Diario quotidiano del 7 aprile 2015, società cessate: l’Amministrazione finanziaria ha 5 anni di tempo per contestare i gravami fiscali ma questo non vale per il passato…

Pubblicato il 7 aprile 2015

società estinte: stop alla “resurrezione” fiscale retroattiva; ecobonus 2015: è già operativo; statistiche sulle dichiarazioni dei redditi: gli autonomi meglio degli imprenditori; slot machine: 200 milioni di euro da pagare entro il 30 aprile 2015; anno di imposta 2014: approvate le specifiche tecniche per l’invio dei dati presenti nelle schede per la scelta dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’IRPEF; false valutazioni in bilancio punibili solo in presenza di dolo; agevolazioni fiscali e contributive ZFU: non applicabilità dei limiti di fruizione; welfare: CIG in deroga anche negli studi professionali; i soggetti mensili devono inviare lo spesometro 2014 entro il 10 aprile 2015; solo dopo l’avvenuta definizione dell’accertamento fiscale, l’Inps può rivendicare la propria pretesa; convenzione tra Inail e Inps per l’erogazione della indennità nei casi di dubbia competenza; crisi economica: commercialisti, la ripresa ancora non c’è; nuovo IFRS 11: circolare di Assonime sulla determinazione dell’imponibile IRES ed IRAP; assonime: novità sul credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi;circolare di Assonime sulle nuove deduzioni Irap

 

 Indice:

 1) Società estinte: stop alla   “resurrezione” fiscale retroattiva

 2) Ecobonus 2015: è già operativo

 3) Statistiche sulle dichiarazioni   dei redditi: gli autonomi meglio degli imprenditori

 4) Slot machine: 200 milioni di   euro da pagare entro il 30 aprile 2015

 5) Anno di imposta 2014: approvate   le specifiche tecniche per l’invio dei dati presenti nelle schede per la   scelta dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’IRPEF

 6) False valutazioni in bilancio   punibili solo in presenza di dolo

 7) Agevolazioni fiscali e   contributive ZFU: non applicabilità dei limiti di fruizione

 8) Welfare: CIG in deroga anche   negli studi professionali

 9) I soggetti mensili devono   inviare lo spesometro 2014 entro il 10 aprile 2015

 10) Solo dopo l’avvenuta   definizione dell’accertamento fiscale, l’Inps può rivendicare la propria   pretesa

 11) Convenzione tra Inail e Inps   per l’erogazione della indennità nei casi di dubbia competenza

 12) Crisi economica:   commercialisti, la ripresa ancora non c’è

 13) Nuovo IFRS 11: circolare di   Assonime sulla determinazione dell’imponibile IRES ed IRAP

 14) Assonime: novità sul credito di   imposta per investimenti in beni strumentali nuovi

 15) Circolare di Assonime sulle   nuove deduzioni Irap

 

 

1) Società estinte: stop alla “resurrezione” fiscale retroattiva

L’Amministrazione finanziaria ha 5 anni di tempo per contestare i gravami fiscali alle società chiuse. Ma questo non vale per il passato.

Così sostanzialmente si è espressa la Corte di Cassazione, respingendo, così, la tesi interpretativa portata avanti dall’Agenzia delle entrate.

In sostanza, occorre che l’istanza di cancellazione sia pervenuta dopo il 13 dicembre 2014. Dunque, la norma (al contrario di quanto sostenuto dall’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 6/2015) non è retroattiva essendo una disposizione di natura «sostanziale» e non «procedimentale».

È quanto sancisce la Suprema Corte con la sentenza n. 6743 del 2 aprile 2015, che fissa un primo importante e molto atteso paletto sul decreto semplificazioni.

Insomma, dopo aver attentamente esaminato la norma e le sue contraddizioni, i Supremi giudici scrivono che «il comma 4 dell'art. 28 del dlgs n. 175 del 2014, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell'amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell’estinzione della società derivanti dall'art. 2495, secondo comma, cod. civ. si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente)».

Vale a dire l’Amministrazione finanziaria ha più tempo per riscuotere i suoi crediti solo nei confronti di società, di capitali e di persone, il cui liquidatore ha fatto istanza di cancellazione dopo il 13 dicembre 2014, giorno di entrata in vigore della nuova norma.

In altre parole in base al comma 4 dell'art. 28, gli effetti dell’estinzione della società, qualora derivi però da una cancellazione dal registro delle imprese disposta su richiesta, sono differiti per cinque anni, decorrenti dalla richiesta di cancellazione, con spostamento limitato al settore tributario e contributivo. Ciò nel senso che l’estinzione intervenuta durante tale periodo non fa venir meno la «validità» e l'«efficacia» sia degli atti di liquidazione, di accertamento, di riscossione relativi a tributi e contributi, sanzioni e interessi, sia degli atti processuali afferenti a giudizi concernenti detti tributi e contributi, sanzioni e interessi. In più, spiega ancora la Cassazione, il differimento degli effetti dell’estinzione non opera necessariamente per un quinquennio, ma per l'eventuale minor periodo che risulta al netto dello scarto temporale tra la richiesta di cancellazione e l'estinzione.

La norma è stata oggetto anche della circolare dell’Agenzia delle entrate n. 31/E del 2014 che ha sostenuto la tesi della possibilità di riscuotere i crediti delle società estinte per cinque anni anche nel caso di istanza presentata prima del 13 dicembre 2014. Per l’amministrazione, dunque, il decreto semplificazioni estenderebbe la possibilità del fisco di recuperare i suoi crediti dalle aziende cancellate tout court, a prescindere dalla data di estinzione. Nella circolare si legge che «sempre nell’ambito della semplificazione fiscale, il comma 4 dell’art. 28 del decreto stabilisce che - ai soli fini della liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi – l’estinzione della società, disciplinata dall'art. 2495 del codice civile, produce effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro delle imprese. Trattandosi di norma procedurale, si ritiene che la stessa trova applicazione anche per attività di controllo fiscale riferite a società che hanno già chiesto la cancellazione dal registro delle imprese o già cancellate dallo stesso registro prima della data di entrata in vigore del decreto in commento». Ma la decisione della Cassazione del 2 aprile 2015 viene incontro alle esigenze delle imprese.

 

 

2) Ecobonus 2015: è già operativo

Dal mese di aprile, è possibile inviare on line, sul portale ENEA (finanziaria2015.enea.it), la documentazione per richiedere le detrazioni fiscali del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, ultimati entro il 31 dicembre 2015.

Il Ministero dello Sviluppo economico ha infatti fatto sapere il 2 aprile 2015 di “proseguire nell’attuazione delle misure volute dal Governo per la promozione di interventi di risparmio ed efficienza energetica che rappresentano un importante volano di sviluppo per l’economia nazionale”.

In questo ambito, ha spiegato il MISE, si inserisce la piena operatività dell’ecobonus 2015: come anticipato, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) ha pubblicato, su indicazione dello stesso Ministero, la documentazione per richiedere le detrazioni fiscali del 65% per gli interventi che verranno realizzati nel corso del 2015.In questo modo, il Ministero ha voluto assicurare immediata operatività alle norme previste nella legge di stabilità 2015, che ha esteso il meccanismo delle detrazioni fiscali all’acquisto e posa in opera di schermature solari e all’istallazione di impianti dotati di generatore di calore alimentati a biomasse combustibili.

Sul sito www.efficienzaenergetica.enea.it sono comunque reperibili tutte le informazioni necessarie ai cittadini che hanno già avviato o intendono avviare i lavori, per i quali è previsto il meccanismo delle detrazioni fiscali.

 

 

3) Statistiche sulle dichiarazioni dei redditi: gli autonomi meglio degli imprenditori

I lavoratori autonomi hanno il reddito medio più elevato, pari a 35.660 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori è pari a 17.650 euro.

Il Dipartimento delle Finanze ha, infatti, pubblicato, il 2 aprile 2015, le statistiche sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche (IRPEF) relative all’anno d'imposta 2013, a sei mesi dal termine di presentazione (30 settembre 2014).

L’accelerazione impressa negli ultimi anni dal Dipartimento delle Finanze alle procedure di validazione statistica ed il continuo miglioramento delle attività di ricezione e trattamento delle dichiarazioni da parte dell’Agenzia delle entrate consentono di rendere tempestivamente disponibili i dati delle dichiarazioni dei redditi. Questi processi saranno ancora più rapidi nell’anno in corso, a seguito dell’introduzione della dichiarazione precompilata (modello 730), disponibile a partire dal 15 aprile 2015.

Numero di contribuenti

Circa 41 milioni di contribuenti hanno assolto direttamente l’obbligo dichiarativo attraverso la presentazione dei modelli di dichiarazione Unico e 730, ovvero indirettamente attraverso la dichiarazione dei sostituti d’imposta (Modello 770). Il modello 730 è stato utilizzato da più di 17 milioni di soggetti, i quali, a partire da quest’anno, potranno usufruire del modello precompilato. Il numero totale dei contribuenti è risultato in diminuzione (-425.000, pari al -1%) rispetto all’anno precedente. Il calo ha riguardato in particolare i lavoratori dipendenti (-334.000), specialmente quelli a basso reddito e gli individui nelle due classi di età più giovani (fino a 24 anni e 25-44 anni), riflettendo gli andamenti congiunturali del mercato del lavoro nel 2013.

 

 

4) Slot machine: 200 milioni di euro da pagare entro il 30 aprile 2015

I concessionari di slot machine dovranno pagare entro il 30 aprile 2015 i 200 milioni di euro, come previsto dalla legge di Stabilità e dal Decreto dell’Agenzia delle Dogane del 15 gennaio 2015. Il Tar Lazio (ordinanza 1465/2015) ha bocciato il 2 aprile 2015 tutte le richieste di annullamento presentate da operatori e gestori del settore apparecchi: «Non c’è pregiudizio irreparabile nel pagamento della prima rata da 200 milioni sui 500 previsti dalla legge di Stabilità». La seconda rata da 300 milioni dell’addizionale decisa dal governo, riporta Agipro, dovrà essere invece onorata entro il 31 ottobre. Secondo il collegio, «l’ottemperamento di tutti i soggetti della filiera consentirebbe il pagamento dei 200 milioni e dunque non è dimostrato che vi sia danno irreparabile, in attesa dell’udienza di merito fissata al primo luglio». Massimo Passamonti, presidente di Sistema Gioco Italia, ha commentato che occorre ora lavorare per evitare il default del settore giochi, mentre il sottosegretario al Mef, Pierpaolo Baretta, ha invitato a dar corso al pagamento: «Ciò aprirebbe la strada a soluzioni condivise per il futuro», ha detto.

 

 

5) Anno di imposta 2014: approvate le specifiche tecniche per l’invio dei dati presenti nelle schede per la scelta dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’IRPEF

Destinazione 8, 5 e 2 per mille: approvate le specifiche tecniche per l’invio telematico. L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento n. 46804 del 2 aprile 2015, ha approvato le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nelle schede per la destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’IRPEF. Aggiornate anche le specifiche tecniche per l’invio del modello 730/2015 al fine di tenere conto dell’avvenuta pubblicazione dell’elenco dei partiti politici beneficiari della destinazione volontaria del due per mille.

Con provvedimento del 2 aprile 2015, l’Agenzia delle entrate ha approvato le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nelle schede per la destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’IRPEF per l’anno di imposta 2014, da parte dei CAF e dei professionisti abilitati che ricevono, quali intermediari, le buste contenenti la scheda dai sostituti d’imposta.

Il provvedimento tiene conto della trasmissione della lista dei partiti politici beneficiari della destinazione volontaria del due per mille dell’IRPEF, da parte della Commissione di garanzia degli statuti e per la

trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti, come previsto dall’articolo 1, comma 12-quater del D.L. 192/2014 convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11.

Modifiche alle specifiche tecniche del 730/2015

Lo stesso provvedimento introduce alcune modifiche alle specifiche tecniche per la trasmissione del modello 730/2015, approvate con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 16 febbraio 2015, necessarie per gestire correttamente i dati contenuti nelle schede relative alle predette scelte, nonché per correggere alcuni errori materiali riscontrati successivamente alla pubblicazione del predetto modello di dichiarazione sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.

 

 

6) False valutazioni in bilancio punibili solo in presenza di dolo

Falso in bilancio, valutazioni fuori reato. Solo i “fatti materiali rilevanti” andranno ad incidere sulle false comunicazioni sociali, per le società non quotate, mentre potrebbero non configurare illecito gli errori attinenti a valutazioni.

Più che raddoppiato il costo ascrivibile alla società per le false comunicazioni sociali nei casi di mancata istituzione o inadeguati controlli da parte dell’organismo di vigilanza di cui al Dlgs 231/01, il quale, nelle società non quotate, può superare gli 800.000 euro, mentre nelle quotate può ampiamente superare il milione di euro. Confermati anche gli sconti per i fatti di lieve entità, gli esimenti per la particolare tenuità e gli aggravanti per le società quotate.

Sono le principali caratteristiche del nuovo reato sulle false comunicazioni sociali nella versione approvata l’1 aprile scorso dal Senato con il Ddl sulla corruzione. Confermata la non rilevanza delle valutazioni. Il Senato conferma che ai fini della configurabilità delle false comunicazioni sociali sia necessario che, consapevolmente (pertanto con dolo) al fine di conseguire un ingiusto profitto vengano esposte nei bilanci (ovvero nei prospetti contabili e nella nota integrativa) e nelle relazioni o altre comunicazioni dirette ai soci o al pubblico imposte dalla legge (quindi, nella relazione degli amministratori e nel verbale di approvazione del bilancio) fatti materiali “rilevanti” non rispondenti al vero sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società. Nella attuale versione dell’articolato non sembrano rilevare, ai fini del reato, i falsi valutativi (come ad esempio la valutazione delle rimanenze, dei crediti, delle partecipazioni, ecc.), mentre le ipotesi di false comunicazioni sociali sarebbero limitate a poste oggettivamente e quantitativamente determinabili.

 

 

7) Agevolazioni fiscali e contributive Zone Franche Urbane: non applicabilità dei limiti di fruizione

Zone Franche Urbane: compensazioni senza vincoli. I chiarimenti in una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate.

Nessun divieto di compensazione e di apposizione del visto di conformità per le micro e piccole imprese che operano nelle Zone Franche Urbane (ZFU). Con la risoluzione n. 36/E del 3 aprile 2015 l’Agenzia delle entrate scioglie i dubbi degli operatori in merito all’applicabilità di alcuni limiti alle compensazioni effettuate per fruire delle agevolazioni fiscali e contributive riconosciute alle imprese che operano in queste zone.

L’Agenzia ricorda che l’obbligo di apporre il visto di conformità e il divieto di compensare i crediti relativi a imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo, per importi superiori a 1.500 euro, riguardano esclusivamente le compensazioni “orizzontali” e non quelle “verticali” (ancorché effettuate mediante la delega di versamento) e che sono, in ogni caso, esclusi i contributi e le agevolazioni erogati sotto forma di credito d’imposta.

Lo scomputo dei versamenti dovuti mediante l’utilizzo dei codici tributo istituiti per le singole Zone Franche ha natura agevolativa e le compensazioni operate dalle imprese, in virtù del meccanismo di funzionamento dell’agevolazione, sono assimilabili alle compensazioni “verticali”, ossia imposta su imposta.

Ne deriva che non è necessario apporre il visto di conformità ed è possibile compensare anche in presenza di ruoli scaduti.

Inoltre, non è applicabile il limite di 250mila euro previsto per i crediti agevolativi indicati nel quadro RU della dichiarazione (l’agevolazione de qua, infatti, trova esposizione in un prospetto del quadro RS) né quello generale, attualmente pari a 700mila euro, in quanto il credito d’imposta deriva dall’applicazione di una disciplina agevolativa sovvenzionale.

 

 

8) Welfare: CIG in deroga anche negli studi professionali

A seguito dell’accoglimento, da parte del Consiglio di Stato del ricorso cautelare presentato da Confprofessioni, il Ministero del Lavoro, con la nota n. 7518 del 25 marzo 2015, invita le Regioni a consentire, in attesa della pronuncia del TAR, l'accesso al trattamento di CIG in deroga agli studi professionali.

La vicenda nasce dalla disposizione contenuta nell’articolo 2, comma 3 del Decreto Interministeriale 1° agosto 2014, che consente l’accesso al trattamento di integrazione salariale in deroga esclusivamente alle imprese di cui all’art. 2082 c.c. e, pertanto, a coloro i quali rivestono la qualifica di imprenditori esercitando professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

Il Consiglio di Stato, con l’Ordinanza dell’11 marzo 2015 ha, infatti, ritenuto sussistenti profili di discriminazione nei confronti dei liberi professionisti e dei loro dipendenti, tenuto conto anche dei vincoli comunitari in materia di definizione d’impresa.

L’Ordinanza n. 1108/2015 del Consiglio di Stato

Considerato che, ad una prima sommaria delibazione propria della fase cautelare, i motivi addotti della parte appellante sembrerebbero essere sostenuti da argomentazioni convincenti, soprattutto con riguardo alle disposizioni contenute nel decreto interministeriale del 1 agosto 2014, nella parte in cui esclude gli studi professionali del trattamento di CIG in deroga, per i profili relativi alla eventuale discriminazione operata nei confronti della categoria dei liberi professionisti e del personale che lavora presso di loro, tenuto conto dei vincoli comunitari in materia di definizione di impresa;

Ritenuto che, quanto al periculum in mora, sussiste il pregiudizio di cui all’articolo 55 del codice del processo amministrativo, dal momento che l’esecuzione dell’ordinanza impugnata comporterebbe l’effettiva e grave compromissione della attività economica del comparto in questione e dei livelli occupazionali da questi assicurati;

Ritenuto che debba conseguentemente essere accolto l’appello cautelare per la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 55, comma 10 del c.p.a.;

Ritenuto che sussistono le condizioni per compensare tra le parti le spese della presente fase cautelare

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’appello cautelare (ricorso n. 622 del 2015) e, per l’effetto, sospende l’esecuzione dell’ordinanza impugnata.

Ordina che, a cura della Segreteria, la presente ordinanza sia trasmessa al TAR Lazio per la sollecita fissazione dell’udienza di merito ai sensi dell’articolo 55, comma 10 del c.p.a.

 

 

9) I soggetti mensili devono inviare lo spesometro 2014 entro il 10 aprile 2015

E’ prossima la scadenza per lo spesometro 2014. Il primo appuntamento è per il prossimo 10 aprile per gli operatori che effettuano la liquidazione IVA con periodicità mensile. L’altro appuntamento é per il 20 aprile per tutti gli altri operatori. L’art. 21 comma 1 del D.L. n. 78/2010 ha introdotto la comunicazione dei dati relativi alle operazioni rilevanti ai fini IVA (cd. Spesometro).

Soggetti obbligati alla comunicazione

I soggetti obbligati alla comunicazione cd. spesometro sono tutti i soggetti passivi Iva che effettuano operazioni rilevanti ai fini di tale imposta, ivi inclusi i soggetti in contabilità semplificata o agricole. Tali soggetti devono comunicare all’Amministrazione Finanziaria:

- i dati concernenti le operazioni rese a soggetti nei confronti dei quali sono state emesse fatture per operazioni rilevanti ai fini Iva (clienti);

- i dati concernenti le operazioni ricevute da soggetti titolari di partita Iva (fornitori);

- i dati delle operazioni rese a consumatori finali nei confronti dei quali non sono state emesse fatture qualora l’importo unitario dell’operazione sia di almeno € 3.600 (al lordo dell’IVA).

Spesometro e black list

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 175/2014 (decreto Semplificazioni), dal 2015 si modificano le regole per la compilazione della comunicazione polivalente da parte dei soggetti che hanno intrattenuto rapporti con soggetti aventi sede in Paesi black list, variando la periodicità di presentazione, che assume cadenza annuale in luogo delle precedenti periodicità mensile/trimestrale, ed innalzando la soglia di monitoraggio che viene elevata da 500 euro a 10.000 euro.

Invio della comunicazione

In relazione ai termini di presentazione, il provvedimento 2 agosto 2013 ha differenziato il termine di presentazione dello spesometro a seconda del regime di liquidazione ai fini Iva adottato dai contribuenti per l’annualità oggetto di comunicazione.

Dunque, per l’anno 2014 i soggetti tenuti all’adempimento dovranno trasmettere il modello:

- entro il 10 aprile 2015 se effettuano liquidazioni Iva mensili;

- entro il 20 aprile 2015 se effettuano liquidazioni Iva trimestrali o annuali.

Spesometro: esonero per le P.A. e agevolazioni per i dettaglianti e tour operator

Come per gli anni precedenti, anche per le operazioni rilevanti ai fini Iva relative al 2014, per le pubbliche amministrazione e per le amministrazioni autonome scatta l’esonero dalla comunicazione. Con la stessa logica di continuità, i dettaglianti e i tour operator non devono comunicare le operazioni attive di importo unitario inferiore a 3 mila euro, al netto dell’Iva, effettuate nel 2014. Lo ha, infatti, disposto il provvedimento direttoriale n. 44922 del 31 marzo 2015.

In vista dei prossimi appuntamenti con lo Spesometro (10 aprile per gli operatori che liquidano l’iva mensilmente e il 20 aprile per i trimestrali) e in un’ottica di progressiva semplificazione degli adempimenti tributari, l’Agenzia delle entrate, anche per quest’anno sospende l’obbligo di comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva degli enti pubblici e delle amministrazioni autonome e per i commercianti al dettaglio e tour operator, concede un invio più leggero, ovvero riservato, come nei due anni precedenti, alle sole fatture di importi pari o superiore al tetto dei 3 mila euro.

Per le amministrazione pubbliche e autonome, la riconferma dell’esonero dall’invio anche per il 2015 nasce non solo dal processo di semplificazione degli adempimenti ma anche al fine di ridurre il carico di lavoro di tali strutture in quanto già impegnate ad adeguare le infrastrutture informatiche, i sistemi contabili e le procedure interne per via dei nuovi obblighi in materia di fatturazione elettronica PA previsti dal decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 3 aprile 2013, n. 55 e di scissione dei pagamenti (split payment) previste dall’art. 1, co. 629, lett. b), L. n. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) in base al quale alcune pubbliche amministrazioni, anche se non rivestono la qualità di soggetto passivo dell’imposta sul valore aggiunto, sono tenute a versare direttamente all’erario l’imposta che in fattura è stata addebitata loro dai fornitori. L’esclusione per i dettaglianti e operatori turistici, per l’anno 2014, della comunicazione delle operazioni al di sotto del citato tetto, già disposta anche per gli anni 2012 e 2013, tiene conto, invece, delle difficoltà segnalate dagli operatori del settore, per il tramite delle associazioni di categoria, al fine di pervenire ad una riduzione e semplificazione degli adempimenti, anche mediante l’accorpamento degli obblighi di comunicazione.

 

 

10) Solo dopo l’avvenuta definizione dell’accertamento fiscale, l’Inps può rivendicare la propria pretesa

Accertamenti fiscali: Inps può iscrivere a ruolo solo dopo sentenza tributaria . Solo dopo la definizione dell’impugnazione dell’accertamento fiscale di un maggiore reddito dinanzi al giudice tributario, l’Istituto di previdenza sociale potrà iscrivere al ruolo l'importo relativo.

Così si è pronunciato il Tribunale di Barcellona P.G., Sezione Lavoro, nella sentenza 30 dicembre 2014, n. 1934. Nel caso in oggetto, un contribuente con ricorso in riassunzione al Giudice del Lavoro di Barcellona P.G., aveva chiesto che venisse dichiarata la nullità dell'avviso di addebito di una somma, emesso dall’INPS per contributi accertati a titolo di “Gestione Artigiani”.

Solitamente, i contribuenti che hanno un contenzioso contro accertamenti relativi alla rettifica del reddito d’impresa, ricevono dall’INPS richieste di pagamento dei contributi dovuti sulla maggiore base imponibile, sulla scorta dell’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle entrate, nonostante sia pendente ricorso tributario contro tali avvisi. Le somme iscritte nell’avviso di accertamento non sono sospese e quindi in ogni caso dovute dal contribuente indipendentemente dalla pendenza del ricorso, in base all’art. 24 co. 3 del D.Lgs. 46/1999, che recita: “Se l’accertamento effettuato dall’ufficio e’ impugnato davanti all’autorità giudiziaria, l’iscrizione a ruolo e’ eseguita in presenza di provvedimento esecutivo del giudice.”. Sulla scorta di ciò, adottando un’ interpretazione restrittiva del suddetto art. 24 co. 3, l’unico modo per ottenere la sospensione dell’iscrizione a ruolo sarebbe il ricorso al Giudice del Lavoro, per gli avvisi emessi dall’I.N.P.S. stesso.

A tal riguardo, rileva la pronuncia della Commissione Tributaria Regionale Lombardia - Milano n. 18 del 20/01/2012, secondo la quale, venendo meno, la sentenza legittimante il diritto alla riscossione, conseguentemente verrà meno anche la fondatezza di ogni atto preordinato alla esecuzione ed attuazione di quanto previsto al predetto art. 68 del D.lgs 546/92, fra cui il ruolo di imposta e la relativa cartella.

Assume anche rilievo, la sentenza della Suprema Corte di Cassazione, su un appello n. 7075/2012, proposto dallo stesso Istituto di previdenza, avverso la sentenza n. 294/2011 della Corte d’Appello di Firenze. In tale caso, la Corte territoriale aveva evidenziato che, il Decreto Legislativo n. 46 del 1999, ex articolo 29, prevedeva che, in caso di impugnazione dinanzi al giudice tributario, dell’accertamento fiscale di un maggiore reddito, era inibito all’I.N.P.S. iscrivere al ruolo l’importo relativo fino alla pronuncia definitiva in sede di giustizia tributaria .

La Suprema Corte ha espresso un principio generale di diritto, ovvero: “in materia d’iscrizioni a ruolo dei crediti degli enti previdenziali il Decreto Legislativo n. 46 del 1999, articolo 24, comma 3, il quale prevede la non iscrivibilità a ruolo del credito previdenziale sino a quando non vi sia provvedimento esecutivo del giudice qualora l’accertamento su cui la pretesa creditoria si fonda sia impugnato davanti all’autorità’ giudiziaria, va interpretato nel senso che l’accertamento, cui la norma si riferisce, non e’ solo quello eseguito dall’ente previdenziale, ma anche quello operato da altro ufficio pubblico come l’Agenzia delle entrate, né é necessario, ai fini di detta non iscrivibilità a ruolo, che, in quest’ultima ipotesi, l’I.N.P.S. sia messo a conoscenza dell’impugnazione dell’accertamento davanti all’autorità giudiziaria anche quando detto accertamento e’ impugnato davanti al Giudice tributario.”

Pertanto, alla luce dell’art. 24, D.Lgs. n. 46/1999, co. 4, nonché dell’art. 29 dello stesso decreto, secondo cui l’impugnazione dell’accertamento effettuato dall’ufficio, l’iscrizione a ruolo potrà avvenire solo dopo la decisione del competente organo amministrativo, il Giudice adito ha accolto l'opposizione e di conseguenza ha annullato l'atto impugnato.

La sentenza

Tribunale di Barcellona P.G., Sezione Lavoro, sentenza 30 dicembre 2014, n. 1934 emessa dal Giudice del Lavoro dott. Ennio Fiocco all’udienza del 01/12/2014, nella controversia in materia previdenziale vertente tra:

- Ricorrente

Contro

OGGETTO: annullamento avviso di addebito n. 595 2012 00031409 50 000.

IN FATTO E DIRITTO

Con ricorso in riassunzione al Giudice del Lavoro di Barcellona P.G., depositato in cancelleria in data 12.06.2013, il ricorrente chiedeva che venisse dichiarata la nullità dell'avviso di addebito di cui in oggetto, emesso dall'I.N.P.S. Per € 3.133,83 per contributi accertati a titolo di “Gestione Artigiani”, oltre interessi ed accessori, per l'anno di compenza 2005 per un totale di € 5.907,54.

Esponeva che il Tribunale del Lavoro di Messina aveva, con ordinanza del 09/04/2013, dichiarato la propria incompetenza per territorio con termine di mesi tre per la riassunzione del giudizio. Lamentando molteplici motivi, tra cui la pendenza davanti alla c.t.p. di Messina (iscritta al ruolo generale al n. 6911/10), chiedeva che venisse dichiarato l'annullamento dell'atto con il favore delle spese.

Si costituivano con memoria l’I.N.P.S. contestando la domanda e chiedendone il rigetto.

In via preliminare osserva questo Giudice che il ricorrente, al quale è stato notificato l'atto impugnato (datato il 09/11/2012 e che è stato ricevuto successivamente a mezzo servizio postale e cioè il 23/11/2010), ha proposto ricorso davanti al Tribunale del Lavoro di Messina in data 21/12/2012 (R.G. n. 6926/12) entro il termine di legge. Con ordinanza del 09/04/2013 il Tribunale peloritano ha dichiarato la propria incompetenza per territorio concedendo il termine perentorio di mesi tre per la riassunzione davanti a questo Tribunale.

Ciò che il ricorrente a mezzo del proprio difensore ha adempiuto in data 12/06/2013. Va evidenziato, ancora, che l'impugnato avviso “costituisce titolo esecutivo” e scaturisce da un accertamento unificato da parte dellAgenzia delle Entrate Anno 2005 – N. RJD010200189 notificato il 14/05/2010, come si rileva dall'atto prodotto. Risulta ancora dalla visione di quest'ultimo atto, versato nel fascicolo, che l'Agenzia delle Entrate di Barcellona P.G., avendo proceduto al controllo della posizione fiscale del ricorrente relativa all'anno 2005 ha irrogato le relative sanzioni. Orbene, il ricorrente, a mezzo difensore, ha proposto ricorso davanti alla competente C.T.P. di Messina in data 26/07/2010, come risulta dalla ricevuta versata in atti (protocollato con R.G. N. 6911/10).

Va evidenziato che i contribuenti che hanno un contenzioso in corso contro accertamenti basati sulla rettifica del reddito d’impresa, ricevono di regola da parte dell’I.N.P.S. degli avvisi di addebito portanti la richiesta di pagamento dei contributi che sarebbero dovuti sulla maggiore base imponibile (che diviene fiscalmente e previdenzialmente rilevante) in base all’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate competente, non ostante sia pendente ricorso tributario contro detti avvisi di accertamento.

L'Istituto di previdenza evidenzia in gerere che, indipendentemente dalla pendenza del ricorso, della quale per altro l’INPS stesso non sarebbe a conoscenza diretta, né potrebbe valutare alcuna comunicazione inviata dal contribuente in tal senso, le somme iscritte nell’avviso di accertamento sarebbero in ogni caso dovute dal contribuente e che non esiste alcuna possibilità di sospensione di dette somme indicate negli avvisi di addebito in quanto, in base all’art. 24 co. 3 del D.Lgs. 46/1999, che recita: “3. Se l’accertamento effettuato dall’ufficio e’ impugnato davanti all’autorita’ giudiziaria, l’iscrizione a ruolo e’ eseguita in presenza di provvedimento esecutivo del giudice.”, l’unica possibilità di sospensione dell’iscrizione a ruolo sarebbe il ricorso al Giudice del Lavoro, per gli avvisi emessi dall’I.N.P.S. stesso, effettuando così una interpretazione restrittiva del contenuto dell’art. 24 co. 3 suddetto, ai soli accertamenti emessi direttamente dall’I.N.P.S. In particolare, va letta la sentenza della Suprema Corte di Cassazione, la quale è interventuta sul punto, relativa su un appello n. 7075/2012, proposto dallo stesso Istituto avverso la sentenza n. 294/2011 della Corte d'Appello di Firenze, depositata il 08/03/2011 r.g.n. 876/2009.

Infatti, con quest'ultima decisione la corte di secondo grado fiorentina, confermando la sentenza di primo grado, ha accolto il ricorso, avente ad oggetto l’opposizione all’iscrizione a ruolo della pretesa dell’I.N.P.S. relativa al recupero di contribuzione afferente alla parte variabile di contribuzione per la gestione commercianti in dipendenza del maggior reddito accertato dalla Agenzia delle Entrate.

In particolare, alla base del decisum la Corte d'Appello ha posto il rilievo fondante secondo il quale, il Decreto Legislativo n. 46 del 1999, ex articolo 29, stante l’impugnazione, dinanzi al giudice tributario,dell’accertamento fiscale di un maggiore reddito, su cui si radicava la pretesa dell’I.N P S , era inibito all’I.N.P.S. sino alla definitivita’ dell’accertamento in sede di giustizia tributaria di iscrivere al ruolo l'importo relativo.

Ed invero, altrimenti non avrebbe potuto essere atteso che il recupero delle somme a titolo di contribuzione previdenziale operato dall'I.N.P.S. viene attuato sulla evoluzione di un rapporto debitorio che trova il suo fondamento in un accertamento fiscale di maggiore base imponibile; per cui, venendo meno la sussistenza dell'accertamento di natura tributaria, a cascata, viene meno la base imponibile sulla quale vengono automaticamente calcolati anche i contributi previdenziali per i quali si adopera l'I.N.P.S.

Un principio di tal guisa è rilevabile nella massima della Commissione Tributaria Regionale Lombardia – Milano n. 18 resa in data 20/01/2012, la quale, applicando un principio omologo – seppur in ambito strettamente tributario – rende evidente la bontà dell'assunto secondo il quale “L'accertamento del diritto dell'Amministrazione all'esazione dei tributi, nel momento in cui sia stato sub iudice e si ancori, conseguentemente, a una sentenza, trova fondamento in un provvedimento giurisdizionale e non rientra più nell'ambito di applicazione dell'articolo 25 del DPR 602/1973 (fase squisitamente amministrativa e quindi precontenziosa), ma in quella dell'articolo 68 del D.Lgs. 546/1992, ai sensi del quale è la sentenza il presupposto che legittima l'iscrizione a ruolo della somma giudizialmente accertata.”

Ne consegue che venendo meno, per riforma, la sentenza di primo grado legittimante tale diritto alla esazione, automaticamente, viene meno la legittimità ed efficacia di ogni atto che sia preordinato alla esecuzione ed attuazione di quanto previsto al predetto art. 68 del d.lgs 546/92, fra cui il ruolo di imposta e la cartella consequenziale. Quindi, ed in estrema sintesi, venendo meno quella base imponibile comune fra i due contesti (fiscale e previdenziale) viene meno per l'appunto il fondamento della dualità degli accertamenti relativi alla predetta base imponibile.

Questo principio, integra e completa quanto già detto in ordine alla previsione di cui al d.lgs 46/99. Infatti, la frettolosa emissione di un accertamento previdenziale (con conseguente cartella) successivo all'accertamento fiscale, espone senza dubbio di sorta l'Istituto previdenziale a soccombenza e responsabilità nel caso in cui l'accertamento di base (il presupposto anche per il recupero di contributi previdenziali) venga annullato ad opera della Commissione tributaria competente.

E se tanto non bastasse a chiarire il punto, questo Giudice evidenzia che la Suprema Corte di Cassazione è intervenuta a seguito dell’appello presentato proprio dall’Istituto previdenziale per dichiarare nella sentenza n. 8379 del 2014 (R.G. n. 7075/12), un principio generale di diritto e cioè che: “in materia d’iscrizioni a ruolo dei crediti degli enti previdenziali il Decreto Legislativo n. 46 del 1999, articolo 24, comma 3, il quale prevede la non iscrivibilita’ a ruolo del credito previdenziale sino a quando non vi sia provvedimento esecutivo del giudice qualora l’accertamento su cui la pretesa creditoria si fonda sia impugnato davanti all’autorita’ giudiziaria, va interpretato nel senso che l’accertamento, cui la norma si riferisce, non e’ solo quello eseguito dall’ente previdenziale, ma anche quello operato da altro ufficio pubblico come l’Agenzia delle entrate, ne’ e’ necessario, ai fini di detta non iscrivibilita’ a ruolo, che, in quest’ultima ipotesi, l’I.N.P.S. sia messo a conoscenza dell’impugnazione dell’accertamento davanti all’autorita’ giudiziaria anche quando detto accertamento e’ impugnato davanti al Giudice tributario.”

Pertanto, in base al combinato disposto del successivo co. 4 dell’art. 24 D.Lgs. n. 46/1999, nonché dell’art. 29 dello stesso decreto: “4. In caso di gravame amministrativo contro l’accertamento effettuato dall’ufficio, l’iscrizione a ruolo e’ eseguita dopo la decisione del competente organo amministrativo e comunque entro i termini di decadenza previsti dall’articolo 25.”, pertanto l’INPS potrà iscrivere a ruolo il contributo a percentuale dovuto dal contribuente solo dopo la decisione definitiva emessa dal Giudice Tributario.

Appare evidente che, come fra l'altro evidenziato dal ricorrente, in pendenza di ricorso tributario, come nel caso di specie, non poteva essere emesso l'atto impugnato da parte dell'Istituto resistente. L'opposizione va, pertanto accolta e l'atto impugnato va annullato.

Le spese seguono la soccombenza, come da dispositivo.

PER QUESTI MOTIVI

Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Barcellona P.G., definitivamente pronunciando sulla domanda proposta, così provvede:

annulla l’atto impugnato;

condanna l'I.N.P.S. al pagamento delle spese processuali in favore del ricorrente, che liquida nell'importo di € 1.400,00, oltre i.v.a e spese generali come per legge.

 

 

11) Convenzione tra Inail e Inps per l’erogazione della indennità nei casi di dubbia competenza

Convenzione tra Inail e Inps per l’erogazione della indennità per inabilità temporanea assoluta da infortunio sul lavoro, da malattia professionale e da malattia comune nei casi di dubbia competenza.

INPS e INAIL hanno sottoscritto una convenzione per l’erogazione della indennità per inabilità temporanea assoluta da infortunio sul lavoro, da malattia professionale e da malattia comune nei casi di dubbia competenza. Ne danno notizia gli stessi Istituti rispettivamente con la circolare n. 69 (INPS) e n. 47 (INAIL) entrambe del 2 aprile 2015.

La Convenzione ribadisce il pieno riconoscimento del ruolo;

- dell’INAIL, cui compete l’accertamento del nesso di causalità per le malattie professionali, l’occasione di lavoro e la causa violenta per gli infortuni, nonché la valutazione di ogni altro elemento utile per qualificare l’evento lesivo come professionale;

- dell’INPS, cui compete, nell’ambito della specifica rilevazione degli stati di malattia, l’individuazione dei casi di possibile competenza INAIL, l’eventuale integrazione della documentazione pervenuta, se non già valutata dall’INAIL, nonché la valutazione circa l’eventuale grave carenza delle motivazioni di fatto e di diritto di reiezione dei casi da parte dell’INAIL.

 

 

12) Crisi economica: commercialisti, la ripresa ancora non c’è

In un sondaggio della Fondazione nazionale la professione lancia l’allarme per le condizioni delle PMI e dei lavoratori autonomi e giudica insufficienti gli stimoli per la ripresa. “Il Governo punti ad una vera semplificazione del sistema amministrativo e fiscale, tallone d’Achille del Paese”

Estrema cautela sulla possibile ripresa economica, che stenta ancora a farsi percepire, e grande preoccupazione per la situazione delle piccole imprese e del mondo del lavoro autonomo in generale, per i quali mancano anche minimi segni di ripartenza, mentre persistono segnali di depressione economica. In un sondaggio sulla politica economica del Governo svolto dalla Fondazione nazionale della categoria, i Commercialisti, primi interlocutori del sistema imprenditoriale italiano, pur esprimendo apprezzamento su alcuni specifici provvedimenti dell’esecutivo, delineano un quadro ancora irto di difficoltà per la nostra economia.

I Commercialisti del campione, pur apprezzando gli interventi a favore delle Pmi, come il taglio Irap e la flessibilità sul mercato del lavoro, li giudicano comunque insufficienti per garantire una ripresa solida dell’economia italiana. In relazione al Jobs act, la maggioranza dei Commercialisti interpellati ritiene che, pur essendo apprezzabili le misure sul piano della flessibilità e delle condizioni generali del mercato del lavoro, la crisi economica, in particolare la crisi della domanda proveniente dal mercato interno, le rende pressoché inefficaci. La stragrande maggioranza dei Commercialisti ritiene che, fino a quando non ci sarà una vera e propria ripresa della domanda interna, il contratto a tutele crescenti si tradurrà essenzialmente in stabilizzazioni di posti di lavoro a termine o di altre forme di lavoro precario piuttosto che in nuove assunzioni e presto esaurirà la sua efficacia. Infine, per la maggioranza del campione i principali ostacoli alla ripresa sono l’inefficienza della pubblica amministrazione e l’assetto istituzionale del Paese.

LE VALUTAZIONI SULLA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO

Interpellati sulla politica economica del governo tra febbraio 2014 e febbraio 2015 e sul Jobs act, i Commercialisti del campione hanno espresso giudizi contrastanti rivolgendo una particolare attenzione verso le problematiche più stringenti delle Pmi italiane. Ad esempio, a fronte di un saldo negativo tra i giudizi relativi all’efficacia del bonus Irpef (33,8% inefficace contro 23,8% efficace) si registra un saldo positivo in relazione al taglio Irap (19,9% inefficace contro 45,6% efficace). Positivi anche i giudizi relativi al nuovo contratto a tempo determinato (19,4% inefficace contro 38,4% efficace) e al nuovo contratto di apprendistato (19,2% inefficace contro 31,6% efficace). Negativi, invece, i giudizi relativi alla Garanzia giovani (31,1% inefficace contro 23,6% efficace) e al rafforzamento ACE (26,1% inefficace contro 21% efficace). Leggermente positivo il saldo relativo ai giudizi sugli incentivi per le reti di imprese innovative (25% inefficaci contro 28,5% efficaci) e un po’ più alto per il rafforzamento del fondo centrale di garanzia per le Pmi (20,8% inefficace contro 33,2% efficace). Molto positivo, invece, il saldo tra i giudizi relativi alla riduzione del costo dell’energia per le Pmi (17,6% inefficace contro 48,9% efficace). Negativo, infine, il saldo tra i giudizi relativi ai minibond e alle altre misure per la finanza di impresa contenute nel Decreto “Destinazione Italia” (34,6% inefficace contro 15,3% efficace). Nel giudizio complessivo della politica economica del governo, l’85% del campione non ritiene sufficienti gli interventi adottati per il rilancio dell’economia italiana a fronte di un 8% che invece ritiene tale politica in grado di rilanciare l’economia e portarla su un sentiero di crescita più sostenuto già a partire dal 2015.

LE VALUTAZIONI SUI PRIMI EFFETTI DEL JOBS ACT

In relazione al Jobs act, i giudizi, specie per il contratto a tutele crescenti, sono ampiamente positivi, ma l’efficacia concreta dello strumento è collegata prevalentemente alla congiuntura economica. Per il 50,5% del campione, infatti, le Pmi valutano con interesse il nuovo contratto ma sono ancora restie a modificare i propri piani di assunzione per effetto della crisi della domanda, mentre per il 12,1% le Pmi stanno valutando con grande interesse il nuovo contratto e stanno modificando i propri piani di assunzione. Per il 33,3% invece le Pmi, indipendentemente dalla domanda del mercato, non ritengono determinante il nuovo contratto nella valutazione dei propri piani di assunzione per l’anno in corso. Sempre in relazione al Jobs act, il 24,3% del campione ritiene che il nuovo contratto in questi primi mesi dell’anno sia stato utilizzato al 100% per le stabilizzazioni, il 39,1% ritiene che ci siano il 20% di nuove assunzioni e l’80% di stabilizzazioni, mentre il 13,4% ritiene che vi siano il 40% di nuove assunzioni e il 60% di stabilizzazioni.

GLI OSTACOLI ALLA RIPRESA

Infine, interpellati sui principali ostacoli alla ripresa, i commercialisti del campione hanno indicato al primo posto l’inefficienza della pubblica amministrazione (32,4%) seguita dall’assetto istituzionale e di governo del paese (20,9%), dalla corruzione tra pubblico e privato (14,8%) e dalle rigidità del sistema bancario (11,9%). L’arretratezza del sistema giudiziario (3,5%) e l’evasione fiscale (2,9%) sono considerati ostacoli decisamente minori.

Il presidente dei commercialisti italiani, Gerardo Longobardi, invita a tenere in considerazione i risultati del sondaggio. “La nostra professione – spiega – è quotidianamente al fianco delle imprese italiane, di cui conosce, interpreta e guida progetti e ambizioni di crescita e periodi di sofferenza. I dati che emergono dal sondaggio vanno letti con attenzione, perché provengono da un osservatorio privilegiato. Pur essendo per certi versi in chiaroscuro, essi sottolineano come sui territori la ripresa stenti ancora ad essere pienamente percepita”. “Nonostante scelte innegabilmente positive in ambito economico – prosegue Longobardi – per i commercialisti il Governo deve ancora individuare una chiara direzione di marcia nel campo della semplificazione amministrativa e fiscale. Emblematico, in tal senso, è il grave ritardo accumulato sulla delega fiscale e il deleterio rinvio delle norme sull’abuso del diritto, che imprese italiane e straniere, unitamente ai loro consulenti, aspettano da tempo per avere un quadro di regole finalmente chiaro e stabile e quindi più incentivante per gli investimenti. Il nostro auspicio è che proprio sulla delega si concretizzi nelle prossime settimane l’accelerazione promessa dal Governo. Noi ci speriamo”.

“I Commercialisti – afferma il presidente della Fondazione nazionale dei commercialisti, Giorgio Sganga – assistono in maniera continuativa oltre 3 milioni di piccole e medie imprese, la cui attività dipende prevalentemente dal mercato interno. In Italia, il 95% delle aziende ha meno di 9 addetti, occupa il 47% di addetti totali e genera il 31% del valore aggiunto complessivo. Si tratta di una base produttiva significativa ed essenziale per lo sviluppo del Paese e che, in questo momento, come emerge in modo netta dal nostro sondaggio, opera in condizioni molto difficili, sia per la crisi del mercato sia per la mole eccessiva di adempimenti amministrativi e fiscali”. “I Commercialisti – prosegue Sganga - sono al fianco delle PMI e lo fanno con grandi sacrifici economici, con adempimenti che aumentano senza un pari riconoscimento economico. Al Paese - conclude Sganga - servono sburocratizzazione, agevolazioni per il credito bancario e un rafforzamento delle misure fiscali per le imprese. Crediamo sia utile ampliare provvedimenti come quelli che hanno riguardato l’Irap e rivedere provvedimenti come la “Garanzia giovani”, per renderli più aderenti alle concrete esigenze dei destinatari”.

(CNDCEC, comunicato del 03 aprile 2015)

 

 

13) Nuovo IFRS 11: circolare di Assonime sulla determinazione dell’imponibile IRES ed IRAP

Il nuovo IFRS 11 in materia di accordi a controllo congiunto: riflessi in tema di determinazione dell’imponibile IRES ed IRAP.

Assonime pubblica la circolare n. 8 del 02/04/2015.

La risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 29/e del 18 marzo 2015 fornisce importanti chiarimenti sulla rilevanza dei nuovi criteri di rappresentazione contabile delle Joint Operations introdotte dall’IFRS 11, in tema di accordi a controllo congiunto. Questo nuovo principio, in taluni casi, determina la necessità di effettuare un consolidamento proporzionale dei componenti reddituali e patrimoniali della società partecipata nel bilancio di esercizio del socio, come se fossero direttamente riferibili a quest’ultimo. Il tema era stato affrontato da Assonime in una richiesta di consulenza giuridica presentata nel corso del 2014, le cui argomentazioni e conclusioni sono state avallate dall’Agenzia.

 

 

14) Assonime: novità sul credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi

Credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi: le novità rispetto alle precedenti agevolazioni c.d. Tremonti.

Assonime, con la circolare n. 9 del 02/04/2015, analizza, alla luce anche delle indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate, gli aspetti di maggior rilievo del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi previsto dal c.d. decreto competitività e i problemi ancora aperti di tale regime.

 

 

15) Circolare di Assonime sulle nuove deduzioni Irap

Imposta regionale sulle attività produttive e aumento delle aliquote. Assonime, con la circolare n. 7 del 02/04/2015, esamina le disposizioni contenute nella legge di stabilità per il 2015 (legge 23 dicembre 2014, n. 190) che hanno modificato la disciplina IRAP . La modifica più importante è quella che consente di dedurre integralmente dalla base imponibile i costi per il personale dipendente con contratto a tempo indeterminato, a partire dal 2015. A fronte di questa misura, favorevole al contribuente, vi è però l’aumento delle aliquote dell’IRAP che viene a compensare il beneficio; aumento che è stato attuato revocando le riduzioni di aliquota stabilite lo scorso anno, che avrebbero permesso una diminuzione del carico fiscale già a partire dal 2014. Nel documento esaminiamo in modo approfondito le numerose questioni poste dalla nuova disciplina. In particolare, vengono precisati quali sono i soggetti che possono beneficiare della nuova deduzione, affrontando le questioni, poste dalla stampa specializzata, sulla fruibilità del beneficio da parte di alcune tipologie di contribuenti, come le imprese che operano “a concessione o a tariffa” (le cosiddette utilities). Inoltre, sono approfonditi alcuni temi che riguardano particolari componenti del costo del lavoro che non fanno parte delle retribuzioni correnti, ma che potrebbero comunque essere dedotti, come ad esempio il trattamento di fine rapporto o le spese sostenute a fronte di accantonamenti stanziati in esercizi precedenti.

 

Vincenzo D’Andò