Diario fiscale dell’8 aprile 2015: l’aliquota contributiva INPS per i professionisti non iscritti a Casse di Previdenza

Pubblicato il 8 aprile 2015



Srl in regime di trasparenza fiscale: nelle controversie si impone il litisconsorzio necessario di tutti i soci; nel modello 730 precompilato, costi aggiuntivi a carico del contribuente; l’Italia e il contrasto a evasione ed elusione fiscale internazionale: accordi, ratifiche, e black list; al via le Scuole di alta formazione: un progetto del CNC; aliquota INPS per i “professionisti senza cassa”; redditi prodotti all’estero: chiarimenti sul credito d’imposta; credito d’imposta per beni strumentali: possibile una proroga; IRAP: le imprese di utilities possono fruire della deduzione per l’intero importo delle spese per il personale a tempo indeterminato; ricerca scientifica e contributi: in G.U. l’elenco degli enti “riconosciuti”; invio dati dichiarazioni Irap 2015: approvate e pubblicate le specifiche tecniche; contratti di solidarietà stipulati dopo il 14.6.1995: riduzione contributiva; Def: Renzi, in 2015 riduzione tasse per 21 mld, niente tagli

 

 Indice:

 1) Srl in regime di trasparenza fiscale: nelle controversie si impone il litisconsorzio necessario di tutti i   soci

 2) Nel modello 730 precompilato, costi aggiuntivi a carico del contribuente

 3) L’Italia e il contrasto a evasione ed elusione fiscale internazionale: accordi, ratifiche, e black list

 4) Al via le Scuole di alta formazione: un progetto del CNC

 5) Aliquota INPS per i “professionisti senza cassa”

 6) Redditi prodotti all’estero: chiarimenti sul credito d’imposta

 7) Credito d’imposta per beni strumentali: possibile una proroga

 8) IRAP: le imprese di utilities possono fruire della deduzione per l’intero importo delle spese per il personale a tempo indeterminato

 9) Ricerca scientifica e contributi: in G.U. l’elenco degli enti “riconosciuti”

 10) Invio dati dichiarazioni Irap 2015: approvate e pubblicate le specifiche tecniche

 11) Contratti di solidarietà stipulati dopo il 14.6.1995: riduzione contributiva

 12) Def: Renzi, in 2015 riduzione tasse per 21 mld, niente tagli

 

 

1) Srl in regime di trasparenza fiscale: nelle controversie si impone il litisconsorzio necessario di tutti i soci

Litisconsorzio necessario in caso di Srl in regime di trasparenza fiscale. Nelle controversie che abbiano ad oggetto la materia dei redditi di società di capitali nelle quali i soci abbiano optato per il regime di trasparenza fiscale, ai sensi dell’articolo 116 del DPR n. 917/1986, si impone il litisconsorzio necessario di tutti i soci in considerazione dell’imputazione diretta, a ciascun socio, del reddito maturato in capo alla società partecipata, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dall’effettiva percezione del reddito medesimo.

Così si è espressa la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 4141/2015.

Ne consegue che il ricorso contro l’accertamento tributario proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati, impone il contraddittorio ai sensi dell’articolo 14, Decreto legislativo n. 546/1992, mentre il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è affetto da nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del procedimento, anche d’ufficio.

 

 

2) Nel modello 730 precompilato, costi aggiuntivi a carico del contribuente

Sono a carico del contribuente i costi aggiuntivi per il modello 730 precompilato.

La denuncia arriva dall’ADUC - Associazione per i diritti degli utenti e consumatori, nella giornata di ieri.

Il modulo 730 precompilato, potenzialmente, sarà scaricabile online, dal prossimo 15 aprile dal web dell’Agenzia delle Entrate, da chi ha già una password per i servizi dell’Inps, oppure se la procurerà per l`occasione o si rivolgerà ad un professionista o un Caf.

Sulla carta, il compito viene reso semplice, ma secondo l’ADUC le cose non stanno cosi ed il contribuente può solo essere preoccupato per uno Stato che non riesce mai a far fronte alle cose apparentemente più semplici.

Anzi, di fatto viene affermato che al contribuente il tutto verrà a costare di più e sarà più complicato.

Difatti, chi non ha già la password, per procurarsela dovrà fare domanda online, e solo successivamente il codice arriverà per posta a casa con tutti i tempi di attuazione di un’operazione che altrimenti sarebbe immediata. L’alternativa é farselo scaricare da un professionista o da un Caf.

Il 730 dovrà poi essere integrato con altri dati (il 70% dovrà farlo), per cui, a parte qualche esperto delle compilazioni in proprio, bisognerà rivolgersi ad un professionista o ad un Caf.

Poi la compilazione da parte di terzi comporterà la responsabilità degli stessi di fronte al Fisco.

Centralità, quindi, per professionisti e Caf che sono investiti direttamente della responsabilità del loro servizio, mentre la vecchia normativa prevedeva una responsabilità indiretta (il contribuente che poteva rifarsi su di loro per un eventuale loro errore).

Gli scenari, per il contribuente che quasi sempre si rivolgerà a terzi, sono quindi di questo tipo:

- deresponsabilizzazione per i dati aggiuntivi a quelli inseriti dal Fisco, soprattutto per pagare meno tasse: se vi é un errore, chi paga non é lui;

- aumento dei costi di professionisti e Caf, che dovranno far fronte a questo nuovo investimento di responsabilità con assicurazioni più costose rispetto alle attuali. Se questa è semplificazione ? Da citare, infine, che l’Agenzia delle entrate ha fatto sapere che non svolgerà più la consueta attività gratuita nei confronti dei contribuenti cui prima si rivolgevano per la compilazione e l’invio telematico della dichiarazione dei redditi.

 

 

3) L’Italia e il contrasto a evasione ed elusione fiscale internazionale: accordi, ratifiche, e black list

Le stime dell’evasione fiscale in Italia sono sempre molto elevate e nell’opinione pubblica hanno spesso il sopravvento sui costanti miglioramenti registrati negli anni recenti nel contrasto a questo fenomeno così come sugli sforzi contro l’elusione fiscale sul piano internazionale.

Se da un lato l’Agenzia delle entrate riporta ogni anno valori crescenti di gettito recuperato dall’evasione, dall'altro lo sforzo sul piano internazionale sta riducendo gli spazi di manovra per l'evasione e l’elusione in modo progressivo e continuativo.

Recentemente sono state aggiornate due black list, ovvero le liste che indicano i paesi o le giurisdizioni fiscali con le quali la Repubblica Italiana limita i rapporti perché questi stessi paesi consentirebbero pratiche evasive/elusive.

Con questo aggiornamento sono state escluse dalle liste tutti i paesi con i quali sono entrati in vigore trattati sullo scambio di informazioni e contro la doppia imposizione tali da contrastare comportamenti elusivi, per esempio Singapore.

L’azione diplomatica ha infatti in questi anni conseguito numerosi accordi internazionali tra Governi, che richiedono tuttavia il successivo scambio di strumenti di ratifica e l’effettiva ratifica da parte dei Parlamenti dei paesi interessati.Recentemente sono stati ratificati e sono entrati in vigore accordi e convenzioni precedentemente siglati con San Marino, Jersey, Lussemburgo, accordi con Guernsey e Isola di Man sono stati approvati ed entreranno in vigore una volta pubblicati in Gazzetta Ufficiale, mentre altri accordi entreranno in vigore una volta completato il processo di ratifica: con Isole Cook, Stati Uniti Messicani, Gibilterra, Isole di Cayman, Corea, Hong Kong.

Molti di questi accordi prevedono l’efficacia retroattiva, così che i controlli e le verifiche sui contribuenti possono essere effettuati a decorrere dalla data di sottoscrizione dell'accordo, anche se l’accordo viene ratificato successivamente.Anche il più recente accordo con la Svizzera, una volta ratificato dai rispettivi Parlamenti consentirà di escludere la confederazione elvetica dalle black list e normalizzare i rapporti in essere tra i due paesi. Effetti analoghi produrrà la ratifica dei recentissimi accordi con Liechtenstein e Monaco.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, nota del 04 aprile 2015)

 

 

4) Al via le Scuole di alta formazione: un progetto del CNC

Arrivano le Scuole di alta formazione (SAF) per i commercialisti italiani. Il Consiglio nazionale della professione ha approvato un progetto finalizzato alla loro costituzione su tutto il territorio nazionale, che coinvolgerà, oltre allo stesso Consiglio nazionale, anche la Fondazione Nazionale dei Commercialisti e gli Ordini territoriali.

Arrivano le scuole di alta formazione (SAF) per i commercialisti italiani. Il Consiglio nazionale della professione ha approvato un progetto finalizzato alla loro costituzione su tutto il territorio nazionale, che coinvolgerà, oltre allo stesso Consiglio nazionale, anche la Fondazione Nazionale dei Commercialisti e gli Ordini territoriali. Le scuole saranno costituite su base regionale o interregionale, dovranno ottenere il riconoscimento del Consiglio nazionale e svolgeranno la loro attività in collaborazione con le Università. Obiettivo del Consiglio è la promozione di percorsi formativi altamente qualificati. Percorsi che, spiega il presidente del Consiglio nazionale, Gerardo Longobardi, “puntano sia a creare nuove opportunità di lavoro per i commercialisti, sia a migliorare la qualità delle prestazioni professionali offerte dagli iscritti nei nostri Albi”.

“Questo progetto – afferma Longobardi – arriva subito dopo l’approvazione, da parte del Consiglio nazionale, del nuovo regolamento della formazione professionale continua della categoria, con la quale abbiamo previsto una separazione tra aggiornamento e formazione, in un’ottica già tutta votata alle specializzazioni. Le SAF completeranno il quadro dell’offerta formativa per i commercialisti, puntando a definire i caratteri tecnico - culturali della professione del futuro”.

“I commercialisti - sottolinea il consigliere nazionale delegato all’Università e Tirocinio, Massimo Miani - potranno accedere ai corsi di alta formazione a costi contenuti rispetto a quelli di mercato. Le nostre scuole assicureranno un livello qualitativo dell’offerta formativa tale da garantire ai partecipanti non solo il mantenimento delle proprie competenze e capacità professionali, ma anche il loro accrescimento nelle aree in cui decideranno di “investire in conoscenza”.

Intenzione del Consiglio nazionale è pero anche quella di avviare il percorso per il riconoscimento a livello legislativo dei titoli di specializzazione. “Lavoreremo affinché – sottolinea Miani – nell’ambito del lavoro organico di revisione del nostro ordinamento professionale cui ci dedicheremo nei prossimi mesi, venga contemplata la possibilità che le attestazioni rilasciate al professionista all’esito dei corsi organizzati dalle SAF possano essere equiparate ai titoli di specializzazione”.

Per la realizzazione delle SAF, il Consiglio nazionale ha individuato undici macro-aree territoriali nell’ambio delle quali nascerà un numero di scuole compreso tra undici e quattordici. Per i primi due anni di start up le Scuole saranno finanziate dal Consiglio nazionale, con un contributo complessivo di quasi 2 milioni di euro. Le attività formative saranno però finanziate anche attraverso la riscossione di un contributo di iscrizione ai corsi, destinato esclusivamente alla copertura delle spese organizzative, dato il carattere non lucrativo delle SAF.

Per la gestione del Progetto verrà a breve istituito il “Coordinamento permanente SAF”, del quale faranno parte un rappresentante per ciascuna macro-area/SAF; il Presidente e due consiglieri del Consiglio Nazionale dei commercialisti in carica; due rappresentanti della Fondazione Nazionale Commercialisti espressi dal CdA in carica.

In fase di startup, il Coordinamento si occuperà di promuovere la nascita delle SAF sui territori in sinergia con i consiglieri territoriali di riferimento del Consiglio nazionale e con gli Ordini locali, di valutare gli stati di avanzamento dei singoli progetti e, infine, di sviluppare i rapporti di collaborazione con le Università per la stipula delle convenzioni con le SAF.

Dopo la costituzione delle Scuole, il Coordinamento si occuperà della redazione di un regolamento di funzionamento interno; della predisposizione annuale di un progetto formativo dettagliato suddiviso per materie e della vigilanza sull’organizzazione e sul corretto funzionamento delle SAF, nonché sulla qualità dell’offerta formativa.

Al Consiglio nazionale spetterà anche il compito di accreditare i percorsi formativi attuati dalle Scuole e rilasciare gli attestati di partecipazione secondo le modalità previste in un regolamento che sarà emanato nei prossimi mesi. Sul sito web istituzionale del Consiglio sarà pubblicato l’elenco degli iscritti - suddivisi per area geografica e di specializzazione - che avranno conseguito l’attestato di partecipazione ai corsi.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, comunicato del 07 aprile 2015)

 

 

5) Aliquota INPS per i “professionisti senza cassa”

Gestione separata INPS: aliquota confermata al 27,72%. È stata confermata al 27% l’aliquota contributiva previdenziale per i “professionisti senza cassa”, ovvero per tutti quei lavoratori autonomi titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata in via esclusiva e privi di cassa di categoria. All’aliquota del 27% andrà aggiunto il contributo dello 0,72% a titolo assistenziale. Lo ha ricordato la circolare dell’INPS n. 58/2015, che ha recepito le novità introdotte dal Decreto Milleproroghe.

Si ricorda che, in base alla Legge n. 247/2007 e successive modifiche e integrazioni, é previsto per tutti i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS, che non siano titolari di pensione e che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza, un aumento graduale progressivo di anno in anno dell’aliquota contributiva.

Tale aumento contributivo era stato evitato grazie alla Legge di Stabilità 2014, che aveva bloccato l’aliquota al 27% per tutti i “professionisti senza cassa”, lasciando che l’aumento colpisse esclusivamente gli altri iscritti alla gestione.

Successivamente la Legge di Stabilità 2015, non prevedendo alcun provvedimento di blocco, aveva fatto sì che tornasse ad essere pienamente applicabile la progressione degli incrementi di cui alla legge n. 247/2007 sopra citata.

A porre rimedio é stato, in definitiva, il Decreto Milleproroghe (DL n. 192/2014). Infatti, l’art. 10-bis del decreto ha rideterminato l’aliquota contributiva previdenziale nelle seguenti misure:

- 27% per gli anni 2014 e 2015 (in luogo del 28% e del 30% previsti dall’art. 1, comma 79 della Legge n. 247/2007);

- 28% per l’anno 2016 (in luogo del 31%);

- 29% per l’anno 2017 (in luogo del 32%).

L’aumento contributivo continua ad andare avanti per gli iscritti alla suddetta gestione, che però risultano assicurati anche presso altre forme pensionistiche obbligatorie o siano titolari di pensione, oltre che per tutti i lavoratori parasubordinati senza partita IVA.

Il minimale per l’accredito contributivo nell’anno in corso, derivante dall’applicazione delle aliquote previste per la gestione separata al minimale di reddito stabilito per artigiani e commercianti (15.548 euro), ammonta a 4.309,91 euro. In caso di contribuzione annua inferiore, i mesi di assicurazione da accreditare saranno ridotti in proporzione alla somma versata.

 

 

6) Redditi prodotti all’estero: chiarimenti sul credito d’imposta

Pronti i chiarimenti sul credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero. L’Agenzia delle entrate ha, infatti, emanato la corposa circolare n. 9/E/2015 che espone analiticamente l’intera disciplina del credito di imposta derivante dal pagamento di imposte estere in relazione ai redditi prodotti all’estero e tassati anche in Italia (strumento per evitare la doppia imposizione, anche in presenza di convenzioni internazionali).

I chiarimenti sono arricchiti da numerosi esempi pratici; sono stati fissati diversi importanti principi, tutti volti a rendere il meccanismo del credito d’imposta effettivamente idoneo ad evitare la doppia imposizione giuridica.

Questi sono i chiarimenti di maggiore rilevanza che riguardano le regole di carat­tere generale; altri chiarimenti hanno riguardato le norme specifiche per le imprese e quelle per le stabili organizzazioni.

Redditi prodotti all’estero

La norma stabilisce che per identificare quando i redditi si considerano prodotti all’estero si applicano in maniera speculare i medesimi criteri utiliz­zati per stabilire quando i redditi si considerano prodotti in Italia (art. 23 DPR 917/86); al riguardo, l’AE ha chiarito che essa si applica solo nei casi in cui non sia in vigore una Con­venzione contro le doppie imposizioni tra l’Italia e lo Stato estero. Dove esistono convenzioni internazionali il reddito prodotto all’estero è solo quello tassato, in base alla convenzione, nello Stato estero.

Si considerano prodotti all’estero anche quei redditi che in capo ai non residenti non sono imponibili in Italia per scelta del legislatore (es. interessi sui conti correnti, plusvalenze deri­vanti da cessioni di partecipazioni non qualificate di società quotate, ecc.).

Il credito d’imposta non è applicabile in relazione ai redditi che non concorrono alla formazi­one del reddito complessivo: redditi assoggettati a ritenuta a titolo di imposta, a imposta sostitu­tiva o a imposizione sostitutiva operata dallo stesso contribuente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi (interessi su obbligazioni estere, dividendi relativi a parteci­pazioni non qualificate e altri redditi di capitale percepiti all’estero senza l’intervento di sos­tituti d’imposta).

Imposte estere (pagate a titolo definitivo)

Le imposte estere che danno diritto al credito d’imposta sono quelle sul reddito o, quanto meno, tributi con natura similare; in linea di massima, sono quelle indicate nelle convenzioni contro le doppie imposizioni, aggiornate nel caso in cui siano state sostituite da imposte equivalenti. In caso di incertezza e/o in assenza di convenzioni, il contribuente può presentare un’istanza di interpello ordi­nario.

Per quanto riguarda il concetto di definitività del pagamento, sono confermate le indicazioni emanate in precedenza; è stato inoltre pre­cisato che per le imposte eventualmente corrisposte in via provvisoria in pendenza di un pro­cedimento contenzioso estero, il requisito della definitività si realizza nel periodo d’imposta in cui si conclude in via definitiva il contenzioso.

Determinazione del credito

Il credito è determinato con la seguente formula: RE/ RCN x imposta italiana, in cui RE è il reddito estero e RCN è il reddito complessivo al netto delle perdite di periodi precedenti.

Il reddito estero va rideterminato secondo le disposizioni fiscali italiane e va generalmente assunto al lordo dei costi di produzione, tranne che per i redditi di impresa (prodotti con SO) e di lavoro autonomo, che sono assunti al netto dei costi stessi (sempre come rideterminati in base alle legge fiscale italiana).

 

 

7) Credito d’imposta per beni strumentali: possibile una proroga

Assonime, con la circolare n. 9/2015, non esclude una proroga che consenta di includere nel nuovo credito d’imposta gli investimenti in beni strumentali effettuati fino alla fine del 2015.

Peraltro, la circolare di Assonime n. 9 del 2 aprile 2015, é interamente dedicata al credito d’imposta previsto dall’art. 18 del D.L. n. 91/2014.

Agevolazione

Come è noto, il credito di imposta, utilizzabile solo in compensazione, è riconosciuto ai titolari di reddito di impresa che, tra il 25 giugno 2014 ed il 30 giugno 2015, effettuino investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella ATECO 2007, destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, purché l’investimento sia di importo unitario uguale o superiore a 10 mila euro. Il diritto di credito sorge per effetto degli investimenti, senza necessità di attivare un apposito procedimento, risultando sufficiente l’indicazione del credito d’imposta nel quadro RU della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento del credito (ovvero quello in cui è stato effettuato l’investimento) e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi nei quali il credito è utilizzato (così chiarisce l’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 5/E/2015).

Differenza temporale tra riconoscimento e utilizzo del credito

L’ammontare del credito dovrà essere ripartito e fruito in tre quote annuali di pari importo, con possibilità di utilizzare la prima quota a decorrere dal 1° gennaio del secondo periodo di imposta successivo a quello dell’investimento. Ne deriva, come sottolineato dall’Associazione, uno sfasamento temporale tra il riconoscimento del credito (indicazione nel quadro RU) e l’effettiva possibilità di fruizione dello stesso. Così, in caso di periodo di imposta coincidente con l’anno solare, esemplifica Assonime, la prima quota del credito maturato per gli investimenti effettuati a partire dal 25 giugno 2014 e fino al 31 dicembre dello stesso anno è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio 2016, la seconda sarà utilizzabile a partire dal 1° gennaio 2017. Per quanto riguarda, invece, il credito relativo agli investimenti effettuati tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2015, la prima quota è utilizzabile a partire dal 1° gennaio 2017.

Incapienza e limiti alla compensazione

Dalla circolare, non sembrano emergere problemi sotto quest’aspetto: in caso di assenza di imposte da compensare, la quota annuale si aggiungerà a quella del successivo periodo d’imposta, e, secondo Assonime, tale soluzione potrà essere seguita anche nei casi in cui l’imposta dovuta sia già stata compensata da altri crediti di origine diversa o, addirittura, in assenza di crediti, sia già stata liquidata e versata senza ausilio di compensazione.

Come chiarito dall’Associazione, al di là della necessaria ripartizione in tre quote annuali, ciascuna di tali quote può essere fruita annualmente in compensazione degli altri debiti tributari e contributivi senza alcun limite quantitativo e per importi anche superiori a 250 mila euro.

Errori in dichiarazione

Le soluzioni prospettate da Assonime, in caso di omissione (in tutto o in parte) dell’indicazione del credito d’imposta nella dichiarazione relativa all’esercizio di esecuzione degli investimenti, sono due:

- seguire le indicazioni fornite dall’Agenzia delle entrate (Risoluzione n. 132/E/2010) in merito alle agevolazioni della Tremonti-ter, e, dunque, “salvare” la fruizione del credito mediante la dichiarazione integrativa con esito a sé favorevole da presentare, ex art. 2, comma 8-bis, D.P.R. 322/98, entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta successivo a quello in cui la deduzione avrebbe dovuto essere operata. Ma tale soluzione, come rilevato dall’Associazione, ha un punto debole: mentre nel regime della Tremonti-ter, la dichiarazione integrativa consentiva di rideterminare la base imponibile del periodo d’imposta in relazione al quale non si era tenuto conto erroneamente dell’agevolazione e, dunque, si era liquidata una maggiore imposta non dovuta, con la nuova agevolazione, la dichiarazione integrativa a favore verrebbe presentata in un momento in cui il credito d’imposta non è stato ancora utilizzato, con l’ulteriore conseguenza che, una volta decorso il termine previsto per la citata dichiarazione integrativa, il credito non sarebbe più fruibile prima ancora che il contribuente se ne possa iniziare ad avvalere;

- considerare l’omessa indicazione in dichiarazione come una violazione di natura meramente formale, sanabile con una c.d. dichiarazione integrativa a proprio sfavore di cui all’art. 2, comma 8, D.P.R. 322/98, entro i termini previsti per l’accertamento ex art. 43 D.P.R. 600/73, previo pagamento della sanzione prevista per le “violazioni relative al contenuto e alla documentazione delle dichiarazioni” di cui all’art. 8 D.Lgs. 471/97, avvalendosi, ai fini sanzionatori, dell’istituto del ravvedimento operoso, così come modificato dalla Stabilità 2015.

Come sottolineato da Assonime, nelle ipotesi di errore è molto probabile che non sia neppure stato utilizzato il credito non dichiarato, salvo essersi ravveduti prima del del dies a quo per l’utilizzo del credito. In questi casi, come auspica l’Associazione, dovrebbe essere conseguentemente consentita la possibilità di presentare una c.d. dichiarazione integrativa a favore (nei termini previsti da questo istituto) in relazione all’annualità in cui la relativa quota avrebbe dovuto essere utilizzata (e indicata in dichiarazione). Mentre, per quanto riguarda i termini per l’accertamento e la notifica delle cartelle di pagamento, evidenzia Assonime, “decorrono dal momento in cui il contribuente presenta la dichiarazione.”

 

 

8) IRAP: le imprese di utilities possono fruire della deduzione per l’intero importo delle spese per il personale a tempo indeterminato

IRAP: deducibilità della componente lavoro anche per le utilities. La deduzione della componente lavoro dalla base imponibile IRAP, prevista dal nuovo comma 4-octies dell'art. 11 del D.Lgs. n. 446/1997, introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 (art.1, comma 20, Legge n. 190/2014) non esclude le imprese che operano a concessione o a tariffa (c.d. utilities), e, in generale, non esclude alcun contribuente in relazione a sue particolari caratteristiche soggettive. Lo ha chiarito Assonime con la circolare n. 7/2015, nella quale sono state illustrate le novità sulla disciplina IRAP introdotte dalla Legge di Stabilità 2015, con focus sui soggetti che possono beneficiare della nuova deduzione della componente lavoro dalla base imponibile.

Preliminarmente, Assonime rileva che, secondo quanto previsto dalla lettera del comma 4-octies, la nuova agevolazione è fruibile dai contribuenti che determinano il valore della produzione ai sensi degli artt. da 5 a 9 del D.Lgs. n. 446/1997, ossia: società di capitali ed enti commerciali (art. 5), imprese individuali e società di persone (art. 5-bis), banche e altri enti e società finanziarie (art. 6), imprese di assicurazioni (art. 7), esercenti arti e professioni (art. 8) e produttori agricoli titolari di reddito agrario e assimilati (art. 9). Restano esclusi gli enti privati che svolgono esclusivamente attività non commerciali (art. 10) e le amministrazioni pubbliche (art. 10-bis). Inoltre, la nuova norma, consentendo di dedurre “la differenza tra il costo complessivo per il personale dipendente con contratto a tempo indeterminato e le deduzioni spettanti ai sensi dei commi 1, lettera a), 1-bis, 4-bis1 e 4-quater del presente articolo”, non abolisce le deduzioni fisse e le altre deduzioni stabilite dallo stesso articolo in presenza di determinati requisiti soggettivi e oggettivi: la nuova deduzione va ad aggiungersi a quelle già vigenti fino a concorrenza del costo complessivo sostenuto a titolo di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Sulla scorta di ciò, taluni ritengono che la norma possa applicarsi non a tutte le categorie di imprese, ma solo a quelle che già potevano beneficiare delle deduzioni preesistenti per la riduzione del cuneo fiscale, e dunque dovrebbero escludersi dall'ambito soggettivo di operatività della norma le imprese c.d. di utilities che non potevano fruire delle deduzioni fisse e di quelle dei contributi assistenziali e previdenziali. Secondo Assonime, invece, le imprese di utilities possono fruire della deduzione per l’intero importo delle spese per il personale a tempo indeterminato, senza dover sottrarre dal relativo ammontare l’importo delle deduzioni preesistenti (che, appunto, non operano a loro favore), con un impatto della deduzione più significativo rispetto alla generalità delle imprese.

 

 

9) Ricerca scientifica e contributi: in G.U. l’elenco degli enti “riconosciuti”

Aggiornati gli elenchi delle fondazioni e associazioni che si occupano dello svolgimento o della promozione di attività di ricerca scientifica, regolarmente riconosciute dal ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca, destinatarie delle disposizioni normative che prevedono la deducibilità dal reddito complessivo dichiarato dei contributi e delle liberalità erogate da persone fisiche e da soggetti Ires.

Si tratta della revisione periodica dei soggetti, individuati dal Miur, cui è possibile destinare liberalità fiscalmente deducibili dal reddito complessivo dichiarato di chi le eroga.

Le due liste sono allegate a due diversi decreti del presidente del Consiglio dei ministri, entrambi datati 4 febbraio 2015 e pubblicati sulla G.U. n. 79 del 04 aprile 2015.

Il primo Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 febbraio 2015 recante “Individuazione dei soggetti destinatari delle disposizioni recate dall'articolo 14, comma 1, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80”), e relativo allegato, è collegato alla norma contenuta nell'articolo 14, comma 1, del Dl 35/2005, che riconosce a persone fisiche e soggetti Ires il diritto a dedurre questo tipo di liberalità (in denaro o in natura) nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato e, comunque, nella misura massima di 70mila euro annui.

Invece, l’altro Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 febbraio 2015 recante “Individuazione dei soggetti destinatari delle disposizioni recate dall'articolo 1, comma 353, della legge 23 dicembre 2005, n. 266”), e relativo allegato, riguarda la disposizione recata dall'articolo 1, comma 353, della legge 266/2005, secondo la quale le società e gli altri soggetti passivi Ires possono dedurre integralmente dal proprio reddito i fondi trasferiti per il finanziamento della ricerca, a titolo di contributo o liberalità.

 

 

10) Invio dati dichiarazioni Irap 2015: approvate e pubblicate le specifiche tecniche

Approvate e pubblicate in Rete le specifiche tecniche per la trasmissione telematica, alle regioni e alle province autonome, di Trento e Bolzano, dei dati relativi alla dichiarazione Irap 2015.

A ciò ha provveduto il direttore dell’Agenzia delle entrate con il provvedimento del 7 aprile 2015, pubblicato in pari data sul sito www.agenziaentrate.it.

Consentono la corretta trasmissione delle informazioni alle regioni in cui ha sede il domicilio fiscale del contribuente o dove viene ripartito il valore della produzione netta.

I dati sono trasmessi dall’Agenzia delle Entrate tramite il sistema di collegamento tra Anagrafe tributaria ed enti locali, denominato “Siatel v2.0 PuntoFisco”.

Il provvedimento in esame dà attuazione a quanto previsto da quello di approvazione del modello di dichiarazione Irap 2015, firmato lo scorso 30 gennaio, che rinviava a un successivo atto dell’Agenzia la definizione del percorso informatico per l’invio dei dati.

La trasmissione è effettuata con cadenza mensile a partire dal trentesimo giorno successivo alla data di scadenza per la presentazione della dichiarazione Irap.

 

 

11) Contratti di solidarietà stipulati dopo il 14.6.1995: riduzione contributiva

L’INPS, con la circolare n. 70 del 07 aprile 2015, ha emanato le disposizioni operative per la fruizione delle riduzioni contributive previste per i contratti di solidarietà, accompagnati da Cigs, stipulati esclusivamente nel periodo dal 01.01.2006 al 30.06.2008 e i cui benefici contributivi, sotto il profilo della competenza, si collocano nell’ambito del predetto periodo.

L'art. 6, comma 4, del DL 1/10/1996 n. 510, convertito nella legge 28/11/1996, n. 608 prevede, come noto, una riduzione contributiva inerente ai contratti di solidarietà difensivi stipulati successivamente al 14/6/1995.

Si osserva che la misura e i criteri del beneficio sono stati recentemente rivisitati in conseguenza della modifica alla disciplina introdotta dal DL 34/2014.

L’impianto antecedente all’intervento legislativo sopra richiamato è stato più volte trattato dall’Istituto, da ultimo con la circolare n. 48 del 31 marzo 2009, nella quale, in particolare, sono state fornite istruzioni con riferimento allo sblocco dei benefici per tutti gli accordi di solidarietà, successivi al 31/12/2003, comunque stipulati entro il 31/12/2005.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e degli incentivi all’occupazione - ha recentemente autorizzato il finanziamento degli sgravi contributivi per i contratti di solidarietà, stipulati successivamente al 31/12/2005 ed entro il 30/06/2008. Si ricorda, infatti, che la misura agevolativa di cui trattasi trova applicazione nei limiti delle disponibilità allo scopo preordinate nel Fondo per l'occupazione.

In merito all’applicazione della riduzione contributiva, si forniscono le seguenti istruzioni operative.

Ambito soggettivo di applicazione della riduzione contributiva

Destinatarie dell’agevolazione contributiva sono le imprese che hanno stipulato contratti di solidarietà, dal 31.12.2005 al 30.06.2008, con intervento della Cassa Integrazione guadagni straordinaria disposto con apposito decreto ministeriale. Alla riduzione contributiva in oggetto saranno ammesse le aziende che abbiano stipulato contratti di solidarietà, accompagnati da Cigs,esclusivamente nel periodo dal 01.01.2006 al 30.06.2008 e i cui benefici contributivi, sotto il profilo della competenza, si collocano nell’ambito del predetto periodo.

La riduzione contributiva potrà essere riconosciuta anche in favore dell’impresa subentrante a seguito di operazioni societarie quali, ad esempio, fusioni, incorporazioni o scissioni.

Modalità di applicazione della riduzione contributiva

Si richiamano preliminarmente le disposizioni ed i criteri dettati con le precedenti circolari che, per comodità, di seguito si riassumono.

La riduzione è prevista per la durata del contratto con il limite massimo di 24 mesi e compete per ogni lavoratore interessato dall'abbattimento di orario in misura superiore al 20 per cento con erogazione dell'integrazione salariale straordinaria. La misura della riduzione della contribuzione previdenziale ed assistenziale è del 25 per cento ed è elevata al 35 per cento nel caso in cui l'accordo disponga una riduzione dell'orario superiore al 30 per cento.

Conseguentemente, per ogni mese, i datori di lavoro hanno diritto alla riduzione del 25 per cento ovvero del 35 per cento sulla parte dei contributi a loro carico per ogni lavoratore che, in detto periodo, abbia avuto un orario ridotto rispettivamente più del 20 per cento ovvero del 30 per cento rispetto a quello contrattuale.

Eventuali erogazioni ultramensili, a carico del datore di lavoro, seguiranno la sorte contributiva legata all'orario di lavoro effettuato nel mese di corresponsione di dette competenze secondo previsione contrattuale.

Per le imprese operanti nella aree individuate per l'Italia dalla CEE ai sensi dell’obiettivo 1 del regolamento n. 1260/1999 le percentuali del beneficio sono elevate rispettivamente al 30 per cento e 40 per cento.

Esclusioni

Restano estranei al beneficio i contratti di solidarietà stipulati dai datori di lavoro destinatari delle disposizioni di cui all'art. 5, commi 5, 7, 8 del DL 20/5/1993, n. 148, convertito nella legge 19/7/1993, n. 236, (CdS di tipo b), cui possono accedere le aziende che non rientrano nel campo di applicazione della Cigs.

La riduzione è alternativa a qualsiasi forma di beneficio contributivo previsto, a qualunque altro titolo, dall’ordinamento. Conseguentemente, non potranno fruire dello sgravio i lavoratori per i quali i datori di lavoro hanno già goduto di altre agevolazioni contributive (ad es. lavoratori assunti dalle liste di mobilità ex lege 223/91; disoccupati da oltre 24 mesi ex lege 407/90, ecc...).

Adempimenti delle Sedi e dei datori di lavoro

La procedura per il conseguimento della riduzione contributiva deve essere attivata ad iniziativa dei datori di lavoro interessati.

La Sede competente - accertata sulla base della documentazione in proprio possesso, integrata da quella fornita dall'impresa, la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della riduzione contributiva nel rispetto dei criteri di cui in premessa - provvederà ad attribuire alla posizione aziendale il previsto codice di autorizzazione "7K" avente il significato di "Azienda che ha stipulato contratti di solidarietà dal 31.12.2005 al 30.06.2008, accompagnati da Cigs, ammessa al conguaglio delle riduzioni contributive di cui all'art. 6, c. 4, della L. 28 novembre 1996, n. 608".

Il predetto codice sarà attribuito limitatamente al periodo di paga cui si riferiscono i flussi UniEmens con i quali viene operato il conguaglio. Detto periodo è comunque limitato alle denunce contributive aventi scadenza di pagamento il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.

Nel caso di imprese cessate ovvero laddove il periodo sopra indicato non risulti sufficiente a favorire le operazioni di conguaglio, il recupero sarà effettuato attraverso la procedura delle regolarizzazioni contributive.

Ai fini della compilazione del flusso UniEmens, le imprese interessate inseriranno nell’elemento <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, <CausaleACredito> il nuovo codice “L900” e le relative <SommeACredito> (che rappresentano l’importo delle riduzioni contributive spettanti).

Si ribadisce che le operazioni di conguaglio dovranno essere effettuate dai datori di lavoro con le denunce contributive aventi scadenza il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.

Controlli

Al termine dei periodi in cui è possibile effettuare le operazioni di recupero, le Sedi interessate provvederanno a verificare la congruità delle somme conguagliate dalle imprese con quelle comunicate dal datore di lavoro nell’ambito dell’istanza.

 

 

12) Def: Renzi, in 2015 riduzione tasse per 21 mld, niente tagli

Abbiamo avviato l’esame preliminare del Def che sarà approvato venerdì. Così il premier Matteo Renzi al termine del cdm. "Non ci sono tagli e non c'e' aumento delle tasse. Da quando siamo al governo l'operazione costante è di riduzione delle tasse", ha spiegato Renzi. "Abbiamo disattivato 3 miliardi di clausole che avevano previsto i governi precedenti". "Nel 2015 riduciamo le tasse per 18 miliardi più i 3 di clausole che eliminiamo". "Abbiamo disattivato 3 miliardi di clausole che avevano previsto i governi precedenti", ha sottolineato il premier. "Le tasse non aumenteranno, un'eventuale riduzione ci sarà nella legge di stabilità per il 2016, se saremo in condizione".

La crescita 2015 "sarà allo 0,7%". Lo ha detto Renzi spiegando che il governo ha voluto essere "prudente". "Le clausole di salvaguardia le abbiamo totalmente eliminate", ha sottolineato. "Questo Def non è una manovra, che toglie i soldi dalle tasche degli italiani, ma sta in linea con la legge di stabilità".

"Non ci saranno tagli alle prestazioni per i cittadini ma c'è bisogno che la macchina pubblica dimagrisca un pò e se i sacrifici li fanno i politici o salta qualche poltrona nei cda male non fa".

"La spending review varrà lo 0,6% pil, più o meno 10 miliardi, anche se pensiamo ci sia un margine migliore, uno spazio per tagliare per 20 miliardi", ha detto il premier.

Poi sul fisco: "Noi consideriamo il 2015 un numero 0 per la dichiarazione dei redditi precompilata, vediamo come può essere fatta questa sorta di grande sperimentazione, credo sia comunque un passo avanti". Così Renzi al termine del Cdm sul Def precisando come la versione di quest'anno richieda "una serie di attenzioni ancora molto complicate" e sia comunque "migliorabile".

"Incontriamo prima di venerdì i Comuni e se serve anche le Regioni ma ribadisco che non ci sono tagli per il 2015 ma che nel 2016, 2017, 2018 continui la revisione della spesa è un fatto banale". Così Renzi risponde alla levata di scudi degli enti locali su nuovi tagli.

Infine rispondendo ad una domanda sul nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio che andrà a sostituire Graziano Delrio: "Venerdì mattina ci sarà il nuovo o la nuova sottosegretaria". Ha annunciato Renzi.

Il governo conferma l'obiettivo di pareggio di bilancio strutturale al 2017. E' quanto precisano fonti governative al termine del consiglio di ministri che ha definito il quadro di programmazione economica del Def. Il deficit nominale sarà invece azzerato nel 2018.

Padoan, Pil +1,4% nel 2016, +1,5% nel 2017 - Il Pil crescerà dello 0,7% quest'anno, dell'1,4% nel 2016 e dell'1,5% nel 2017. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, al termine del cdm del Def. Il rapporto deficit/Pil dell'Italia sarà del 2,6% per quest'anno, del 1,8% nel 2016, dello 0,8% nel 2017, ha affermato Padoan.

"Se come noi pensiamo, si consolida la fiducia dei cittadini e delle imprese dopo che si è consolidata la fiducia nei mercati e fiducia nelle istituzioni, allora le aspettative che abbiamo adesso potrebbero essere sbagliate per difetto potremmo avere numeri più positivi". Ha proseguito il ministro dell'Economia.Le clausole di salvaguardia saranno disinnescate in parte con la spending review, in parte "automaticamente" con benefici della crescita. Padoan ha definito "semplicemente falso" il grande "tam tam" sulla stampa su un aumento delle tasse.

Le privatizzazioni frutteranno "in 4 anni 1,7-1,8 punti di Pil. Ora ci stiamo concentrando su Enel e Poste, ma ci sono anche altre voci come Ferrovie ed Enav. I tempi sono dominati dall' andamento dei mercati e dal tentativo di valorizzare al meglio le aziende di proprietà dello Stato".

Il debito pubblico si attesterà nel 2015 al 132,5% del Pil, scendendo nel 2016 al 130,9%, fino al 123,4% del 2018. Ha sottolineato Padoan. "Nel 2018 la regola del debito sarà pienamente soddisfatta, l'incubo della montagna del debito che può attivare la ghigliottina delle regole sarà finalmente via". "Se applicata domani - spiega Padoan - la regola del debito varrebbe più di 2 punti di Pil".

"Quello che la commissione" Ue "sta mettendo a fuoco è che le riforme sono processi continui nel tempo, da questo punto di vista sono assolutamente tranquillo, il treno delle riforme che è stato attivato ci permetterà di invocare questa clausola per tanto tempo ancora ma noi ne avremo sempre meno bisogno".(Agenzia Ansa, nota del 07 aprile 2015)

 

Vincenzo D’Andò