Diario quotidiano del 3 aprile 2015: Enti Non Commerciali, IVA nei servizi ad uso promiscuo

Pubblicato il 3 aprile 2015



prorogati i termini per l’attuazione della legge delega fiscale; immissione in libera pratica con introduzione nei depositi fiscali nazionali di gpl, benzina, gasolio, cherosene ed oli combustibili, trasportati via nave; le novità in materia di SIIQ; modifica black list, indeducibilità dei costi e CFC: firmati dal MEF due decreti; dal MEF soddisfazione per accordi Abi-Imprese-Consumatori; enti non commerciali: Iva nei servizi ad uso promiscuo; lo scambio di partecipazioni mediante conferimento é compatibile con le norme UE; la dichiarazione fiscale può essere corretta nel corso del contenzioso tributario; obbligo dell’unicità della posizione contributiva aziendale: scadenza dei termini fissati per l’ultimazione degli adempimenti; ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti: rateizzazione oneri di ricongiunzione relativi alle domande presentate nel 2015; TFR liquidabile mensilmente da aprile 2015; Inps: entro il 10 aprile vanno pagati i contributi domestici per il 1° trimestre 2015; Fisco: convenzione tra Governo e Vaticano; Registro: per ciascun atto sono dovute tante imposte per ogni cessione di quote sociali; software per la gestione dei ricavi o compensi da parametri - Anno 2015: è disponibile la versione BETA

 Indice:

 1) Prorogati i termini per  l’attuazione della legge delega fiscale

 2) Immissione in libera pratica con introduzione nei depositi fiscali nazionali di gpl, benzina, gasolio,   cherosene ed oli combustibili, trasportati via nave

 3) Le novità in materia di SIIQ

 4) Modifica black list, indeducibilità dei costi e CFC: firmati dal MEF due decreti

 5) Dal MEF soddisfazione per accordi Abi-Imprese-Consumatori

 6) Enti non commerciali: Iva nei servizi ad uso promiscuo

 7) Lo scambio di partecipazioni mediante conferimento é compatibile con le norme UE

 8) La dichiarazione fiscale può essere corretta nel corso del contenzioso tributario

 9) Obbligo dell’unicità della posizione contributiva aziendale: scadenza dei termini fissati per   l’ultimazione degli adempimenti

 10) Ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti: rateizzazione   oneri di ricongiunzione relativi alle domande presentate nel 2015

 11) TFR liquidabile mensilmente da aprile 2015

 12) Inps: entro il 10 aprile vanno pagati i contributi domestici per il 1° trimestre 2015

 13) Fisco: convenzione tra Governo e Vaticano

 14) Registro: per ciascun atto sono dovute tante imposte per ogni cessione di quote sociali

 15) Software per la gestione dei ricavi o compensi da parametri - Anno 2015: è disponibile la versione BETA

 

 

1) Prorogati i termini per l’attuazione della legge delega fiscale

Il termine entro il quale il Governo è delegato ad adottare i decreti attuativi della riforma fiscale (Legge 11 marzo 2014, n. 23), in scadenza al 26 marzo 2015, è stato prorogato al 26 giugno 2015 ad opera dell’articolo unico della legge 25 marzo 2015, n. 34, di conversione del decreto legge 24 gennaio 2015, n. 4, in materia di IMU.

Lo ha precisato Assonime, con la nota del 01 aprile 2015.

In correlazione a tale proroga, il citato articolo unico prevede anche una possibile proroga di 90 giorni dei termini entro i quali le competenti Commissioni parlamentari devono rendere alle Camere i loro pareri; pareri che, come è noto, attengono sia al testo degli originari decreti di attuazione della delega che dei successivi ed eventuali decreti correttivi ed integrativi.

Viene evidenziato che, a tutt’oggi, il Governo ha adottato solo tre decreti legislativi recanti la revisione del sistema fiscale e, cioè, il D.Lgs. 21 novembre 2014, n. 175 (c.d. decreto semplificazioni), relativo alle semplificazioni fiscali e alla dichiarazione dei redditi precompilata; il D.Lgs. 15 dicembre 2014, n. 188, in materia di tassazione dei tabacchi lavorati, dei loro succedanei, nonché di fiammiferi; il Decreto Legislativo del 17 dicembre 2014, n. 198, riguardante la composizione, le attribuzioni e il funzionamento delle Commissioni censuarie.

 

 

2) Immissione in libera pratica con introduzione nei depositi fiscali nazionali di gpl, benzina, gasolio, cherosene ed oli combustibili, trasportati via nave

In sede di importazione occorre procedere alla determinazione quali-quantitativa delle partite introdotte in deposito. Tale operazione deve essere condotta, eventualmente sotto vigilanza fiscale, anche negli impianti in cui non risulta istituito l’ufficio finanziario di fabbrica.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Dogane con la circolare n. 4/D del 27 marzo 2015.

E’ stata già rilevata la difformità sul territorio nelle procedure di accertamento, adottate in occasione delle operazioni di immissione in libera pratica di prodotti energetici di cui all’art.21, comma 2, del D.lgs. 504/95 introdotti in deposito fiscale nazionale. A tal fine, viene ricordato che:

Accertamento quantitativo:

- da sistema INFOIL (con telemisure e relativa storicizzazione, secondo il disposto del par.4.1 della circolare 14/D del 10 agosto 2010);

- indiretto mediante serbatoi tarati (attraverso misura preventiva e consuntiva);

- diretto mediante misuratori installati su tubazioni;

Accertamento qualitativo (determinazione analitica di laboratorio) su:

- campioni prelevati con le modalità INFOIL (par.4.3 e 5 della sopra richiamata circolare 14/D del 2010), nei depositi allo scopo attrezzati;

- campione prelevato in serbatoio dalla massa di prodotto energetico introdotta;

- campionatore continuo su oleodotto.

In nessun caso, al fine dell’applicazione della disciplina delle accise, può essere consentito l’accertamento quantitativo a bordo della nave dei prodotti energetici trasportati allo stato sfuso, a norma dell’art. 62 del T.U.L.D., in carenza della necessaria documentazione comprovante il rispetto da parte delle cisterne del predetto mezzo degli standard adottati per lo stoccaggio presso i depositi fiscali.

Peraltro, richiedendo la circolazione dei prodotti di che trattasi l’esatta determinazione della quantità spedita, ancor più nei casi di emissione di e-AD per movimentazioni in regime sospensivo verso destinatari comunitari, solo l’accertamento del prodotto effettuato nel rispetto dei canoni sopraindicati può considerarsi in linea con la prescritta determinazione quantitativa del medesimo.

Inoltre, allo scopo di disporre di elementi utili a valutare l’attendibilità del valore in dogana dichiarato all’atto dell’immissione in libera pratica ma anche ai fini di eventuali revisioni dell’accertamento condotte ai sensi dell’art. 78 del CDC, si segnala l’opportunità di consultare come fonti di informazione sulle quotazioni internazionali (Platt’s – CIF med) i rilevamenti statistici del Ministero delle Sviluppo Economico (http://www.sviluppoeconomico.gov.it –> Prezzi -> Mercato dei carburanti –> Filiera dei prezzi petroliferi).

Sempre per la verifica del valore dichiarato, qualora sia necessario procedere a conversione di unità di misura, dovrà utilizzarsi la densità a 15°C risultante dal predetto accertamento quali-quantitativo ovvero, laddove ritenuto congruo, quella indicata nei documenti a corredo della dichiarazione di importazione.

 

 

3) Le novità in materia di SIIQ

Decorrenza delle modifiche introdotte dal Decreto Sblocca Italia. L’articolo 20 del “Decreto Sblocca Italia” (Dl n. 133/2014) ha introdotto alcune rilevanti novità nell’ambito dello speciale regime civilistico e fiscale riservato alle Società di Investimento Immobiliare Quotate (SIIQ), previsto nel nostro ordinamento dalla Legge finanziaria 2007 (articolo 1, commi da 119 a 141-bis, della Legge n. 296/2006).

Riguardo alla problematica relativa all’individuazione del primo anno di applicazione delle nuove disposizioni, L’Agenzia delle entrate, con il comunicato n. 59 del 1 aprile 2015, ha evidenziato che in base all’articolo 45 del medesimo Decreto legge, il complesso delle norme è entrato in vigore a decorrere dal “giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana”, cioè dal 13 settembre 2014.

Per conseguenza, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, il primo periodo d’imposta di applicazione delle novità introdotte nella disciplina è il 2014.

 

 

4) Modifica black list, indeducibilità dei costi e CFC: firmati dal MEF due decreti

Come rende noto il comunicato del MEF n. 77 del 1 aprile 2015, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, ha firmato due decreti ministeriali che modificano le black list sulla “indeducibilità dei costi” e sulle “Controlled Foreign Companies (CFC)”, già emanate in attuazione rispettivamente degli articoli 110 e 167 del testo unico delle imposte sui redditi.

I due decreti danno tempestiva attuazione alle disposizioni contenute nella legge di stabilità 2015, che hanno modificato i criteri previsti per l’elaborazione di tali liste con l’obiettivo di favorire l’attività economica e commerciale transfrontaliera delle nostre imprese.

La legge di stabilità (articolo 1, comma 678) ha previsto che l’unico criterio rilevante ai fini della black list sulla “indeducibilità dei costi” relativi a transazioni effettuate con giurisdizioni estere sia la mancanza di un adeguato scambio di informazioni con l’Italia. È stato eliminato il criterio relativo al livello adeguato di tassazione.

In base a questo nuovo criterio il decreto firmato l’1 aprile scorso riscrive la black list sulla “indeducibilità dei costi” mantenendo nell’elenco 46 Paesi e giurisdizioni.

Sono stati cancellati dalla black list 21 Paesi e giurisdizioni con i quali è in vigore un accordo bilaterale (Convenzione contro le doppie imposizioni oppure TIEA - Tax Information Exchange Agreement) o multilaterale (Convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale OCSE/Consiglio d’Europa) che consente lo scambio di informazioni in materia fiscale.

Si tratta di: Alderney (Isole del Canale), Anguilla, ex Antille Olandesi, Aruba, Belize, Bermuda, Costarica, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Gibilterra, Guernsey (Isole del Canale), Herm (Isole del Canale), Isola di Man, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche, Jersey (Isole del Canale), Malesia, Mauritius, Montserrat, Singapore.

In materia di Controlled Foreign Companies (CFC) l’elaborazione della black list delle giurisdizioni estere è basata sui due criteri dello scambio di informazioni e dell’adeguato livello di tassazione delle imprese controllate estere (articolo 167 del testo unico delle imposte sui redditi).

La legge di stabilità (articolo 1, comma 680) ha previsto che un livello di tassazione nel Paese estero inferiore al 50 per cento di quello italiano è considerato sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia.

Con il decreto firmato sono quindi stati eliminati dalla “black list CFC” quei Paesi che, oltre ad avere un accordo con l’Italia sullo scambio di informazioni, applicano un regime generale di imposizione non inferiore al 50% di quello applicato in Italia: Filippine, Malesia e Singapore.

Il MEF ha pubblicato le due black list come modificate in base ai decreti

Black   list “indeducibilità dei costi”

Black   List “CFC”

Andorra  Angola  Antigua  Bahamas  Bahrein  Barbados  Barbuda  Brunei  Dominica  Ecuador  Giamaica  Gibuti (ex Afar e Issas)  Grenada  Guatemala  Hong Kong  Isole Marshall  Isole Cook  Isole Vergini statunitensi  Kenia  Kiribati (ex Isole Gilbert)  Libano  Liberia  Liechtenstein  Macao  Maldive  Monaco  Nauru  Niue  Nuova Caledonia  Oman  Panama  Polinesia francese  Portorico  Saint Kitts e Nevis  Samoa  Salomone  Saint Lucia  Saint Vincent e Grenadine  Sant’Elena  Sark (Isole del Canale)  Seychelles  Svizzera  Tonga  Tuvalu (ex Isole Ellice)  Uruguay  Vanuatu

Alderney   (Isole del Canale)

Andorra  Anguilla  Antille Olandesi  Aruba  Bahamas  Bahrein, con esclusione delle società che svolgono attività di esplorazione,   estrazione e raffinazione nel settore petrolifero

Barbados  Barbuda  Belize  Bermuda  Brunei  Emirati Arabi Uniti, con esclusione delle società operanti nei settori   petrolifero e petrolchimico assoggettate ad imposta   Gibilterra  Gibuti (ex Afar e Issas)

Grenada  Guatemala  Guernsey (Isole del Canale)

Herm   (Isole del Canale)

Hong   Kong

Isola   di Man

Isole   Cayman

Isole   Cook

Isole   Marshall

Isole   Turks e Caicos

Isole   Vergini britanniche

Isole   Vergini statunitensi

Jersey   (Isole del Canale)

Kiribati   (ex Isole Gilbert)  Libano  Liberia  Liechtenstein  Macao  Maldive  Monaco, con esclusione delle società che realizzano almeno il 25% del   fatturato fuori dal Principato  Montserrat  Nauru  Niue  Nuova Caledonia

Oman  Polinesia francese

Saint   Kitts e Nevis

Salomone  Samoa  Saint Lucia

Saint   Vincent e Grenadine

Sant'Elena

Sark   (Isole del Canale)

Seychelles  Tonga  Tuvalu (ex Isole Ellice)

Vanuatu

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, ai sensi del comma 4 dell’articolo 167 del Testo unico delle imposte sui redditi, verrà fornito un elenco dei regimi fiscali speciali che prevedono un livello di tassazione inferiore al 50% di quello previsto in Italia, anche se applicati da un Paese con regime di tassazione generale non inferiore al 50% di quello italiano.

 

 

5) Dal MEF soddisfazione per accordi Abi-Imprese-Consumatori

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), attraverso una nota del 1 aprile 2015, esprime soddisfazione per i due nuovi accordi sul credito raggiunti da ABI, Associazioni delle Imprese e Associazioni dei consumatori, che completano l’articolato quadro di misure per venire incontro alle specifiche esigenze di famiglie e imprese.

L’Accordo per la sospensione del credito alle famiglie consente la sospensione fino a 12 mesi della quota capitale per il credito al consumo e per i mutui ipotecari sull’abitazione principale e si rivolge a coloro che non possiedono i requisiti per usufruire del Fondo di solidarietà già attivo presso il Mef.L’Accordo per il credito alle imprese comprendente tre iniziative:

Imprese in Ripresa, in tema di sospensione e allungamento dei finanziamenti;

Imprese in Sviluppo, per il finanziamento dei progetti imprenditoriali di investimento ed il rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese;

Imprese e PA, per lo smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Gli accordi conclusi, si pongono in un’ottica di complementarietà e sinergia con gli strumenti già attivati dallo Stato per il supporto e l’accesso al credito, quali il Fondo Centrale di Garanzia PMI e gli altri Fondi istituiti presso il Ministero dell’economia e delle finanze, ovvero:

Il Fondo di solidarietà per la sospensione dei mutui per l’acquisto della prima casa;

Il Fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa.

FONDO SOLIDARIETA’ per i mutui prima CASA (sospensione delle rate)

Il Fondo prevede la possibilità per i titolari di un mutuo contratto per l'acquisto della prima casa, di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate al verificarsi di situazioni di temporanea difficoltà, destinate ad incidere negativamente sul reddito complessivo del nucleo familiare.

Il Fondo consente la sospensione, fino a 18 mesi, del pagamento dell’intera rata del mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale e provvede al pagamento degli oneri finanziari pari agli interessi maturati sul debito residuo durante il periodo della sospensione;

La sospensione è concessa per i mutui di importo erogato non superiore a € 250.000, in ammortamento da almeno un anno, il cui titolare abbia un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 30.000 euro.

In particolare, la sospensione del pagamento della rata di mutuo è subordinata esclusivamente al verificarsi di almeno uno dei seguenti eventi, relativi alla sola persona del mutuatario, intervenuti successivamente alla stipula del contratto di mutuo e accaduti nei tre anni antecedenti alla richiesta di ammissione al beneficio:

cessazione del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;

cessazione del rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato;

cessazione dei rapporti di lavoro parasubordinato, o di rappresentanza commerciale o di agenzia (art. 409 n. 3 del c.p.c.);

morte o riconoscimento di grave handicap ovvero di invalidità civile non inferiore all'80%.

Il Fondo di solidarietà per i mutui per l'acquisto della prima casa è stato istituito, presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze, con la Legge n. 244 del 24/12/2007

Il Fondo rifinanziato dal Decreto “Salva Italia” – sostiene i costi relativi agli interessi maturati sul debito residuo durante il periodo della sospensione. In pratica il Fondo ripagherà alla banca il tasso di interesse applicato al mutuo con esclusione della componente di “spread”.

Dall’aprile 2013, ovvero da quando è entrata in vigore la normativa con i requisiti sopra descritti, Consap – società incaricata dal Mef di gestire il Fondo, ha accolto oltre 23mila richieste per mutui attivati da famiglie o cittadini pari ad un valore di oltre 26 milioni di euro, riuscendo così a supportare mutui del valore complessivo di oltre 2 miliardi di euro.

A questi dati devono sommarsi quanto già erogato nel periodo precedente dal 2007 al 2013, ai sensi della precedente normativa, ovvero altri 22 milioni di euro, per un totale complessivo di 48 milioni di euro.

FONDO DI GARANZIA PER L’ACQUISTO DELLA PRIMA CASA

Il Fondo consente ai cittadini di richiedere allo Stato garanzie per l’accensione di mutui ipotecari destinati all’acquisto - ovvero per l’acquisto e per interventi di ristrutturazione e accrescimento di efficienza energetica - di unità immobiliari da adibire ad abitazione principale prima casa.

Il Fondo, con una dotazione di 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, prevede la concessione di garanzie a prima richiesta su mutui, dell'importo massimo di 250 mila euro, per l'acquisto ovvero per l'acquisto e per interventi di ristrutturazione e accrescimento dell'efficienza energetica di unità immobiliari site sul territorio nazionale da adibire ad abitazione principale del mutuatario.

La garanzia è concessa nella misura massima del 50 per cento della quota capitale, tempo per tempo in essere sui finanziamenti ipotecari.Inoltre il Fondo prevede anche un tasso calmierato del finanziamento (tasso effettivo globale - TEG non superiore al tasso effettivo globale medio - TEGM (pubblicato trimestralmente sul sito del MEF per alcune seguenti categorie:

- giovani coppie (dove almeno uno dei due componenti non abbia superato i 35 anni);

- nuclei familiari monogenitoriali con figli minori;

- giovani di età inferiore ai 35 anni titolari di un rapporto di lavoro atipico;

conduttori di alloggi di proprietà degli IACP, comunque denominati.

 

 

6) Enti non commerciali: Iva nei servizi ad uso promiscuo

Una delle questioni che più attanaglia gli enti non commerciali è quella della corretta individuazione delle spese da ripartire tra attività istituzionale e attività commerciale, e, quindi della relativa Iva da detrarre.

È noto che, per gli enti non commerciali, il problema della ripartizione dei costi e della relativa Iva tra attività istituzionale e attività commerciale, ha sempre rappresentato una questione rilevante.

Si parla, perciò, di costi per beni e servizi ad uso promiscuo, poiché vengono utilizzati sia nell’attività istituzionale, sia nell’attività commerciale connessa e strumentale alla prima. Ad es., per un immobile di un ente non commerciale, utilizzato oltre che per l’attività principale istituzionale, anche per l’attività commerciale, si pone il problema della suddivisione della rendita e dei costi di manutenzione o anche di energia, riscaldamento, e cosi via tra l’attività commerciale e quella non commerciale. Ancora, lo stesso personale di servizio può essere utilizzato in entrambe le attività con o senza distinzione di orario, così come utilizzo promiscuo può avere frequentemente il materiale di cancelleria o di consumo.

Tranne alcune particolarità (ad es. i corrispettivi specifici introitati, ove non si possa usufruire della detassazione specifica), l’attività istituzionale dell’ente non profit non è soggetta ad imposizione fiscale (niente imposte sui redditi e niente Iva).

Quindi, ai fini Iva, l’ente si comporta come utente finale e di conseguenza l’imposta assolta sugli acquisti costituisce un costo indetraibile.

L’attività commerciale dell’ente, invece, è sottoposta a tutti gli obblighi previsti sia dalla normativa sull’accertamento dei redditi sia dalla normativa Iva.

Iva

L’art. 19, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972, dispone che i soggetti passivi possono portare in detrazione dall’ammontare dell'imposta relativa alle operazioni effettuate, l’imposta da loro assolta o dovuta o a loro addebitata a titolo di rivalsa “... in relazione ai beni ed ai servizi importati o acquistati nell’esercizio dell'impresa, arte o professione ...”.

La citata disposizione, nel riconoscere il diritto di detrazione dell’Iva assolta sugli acquisti, esclusivamente nel caso in cui l’imposta si riferisca a beni e servizi inerenti alle attività d’impresa, artistica o professionale soggette ad Iva, nega, in pratica, il diritto alla detrazione per l’imposta assolta sugli acquisti di beni e servizi non destinati ad essere impiegati nell'ambito ditali attività. In forza di tale regola, in aggiunta alla qualificazione degli enti non commerciali quali soggetti passivi d’imposta limitatamente alle attività di impresa eventualmente esercitate, l’art. 19-ter del D.P.R. n. 633/1972 prevede un particolare meccanismo di detrazione che considera la doppia configurazione assunta dai predetti enti ai fini dell’Iva.

L’art. 19-ter fa riferimento al vigente testo dell’art. 4, comma 4, del decreto Iva, secondo cui, per gli enti pubblici e privati, compresi i consorzi, le associazioni e le altre organizzazioni senza personalità giuridica e le società semplici che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali o agricole, si considerano effettuate nell'esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell’esercizio di attività commerciali o agricole. Il suddetto art. 19-ter, al comma 1, enuncia esplicitamente il concetto che, per gli enti di cui trattasi, è ammessa in detrazione soltanto l'imposta relativa agli acquisti e alle importazioni fatti nell’esercizio di tali attività e, nell’ipotesi di attività promiscua, per la parte imputabile alle stesse, senza, tuttavia, alcun riferimento a criteri proporzionali.

Il comma 2 condiziona la detrazione in parola alla tenuta, per l’attività commerciale, di una contabilità separata da quella relativa all’attività istituzionale, secondo il disposto dell'art. 20, comma 1, del D.P.R. n. 600/1973.

La circolare ministeriale 24 dicembre 1997, n. 328/E, al paragrafo 3.2 a commento di tale disposizione, chiarisce che ai fini della ripartizione dell’imposta tra la quota detraibile e quella indetraibile, al contribuente non viene imposta alcuna regola specifica, lasciando la scelta del criterio più appropriato alle differenti situazioni che possono verificarsi. È, però, fatto obbligo di individuare dei criteri oggettivi e coerenti con la natura dei beni e dei servizi acquistati. A tale proposito la circolare ministeriale fa anche un esempio relativo alle spese di riscaldamento di un fabbricato utilizzato sia per l’attività istituzionale che commerciale, per le quali un criterio oggettivo e coerente può essere costituito dalla cubatura dei rispettivi locali. La circolare precisa che, nonostante la norma parli di beni promiscui utilizzati, la detrazione parziale trova applicazione all’acquisto, indipendentemente dalla data di effettivo utilizzo, purché il bene sia già destinato ad uso promiscuo.

Poi la risoluzione ministeriale 8 settembre 1998, n. 137/E, intervenuta ancora sull’argomento, ha esaminato una particolare problematica, riguardante tutti quei casi in cui non esiste la possibilità di individuare un criterio oggettivo, rispetto al quale suddividere i costi relativi ai beni e servizi ad uso promiscuo e conseguentemente la relativa Iva. In particolare, nella fattispecie analizzata (gestione di approdi turistici), il Ministero, facendo riferimento ad un criterio di proporzionalità di ordine generale simile a quello previsto per le imposte dirette, ha ritenuto che, al fine di stabilire la misura della detrazione spettante, si potesse fare riferimento alla percentuale rappresentata dall’attività commerciale nell’ambito di tutta l’attività dell'ente.

Tuttavia, per stabilire la predetta percentuale, il Ministero individua il valore complessivo dell’attività istituzionale, non con riferimento alle entrate ed ai corrispettivi effettivamente incassati, ma al loro valore normale, cioè al prezzo praticato nell’attività commerciale.

Conseguentemente, per la determinazione del rapporto percentuale - ricavi commerciali/entrate complessive - si è richiesto l’adeguamento dei valori delle entrate istituzionali, nel presupposto, in caso contrario (denominatore di importo inferiore), del verificarsi di una maggiore detraibilità.

Imposte dirette (Ires ed Irap)

Per quanto riguarda le imposte dirette - Ires – l’attività istituzionale di un ente non commerciale viene identificata dall’art. 108, comma 1, del Tuir, per il quale “... non si considerano attività commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell'art. 2195 del codice civile rese in conformità alle finalità istituzionali dell'ente senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione”.

I ricavi o le entrate dell’attività istituzionale non costituiscono base imponibile per le imposte dirette e conseguentemente i costi non sono deducibili.

L’attività commerciale è invece soggetta a tassazione, con conseguente deducibilità dei costi.

Il comma 3-bis dell’art. 109 del Tuir stabilisce che, per la determinazione della base imponibile Ires “Le spese e gli altri componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio di attività commerciali e di altre attività, sono deducibili per la parte del loro importo che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d'impresa e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi;”.

In sostanza, la proporzione di deducibilità dei costi promiscui è data da un rapporto tra i ricavi prodotti dall’attività commerciale e l’ammontare complessivo dei proventi dell’ente, compresi anche quelli connessi all’attività istituzionale.L’incidenza dei costi promiscui non dipende, quindi, dall’effettiva ed oggettiva utilizzazione del bene per l’attività commerciale rispetto a quella istituzionale, ma è determinata da un criterio complessivo che confronta le entrate istituzionali a quelle commerciali.

Il criterio in esame, pertanto, sembra valutare la deducibilità dei costi afferenti i beni ad uso promiscuo, in stretta connessione al vantaggio che gli stessi beni procurano all’attività commerciale: infatti, maggiori sono i ricavi commerciali, maggiore sarà la percentuale di deducibilità dei costi promiscui.

Tuttavia l’adozione di tale criterio risponde alla situazione concreta di utilizzo dei beni e conseguentemente di deducibilità limitata degli stessi, esclusivamente quando l’ottenimento dei proventi commerciali dipende dall’effettivo impiego dei beni medesimi; al contrario, quando i ricavi afferenti l’attività commerciale sono ottenibili indipendentemente dall’impiego dei beni di cui trattasi, il criterio in esame è passibile di ingenerare situazioni completamente avulse dalla realtà.

Per ciò che riguarda gli immobili, il criterio proporzionale viene esteso anche alle rendite catastali, ai canoni di locazione ed ai canoni di leasing.

Con riferimento, quindi, all’immobile di proprietà di un ente non commerciale, utilizzato sia per l’attività istituzionale sia per l’attività commerciale, la parte della rendita non deducibile secondo la proporzione, dovrà essere ripresa a tassazione, salvo i casi di esclusione.

Per l’individuazione dei beni relativi all’impresa si applicano le norme stabilite per gli imprenditori individuali all’art. 77, commi 1 e 3-bis, del Tuir:

- i beni di proprietà dell’ente (ed impiegati anche nell’attività istituzionale) utilizzati nell'attività commerciale devono essere iscritti nell'inventario tenuto a norma dell’art. 2217 del codice civile;

- gli immobili strumentali per destinazione (art. 40, comma 2, del Tuir) si considerano relativi all’attività d'impresa, e quindi all’attività commerciale, solo se sono iscritti nell'inventario oppure nel registro degli acquisti per i soggetti in contabilità semplificata (art. 79 del Tuir);

- la valutazione dei beni provenienti dall’attività istituzionale ed utilizzati nell’attività commerciale deve avvenire in base al criterio del costo e alle norme previste dal D.P.R. n. 689/1974. Le quote di ammortamento sono calcolate dall’esercizio in corso alla data dell’iscrizione.

Ai fini dell’Irap, per individuare la base imponibile per gli enti non commerciali, occorre fare riferimento agli artt. 10 e 10-bis del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, in cui sono contenuti i diversi criteri di determinazione, in relazione, rispettivamente, alle seguenti fattispecie: enti privati non commerciali ed enti pubblici.

La base imponibile dell’Irap, per gli enti non commerciali che svolgono esclusivamente attività non commerciali, è determinata utilizzando il metodo cosiddetto “retributivo”. Tale metodo prevede che la base imponibile sia data dalla somma dei seguenti valori:

- ammontare della retribuzione annua spettante a ciascun dipendente (art. 46 del Tuir);

- ammontare delle erogazioni costituenti redditi assimilati a quello di lavoro dipendente (art. 47 del Tuir): escluse le somme di cui alla lettera c), esenti dall’Irpef, relative a borse di studio o assegni attribuiti fino al 31 dicembre 1999 e, solo per gli enti privati non commerciali, le remunerazioni dei sacerdoti e gli assegni a queste equiparati di cui al comma 1, lettera d);

- compensi per collaborazioni coordinate e continuative.

Nel caso in cui l’ente non commerciale svolga anche attività commerciale, occorrerà determinare la base imponibile Irap con un metodo “misto”, calcolando separatamente l’imponibile relativo all’attività istituzionale da quello relativo all’attività commerciale: per le attività di natura commerciale, infatti, è necessario applicare le disposizioni dell'art. 5 del D.Lgs. n. 446/1997.

In relazione alla questione dei costi promiscui, gli stessi artt. 10, comma 2, e 10-bis, comma 2, del D.Lgs. n. 446/1997, stabiliscono che, ai fini della determinazione della base imponibile dell’attività commerciale, vanno computati i costi deducibili non specificatamente riferibili alle attività commerciali per un importo corrispondente al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e degli altri proventi di tipo commerciale e l'ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi.

Poiché la più rilevante sovrapposizione tra area commerciale ed area istituzionale, ai fini dell’Irap, è rappresentata dai costi del personale, sono state previste, nelle norme citate, alcune specificazioni relativamente alla classificazione delle retribuzioni e dei compensi. Si stabilisce, infatti, che l’importo delle retribuzioni e dei compensi da conteggiare nel calcolo relativo all’attività istituzionale, va diminuito dell’importo specificatamente riferibile alle attività commerciali; in difetto della possibilità di uno specifico riferimento, anche in questo caso deve essere applicata la proporzione, al fine di individuare, per differenza sulla percentuale calcolata, l’importo che concorre alla base imponibile relativamente all'attività istituzionale.

 

 

7) Lo scambio di partecipazioni mediante conferimento é compatibile con le norme UE

Partecipazioni, ok agli scambi. Il sottosegretario all’Economia in commissione Finanze alla Camera, l’1 aprile 2015 ha risposto ad un’interrogazione sul trattamento tributario dello scambio di partecipazioni mediante conferimento di cui al comma 2, dell’art. 177, Dpr 917/1986.

Risulta compatibile con le disposizioni comunitarie il trattamento tributario delle plusvalenze “a realizzo controllato”, per conferimento in società di partecipazioni. Non configura una restrizione alla libertà di stabilimento. Le disposizioni contenute nell’articolo citato risultano compatibili con le norme Ue e, in particolare, con quelle presenti nella direttiva 90/434/Ce e attualmente nella direttiva 2009/133/Ce relative al regime fiscale applicabile alle fusioni, scissioni, conferimenti e agli scambi di azioni tra soggetti di stati membri diversi.Dunque, bessun profilo di incompatibilità con il diritto comunitario per la disciplina fiscale dello scambio di partecipazioni mediante conferimento contenuta nell’art. 177 TUIR. La portata applicativa delle disposizioni della direttiva n. 90/434/CEE, che prevede il regime di neutralità fiscale per gli scambi d'azioni concernenti società residenti in Stati Membri diversi, non coincide con quella della disciplina recata dalla norma nazionale.

In particolare, l’art. 177, comma 2, TUIR disciplina lo scambio di partecipazioni mediante conferimento disponendo che, qualora l'operazione si realizzi per effetto di un conferimento in società (mediante il quale la società conferitaria acquisisce il controllo di diritto di un'altra società ovvero incrementa in virtù di un obbligo legale o di un vincolo statutario la percentuale di controllo sull'altra società), l’eventuale plusvalenza realizzata dal soggetto conferente deve essere determinata attribuendo alle sue azioni o quote una valutazione in base alla corrispondente quota delle voci di patrimonio netto formato dalla società conferitaria per effetto del conferimento.

La disposizione costituisce un peculiare regime di determinazione del valore di realizzo delle partecipazioni conferite da parte dei soci della società conferita nella società conferitaria, ossia un criterio di valutazione delle partecipazioni ricevute a seguito del conferimento per la determinazione delle eventuali plusvalenze realizzate dai soci della società conferita.

Sotto il profilo della compatibilità comunitaria dell’art. 177, comma 2, TUIR, nella risposta all’interrogazione viene ribadito che non può essere compiuta alcuna valutazione sulla “conformità” della norma nazionale alle disposizioni della direttiva n. 90/434/CEE: la portata applicativa di quest’ultima non coincide con quella della disciplina recata dall’art. 177 TUIR.

La Commissione ha poi ribadito che “gli Stati membri sono liberi di elaborare i propri regimi di imposizione diretta, tuttavia, nella misura in cui non comportano elementi transfrontalieri, tali regimi devono essere conformi alla normativa UE”, e ha infine concluso di non dover intraprendere alcuna misura in ordine alla presunta incompatibilità della disciplina interna, atteso che i principi stabiliti nella direttiva n. 2009/133/CE non interessano le operazioni nazionali e non è pertanto rinvenibile alcun profilo discriminatorio ai danni dell’operatore nazionale.

 

 

8) La dichiarazione fiscale può essere corretta nel corso del contenzioso tributario

In contenzioso errori correggibili. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6665 del 1 aprile 2015, ha stabilito che le dichiarazioni sono sempre emendabili in contenzioso poiché i termini di decadenza previsti per la dichiarazione integrativa e la richiesta di rimborso valgono solo ai fini amministrativi. Mentre il giudice deve valutare le prove prodotte per attestare la legittimità dell’atto alla luce dei principi di capacità contributiva. Il contenzioso analizzato dai giudici di legittimità scaturisce da una cartella di pagamento in seguito al controllo automatizzato per omessi versamenti di ritenute alla fonte e di imposta sostitutiva. Per la Suprema Corte qualsiasi errore di fatto o di diritto contenuto in una dichiarazione resa dal contribuente è emendabile.

Invece, secondo i giudici tributari di primo e di secondo grado, gli errori in cui il contribuente sosteneva essere incorso avrebbero dovuto essere sanati attraverso una dichiarazione integrativa da presentarsi entro il termine stabilito dall’art. 2, comma 8bis, del D.P.R. n. 322/98, cosa non era avvenuta nel caso di specie.

E meno male che è, quindi, intervenuto il giudice di legittimità, infatti, riguardo a alla presentazione della dichiarazione integrativa, la Corte ha osservato che essa è finalizzata all’utilizzo in compensazione di un credito eventualmente risultante e, così come non interferisce sul termine di decadenza di 48 mesi previsto per l’istanza di rimborso, non esplica alcun effetto sul procedimento contenzioso instaurato dal contribuente per contestare la pretesa tributaria, quand’anche fondata su elementi o dichiarazioni forniti dal contribuente stesso, come nella specie. Il diverso piano sul quale operano le norme in materia di accertamento e riscossione, aggiunge la Corte, rispetto a quelle che governano il processo tributario, nonché il rispetto del principio della capacità contributiva, comportano l’inapplicabilità in sede processuale, di decadenze relative alla sola fase amministrativa.

La Corte Suprema, pertanto, ha riconosciuto al contribuente il diritto ad opporsi, in sede contenziosa, alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella sua redazione e incidenti sull’obbligazione tributaria, indipendentemente dalla proposizione della dichiarazione integrativa o meno.

 

 

9) Obbligo dell’unicità della posizione contributiva aziendale: scadenza dei termini fissati per l’ultimazione degli adempimenti

L’Inps, con la circolare n. 65 del 2 aprile 2015, nel ribadire i termini di scadenza per il rispetto dell’obbligo di unicità della posizione contributiva aziendale, ha fornito indicazioni volte a favorire l’applicazione delle predette disposizioni agli enti ad articolazione territoriale il cui assetto risulti fondato su criteri di autonomia organizzativa e gestionale ed alle realtà aziendali la cui organizzazione dei sistemi informativi presenta oggettivi profili di complessità.

Con il messaggio 9675 del 15 dicembre 2014 è stato prorogato al 31 marzo 2015 il termine per completare le attività preordinate a favorire, nel quadro dei criteri fissati con le circolari n. 172/2010 e n. 80/2014, il perfezionamento delle operazioni di unificazione della posizione contributiva aziendale dei datori di lavoro che operano attraverso l’utilizzo di più matricole. Sul piano operativo, gli adempimenti di competenza dell’Istituto che, anche a causa dell’insorgenza di attività caratterizzate da maggiori profili di urgenza, non risultassero ancora ultimati alla predetta data saranno effettuati nel corso dei mesi successivi.

In questa prospettiva, si ricorda che continueranno a poter operare con distinte posizioni aziendali i datori di lavoro che rientrano in una delle fattispecie previste al par. 3 della circolare n. 172/2010 e che, in questa sede, vengono richiamate:

- datori di lavoro che, in relazione alla diversa tipologia di personale, sono tenuti al versamento della contribuzione secondo obblighi e misure diversi. Si ricorda che rientrano in questa fattispecie le posizioni contributive dedicate alla gestione degli adempimenti informativi afferenti a particolari categorie di lavoratori, fra le quali le posizioni per il versamento della contribuzione correlata per i lavoratori in esodo legge 92/2012 (C.A. “6E”), per il versamento per lavoratori regolarizzati a seguito di emersione, per i dirigenti dipendenti da aziende del terziario che hanno mantenuto l’iscrizione all’ex INPDAI (C.A. “9U”), per i lavoratori che svolgono prestazioni lavorative in Paesi non convenzionati o convenzionati limitatamente a talune forme assicurative con l’Italia. Sempre con riferimento all’articolazione degli obblighi contributivi, appare opportuno ricordare come, anche in considerazione dello sviluppo dell’assetto dei sistemi di codifica che supportano la gestione dei flussi informativi previdenziali, l’obbligo di utilizzo di un’unica matricola aziendale si estende anche alle situazioni in cui, ancorché una parte dei lavoratori presenti obblighi contributivi diversi rispetto a quelli prevalenti, detta differenziazione risulti rilevabile attraverso l’opportuna valorizzazione degli elementi individuali del flusso UniEmens. Come è noto, detta valorizzazione, ricorrendone le condizioni, va opportunamente combinata con la caratterizzazione strutturale della matricola aziendale, con particolare riguardo all’utilizzo dei codici di autorizzazione caratterizzati da un valenza selettiva, ossia la cui efficacia è subordinata alla ricorrenza, nella denuncia individuale, di specifiche codifiche;

- datori di lavoro che svolgono attività caratterizzate da autonomia organizzativa e gestionale con diverse finalità economiche. Nel merito, si ricorda che, come già precisato (circ. n. 207/1995), “il carattere autonomo delle diverse attività dipende, generalmente, dall’autonomia di organizzazione, di funzionamento e di gestione, nonché dalla diversa finalità e dal diverso tipo di rischio”. A titolo di riferimento, rientrano nella predetta fattispecie le strutture territoriali degli enti, sovente a natura religiosa, che esercitano attività di istruzione, di assistenza di natura sanitaria o sociale, di beneficienza, ecc., il cui assetto risulti fondato sui citati criteri di autonomia organizzativa e gestionale. In tali casi, detti enti, anche in presenza di medesimo inquadramento previdenziale, possono svolgere gli adempimenti informativi avvalendosi di più matricole, ognuna delle quali riferita alla specifica struttura territoriale;

- imprese armatoriali, per la distinta esposizione del personale, a seconda che ricorra o meno l’applicazione della legge n. 413/1984;

- imprese appaltatrici di servizi vari, operanti a bordo delle navi da crociera;

- agenzie di somministrazione di lavoro, per la distinta esposizione dei lavoratori somministrati e di quelli che presiedono al funzionamento dell’impresa.

Si fa, infine, presente che le attività finalizzate a favorire l’unificazione della posizione contributiva possono comportare, soprattutto nelle aziende di grandi dimensioni, interventi di adeguamento dei sistemi informativi aziendali e dell’organizzazione interna di impatto particolarmente significativo. Dette condizioni possono verificarsi:

- a seguito di operazioni di fusione o di acquisizione di complessi aziendali, nell’ambito delle quali i sistemi informativi dei soggetti coinvolti presentino caratteristiche strutturali che rendono estremamente onerosa l’integrazione delle procedure che supportano la gestione delle paghe e dei contributi previdenziali;

- per effetto dell’adozione di assetti organizzativi e dei sistemi informativi preordinati a favorire l’accesso e il trattamento delle informazioni inerenti talune categorie di dipendenti (es. dirigenti) esclusivamente ad unità organizzative ovvero di personale specificamente individuati.

Ricorrendo dette condizioni, fermo l’obbligo dei datori di lavoro interessati di ricercare soluzioni organizzative ed operative volte a favorire l’unificazione della posizione contributiva aziendale, la sussistenza di più matricole riferite al medesimo datore di lavoro risulta ammissibile sino a nuove disposizioni dell’Istituto.

 

 

10) Ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti: rateizzazione oneri di ricongiunzione relativi alle domande presentate nel 2015

I piani di rateizzazione degli oneri di ricongiunzione, relativi a domande presentate nel corso del corrente anno 2015, in applicazione del terzo comma dell’art. 2 della legge in oggetto, devono essere predisposti in base ai coefficienti riportati nelle apposite tabelle.

Lo ha comunicato l’Inps, con la circolare n. n. 68 del 2 aprile 2015.

Con circolare n. 64 del 20/05/2014 sono state fornite le tabelle dei coefficienti da utilizzare per i piani di ammortamento degli oneri di ricongiunzione relativi alle domande presentate nel corso dell’anno 2014, aggiornati in base al tasso di variazione medio annuo dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertato dall’ISTAT per il 2013, come previsto dal comma 3 dell’art. 2 della legge n.45/90.

Ai fini della predisposizione dei piani di ammortamento degli oneri relativi alle domande di ricongiunzione presentate nel corrente anno 2015, sono state aggiornate le tabelle allegate alla circolare n.64 del 20/05/2014 in base al tasso di variazione medio annuo dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertato dall'ISTAT per il 2014, pari allo 0,2%.

Tanto premesso, vengono allegate:

- le istruzioni per il corretto uso delle tabelle;

- la tabella I/2015 - Ammontare della rata mensile costante posticipata per ammortizzare al tasso annuo composto dello 0,2% il capitale unitario da 2 a 120 mensilità;

- la tabella II/2015 - Coefficienti per la determinazione del debito residuo in caso di sospensione del versamento delle rate mensili prima della estinzione del debito al tasso annuo del 0,2%.

 

 

11) TFR liquidabile mensilmente da aprile 2015

La Legge di Stabilità 2015 ha introdotto la possibilità, per i lavoratori dipendenti del settore privato, di richiedere l’erogazione del Tfr maturato mensilmente, in via sperimentale, per il periodo che va dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018. Lo scorso 19 marzo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 29/2015, che rende operativa la misura: tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, in possesso di un’anzianità di servizio pari ad almeno sei mesi, possono scegliere di ricevere mensilmente, unitamente alla retribuzione ordinaria, la quota di trattamento di fine rapporto maturata nel periodo corrispondente. Una volta manifestata la volontà di ricevere il Tfr in busta paga, l’opzione non può essere modificata fino al 30 giugno 2018.

La liquidazione del TFR in busta paga decorre dal mese successivo a quello nel quale il lavoratore presenta l’istanza al datore di lavoro, da redigere secondo il modello allegato al decreto. Il modulo consiste in una dichiarazione resa dal lavoratore, nella quale lo stesso attesta il possesso dei requisiti soggettivi richiesti dalla norma: la dichiarazione, per esempio, non si estende al requisito di anzianità, che è un dato immediatamente verificabile dal datore di lavoro. Il datore di lavoro è tenuto a rilasciare al lavoratore una copia del modulo controfirmata per ricevuta ovvero un’apposita attestazione di ricevimento anche a mezzo posta elettronica. In caso di accesso al finanziamento bancario assistito da garanzia, la liquidazione mensile si effettua a partire dal terzo mese successivo a quello di presentazione della richiesta.Il decreto attuativo, infatti, disciplina compiutamente le condizioni per l’eventuale l’accesso ad un finanziamento bancario riservato ai datori di lavoro con meno di 50 addetti: gli istituti bancari dovranno preventivamente aderire ad un accordo quadro che sarà stipulato tra i Ministeri dell’Economia e del Lavoro e l’ABI, e successivamente erogare i prestiti applicando tassi di interesse, onnicomprensivi di ogni eventuale onere, non superiori a quelli stabiliti per la rivalutazione del Tfr, vale a dire l’ 1,5% maggiorato annualmente del 75% dell'incremento dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati.

Sul sito www.consulentidellavoro.it è possibile trovare il modello di richiesta e le schede di sintesi dell’operazione.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 2 aprile 2015)

 

 

12) Inps: entro il 10 aprile vanno pagati i contributi domestici per il 1° trimestre 2015

L’Inps, con il messaggio n. 2282 del 1° aprile 2015, comunica che il 10 aprile 2015 è l’ultimo giorno utile per pagare i contributi dovuti per il personale domestico, relativi al periodo gennaio-marzo 2015.

Il pagamento può essere effettuato:

online sul sito Internet www.inps.it, utilizzando la carta di credito attraverso il “Portale dei Pagamenti”;

utilizzando il bollettino MAV inviato dall’Inps o generato attraverso il sito Internet www.inps.it, accedendo al Portale dei pagamenti – Lavoratori domestici – Entra nel servizio, pagabile senza commissione presso le banche oppure presso gli uffici postali, con addebito della commissione;

chiamando il Contact Center e utilizzando la carta di credito, al numero gratuito 803164 per le chiamate da rete fissa e il numero 06-164164 da telefono cellulare secondo la tariffazione stabilita dal proprio gestore;

rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche”.

Il pagamento, inoltre, è disponibile, senza necessità di supporto cartaceo presso:

- le tabaccherie che espongono il logo “Servizi Inps”;

- gli sportelli bancari di Unicredit Spa;

tramite il sito Internet del gruppo Unicredit Spa per i clienti titolari del servizio di Banca online;

- tutti gli sportelli di Poste Italiane, con le modalità previste per il circuito Reti Amiche.

 

 

13) Fisco: convenzione tra Governo e Vaticano

Convenzione tra il Governo e la Santa Sede in materia fiscale. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, e il Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, Paul Richard Gallagher, hanno firmato ieri una Convenzione in materia fiscale.

Lo schema di Convenzione in materia tra Italia e Santa Sede è finalizzato essenzialmente a:

- consentire la cooperazione amministrativa tra i due Stati per conseguire la trasparenza fiscale;

- semplificare in futuro gli adempimenti fiscali per alcune categorie di contribuenti italiani che detengono attività finanziarie presso enti e istituzioni finanziarie della Santa Sede;

- introdurre per i medesimi contribuenti una regolarizzazione ad hoc per il passato, che si affianca alla voluntary disclosure italiana, e che tiene conto della peculiarità di tali soggetti. Sono altresì previste alcune disposizioni fiscali in materia di beni immobili della Santa Sede situati in Italia e di notifica degli atti tributari.

E’ parte integrante della Convenzione anche lo Scambio di note del luglio 2007 tra il Ministero degli Esteri e la Segreteria di Stato che prevede la notifica per via diplomatica degli atti tributari ad enti della Santa Sede.

(Ministero dell’Economia e Finanze, comunicato del 02 aprile 2015)

 

 

14) Registro: per ciascun atto sono dovute tante imposte per ogni cessione di quote sociali

Sono dovute tante imposte di registro, in misura fissa, quanti sono i trasferimenti contenuti negli atti con più cessioni di quote sociali da parte di più cedenti a più cessionari, ovvero di più quote sociali da parte di più cedenti a un unico cessionario o di una sola quota sociale da parte dell’unico titolare a più cessionari.Lo ha ricordato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 35/E del 2 aprile 2015.

Tale intervento si è reso necessario a seguito delle numerose controversie nate a causa del comportamento di molti contribuenti che assoggettano a un’unica imposta fissa gli atti, portati alla registrazione, che si riferiscono a più cessioni di quote sociali, in relazione ai quali gli uffici contestano la mancata applicazione di tante imposte in misura fissa quanti sono i trasferimenti di quote contenuti nell’atto.

In proposito, la Corte di Cassazione ha riscontrato un collegamento negoziale tra distinte pattuizioni, ciascuna adeguatamente giustificata sotto il profilo causale, e non già un negozio complesso nelle seguenti specifiche ipotesi:

- atto contenente la cessione di più quote sociali da parte di più cedenti a più cessionari (Cassazione, 19245/2014);

- atto contenente la cessione di più quote sociali da parte di più cedenti a un unico cessionario (Cassazione, 23518/2014 e 19246/2014);

- atto contenente la cessione di una quota sociale da parte dell’unico titolare a più cessionari (Cassazione, 3300/2015 e 22899/2014).

In tutti questi casi, pertanto, ciascuna cessione di quota contenuta nell’atto rileva autonomamente ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro (articolo 21, comma 1, Tur), né è possibile, precisa la risoluzione 35/2015, invocare l’articolo 11 della tariffa, parte I che, nel caso di specie, individua solo la misura dell’imposta applicabile a ciascuna cessione di quota e non legittima, in nessun caso, una deroga ai principi generali dettati in materia di tassazione degli atti che contengono più disposizioni, la cui disciplina si ricava dal combinato disposto degli articoli 20 e 21 del Tur, non compatibile con la tesi sostenuta dai contribuenti, incentrata sull’unicità dello strumento giuridico utilizzato.È stata così confermata l’interpretazione resa dall’Amministrazione finanziaria con la risoluzione n. 225/E/2008, secondo la quale le cessioni di più quote sociali da parte di più alienanti, benché contenute in un unico documento, conservano una propria ed autonoma rilevanza giuridica in quanto disposizioni negoziali non necessariamente derivanti le une dalle altre, con la conseguenza che ciascuna di esse rileva autonomamente, ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro.

 

 

15) Software per la gestione dei ricavi o compensi da parametri - Anno 2015: è disponibile la versione BETA

Software per la gestione dei ricavi o compensi da parametri - Anno 2015 – BETA.

Il prodotto Parametri 2015 BETA consente di determinare i ricavi o compensi realizzabili da parte dei contribuenti esercenti attività d’impresa o arti e professioni per le quali non risultano approvati gli studi di settore, ovvero, ancorché approvati, operano condizioni di inapplicabilità non estensibili ai parametri sulla base di parametri contabili previsti dall’articolo 1, commi da 181 a 189, della legge n. 549 del 1995.

La determinazione del maggior ricavo o del maggior compenso si basa sul valore delle variabili contabili che caratterizzano l’attività del contribuente.

I risultati forniti dalla versione Parametri 2015 BETA non sono utilizzabili ai fini dichiarativi.

(Agenzia delle entrate, nota del 02 aprile 2015)

 

Vincenzo D’Andò