Diario fiscale del 24 marzo 2015: le novità sulla polizza assicurativa per asseverare i 730

Pubblicato il 24 marzo 2015

Srl: il liquidatore prende in carico le pregresse inadempienze fiscali; professionisti “scudati” dal reato di rivelazione di segreto professionale; visto di conformità: assicurazione professionale per i modelli 730, via libera dell’IVASS; la restituzione del pallet vuole il reverse charge?; no al visto di conformità nel Modello Iva TR 2015 per la sola compensazione; Ue, Iva e-commerce dal mese di gennaio 2015: sviluppi in Italia; F24: istituiti codici tributo per pagare le sanzioni sulle violazioni ai documenti fiscali informatici; l’Agenzia delle entrate lancia il sito dedicato al 730 precompilato; dichiarazione dei redditi precompilata: ecco la circolare delle Entrate; POS professionisti - Commercialisti: sanzioni? prima un credito d’imposta

 

 Indice:

 1) Srl: Il liquidatore prende in carico le pregresse inadempienze fiscali

 2) Professionisti “scudati” dal reato di rivelazione di segreto professionale

 3) Visto di conformità: assicurazione professionale per i modelli 730, via libera dell’IVASS

 4) La restituzione del pallet vuole il reverse charge ?

 5) No al visto di conformità nel Modello Iva TR 2015 per la sola compensazione

 6) Ue, Iva e-commerce dal mese di gennaio 2015: sviluppi in Italia

 7) F24: istituiti codici tributo per pagare le sanzioni sulle violazioni ai documenti fiscali informatici

 8) L’Agenzia delle entrate lancia il sito dedicato al 730 precompilato

 9) Dichiarazione dei redditi precompilata: ecco la circolare delle Entrate

 10) POS professionisti - Commercialisti: Sanzioni? Prima un credito d’imposta

 

 

1) Srl: Il liquidatore prende in carico le pregresse inadempienze fiscali

Il liquidatore della Srl risponde per l’evasione fiscale e non importa che il debito sia pregresso e cioè contratto prima di assumere la carica. È onere del professionista fare delle verifiche sulla contabilità prima di accettare. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 11665 del 20 marzo 2015, ha reso definitiva la condanna a carico di liquidatore per l’omesso versamento delle ritenute nei due anni precedenti all’assunzione del compito. A peggiorare la sua posizione, nella vicenda sottoposta all’attenzione Corte suprema, è intervenuto il fatto che l’uomo, prima di essere liquidatore, era anche amministratore. Ad ogni modo, per i Supremi giudici, nelle società di capitali, la responsabilità per i reati previsti dal Dlgs 10 marzo 2000, n. 74, è attribuita all’amministratore, ovvero a coloro che rappresentano e gestiscono l’ente e, in quanto tali, sono tenuti a presentare e sottoscrivere le dichiarazioni rilevanti per l’ordinamento tributario, adempiendo agli obblighi conseguenti.

Alla medesima disciplina soggiace quindi il liquidatore ex artt. 2276 e 2489 c.c., nominato in caso di scioglimento della società, passibile della responsabilità per i delitti previsti dal Dlgs 10 marzo 2000, n. 74, in virtù della espressa previsione dell'articolo 1, comma 1, lett. c), del decreto in combinazione con le norme che ne definiscono poteri e responsabilità. Infatti, chi assume la carica di liquidatore si espone volontariamente a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze.

Legittimo l’accertamento anche se il bene di lusso è inutilizzabile

Stretta sul redditometro. È infatti legittimo l’accertamento anche se il bene di lusso non può essere concretamente usato dal contribuente: in questo caso un panfilo sotto sequestro giudiziario. In questi casi l’atto impositivo può al più essere ridotto in relazione alla diminuzione delle spese ma non annullato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 5606 del 20 marzo 2015, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

La Cassazione ha così ribaltato il verdetto emesso dalla Ctr dell’Emilia Romagna che aveva invalidato l’accertamento dal momento che, negli anni di riferimento, l’imbarcazione era stata posta sotto sequestro giudiziario.

 

 

2) Professionisti “scudati” dal reato di rivelazione di segreto professionale

Il Dlgs 28/2015 sulla non punibilità del reato tenue non abituale ricade sull’illecito previsto dall’art. 622 c.p.. Il decreto si applica a tutti i reati puniti con pena non superiore a cinque anni e comporta il proscioglimento, se il fatto provoca una conseguenza esigua e se la condotta non integra una propensione a commettere il reato. Del particolare beneficio può trarre vantaggio il professionista tenuto al segreto professionale. Viene prevista, infatti, un’ulteriore barriera a garanzia dell’operato del professionista, il quale potrà sia invocare la scriminante della giusta causa. Il citato articolo punisce chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, oppure lo impiega a proprio o altrui profitto. Il reato comprende sia la rivelazione sia l’impiego della notizia segreta. L’obbligo del segreto professionale si aggiunge, poi, all’obbligo di rispettare la privacy, anche se i due ambiti sono spesso fraintesi. La sanzione per la rivelazione del segreto professionale è quella della reclusione fino a un anno o con la multa da 30 a 516 euro. La sanzione si applica se dal fatto può derivare nocumento. La sanzione è aggravata se il fatto è commesso da amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, sindaci o liquidatori o se è commesso da chi svolge la revisione contabile della società. Il reato di rivelazione di segreto professionale è punibile a querela della persona offesa.

La sanzione prevista per il resto di segreto professionale rientra nel limite dei cinque anni posto dal Dlgs 28/2015. Il rischio penale del professionista, a questo punto, è subordinato a più fattori. Innanzitutto ci deve essere la querela della persona, cioè del soggetto cui si riferiscono le notizie oggetto della indebita rivelazione. Si deve, infatti, ricordare che nel rapporto professionale il titolare del diritto al segreto professionale è il cliente, mentre il professionista è il soggetto tenuto a mantenere il riserbo sulle informazioni. Anche se, va notato, che a volte il professionista tenta di farsi schermo del segreto professionale per stendere un velo sui propri atti. Tuttavia si ricordi che il professionista non ha il diritto al segreto professionale ma ha al contrario l’obbligo di mantenerlo, nell’interesse del cliente. Se la persona offesa non presenta la querela il reato di rivelazione di segreto professionale non sarà procedibile e se un procedimento è iniziato si avrà una sentenza di non luogo a procedere.

Un secondo scoglio è interno alla formulazione del reato e cioè non deve ricorrere una giusta causa. Il professionista potrà invocare la scriminante della giusta causa e così bloccare ogni possibile intervento sanzionatorio ai suoi danni. Con il Dlgs 28/2015 arriva un’altra possibilità di prosc