Considerazioni sul divieto di subappalto per assenza di un’esplicita autorizzazione da parte dell’Ente appaltante

di Massimo Pipino

Pubblicato il 21 aprile 2015

alcune considerazioni sul divieto di subappalto nelle procedure pubbliche in seguito alla recente giurisprudenza di Cassazione

La questione di diritto che è stata presa in considerazione dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione che in questa sede si esamina si propone di definire puntualmente quale sia la portata applicativa che deve essere attribuita alla previsione di divieto di subappalto così come viene fissato dall'articolo 21 della Legge 13 settembre 1982, n. 646 (Disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale ed integrazione alle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, 10 febbraio 1962, n. 57 e 31 maggio 1965, n. 575).

Secondo quanto viene stabilito dalla norma in parola "Chiunque, avendo in appalto opere riguardanti la pubblica amministrazione, concede anche di fatto, in subappalto o a cottimo, in tutto o in parte le opere stesse, senza l'autorizzazione dell'autorità competente, è punito con l'arresto da sei mesi ad un anno e con l'ammenda non inferiore ad un terzo del valore dell'opera concessa in subappalto o a cottimo e non superiore ad un terzo del valore complessivo dell'opera ricevuta in appalto. Nei confronti del subappaltatore e dell'affidatario del cottimo si applica la pena dell'arresto da sei mesi ad un anno e dell'ammenda pari ad un terzo del valore dell'opera ricevuta in subappalto o in cottimo".

Già in altre occasioni, e per pronunciarsi su diverse fattispecie, la giurisprudenza della Corte di Cassazione si era trovata a doversi occupare di tale previsione norm