I casi di detrazione Iva: rassegna mensile di giurisprudenza tributaria

Premessa

Ultima puntata, almeno per questo periodo, della rassegna giurisprudenziale dedicata al tema della detrazione dell’iva.

In questa puntata segnaliamo le sentenze in tema di detrazione iva in caso di comportamenti elusivi, o evasivi, nonché quelle che affermano la detraibilità dell’imposta anche in mancanza della registrazione e nel caso di acquisto di immobile strumentale concesso in locazione

 

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La condotta antieconomica e il presunto nesso con la elusione

In caso di vendita “sottocosto”, il cliente ha diritto alla detrazione della relativa imposta, senza che sia possibile applicare, in materia di Iva, i principi applicabili ai fini delle imposte sui redditi, che consentono all’Amministrazione finanziaria di valutare la congruità dei costi e dei ricavi dichiarati, perchè la regola sull’antieconomicità è propria dell’imposizione diretta.

Questa Corte, con precipuo riferimento alle imposte sui redditi, ha reiteratamente riconosciuto che rientra nei poteri dell’amministrazione finanziaria la valutazione di congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni e la rettifica di queste ultime, anche se non ricorrano irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi degli atti giuridici compiuti nell’esercizio d’impresa, con negazione della deducibilità di parte di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa – cfr. Cass. n. 12813/2000(con riferimento all’ILOR); Cass. n. 9497/2008 e Cass. n. 3243/2013, Cass. n. 1711/2007 (con riferimento all’IRPEG); Cass. n. 7487/2002; Cass. n. 10802/2002; Cass. n. 5463/2003; Cass. n. 398/2003; Cass. n. 19150/2003. V anche Cass. nn. 1821/2001, 6337/2002, 793/2004.

Alla base di questo indirizzo vi è il convincimento che in presenza di un comportamento assolutamente contrario ai canoni dell’economia, rimasto inspiegato da parte del contribuente, è pienamente legittimo l’accertamento ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d). Ragion per cui il giudice di merito che giunga a ritenere illegittimo l’accertamento è tenuto a specificare, con argomenti validi, le ragioni per le quali ritiene che l’antieconomicità del comportamento del contribuente non sia sintomatica di possibili violazioni di disposizioni tributarie – Cass. n. 1821/2001 -.

Peraltro, questa stessa Corte, chiamata a verificare la possibilità ed eventualmente i limiti entro i quali è possibile estendere i principi giurisprudenziali teste affermati al tributo IVA, ha affermato che in caso di contestazione di operazioni antieconomiche, l’amministrazione non può rettificare l’Iva detratta sugli acquisti, a meno che si tratti di operazioni inesistenti, di sovrafatturazioni o di un più ampio contesto di abuso del diritto.

Ciò perchè la regola sull’antieconomicità è propria dell’imposizione diretta e può estendersi anche all’Iva solo nell’osservanza di tutti i principi enunciati in materia dalla Corte di Giustizia, a tenore dei quali, in via generale, non è consentita alcuna limitazione al diritto di detrazione – Cass. n. 22130/2013.

(Cassazione, ordinanza n. 10041/2014)

 

Lo status di soggetto iva nella determinazione della frode fiscale

Il regime della detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti effettuati nell’esercizio dell’impresa, richiede, oltre alla qualità d’imprenditore dell’acquirente, l’inerenza del bene acquistato all’attività imprenditoriale, intesa come strumentalità del bene stesso rispetto a detta specifica attività, incombendo sull’interessato la dimostrazione di detta inerenza o strumentalità.

Con riguardo alle operazioni passive IVA, la qualifica d’impresa, che compete ex lege alle società commerciali con riguardo alle operazioni attive essendo le cessioni di beni, da parte di dette società, dalla legge considerate “in ogni caso”, cioè senza eccezioni, effettuate nell’esercizio d’impresa, non è sufficiente per dare vita al diritto alla detrazione dell’IVA, essendo per contro necessario che l’acquisto di beni risulti…

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