Diario fiscale del 9 aprile 2015: i liberi professionisti devono aprire partita IVA anche per le prestazioni occasionali?

Pubblicato il 9 aprile 2015



nel nuovo Isee vanno inserite anche le carte prepagate; professionisti: partita Iva anche per le prestazioni occasionali; rimborsati gli enti per incarichi extra;commercialisti: per l’appropriazione indebita la prescrizione é quinquennale e decorre dalla fine dell’incarico; entrate tributarie in calo nel primo bimestre del 2015; gli atti di contestazione e irrogazione sanzioni vanno notificati nei confronti del curatore fallimentare; va bene il registro sezionale in contabilità per le fatture elettroniche; i rimborsi spese devono essere provati dal datore di lavoro; cassazione: mancata reintegra nel posto di lavoro; atto di classamento catastale: esclusione delle superfici in concessione; comunicazione polivalente: aggiornato il software di compilazione; accesso alla dichiarazione 730 precompilata da parte degli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza; le azioni a voto plurimo e a voto maggiorato; enti locali: partono i corsi di formazione per revisori

 

 Indice:

 1) Nel nuovo Isee vanno inserite anche le carte prepagate

 2) Professionisti: partita Iva anche per le prestazioni occasionali

 3) Rimborsati gli enti per incarichi extra

 4) Commercialisti: per l’appropriazione indebita la prescrizione é quinquennale e decorre dalla fine   dell’incarico

 5) Entrate tributarie in calo nel primo bimestre del 2015

 6) Gli atti di contestazione e irrogazione sanzioni vanno notificati nei confronti del curatore fallimentare

 7) Va bene il registro sezionale in contabilità per le fatture elettroniche

 8) I rimborsi spese devono essere provati dal datore di lavoro

 9) Cassazione: mancata reintegra nel posto di lavoro

 10) Atto di classamento catastale: esclusione delle superfici in concessione

 11) Comunicazione polivalente: aggiornato il software di compilazione

 12) Accesso alla dichiarazione 730 precompilata da parte degli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza

 13) Le azioni a voto plurimo e a voto maggiorato

 14) Enti locali: partono i corsi di formazione per revisori

 

 

 1) Nel nuovo Isee vanno inserite anche le carte prepagate

Carte prepagate nel nuovo Isee che vuole pure le carte prepagate. Vanno indicate, infatti, nella Dsu (dichiarazione sostitutiva unica) sia che si tratti di carte conto (cioè aventi un codice Iban e funzioni di conto corrente) sia che si tratti di carte prepagate classiche. E vanno indicate in duplice importo: saldo al 31 dicembre e giacenza media. E’ quanto precisano le Faq Inps sul nuovo riccometro diffuse con il messaggio n. 2353/2015. In merito inoltre alle difficoltà per reperire la giacenza media di depositi e conti correnti (banche e poste non rilasciano il dato), l’Inps spiega che il Ministero del lavoro sta valutando una semplificazione per le famiglie.

Le carte di credito. Relativamente alle carte di credito ricaricabili e a quelle prepagate è stato chiesto se sono da indicare nella Dsu ai fini del nuovo Isee.

L’Inps risponde affermativamente. Le cd. carte conto, ossia le carte prepagate ricaricabili che possiedono le principali funzioni di un conto corrente, vanno indicate nel quadro FC2 sez. I, codice 01, indicando sia il saldo al 31/12 che la giacenza media.

Le carte prepagate ricaricabili senza Iban e senza funzioni di conto corrente, invece, vanno indicate nel quadro FC2, sezione II, con il codice 99.

 

 

2) Professionisti: partita Iva anche per le prestazioni occasionali

I professionisti non sfuggono all’apertura della partita Iva. Per lo svolgimento dell’attività professionale è sempre necessaria l’apertura della partita Iva.

E’ ciò indipendentemente dalla durata e dal compenso, infatti, qualora l’attività svolta rientri tra le attività tipiche della professione per il cui esercizio è avvenuta l’iscrizione all’albo, i relativi compensi sono considerati redditi di lavoro autonomo, con conseguente integrale soggezione degli stessi alla relativa disciplina. Lo ha ribadito il Ministero dell’Economia e delle Finanze con la nota 4594/2015 emanata in risposta a un documento del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri sulle prestazioni occasionali di professionisti iscritti ad albi. Attività che, al contrario, secondo il Cni non sarebbero soggette all’obbligo di apertura della partita Iva. In particolare, il riferimento del Mef è a due note diramate dal Cni: la prima (n. 488 del novembre 2014) contiene un approfondimento in merito alle cosiddette prestazioni occasionali rese da quei professionisti per i quali l’attività professionale rappresenti un di più rispetto a una primaria attività lavorativa legata a rapporti di lavoro subordinato in qualità di dipendenti pubblici o privati; la seconda (n. 31/2015) si è invece resa necessaria per via delle numerose richieste di chiarimento ricevute dal Consiglio nazionale. Fatto sta che, secondo il Cni, l’iscritto all’albo che non esercita in modo abituale attività di lavoro autonomo, con regolarità, sistematicità e operatività, può svolgere una prestazione di lavoro occasionale (che ne presenti le caratteristiche tipiche) senza la necessità di disporre di una partita Iva.

 

 

3) Rimborsati gli enti per incarichi extra

Enti rimborsati per gli incarichi extra. La metà del compenso trattenuto al dipendente di un ente locale per lo svolgimento di un arbitrato o un collaudo deve essere versato all’amministrazione in cui il dipendente presta servizio e che ha autorizzato l’incarico, essendo irrilevante il fatto che il dipendente non presti servizio nell’ente in cui ha svolto tale attività.

E’ questa la precisazione della Corte dei conti, nel testo della deliberazione n. 12/2015, con cui ha fatto luce sull’applicazione delle disposizioni contenute nell’articolo 61, comma 9 del dl n.112/2008, alle prestazioni di collaudo o di arbitrato rese, previa autorizzazione, da dipendenti di altre amministrazioni

Questo poiché la norma in questione dispone la devoluzione del 50% del compenso spettante al dipendente pubblico per l’attività di componente o di segretario ad apposito capitolo del bilancio dello Stato ovvero, nel caso di amministrazioni territoriali, ai fondi per il finanziamento del trattamento economico accessorio.

 

 

4) Commercialisti: per l’appropriazione indebita la prescrizione é quinquennale e decorre dalla fine dell’incarico

Commercialisti é appropriazione indebita: La prescrizione per il risarcimento del danno causato dall’appropriazione indebita del professionista decorre dal giorno di cessazione dell’incarico e non dai singoli atti illeciti posti in essere, nel caso di specie da un commercialista. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 6921 del 7 aprile 2015, ha accolto un motivo di ricorso presentato da un cliente che accusava il suo commercialista di essersi appropriato del denaro gestito per suo conto. Nella sentenza viene precisato che tra il commercialista e il cliente intercorre un rapporto professionale che è equiparabile allo schema del mandato, in virtù del quale il primo è tenuto a fare tutto quanto è nelle sue possibilità per la realizzazione del risultato pratico che il secondo si prefigge.

Per cui accanto alla responsabilità contrattuale (con prescrizione decennale), per far valere l’inadempimento di obbligazioni tipicamente inerenti alle funzioni professionali conferite, può essere anche chiesto il risarcimento del danno provocato da atti di dissipazione del patrimonio, quali quelli cagionati dall’appropriazione di somme di cui si dispone per ragioni di servizio o comunque riferite a operazioni inesistenti, che integra una violazione da illecito extracontrattuale (con prescrizione quinquennale).

 

 

5) Entrate tributarie in calo nel primo bimestre del 2015

Fisco, entrate in calo nel bimestre gennaio febbraio 2015 (-0,8%). Buoni risultati dalla lotta all'evasione (+32,6%).

Nel primo bimestre 2015 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 61.023 milioni di euro, registrando una lieve riduzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (–0,8%, pari a –484 milioni di euro). Lo comunica il Mef premettendo che “i primi mesi dell’anno non sono particolarmente significativi per l’andamento delle entrate tributarie, sia in termini di ammontare, sia in termini tendenziali, considerata l’assenza di particolari scadenze o di versamenti di importo rilevante”.

Imposte dirette

Registrano un gettito complessivamente pari a 37.196 milioni di euro, con una crescita dell’1,9% (+678 milioni di euro), rispetto agli stessi mesi dello scorso anno. L’Irpef rimane sostanzialmente stabile (-0,1% pari a -36 milioni di euro) e riflette sia gli incrementi delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (+2,3%) e dei lavoratori autonomi (+0,6%), sia le flessioni delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico (-2,6%) e dei versamenti in autoliquidazione (-1,6%). Tra le altre imposte dirette, l’imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze aumenta del 61,7%(pari a +500 milioni di euro), mentre quella sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione cresce del 93% (pari a +530 milioni di euro), rispetto al primo bimestre dello scorso anno.

Imposte indirette

Registrano un gettito pari a 23.827 milioni di euro con un decremento del 4,7% (-1.162 milioni di euro), rispetto agli stessi mesi dello scorso anno. Il gettito Iva risulta in calo del 5,6% (-705 milioni di euro) per effetto della flessione di entrambe le componenti relative agli scambi interni (-5% pari a -519 milioni di euro) e alle importazioni (-8,8% pari a -187milioni di euro). L’imposta di bollo segnala una variazione positiva del 16% (+111 milioni di euro). Tra le altre imposte indirette si osserva il decremento del gettito dell’accisa sui prodotti energetici (oli minerali) del 9,3% (-315 milioni di euro) e dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) pari a -7,,8% (-50 milioni di euro).

Entrate da giochi

Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, un calo dello 0,8% (-15 milioni di euro).

Entrate da accertamento e controllo

Il gettito derivante dall’attività di accertamento e controllo registra un aumento del 32,6% (+727 milioni di euro), rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

 

 

6) Gli atti di contestazione e irrogazione sanzioni vanno notificati nei confronti del curatore fallimentare

La Cassazione, con la sentenza 5393 del 18 marzo 2015, ha riconosciuto coerente il comportamento dell’ufficio, il quale ha notificato gli atti di contestazione e irrogazione sanzioni nei confronti del curatore fallimentare – quale autore materiale delle condotte omissive – e non anche alla società fallita – soggetta alla procedura concorsuale – al fine anche di non incorrere nel divieto, posto a tutela della par condicio creditorum, di azioni individuali e di riscossione di crediti (articoli 51 e 52, del Rd 267/1942).

Altresì, la Cassazione afferma che le tesi sostenute dalla controricorrente contraddicono con la diversificazione effettuata dalla legge fallimentare tra la disciplina della legittimazione processuale riconosciuta al soggetto fallito, in caso di responsabilità patrimoniale di quest’ultimo – dove il curatore è chiamato in giudizio in luogo del fallito – e la responsabilità “propria” della persona fisica, titolare dell’organo della curatela – in quanto tenuto ad adempiere “…ai doveri del proprio ufficio imposti dalla legge” (articolo 38, comma 1, legge fallimentare).

In conclusione, in quanto alla violazione degli articoli 81 e 100 del cpc, il motivo di ricorso prospettato dall’Agenzia delle Entrate merita accoglimento, essendo incorsa in errore la Ctr laddove aveva ritenuto correttamente promossa la controversia tra le parti sostanziali del processo, sebbene il ricorso avverso gli atti irrogativi delle sanzioni fosse stato proposto dal curatore che agiva non in proprio – quale persona fisica intestataria dei predetti atti impositivi – ma quale organo della procedura concorsuale, ai sensi dell’articolo 43 della legge fallimentare, a garanzia del patrimonio della Srl fallita presente nel giudizio, non essendo, comunque, per le ragioni anzidette, la legittima titolare della posizione passiva in contestazione.

Arbitrato rituale in caso di dubbi sulla volontà dei contraenti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6909 del 7 aprile 2015, ha ricordato come il lodo pronunciato nell’arbitrato rituale, per la volontà delle parti che lo hanno preferito alla giurisdizione ordinaria, abbia valore ed efficacia di sentenza, come se fosse stato pronunciato dai giudici statuali.

Nel testo della medesima pronuncia i giudici di legittimità hanno, altresì, enunciato il principio di diritto secondo cui, nel caso in cui residuino dubbi sulla effettiva volontà dei contraenti contenuta nel patto compromissorio, si deve optare per la natura rituale dell'arbitrato, tenuto conto che la deroga alla norma per cui il lodo ha l'efficacia della sentenza giudiziaria, ha natura eccezionale. E ciò, anche nel vigore della disciplina vigente anteriormente alla riforma del 2006.

 

 

7) Va bene il registro sezionale in contabilità per le fatture elettroniche

Anche nella conservazione dei documenti informatici é necessario garantire un’ordinata contabilità, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. a) del DM 17 giugno 2014. E vige il principio di omogeneità della modalità di conservazione per i documenti appartenenti alla medesima tipologia documentale e medesimo periodo d'imposta.

Per questi motivi é consigliabile adottare in contabilità un registro sezionale IVA dedicato solo per le fatture elettroniche PA. Con questa accortezza e' possibile conservare solo le FatturePA con la modalità digitale e mantenere nella modalità tradizionale cartacea sia le altre fatture che i registri IVA.

Non é infatti obbligatorio conservare nella modalità informatica anche il registro Iva a cui le FatturePA appartengono. (C.M. n. 36 del 6 dicembre 2013)

Conservazione allineata in due anni

Entro l’11 aprile 2017 fornitori e pubbliche amministrazioni dovranno adeguare i sistemi di conservazione delle fatture elettroniche alle nuove regole secondo un piano dettagliato da allegare al manuale di conservazione. Chi attivi ex novo la conservazione a seguito dell’avvio della fatturaPa può dare il via al processo con le vecchie regole. In tal caso se il servizio è esternalizzato il conservatore dovrebbe impegnarsi ad adeguare alle nuvole regole tecniche entro il termine indicato. A differenza dei fornitori privati, le Pa se non hanno al proprio interno un sistema di conservazione, in caso di esternalizzazione dei servizi, sono tenute ad avvalersi di conservatori accreditati. La principale novità in materia è l'eliminazione dell'obbligo di completare la conservazione delle fatture elettroniche entro 15 giorni dalla loro emissione. Il processo di conservazione va completato entro 3 mesi dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione annuale.

 

 

8) I rimborsi spese devono essere provati dal datore di lavoro

I rimborsi spese godono di una particolare esenzione contributiva, ma per poterne usufruire, il datore di lavoro che li elargisce ai lavoratori, deve essere in grado di dimostrare la causa degli stessi. Questo, in estrema sintesi, è il principio affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 2899/2015, richiamandone una precedente.

La Corte era stata chiamata a decidere sull’esonero contributivo goduto da un datore di lavoro relativamente ad alcune somme erogate ai propri dipendenti a titolo di rimborsi spese di viaggio.

Nel caso specifico si era verificato un accertamento ispettivo dell’Inail, seguito da un verbale della Guardia di finanza dai quali risultavano ordinariamente retribuite ore inferiori a quelle previste dal CCNL ed il datore non aveva allegato, né provato una corrispondenza fra le ore di lavoro e l’indennità di trasferta non assoggettata a contribuzione. Nel ricorso presentato alla Corte di Cassazione, il datore di lavoro aveva sottolineato il tenore dell’articolo 51, comma 1, del Testo unico delle imposte sui redditi, che esclude sia dall’imponibile fiscale, sia da quello contributivo, le indennità erogate per trasferte svolte al di fuori del territorio comunale e fissandone anche i limiti di esenzione.

La tesi sostenuta dal datore consisteva nell’esclusione di un onere di prova a suo carico. Questo perché, non avendo i verbalizzanti dimostrato la diversa natura delle somme in questione, graverebbe sull’istituto assicurativo l’onere di provare che le somme non erano state erogate per indennità di trasferta, ma per retribuzione ordinaria.

L’onere probatorio del datore, che escluda dall’imponibile contributivo le erogazioni in favore dei lavoratori, è assolto documentando i rimborsi chilometrici con riferimento al mese di riferimento, ai km percorsi nel mese, al tipo di automezzo usato, all’importo corrisposto a rimborso del costo chilometrico sulla base di tariffa Aci. Non serve, invece, documentazione specifica e analitica, con scheda mensile per ciascun dipendente, analitica indicazione dei viaggi giornalmente compiuti, località di partenza e di destinazione, specificazione dei clienti visitati e riepilogo giornaliero dei km percorsi.

La Cassazione nella decisione ha richiamato la sentenza n. 16639/14 la quale (accogliendo la tesi dell’Inps) aveva sancito che, qualora si verifichino situazioni di eccezione in diminuzione dell’obbligo contributivo, grava sul soggetto che intenda beneficiarne, l’onere di provare il possesso dei requisiti che danno diritto a tale diminuzione.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 08 aprile 2015)

 

 

9) Cassazione: mancata reintegra nel posto di lavoro

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6777/2015, ha stabilito che non costituisce reato la mancata ottemperanza del datore di lavoro all’ordine del giudice di reintegrare un dipendente nel posto di lavoro.

I giudici della Suprema Corte evidenziano per tale inadempimento solo conseguenze civili di natura patrimoniale per le quali il lavoratore potrà richiedere un eventuale risarcimento.

Cassazione: responsabilità del datore di lavoro per infortunio durante la pausa

Sempre la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14012 del 2 aprile 2015, in caso di infortunio, ha stabilito la responsabilità penale del datore di lavoro per lesioni colpose gravi subite dal lavoratore presente in un cantiere, indipendentemente dal fatto che quest’ultimo stesse lavorando o stazionasse nel cantiere in un momento di pausa.

I giudici della Suprema Corte hanno precisato come la violazione delle prescrizioni a tutela della sicurezza degli ambienti lavorativi, per il solo fatto che l’infortunio si sia realizzato all’interno del cantiere, resti attiva a prescindere dal fatto che il lavoratore stesse prestando attività lavorativa o fosse rimasto lì durante un periodo di riposo o pausa dal lavoro.

 

 

10) Atto di classamento catastale: esclusione delle superfici in concessione

Classamento, escluse le superfici in concessione non di proprietà. Ai fini catastali, l’assoggettabilità a imposizione fiscale delle superfici occupate dal contribuente in quanto a lui concesse, ma non di sua proprietà esclusiva, è tutt’altro che scontata. Per essere affermata, occorre, innanzitutto, interpellare anche il soggetto concedente.

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 6732 del 2 aprile 2015.

La società contribuente riceveva l’avviso con cui veniva aumentata la rendita catastale, proposta con la DOCFA, in virtù dell’inclusione nel calcolo delle superfici di una strada consortile e di una roggia di proprietà pubblica, oggetto di concessione a titolo oneroso da parte del Comune. Proposto ricorso verso l’atto dell’Amministrazione, la società vedeva negate le sue ragioni sia in primo sia in secondo grado, ove i giudici legittimavano il riclassamento così computato.

Giunti in Cassazione, la Suprema Corte ha duramente censurato l’errore commesso dai Giudici tributari e consistito nell’aver confuso la soggezione a imposta del concessionario, in riferimento ad un bene ottenuto in concessione dal demanio, con la computabilità del bene demaniale stesso nell’estensione del lotto da classare. Più precisamente, i Giudici di merito non consideravano che, secondo i principi della normativa sul catasto, il provvedimento di classamento, che culmina con l’attribuzione della rendita, è un atto tributario che inerisce al bene oggetto “secondo un’angolazione prospettica di carattere reale, tanto da richieder la necessaria presenza nel giudizio … di tutti i comproprietari”.

Rimborsi spese del medico specialista fuori sede, nessuna trattenuta

Non tutti i “rimborsi spese” seguono, ai fini dell’imponibilità, il trattamento prescritto per la retribuzione di lavoro dipendente, non quelli percepiti dal medico per “risarcirlo” dei costi di viaggio sostenuti per lo svolgimento dell’incarico presso gli ambulatori esterni al comune di residenza, parametrati ai chilometri effettivamente percorsi. In questo caso, le indennità corrisposte “non sono assoggettabili ad imposta” (e, se assoggettate, vanno rimborsate le trattenute).

Cosi ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 6793 del 2 aprile 2015, con cui la Corte conferma la sentenza di merito che ordina il rimborso IRPEF al medico.

La fonte normativa e il regolamento d’esecuzione dell’accordo collettivo nazionale.

A fondare il diritto al rimborso del medico, la concreta disciplina del “rimborso spese” da ricondurre all’art. 35 del D.P.R. n. 271/2000, che contempla il “Regolamento di esecuzione dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali interni”. È questo il documento che contiene la specifica regolazione dei rimborsi, sulla base dei km effettuati, per gli incarichi svolti fuori dal comune di residenza.

La costante giurisprudenza di Cassazione sul punto: Come chiarito dalla Suprema Corte con la sentenza n. 9107 del 2002, non ogni somma corrisposta in dipendenza del rapporto di lavoro deve considerarsi retributiva, assumendo, infatti, funzione risarcitoria le somme corrisposte al lavoratore per incarichi che comportino “spese superiori” a quelle rientranti nella normalità della prestazione lavorativa, “e quindi tali da rendere l’incarico in questione depauperativo rispetto alla posizione dei dipendenti che percepiscano pari retribuzione in relazione ad incombenze diverse”. Casi in cui, se le somme vengono assoggettate ad imposta, e le prestazioni sono effettivamente state rese dal dipendente, occorre far fronte a rimborso.

La soluzione del caso di specie: le spese sono effettive, il rimborso va riconosciuto

Nel caso di specie, non trattandosi di rimborso determinato con criterio forfettario, ma con specifica parametrazione rispetto al chilometraggio effettivamente percorso e al costo del carburante rilevato, per i giudici di legittimità, è chiaro che si tratti di un’indennità volta a ripristinare il patrimonio del medico, depauperato dagli esborsi “effettivamente sostenuti nei confronti dell’amministrazione datrice di lavoro”.

 

 

11) Comunicazione polivalente: aggiornato il software di compilazione

E’ disponibile la versione software 1.3.0 del 08/04/2015. Il software "Modello di Comunicazione Polivalente" è un prodotto che permette agli utenti la compilazione delle comunicazioni Polivalenti.

Aggiornamenti

Nella versione 1.3.0 del software sono state apportate le seguenti modifiche e integrazioni:

Permessa compilazione di Comunicazione annuale analitica - Acquisti di servizi da non residenti (quadro SE) anche da soggetti di San Marino dall’anno di riferimento 2014

Procedura di controllo Comunicazioni Polivalenti (Spesometro)

E’ anche disponibile il modulo di controllo (versione software 1.3.0 del 08/04/2015) per la trasmissione delle Comunicazioni Polivalenti previste dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 agosto 2013 (Prot. n. 2013/94908).

Le comunicazioni devono essere predisposte secondo il tracciato allegato al citato Provvedimento e successive integrazioni.

Il termine della comunicazione è fissato:

- al 10 aprile di ciascun anno per le comunicazioni riferite all’anno d’imposta precedente per i soggetti che effettuano la liquidazione mensile ai fini dell’imposta sul valore aggiunto;

- al 20 aprile di ciascun anno per le comunicazioni riferite all’anno d’imposta precedente per gli altri soggetti in capo ai quali sussiste l’obbligo di comunicazione.

 

 

12) Accesso alla dichiarazione 730 precompilata da parte degli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza

Il provvedimento direttoriale n. 48187 del 8 aprile 2015 integra il Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 23 febbraio 2015, concernente l’accesso alla dichiarazione 730 precompilata da parte del contribuente e degli altri soggetti autorizzati, per quanto attiene alle tipologie di soggetti che possono accedere all’area autenticata del sito dell’Agenzia delle Entrate, riservata all’acquisizione della propria dichiarazione precompilata, attraverso credenziali diverse da quelle per l’accesso al servizio Fisconline.

In particolare, viene consentito anche agli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza di accedere all’area riservata alla dichiarazione precompilata attraverso le credenziali rilasciate dal Corpo della Guardia di Finanze per l’accesso alla propria intranet.

L’ampliamento della tipologia di accesso in “modalità federata” alla propria dichiarazione precompilata consentirà di favorire l’acquisizione diretta della stessa da parte dei cittadini.

 

 

13) Le azioni a voto plurimo e a voto maggiorato

Con il decreto legge 24 giugno 2014, n. 91 (c.d. decreto competitività) sono state introdotte significative novità in materia di diritto di voto nelle società per azioni, prevedendo due strumenti che consentono il potenziamento del voto: il primo rivolto alle società non quotate; il secondo rivolto alle società quotate. Per quanto riguarda le società non quotate, viene modificato l’articolo 2351 c.c. attribuendo la facoltà di prevedere in via statutaria la creazione di azioni con diritto di voto plurimo, fino ad un massimo di tre voti per ciascuna azione. Per quanto riguarda le società quotate, si inserisce nel Tuf un nuovo articolo 127-quinquies che consente agli statuti di attribuire un voto maggiorato, fino ad un massimo di due, per ciascuna azione appartenuta al medesimo soggetto per un periodo continuativo di tempo non inferiore a ventiquattro mesi. I due strumenti si pongono tra loro in linea di continuità. Le azioni a voto plurimo sono azioni dotate strutturalmente di diritti di voto potenziato, mentre le azioni a voto maggiorato costituiscono un potenziamento del diritto di voto collegato al possesso delle azioni in capo ad un soggetto per un determinato tempo, volto a premiarne la “fedeltà”.

Queste innovazioni si collocano in un contesto di misure volte a favorire la quotazione delle imprese. Una maggiore flessibilità nella struttura del capitale in deroga al principio “one share-one vote” può consentire di aumentare la dimensione del flottante in sede di offerta al pubblico finalizzata alla quotazione (IPO) e, di conseguenza, la liquidità delle azioni delle società quotate, senza determinare una diluizione in sede assembleare per gli azionisti di riferimento.

Si è inoltre estesa, anche alle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, la possibilità di prevedere nello statuto le clausole di tetto massimo di voto e di voto scaglionato.

(Assonime, circolare n. 10 del 07/04/2015)

 

 

14) Enti locali: partono i corsi di formazione per revisori

Sono aperte le iscrizioni per partecipare ai corsi base e avanzato validi per il conseguimento dei crediti formativi

Si svolgerà anche quest’anno l’iniziativa formativa dedicata alla revisione degli Enti locali organizzata dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti in collaborazione con il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili e il Ministero dell'Interno.

Sono aperte infatti le iscrizioni per partecipare ai corsi base e avanzato per revisori degli Enti locali il cui superamento darà diritto al conseguimento dei crediti formativi validi sia ai fini dell'inserimento nell'Elenco dei revisori dei conti degli Enti locali, sia ai fini della formazione professionale continua.

Gli incontri, che si svolgeranno presso la Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno, sono mirati a impartire le conoscenze teoriche proprie delle discipline economico-contabili, programmazione e controllo degli Enti Locali, con particolare riferimento agli adempimenti che fanno capo ai revisori degli Enti locali.

Le date previste per il corso base sono: 19-21 ottobre, 2-4 novembre. Per il corso avanzato: 3-4 giugno, 20-21 luglio, 7-8 settembre, 26-27 ottobre, 23-24 novembre.

(CNDCEC, nota del 08 aprile 2015)

 

Vincenzo D’Andò