Diario quotidiano del 30 marzo 2015: il riassunto della circolare sul reverse charge

Pubblicato il 30 marzo 2015



stop alla lunga durata del processo: il cittadino va risarcito dallo Stato; commercialisti: riforma dei regolamenti; agevolazioni sul gasolio per autotrazione: dalle Dogane reso disponibile il software; vendite all’asta di beni immobili: ricade sull’ufficiale giudiziario l’obbligo di calcolare e versare l’IVA; studi di settore: il contraddittorio rende legittimo l’accertamento prima di 60 giorni; INPS artigiani e commercianti: in arrivo gli avvisi bonari nel cassetto previdenziale; costituzione di gruppo Iva nella UE: si é svincolati dalla personalità giuridica; commercialisti: la forza risiede nell’unione; CNDCEC: nuovi modelli per iscrizione/cancellazione dei tirocinanti; delega al modello 730 precompilato; Governo: nuova Rai e altri provvedimenti; estensione del reverse charge a edilizia, settore energetico e pallets: in una circolare i chiarimenti delle Entrate per gli operatori

 Indice:

 1) Stop alla lunga durata del processo: il cittadino va risarcito dallo Stato

 2) Commercialisti: riforma dei regolamenti

 3) Agevolazioni sul gasolio per autotrazione: dalle Dogane reso disponibile il software

 4) Vendite all’asta di beni immobili: ricade sull’ufficiale giudiziario l’obbligo di calcolare e versare   l’IVA

 5) Studi di settore: il contraddittorio rende legittimo l’accertamento prima di 60 giorni

 6) INPS artigiani e commercianti: in arrivo gli avvisi bonari nel cassetto previdenziale

 7) Costituzione di gruppo Iva nella UE: si é svincolati dalla personalità giuridica

 8) Commercialisti: la forza risiede nell’unione

 9) CNDCEC: nuovi modelli per iscrizione/cancellazione dei tirocinanti

 10) Delega al modello 730 precompilato

11) Governo: nuova Rai e altri provvedimenti

 12) Estensione del reverse charge a edilizia, settore energetico e pallets: In una circolare i chiarimenti delle Entrate per gli operatori

 

 

1) Stop alla lunga durata del processo: il cittadino va risarcito dallo Stato

Stato pignorato per lentezza. Sentenza della Cassazione accoglie un ricorso sull’equo indennizzo (legge Pinto). Processi lunghi: possibile aggredire i beni ministeriali. L’equa riparazione, una delle voci più preoccupanti del debito pubblico, alla resa dei conti: lo Stato deve pagare e non può impedire che il cittadino ottenga in tempi stretti il ristoro. Sono infatti pignorabili le somme del Ministero della Giustizia presso la Banca d’Italia, a esclusione di quelle riserve dichiarate dal dl 143/2008 come tassativamente impignorabili (e destinate essenzialmente agli stipendi o ai servizi). Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 6078 del 26 marzo 2015, ha accolto il ricorso di un cittadino che, nonostante avesse vinto da tempo la causa sull'equo indennizzo da ingiusta durata del processo, non era riuscito a ottenere il pagamento. Una sentenza che mette in mora lo Stato reclamando una legge e applica le norme a disposizione in favore di quanti, soprattutto prima del 2008 (anno di entrata in vigore del pignoramento diretto) hanno vinto la lite sulla legge Pinto, senza ancora ottenere un euro. «La violazione del diritto alla ragionevole durata del processo», scrivono i Supremi giudici, «è particolarmente grave e odiosa, come il mancato rispetto della Carta dei diritti dell'Uomo, ed è di pari rango alla tortura, alla negazione della libertà di stampa e di espressione, all'impedimento dell'esercizio dei diritti civili». Infatti per la Cassazione i fondi del ministero della giustizia, comunque diversi da quelli tassativamente indicati dall'art. 1 del dl 143/08, sono liberamente pignorabili.

 

 

2) Commercialisti: riforma dei regolamenti

Regolamenti attuativi approvati dall’assemblea dei segretari e inviati al Ministero. Tirocinio, formazione, funzioni disciplinari e poi normativa anticorruzione e trasparenza. L’assemblea dei segretari degli ordini dei commercialisti che si è tenuta il 26 marzo 2015 a Roma, la prima dal rinnovato consiglio eletto a luglio, fa il pieno di novità per gli iscritti. Novità per la maggior parte dei casi frutto di una corsa contro il tempo che ha costretto l’ordine guidato da Gerardo Longobardi a tentare un recupero di quasi due anni di commissariamento, dove l’attività politico-normativa ha subito, per forza di cose, una battuta l’arresto.

Ecco quindi i tre regolamenti attuativi della riforma delle professioni (Dpr 137/12), approvati dall’assemblea dei segretari e inviati al Ministero della giustizia per il via libera. Ma anche diverse novità sui temi di attualità, dalla fatturazione elettronica alle norme sull’anticorruzione imposte dall’Anac.

Adempimenti a carico degli iscritti, presentati nell’assise guidata dal segretario nazionale Achille Coppola, che ha visto la partecipazione di 125 ordini (su 144) illustrati in una logica di «fare sistema», leitmotiv dell’incontro. Perché per Coppola è necessario «gettare le basi per un cambiamento strutturale che a livello organizzativo passi sì per l'adozione dei nuovi regolamenti, ma che soprattutto punti a una sinergia tra centro e territorio».

Regolamenti della riforma delle professioni

Una delle urgenze principali era quella di rimettersi in pari con i regolamenti attuativi della riforma del 2012. In tema di formazione la novità principale, come ha spiegato Massimo Miani consigliere delegato in materia di formazione, tirocinio e rapporti con gli ordini, è «l'introduzione della distinzione tra aggiornamento e formazione» e quindi dei relativi crediti. Ma soprattutto si è sancito il principio secondo il quale «sarà l’ordine territoriale a gestire l'istruttoria della richiesta di accreditamento degli eventi organizzati da soggetti autorizzati». Anche se poi l’ultima parola spetterà al Cn. In tema di formazione però novità ancora più significative arriveranno nelle prossime settimane con la presentazione di una scuola di alta formazione che punterà sul riconoscimento delle specializzazioni.

Più semplice la partita sul tirocinio, dove al di là dell’attesa sulla convenzione quadro approvata da qualche mese (che permette l’esonero della prima prove per l’esame di stato) si trattava solo di adeguare le norme già esistenti al 137 che ne ha ridotto la durata da 36 a 18 mesi. Infine i consigli di disciplina territoriali. Questi in assenza di norme generali erano stati creati in autonomia dagli ordini e quindi in modo profondamente eterogeneo. Il regolamento in questione, che entrerà in vigore a giugno prossimo dopo l’approvazione anche di linee guida sulla materia, oltre a dare uniformità alla disciplina, individua la composizione e le competenze dei nuovi organismi e mette paletti chiari su alcune procedure disciplinari.

Anticorruzione e procedimenti amministrativi

Tra i temi all’ordine del giorno poi quello dell’anticorruzione con le relative istruzioni predisposte per gli ordini territoriali. In questo senso è stato specificato che la figura del responsabile dell’anticorruzione prevista tra i vari adempimenti possa essere anche un funzionario con incarichi apicali e non necessariamente come prevederebbe un’applicazione stringente della norma un dirigente. Inoltre è stato puntualizzato, a seguito di rassicurazioni da parte dello stesso presidente dell' autorità di anticorruzione Raffaele Cantone, che gli ordini più piccoli possano consorziarsi solo al fine di adempiere agli obblighi in materia.

In un’ottica poi di efficienza e di supporto agli ordini, durante l’assemblea è stata presentata un’iniziativa finalizzata a migliorare l’attività amministrativa degli ordini.

 

 

3) Agevolazioni sul gasolio per autotrazione: dalle Dogane reso disponibile il software

Agevolazioni sul gasolio per autotrazione: dichiarazioni entro il 30 aprile. L’Agenzia delle Dogane ha reso disponibile il software per la compilazione della dichiarazione sui consumi di gasolio effettuati dagli autotrasportatori, relativa al primo trimestre 2015. La dichiarazione deve essere presentata entro il prossimo 30 aprile.

L’Agenzia delle Dogane, con la nota del 24 marzo 2015 ha ricordato che:

- è disponibile il software aggiornato per la compilazione e la stampa della dichiarazione;

- tenuto conto dei rimborsi riconosciuti in ragione dei precedenti aumenti dell’aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante, la misura del beneficio riconoscibile è pari a 214,18609 euro per mille litri di prodotto, in relazione ai consumi effettuati tra il 1° gennaio e il 31 marzo 2015.

Ferma restando l’esclusione dei soggetti che operano con mezzi di peso inferiore a 7,5 tonnellate, possono usufruire dell’agevolazione:

- gli esercenti l’attività di autotrasporto merci con veicoli di massa massima complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate;

- gli enti pubblici e le imprese pubbliche locali esercenti l’attività di trasporto ex D.Lgs. n. 422/1997;

- le imprese esercenti autoservizi di competenza statale, regionale e locale;

- gli enti pubblici e le imprese esercenti trasporti a fune in servizio pubblico per trasporto di persone.

Per ottenere il rimborso, ai fini della restituzione in denaro o dell’utilizzo in compensazione, i soggetti aventi diritto presentano l’apposita dichiarazione agli Uffici delle dogane territorialmente competenti entro il termine del 30 aprile 2015.

I crediti sorti con riferimento ai consumi relativi al quarto trimestre dell’anno 2014 potranno essere utilizzati in compensazione entro il 31 dicembre 2016. Da tale data decorre il termine per la presentazione dell’istanza di rimborso in denaro delle eccedenze non utilizzate in compensazione, le quali dovranno, quindi, essere presentate entro il 30 giugno 2017.

 

 

 4) Vendite all’asta di beni immobili: ricade sull’ufficiale giudiziario l’obbligo di calcolare e versare l’IVA

Esecuzione forzata: ricade sull’ufficiale giudiziario l’obbligo di calcolare e versare l’IVA. Nell’ambito della vendita di un bene immobile mediante esecuzione forzata, dunque, gli Sati UE possono porre a carico dell’ufficiale giudiziario gli obblighi di calcolo, riscossione e versamento dell’IVA dovuta sul ricavato della vendita.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Giustizia, con la sentenza 26 marzo 2015, causa c-499/13, secondo la quale il principio di proporzionalità non osta a una disposizione nazionale che preveda per l’ufficiale giudiziario una responsabilità pecuniaria e penale per il mancato versamento dell’IVA: se questi, cioè, non adempie il proprio obbligo di riscossione e di versamento dell’IVA, dovrà rispondere con tutto il suo patrimonio dell’ammontare dell’imposta dovuta sul ricavato della vendita. La condizione, tuttavia, è che l’ufficiale giudiziario disponga di qualunque strumento giuridico per adempiere tale obbligo, cosa che spetta al giudice del rinvio verificare.

Il diritto UE in materia di IVA consente agli Stati membri (nella specie, la Polonia), nell’ambito della vendita di un bene immobile mediante esecuzione forzata, di porre a carico dell’ufficiale giudiziario (o di altro operatore a ciò preposto) gli obblighi di calcolo, riscossione e versamento dell’IVA dovuta sul ricavato della vendita entro i termini richiesti.

Ilprincipio è stato affermato dalla Corte di Giustizia nella sentenza 26 marzo 2015, C-499/13, in merito a una controversia vertente tra un ufficiale giudiziario, e il direttore dell’Ufficio imposte di Danzica, a seguito del mancato versamento entro i termini dell’IVA dovuta per la vendita di un bene immobile effettuata mediante esecuzione forzata.

Con riguardo all’IVA dovuta, infatti, il diritto polacco prevede degli obblighi specifici posti in capo all’ufficiale giudiziario coinvolto nella vendita giudiziale poiché si ritiene di non poter far affidamento, nell’ambito di una tale procedura, sul versamento dell’IVA da parte del debitore stesso: gli obblighi imposti all’ufficiale giudiziario dalla normativa polacca hanno il fine di garantire effettivamente la riscossione delle imposte da parte dell’Erario, e perciò costui è ritenuto responsabile (pecuniariamente e penalmente) laddove violi tali obblighi.

La Corte di Giustizia ha ricordato che, in base alla direttiva IVA, gli Stati membri:

- sono autorizzati, in caso di cessione di beni immobili in una vendita giudiziale al pubblico incanto, a designare l’acquirente dell’immobile come debitore dell’imposta, a condizione che si tratti di un soggetto passivo, al fine di garantire l’esatta riscossione dell’IVA e di evitare le evasioni;

- possono stabilire, con una certa discrezionalità, altri obblighi che ritengano necessari ad assicurare l’esatta riscossione dell’IVA e ad evitare le evasioni.

- nell’assicurare l’esatta riscossione dell’imposta ed evitare frodi, non devono eccedere quanto necessario, per non devono compromettere la neutralità dell’IVA

Il sistema di intermediazione istituito dalla normativa polacca - che dà l’incarico all’ufficiale giudiziario di calcolare, riscuotere e versare l’IVA dovuta sul ricavato di una vendita mediante esecuzione forzata - è volto ad evitare che il soggetto passivo, in considerazione della sua situazione finanziaria, violi il proprio obbligo fiscale di pagamento dell’IVA: secondo la Corte, la direttiva IVA non osta a questa normativa.

Ai sensi della legge nazionale, l’ufficiale giudiziario non sconfina in alcuna competenza né in alcun obbligo del soggetto passivo e si limita a garantire che l’importo dell’IVA corrispondente a una particolare operazione sia versato all’autorità fiscale.

La normativa polacca non prevede né che l’ufficiale giudiziario sia obbligato in solido con il soggetto passivo al pagamento dell’IVA, né gli attribuisce la qualifica di suo rappresentante fiscale.

Alla stregua di ciò, la Corte di Giustizia ha, quindi, promosso la disposizione polacca in questione.

La legge polacca che prevede la responsabilità (pecuniaria e penale) dell’ufficiale giudiziario che non adempia il proprio obbligo di riscossione e di versamento dell’IVA, non contrasta nemmeno col principio di proporzionalità: la norma nazionale può prevedere, quindi, che questi risponda con tutto il suo patrimonio dell’ammontare dell’IVA dovuta sul ricavato della vendita. L’ufficiale giudiziario deve avere la possibilità e gli strumenti giuridici per adempiere tale obbligo, circostanza che spetta al giudice nazionale verificare.

I giudici europei ritengono che sia parimenti legittima la disposizione polacca secondo cui il “soggetto pagatore” è tenuto a calcolare, riscuotere e versare l’ammontare dell’IVA dovuto a titolo della vendita in questione, senza poter detrarre l’ammontare dell’imposta pagata a monte dall’inizio del periodo d’imposta fino alla data di riscossione dell’imposta presso il soggetto passivo.

 

 

 5) Studi di settore: il contraddittorio rende legittimo l’accertamento prima di 60 giorni

Studi di settore: è legittimo l’accertamento emesso prima del termine di 60 giorni previsto dallo Statuto del contribuente. A patto che sia stato attivato il contraddittorio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6054 del 26 marzo 2015. Secondo i giudici di legittimità in tema di accertamenti standardizzati non è applicabile il termine dilatorio di 60 giorni ma è necessario, tuttavia, che sia stata attivata la fase del contraddittorio poiché va garantita la partecipazione del soggetto accertato in via preventiva.

 

Servizio postale “Seguimi”: non vale per la notifica degli atti tributari

Il particolare servizio che rende Poste non ammette anche la ricezione delle cartelle esattoriali.

Come é noto Poste Italiane rende un servizio che agevola il recapito della corrispondenza in tutti i casi in cui il destinatario abiti temporaneamente, per un periodo più o meno lungo, in un luogo diverso dalla casa di residenza.

Il servizio si chiama “Seguimi” e per espresse condizioni contrattuali riguarda tutta la corrispondenza (ordinaria e raccomandata) ma non le notifiche di atti tributari o giudiziari o loro assimilati.

Questo è quanto ha deciso la Commissione tributaria provinciale di Perugia che con la sentenza n. 40/01/15 del 10/2/2015 ha affermato, riferendosi alla notifica di una cartella esattoriale, che il rapporto contrattuale tra il destinatario e le Poste inerente il servizio “Seguimi” e' irrilevante ai fini del perfezionamento dell’iter di notifica dell’atto tributario, iter disciplinato esclusivamente dal codice di procedura civile e dalla Legge 890/1982.

Al limite, il destinatario potrebbe lamentare eventuali inadempienze contrattuali a Poste Italiane (per l’invio, se del caso, della raccomandata con avviso di giacenza), ma tali inadempienze non avrebbero comunque influenza in sede tributaria relativamente al perfezionamento della notifica dell`atto.

 

 

6) INPS artigiani e commercianti: in arrivo gli avvisi bonari nel cassetto previdenziale

INPS gestione Artigiani e Commercianti: sono in arrivo gli avvisi bonari rata con scadenza Febbraio 2015.

L’Inps, con il messaggio n. 2194 del 26 marzo 2015, facendo seguito alla circolare n. 98/2013, comunica che dal 30 marzo 2015 inizieranno le elaborazioni per l’emissione degli avvisi bonari relativi alla rata in scadenza a febbraio 2015 per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni degli artigiani e commercianti.

Gli avvisi bonari saranno a disposizione del contribuente all’interno del Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti (di cui al messaggio n. 5769 del 02/04/2012) al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Posizione Assicurativa – Avvisi Bonari.

Sarà predisposta anche la relativa comunicazione che di solito veniva spedita, visualizzabile all’indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Posizione Assicurativa – Avvisi Bonari generalizzati.

Contestualmente sarà inviata una email di alert ai titolari della posizione contributiva e ai loro intermediari, che abbiano fornito tramite il Cassetto il loro indirizzo di posta elettronica.

Qualora l’iscritto avesse già effettuato il pagamento, potrà comunicarlo utilizzando l’apposito servizio presente al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Sezione Comunicazione bidirezionale – Comunicazioni – Invio quietanza di versamento

 

 

7) Costituzione di gruppo Iva nella UE: si é svincolati dalla personalità giuridica

Gruppo IVA: la personalità giuridica dei membri non è condizione per la costituzione.

Uno Stato membro non potrebbe subordinare la costituzione di un gruppo IVA alla condizione che tutti i membri abbiano personalità giuridica, a meno che tale condizione non sia giustificata dalla prevenzione di pratiche abusive o dalla lotta contro l’elusione e l’evasione fiscale, nel rispetto del diritto UE. È questa l’opinione dell’Avvocato Generale UE nelle conclusioni del 26 marzo 2015, cause riunite C-108/14 e C-109/14. Secondo l’Avvocato Generale, le opportune verifiche dovrebbero essere rimesse al giudice nazionale.

Secondo l’opinione espressa dall’AG, non sarebbe compatibile col diritto UE la disposizione nazionale che subordini la costituzione di un gruppo IVA alla condizione che tutti i membri abbiano personalità giuridica, a meno che ciò non sia giustificata dalla prevenzione di pratiche abusive o dalla lotta contro l’elusione e l’evasione fiscale, nel rispetto del diritto UE. In tale contesto spetterebbe al giudice nazionale verificare la sussistenza di tale giustificazione.

È questa una delle risposte che l’AG suggerisce alla Corte di Giustizia, la quale dovrà pronunciarsi sui rinvii pregiudiziali, deferiti dal Bundesfinanzhof (Corte tributaria federale tedesca), relativi, in primo luogo, al metodo di calcolo della detrazione dell’IVA versata a monte da due società holding all’atto dell’acquisizione di partecipazioni nel capitale di altre società alla cui gestione tali holding partecipano e, in secondo luogo, alla questione se contrasti con la sesta direttiva IVA n. 77/388/CEE la legislazione fiscale (nella specie, tedesca) che impedisce alle società di persone di partecipare, in quanto entità “subordinate”, ad un gruppo IVA.

Le conclusioni del 26 marzo 2015 dell’AG sono molto articolate, e offrono una lunga e attenta disamina della giurisprudenza comunitaria relativa, in primo luogo, al metodo di calcolo da scegliere (da parte del soggetto passivo, o eventualmente, dall’amministrazione finanziaria) per ripartire il più oggettivamente e uniformemente possibile l’IVA versata a monte quando le spese di una società holding sono inerenti sia ad attività economiche che ad attività non economiche (volte, come nel caso di specie, all’acquisizione e alla detenzione/gestione di partecipazioni nelle rispettive controllate).

Il giudice del rinvio ha, infatti, chiesto alla Corte UE quale metodo di calcolo deve essere scelto per quantificare la detrazione (pro-rata) dell’IVA spettante a una holding in ragione delle prestazioni a monte erogate nel quadro del reperimento del capitale per l’acquisizione di quote all’interno di società controllate nel caso in cui la holding di cui trattasi eroghi in seguito (come programmato fin dall’inizio) diverse prestazioni imponibili a favore delle suddette società. Nella fattispecie, l’amministrazione finanziaria ha considerato più appropriato il criterio di ripartizione in funzione della natura dell’investimento. Secondo l’AG, le spese inerenti a transazioni in conto capitale effettuate da una società holding che interviene, direttamente o indirettamente, nella gestione delle proprie controllate non presenterebbero un nesso immediato e diretto con il complesso dell’attività economica di tale società holding, e di conseguenza, non bisognerebbe ripartire l’IVA versata a monte su tali spese tra le attività economiche e quelle non economiche. Nel caso in cui la holding effettuasse sia operazioni soggette all’IVA sia operazioni esenti, il diritto a detrarre l’IVA versata a monte - dice sempre l’AG - dovrà essere determinato in base al metodo del “pro-rata” (ex art. 17, paragrafo 5, della sesta direttiva n. 77/388/CEE).

Inoltre, l’AG sostiene che la sesta direttiva n. 77/388 non consentirebbe agli Stati UE di subordinare la costituzione di un “gruppo IVA” alla condizione che tutti i membri del gruppo abbiano personalità giuridica, a meno che questa condizione non sia giustificata dalla prevenzione di pratiche abusive o dalla lotta contro l’elusione e l’evasione fiscale, nel rispetto del diritto dell’UE (in particolare, del principio di neutralità fiscale).

Il riferimento qui è alla nozione di “gruppo IVA” (e, quindi, “IVA di gruppo”), in forza della quale è possibile considerare più persone come un unico soggetto passivo qualora esse siano stabilite sul territorio di un medesimo Stato membro e, pur essendo indipendenti dal punto di vista giuridico, siano strettamente vincolate tra loro sul piano finanziario, economico ed organizzativo: gli Stati membri, per esigenze di semplificazione amministrativa o per evitare taluni abusi, possono non considerare soggetti passivi distinti quei soggetti la cui indipendenza è unicamente una modalità giuridica.

Infine, l’AG reputa compatibile con la sesta direttiva IVA la normativa nazionale secondo cui gli stretti vincoli dal punto di vista finanziario, economico e organizzativo possono realizzarsi soltanto in presenza di una gerarchizzazione dei rapporti tra i membri del gruppo IVA, purché tale normativa sia necessaria e proporzionata al perseguimento degli obiettivi della prevenzione delle pratiche abusive e della lotta contro l’elusione o l’evasione fiscale, nel rispetto del diritto dell’Unione, in particolare del principio di neutralità fiscale.

 

 

8) Commercialisti: la forza risiede nell’unione

ASSEMBLEA DEI SEGRETARI: L’unione fa la forza. Per Achille Coppola, segretario del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili, occorre non solo creare un rapporto più stretto tra CN e Ordini locali, ma anche fare lobby sui territori.

Non solo segretari, ma anche presidenti, vicepresidenti e tesorieri hanno partecipato all’Assemblea dei Segretari organizzata dal Consiglio nazionale al Grand Hotel Plaza di Roma, lo scorso 26 marzo. In tutto erano 216 i partecipanti (di cui 102 segretari) in rappresentanza di 125 Ordini territoriali.

Una giornata, come ha sottolineato il tesoriere del Consiglio nazionale Achille Coppola, dedicata in ampia parte all’illustrazione delle novità normative che incidono sull’attività e sugli adempimenti degli Ordini locali.

“Il senso di questa giornata – ha affermato Achille Coppola – è quello di fare il punto della situazione sulla macchina operativa che muove il sistema degli Ordini in cui gli indirizzi politici vengono tradotti in operazioni concrete. L’attualità, infatti, ci pone temi di grande emergenza come la fatturazione elettronica, la trasparenza e l’anticorruzione. Come ente pubblico abbiamo il dovere di assicurare la trasparenza, ma si tratta di un tema in parte già affrontato perché previsto nel programma di mandato di questo Consiglio nazionale”.

A proposito di trasparenza e anticorruzione, il Consiglio nazionale ha emanato diverse informative per fornire agli Ordini locali le linee guida per mettere in pratica le regole previste dalla legge 190/2012 e dal d.lgs. 33/2013. Attualmente, il problema riguarda la nomina del responsabile dell’anticorruzione negli Ordini di minori dimensioni sprovvisti di personale dipendente.

Da questo punto di vista, l’Anac ha riconosciuto la possibilità che gli Ordini più piccoli possano consorziarsi tra loro in modo da avere almeno un dipendente che ricopra quel ruolo e che si occupi anche dell’inserimento dei dati nel sistema dell’Amministrazione trasparente.

Ad ogni modo, è ancora in attesa di ricevere dall’Anac le linee guida su trasparenza e anticorruzione declinate appositamente per gli Ordini professionali, soprattutto per quelli di minori dimensioni.

Coppola, inoltre, ha sottolineato la necessità di fare lobby sui territori per ricostruire una fitta rete di relazioni con le Istituzioni, dal momento che per troppo tempo i commercialisti sono stati assenti dalla scena politica.

“Abbiamo deciso – ha continuato il segretario nazionale – di coinvolgere gli iscritti all’Ordine eletti in Parlamento, nei Consigli regionali, nelle Giunte esecutive delle Province e dei Comuni e i colleghi che possano essere utili in ragione dei rapporti istituzionali intrattenuti a livello locale e non, per poter tutti insieme, con spirito di servizio, rendere un contributo concreto alla categoria, che vuole riconquistare al più presto lo spazio e l’autorevolezza che le competono”.

Ad entrare nel vivo delle novità operative per gli Ordini territoriali, messe a punto nei mesi scorsi dal Consiglio nazionale, è stato anche Massimo Miani, consigliere con delega ai Rapporti con gli Ordini, Università e tirocinio.

Dai nuovi regolamenti in tema di formazione professionale continua, funzione disciplinare e tirocinio fino all’attivazione delle convenzioni locali fra Ordini territoriali e Università. Senza dimenticare le best practices amministrative per le segreterie locali al fine di rendere più omogeneo il sistema ed evitare comportamenti diversi a livello territoriale.

“Un grande lavoro è stato realizzato dal Consiglio nazionale – ha detto Miani – con l’obiettivo di essere più vicino agli Ordini. Lavoriamo molto su questo fronte. Infatti, è stata istituita per la prima volta una commissione ad hoc denominata proprio “Rapporti con gli Ordini” per migliorare il flusso informativo tra noi e loro. Senza dimenticare gli incontri periodici programmati tra i consiglieri nazionali e i rappresentanti locali. Per quanto riguarda la formazione, abbiamo introdotto una novità molto importante che è la distinzione tra formazione e aggiornamento per acquisire e migliorare le competenze della categoria.”.

Tra i grandi temi della giornata c’è stata la già citata fatturazione elettronica su cui è intervenuto Roberto Cunsolo, tesoriere del Consiglio nazionale, che ha illustrato il progetto del portale per gli Ordini sul sito del Consiglio nazionale.

Sull’argomento ha detto la sua anche Maria Pia Giovannini, dirigente dell’Agenzia per l’Italia Digitale, che ha sottolineato come “anche i professionisti hanno subito un forte impatto in tale ambito”, testimoniando “con piacere che il Consiglio nazionale dei commercialisti è stato molto attento alla nostra campagna di sensibilizzazione, adoperandosi per creare il minore impatto possibile ai suoi iscritti. I commercialisti, infatti, rappresentano una parte molto attiva nel cambiamento del sistema Paese”.

Sul palco sono intervenuti anche altri consiglieri nazionali. Maurizio Grosso, delegato all’Innovazione degli studi professionali, degli Ordini locali e tecnologie informatiche, ha esposto il progetto attraverso il quale il Consiglio nazionale fornirà a breve agli Ordini locali un software per la gestione dell’albo e delle attività di formazione. Maria Luisa Campise, delegata alla Stampa e alla Comunicazione, ha illustrato il restyling della rivista di categoria PRESS. E Marcello Marchetti, in qualità di presidente del Consiglio nazionale di disciplina, proprio a proposito del regolamento appena approvato in materia, ha annunciato che il CN predisporrà una griglia di sanzioni disciplinari correlate alle tipologie di violazioni.

In chiusura di assemblea è intervenuto anche il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi, che ha sottolineato l’importanza di un evento che ha visto grande attenzione e partecipazione da parte degli oltre 200 partecipanti.

“Nel corso della conferenza – ha concluso Longobardi – sono stati presentati documenti impegnativi, le ultime pietre poste lungo un percorso complesso nell’idea di costruire una professione forte, ascoltata, autorevole. Abbiamo iniziato un trend positivo e propositivo, riattivando tutti i processi decisionali, che abbiamo tutta l’intenzione di proseguire”.

(CNDCEC, nota del 27 marzo 2015)

 

 

9) CNDCEC: nuovi modelli per iscrizione/cancellazione dei tirocinanti

Al via le nuove procedure amministrative. Il CNDCEC, ai fini del tirocinio, ha predisposto dei nuovi documenti ai fini dell’iscrizione/cancellazione dall’Ordine dei Commercialisti.

La neo modulistica riguarda, in particolare, le seguenti procedure:

- iscrizione nell’Albo e nell’elenco speciale;

- iscrizione nel registro del tirocinio;

- cancellazione su istanza dall’Albo/elenco;

- cancellazione su istanza dal registro del tirocinio;

- cancellazione d’ufficio dall’Albo/elenco;

- cancellazione d’ufficio dal registro del tirocinio;

- rilascio dei certificati.

La procedura che prima viene resa disponibile è quella dell’ iscrizione nell’Albo e nell’elenco speciale.

(CNDCEC, nota informativa n. 20 del 27 marzo 2015)

 

 

10) Caf: delega al modello 730 precompilato

Il Caf (o un professionista) che riceve dal contribuente l’incarico di gestire il modello 730 precompilato è alle prese con la necessaria delega a potere espletare tale adempimento.

La delega, che può essere redatta in forma libera, deve contenere alcune informazioni necessarie, quali il codice fiscale e i dati anagrafici del contribuente, l’anno d’imposta cui si riferisce la dichiarazione, la data di conferimento e la firma del contribuente, anche con modalità elettroniche. La delega deve essere annotata su apposito registro e conservata in modo appropriato.

In particolare, come viene chiarito nella C.M. n. 11/E del 2015, per accedere alla dichiarazione precompilata, nonché per consultare il foglio informativo messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate, il sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale, il CAF o il professionista abilitato devono preventivamente acquisire dal contribuente apposita delega, unitamente a copia di un documento di identità del delegante, in formato cartaceo o in formato elettronico.

Se il sostituto d’imposta ha fornito ai contribuenti sostituiti utenza e password personali per l’accesso al sistema informativo aziendale o a un’area di questo appositamente dedicata, in alternativa alle modalità appena indicate è possibile per i contribuenti sostituiti conferire la delega utilizzando le suddette credenziali.

La delega ha valore per la dichiarazione precompilata relativa a una sola annualità e può essere revocata con le medesime modalità del conferimento.

Contenuto della delega

La delega, dunque, può essere redatta in forma libera ma deve necessariamente contiene le seguenti informazioni:

- codice fiscale e dati anagrafici del contribuente;

- anno d’imposta cui si riferisce la dichiarazione 730 precompilata;

- data di conferimento;

- indicazione che essa si estende, oltre all’accesso alla dichiarazione 730 precompilata, anche alla consultazione dell’elenco delle informazioni a corredo della stessa (il foglio informativo),

- la firma del contribuente, anche con modalità elettroniche.

Gestione delle deleghe

Le deleghe acquisite devono essere:

- annotate giornalmente, a cura del sostituto o CAF/intermediario, in un apposito registro cronologico, che può essere tenuto anche in formato elettronico, con indicazione del numero progressivo e della data della delega, del codice fiscale e dei dati anagrafici del delegante, degli estremi del documento di identità del delegante;

- conservate fino al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione cui si riferiscono (fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione cui si riferiscono se si tratta di sostituti d’imposta).

In merito a questi adempimenti, la circolare n. 11/E del 2015 ha chiarito alcuni aspetti:

- per l’annotazione delle deleghe acquisite possono essere utilizzati più registri (ad esempio in relazione alle diverse sedi del CAF): in tal caso, il numero della delega indicato nella richiesta di accesso alla dichiarazione precompilata deve contenere anche il codice che identifica il registro cronologico nel quale la delega è stata annotata;

- al fine di semplificare gli adempimenti posti a carico degli intermediari e dei sostituti d’imposta in sede di prima applicazione, la data della delega da riportare nella richiesta della dichiarazione precompilata da trasmettere all’Agenzia delle Entrate deve corrispondere alla data di registrazione della stessa nel registro cronologico;

- la data di registrazione della delega deve essere uguale o successiva alla data di conferimento indicata nella delega stessa e comunque antecedente rispetto al momento della richiesta della dichiarazione precompilata;

- il sostituto d’imposta, il CAF o il professionista abilitato possono individuare uno o più soggetti responsabili per la gestione delle deleghe, ai quali si rivolgerà l’Agenzia delle Entrate nelle successive attività di controllo;

- la mera attività di raccolta delle deleghe rientra tra quelle che possono essere svolte dai centri di raccolta dei CAF (ai quali sono affidate le sole attività di raccolta delle dichiarazioni e della relativa documentazione e di consegna ai contribuenti delle dichiarazioni elaborate e dei prospetti di liquidazione).

Conservazione delle deleghe

La C.M. n. 11/E/2015 ha chiarito che si può ricorrere al formato cartaceo ovvero al formato elettronico.

In questo ultimo caso, relativamente alla conservazione della documentazione da parte di CAF e professionisti, le copie delle deleghe sono conservate in formato PDF o TIFF (R.M. n. 57/E/2014).

Controlli

L’Agenzia delle Entrate può richiedere, a campione, copia delle deleghe e dei documenti di identità indicati nelle richieste di accesso alle dichiarazioni 730 precompilate.

In tal caso, i sostituti d’imposta, i CAF e i professionisti abilitati devono trasmettere i suddetti documenti, tramite posta elettronica certificata, entro 48 ore dalla richiesta.

 

 

11) Governo: nuova Rai e altri provvedimenti

Palazzo Chigi fa la nuova Rai e riorganizza la Giustizia: 1.031 dipendenti dalle province ai Tribunali.

Via libera del consiglio dei ministri, terminato a tarda sera del 27 marzo 2015, al disegno di legge di riforma della Rai e del servizio pubblico radiotelevisivo introdotto al’'ultimo momento nell'ordine del giorno della riunione. Il premier Matteo Renzi ha anche annunciato la riorganizzazione del ministero della giustizia: "Il consiglio dei ministri ha approvato un atto di fondamentale importanza: la riorganizzazione del ministero della Giustizia", ha sottolineato il premier. E' stato poi il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ad annunciare la novità principale: il passagio di 1.031 dipendenti delle Province alle cancellerie dei tribunali: "Oggi si chiude il bando della mobilita': 1.031 persone passeranno dalla Province alle Cancellerie. La più grande iniezione di forze nel sistema giustizia degli ultimi anni. Questo è il governo che più sta lavorando alla riorganizzazione del sistema giudiziario", ha aggiunto. "Ci dotiamo degli strumenti per gestire un passaggio epocale per il mondo della giustizia: da settembre gli uffici giudiziari non saranno più gestiti dai comuni ma dal ministero della Giustizia. Questo intervento si aggiunge ad altri interventi organizzativi: a giugno è partito il processo civile telematico" e, nelle settimane scorse il ministero ha acquisito fondi strutturali per 100 milioni di euro di cui 50 saranno utilizzati per l'informatizzazione del processo penale. Il Guardasigilli ha poi ricordato di aver "costituito, come in altri Paesi, un grande dipartimento che si occupa di esecuzione penale esterna, cioè di pena alternativa al carcere".

La riforma della Rai: al comando l'amministratore delegato.

Il testo, voluto personalmente da Renzi, prevede la nascita di un amministratore delegato con poteri rafforzati rispetto ad oggi e un consiglio di amministrazione di sette membri, quattro votati dalle camere, due dal ministero dell'Economia (uno dei quali diventerebbe amministratore delegato) e uno dai lavoratori. Il premier ha invece deciso di mettere da parte l'altra ipotesi su cui aveva lavorato il sottosegretario Antonello Giacomelli: quella del 'sistema duale', con un consiglio di sorveglianza e uno di gestione, che secondo Palazzo Chigi non ha dato buona prova di sé quando è stata applicato in Italia. Ma proprio quest'ultimo disegno è stato ripreso da undici parlamentari della minoranza Pd, che lo hanno presentato ieri al senato. La mossa ha ha aperto un nuovo fronte di scontro con i renziani, dopo quello sulla legge elettorale proprio a Palazzo Madama dove i numeri rendono l'iter parlamentare particolarmente incerto.

Luogo delle prestazioni di servizi

Il Consiglio dei Ministri si è riunito a Palazzo Chigi anche per l’esame del seguente ordine del giorno:

attuazione della direttiva 2008/8/CE, che modifica la direttiva 2006/112/CE, per quanto riguarda il luogo delle prestazioni di servizi;

 

 

12) Estensione del reverse charge a edilizia, settore energetico e pallets: In una circolare i chiarimenti delle Entrate per gli operatori interessati

Nella tarda serata del 27 marzo 2015, finalmente, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato la tanto attesa circolare sul reverse charge “allargato”.

Arriva una mini guida sull’estensione, a partire dall’1 gennaio 2015, del meccanismo di inversione contabile (reverse charge) nell’ambito dei settori edile ed energetico e della cessione dei bancali di legno (pallets) recuperati dopo il primo utilizzo. Con la circolare n. 14/E del 27 marzo 2015, infatti, l’Agenzia fornisce i primi chiarimenti sulle novità introdotte dalla Legge di stabilità 2015 in materia di applicazione del meccanismo di assolvimento dell’Iva mediante inversione contabile. Nel documento di prassi, inoltre, vengono illustrate le novità in campo Iva per i settori interessati e forniti alcuni approfondimenti su reverse charge e particolari ambiti applicativi.

Le novità per il settore edile

Per quanto riguarda il settore edile, l’obbligo di inversione contabile viene esteso ai servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relativi ad edifici in tutti i casi di prestazioni rese nei rapporti B2B.

Il reverse charge si allarga anche al settore energetico

La Legge di stabilità 2015 estende il meccanismo di inversione contabile (reverse charge) anche ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra e a quelli di altre unità che possono essere utilizzate per conformarsi alla Direttiva 2003/87/Ce. Nell’ambito di questa misura vengono inclusi anche i certificati che hanno la finalità di incentivazione dell’efficienza energetica o della produzione di energia da fonti rinnovabili, come per esempio i certificati verdi. Inoltre, il reverse charge apre anche alle

cessioni di gas e di energia elettrica al soggetto passivo-rivenditore. Restano escluse dal reverse charge le cessioni di Gpl poiché non avvengono tramite un sistema di gas naturale o reti connesse a questo sistema.

Quando non si applica il reverse charge

Il reverse charge non si applica alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate da soggetti che si avvalgono del nuovo regime “forfetario” o del regime dei “minimi”. Se, invece, questi soggetti acquistano beni o servizi in regime di reverse charge, dovranno assolvere l’imposta secondo tale meccanismo; inoltre, non potendo esercitare il diritto alla detrazione, dovranno effettuare il versamento dell’imposta a debito.

Il meccanismo del reverse charge non si applica nemmeno alle prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti che, beneficiando di particolari regimi fiscali, sono di fatto esonerati dagli adempimenti quali l’annotazione delle fatture, la tenuta del registro dei corrispettivi e del registro degli acquisti (ad esempio i produttori agricoli con volume di affari non superiore a 7mila euro).

Infine, il regime di cash accounting non trova applicazione relativamente alle operazioni che rientrano nel meccanismo del reverse charge.

Reverse charge: i nuovi confini individuati, descritti, interpretati

Sono escluse dall’applicazione del meccanismo le attività di pulizia specializzata di impianti e macchinari industriali, in quanto questi strumenti non rientrano nella nozione di edifici.

Pubblicata la circolare n. 14/E del 27 marzo che chiarisce alcuni punti in merito all’estensione del meccanismo dell’inversione contabile (reverse charge) a nuove operazioni nei settori edile ed energetico e alle cessioni di pallet (bancali in legno) recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo; l’ampliamento, deciso con la legge 190/2014 (Stabilità 2015), è entrato in vigore lo scorso 1 gennaio, pertanto, tutte le operazioni successive a tale data sono assoggettate alla nuova normativa.

L’inversione contabile, con l’obiettivo di contrastare le frodi, ricordiamo, trasferisce gli obblighi di assolvimento dell'imposta dal cedente all’acquirente.

Ma, vediamo quali sono le principali precisazioni contenute nella circolare.

Settore edile e connessi

La legge di Stabilità 2015 (articolo 1, comma 629, legge 190/2014) ha esteso l’obbligo di inversione contabile alle “prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative a edifici”. L’applicazione del meccanismo riguarda, quindi, attività relative al comparto edile già interessato dal reverse charge, allargando il raggio d’azione a nuovi settori come i servizi di pulizia relativi agli edifici.

Per individuare le prestazioni interessate è necessario far riferimento ai codici attività della tabella ATECO 2007. I contribuenti Iva che rendono i servizi devono applicare il reverse charge indipendentemente dalla circostanza che si tratti di prestatori che operano nel settore edile, ossia che svolgono un’attività economica compresa nei codici della sezione F della classificazione delle attività economiche ATECO. Tuttavia, qualora il prestatore del servizio svolga sistematicamente attività ricomprese nelle classificazioni ATECO relative alle prestazioni di pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento relative a edifici, ma tali attività non siano state comunicate ai sensi dell’articolo 35, comma 3, del DPR n. 633/1972, le stesse dovranno essere assoggettate al meccanismo dell’inversione contabile, con l’obbligo, da parte dello stesso prestatore di procedere all’adeguamento del codice ATECO.Per le attività identificate dalla sezione F della classificazione delle attività economiche ATECO, diverse da quelle di installazione di impianti, demolizione e completamento, il reverse charge si applica solo in caso di subappaltoInfine, sono escluse dal meccanismo le forniture di beni con posa in opera in quanto tali operazioni, ai fini Iva, costituiscono cessioni di beni e non prestazioni di servizi, poiché la posa in opera assume una funzione accessoria rispetto alla cessione del bene.

Definizione di “edificio”

La circolare, per circoscrivere al meglio l’ambito di applicazione dell’estensione dell’inversione contabile, ha anche chiarito la definizione di edificio, riprendendo, tra l’altro la risoluzione n. 46/1998, con la quale, l’Amministrazione finanziaria precisava che per “edificio e fabbricato si intende qualsiasi costruzione coperta isolata da vie o da spazi vuoti, oppure separata da altre costruzioni mediante muri che si elevano, senza soluzione di continuità, dalle fondamenta al tetto, che disponga di uno o più liberi accessi sulla via, e possa avere una o più scale autonome”. Pertanto, la circolare chiarisce che la norma si riferisce ai fabbricati come risultanti dalle disposizioni sopra esposte e non alla più ampia categoria dei beni immobili e men che mai ai beni mobili di ogni tipo, mentre sono inclusi sia i fabbricati a uso abitativo sia quelli strumentali, anche di nuova costruzione; inclusi i fabbricati in corso di costruzione rientranti nella categoria catastale F3 e le “unità in corso di definizione” rientranti nella categoria catastale F4.

Per capirci, non rientrano nella nozione di edificio e, quindi, sono escluse dal meccanismo del reverse charge le prestazioni di servizi relative a terreni, parti del suolo, parcheggi, piscine, giardini, eccetera, salvo che questi non costituiscano un elemento integrante dell’edificio stesso (ad esempio, piscine collocate sui terrazzi, giardini pensili, impianti fotovoltaici collocati sui tetti, eccetera). La definizione di “edificio” riveste una particolare importanza anche per individuare quali servizi di pulizia sono assoggettati alla nuova normativa.

Qualora un unico contratto comprenda più prestazioni di servizi, in parte soggette al regime dell’inversione contabile e in parte soggette all’applicazione dell’Iva nelle modalità ordinarie, si dovrà procedere alla scomposizione delle operazioni, individuando le singole prestazioni assoggettabili al regime del reverse charge. Tuttavia, la circolare chiarisce che, in una logica di semplificazione, se c’è un contratto che comprende diverse prestazioni, assoggettabili o meno al regime, si applicherà l’Iva secondo le modalità ordinarie.

Settore energetico

Il meccanismo del reverse charge è stato allargato anche al settore energetico e, in particolar modo:

- ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra

ai trasferimenti di altre unità e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica

- alle cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditore.

Nel settore energetico l’estensione non è definitiva, ma temporanea, fino al 31 dicembre 2018 (come previsto dall’articolo 199-bis della direttiva Ue 112/2006), e riguarda anche tutte le operazioni connesse ai certificati verdi, ai titoli di efficienza energetica (certificati bianchi) e alle garanzie di origine; sono inclusi nell’estensione anche le unità di riduzione delle emissioni (Eru) e le riduzioni certificate delle emissioni (Cer) e le cessioni di gas ed energia elettrica al “soggetto passivo-rivenditore”. Sono escluse le cessioni di gas ed energia elettrica nei confronti di un consumatore finale e quelle di Gpl.Pallet recuperati

Un altro settore inglobato dall’inversione contabile è quello dei bancali in legno (pallet) recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo. Non è richiesta la condizione che i beni in questione siano inutilizzabili rispetto alla loro originaria destinazione, se non attraverso una fase di lavorazione e trasformazione, essendo sufficiente, nel caso che qui interessa, che il pallet sia ceduto in un ciclo di utilizzo successivo al primo.

Split payment e reverse charge

Niente in comune, o l’uno o l’altro meccanismo. Lo split payment, infatti, si applica alle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli enti pubblici, che non risultano debitori d’imposta; non si applica, invece, alle operazioni soggette al sistema del reverse charge e gli acquisti intracomunitari, relativamente ai quali l’ente pubblico assume la veste di debitore dell’Iva.

Reverse charge e Iva per cassa

Stessa alternatività, cioè gli operatori che hanno optato per l’Iva per cassa, dall’1 gennaio 2015 qualora effettuino operazioni rientranti nel meccanismo dell’inversione contabile, non potranno applicare il regime di cash accounting.

Reverse charge e Nuovo regime forfettario

L’inversione contabile non si applica alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate dai contribuenti che rientrano nel nuovo regime fiscale forfettario disegnato dalla “Stabilità 2015”. Qualora, invece, gli stessi contribuenti acquistano beni o servizi in regime di reverse charge, gli stessi saranno tenuti ad assolvere l’imposta secondo tale meccanismo e, non potendo esercitare il diritto alla detrazione, dovranno effettuare il versamento dell’Iva a debito.Ciò vale anche con riferimento al regime dei “minimi” prorogato dal Dl 192/2014 (il Milleproroghe).

Acquisti di servizi promiscui da parte di un ente non commerciale

Nel caso in cui un ente non commerciale acquista un servizio destinato, in parte allo svolgimento della propria attività commerciale e in parte allo svolgimento della propria attività istituzionale, ai fini dell’individuazione della modalità di applicazione del tributo, occorrerà far riferimento a criteri oggettivi per distinguere la quota di servizi da imputare alla gestione commerciale dell’ente, assoggettabile al meccanismo dell’inversione contabile, da quella imputabile all’attività istituzionale. Si dovrà tener conto di criteri oggettivi anche nel caso di un contratto che comprende servizi a cui si applica il reverse charge e altri per cui deve essere seguita la modalità ordinaria.

Utilizzo del plafond

Gli esportatori abituali che, generalmente, utilizzano il plafond, non potranno farlo in presenza di operazioni assoggettabili alla disciplina del reverse charge. Inoltre, nel caso in cui ci sia un unico contratto, comprensivo di una pluralità di prestazioni di servizi, in parte soggette al regime dell’inversione contabile e in parte all’applicazione dell’Iva nelle modalità ordinarie, si dovrà procedere alla scomposizione dell’operazione oggetto del contratto, individuando le singole prestazioni assoggettabili al meccanismo del reverse charge.

Esclusi dal reverse charge

Il meccanismo del reverse charge non è applicato alle prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti che, beneficiando di particolari regimi fiscali, sono di fatto esonerati dagli adempimenti previsti dal Dpr 633/1972 (annotazione delle fatture, tenuta del registro dei corrispettivi e del registro degli acquisti, di cui agli articoli 23, 24 e 25) per non far venir meno l’obiettivo della semplificazione perseguito dalle norme speciali.

Clausola di salvaguardia

Infine, considerato che l’estensione del reverse charge ha efficacia dallo scorso 1 gennaio e che, in assenza di chiarimenti, la stessa poteva presentare profili di incertezza, in ossequio ai principi dello Statuto del contribuente, sono fatti salvi, con conseguente mancata applicazione di sanzioni, eventuali comportamenti difformi adottati dai contribuenti, prima dell’emanazione della circolare del 27 marzo 2015.

 

Vincenzo D’Andò