 642/1972.

Nel caso di contrassegno telematico, l’assolvimento del bollo avviene con il preventivo acquisto e l’apposizione dello stesso sul documento; in questo caso, le violazioni riguardanti l’omesso o insufficiente versamento dell’imposta sono sanzionate nella misura dal 100 al 500% dell’imposta o della maggiore imposta.Nel caso, invece, di imposta di bollo assolta in modo virtuale, sul documento non viene applicato il contrassegno, ma è apposta la dicitura relativa alla modalità virtuale di assolvimento dell’imposta e gli estremi della relativa autorizzazione. Il tributo è liquidato dall’ufficio in base alla dichiarazione del contribuente e va versato in rate bimestrali e in acconto: di conseguenza, le eventuali violazioni riguardanti i versamenti bimestrali e d’acconto sono sanzionabili nella misura del 30%, ridotta ad un quindicesimo per ogni giorno di ritardo fino al quindicesimo.

Per l’omessa o infedele dichiarazione di conguaglio, da presentare entro il 31 gennaio o insieme alla rinuncia, la sanzione è stabilita nella misura dal 100 al 200% dell’imposta dovuta.

L’omessa presentazione della dichiarazione di conguaglio può essere regolarizzata tramite ravvedimento operoso, se presentata con ritardo non superiore a novanta giorni dalla scadenza; la sanzione, in tal caso, è ridotta a un decimo del minimo.

Ravvedimento possibile anche per le violazioni relative ai versamenti bimestrali e all’acconto: i termini sono quelli relativi a ciascuna rata, comunicati dall’ufficio con l’atto di liquidazione, e quelli relativi all’acconto.

Indicazioni, infine, sulle modalità di irrogazione delle sanzioni. Essendo già stato comunicato al contribuente l’ammontare dell’imposta liquidata (con relativa ripartizione in rate) mediante la notifica dell’avviso di liquidazione, non è necessario notificare un apposito atto: l’irrogazione sarà immediata, con iscrizione diretta a ruolo del tributo, delle sanzioni e degli interessi, così come indicato nelle avvertenze dell’avviso di liquidazione.

 

Vincenzo D’Andò