Diario quotidiano del 14 aprile 2015, Split Payment: obbligo di annotazione della fattura in modo distinto

Pubblicato il 14 aprile 2015



la consulenza generica non ammette la deduzione; accertamento da redditometro: prove più snelle per il contribuente; governo approvato il Documento di economia e finanza;bonus bebè: regole in G.U.; Consulta: niente tributi autonomi per lo smaltimento dei rifiuti; sempre più in calo le nuove partite Iva; tempi di conservazione delle scritture contabili: da quando decorre il raddoppio dei termini; disponibile il software per la richiesta dei 730 precompilati; il Fisco mette le ruote per il 730 precompilato: prima tappa a L’Aquila, arrivo a Cagliari; basta una sola dichiarazione d’intento per più operazioni in Dogana; split payment: obbligo di annotazione della fattura in modo distinto; riduzione dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro - anno 2015; chiarimenti ministeriali sulla somministrazione transnazionale di manodopera; modello Unico 2015 riveduto e corretto

 

 Indice:

 1) La consulenza generica non ammette la deduzione

 2) Accertamento da redditometro: prove più snelle per il contribuente

 3) Governo approvato il Documento di economia e finanza

 4) Bonus bebè: regole in G.U.

 5) Consulta: niente tributi autonomi per lo smaltimento dei rifiuti

 6) Sempre più in calo le nuove partite Iva

 7) Tempi di conservazione delle scritture contabili: da quando decorre il raddoppio dei termini

 8) E’ disponibile il software per la richiesta dei 730 precompilati

 9) Il Fisco mette le ruote per il 730 precompilato: prima tappa a L’Aquila, arrivo a Cagliari

 10) Basta una sola dichiarazione d’intento per più operazioni in Dogana

 11) Split Payment: obbligo di annotazione della fattura in modo distinto

 12) Riduzione dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro - anno 2015

 13) Chiarimenti ministeriali sulla somministrazione transnazionale di manodopera

 14) Modello Unico 2015 riveduto e corretto

 

 

1) La consulenza generica non ammette la deduzione

Fattura generica non si deduce: La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7214 del 10 aprile 2015, ha stabilito che i costi addebitati per generiche prestazioni di consulenza non sono deducibili dal reddito e anche l’Iva è indetraibile poiché non risulta possibile verificarne l’inerenza, ovvero, la connessione rispetto all’attività svolta né la loro congruità. La Corte ha, così, rigettato il ricorso di un ingegnere che aveva dedotto le spese per l’affidamento in outsourcing a una società, di cui era socio, della gestione dello studio, che la società stessa gli addebitava riportando in fattura come descrizione un generico “compenso per gestione……………come da contratto”. Non ha rilevanza per i giudici il fatto che il rapporto in questione fosse regolato da un contratto riferito all’affitto di locali, arredi, macchinati e alla gestione del servizio di segreteria.

 

 

2) Accertamento da redditometro: prove più snelle per il contribuente

Accertamento da redditometro: il contribuente, ai fini della prova contraria, deve limitarsi a dimostrare di possedere proventi già tassati o fiscalmente irrilevanti di entità tale da giustificare l’incremento patrimoniale, ma non occorre la prova che dette risorse siano state utilizzate proprio per il sostenimento dell’acquisto.

La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 7339 del 10 aprile 2015, afferma che è sufficiente la dimostrazione dell’astratta compatibilità tra spese sostenute/tenore di vita e reddito “fiscalmente non rilevante” (possesso di redditi esenti e soggetti a imposizione alla fonte, eventuali disinvestimenti, che, nel DM 24 dicembre 2012, vengono automaticamente riconosciuti se effettuati nell’anno dell’incremento e nei quattro antecedenti).

Nella pronuncia si afferma anche che i soggetti passivi dell’accertamento sintetico, per definizione, non sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili, “sicchè ad essi non si può estendere la logica che presiede agli accertamenti fondati sui riscontri con i conti correnti bancari (tante operazioni, altrettanti riscontri documentali ci devono essere circa la provenienza o la destinazione) e non li si può gravare di fornire la puntuale dimostrazione della correlazione causale tra il loro tenore di vita e la disponibilità di risorse prive di rilevanza fiscale”.

Dunque, per gli incrementi patrimoniali, basta l’astratta compatibilità tra spesa e prova contraria. La Cassazione sancisce che i “soggetti passivi” del redditometro non sono obbligati a specifici obblighi contabili.

 

 

3) Governo approvato il Documento di economia e finanza

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, ha approvato il Documento di economia e finanza (DEF) previsto dalla legge di contabilità e finanza pubblica, n. 196 del 2009 che si compone delle seguenti sezioni:

Sezione I: Programma di Stabilità dell'Italia

Sezione II: Analisi e tendenze della finanza pubblica

Sezione III: Programma Nazionale di Riforma

A questi si aggiungono i seguenti allegati:

Rapporto sullo stato di attuazione sulla riforma della contabilità e finanza pubblica

Le spese dello Stato nelle Regioni e nelle Province autonome

Relazione del Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra

Relazione sui fabbisogni annuali di beni e servizi della Pubblica Amministrazione e sui risparmi conseguiti con il sistema delle convenzioni Consip

Relazione del Ministro dello Sviluppo economico sugli interventi nelle aree sottoutilizzate

Programma delle infrastrutture strategiche del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Il Def sarà inviato alle Camere perché si esprimano sugli obiettivi programmatici in tempo utile per la trasmissione del Programma di Stabilità e del Programma Nazionale di Riforma al Consiglio dell'Unione europea e alla Commissione europea entro il 30 aprile.

Gli obiettivi della politica economica del Governo rappresentati nel documento di programmazione triennale approvato oggi possono essere così riassunti: sostenere la ripresa economica evitando aumenti del prelievo fiscale e allo stesso tempo rilanciando gli investimenti; avviare il debito pubblico (in rapporto al PIL) su un percorso di riduzione, consolidando così la fiducia del mercati e riducendo la spesa per interessi; favorire gli investimenti e le iniziative per consentire un deciso recupero dell’occupazione nel prossimo triennio. Nell’insieme il Def disegna un netto cambiamento di marcia nella situazione economica e finanziaria del Paese con il prodotto interno lordo che nel 2015 diventa positivo (+0,7%) dopo tre anni di recessione e imposta una politica economica a supporto di una crescita più sostenuta nel triennio successivo.

(Consiglio dei Ministri, comunicato n. 58 del 10 aprile 2015)

 

 

4) Bonus bebè: regole in G.U.

E’ andato in G.U. il decreto che intende incentivare le nascite. Ai fini della decorrenza dell’assegno relativo al bonus bebè dal giorno della nascita o dell’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione, la domanda per il beneficio deve essere presentata non oltre il termine di 90 giorni dal verificarsi dell’evento ovvero entro il 24 luglio 2015. Nel caso in cui la domanda sia presentata oltre questo termine, l'assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.

E’ stato, quindi, attuato l’articolo 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di Stabilità 2015)”, che prevede un assegno al fine di incentivare la natalità e contribuire alle spese per il suo sostegno, questo mediante la pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale n. 83 del 10 aprile 2015, del DPCM 27 febbraio 2015.

La norma prevede che per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, sia riconosciuto un assegno su domanda di un genitore convivente con il figlio. I nuclei familiari beneficiari devono essere in possesso di Isee (indicatore di situazione economica equivalente) in corso di validità non superiore a 25 mila euro annui.

L’assegno è fissato in un importo annuo pari a 960 euro per figlio. Per i nuclei in possesso di Isee non superiore a 7 mila euro annui, l’importo annuo dell’assegno è pari a 1.920 euro. La domanda per l’assegno è presentata all’Inps per via telematica secondo modelli predisposti dall’Istituto entro i prossimi 15 giorni.

Le cause di decadenza dal beneficio sono le seguenti: decesso del figlio; revoca dell’adozione; decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale; affidamento del figlio a terzi; affidamento esclusivo del figlio al genitore che non ha presentato la domanda.

 

 

5) Consulta: niente tributi autonomi per lo smaltimento dei rifiuti

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 58/2015, ha stabilito che le regioni non possono istituire con propria legge tributi autonomi sui rifiuti.

Viene, così, censurata la norma della Regione Piemonte che imponeva ai gestori di impianti di trattamento e riutilizzo di scarti animali il pagamento di un contributo in ragione della quantità di materiale trattato nell’anno. La somma doveva essere versata al comune di localizzazione degli impianti, con possibilità di destinarne una quota a favore dei comuni limitrofi o comunque interessati dall'aumento del traffico veicolare o da altre esternalità negative.

La questione è stata sollevata dalla Commissione tributaria provinciale di Cuneo, cui un’azienda si era rivolta impugnando gli avvisi comunali di accertamento e liquidazione del contributo. Nel ricorso, si evidenziava come la Regione non avesse titolo a istituire un simile prelievo, poiché la competenza in materia spetta allo Stato.

La Consulta ha accolto tale tesi, richiamando l’art. 117, comma 2, lett. s) Cost., che individua una potestà legislativa esclusiva statale in materia di «tutela dell’ambiente e dell'ecosistema». In tale ambito, in base alla consolidata giurisprudenza costituzionale, rientra anche la disciplina dei rifiuti, quali devono essere considerati gli scarti animali. Pur trattandosi di un ambito che coinvolge anche le attribuzioni degli enti territoriali, si impone, secondo i giudici delle leggi, una disciplina unitaria (rimessa allo Stato) «allo scopo di prefigurare un quadro regolativo uniforme degli incentivi e disincentivi inevitabilmente collegati alla imposizione fiscale, tenuto conto dell’influenza dispiegata dal tributo (i cosiddetti “effetti allocativi”) sulle scelte economiche di investimento e finanziamento delle imprese operanti nel settore dei rifiuti e della loro attitudine a ripercuotersi, per l'oggetto stesso dell'attività esercitata da tali imprese, sugli equilibri ambientali».

 

 

6) Sempre più in calo le nuove partite Iva

Nuove partite Iva ancora più giù. A febbraio 2015 ne sono state aperte 42.799 e in confronto al corrispondente mese dell’anno precedente si è registrata una flessione del 16,8%.

Ciò risulta dai dati diffusi il 10 aprile 2015 dal MEF. La diminuzione nel numero di aperture - spiegano dal Dipartimento - è stata influenzata dalla clausola prevista dalla legge di stabilità per il 2015 che, insieme all’introduzione del nuovo regime fiscale forfetario, consentiva alle partite Iva in essere al 1° gennaio 2015 di continuare a operare con il preesistente regime cosiddetto di vantaggio. Si tratta dello stesso fenomeno verificatosi nel mese di gennaio, quando il calo di nuove aperture era stato addirittura del 30%. «È quindi probabile», commenta la nota delle Finanze, «che diversi soggetti abbiano anticipato l’apertura della partita Iva entro la fine del 2014 (novembre e dicembre), ritenendo il regime allora in vigore più vantaggioso per la propria attività. Per conseguenza a gennaio e febbraio 2015 si è registrata una diminuzione nelle aperture di partite Iva». Solo dopo, il 1° marzo 2015, con l’entrata in vigore del decreto «milleproroghe» (dl 192/2014), è stato consentito in via transitoria per tutto il 2015 l’adesione al vecchio regime fiscale di vantaggio, per i soggetti che ne abbiano i requisiti.

 

 

7) Tempi di conservazione delle scritture contabili: da quando decorre il raddoppio dei termini

Nell’ambito del rispetto dei tempi di conservazione delle scritture contabili, il raddoppio dei termini si può verificare solo quando la notizia di reato sia stata tempestivamente trasmessa.

E a tal fine, secondo recente parere di dottrina, non occorre attendere che avvenga l’applicazione della nuova disciplina del raddoppio dei termini di accertamento con l’approvazione del Decreto Legislativo della delega fiscale.

Dunque, tale situazione trova concreta applicazione grazie alla alla sentenza n. 224/1990 della Corte costituzionale, che stabilisce l’immediata efficacia giuridica dei contenuti di una legge delega.

E la legge delega fiscale (Legge 23/2014) prevede, infatti, già nei sui criteri che il raddoppio dei termini si verifichi soltanto in presenza di effettivo invio della denuncia prima della scadenza dei termini ordinari di accertamento.

La portata dell’applicazione dell'indirizzo interpretativo della Corte costituzionale, conferisce un’efficacia giuridica immediata alla novella legislativa con i conseguenti effetti sugli accertamenti in corso e, soprattutto, sulle valutazioni funzionali ai fini dell’adesione dei contribuenti alla procedura di voluntary disclosure.

La disciplina dei termini di accertamento in presenza di fattispecie che hanno rilevanza penale si avvia verso una regolamentazione e una razionalizzazione nell’ambito della legge delega fiscale pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed entrata in vigore il 27 marzo 2014. In particolare, l’art. 8, comma 2, legge per la delega fiscale 11 marzo 2014, n. 23 demanda al governo «la definizione della portata applicativa» della disciplina del raddoppio dei termini, prevedendo che esso si verifichi «soltanto in presenza di effettivo invio della denuncia», ai sensi dell’art. 331 cpp effettuato entro un termine correlato allo spirare del termine ordinario di decadenza.

Al riguardo, come è noto, ai sensi dell’art. 43, Dpr. 600/73, commi 1 e 2, il termine ordinario per l’accertamento è costituito, a pena di decadenza, dal 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi, ovvero del quinto anno successivo a quello in cui la stessa avrebbe dovuto essere presentata nell'ipotesi di omessa dichiarazione.

Il terzo comma della suddetta norma introduce tuttavia un’eccezione, prevedendo la possibilità di raddoppiare i suddetti termini, «in caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal Decreto Legislativo 10 marzo 2000, n. 74, i termini di cui ai commi precedenti sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione».

Tali principi operano anche nell’ambito della procedura di voluntary disclosure.

In particolare, le annualità interessate dalla procedura di collaborazione volontaria sono tutte quelle ancora accertabili ai fini fiscali al momento della presentazione della domanda di accesso alla menzionata procedura; pertanto, dovranno essere ricomprese nella domanda di regolarizzazione tutte quelle infedeltà dichiarative commesse nei periodi d'imposta dal 2010 al 2013, mentre in caso di omessa dichiarazione dovranno essere oggetto di emersione anche le violazioni dichiarative commesse a partire dal periodo d'imposta 2009.

I termini ordinari di decadenza per l’accertamento, come innanzi illustrati, devono tuttavia intendersi raddoppiati nel caso in cui sussista una violazione che comporta un obbligo di denuncia penale per uno dei reati previsti dal DLgs 74/07 pur in presenza di una procedura di disclosure che riguardi paesi white list o a questi parificati ai fini della procedura di regolarizzazione (Svizzera, Montecarlo e Liechtenstein).

Con la legge delega è stato previsto che il raddoppio dei termini si applichi solo in presenza di un fatto di pronta verificabilità («l’effettivo invio della denuncia») che dovrà realizzarsi entro il termine ordinario di accertamento, cosicché se il predetto invio avverrà dopo la scadenza di quest’ultimo non si determinerà alcun raddoppio.

In particolare, la Corte costituzionale, con la pronuncia 4 maggio 1990 n. 224 (che in motivazione richiama ulteriori precedenti della stessa Corte), ha statuito che sotto il profilo del contenuto, la legge delega è un vero e proprio atto normativo, ossia «un atto diretto a porre, con efficacia erga omnes, norme (legislative) costitutive dell’ordinamento giuridico: norme che hanno la particolare struttura e l’efficacia proprie dei «princìpi» e dei «criteri direttivi», ma che, per ciò stesso, non cessano di possedere tutte le valenze tipiche delle norme legislative».

E invero, nonostante la stessa rappresenti una deroga costituzionalmente stabilita al principio secondo il quale «la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere» (art. 70 Cost.) e nonostante sia attribuita alla competenza riservata delle Assemblee parlamentari (art. 72, ultimo comma Cost.), nella sua qualità di atto-fonte, la legge delega non contiene caratteri differenziali tali da comportare un regime di impugnazione diverso da quello proprio delle altre leggi.

In applicazione di tali principi, quindi, i contenuti di cui alla riforma in tema di raddoppio dei termini verrebbero a poter essere immediatamente applicabili e, conseguentemente, nessun raddoppio potrà operare in caso di emersione di fattispecie avente rilevanza penale all’interno della procedura di collaborazione volontaria in quanto, appunto, tale emersione sarebbe avvenuta dopo la scadenza dei termini ordinari di accertamento e, quindi, quando, sulla base della novella legislativa, non è più possibile fruire del termine lungo per effettuare l’accertamento.

 

 

8) E’ disponibile il software per la richiesta dei 730 precompilati

Professionisti, CAF e sostituti d’imposta possono trasmettere il file telematico contenente l’elenco dei contribuenti per i quali richiedono l’accesso alla dichiarazione dei redditi precompilata.

Dal 13 aprile 2015, infatti, l’Agenzia delle entrate ha messo a disposizione il software per la compilazione della comunicazione di richiesta dei 730 precompilati. Si tratta della versione 1.0.0. del software Richiesta 730 Precompilato che consente la compilazione delle Comunicazioni di richiesta dei 730 Precompilati e la predisposizione del relativo file da trasmettere in via Telematica all’Agenzia delle entrate.

Come previsto dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 23 febbraio 2015 (cui è seguita la circolare 11/E), sostituti d'imposta, Caf e professionisti per poter accedere alle dichiarazioni dei redditi precompilate dei propri clienti (o sostituiti) sono tenuti, dopo aver acquisito apposita delega, ad inviare all’Amministrazione finanziaria un file telematico che, per ciascun contribuente, riporti:

- codice fiscale;

- reddito complessivo da dichiarazione dell'anno precedente (prospetto di liquidazione del 730 o quadro RN dell'Unico PF);

- importo esposto al rigo “differenza” da dichiarazione dell’anno precedente (prospetto di liquidazione del 730 o quadro RN dell'Unico PF);

- numero e data della delega;

- tipologia e numero del documento di identità del contribuente delegante.

Le richieste inviate ed acquisite correttamente a partire dal 15 aprile permetteranno all’intermediario di accedere, entro 5 giorni dall’invio, ai 730 precompilati, tramite la propria area riservata sul sito dell’Agenzia.

Per quanto riguarda le richieste inviate ed acquisite correttamente entro il 14 aprile 2015, i documenti richiesti saranno disponibili entro il 20 aprile.

Si ricorda che, CAF e professionisti abilitati potranno comunque scaricare in tempo reale 730 precompilati via web, tramite l’area riservata di Entratel, senza previa trasmissione del file telematico, semplicemente inserendo i dati sopra esposti riferiti ai singoli contribuenti.

 

 

9) Il Fisco mette le ruote per il 730 precompilato: prima tappa a L’Aquila, arrivo a Cagliari

Informazioni e assistenza fiscale sul 730 precompilato on the road. L’Agenzia delle Entrate scende in pista con un ufficio mobile nelle piazze e negli ospedali delle principali città italiane per spiegare il funzionamento e i vantaggi del nuovo modello di dichiarazione e per offrire tutti i servizi quotidianamente erogati presso i propri front office.

Un tour di 21 tappe che partirà il 15 aprile dall’ospedale San Salvatore de L’Aquila per poi attraversare tutto lo stivale fino a Cagliari, dove il 3 luglio si terrà l’ultima sosta, in prossimità della scadenza per l’invio del 730, prevista per il 7 luglio. Presso il camper delle Entrate i contribuenti avranno la possibilità di richiedere il codice Pin per l’accesso alla precompilata e potranno controllare in tempo reale la propria dichiarazione con l’aiuto dei funzionari del Fisco.

Non solo piazze, ma anche ospedali

“Il Fisco mette le ruote”, ideato per portare assistenza fiscale nelle piazze, quest’anno arriverà anche negli ospedali per aiutare i pazienti e i loro familiari che hanno più difficoltà a recarsi presso gli uffici dell’Agenzia. Il camper sarà attrezzato come un vero e proprio front office e, oltre alle informazioni sul 730 precompilato, fornirà tutti i servizi offerti dagli uffici delle Entrate:

- abilitazione ai servizi telematici

- consultazione delle quotazioni immobiliari

- visure catastali e ispezioni ipotecarie

- chiarimenti in materia di comunicazioni di irregolarità e di iscrizioni a ruolo

- registrazione dei contratti di locazione

- rilascio di codici fiscali e partite IVA

- richiesta di duplicato della tessera sanitaria

- informazioni relative a successioni e donazioni.

Assistenza a tutto tondo per il 730 precompilato

L’ufficio mobile del Fisco, giunto all’ottava edizione, si affianca alle iniziative messe in campo dall’Agenzia per informare i contribuenti sulla nuova dichiarazione. Un pacchetto a supporto dei cittadini composto da due spot televisivi, realizzati in collaborazione con il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, un mini sito dedicato e un tutorial su YouTube, pronto ad essere arricchito grazie all’apertura di finestre di dialogo con i contribuenti sul profilo istituzionale Twitter delle Entrate.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 64 del 13 aprile 2015)

 

 

10) Basta una sola dichiarazione d’intento per più operazioni in Dogana

La nuova procedura, che ha spostato la titolarità dell’obbligo di presentazione della dichiarazione dal fornitore all’esportatore, non pregiudica lo svolgimento dei controlli. Più operazioni ma una sola dichiarazioni d’intento in dogana. Banca dati condivisa e nuova procedura telematica snelliscono controlli e adempimenti.

Una sola dichiarazione d’intento presentata in dogana per più operazioni. La lettera con cui gli esportatori abituali manifestano la volontà di effettuare acquisti o importazioni di beni senza applicazione dell’Iva potrà essere trasmessa alle Dogane per una serie di operazioni nel periodo di riferimento o, in alternativa, per ogni singola operazione e con la specifica dell’importo. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate con la risoluzione 38/E del 13 aprile 2015, che spiega come con l’entrata in vigore della nuova procedura di trasmissione telematica delle dichiarazioni d’intento, prevista dal Decreto Semplificazioni - Dlgs n. 175/2014 - e con la condivisione della banca dati contenente le lettere d’intento inviate alle Entrate, ora nella disponibilità dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, vengono meno i motivi che fino ad oggi avevano impedito che, analogamente a quanto previsto per gli acquisti di beni e servizi da fornitori/prestatori nazionali, una dichiarazione d’intento possa riguardare anche diverse operazioni doganali d’importazione.

Naturalmente, a condizione che le suddette operazioni non superino un determinato ammontare da utilizzarsi nell’anno di riferimento.

Dunque, prosegue la risoluzione, è da ritenersi superato l’orientamento assunto dall’Amministrazione finanziaria in passato e riportato nelle istruzioni del nuovo modello predisposto per la compilazione delle dichiarazioni d’intento, in cui si precisava che “nel caso di importazioni di beni la dichiarazione d’intento deve essere presentata in dogana per ogni singola operazione specificando il relativo importo”. Ne deriva quindi che per le operazioni di importazione l’operatore potrà compilare il campo 1 o, in alternativa, il campo 2 del modello di dichiarazione d’intento, in quest’ultimo caso inserendo l’importo corrispondente all’ammontare della quota del proprio plafond Iva che presume di utilizzare all’importazione nel periodo di riferimento.

Il modello aggiornato, con le istruzioni e le relative specifiche tecniche, sarà reso disponibile, nei prossimi giorni, sul sito dell’Agenzia delle entrate.

 

 

11) Split Payment: obbligo di annotazione della fattura in modo distinto

Il fornitore deve registrare in modo distinto la fattura emessa in regime di scissione contabile (ad es. in un’apposita colonna ovvero mediante appositi codici nel registro Iva).

Split Payment Iva in una circolare nuove indicazione dalle Entrate. Il meccanismo della scissione dei pagamenti Iva trova nuovi chiarimenti. L’Agenzia delle entrate con la circolare n. 15/E del 13 aprile 2015, infatti, mette a fuoco la platea delle Pa che devono applicare lo split payment, definisce in modo più chiaro i soggetti esclusi e illustra le interconnessioni della disciplina con quelle del reverse charge e della fatturazione elettronica.

I primi chiarimenti sulla disciplina dello split payment, introdotta dalla Legge di Stabilità 2015 nel Dpr n. 633/1972 (art. 17-ter), sono stati forniti dall’Agenzia con le circolari n. 1/E del 9 febbraio e n. 6/E del 19 febbraio 2015. Con il neo documento di prassi, invece, le Entrate forniscono ulteriori indicazioni a Pubbliche amministrazioni e fornitori in materia di adempimenti, rimborsi e sanzioni.

Chi è dentro e chi resta fuori

Con la circolare dell’Amministrazione finanziaria di oggi, entrano in gioco nel meccanismo dello split payment i soggetti pubblici che, seppure non rientranti tra quelli espressamente elencati nell’art. 17-ter del Dpr n. 633/1972, ne sono loro immediata e diretta espressione. È il caso, ad esempio, dei Commissari delegati per la ricostruzione a seguito di eventi calamitosi e dei Consorzi interuniversitari.

L’Agenzia delle Entrate ribadisce che restano invece fuori dalla platea dei destinatari della scissione dei pagamenti gli enti pubblici non economici autonomi rispetto alla struttura statale, che perseguono fini propri, ancorché di interesse generale e gli enti previdenziali non pubblici.

Quando la Pa non è soggetto passivo

Per quanto riguarda gli acquisti effettuati dalle Pa nell’ambito delle proprie attività istituzionali non commerciali, il versamento dell’imposta sul valore aggiunto è effettuato dalle pubbliche amministrazioni senza possibilità di compensazione. È esclusa la possibilità per l’amministrazione acquirente di utilizzare l’importo dell’Iva dovuta per le operazioni in regime di scissione contabile in compensazione orizzontale con altri crediti d’imposta vantati dalla stessa. Al riguardo, inoltre, si precisa che i versamenti dovranno essere effettuati secondo le modalità previste dall’art. 4 del Dm attuativo del 23 gennaio 2015, utilizzando i codici tributo indicati dalla risoluzione n. 15/E del 2015. La circolare precisa che, con riferimento agli acquisti di beni e servizi destinati ad essere utilizzati promiscuamente sia nell’ambito di attività non commerciali sia nell’esercizio d’impresa, la Pa, non debitore d’imposta, dovrà preventivamente individuare, con criteri oggettivi, la parte della relativa imposta da imputare rispettivamente alle due differenti attività, per le quali l’ente è tenuto ad eseguire separatamente i relativi adempimenti.

Rimborso prioritario se c’è aliquota media

La circolare chiarisce che le operazioni da split payment danno diritto all’erogazione prioritaria se il presupposto del rimborso è quello dell’“aliquota media”, tenendo sempre conto del limite dell’ammontare dell’imposta applicata a tali operazioni nel periodo di riferimento. Diversamente dalle altre tipologie di rimborso prioritario, è, dunque, possibile che il rimborso da split payment, sia prioritario solo per una parte dell’importo, mentre la parte restante rimanga soggetta all’esecuzione ordinaria.

Nel caso in cui il contribuente che effettua operazioni soggette al regime della scissione dei pagamenti non abbia i requisiti per richiedere il rimborso con il presupposto “aliquota media”, può comunque chiederlo, ma in tal caso l’erogazione seguirà le vie ordinarie.

Da quando scatta lo split payment

Il meccanismo della scissione dei pagamenti si applica alle operazioni per le quali il corrispettivo è stato pagato dopo il 1° gennaio 2015, a patto che non siano state già fatturate anteriormente a questa data. Lo split payment non è, invece, applicabile alle operazioni per le quali è stata emessa fattura entro il 31 dicembre 2014 e che sono state effettuate entro lo scorso anno. Di conseguenza, per queste ultime operazioni, la Pa dovrà corrispondere al fornitore sia l’imponibile che l’imposta anche se il pagamento avviene dopo il 1° gennaio 2015. La circolare precisa che in questo caso è irrilevante se la fattura, emessa nel 2014, sia stata acquisita al protocollo della Pa acquirente nel 2015.

Come regolarizzare le fatture

Nel caso in cui la Pa, in veste di soggetto passivo, riceva una fattura irregolare dovrà fare ricorso alla procedura di regolarizzazione. Nell’ipotesi in cui il fornitore emetta una nota di variazione in aumento, torna sempre applicabile il meccanismo della scissione dei pagamenti e, pertanto, la stessa dovrà essere numerata, indicando l’ammontare della variazione e della relativa imposta e facendo esplicito riferimento alla fattura originaria emessa. Se la nota, invece, è in diminuzione e si riferisce a una fattura emessa applicando lo split payment, bisognerà comunque numerarla, indicare l’ammontare della variazione, della relativa imposta e fare riferimento alla fattura originaria, ma, trattandosi di una rettifica apportata ad un’Iva che non è confluita nella liquidazione periodica del fornitore, questo non avrà diritto a portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione, ma dovrà limitarsi a procedere solo ad apposita annotazione in rettifica nel registro, senza alcun effetto nella liquidazione Iva.

Annotazione nei libri contabili

I fornitori, ancorché debitori – verso l’Erario – dell’imposta addebitata in rivalsa alla PA, non devono computare nella liquidazione di periodo l’Iva a debito indicata in fattura, ancorché bisognerà registrare nel registro “Iva vendite” le operazioni effettuate e la relativa IVA non incassata dalla PA.

Al riguardo, l’Agenzia osserva che il fornitore dovrà provvedere ad annotare in modo distinto la fattura emessa in regime di scissione contabile (ad es. in un’apposita colonna ovvero mediante appositi codici nel registro di cui all’art. 23 del DPR n. 633 del 1972), riportando, altresì, l’aliquota applicata e l’ammontare dell’imposta, ma senza far concorrere la medesima nella liquidazione di periodo.

 

 

12) Riduzione dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro - anno 2015

Il Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha emanato il Decreto del 14 gennaio 2015, di approvazione della determina del Presidente dell’INAIL n. 327 del 3 novembre 2014 concernente la riduzione dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali per l’anno 2015.

La misura della riduzione percentuale dell’importo dei premi e contributi dovuti per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, prevista dall’art. 1, comma 128, della Legge 27 dicembre 2013 n. 147, da applicare per tutte le tipologie di premi e contributi destinatari della riduzione, per l’anno 2015 è pari al 15,38 %.

 

 

13) Chiarimenti ministeriali sulla somministrazione transnazionale di manodopera

Il Ministero del lavoro, con la circolare n. 14 del 9 aprile 2015, rammenta il quadro normativo di riferimento della somministrazione transnazionale di lavoro e fornisce al personale di vigilanza le indicazioni di carattere operativo per la verifica della corretta applicazione dell’istituto.

Riguardo la documentazione utile alla verifica da parte del personale ispettivo del rispetto delle condizioni di lavoro, nonché della regolarità del rapporto tra impresa utilizzatrice e lavoratore oggetto di somministrazione transnazionale, nelle more del recepimento della direttiva n. 2014/67/UE (cd. Direttiva Enforcement), sono rilevanti:

- il contratto di somministrazione di lavoro e l'autorizzazione amministrativa del Paese di stabilimento dell‘agenzia straniera;

- i documenti di riconoscimento e gli eventuali contratti individuali di lavoro dei personale somministrato;

- i formulari A1 dei lavoratori interessati;

- i prospetti paga già elaborati ovvero la documentazione idonea a dimostrare il pagamento della retribuzione ed il relativo importo nonché la tracciatura dell’orario di lavoro;

- la documentazione in materia di salute e sicurezza (a seconda delle situazioni, DVR, POS, sorveglianza sanitaria, etc.);

- ogni altra documentazione disponibile e utile alla verifica dei rapporti di lavoro.

 

 

14) Modello Unico 2015 riveduto e corretto

Modello Unico 2015: è disponibile la versione riveduta e corretta. Ulteriore restyling per il modello riservato alle persone fisiche: a motivarlo il sopraggiungere di novità normative e l’individuazione di alcuni errori materiali.

Il ripristino per l’anno in corso del regime dei “nuovi minimi” e la comunicazione dell’elenco dei partiti politici ammessi al beneficio del due per mille dell’Irpef sono le principali motivazioni alla base del provvedimento direttoriale del 13 aprile 2015, con cui sono state approvate modifiche al modello Unico 2015 Pf e alle relative istruzioni, il cui via libera era arrivato con provvedimento del 30 gennaio scorso.

In particolare, ricordiamo che la legge n. 11/2015, di conversione del Dl 192/2014 (“decreto “milleproroghe”), ha reintrodotto, per l’anno d’imposta 2015, la possibilità di avvalersi del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (articolo 27, commi 1 e 2, del decreto legge 98/2011 - “nuovi minimi”). Tale regime, assieme a quelli per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo (articolo 13 della legge 388/2000 - “forfettino”) e al contabile agevolato per gli “ex minimi” (articolo 27, comma 3, Dl 98/2011), era stato abolito dall’ultima legge di stabilità, di fatto sostituito dal nuovo regime forfetario per imprese e autonomi “di dimensioni ridotte” introdotto a partire da quest’anno. Era però previsto che i contribuenti già “nuovi minimi” nel 2014 avrebbero potuto proseguire con quel regime fino al compimento del quinquennio di attività o, se successivo, fino al raggiungimento del trentacinquesimo anno di età. Successivamente, in fase di conversione in legge del “milleproroghe”, è stata data la possibilità di operare la scelta per il regime dei “nuovi minimi” anche nel corso del 2015.

Per recepire tale modifica normativa, è stato necessario apportare alcune correzioni/integrazioni al terzo fascicolo di Unico Persone fisiche. Allo stesso modo, è arrivato dopo l’approvazione del modello di fine gennaio l’elenco dei partiti politici ammessi al beneficio della destinazione volontaria del due per mille dell’Irpef. A comunicarlo all’Agenzia delle entrate, come previsto dalla legge, la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici.

Partito   politico

Codice

Centro   Democratico

A10

Die   Freiheitlichen

B11

Fratelli   d’Italia – Alleanza Nazionale

C12

Lega   Nord per l’Indipendenza della Padania

D13

Movimento   Associativo Italiani all’Estero – MAIE

E14

Movimento   Politico Forza Italia

F15

Movimento   Stella Alpina

G16

Nuovo   Centrodestra

H17

PATT   - Partito Autonomista Trentino Tirolese

K18

Partito   della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

L19

Partito   Democratico

M20

Partito   Liberale Italiano

N21

Partito   Socialista Italiano

R22

Popolari   per l’Italia

S23

Scelta   Civica

T24

Sinistra   Ecologia Libertà

U25

SVP   - Südtiroler Volkspartei

W26

Union   Valdôtaine

Y27

Unione   per il Trentino

Z28

Con l’occasione, sono stati anche corretti alcuni errori materiali rilevati dopo la pubblicazione del modello di dichiarazione sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.

 

Vincenzo D’Andò