Diario fiscale del 24 marzo 2015: le novità sulla polizza assicurativa per asseverare i 730

Pubblicato il 24 marzo 2015



Srl: il liquidatore prende in carico le pregresse inadempienze fiscali; professionisti “scudati” dal reato di rivelazione di segreto professionale; visto di conformità: assicurazione professionale per i modelli 730, via libera dell’IVASS; la restituzione del pallet vuole il reverse charge?; no al visto di conformità nel Modello Iva TR 2015 per la sola compensazione; Ue, Iva e-commerce dal mese di gennaio 2015: sviluppi in Italia; F24: istituiti codici tributo per pagare le sanzioni sulle violazioni ai documenti fiscali informatici; l’Agenzia delle entrate lancia il sito dedicato al 730 precompilato; dichiarazione dei redditi precompilata: ecco la circolare delle Entrate; POS professionisti - Commercialisti: sanzioni? prima un credito d’imposta

 

 Indice:

 1) Srl: Il liquidatore prende in carico le pregresse inadempienze fiscali

 2) Professionisti “scudati” dal reato di rivelazione di segreto professionale

 3) Visto di conformità: assicurazione professionale per i modelli 730, via libera dell’IVASS

 4) La restituzione del pallet vuole il reverse charge ?

 5) No al visto di conformità nel Modello Iva TR 2015 per la sola compensazione

 6) Ue, Iva e-commerce dal mese di gennaio 2015: sviluppi in Italia

 7) F24: istituiti codici tributo per pagare le sanzioni sulle violazioni ai documenti fiscali informatici

 8) L’Agenzia delle entrate lancia il sito dedicato al 730 precompilato

 9) Dichiarazione dei redditi precompilata: ecco la circolare delle Entrate

 10) POS professionisti - Commercialisti: Sanzioni? Prima un credito d’imposta

 

 

1) Srl: Il liquidatore prende in carico le pregresse inadempienze fiscali

Il liquidatore della Srl risponde per l’evasione fiscale e non importa che il debito sia pregresso e cioè contratto prima di assumere la carica. È onere del professionista fare delle verifiche sulla contabilità prima di accettare. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 11665 del 20 marzo 2015, ha reso definitiva la condanna a carico di liquidatore per l’omesso versamento delle ritenute nei due anni precedenti all’assunzione del compito. A peggiorare la sua posizione, nella vicenda sottoposta all’attenzione Corte suprema, è intervenuto il fatto che l’uomo, prima di essere liquidatore, era anche amministratore. Ad ogni modo, per i Supremi giudici, nelle società di capitali, la responsabilità per i reati previsti dal Dlgs 10 marzo 2000, n. 74, è attribuita all’amministratore, ovvero a coloro che rappresentano e gestiscono l’ente e, in quanto tali, sono tenuti a presentare e sottoscrivere le dichiarazioni rilevanti per l’ordinamento tributario, adempiendo agli obblighi conseguenti.

Alla medesima disciplina soggiace quindi il liquidatore ex artt. 2276 e 2489 c.c., nominato in caso di scioglimento della società, passibile della responsabilità per i delitti previsti dal Dlgs 10 marzo 2000, n. 74, in virtù della espressa previsione dell'articolo 1, comma 1, lett. c), del decreto in combinazione con le norme che ne definiscono poteri e responsabilità. Infatti, chi assume la carica di liquidatore si espone volontariamente a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze.

Legittimo l’accertamento anche se il bene di lusso è inutilizzabile

Stretta sul redditometro. È infatti legittimo l’accertamento anche se il bene di lusso non può essere concretamente usato dal contribuente: in questo caso un panfilo sotto sequestro giudiziario. In questi casi l’atto impositivo può al più essere ridotto in relazione alla diminuzione delle spese ma non annullato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 5606 del 20 marzo 2015, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

La Cassazione ha così ribaltato il verdetto emesso dalla Ctr dell’Emilia Romagna che aveva invalidato l’accertamento dal momento che, negli anni di riferimento, l’imbarcazione era stata posta sotto sequestro giudiziario.

 

 

2) Professionisti “scudati” dal reato di rivelazione di segreto professionale

Il Dlgs 28/2015 sulla non punibilità del reato tenue non abituale ricade sull’illecito previsto dall’art. 622 c.p.. Il decreto si applica a tutti i reati puniti con pena non superiore a cinque anni e comporta il proscioglimento, se il fatto provoca una conseguenza esigua e se la condotta non integra una propensione a commettere il reato. Del particolare beneficio può trarre vantaggio il professionista tenuto al segreto professionale. Viene prevista, infatti, un’ulteriore barriera a garanzia dell’operato del professionista, il quale potrà sia invocare la scriminante della giusta causa. Il citato articolo punisce chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, oppure lo impiega a proprio o altrui profitto. Il reato comprende sia la rivelazione sia l’impiego della notizia segreta. L’obbligo del segreto professionale si aggiunge, poi, all’obbligo di rispettare la privacy, anche se i due ambiti sono spesso fraintesi. La sanzione per la rivelazione del segreto professionale è quella della reclusione fino a un anno o con la multa da 30 a 516 euro. La sanzione si applica se dal fatto può derivare nocumento. La sanzione è aggravata se il fatto è commesso da amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, sindaci o liquidatori o se è commesso da chi svolge la revisione contabile della società. Il reato di rivelazione di segreto professionale è punibile a querela della persona offesa.

La sanzione prevista per il resto di segreto professionale rientra nel limite dei cinque anni posto dal Dlgs 28/2015. Il rischio penale del professionista, a questo punto, è subordinato a più fattori. Innanzitutto ci deve essere la querela della persona, cioè del soggetto cui si riferiscono le notizie oggetto della indebita rivelazione. Si deve, infatti, ricordare che nel rapporto professionale il titolare del diritto al segreto professionale è il cliente, mentre il professionista è il soggetto tenuto a mantenere il riserbo sulle informazioni. Anche se, va notato, che a volte il professionista tenta di farsi schermo del segreto professionale per stendere un velo sui propri atti. Tuttavia si ricordi che il professionista non ha il diritto al segreto professionale ma ha al contrario l’obbligo di mantenerlo, nell’interesse del cliente. Se la persona offesa non presenta la querela il reato di rivelazione di segreto professionale non sarà procedibile e se un procedimento è iniziato si avrà una sentenza di non luogo a procedere.

Un secondo scoglio è interno alla formulazione del reato e cioè non deve ricorrere una giusta causa. Il professionista potrà invocare la scriminante della giusta causa e così bloccare ogni possibile intervento sanzionatorio ai suoi danni. Con il Dlgs 28/2015 arriva un’altra possibilità di proscioglimento, che ha una ragione diversa. Siamo di fronte a un reato procedibile (la querela è stata presentata) e non ricorre una giusta causa, ma ricorre una diversa causa di non punibilità. Se il fatto è ritenuto tenue e cioè fonte di danni esigui e se la condotta non è abituale, il professionista potrà invocare questa causa di non punibilità fin dalle indagini preliminari.

In arrivo la tassa sui viaggiatori

In arrivo un nuovo tributo locale. Lo pagheranno i passeggeri che si imbarcano su aerei (o navi) in partenza da aeroporti (o porti) situati nel territorio delle maggiori città italiane. Servirà a finanziare le neonate città metropolitane che, ereditando i debiti delle province di cui hanno preso il posto, rischierebbero di nascere già in pre dissesto. L’Associazione dei comuni si è portata avanti inserendo nella bozza di decreto enti locali proposta al governo (e che dovrebbe essere approvata in un consiglio dei ministri a ridosso delle festività pasquali) una norma che disciplina in maniera organica il nuovo balzello, in modo che possa entrare in vigore subito senza avere bisogno di un successivo provvedimento attuativo.

La bozza prevede che il nuovo tributo non possa superare i 2 euro per passeggero che verranno riversati direttamente alle città metropolitane. Con una differenza sostanziale. Mentre per i passeggeri degli aerei si tratterà di un’addizionale sui diritti di imbarco che sarà riscossa a cura dei gestori dei servizi aeroportuali, per quelli delle navi il nuovo tributo sarà un’imposta di sbarco che toccherà alle compagnie di navigazione riscuotere. Esse saranno responsabili del pagamento con diritto di rivalsa sui soggetti passivi.

 

 

3) Visto di conformità: assicurazione professionale per i modelli 730, via libera dell’IVASS

Con il provvedimento del 19 marzo 2015, è arrivato il via libera dell’IVASS (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) sull’estensione delle polizze assicurative al fine di coprire le nuove responsabilità previste in caso di rilascio infedele del visto di conformità sui modelli 730. Le somme da pagare in caso di visto infedele hanno natura risarcitoria e non di sanzione amministrativa.

Per effetto delle modifiche apportate dall’art. 6 del DLgs. 175/2014 all’art. 39 del DLgs. 241/97, infatti, in relazione ai modelli 730, i certificatori che rilasciano il visto infedele non sono più soggetti alla sanzione amministrativa da 258 a 2.582 euro, ma diventano tenuti, nei confronti dello Stato o del diverso ente impositore, al pagamento di una somma pari all’importo dell’imposta, della sanzione (30%, ai sensi dell’art. 13 del DLgs. 471/97) e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente ai sensi dell’art. 36-ter del DPR 600/73 (controllo formale delle dichiarazioni), ove l’errore non sia imputabile a dolo o colpa grave del contribuente stesso.

Conseguentemente, l’art. 6 del DLgs. 175/2014 ha altresì modificato l’art. 22 del DM 31 maggio 1999 n. 164, in base al quale i professionisti che rilasciano i visti di conformità devono stipulare una polizza di assicurazione della responsabilità civile, con massimale adeguato al numero dei contribuenti assistiti, nonché al numero dei visti di conformità rilasciati e, comunque, non inferiore a 3.000.000 di euro (prima 1.032.913,80 euro), al fine di garantire ai propri clienti il risarcimento dei danni eventualmente provocati dall’attività prestata e al bilancio dello Stato o del diverso ente impositore l’incasso delle suddette somme.

A fronte di tali previsioni, però, molte compagnie assicuratrici hanno preferito non procedere con la concessione di tale estensione, in virtù di un quadro giuridico che non consente di assicurare il rischio per le sanzioni irrogate direttamente nei confronti del professionista.

Ai sensi dell’art. 12 del DLgs. 7 settembre 2005 n. 209 (Codice delle assicurazioni private), infatti, sono vietate “le assicurazioni che hanno per oggetto il trasferimento del rischio di pagamento delle sanzioni amministrative”. Concetto ribadito dall’art. 4 del regolamento ISVAP 16 marzo 2009 n. 29, concernente le istruzioni applicative sulla classificazione dei rischi all’interno dei rami di assicurazione, secondo cui “non è assicurabile il rischio relativo al pagamento di una sanzione amministrativa anche nel caso di accollo da parte di un ente della somma corrispondente alla sanzione comminata all’autore dell’illecito, quando l’ente rinuncia alla rivalsa nei confronti del responsabile stesso”.

Secondo l’IVASS, tali disposizioni non sono però in contrasto con l’estensione dell’obbligo assicurativo previsto dal DLgs. 175/2014, poiché l’Agenzia delle entrate ha confermato “come la somma che i soggetti che prestano assistenza fiscale sarebbero tenuti a pagare in caso di errore abbia natura risarcitoria e non di sanzione amministrativa”. I CAF e i professionisti abilitati a prestare assistenza fiscale, infatti, svolgono un ruolo essenziale di intermediazione nei rapporti tra Amministrazione finanziaria e contribuente, con conseguente affidamento dei contribuenti e la responsabilità per l’errato controllo dei dati documentali previsti per il rilascio del visto di conformità.

La polizza assicurativa della responsabilità civile per i danni causati nel fornire assistenza fiscale deve garantire la totale copertura degli eventuali danni subiti dal contribuente, dallo Stato o altro ente impositore, non includendo franchigie o scoperti, e prevedere il risarcimento nei cinque anni successivi alla scadenza del contratto.

Adesso si potrebbero verificare casi di aumenti considerevoli dei premi che potrebbero indurre i professionisti a rinunciare all’abilitazione al rilascio dei visti di conformità sui modelli 730.

A tal fine, secondo quanto riferito dall’Agenzia delle entrate (circolare n. 7 del 26 febbraio 2015), i professionisti che non intendono apporre il visto di conformità sui modelli 730, ma rilasciare visti di conformità solo in relazione ai modelli UNICO, IRAP e IVA, per la compensazione nel modello F24 dei crediti tributari di importo superiore a 15.000 euro, ovvero per il rimborso dei crediti IVA annuali o trimestrali superiori a tale soglia, non sono obbligati ad adeguare la polizza per coprire anche i nuovi rischi riguardanti solo i modelli 730.

 

 

4) La restituzione del pallet vuole il reverse charge ?

Se non è stata espressamente concordata con il cessionario, la restituzione del bancale in legno (cd. pallet), quale operazione rilevante ai fini Iva, deve essere fatturata dall’acquirente (ove sia soggetto passivo d’imposta) con applicazione del meccanismo dell’inversione contabile.

L’impresa cedente, invece, deve ricorrere al reverse charge nei casi in cui il pallet, recuperato da precedenti utilizzi e consegnato con la merce all’acquirente soggetto passivo, non sia stato da questi restituito, sebbene per contratto ne fosse prevista la restituzione.

Questo è quanto potrebbe derivare dalle modifiche apportate dalla legge di Stabilità per il 2015 all’art. 74, comma 7, del D.P.R. n. 633/1972, con effetti che decorrono dal  1° gennaio 2015.

In materia viene, comunque, auspicata la diffusione di nuova prassi ministeriale.

 

 

5) No al visto di conformità nel Modello Iva TR 2015 per la sola compensazione

Non occorre apporre il visto di conformità nel Modello Iva TR 2015, se il contribuente intende portare in compensazione, con altri tributi o contributi, il credito Iva trimestrale.

Ciò anche dopo l’avvenuta approvazione del nuovo Modello Iva TR 2015(si veda nel diario fiscale del 23 marzo 2015).

Viene, peraltro, previsto un apposito spazio per il rilascio del visto di conformità in caso di richiesta di rimborso per importo eccedente euro 15 mila da parte dei contribuenti virtuosi che attestano il possesso dei relativi requisiti.

Nel modello viene inserita anche la nuova fattispecie di rimborso prioritario per i soggetti che effettuano operazioni soggette allo split payment di cui all'art. 17-ter del dpr 633/72.

Tale modello va utilizzato già per le richieste di rimborso riferite al primo trimestre 2015, da presentare entro il prossimo 30 aprile, anche per eventuali richieste di compensazione, per le quali tuttavia non deve essere apposto alcun visto di conformità.

Come è noto, l’art. 13 del dlgs n. 175/2014 modifica il contenuto delle disposizioni riguardanti il rimborso Iva (annuale ed infrannuale), prevedendo la possibilità di presentare richieste di rimborso, anche per importi eccedenti euro 15 mila (soglia fino alla quale non è in alcun modo richiesta alcuna fideiussione), in presenza delle due seguenti condizioni: Apposizione del visto di conformità e attestazione dei requisiti di virtuosità. In relazione al primo dei due requisiti, il provvedimento direttoriale del 20 marzo 2015 ha dovuto aggiornare il modello TR per consentire l’apposizione del visto di conformità anche su tale documento, considerando che per le richieste di compensazione del credito Iva trimestrale non è prevista tale necessità.

E come anticipato sopra, è opportuno osservare che il «restyling» del modello TR riguarda solo le richieste di rimborso, mentre per la richiesta di compensazione del credito Iva trimestrale continua a non essere necessario l’apposizione del visto di conformità. Il rigo TD8 del modello Iva TR, infatti, in cui si appone il visto di conformità è contenuto nella sezione 3 del relativo modello riservata alle richieste di rimborso. Riguardo poi ai requisiti di virtuosità, il cui possesso deve essere attestato nello stesso rigo TD8, gli stessi sono riferiti ai seguenti indici:

a) il patrimonio netto non è diminuito, rispetto alle risultanze contabili dell’ultimo periodo d'imposta, di oltre il 40%;

b) la consistenza degli immobili non si è ridotta, rispetto alle risultanze contabili dell'ultimo periodo d'imposta, di oltre il 40% per cessioni non effettuate nella normale gestione dell’attività esercitata;

c) l’attività stessa non è cessata né si è ridotta per effetto di cessioni di aziende o rami di aziende compresi nelle suddette risultanze contabili;

d) non risultano cedute, se la richiesta di rimborso è presentata da società di capitali non quotate nei mercati regolamentati, nell’anno precedente la richiesta, azioni o quote della società stessa per un ammontare superiore al 50% del capitale sociale;

e) sono stati eseguiti i versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi.

A tale riguardo, le istruzioni al modello TR confermano come chiarito dalla circolare delle Entrate n. 32/E/2014, la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà è resa mediante la sottoscrizione del presente riquadro. Si evidenzia che la dichiarazione di atto notorio, debitamente sottoscritta dal contribuente, e la copia del documento d’identità dello stesso, sono ricevute e conservate da chi invia l’istanza ed esibite a richiesta dell'Agenzia delle entrate.

Peraltro, la citata circolare n. 32/E ha precisato che ai fini della verifica del limite di euro 15 mila, al di sopra del quale scatta l’obbligo del visto di conformità se non si intende presentare la garanzia fideiussoria, è necessario tener conto delle richieste di rimborso presentate per lo stesso periodo d’imposta. Dunque, si devono sommare le richieste di rimborso dei primi tre trimestri 2015, ed apporre il visto di conformità nell’istanza con cui si supera la soglia di euro 15 mila.

 

 

6) Ue, Iva e-commerce dal mese di gennaio 2015: sviluppi in Italia

La Commissione europea, attraverso il proprio sito internet, mette in evidenza che ancora in Italia non è stato ufficializzato lo schema di decreto legislativo esaminato nello scorso mese di dicembre dal nostro governo.

In particolare, la Commissione europea ha aggiornato e completato le schede predisposte per Stato membro, in cui si riepilogano sinteticamente le principali norme rilevanti ai fini dell’assoggettamento ad IVA dei servizi e-commerce e ai fini dell’applicazione del regime del MOSS.

Stato Membro

Applicazione del criterio di utilizzo

Aliquota IVA ridotta

Aliquota IVA ordinaria

Obbligo di emettere fattura per operazioni B2C

Austria

10% per servizi resi da imprese di broadcasting

20% per altri servizi (19% nei Comuni di Jungholz e Mittelberg)

No

Belgio

No

21%

No

Bulgaria

No

20%

No*

Croazia

No

25%

Sì**

Cipro

19%

Danimarca

No

25%

Estonia

No

20%

No

Finlandia

No

24%

No

Francia

No

10% per il broadcasting televisivo 5,5% per e-books e audiolibri 2,1% per i quotidiani in formato elettronico

20% per altri servizi

No**

Germania

No

19%

No

Grecia

23% (16% in casi particolari)

No**

Irlanda

23%

No

Italia

Sì (decreto in bozza)

4% per e-books

22% per altri servizi

No (decreto in bozza)

Lettonia

21%

No*

Lituania

No

21%

Sì***

Lussemburgo

3% per e-books

17% per altri servizi

No

Malta

18%

No

Paesi Bassi

No

21%

No

Polonia

No

8% per ricezioni radio e TV

23% per altri servizi

No*

Portogallo

23% (22% a Madeira, 18% nelle Isole Azzorre)

No

Repubblica Ceca

No

21%

No

Regno Unito

20%

No

Romania

No

24%

Sì**

Slovacchia

No

20%

No

Slovenia

No

22%

Spagna

21%

Svezia

No

25%

No

Ungheria

No

27%

* La fattura deve essere emessa, se richiesta del cliente

** La fattura deve essere emessa in casi particolari e/o può essere necessaria l’emissione di un documento alternativo

*** Sono ammessi documenti alternativi alla fattura.

 

 

7) F24: istituiti codici tributo per pagare le sanzioni sulle violazioni ai documenti fiscali informatici

Documenti fiscali informatici: i codici per le sanzioni sul bollo. Pronti i “numeri” per mettersi in regola con l’assolvimento dell’imposta su libri, registri e altri documenti tributari in formato elettronico, se non sono stati rispettati i termini previsti.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 32/E del 23 marzo 2015, ha istituito i codici tributo “2502” e “2503” per consentire il rispetto delle modalità di assolvimento degli obblighi fiscali relativi a sanzioni e interessi, riguardanti l’imposta di bollo su libri, registri e altri documenti rilevanti ai fini tributari, in particolare, documenti informatici e alla loro riproduzione su diversi tipi di supporto.

Come è noto, per il cui versamento dell’imposta di bollo era già stato già pubblicato, con la risoluzione n. 106/E del 2 dicembre 2014, l’apposito codice tributo.

I codici tributo istituiti oggi sono denominati:

- “2502”, Imposta di bollo su libri, registri ed altri documenti rilevanti ai fini tributari – art. 6, decreto 17 giugno 2014 – SANZIONI;

- “2503”, Imposta di bollo su libri, registri ed altri documenti rilevanti ai fini tributari – art. 6, decreto 17 giugno 2014 – INTERESSI.

Per compilare la delega di pagamento – modello F24 – i codici devono essere riportati nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione, nel campo “anno di riferimento”, dell’anno d’imposta per cui si effettua il versamento, nel formato “aaaa”.

L’Agenzia delle entrate ha, inoltre, pubblicato la risoluzione 31/E del 23 marzo 2015, in merito all’istituzione della causale contributo “RCAD” per la riscossione, tramite modello F24, delle somme dovute a titolo di contributo addizionale Cassa integrazione guadagni a seguito dell’attività di recupero. Questa si è resa necessaria in seguito a una richiesta dell’Inps di rettificare le modalità di compilazione del modello F24, come erano state indicate nella risoluzione 24/E del 4 marzo 2015, istitutiva della suddetta causale contributo.

In particolare, le nuove indicazioni, che avranno efficacia operativa a partire dal prossimo 25 marzo, sono:

- il codice della sede Inps dove è aperta la posizione aziendale, nel campo “codice sede”;

- il codice identificativo dei contributi (14 caratteri), come da comunicazione inps, nel campo “matricola Inps/codice Inps/filiale azienda”;

- l’inizio e la fine del periodo cui si riferiscono i contributi, nel formato “mm/aaaa”, come da comunicazione inviata dall’Inps.

 

 

8) L’Agenzia delle entrate lancia il sito dedicato al 730 precompilato

Info e assistenza ai contribuenti nella nuova era della dichiarazione Nella sezione Multimedia anche un video YouTube pre-tutorial

Debutta dal 23 marzo 2015 il nuovo sito internet dedicato al 730 precompilato.

Una vera e propria guida che accompagna il cittadino nel nuovo percorso semplificato della dichiarazione dei redditi. Sono indicati i passi da seguire, le risposte ai quesiti più ricorrenti, ricordare e i canali di assistenza disponibili che, in vista della partenza dell’operazione precompilata, per accompagnare i cittadini interessati. Inoltre, è disponibile una finestra Multimedia sui canali istituzionali “social”, Twitter e YouTube, in cui debutta oggi il video di presentazione del 730 precompilato, cui seguiranno nei prossimi giorni dei tutorial per supportare i contribuenti alle prese con la nuova dichiarazione.

Dai vantaggi ai dubbi più frequenti, tutto sul nuovo modello precompilato

Cos’è il 730 precompilato? A chi interessa? Posso presentarlo in forma congiunta? Le risposte a queste e altre domande nella nuova finestra sulla dichiarazione precompilata. Inoltre, con la lista de I Passi da seguire, cronologicamente ordinata, l’Agenzia accompagna i cittadini in questo nuovo percorso, supportandoli anche con l’area dedicata alle domande più frequenti, che verrà periodicamente aggiornata.

In Agenda le date da ricordare e nell’area degli Avvisi le news

La sezione dedicata all’Agenda contiene le date importanti legate alla dichiarazione dei redditi precompilata, mentre nella sezione Avvisi sono pubblicate le notizie che, di volta in volta, andranno sono poste in evidenza perché utili ai contribuenti.

Contatti con corsie riservate alla precompilata - Uno spazio ad hoc è riservato ai canali di assistenza dell’Agenzia che, in vista della partenza del 730 precompilato in linea dal 15 aprile prossimo, sono potenziati con linee dedicate ai contribuenti che richiedono informazioni e supporto. In particolare, saranno progressivamente attivati una linea dedicata sul canale di risposta scritta webmail, una linea telefonica nell’ambito del servizio di assistenza al numero 848.800.444, che si aggiungono all’assistenza fornita dagli uffici territoriali con o senza appuntamento.

Ti presento il 730 precompilato, in rete anche il video YouTube

E’ da oggi disponibile sul nuovo sito e sul canale YouTube dell’Agenzia il video informativo sul 730 precompilato, che ne illustra novità e contenuti, con focus sui dati che il modello contiene in questo primo anno e sui vantaggi offerti sul piano dei controlli. A questo filmato seguiranno su “Entrate in video” dei veri e propri tutorial con cui l’Amministrazione finanziaria guiderà i contribuenti mostrando in concreto il funzionamento della precompilata. I funzionari del Fisco spiegheranno in maniera semplice come accettare la dichiarazione, ovvero modificarla e trasmetterla all’Agenzia delle Entrate direttamente via Internet o tramite il sostituto di imposta, il Caf o un professionista.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 48 del 23 marzo 2015)

 

 

9) Dichiarazione dei redditi precompilata: ecco la circolare delle Entrate

Dichiarazione dei redditi precompilata: Un vademecum con tutte le risposte alle domande dei contribuenti.

Come si accede alla dichiarazione precompilata? Chi sono i destinatari? Chi ne è escluso? Si può presentare la dichiarazione precompilata in forma congiunta? E se il contribuente ha presentato più dichiarazioni l’anno prima?

Sono questi alcuni dei dubbi che l’Agenzia delle Entrate chiarisce con la circolare n. 11/E del 23 maggio 2015. Una sorta di vademecum che passa in rassegna i contenuti della nuova dichiarazione precompilata in modo chiaro, con l’obiettivo di fornire indicazioni dirette e di carattere pratico per tutti i contribuenti.

I destinatari della precompilata

Il modello 730 precompilato è reso disponibile ai contribuenti che, nell’anno 2014, risultano essere lavoratori dipendenti e pensionati, per i quali i sostituti d’imposta hanno trasmesso all’Agenzia, nei termini, la Certificazione Unica. Inoltre, per poter ricevere la dichiarazione precompilata, bisogna aver presentato per l’anno d’imposta 2013, il modello 730, o il modello Unico persone fisiche o il modello Unico Mini, pur avendo i requisiti per optare per il 730.

Precompilata: accesso online o tramite intermediario

Il contribuente può accedere direttamente alla dichiarazione precompilata attraverso il sito internet dell’Agenzia o rivolgersi al proprio sostituto d’imposta, ad un Caf o a un professionista. Nel primo caso è necessario utilizzare le credenziali del servizio telematico Fisconline rilasciate dall’Agenzia delle Entrate o usare la Carta Nazionale dei Servizi. Inoltre, è possibile autenticarsi tramite il portale dell’Inps, utilizzando le credenziali dispositive rilasciate dall’ente previdenziale.

L’abilitazione a Fisconline, con il rilascio della password e del pin personali, può essere richiesta sia online, tramite il sito internet dell’Agenzia, sia recandosi presso qualsiasi ufficio delle Entrate, anche tramite soggetto delegato, oppure per telefono. Se la richiesta è effettuata dal diretto interessato presso un ufficio dell’Agenzia, viene rilasciata la prima parte del codice pin e la password di primo accesso; la seconda parte del pin potrà essere subito prelevata dal contribuente direttamente via internet. A garanzia degli utenti, in caso di richiesta online, per telefono, o tramite soggetto delegato, la procedura prevede che la prima parte del pin sia rilasciata immediatamente, mentre la seconda parte, con la password di primo accesso, sia inviata per posta presso il domicilio del contribuente registrato in Anagrafe tributaria.

Come accedere alla precompilata anche se non si è pratici nell’uso di strumenti informatici

Naturalmente, il contribuente che non possiede un pc o non ha dimestichezza con gli strumenti informatici può rivolgersi al proprio sostituto d’imposta, ad un Caf o a un professionista abilitato. Per accedere alla dichiarazione precompilata del contribuente questi soggetti devono acquisire in via preventiva un’apposita delega, unitamente alla copia di un documento di identità del delegante.

Le informazioni contenute nel 730 precompilato

Nella dichiarazione precompilata sono riportati, oltre ai redditi di lavoro dipendente, di pensione o assimilati e alle ritenute, anche i dati dei familiari, indicati in un prospetto ad hoc loro dedicato. Inoltre, nel quadro D del 730 precompilato trovano posto i redditi di lavoro autonomo occasionali e gli altri redditi diversi, mentre nel quadro E sono inserite le informazioni relative ad alcuni oneri detraibili e deducibili. In particolare, nell’elaborato precompilato trovano spazio anche i dati trasmessi da taluni enti esterni, quali i soggetti che erogano mutui agrari o fondiari, le imprese assicuratrici e gli enti previdenziali. I dati loro riferibili sono: quote di interessi passivi e relativi oneri accessori per mutui in corso, premi di assicurazione sulla vita e contributi previdenziali e assistenziali. Dalla dichiarazione precedente sono desunte le eventuali eccedenze d’imposta e le rate annuali detraibili per oneri sostenuti in anni precedenti tra cui, ad esempio, le spese sostenute per interventi di recupero edilizio, per interventi di risparmio energetico e per l’arredo degli immobili ristrutturati. Naturalmente, nella precompilata trovano posto anche i dati relativi a terreni e fabbricati, ricavati dalla dichiarazione dell’anno precedente con le eventuali variazioni intervenute nel 2014.

Quando presentare il 730 precompilato

Dal prossimo 15 aprile il contribuente troverà il 730 precompilato sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, all’interno della propria area riservata. Dal 1° maggio al 7 luglio sarà possibile accettare o modificare la dichiarazione e trasmetterla all’Agenzia direttamente via web o tramite un intermediario. Anche i contribuenti che non dispongono di un sostituto d’imposta tenuto ad effettuare il conguaglio possono presentare la dichiarazione precompilata: in questo caso, i rimborsi saranno eseguiti direttamente dall’Amministrazione finanziaria. Sarà comunque possibile continuare a presentare, sempre entro il 7 luglio, il 730 ordinario senza ricorrere al modello precompilato.

La dichiarazione precompilata è possibile anche in forma “congiunta”

Per chi lo scorso anno ha presentato il modello 730 congiunto e quest’anno possiede i requisiti per utilizzare il 730 precompilato, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione una dichiarazione precompilata “singola”. E’ comunque possibile presentare la dichiarazione in forma congiunta ma occorre rivolgersi al proprio sostituto che presta assistenza fiscale, oppure ad un Caf o ad un professionista abilitato: per il primo anno di avvio sperimentale, infatti, non è consentita la presentazione della dichiarazione precompilata congiunta direttamente in via telematica.

Stop ai controlli

Se il 730 precompilato viene accettato senza modifiche o con modifiche che non incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta, nei confronti del contribuente non verrà eseguito il controllo documentale (36-ter del Dpr n. 600 del 1973) sugli oneri precompilati comunicati all’Agenzia da banche, assicurazioni ed enti previdenziali, né quello preventivo sui rimborsi superiori a 4.000 euro in presenza di detrazioni per carichi di famiglia ed eccedenze derivanti dalla dichiarazione precedente. Inoltre, se la dichiarazione viene presentata tramite un intermediario, il controllo documentale verrà svolto nei confronti del Caf o del professionista che ha apposto il visto di conformità sulla dichiarazione. Le stesse agevolazioni sono previste anche se il 730 viene presentato tramite un intermediario con le modalità ordinarie. Resta ferma, comunque, la possibilità di effettuare controlli nei confronti del contribuente per verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi che danno diritto a detrazioni, deduzioni e agevolazioni.

Se il visto di conformità è infedele

In caso di apposizione, da parte di un intermediario, di un visto di conformità infedele (ad esempio se non ha correttamente riscontrato la documentazione a supporto di spese detraibili o deducibili), l’intermediario è tenuto al pagamento di un importo corrispondente alla somma dell’imposta, degli interessi e della sanzione che sarebbe stata richiesta al contribuente. La responsabilità degli intermediari è però esclusa nel caso in cui l’infedeltà del visto sia stata determinata da una condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente. L’intermediario che si accorge di aver apposto un visto infedele dopo l’invio della dichiarazione, deve avvisare il contribuente e trasmettere all’Agenzia la dichiarazione rettificativa, entro il 10 novembre dell’anno in cui è stata prestata l’assistenza. Se il contribuente non intende presentare la nuova dichiarazione, il Caf o il professionista possono comunicare entro la stessa data alle Entrate i dati rettificati.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 47 del 23 marzo 2015)

 

 

10) POS professionisti - Commercialisti: Sanzioni? Prima un credito d’imposta

Per il viocepresidente del CNDCEC, Davide Di Russo, “si continua ad eludere il tema dei costi per gli studi professionali”.

Prima un credito d’imposta per i professionisti, poi, eventualmente, le sanzioni.

Il Consiglio nazionale dei commercialisti commenta così il disegno di legge assegnato nei giorni scorsi alla Commissione Finanze del Senato, che punta a introdurre pesanti sanzioni per i professionisti ancora sprovvisti di Pos, spingendosi fino a prevedere la sospensione dell’attività professionale per quanti non si mettono in regola.

“Pur avendo riserve sul provvedimento - commenta il vicepresidente nazionale della categoria, Davide Di Russo - non facemmo a suo tempo le barricate contro l’introduzione dell’obbligatorietà del Pos negli studi professionali e oggi non siamo pregiudizialmente contrari, in linea di principio, alla previsione di talune sanzioni. Ciò che ci pare inaccettabile del disegno di legge in discussione al Senato, è l’ammontare abnorme delle sanzioni ipotizzate e l’idea di sospendere addirittura l’attività dei professionisti che non dovessero mettersi in regola. Più in generale, risulta grave il fatto che continui ad essere del tutto ignorato il tema dei costi per gli studi professionali legati proprio all’introduzione del Pos. Se proprio si vuol parlare di sanzioni - prosegue Di Russo – che lo si lo si faccia almeno solo dopo aver introdotto quel credito d’imposta che i commercialisti chiedono da tempo per alleggerire il peso economico di una operazione che ricade totalmente ed indiscriminatamente sugli studi dei professionisti italiani, a vantaggio del sistema bancario”.

Di Russo spiega anche che la previsione di una detrazione dall'imponibile reddituale del costo percentuale di ciascuna transazione eseguita con il Pos, non può essere definita, come fa il disegno di legge, un’agevolazione fiscale per i professionisti, “per il semplice motivo che si tratta di costi inerenti all’attività professionale e quindi ovviamente deducibili”.

In sostanza, per Di Russo “questo disegno di legge è l’ennesima dimostrazione di come si continui ad eludere sistematicamente il tema delle difficoltà economiche in cui versano i professionisti italiani, ulteriormente accresciutesi in questi anni di crisi”. “Solo per restare nell’ambito della nostra professione - conclude Di Russo - sottolineo come in questi anni, grazie alla realizzazione del fisco telematico, l’amministrazione finanziaria ha risparmiato alcuni miliardi di euro, che corrispondono ad un costo, probabilmente di pari entità, che si è scaricato sui Commercialisti italiani”.

Nello specifico, il disegno di legge, recante “disposizioni relative all'obbligo per i soggetti che effettuano l'attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, di dotarsi di adeguati strumenti di pagamento elettronici per pagamenti superiori ai 30 euro”, a firma dei senatori Aiello, Gentile, Biliardi, Di Giacomo (Area Popolare – NCD-UDC), prevede una sanzione amministrativa pecuniaria di importo pari a 500 euro, con obbligo di adeguarsi alle vigenti previsioni normative in materia entro trenta giorni dalla notifica della sanzione stessa; l’obbligo per il soggetto sanzionato di comunicare, entro sessanta giorni, all'ufficio che ha irrogato la sanzione, l'avvenuto adeguamento con le modalità comunicate nella sanzione notificata; l’irrogazione di un ulteriore sanzione amministrativa pecuniaria (trascorsi ulteriori trenta giorni) pari al doppio dell'importo della sanzione già commisurata qualora il soggetto sanzionato non si sia uniformato alla normativa vigente e, infine, la previsione della sospensione dell'attività professionale e commerciale sino al completo adeguamento alla normativa in materia qualora il soggetto sanzionato (scaduti tutti i termini previsti) non abbia provveduto a dotarsi di strumenti di pagamento elettronici.

(CNDCEC, comunicato del 23 marzo 2015)

 

Vincenzo D’Andò