Diario quotidiano del 2 aprile 2015: rimborsi Iva: modello TR, dal 31 marzo 2015 é disponibile il software, tutte le novità

Pubblicato il 2 aprile 2015



Voluntary disclosure: ecco le regole per i residenti di Campione d’Italia; apertura start up facile (niente notaio); studi di settore: modifiche in G.U.; rimborsi Iva: modello TR, dal 31 marzo 2015 é disponibile il software; termini di redazione del bilancio abbreviato; incentivi per le PMI innovative: decreto in G.U.; dal 31 marzo 2015 la fattura è elettronica per tutta la PA; diritto alla disoccupazione agricola per i lavoratori assunti con contratto triennale; studi di settore: per l’accertamento fiscale occorrono “gravi incongruenze”; studi di settore: ecco le particolari condizioni che mettono al riparo i contribuenti dagli accertamenti; tasse automobilistiche: niente esenzioni per le auto storiche; 730 precompilato: assistenza e informazione a tutto campo; Fisco: accordo di collaborazione tra Italia e Vaticano; torna il reato di falso in bilancio: ecco cosa cambia; Entrate e Inps: con il pin, accesso ai servizi on line e al modello Cu; nuovo contratto per i bancari, aumento di 85 euro in 3 anni

 

 Indice:

 1) Voluntary disclosure: ecco le regole per i residenti di Campione d’Italia

 2) Apertura start up facile (niente notaio)

 3) Studi di settore: modifiche in G.U.

 4) Rimborsi Iva: modello TR, dal 31 marzo 2015 é disponibile il software

 5) Termini di redazione del bilancio abbreviato

 6) Incentivi per le PMI innovative: decreto in G.U.

 7) Dal 31 marzo 2015 la fattura è elettronica per tutta la PA

 8) Diritto alla disoccupazione agricola per i lavoratori assunti con contratto triennale

 9) Studi di settore: per l’accertamento fiscale occorrono “gravi incongruenze”

 10) Studi di settore: ecco le particolari condizioni che mettono al riparo i contribuenti dagli   accertamenti

 11) Tasse automobilistiche: niente esenzioni per le auto storiche

 12) 730 precompilato: assistenza e informazione a tutto campo

 13) Fisco: accordo di collaborazione tra Italia e Vaticano

 14) Torna il reato di falso in bilancio: ecco cosa cambia

 15) Entrate e Inps: con il pin, accesso ai servizi on line e al modello Cu

 16) Nuovo contratto per i bancari, aumento di 85 euro in 3 anni

 

 

1) Voluntary disclosure: ecco le regole per i residenti di Campione d’Italia

Per le attività detenute in Svizzera non si applica il raddoppio dei termini dell’accertamento previsto per la violazione degli obblighi sul monitoraggio fiscale.

Definite, con il provvedimento direttoriale n. 44910 del 31 marzo 2015, le regole sulla voluntary disclosure valide per gli imponibili di attività costituite o detenute in Svizzera dai residenti di Campione d’Italia. Il provvedimento è emanato in attuazione dell’articolo 5-quater, comma 6 del Dl 167/1990, che prevedeva una disposizione ad hoc per i cittadini residenti in tale comune, in considerazione della particolare collocazione geografica del comune.

I residenti nel comune di Campione d’Italia, nonostante esonerati dagli obblighi sul monitoraggio fiscale per i redditi da lavoro e pensionistici e per gli investimenti e attività finanziarie detenute presso gli istituti elvetici (compilazione del modulo RW), possono avvalersi della collaborazione volontaria per l’emersione degli imponibili relativi ad attività costituite o detenute in Svizzera.

Il provvedimento ricorda l’esclusione dall’obbligo di compilazione del modulo RW relativo ai redditi da lavoro e pensionistici prevista dall’articolo 4, comma 1, del Dl 167. Sottolinea, inoltre, che in applicazione dell’articolo 38, comma 13, del Dl 78/2010, tale esonero deve essere riferito anche agli investimenti e alle attività di natura finanziaria detenute in Svizzera da suddetti residenti.

Per i residenti nel comune di Campione, inoltre, non vale la regola che prevede, in caso di omessa dichiarazione di investimenti e attività finanziaria detenuti nei paradisi fiscali, il raddoppio dei termini a disposizione dell’Amministrazione fiscale per poter effettuare gli avvisi di accertamento ordinario (articolo 12, comma 2-bis del Dl 78/2009).

Tale disposizione, introdotta dal “decreto milleproroghe” del 2009 (Dl 194/2009), ha inasprito le misure volte a contrastare la localizzazione dei redditi nei paradisi fiscali, prevedendo che, in caso di violazione degli obblighi dichiarativi, gli avvisi di accertamento possano essere notificati entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di cui è stata presentata la dichiarazione (quarto anno, invece, secondo la disciplina ordinaria).

Infine, riguardo le regole generali e le modalità di accesso alla procedura di collaborazione volontaria, viene fatto rinvio al precedente provvedimento del 30 gennaio 2015.

 

 

2) Apertura start up facile (niente notaio)

Start-up innovative, costituzione e successive modifiche possono avvenire senza notaio.

Possono, quindi, essere evitate dalle nuove imprese le spese notarili, che vanno da € 1.000 a € 2.500 circa, possono essere evitate dalle nuove imprese.

Un sito del ministero dello sviluppo economico, appositamente dedicato permetterà alle stesse di ricercare agevolazioni. Sono queste le novità principali dell’Investment compact per le start-up innovative. Grazie a quanto introdotto dall’art. 10-bis della legge n. 33 del 24 marzo 2015, per le Pmi è possibile eliminare il passaggio dal notaio. Per farlo, l’atto costitutivo e le successive modificazioni dovranno essere redatti secondo un modello uniforme che sarà adottato con decreto del ministro dello sviluppo economico.

L’operatività della nuova norma è subordinata, a questo punto, solo alla messa a disposizione del modello. Una volta disponibile, dovrà essere compilato e firmato digitalmente dai soci. Poi, a cura degli stessi, dovrà essere trasmesso al competente ufficio del registro delle imprese. Resta comunque la possibilità per le imprese di passare dal notaio se ritenuto opportuno e di inserire condizioni particolari negli atti costitutivi.

Secondo quanto dispone l’art. 10-bis della legge 24 marzo 2015 «l’atto costitutivo e le successive modificazioni di start-up innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con le modalità previste dall’articolo 24 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82». Inoltre, dall’art. 24, relativo alla firma digitale, al punto 2 emerge la specifica che l’apposizione di firma digitale integra e sostituisce l’apposizione di sigilli, punzoni, timbri, contrassegni e marchi di qualsiasi genere a ogni fine previsto dalla normativa vigente.

La possibilità di costituire start up innovative senza notaio ha generato malcontento nella categoria notarile.

PMI innovative

L’articolo 4 del Decreto legge introduce la nuova categoria delle “Piccole e medie imprese innovative”. Queste imprese possono accedere a semplificazioni ed agevolazioni che per ora sono riservate solo alle start up innovative.

Requisiti per essere considerate PMI innovative

Le piccole e medie imprese innovative sono imprese residenti in Italia, costituite come società di capitali che occupano meno di 250 dipendenti ed il cui fatturato non supera i 50 milioni di euro (o in alternativa il cui totale di bilancio non supera i 43 milioni di euro).

Possiedono almeno due dei seguenti requisiti:

- sostenimento di spese in ricerca e sviluppo alle quali si affiancano quelle relative all’innovazione che possono essere ad esempio spese per l’acquisto di tecnologia ad alto contenuto innovativo;

- impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al quinto della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore a un terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale;

- sia titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero sia titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privative siano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.

Resta da capire se le PMI potranno accedere alle agevolazioni concesse alle start up innovative in materia di esonero da bolli e diritti camerali e per quanto concerne la disciplina in materia di lavoro per le assunzioni dei lavoratori.

Start up innovative senza notaio

Nello specifico:

- viene ampliato il requisito relativo alla costituzione della start up innovativa che se prima doveva essere costituita da non più di 48 mesi, adesso lo deve essere da non più di 60 mesi;

- si estende fino al quinto anno (prima era il quarto) dopo l’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese l’esonero dal pagamento dell’imposta di bollo, dei diritti di segreteria e dal pagamento del diritto annuale dovuto in favore delle Camere di commercio.

Al comma 10-bis sono introdotti alcuni requisiti di forma per l’atto costitutivo delle start up innovative cioé la possibilità di costituire queste società con la sola firma digitale non autenticata su un modello standard. I soci potrebbero quindi usare le proprie firme digitali per firmare l’atto costitutivo senza ricorrere al notaio per l’atto pubblico.

Da qui la protesta del Notariato sulla mancanza di controlli di legalità preventivi come quello antiriciclaggio che avvengono per gli atti di costituzione delle società siglati con la sola firma digitale.

Secondo il Notariato, le disposizioni di legge sarebbero in contrasto con quanto previsto dalla Direttiva del Parlamento e del Consiglio d’Europa 16 settembre 2009, n. 2009/101/CE che prevede la forma di atto pubblico quando non è previsto, come in questo caso, un controllo giudiziario, né un controllo amministrativo.

 

 

3) Studi di settore: modifiche in G.U.

Accertamento da studi di settore: sono apparse nella G.U. le modifiche per il periodo d’imposta 2014, difatti, il DM 30 marzo 2015 individua le integrazioni sulla base di una serie di note tecniche e metodologiche.

Dunque, sulla Gazzetta Ufficiale n. 75 del 31 marzo 2015 è stato pubblicato il DM 30 marzo 2015 che approva le modifiche agli studi di settore applicabili al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014.

Come è noto, in base a quanto disposto dall’art. 1, comma 1-bis del DPR n. 195/99, inserito dall’art. 23, comma 28, lett. a) del D.L. n. 98/2011 convertito, a partire dall’anno 2012 gli studi di settore devono essere pubblicati in Gazzetta entro il 31 dicembre del periodo d’imposta nel quale entrano in vigore.Entro il 31 marzo del periodo d’imposta successivo a quello della loro entrata in vigore, poi, va pubblicato il DM che approva, in base all’art. 62-bis del DL n. 331/93, le integrazioni agli studi di settore, indispensabili per:- tener conto degli andamenti economici e dei mercati, con particolare riguardo a determinati settori o aree territoriali;

- aggiornare o istituire gli indicatori di coerenza, compresi quelli di normalità economica di cui all’art. 10-bis della L. n. 146/98.

In particolare, il DM 30 marzo 2015 individua le modifiche agli studi di settore in base alle note tecniche e metodologiche relative all’aggiornamento:

- della “Territorialità dei Factory Outlet Center”, nell’allegato n. 1: al fine di tener conto, nell’ambito dello studio WM05U – Commercio al dettaglio di abbigliamento, calzature e pelletterie e accessori, della concorrenza costituita dai Factory Outlet Center, sono state individuate le “aree gravitazionali”, ovvero le aree di mercato influenzate dalla presenza di ciascun F.O.C., considerando la distanza in minuti di percorrenza di ogni Comune dal F.O.C. più vicino;

- delle “Aggregazioni comunali”, che modifica lo studio WG44U – Strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere, nell’allegato n. 2: per tener conto delle possibili differenze di risultati economici legate al luogo di svolgimento dell’attività, nelle funzioni di ricavo sono stati considerati i Comuni ove le strutture sono ubicate. A seguito delle variazioni amministrative occorse nel 2014, sono state aggiornate le aggregazioni territoriali risultate significative nella funzione di ricavo, tenendo conto del numero di abitanti dei Comuni soppressi e anche del numero delle strutture alberghiere presenti in tali Comuni per lo studio in oggetto;

- della “Territorialità del livello delle tariffe applicate per l’erogazione del servizio taxi”, che modifica lo studio di settore WG72A – Trasporto con taxi e noleggio di autovetture con conducente, nell’allegato n. 3: le analisi territoriali a livello comunale utilizzate nell’ambito degli studi di settore sono integrate, a partire dal periodo d’imposta 2014, a seguito dell’istituzione di nuovi Comuni;

- della tabella relativa ai “Valori di soglia inferiore per circondario della tipologia di attività ed ambito specialistico di intervento”, che modifica lo studio di settore WK04U – Attività degli studi legali, nell’allegato n. 4: tale tabella è stata modificata, a partire dal periodo d’imposta 2014, a seguito di quanto disposto all’art. 1 del DLgs. n. 14/2014, che si sostanzia principalmente nella soppressione di 30 circondari e nell’istituzione del circondario di “Napoli Nord in Aversa”.

Modificato lo studio su strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere

Le ulteriori modifiche alla territorialità degli studi di settore sono poi individuate sulla base della nota tecnica e metodologica relativa all’aggiornamento delle analisi territoriali, a seguito dell’istituzione e ridenominazione di alcuni comuni nel corso del 2014, nell’allegato n. 5 al decreto.

Infine, come di consueto, il DM ricorda che il programma informatico, realizzato dall’Agenzia delle entrate, di ausilio all’applicazione degli studi di settore, tiene conto delle modifiche agli studi di settore e alla territorialità e segnala anche la coerenza con gli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione degli studi, evidenziando separatamente le risultanze di quelli definiti di coerenza economica e di quelli definiti di normalità economica.

 

 

4) Rimborsi Iva: modello TR, dal 31 marzo 2015 é disponibile il software

Dal 31 marzo 2015 é disponibile il software per compilare ed inviare il Modello TR all'Agenzia delle entrate. E', infatti, disponibile gratuitamente sul sito delle Entrate www.agenziaentrate.it .

Modello IVA TR: richiesta di rimborso IVA con esonero da garanzia

Fino al 30 aprile 2015, è possibile utilizzare il nuovo modello IVA TR per richiedere il rimborso o l’utilizzo in compensazione del credito IVA maturato nel primo trimestre del 2015. La nuova versione del modello IVA TR è stata aggiornata per tenere conto, tra l’altro, delle novità in materia di rimborsi IVA introdotte dal decreto Semplificazioni, con l’innalzamento da 5.164,57 a 15.000 euro dell’ammontare dei rimborsi eseguibili senza prestazione di garanzia, nonché della possibilità di ottenere i rimborsi di importo superiore a 15.000 euro senza garanzia, presentando una dichiarazione annuale o un’istanza trimestrale munita di visto di conformità o sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo.

Il provvedimento 20 marzo 2015 dell’Agenzia delle entrate ha, infatti, approvato il nuovo modello IVA TR per le richieste di rimborso o per l’utilizzo in compensazione del credito IVA trimestrale, nonché le relative istruzioni e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati. Il nuovo modello è utilizzabile per le richieste di rimborso/compensazione del primo trimestre 2015, da presentare entro il prossimo 30 aprile 2015 e recepisce, tra le altre, le nuove modalità di richiesta del rimborso IVA con esonero da garanzia.

Rimborsi: le novità del modello IVA TR

Il modello IVA TR deve essere utilizzato dai contribuenti che hanno realizzato nel trimestre un’eccedenza di imposta detraibile di importo superiore a 2.582,28 euro e che intendono chiedere in tutto o in parte il rimborso di tale eccedenza ovvero intendono utilizzarla in compensazione anche con altri tributi e contributi. Il credito IVA infrannuale può essere richiesto a rimborso unicamente dai contribuenti in possesso di determinati requisiti (aliquota media per coloro che effettuano esclusivamente o prevalentemente operazioni attive soggette ad aliquote più basse rispetto a quelle gravanti sugli acquisti e sulle importazioni). In alternativa, lo stesso credito può essere utilizzato in compensazione nel modello F24.

Il modello dovrà essere utilizzato a partire da aprile 2015 in relazione alle richieste di rimborso o di utilizzo in compensazione dei crediti IVA maturati nel primo trimestre dell’anno e deve essere presentato entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento esclusivamente in via telematica, direttamente dal contribuente o per il tramite di un intermediario abilitato.

La sezione del modello relativa ai rimborsi è stata adeguata al fine di tenere conto, tra l’altro, delle modifiche alla disciplina degli stessi apportate dal c.d. decreto semplificazioni fiscali (D.Lgs. n. 175/2014).

In particolare, per effetto delle modifiche introdotte dal predetto decreto, è stato previsto:

- l’aumento da 5.164,57 a 15.000 euro dell’ammontare dei rimborsi eseguibili senza prestazione di garanzia;

- la possibilità di ottenere i rimborsi di importo superiore a 15.000 euro senza prestazione della garanzia, presentando l’istanza munita di visto di conformità o sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo ed una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà attestante la sussistenza di determinati requisiti patrimoniali;

- l’obbligo di prestare la garanzia per i rimborsi superiori a 15.000 euro solo nelle ipotesi di situazioni di rischio.

Situazioni di rischio e richiesta della garanzia

Si tratta delle ipotesi di rimborso richiesto:

- da soggetti che esercitano un’attività di impresa da meno di due anni ad esclusione delle imprese start-up innovative (ex art. 25, D.L. n. 179/2012);

- da soggetti ai quali, nei due anni precedenti la richiesta di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento o di rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato superiore:

a) al 10% degli importi dichiarati se questi non superano 150.000 euro;

b) al 5% degli importi dichiarati se questi superano 150.000 euro ma non superano 1.500.000 euro;

c) all’1% degli importi dichiarati, o comunque a 150.000 euro se gli importi dichiarati superano 1.500.000 euro;

- da soggetti che presentano l’istanza priva del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa o non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;

- da soggetti passivi che richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.

Per ulteriori particolari, si veda la circolare n. 32/E del 30 dicembre 2014 dell’Agenzia delle entrate.

Compilazione del modello

- Rigo TD8

La compilazione del rigo è prevista ai fini dell’erogazione prioritaria del rimborso nonché ai fini dell’esonero dalla prestazione della garanzia.

- campo 3 del rigo TD8

È riservato ai contribuenti non tenuti alla presentazione della garanzia. In particolare, la casella deve essere compilata indicando il codice 1 se l’istanza è dotata di visto di conformità o della sottoscrizione da parte dell’organo di controllo e della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesta la presenza talune condizioni, individuate dall’art. 38-bis, comma 3, lettere a), b) e c) (non risultano cedute nell’anno precedente la richiesta azioni o quote della società stessa per un ammontare superiore al 50% del capitale sociale, etc.).

Ai fini del visto di conformità, richiesto come dinnanzi indicato per le richieste di rimborso prive di garanzie, il rigo TD8 deve essere compilato per apporre il visto di conformità ed è riservato al responsabile del CAF o al professionista che lo rilascia. Negli appositi spazi vanno riportati il codice fiscale del responsabile del CAF e quello relativo allo stesso CAF, ovvero va riportato il codice fiscale del professionista.

In alternativa a quanto appena rappresentato, ossia all’apposizione del visto di conformità, la sottoscrizione del modello può essere effettuata dall’organo di controllo incaricato di effettuare il controllo contabile. In conseguenza di tale sottoscrizione, viene attestata l’esecuzione dei controlli previsti ai fini del visto (ex art. 2, comma 2, decreto n. 164 del 1999).

Sanzioni

L’infedele attestazione dell’esecuzione dei controlli comporta l’applicazione di specifiche sanzioni e, in caso di ripetute violazioni o di violazioni particolarmente gravi, è effettuata apposita segnalazione agli organi competenti per l’adozione di ulteriori provvedimenti.

Il soggetto che effettua il controllo contabile deve indicare il proprio codice fiscale e negli appositi campi devono essere indicati:

- dal revisore contabile iscritto nel Registro istituito presso il Ministero della giustizia, nella casella Soggetto, il codice 1;

- dal responsabile della revisione (ad esempio il socio o l’amministratore) se trattasi di società di revisione iscritta nel Registro istituito presso il Ministero della giustizia, nella casella Soggetto, il codice 2. Occorre compilare, inoltre, un distinto campo nel quale indicare il codice fiscale della società di revisione, avendo cura di riportare nella casella Soggetto il codice 3 senza compilare il campo firma;

- dal collegio sindacale nella casella Soggetto, per ciascun membro, il codice 4.

 

 

5) Termini di redazione del bilancio abbreviato

Il bilancio d’esercizio può essere redatto in forma abbreviata ai sensi dell’art. 2435-bis c.c.. Peraltro, la redazione del bilancio in forma abbreviata non è possibile per le società che hanno emesso titoli negoziati in mercati regolamentati.

A parte ciò, i bilanci delle società di capitali vanno redatti nella forma estesa qualora nel primo esercizio o successivamente per due esercizi consecutivi siano superati due dei seguenti tre parametri:

- totale attivo € 4. 400.000;

- ricavi vendite e prestazioni € 8.800.000;

dipendenti occupati in media n. 50.

Come è noto, i termini legati all’approvazione dei bilanci delle società di capitali per gli esercizi chiusi al 31 dicembre 2014 sono:

- entro il 30 aprile 2015 (120 giorni dalla chiusura dell’esercizio), deve essere convocata l’assemblea dei soci (in prima convocazione) per l’approvazione del bilancio per i casi ordinari;

- entro il 29 giugno 2014 (180 giorni dalla chiusura dell’esercizio), deve essere convocata l’assemblea dei soci (in prima convocazione) per l’approvazione del bilancio, per le società tenute al bilancio consolidato o che per altri motivi ricorrono al maggior termine di 180 giorni.

In funzione dell’art 2429 c.c.:

- il bilancio, con le copie integrali dell’ultimo bilancio delle società controllate e un prospetto riepilogativo dei dati essenziali dell’ultimo bilancio delle società collegate, deve restare depositato in copia nella sede della società, insieme con le relazioni degli amministratori (ed eventualmente dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione legale dei conti), durante i 15 giorni che precedono l’assemblea (quindi entro il 15 aprile 2015 per i bilanci da approvare il 30 aprile 2015);

- nelle società con organo di controllo, il bilancio deve essere comunicato dagli amministratori al collegio sindacale e al soggetto incaricato della revisione legale dei conti, con la relazione, almeno 30 giorni prima di quello fissato per l’assemblea che deve discuterlo.

Per conseguenza, la bozza di bilancio:

- nelle società con organo di controllo dovrà essere predisposta ed approvata dall’organo amministrativo entro il 31 marzo 2015, in modo che il collegio sindacale e/o il revisore contabile possano predisporre la loro relazione entro il 15 aprile 2015;

- nelle Srl senza organo di controllo dovrà invece essere predisposta ed approvata dall’organo amministrativo entro il 15 aprile 2015;

Dopo l’approvazione, ai sensi dell’art 2435 c.c., gli amministratori devono provvedere, entro 30 giorni, a depositare il bilancio presso l’Ufficio del Registro delle Imprese, corredato dalle relazioni e dal verbale di approvazione. Entro lo stesso termine, per le società per azioni non quotate, deve essere depositato anche l’elenco dei soci riferito alla data di approvazione del bilancio, con l’indicazione analitica delle modifiche avvenute a partire dalla data di approvazione del bilancio dell`esercizio precedente.

Dal 2010 tutte le società di capitali sono tenute al deposito del Bilancio XBRL, limitato ai prospetti di sintesi (Stato Patrimoniale, Conto Economico e Conti d’Ordine), ad esclusione di quelle che applicano i principi contabili internazionali (IAS/IFRS) tra cui le società quotate, le banche e gli altri intermediari finanziari vigilati dalla Banca d’Italia e le società esercenti attività di assicurazione e riassicurazione che utilizzano schemi specifici.

Per i bilanci riferiti ad esercizi chiusi al 31 dicembre 2014 o successivamente ed approvati a decorrere dal 3 marzo 2015 occorre depositare in formato XBRL anche la nota integrativa.

 

 

6) Incentivi per le PMI innovative: decreto in G.U.

Assonime, con la nota del 31 marzo 2015, esamina la nuova figura delle PMI innovative, dopo la conversione del Decreto legge n. 3/2015 (Investment Compact).

Con la Legge 24 marzo 2015, n. 33, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 25 marzo 2015, è stato convertito con modificazioni, il Decreto legge 24 gennaio 2015, n. 3, in materia di misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti (c.d. “Investment Compact”) che aveva introdotto la nuova figura delle “PMI innovative”.

In sede di conversione la disciplina originaria in materia di “PMI innovative” è stata modificata sotto diversi profili.

Anzitutto, tra gli elementi che l’impresa deve possedere per rientrare nella categoria è stato aggiunto il requisito che deve trattarsi di società di capitali, costituite anche in forma cooperativa. Si è poi confermato che le azioni non devono essere quotate su un mercato regolamentato, mentre si è eliminata la previsione per cui anche la negoziazione su sistemi multilaterali di negoziazione impedisce l’assunzione della qualifica come “PMI innovative”.

Si è poi chiarito che nel computo per le spese di ricerca sviluppo e innovazione sono incluse anche le spese per l’acquisto di tecnologia ad alto contenuto innovativo. Vengono, invece, escluse dal suddetto calcolo non solo le spese per l’acquisto, ma anche quelle per la locazione di beni immobili.

A seguito delle suddette modifiche, quindi, possono qualificarsi come “PMI innovative” le imprese (così come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE, vale a dire: numero occupati inferiore a 250 persone; fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro oppure totale di bilancio annuo non superiore ai 43 milioni di euro), che sono costituite sotto forma di società di capitali, anche in forma cooperativa, e che possiedono i seguenti requisiti:

- residenza in Italia o in uno degli Stati Membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia;

- certificazione dell’ultimo bilancio, nonché dell’eventuale bilancio consolidato, redatto da soggetti revisori contabili;

- azioni non quotate in un mercato regolamentato;

- assenza di iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese dedicata alle start-up innovative;

- presenza di almeno 2 dei seguenti requisiti: (i) volume di spesa in ricerca, sviluppo e innovazione in misura uguale o superiore al 3% della maggiore entità tra costo e valore totale della produzione delle “PMI innovative”; (ii) impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al quinto della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore a un terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’articolo 3 del D.M. 22 ottobre 2004, n. 270; (iii) titolarità, anche quali depositarie o licenziatarie, di almeno una privativa industriale, relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero titolarità dei diritti relativi a un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tale privativa sia direttamente afferente all’oggetto sociale e all’attività di impresa.

Alle “PMI innovative” si applicano alcune delle misure di favore previste per le start up innovative. Al riguardo la maggiore novità riguarda gli incentivi fiscali in favore di persone fisiche e persone giuridiche che intendono investire nel capitale sociale delle “PMI innovative” (art. 29 del D.l. n. 179/2012). Mentre infatti nella versione originaria il decreto legge prevedeva che si applicassero alle “PMI” costituite da non oltre 7 anni, ora l’agevolazione riguarda le imprese che operano sul mercato da meno di 7 anni dalla loro prima vendita commerciale. Gli incentivi fiscali sono estesi alle “PMI innovative” che operano sul mercato da più di 7 anni dalla prima vendita commerciale, qualora esse presentino un piano di sviluppo dei prodotti, servizi o processi nuovi nel settore interessato.

Si prevede inoltre un regime speciale per la sottoscrizione o l’acquisto di quote di capitale di start up innovative e pmi innovative costituite in forma di srl che avviene attraverso il portale on line. In particolare tali operazioni possono essere effettuate attraverso intermediari abilitati ai servizi di investimento. Gli intermediari abilitati effettuano la sottoscrizione o l’acquisto delle quote in nome proprio e per conto dei sottoscrittori o degli acquirenti che abbiano aderito all’offerta tramite portale.

Per quanto riguarda specificatamente le start up innovative si prevede che l’atto costitutivo e le sue modifiche possono essere redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con firma digitale.

 

 

7) Dal 31 marzo 2015 la fattura è elettronica per tutta la PA

Dal 31 marzo 2015 è ormai obbligatoria la fattura elettronica per tutti i soggetti che svolgono operazioni verso la Pubblica amministrazione. La digitalizzazione, prevista della Finanziaria del 2008 (art. 1, commi da 209 a 214 della legge 24 dicembre 2007 n. 244) e già in vigore per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza, si estende ora a tutte le pubbliche amministrazioni, incluse quelle locali, cui ha scritto il ministro Padoan a inizio marzo. D’ora in poi le fatture cartacee non saranno ritenute valide e quindi non saranno pagate, neanche parzialmente, fino all'invio del documento in forma elettronica.

Cos’è e cosa contiene la fattura elettronica. Secondo il Regolamento adottato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze assieme al ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione (decreto 3 aprile 2013, n. 55), la fattura elettronica è un file Xml , chiamato file FatturaPA, contenente una serie di informazioni indicate nelle specifiche tecniche pubblicate su fatturapa.gov.it I dati principali contenuti nella fattura sono:

- data di emissione;

- numero progressivo che identifichi la fattura in modo univoco;

- ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio dei soggetti tra cui è effettuata l’operazione (cedente/prestatore e cessionario/committente) e dell'eventuale rappresentante fiscale, nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti;

- numero di partita IVA del cedente/prestatore;

- numero di partita IVA del cessionario/committente (o numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento per i soggetti stabiliti in altro Stato membro dell'UE) oppure numero di codice fiscale se non agisce nell’esercizio di impresa, arte o professione;

- natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell'operazione;

- corrispettivi ed altri dati necessari per la determinazione della base imponibile, compresi quelli relativi ai beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono;

- aliquota, ammontare dell'imposta e dell'imponibile con arrotondamento al centesimo di euro.

Chi deve fatturare

Tutti i fornitori di beni e servizi alle Pubbliche amministrazioni anche se presentano nota o parcella. Una nota del ministero dell'Economia – Dipartimento Finanze ha chiarito come anche i professionisti sono fra i soggetti obbligati. Le Pubbliche amministrazioni devono effettuare una serie di operazioni collegate alla ricezione della fattura elettronica.

Gli intermediari (banche, Poste, altri intermediari finanziari, intermediari di filiera, commercialisti, imprese ICT), vale a dire soggetti terzi ai quali gli operatori economici possono rivolgersi per la compilazione/trasmissione della fattura elettronica e per l'archiviazione sostitutiva prevista dalla legge. Possono servirsi degli intermediari anche le PA per la ricezione del flusso elettronico dei dati e per l’archiviazione sostitutiva. Solo i fornitori esteri sono ad oggi esclusi.

Conservare le fatture elettroniche

Sono tenuti alla conservazione sostitutiva sia i fornitori sia la Pubblica amministrazione, indicizzando in modo univoco la fattura e inserendola in un lotto di conservazione con una marca temporale e la firma digitale del responsabile della conservazione.

Per saperne di più

  1. è il portale dedicato alla fatturazione elettronica verso le Pubbliche Amministrazioni, ospita il Sistema di interscambio che riceverà le fatture, effettuerà i controlli e le inoltrerà alle amministrazioni destinatarie.

L'Agenzia delle Entrate offre diverse informazioni nella sezione Documentazione.

I materiali prodotti dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e dai suoi Dipartimenti, assieme ad altri soggetti per le giornate di formazione rivolte ai digital champions italiani, sono pubblicati sul sito dell'Agenzia per l'Italia Digitale.

 

 

8) Diritto alla disoccupazione agricola per i lavoratori assunti con contratto triennale

Lavoratori agricoli: chiarimenti sull’indennità di disoccupazione. L’Inps, con il messaggio n. 2239 del 30 marzo 2015, ha fornito alcune precisazioni in ordine ai trattamenti di disoccupazione agricola dei lavoratori con qualifica di operai, assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato, di età compresa tra i 18 e i 35 anni.

Come noto, l’articolo 5, commi da 1 a 5, del Decreto Legge 24 giugno 2014, n. 91 (conv. in L. 11 agosto 2014, n. 116) prevede un incentivo per i datori di lavoro agricolo in caso di assunzione, con contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato, di giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni privi di impiego da almeno sei mesi o privi di diploma di istruzione secondaria di secondo grado. In caso di assunzione a tempo determinato il contratto di lavoro, di durata almeno triennale, deve garantire al lavoratore un periodo di occupazione annuale di almeno 102 giornate.

Come precisato dall’Inps nella circolare n. 137 del 5 novembre 2014, la locuzione legislativa “giovani di età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni”, comprende persone che, al momento dell’assunzione, abbiano compiuto diciotto anni e non abbiano ancora compiuto trentacinque anni.

In merito alla nozione di soggetto “privo di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi”, invece, l’Istituto di previdenza ha chiarito che, sono da considerare “svantaggiati” - in quanto “privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi” - coloro che non hanno prestato attività lavorativa nel semestre precedente l’assunzione e coloro che, pur avendo prestato attività lavorativa nel semestre precedente l’assunzione, hanno lavorato per un numero di giornate inferiore a 100 nei 12 mesi antecedenti l’assunzione.

L’incentivo in esame spetta sia per le assunzioni a tempo determinato che per le assunzioni a tempo indeterminato, anche a tempo parziale.Per le assunzioni a tempo determinato il contratto deve presentare i seguenti requisiti:- avere una durata almeno triennale;

- garantire al lavoratore un periodo di occupazione minima di 102 giornate annue;- essere redatto in forma scritta.

Assodato ciò, sulla questione se i lavoratori agricoli in argomento possano accedere ai trattamenti di disoccupazione agricola, indennizzando così i periodi di contratto non lavorati - essendo quella in agricoltura un’attività caratterizzata da prestazioni lavorative discontinue, l’Istituto di previdenza, con il messaggio in commento, ha specificato che, il trattamento di disoccupazione agricola – su istanza dell’interessato – è erogato in un’unica soluzione nell’anno successivo a quello c.d. di competenza nel quale si è verificata la mancata occupazione, indennizzando stati di disoccupazione già decorsi. E’ ininfluente lo status del lavoratore al momento della presentazione della domanda, rilevando, invece, il percorso lavorativo dello stesso nell’anno di competenza dal 1° gennaio al 31 dicembre.

Per il lavoratore agricolo, l’iscrizione negli Elenchi nominativi dei lavoratori agricoli – con l’accertamento dello status di lavoratore agricolo, l’attribuzione della qualifica di appartenenza e l’indicazione delle giornate lavorative effettuate nell’anno – è costitutiva del diritto alle prestazioni previdenziali.

Inoltre, stante la particolare organizzazione del lavoro in agricoltura, le giornate di iscrizione negli Elenchi non corrispondono, di norma, alla durata del contratto di lavoro sottoscritto fra le parti, nel corso della cui vigenza l'azienda utilizza il lavoratore agricolo solo al momento in cui si verifica il bisogno di manodopera.Per tale motivo sono considerate indennizzabili per disoccupazione agricola tutte le giornate non lavorate seppure ricadenti nel periodo contrattuale sempre che – detratte dal parametro 365 (366 se l’anno è bisestile) tutte le giornate di attività lavorativa dipendente o in proprio e tutte le giornate già indennizzate a titolo di altre prestazioni – residuino giornate da indennizzare.E’, quindi, possibile riconoscere - secondo l’Inps - ai lavoratori in argomento - il diritto all’indennità di disoccupazione agricola se iscritti negli Elenchi nominativi per l’anno di competenza della prestazione e in presenza di tutti i requisiti previsti dalla legge.

 

 

9) Studi di settore: per l’accertamento fiscale occorrono “gravi incongruenze”

Studi di settore: essere “non coerenti” non basta per l’accertamento fiscale. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Milano, con la sentenza n. 5136/64/14.

Dunque, non basta che il contribuente non risulti congruo e coerente per giustificare l’accertamento fiscale.

Ciò è quanto è emerso dalla citata sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano, sezione staccata di Brescia, secondo la quale l’Agenzia delle entrate non può accertare il reddito del contribuente basandosi solo sull’incongruità dallo studio di settore.

Il motivo di questa pronuncia deriva dal fatto che, secondo i giudici lombardi, la predetta rettifica rientra tra quegli accertamenti presuntivi che richiedono necessariamente la presenza di incongruenze tali da sconfessare la contabilità aziendale (cd. “gravi incongruenze”).

Proprio su questo punto i giudici chiariscono che “il Legislatore … oltre ad inquadrare gli accertamenti determinati degli studi di settore tra quelli basati su presunzioni semplici, ha ulteriormente richiesto, per legittimare l’accertamento, che vi siano gravi incongruenze tra i ricavi/compensi dichiarati e quelli derivanti dagli stessi studi. Sono tali incongruenze, quindi, a conferire allo scostamento risultante dall’applicazione degli studi di settore i requisiti di gravità, precisione e concordanza, propri delle presunzioni semplici.

Va inoltre osservato che secondo l’orientamento giurisprudenziale prevalente lo scostamento dagli studi di settore non costituisce che una presunzione semplice e, come tale, non può giustificare la rettifica del reddito d’impresa se non è supportato da ulteriori elementi indiziari (Cass. SU 18/12/2009, sent. n. 26635, 26636, 26637, 26638 e, da ultimo, sez. trib. 6/07/2010, ordinanza n. 15905)”.

Nel caso in questione, invece, l’Ufficio delle imposte non era stato in grado di evidenziare alcuna grave incongruenza (la contabilità del contribuente ad esempio risultava formalmente corretta) ma aveva provveduto comunque ad emettere l’accertamento fiscale. Per tali motivi, dunque, i giudici hanno dichiarato l’accertamento illegittimo.

 

 

10) Studi di settore: ecco le particolari condizioni che mettono al riparo i contribuenti dagli accertamenti

Studi di settore, le particolari condizioni salvano il contribuente. Avere la propria autocarrozzeria in un Comune di soli 850 abitanti non è una circostanza irrilevante ai fini degli studi di settore. Anzi, se opposta dal contribuente e non contrapposta dall’Amministrazione con argomenti contrari, è circostanza capace di determinare l’annullamento dell’accertamento standardizzato.

Per tale motivi, la Corte di Cassazione, con la sentenza del 27 marzo 2015, n. 6230, ha respinto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria.

Le particolari condizioni che escludono l’adeguatezza degli standard

A decidere le sorti degli avvisi emessi per rettificare il reddito d’impresa, diversi elementi dirimenti addotti dal contribuente e non “superati” dall’Amministrazione. Tra questi, le accennate territorialità e la localizzazione dell’impresa, situata in Comune montano con pochi abitanti, la cessazione dell’attività (due anni dopo quello verificato) seguita dall’assunzione del titolare come dipendente presso altra ditta, con retribuzione mensile di 1.000 euro. Quest’ultima ritenuta già dai giudici di merito “circostanza sintomatica della insufficiente redditività della attività pregressa”.

Determinante l’assenza di argomenti contrapposti dall’Amministrazione

Come più volte ribadito dai giudici di merito e confermato da quelli di Cassazione, nel caso di specie, a concorrere all’annullamento degli atti impositivi, non sono state solo le “plurime presunzioni semplici offerte dal contribuente”, ma anche il fatto che l’Ufficio, in sede giurisdizionale, non abbia prodotto nessun contrapposto argomento di merito, ovvero non abbia chiarito quale decisività potessero avere gli elementi indicati.

 

 

11) Tasse automobilistiche: niente esenzioni per le auto storiche

Le norme delle leggi regionali che prevedono ancora l’esenzione per le auto storiche sono incompatibili con la sopravvenuta disciplina statale e sono, pertanto, state abrogate.

L’abrogazione dei commi 2 e 3 dell’art. 63 della legge n. 342 del 2000, comporta, quindi, che agli autoveicoli ed ai motoveicoli di particolare interesse storico e collezionistico non è più riconosciuta l’esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche.

Detta esenzione è riservata, invece, ai soli veicoli e motoveicoli - esclusi quelli adibiti ad uso professionale - ultratrentennali di cui al comma 1 del citato art. 63 della legge n. 342 del 2000, per i quali è conseguentemente dovuta la “tassa di circolazione forfettaria annua” e l’imposta provinciale di trascrizione di cui all’art. 56 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, in misura fissa, come prescrive il successivo comma 4 del citato art. 63 della legge n. 342 del 2000.

Pertanto i veicoli di particolare interesse storico e collezionistico, non godendo più dell’esenzione in esame, sono assoggettati alla tassa automobilistica che deve essere assolta nella misura e con le modalità ordinarie, al pari dell’imposta provinciale di trascrizione.

E’ evidente, dunque, che i parametri del particolare interesse storico collezionistico dei veicoli e dell’anzianità ultraventennale degli stessi, non hanno più alcun rilievo ai fini tributari.

(Ministero dell’Economia e delle finanze, risoluzione n. 4/DF del 01 aprile 2015)

 

 

12) 730 precompilato: assistenza e informazione a tutto campo

In onda gli spot, online la mini-guida alla nuova dichiarazione. Più di 150mila accessi sul sito e oltre 100mila click sul video YouTube.

Conto alla rovescia per l’operazione 730 precompilato. A due settimane dalla partenza della nuova dichiarazione è completo il kit di assistenza ai contribuenti. Sono infatti on air gli spot dedicati e già in rete sul sito dell’Agenzia la mini-guida con tutto ciò che c’è da sapere.

Nel pacchetto a supporto dei cittadini anche il nuovo sito sulla precompilata, che ha fatto registrare più di 150mila visite solo nella prima settimana, e il video tutorial, con oltre 100mila visualizzazioni sia sul canale YouTube delle Entrate sia attraverso gli altri siti d’informazione. Ecco, in dettaglio, tutti i canali che il Fisco mette in campo per accompagnare i cittadini nella nuova stagione della dichiarazione precompilata.

La precompilata va in tv – Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Economia e delle Finanze insieme all’Agenzia delle Entrate hanno realizzato una campagna istituzionale per sensibilizzare i cittadini sull’opportunità di accedere al proprio 730 già compilato sul sito delle Entrate.

La campagna è articolata in due spot che da sabato scorso vengono diffusi attraverso gli spazi televisivi gratuiti della Rai. Da questa mattina, inoltre, i video sono disponibili anche su Entrate in Video, il canale YouTube dell’Agenzia, all’indirizzo https://www.youtube.com/user/Entrateinvideo. Gli spot ricordano che la novità riguarda 20 milioni di contribuenti, da quest’anno al riparo dai controlli se accettano la dichiarazione senza modifiche o la presentano tramite Caf o intermediari abilitati. Li informa, inoltre, della necessità di richiedere il codice Pin per accedere alla propria dichiarazione.

730 precompilato, l’assistenza è multimediale - Un vero e proprio sito dedicato alla precompilata, che accompagna i cittadini passo dopo passo, guidandoli nel nuovo percorso semplificato della dichiarazione 730, con le date da ricordare e le risposte ai quesiti più frequenti, apre il filone di assistenza multimediale alla nuova dichiarazione dei redditi.

Online sul sito dell’Agenzia anche la mini guida con tutte le info in pillole, dai destinatari ai vantaggi del nuovo modello, dai dati che troveranno già pronti a quelli che potranno eventualmente inserire o correggere. Sul canale YouTube delle Entrate, inoltre, è già in rete il primo di una serie di video tutorial con cui l’Agenzia guiderà gli utenti mostrando in concreto come funziona la precompilata. Sempre sul versante “social”, informazioni e assistenza sulla precompilata viaggeranno anche via Twitter, attraverso il profilo istituzionale delle Entrate, che in occasione della nuova dichiarazione aprirà delle finestre di dialogo con i contribuenti.

All’Ufficio, via mail o per telefono, contatti con corsie riservate alla precompilata – Si potenziano anche i tradizionali canali di assistenza dell’Agenzia, con linee dedicate ai contribuenti che chiedono informazioni e supporto. In particolare, in vista del prossimo 15 aprile, saranno progressivamente attivati una linea dedicata sul canale di risposta scritta webmail, una linea telefonica nell’ambito del servizio di assistenza al numero 848.800.444, che si aggiungono all’assistenza fornita dagli uffici territoriali con o senza appuntamento. I cittadini che avranno bisogno di assistenza specifica su alcuni dati presenti nel modello, dal 15 aprile, inoltre, potranno prenotare un appuntamento per il servizio “dichiarazione 730 precompilata”.

Il Fisco mette le ruote per il 730 precompilato - In vista della partenza del 730 precompilato, anche il Camper dell’Agenzia scalda i motori. Per la prima volta l’ufficio mobile del Fisco farà tappa non solo nelle piazze, ma anche presso gli ospedali delle principali città italiane per offrire informazioni e assistenza sulla precompilata.

I cittadini presso l’ufficio su quattro ruote avranno la possibilità di ottenere il codice Pin e di controllare in tempo reale la dichiarazione con l’aiuto dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate.

La nuova edizione si svolgerà a partire dal 15 aprile – data di entrata in vigore della precompilata – e terminerà nella prima settimana di luglio, in coincidenza con la scadenza per la presentazione del 730 precompilato. Il Camper partirà da L’Aquila per poi toccare tutte le Regioni dello Stivale.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 57 del 1 aprile 2015)

 

 

13) Fisco: accordo di collaborazione tra Italia e Vaticano

Scambio informazioni dal 2009 e regolarizzazione con rimpatrio. Italia e Vaticano hanno firmato una convenzione in materia fiscale. Lo annuncia il ministero dell'Economia. L'accordo, firmato dal Segretario per i Rapporti con gli Stati del Vaticano, Paul Richard Gallagher, e dal Ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan, prevede lo scambio di informazioni dal 2009 e la possibilità di regolarizzare con il rimpatrio dei capitali.

L'accordo contiene anche norme sull'esenzione degli immobili della Santa Sede, che recepiscono quanto previsto dal Trattato del Laterano. ''Le riforme introdotte a partire dal 2010 e la creazione presso la Santa Sede di Istituzioni con specifiche competenze in materia economica e finanziaria - è scritto nella nota - consentono oggi la piena cooperazione amministrativa anche ai fini fiscali. Nel quadro della speciale rilevanza dei rapporti bilaterali, l' Italia è il primo Paese con cui la Santa Sede sottoscrive un accordo che disciplina lo scambio di informazioni''. Il ministero dell'Economia spiega che ''in linea con il processo in atto verso l'affermazione a livello globale della trasparenza nel campo delle relazioni finanziarie, la Convenzione recepisce il più aggiornato standard internazionale in materia di scambio di informazioni (articolo 26 del Modello OCSE) per disciplinare la cooperazione tra le autorità competenti delle due Parti contraenti. Lo scambio di informazioni riguarderà i periodi d'imposta a partire dal 1° gennaio 2009''.

La Convenzione - viene inoltre spiegato - ''consentirà il pieno adempimento, con modalità semplificate, degli obblighi fiscali relativi alle attività finanziarie detenute presso enti che svolgono attività finanziaria nella Santa Sede da alcune persone fisiche e giuridiche fiscalmente residenti in Italia. Gli stessi soggetti potranno accedere ad una procedura di regolarizzazione delle stesse attività, con i medesimi effetti stabiliti dalla legge n.186/2014'', in pratica in base alla legge per la regolarizzazione dei capitali detenuti all'estero conosciuta come ''rimpatrio dei capitali''. La Convenzione - conclude la nota - attua, inoltre, quanto previsto dal Trattato del Laterano relativamente all'esenzione dalle imposte per gli immobili della Santa Sede indicati nello stesso Trattato. Infine, è integrato nella Convenzione lo Scambio di note del luglio 2007 tra il Ministero degli Affari Esteri e la Segreteria di Stato, che prevede la notifica per via diplomatica degli atti tributari ad enti della Santa Sede. Accordo riguarderà anche dipendenti - Riguarderà anche i dipendenti e i pensionati del Vaticano, che ricevono pensioni ed emolumenti presso lo Ior, l'accordo fiscale siglato oggi tra Italia e Santa Sede. E' quanto ha spiegato mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati, all'Osservatore Romano: "Un ambito non meno importante riguarda poi la pluralità dei dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, nonché tutti i pensionati di queste Istituzioni, che ricevono presso l'Istituto per le Opere di Religione il pagamento delle rispettive retribuzioni o pensioni. Anche per costoro è previsto l'accesso alla semplificazione tributaria".Padoan, accordo Vaticano spinta a voluntary disclosure - L'accordo tra Italia e Vaticano sul fisco "è un passo avanti importante", che prosegue sulla strada della trasparenza fiscale e "rafforzerà il meccanismo della voluntary disclosure". Così il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, commentando l'intesa annunciata oggi con la Santa Sede. "L'Italia - ha evidenziato - è il primo Paese con cui il Vaticano fa un accordo di questo genere".

(Agenzia Ansa, nota del 01 aprile 2015)

 

 

14) Torna il reato di falso in bilancio: ecco cosa cambia

L'ok del Senato agli articoli 8, 9, 10 e 11 del ddl anticorruzione. Bocciato l'emendamento che innalzava la pena a sei anni per le società non quotate in borsa: la modifica avrebbe reso possibile l'uso delle intercettazioni. Ecco cosa succederà adesso

Il falso in bilancio torna a essere reato: sono stati approvati in Senato con voto segreto tutti gli articoli del ddl anticorruzione che riguardavano il tema, solo un emendamento è rimasto fuori. Molti saranno i cambiamenti che le nuove norme apporteranno al codice civile e al diritto amministrativo.

SOCIETA' NON QUOTATE IN BORSA - L'articolo 8 del disegno di legge anticorruzione riguarda le società non quotate in borsa e prevede che coloro che compilano e stilano i documenti contabili societari "al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto" saranno puniti con una pena che va da uno a cinque anni di carcere. Non passa invece l'emendamento (a prima firma Giuseppe Lumia del Pd) che innalzava la pena a sei anni, che avrebbe reso possibile l'uso delle intercettazioni.

PENE LIEVI - Successivamente palazzo Madama ha approvato, sempre a scrutinio segreto, l'articolo 9 del ddl anticorruzione che stabilisce le pene per le società sui 'fatti di lieve entità' in caso di false comunicazioni sociali: da sei mesi a tre anni. Il via libera è arrivato con 146 sì, 95 no e 8 astenuti.

SOCIETA' QUOTATE IN BORSA - L'altro articolo della discordia è il 10, approvato con 182 sì, 85 no e 48 astenuti, che riguarda invece le società quotate in borsa. La norma riscrive l'articolo 2622 del codice civile che riguarda le "false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori". All'articolo non sono state apportate modifiche dalla proposta uscita dalla commissione Giustizia e le pene vanno quindi dai tre agli otto anni di carcere, quindi l'uso delle intecettazioni in questo caso sarà consentito.

LE PENE PECUNIARIE - Infine con 205 sì, 56 no e un astenuto, anche l'articolo 11 è stato approvato, completando così il pacchetto di norme che riguardavano questo spinoso tema. Così anche la sanzione per la responsabilità amministrativa diventa più severa. Per le società non quotate la sanzione sarà minore e andrà da duecento a quattrocento quote. Invece per le società quotate in borsa andrà dalle quattrocento alle seicento.

COME E' STATO FINORA - Prima dell'approvazione degli articoli del ddl anticorruzione, diversi casi di "falso in bilancio" non erano punibili per legge, per società quotate e non. La punibilità era esclusa per:

Omissioni che non alteravano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene.

Se le falsità o le omissioni determinavano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1%.

Se conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura non superiore al 10% da quella corretta.

(Palermo Today, nota del 01 aprile 2015)

 

 

15) Entrate e Inps: con il pin, accesso ai servizi on line e al modello Cu

Semplici e gratuite le procedure per ottenere le “chiavi” che consentono, tra l’altro, di visionare e “lavorare” il 730 precompilato e, ai pensionati, di ricevere la Certificazione unica

Il codice per accedere a Fisconline può essere richiesto via web, per telefono o in un qualsiasi ufficio territoriale delle Entrate. Per la Certificazione unica, invece, i pensionati possono collegarsi al sito istituzionale dell’Inps, se dotati di pin, oppure rivolgersi a patronati, Caf e intermediari autorizzati.Tutte le informazioni in un comunicato congiunto di Agenzia delle Entrate e Inps.Servizi telematici delle Entrate: si accede con un click. Per ottenere il pin personale e la password di primo accesso a Fisconline e, quindi, poter utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia (730 precompilato compreso), l’iter, completamente gratuito, non presenta alcuna difficoltà.Si può procedere con una delle seguenti modalità: via web, per telefono o recandosi presso un qualsiasi ufficio territoriale delle Entrate; tutte le strade possono essere percorse o dal diretto interessato o da un suo delegato.Se ci si reca in prima persona in un ufficio dell’Agenzia, presentata la richiesta, si ottiene la password per effettuare il primo accesso e la parte iniziale del pin; quella che completa il codice può essere immediatamente “scaricata” via internet.Se invece il pin viene richiesto on line, per telefono o tramite un delegato, la prima parte del codice è rilasciata "a vista" mentre la seconda, unitamente alla password di primo accesso, arriva per posta, entro pochi giorni, al domicilio del contribuente che risulta in Anagrafe tributaria.

Certificazione unica dei redditi per i pensionati Inps

Per quanto riguarda la Certificazione unica, necessaria per la presentazione della dichiarazione dei redditi, i pensionati già in possesso del codice pin rilasciato dall’Inps (ma anche coloro che nel 2014 hanno ottenuto una prestazione di sostegno al reddito, come cassintegrati e disoccupati) possono riceverla  collegandosi al sito dell’Istituto previdenziale. La procedura è semplice: dal box “servizi online”, con un click alla voce “servizi al cittadino”, si apre una maschera in cui inserire le proprie credenziali e, una volta acceduti, è possibile visualizzare e stampare il modello Cu. In alternativa, la Certificazione unica può essere richiesta, sempre a costo zero, presso i patronati.Anche Caf e altri intermediari autorizzati possono rilasciarla, ma alcuni lo fanno a pagamento. I Caf che appartengono alla Consulta nazionale prestano il servizio gratuitamente.

(Agenzia delle entrate, comunicato del 01 aprile 2015)

 

 

16) Nuovo contratto per i bancari, aumento di 85 euro in 3 anni

Firmata ieri l'ipotesi di accordo fra Abi e sindacati sul rinnovo del contratto con scadenza al 31 dicembre 2018.

Firmata nella notte, dopo un confronto iniziato ieri pomeriggio, l'ipotesi di accordo fra Abi e sindacati sul rinnovo del contratto con scadenza al 31 dicembre 2018. Il testo dovrà passare al vaglio di esecutivo Abi e assemblee sindacali. L'intesa prevede fra l'altro un aumento medio a regime di 85euro in 3 anni e soluzioni per l'occupazione.

L'accordo è arrivato dopo un tour de force iniziato nel primo pomeriggio di ieri, culmine di una trattativa durata da un anno e mezzo e caratterizzata da confronti anche duri fra le parti e scioperi. Il Casl dell'Abi guidato dal presidente di Mps Alessandro Profumo aveva fissato, con il supporto dell'esecutivo, l'ultima scadenza del 31 marzo per trovare un accordo "ma non a non ogni costo", pena la disapplicazione del contratto. Fra accelerazioni e stop dei negoziati, tutto sembrava vicino a una nuova rottura (con minaccia di nuovi scioperi e agitazioni) la scorsa settimana quando i sindacati avevano interrotto le trattative sul tema della salvaguardia dell'occupazione. Una richiesta definita irricevibile da Profumo in un momento di profonde trasformazioni del settore ancora colpito peraltro dalla crisi.

L'impasse è stata superata con l'inserimento di soluzioni per l'occupazione e che tenessero conto anche dell'anima sociale, specie verso i giovani. QUindi un salario d'ingresso per i giovani assunti attraverso il fondo per l'occupazione aumentato dell'8% e la creazione di una piattaforma bilaterale per la ricollocazione nel settore del personale licenziato in caso di crisi aziendali. Al tavolo ieri quindi si è arrivati con un altro clima per discutere il tema finale dell'aumento economico ma ciononostante non sono mancati momenti di confronto nella notte con alcune posizioni fra i sindacati non allineate. Alla fine però è arrivata al firma che, sebbene abbia la sospensiva del via libera dell'esecutivo e delle assemblee dei rispettivi sindacati, segna un punto finale al negoziato. Ora le banche e le organizzazioni potranno gestire meglio e senza conflitti una fase di ristrutturazione del settore che coinvolgerà, a detta di molti, non solo le popolari per effetto del decreto del governo ma anche molti altri istituti di credito.

(Agenzia Ansa, nota del 01 aprile 2015)

 

 

Vincenzo D’Andò