Diario quotidiano del 14 aprile 2015, Split Payment: obbligo di annotazione della fattura in modo distinto

 

 Indice:
 1) La consulenza generica non ammette la deduzione
 2) Accertamento da redditometro: prove più snelle per il contribuente
 3) Governo approvato il Documento di economia e finanza
 4) Bonus bebè: regole in G.U.
 5) Consulta: niente tributi autonomi per lo smaltimento dei rifiuti
 6) Sempre più in calo le nuove partite Iva
 7) Tempi di conservazione delle scritture contabili: da quando decorre il raddoppio dei termini
 8) E’ disponibile il software per la richiesta dei 730 precompilati
 9) Il Fisco mette le ruote per il 730 precompilato: prima tappa a L’Aquila, arrivo a Cagliari
 10) Basta una sola dichiarazione d’intento per più operazioni in Dogana
 11) Split Payment: obbligo di annotazione della fattura in modo distinto
 12) Riduzione dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro – anno 2015
 13) Chiarimenti ministeriali sulla somministrazione transnazionale di manodopera
 14) Modello Unico 2015 riveduto e corretto

 
 
1) La consulenza generica non ammette la deduzione
Fattura generica non si deduce: La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7214 del 10 aprile 2015, ha stabilito che i costi addebitati per generiche prestazioni di consulenza non sono deducibili dal reddito e anche l’Iva è indetraibile poiché non risulta possibile verificarne l’inerenza, ovvero, la connessione rispetto all’attività svolta né la loro congruità. La Corte ha, così, rigettato il ricorso di un ingegnere che aveva dedotto le spese per l’affidamento in outsourcing a una società, di cui era socio, della gestione dello studio, che la società stessa gli addebitava riportando in fattura come descrizione un generico “compenso per gestione……………come da contratto”. Non ha rilevanza per i giudici il fatto che il rapporto in questione fosse regolato da un contratto riferito all’affitto di locali, arredi, macchinati e alla gestione del servizio di segreteria.
 
 
2) Accertamento da redditometro: prove più snelle per il contribuente
Accertamento da redditometro: il contribuente, ai fini della prova contraria, deve limitarsi a dimostrare di possedere proventi già tassati o fiscalmente irrilevanti di entità tale da giustificare l’incremento patrimoniale, ma non occorre la prova che dette risorse siano state utilizzate proprio per il sostenimento dell’acquisto.
La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 7339 del 10 aprile 2015, afferma che è sufficiente la dimostrazione dell’astratta compatibilità tra spese sostenute/tenore di vita e reddito “fiscalmente non rilevante” (possesso di redditi esenti e soggetti a imposizione alla fonte, eventuali disinvestimenti, che, nel DM 24 dicembre 2012, vengono automaticamente riconosciuti se effettuati nell’anno dell’incremento e nei quattro antecedenti).
Nella pronuncia si afferma anche che i soggetti passivi dell’accertamento sintetico, per definizione, non sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili, “sicchè ad essi non si può estendere la logica che presiede agli accertamenti fondati sui riscontri con i conti correnti bancari (tante operazioni, altrettanti riscontri documentali ci devono essere circa la provenienza o la destinazione) e non li si può gravare di fornire la puntuale dimostrazione della correlazione causale tra il loro tenore di vita e la disponibilità di risorse prive di rilevanza fiscale”.
Dunque, per gli incrementi patrimoniali, basta l’astratta compatibilità tra spesa e prova contraria. La Cassazione sancisce che i “soggetti passivi” del redditometro non sono obbligati a specifici obblighi …

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