Split payment e reverse charge: chiarimenti in merito all'applicazione alternata dei rispettivi regimi

Split payment e reverse charge ad applicazione alternata. È questo quanto si desume dal disposto dell’articolo 17-ter, D.P.R. n. 633/1972, secondo il quale il meccanismo dello split paymentsi applica a tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, ad eccezione delle:

cessioni di beni e le prestazioni di servizi per le quali i cessionari o committenti siano debitori d’imposta (reverse charge);

prestazioni di servizi soggette a ritenuta alla fonte a titolo d’acconto (i.e. prestazioni professionali territorialmente rilevanti).

Inoltre, nel silenzio della norma, sono da ritenersi escluse dallo split payment anche le operazioni alle quali il meccanismo dello split payment non può essere concretamente applicato, in quanto, in base a disposizioni di legge, l’imposta non è distintamente evidenziata in fattura, ossia:

le operazioni soggette ai regimi speciali (regime del margine relativo ai beni usati, regime base da base delle agenzie di viaggio);

le operazioni soggette ai regimi monofase dell’articolo 74, D.P.R. n. 633/1972 (ad esempio per il settore dell’editoria);

operazioni non documentate da fattura ma da scontrini o ricevute fiscali.

Ciò trova conferma anche nel D.M. 23 gennaio 2015 nel quale sono stati identificati termini e modalità di versamento dell’IVA da parte delle Pubbliche Amministrazioni: al ricorrere delle suddette fattispecie, il meccanismo di versamento dell’IVA introdotto dalla legge di Stabilità per il 2015, cede il posto ai preesistenti regimi ordinari e/o speciali. Si pensi al caso in cui oggetto delle cessioni nei confronti di enti pubblici siano libri, per i quali l’imposta è assolta direttamente dall’editore, ai sensi dell’articolo 74, D.P.R. n. 633/1972. Al ricorrere di tale ipotesi, infatti, la fattura non deve recare l’annotazione “scissione dei pagamenti”, ma continua anche dopo il 1° gennaio 2015, a esporre il prezzo di cessione dei libri IVA inclusa. Medesimo comportamento deve essere adottato nel caso in cui vengano forniti alle Pubbliche Amministrazioni prestazioni di carattere professionale, territorialmente rilevanti nel territorio dello Stato, che ai sensi dell’art. 25, D.P.R. n. 600/1973 sono soggette a ritenuta alla fonte a titolo d’acconto sui redditi. Ma certamente le ipotesi che destano più interesse sono quelle al ricorrere delle quali le Pubbliche Amministrazioni sono debitrici d’imposta, ossia quelle alle quali si applica il reverse charge c.d. “interno” e/o “esterno”. A tal riguardo, la relazione al D.M. 23 gennaio 2015 elenca a titolo esemplificativo alcune ipotesi al ricorrere delle quali lo split payment non si applica, come l’acquisto di beni o servizi da un soggetto passivo non stabilito nel territorio dello Stato. In termini concreti, al ricorrere dei casi previsti dagli articoli 17, comma 2, e 74 del D.P.R. n. 633/1972, il meccanismo dell’inversione contabile ritorna a farla da padrone su quello dello split payment; casi che a decorrere dallo scorso 1° gennaio 2015, sono stati ampliati dalla legge di Stabilità 2015. Con specifico riferimento a questa ultima ipotesi di alternatività, appare evidente come, dal momento che la ratio sottesa alla introduzione del meccanismo dello split payment sia quella di evitare fenomeni antifrode, laddove le cessioni e delle prestazioni rese nei confronti dei soggetti indicati nell’articolo 17-ter siano quelle per le quali il legislatore ha già previsto l’applicazione del meccanismo del reverse charge, non è più necessario ricorrere al meccanismo dello split payment per proteggere l’interesse erariale. Appare tuttavia di non immediata individuazione, ai fini della concreta applicazione della norma…

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