Diario quotidiano del 20 marzo 2015: gli ammortizzatori sociali negli studi professionali

Pubblicato il 20 marzo 2015



IFRS 11: consolidamento proporzionale non rileva fiscalmente; non punibilità dei reati fiscali: decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale; ammortizzatori negli studi professionali; Iva: la nomina irregolare del rappresentante non fa perdere la detrazione; rimpatrio giuridico morbido; studio di settore si applica anche senza grave incongruenza; valutazione dei crediti in bilancio rigida; area con benefici tributari: niente abuso del diritto; le sanzioni fiscali sono di esclusiva competenza del curatore fallimentare; aggiornamento controlli software Uniemens; lavoro autonomo: istruzioni operative per la liquidazione anticipata ASpI e mini-ASpI; recupero record per l’evasione fiscale: 14,2 miliardi di euro incassati

 Indice:

 1) IFRS 11: consolidamento proporzionale non rileva fiscalmente

 2) Non punibilità dei reati fiscali: decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale

 3) Ammortizzatori negli studi professionali

 4) Iva: la nomina irregolare del rappresentante non fa perdere la detrazione

 5) Rimpatrio giuridico morbido

 6) Studi di settore si applica anche senza grave incongruenza

 7) Valutazione dei crediti in bilancio rigida

 8) Area con benefici tributari: niente abuso del diritto

 9) Le sanzioni fiscali sono di esclusiva competenza del curatore fallimentare

 10) Aggiornamento controlli software Uniemens

 11) Lavoro autonomo: istruzioni operative per la liquidazione anticipata ASpI e mini-ASpI

 12) Recupero record per l’evasione fiscale: 14,2 miliardi di euro incassati

 

 

1) IFRS 11: consolidamento proporzionale non rileva fiscalmente

L’Amministrazione finanziaria ha escluso la rilevanza fiscale nell’ambito del principio contabile. Dunque, per i soggetti IAS adopter che pongono in essere joint operations, la rilevanza fiscale del consolidamento proporzionale imposto dall’IFRS 11 viene esclusa, dovendosi, invece, dare rilievo alla partecipazione detenuta nella società veicolo, ritenuta fiscalmente rilevante.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 29/E del 18 marzo 2015, emessa a seguito di una istanza di interpello.

La società istante aveva stipulato con una società di diritto turco un accordo (Joint Agreement) per la costruzione e gestione di un’autostrada, accordo che, in applicazione del principio contabile IFRS 11, risultava qualificabile come joint operation su cui le parti contrattuali esercitano un “controllo congiunto”. La società veicolo costituita tra le due società per l’esecuzione delle attività previste dal Joint Agreement, risultava, in virtù della predetta qualificazione, trasparente, sotto il profilo contabile, rispetto alla società istante: nelle scritture contabili e nel bilancio separato dell’istante non era rilevata né la partecipazione al capitale della società veicolo, né i componenti positivi e negativi di reddito derivanti dalla stessa, mentre risultavano contabilizzate le attività, le passività, i ricavi e i costi della società veicolo per la parte corrispondente alla percentuale di partecipazione dell'istante alla joint operation.

Riguardo agli effetti fiscali delle modalità di rilevazione contabile della joint operation ai sensi dell’IFRS 11, l’istante riteneva, ai fini IRES, di dover qualificare le partecipazioni al capitale della società veicolo come azioni e di dover dare rilievo ai componenti positivi e negativi di reddito derivanti da tali partecipazioni e non, invece, ai componenti positivi/negativi di reddito rilevati per effetto dell’imputazione contabile delle attività, passività, ricavi e costi della società veicolo corrispondenti alla percentuale di partecipazione dell'istante alla joint operation.

Su tale problematica, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che, nel caso di specie, va esclusa la rilevanza fiscale ai fini IRES del consolidamento proporzionale imposto dall’IFRS 11 e che, in deroga al principio di derivazione rafforzata di cui all’art. 83 T.U.I.R., vada attribuito rilievo fiscale alla partecipazione detenuta dall’istante nella società veicolo.

L’Agenzia, ha, quindi, accolto la soluzione prospettata dalla società istante, volta al riconoscimento fiscale della partecipazione detenuta da Alfa nella società veicolo Gamma secondo la sua configurazione giuridica e non sulla base della titolarità pro-quota dei beni sottostanti.

Anche in applicazione dell’articolo 3 del Dm 48 del 2009, l’Agenzia rileva che l’operazione in esame deve essere riqualificata sulla base della sua natura giuridico-formale e che può essere disattesa, quindi, la rappresentazione contabile prevista dall’Ifrs 11.

Stessa conclusione con riferimento all’Irap. La rilevazione nel conto economico di Alfa dei componenti di reddito della società Gamma non comporta la riconducibilità ad Alfa di costi/ricavi effettivamente sostenuti, che generano, quindi, capacità impositiva. Anche ai fini Irap, dunque, conclude l’Agenzia, i costi e i ricavi della società veicolo non assumono rilevanza fiscale. In particolare, l’Amministrazione finanziaria ha precisato che nel caso in cui una società (Alfa) che adotta i principi contabili internazionali la quale ha stipulato con una società estera (Beta) un accordo di joint venture per la costruzione di un’autostrada e la società veicolo (Gamma) costituita per l’esecuzione dell’opera risulta trasparente rispetto alla società partecipante (Alfa), la soluzione più corretta, ai fini di evitare fenomeni di doppia imposizione, sia quella di escludere la rilevanza fiscale del consolidamento proporzionale imposto dall’IFRS 11, ritenendo più corretto continuare ad applicare la disciplina tributaria prevista per il possesso delle partecipazioni.

Ancorché in bilancio, quindi, vengano iscritti costi e ricavi della partecipata, nella dichiarazione dei redditi si devono operare variazioni in modo da ripristinare i proventi e gli oneri relativi alle partecipazioni essendo queste ultime fiscalmente rilevanti. Tale impostazione vale anche ai fini IRAP.

 

 

2) Non punibilità dei reati fiscali: decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 18 marzo 2015, il D.Lgs. n. 28 del 16 marzo 2015, sulle sanzioni penali.

Si tratta di una misura che definisce i contorni della condotta abusiva punita penalmente, tesa alla deflazione del carico di lavoro degli uffici giudiziari e improntata a ragioni di economia processuale.

La rubrica della norma s’intitola “Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a norma dell’art. 1, co. 1, lettera m), della Legge 28 aprile 2014, n. 67”.

La ratio della norma è di delimitare l’intervento penale ai casi strettamente necessari.

Perché un fatto possa essere identificato di particolare tenuità, vengono poste due condizioni:

- l’offesa viene considerata di scarsa gravità;

- la non abitualità della condotta.

Viene chiarito che la condotta non può essere ritenuta tenue nel momento in cui i motivi che hanno scatenato il comportamento dell’agente siano da considerarsi abietti o inutili, o se ha agito con crudeltà, se ha adoperato sevizie, se ha approfittato di soggetti minorati non in grado di difendersi.

Per ciò che riguarda la consuetudine del comportamento, si ritiene essere abituale un soggetto che venga considerato un delinquente professionale o per tendenza, ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità, ovvero nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.

Inoltre, il Legislatore ha voluto introdurre delle modifiche riguardanti l’iscrizione nel casellario giudiziale dei provvedimenti considerati tenui.

Ampia è la platea dei reati che rientrano nei limiti di pena previsti dal DLgs. e ai quali può essere applicata la causa di non punibilità.

Per i reati fiscali, non rientrano nei casi di non punibilità le “dichiarazioni fraudolente” (artt. 2-3, D.Lgs. n. 74/2000), e “l’emissione di fatture per operazioni inesistenti” (art. 8).

Sono altresì esclusi dall’applicazione del DLgs. le fattispecie di “riciclaggio” (art. 648-bis c.p.); “impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita” (art. 648-ter); autoriciclaggio di cui all’art. 648-ter1 comma 1 c.p., sempre che non ricorra la circostanza ad effetto speciale (comma 5) per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l’individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità provenienti dal delitto. In tal caso, il soggetto attivo potrà rientrare nell’ambito applicativo dell’istituto.

Rientra, invece, direttamente nella previsione del DLgs la fattispecie di autoriciclaggio di cui all’art. 648-ter1 comma 2 c.p. riferibile a delitto presupposto non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.

La natura di causa di non punibilità dell’istituto in esame comporta che il reato a cui si applichi si intenda, comunque, perfetto e idoneo a costituire presupposto dei reati di ricettazione, riciclaggio, impiego e autoriciclaggio, oltre che “attività criminosa” e “origine illecita” dei beni ai sensi dell’applicazione del DLgs. 231/2007.

 

 

3) Ammortizzatori negli studi professionali

Il Consiglio di Stato, con l’Ordinanza n. 1108 del 2015, è intervenuto nella spinosa vicenda della concessione degli ammortizzatori sociali in deroga ai dipendenti dagli studi professionali.

In particolare, su ricorso avanzato da Confprofessioni, l’Ordinanza ha stabilito che anche i dipendenti degli studi professionali debbano beneficiare del trattamento integrativo salariale in deroga concesso ai lavoratori dipendenti da imprese.

Il Consiglio di stato ha, quindi, accolto il ricorso in appello di Confprofessioni.

L’esclusione dai benefici discrimina i professionisti. Sì, dunque, agli ammortizzatori sociali in deroga negli studi professionali. Si riapre, dunque, la partita. Intanto con l’immediato stop all'ordinanza del Tar del Lazio n. 6365/2014 (che non ha ritenuto opportuno sospendere il dm 1° agosto 2014 con la disciplina degli ammortizzatori in deroga), nell’attesa che lo stesso tribunale amministrativo con “sollecitudine” fissi l’udienza di merito

 

 

4) Iva: la nomina irregolare del rappresentante non fa perdere la detrazione

La nomina formalmente irregolare del rappresentante non intacca la detrazione Iva

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 5400 del 18 marzo 2015, riconoscendo le ragioni di un contribuente che ricorreva contro l’Agenzia delle entrate, ha stabilito che la nomina (accreditamento) irregolare del rappresentante fiscale in Italia non fa perdere il diritto alla detrazione dell’Iva se l’amministrazione finanziaria non ne abbia contestato la spettanza sostanziale.

Va superato il rigido formalismo documentale a favore della lettera e della ratio della disposizione che tutela il principio fondamentale del diritto spettante ai soggetti passivi di detrarre l’Iva in nome della neutralità dell’imposizione per le attività economiche.

Per basta la dichiarazione di inizio/variazione attività modello AA7/6.

Ad una società olandese le Entrate avevano contestato varie violazioni in materia di Iva disconoscendo la detrazione dell’imposta sul presupposto che la stessa avesse irregolarmente operato in Italia tramite un rappresentante fiscale non accreditato. Infatti, l’accreditamento di quest'ultimo, pur comunicato al fisco italiano, non era sorretto dal mandato redatto con le formalità richieste dalla legge.

 

 

5) Rimpatrio giuridico morbido

Assofiduciaria ha illustrati le regole operative per il rimpatrio giuridico di beni materiali e immateriali legato alla Legge 186/14 sull’emersione dei capitali fiscalmente occulti.

Assofiduciaria si pronuncia, dunque, sul rimpatrio giuridico della Voluntary. In particolare, Assofiduciaria, con la circolare 45 del 18 marzo 2015, si occupa del rimpatrio giuridico di beni materiali e immateriali ex voluntary disclosure (Legge 186/14).

Vengono indicate norme comportamentali univoche ai fini della compliance fiscale e i percorsi consigliati per avere le riduzioni delle sanzioni. Su quest'ultimo tema si evidenzia che nel caso in cui i beni vengano trasferiti giuridicamente alla fiduciaria si ha la riduzione delle sanzioni sul monitoraggio fiscale della metà del minimo edittale.

In merito ai redditi delle attività rimpatriate giuridicamente viene spiegato che è possibile applicare il regime del risparmio gestito anche da parte delle fiduciarie cui sia conferito l’incarico di custodia, amministrazione e deposito. Ne consegue che l’imposta sostitutiva può essere applicata, in alternativa al regime ordinario e limitatamente ai redditi derivanti dalle attività finanziarie rimpatriate fino al 30 settembre 2014, anche dalle società fiduciarie. L’associazione indica le norme di comportamento univoche da seguire per la compliance fiscale del contribuente, nonché per ottenere sconti sulle sanzioni.

Per le partecipazioni in società estere con titoli nominativi serve l’intestazione alla fiduciaria. Se il titolo è al portatore, necessaria sarà la consegna materiale alla fiduciaria. Quanto agli obblighi fiscali, se la partecipazione è minoritaria la fiduciaria fa da sostituto, se maggioritaria gli adempimenti toccano al fiduciante. In caso di intestazione fiduciaria occorre, tuttavia, essere accorti in merito alle regole societarie e fiscali in vigore nel paese di residenza della società

 

 

6) Studi di settore si applica anche senza grave incongruenza

Giro di vite sugli studi di settore. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5354 del 18 marzo 2015, si è pronunciata sulla legittimità dell’accertamento anche in assenza di gravi incongruenze tra standard e ricavi.

L’Amministrazione finanziaria potrà usare gli studi come valori statistici che denunciano una contabilità inaffidabile.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso di una società che aveva ricevuto l’atto impositivo per dei sospetti sulle rimanenze dichiarate in bilancio rispetto alla contabilità.

L’Ufficio si era avvalso degli studi di settore ma non per dimostrare l’incongruenza tra questi e i ricavi quanto per utilizzarli come dati statistici che rendevano tale contabilità inattendibile. La Cassazione ha ritenuto legittimo questo metodo.

Dunque, i dati possono essere utilizzati dal Fisco anche in contrasto con le risultanze delle scritture contabili regolarmente tenute.

 

 

7) Valutazione dei crediti in bilancio rigida

Gli amministratori di società non hanno carta bianca nella valutazione dei crediti in bilancio. Infatti devono tener conto non del valore nominale quanto della situazione patrimoniale dell’azienda altrimenti incorrono nell’azione di responsabilità. Non solo. In virtù del principio dell’abuso del diritto l’errore del manager può avere come conseguenza il recupero d’imposta.

A queste conclusioni è pervenuta la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 5450 del 18 marzo 2015, ha accolto il ricorso presentato da alcuni azionisti contro gli amministratori, accusati di aver presentato in bilancio una ridotta svalutazione dei crediti, comprendo, in questo modo, perdite rilevanti.

La Suprema Corte ha motivato la decisione affermando che il criterio legale di valutazione dei crediti non attribuisce agli amministratori una discrezionalità assoluta, ma implica una valutazione fondata sulla situazione concreta, secondo principi di razionalità: ciò preclude l’iscrizione in bilancio non soltanto dei crediti semplicemente sperati, ma anche dei crediti certi qualora siano di dubbia o difficile esazione, i quali, in tal caso, non devono essere iscritti nel loro intero ammontare, bensì nella minore misura che, secondo un prudente apprezzamento, si presume di poter realizzare. Se, dunque, compete all’amministratore di esprimere una prognosi sulla solvibilità dei debitori alla stregua dei presupposti oggettivi predetti, compito del giudice è di verificare se tali presupposti di fatto siano stati correttamente individuati.

 

 

8) Area con benefici tributari: niente abuso del diritto

Non sussiste abuso del diritto se la società prende iniziative produttive in aree nelle quali usufruisce di benefici fiscali, anche se, in questo modo, ha ottenuto un risparmio d'imposta.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5378 del 18 marzo 2015. Il caso aveva per protagonista una società che aveva acquistato da una collegata sita in un’area incentivata dei materiali ottenendo così un risparmio sui tributi.

Non sussiste, quindi, abuso del diritto quando la società prende iniziative produttive in aree nelle quali si usufruisce di benefici fiscali, anche se, in questo modo, ha ottenuto un risparmio d’imposta. Subito era scattato l’accertamento da parte dell’Ufficio che aveva contestato l’elusione. Atto annullato dalla Ctp e reso di nuovo valido in appello. Ora la sezione tributaria della Cassazione ha ribaltato di nuovo il verdetto. In particolare ad avviso del Collegio di legittimità, l’abuso del diritto è configurabile solo ove l’operazione economica sia stata posta in essere al fine di ottenere un beneficio fiscale «indebito», situazione che non appare ravvisabile in questa vicenda.

 

 

9) Le sanzioni fiscali sono di esclusiva competenza del curatore fallimentare

Il curatore è legittimati per le sanzioni tributarie. Per la Corte di Cassazione la società fallita è solo un obbligato solidale, e non ha legittimazione al ricorso

Il curatore del fallimento deve adempiere a diversi obblighi fiscali, tra cui la presentazione delle dichiarazioni IVA e dei redditi (art. 8 del DPR 322/98), e, in caso di controllo degli uffici finanziari, può essere destinatario ad esempio di questionari, la cui mancata risposta può cagionare le sanzioni dell’art. 11 del DLgs. 471/97.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5393 del 18 marzo 2015, ha esaminato la tematica concernente la responsabilità sanzionatoria per le violazioni tributarie commesse all’interno del fallimento e la legittimazione processuale avverso gli atti irrogativi delle stesse.

Ma per la sanzione occorre sempre almeno la colpa

Dunque, precisa la Cassazione, il ricorso deve essere presentato dal curatore in proprio, come farebbe ogni contribuente raggiunto da un atto impositivo, e non in qualità di curatore del fallito, previa autorizzazione del giudice delegato.

Trust di scopo: l’imposta di donazione dell’8% si paga subito

La Corte di Cassazione conferma ancora una volta il suo recente orientamento sulla tassazione indiretta del trust.

Il trust di scopo, costituito da una fondazione bancaria e da alcuni enti pubblici territoriali, con la finalità di provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria ed alla riqualificazione di un aeroporto, sconta, al momento della costituzione, l’imposta di donazione con l’aliquota dell’8%.

La Corte di Cassazione, con la sentenza, la n. 5322 del 18 marzo 2015, consolida il proprio recente orientamento in materia di tassazione indiretta del trust.

Infine, l’attribuzione patrimoniale in trust, determinando essa stessa il sorgere del vincolo di destinazione, va assoggettata alla relativa imposta, anche se destinata, in futuro, ad essere investita a beneficio di terzi.

Esonero TARSU: serve sempre la denuncia

In tema di TARSU, la Corte di Cassazione ha affermato il principio per cui il verbale di accesso redatto dai tecnici comunali nel corso del procedimento amministrativo di accertamento d'ufficio della TARSU, ove vengono identificate le aree sottoponibili a tassazione e la loro destinazione, non rende superflua la presentazione della denuncia ai fini dell'esonero dal pagamento della tassa.

Il verbale di accesso dei tecnici comunali non rende superflua la presentazione della denuncia ai fini dell'esonero dal pagamento della TARSU. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5047 del 13 marzo 2015.

La Cassazione ha, quindi, respinto il ricorso della società contribuente.

In particolare, ricade sull’impresa contribuente l’onere di fornire all’Amministrazione comunale i dati relativi all’esistenza ed alla delimitazione delle aree che, per il detto motivo, non concorrono alla quantificazione della complessiva superficie imponibile.

Il notaio è responsabile in solido e il Fisco può rivolgersi a lui

Il professionista, che stipula l’atto istitutivo di un trust apparente, è tra i possibili destinatari della conseguente pretesa erariale avanzata dall’Amministrazione finanziaria.

E’ legittima la pretesa erariale nei confronti del notaio rogante perché questi, in quanto responsabile d’imposta, è obbligato al pagamento in solido con i soggetti nel cui interesse è stato rogato l’atto e l’Amministrazione finanziaria è libera di scegliere l’obbligato al quale rivolgersi, senza obbligo di notifica nei confronti degli altri coobbligati.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 3886 del 25 febbraio 2015)

 

 

10) Aggiornamento controlli software Uniemens

L’Inps ha comunicato che, a partire dal mese di gennaio 2015, i controlli in ingresso sui flussi Uniemens, riferiti a matricole aziendali che presentano codici Tipo Cessazione, operano come segue:

- Nel caso di flusso Uniemens inviato in presenza di cessazione attività definitiva, identificata da “T.C.2”, la procedura blocca l’invio totale del flusso e verrà evidenziato, con apposito messaggio, l’assenza di caratteristiche contributive;

- nel caso di Flusso Uniemens inviato in presenza di sospensione attività, o cessazione preliminare di attività, identificati con “T.C.3” e “T.C.1” , i flussi con periodo di competenza uguale a “M+1” rispetto al mese di cessazione o sospensione di attività” transiteranno regolarmente ma con evidenziazione di apposito avviso.

Si rappresenta, in proposito, che per le denunce già trasmesse e giacenti verrà effettuata centralmente la rielaborazione dalla procedura di verifica, per cui nessun intervento dovrà essere attivato dagli operatori di sede.

Nel caso di Flusso Uniemens inviato in presenza di sospensione attività, o cessazione preliminare di attività, identificati con “T.C.3” e “T.C.1”, i flussi con periodo di competenza successivi a “M+1” rispetto al mese di cessazione o sospensione di attività, subiranno il blocco totale e sarà data apposita segnalazione.

La situazione aziendale può essere verificata dagli utenti, al momento della segnalazione di questi errori, cliccando sul bottone “Mostra dati aziendali”.

(Inps, messaggio n. 1990 del 18 marzo 2015)

 

 

11) Lavoro autonomo: istruzioni operative per la liquidazione anticipata ASpI e mini-ASpI

Liquidazione anticipata in un’unica soluzione degli importi non ancora percepiti delle prestazioni di disoccupazione ASpI e mini-ASpI al fine dello svolgimento di attività di lavoro autonomo. L’Inps, con la circolare n. 62 del 19 marzo 2015, ha fornito precisazioni sulla natura giuridica dell’istituto e sulla disciplina di riferimento, nonché le istruzioni operative e gli aspetti procedurali.

L’art. 2, comma 19, della legge n. 92 del 2012 prevede che il lavoratore avente diritto alla corresponsione dell'indennità di disoccupazione ASpI o mini ASpI possa richiedere la liquidazione anticipata in un’unica soluzione degli importi del relativo trattamento non ancora percepiti, al fine di intraprendere un'attività di lavoro autonomo, ovvero per avviare un'attività in forma di auto impresa o di micro impresa, o per associarsi in cooperativa.

Il lavoratore che intende avvalersi dell’anticipazione deve inoltrare telematicamente all’INPS specifica domanda entro la fine del periodo di fruizione della prestazione mensile ASpI o mini ASpI e, comunque, entro 60 giorni dalla data di inizio dell'attività autonoma o parasubordinata o dell’associazione in cooperativa.

In particolare, laddove il soggetto intenda avvalersi dell’istituto dell’anticipazione al fine di intraprendere o sviluppare a tempo pieno un’attività di lavoro autonomo, la disciplina di riferimento è unicamente quella dettata dall’art. 2 comma 19 e dal relativo Decreto attuativo n. 73380 del 29 marzo 2013 - emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto col Ministero dell’Economia e delle Finanze - con la conseguenza che la domanda di anticipazione potrà essere accolta, in presenza di tutti gli altri requisiti, qualora sia stata presentata entro 60 giorni dall’inizio dell’attività o dalla domanda di indennità ASpI o mini ASpI se l’attività era preesistente e si desideri svilupparla a tempo pieno.

 

 

12) L’Agenzia delle Entrate presenta le attività al servizio del Paese nel 2014. Rimborsati 13 miliardi di euro a 3 milioni di contribuenti. Recupero record per l’evasione fiscale: 14,2 miliardi di euro incassati

Si parte dal segno più per iniziare una stagione di cambiamenti “in concreto”. Più 8% per il recupero dell’evasione che si assesta alla cifra record di 14,2 miliardi di euro riportati nelle casse dello Stato. Si tratta della somma più alta mai incassata dall’Agenzia delle Entrate in seguito all’attività di controllo. Buona performance anche per i rimborsi a cittadini e imprese: 13 miliardi di euro la cifra complessivamente restituita nel 2014 a 3 milioni di contribuenti, con una tempistica ridotta per imposte dirette e Iva. Quasi dimezzati i ricorsi fiscali che passano, grazie alla mediazione, dai 171mila del 2011 ai 90mila del 2014. Si riducono i tempi con cui l’Agenzia risponde al 100% dei quesiti presentati dai contribuenti. Da questi risultati prendono le mosse progetti ambiziosi come il 730 precompilato, presentato oggi per la prima volta al pubblico, e una nuova concezione del rapporto tra Fisco e contribuenti. L’Agenzia ribadisce la propria mission al servizio della modernizzazione del sistema Paese, presentando i numeri anche delle attività svolte al di fuori dal perimetro della fiscalità, tra cui la gestione della fatturazione elettronica, con 2,7 milioni di fatture emesse dalla Pa, e del sistema F24, che assicura un afflusso di entrate di oltre 570 miliardi di euro. I dati sono stati illustrati dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, nel corso di un incontro che si è tenuto oggi a Roma, presso la sede dell’Agenzia, alla presenza del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, e del Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Luigi Casero.

L’Agenzia al servizio del Paese - L’Agenzia svolge un ruolo importante in una serie di attività, non strettamente attinenti alla fiscalità, volte alla modernizzazione del sistema Paese, come ad esempio la fatturazione elettronica, il sistema Tessera Sanitaria e quello di versamento con il modello F24. A nove mesi dall’introduzione della fatturazione elettronica, sono state circa 2,7 milioni le fatture emesse dalla Pubblica Amministrazione centrale; hanno superato quota 10 milioni le tessere sanitarie distribuite lo scorso anno, quasi tutte nel formato “Carta nazionale dei servizi”, che consente l’accesso ai servizi in rete della Pubblica amministrazione, e sono stati più di 233 milioni i modelli di pagamento F24 gestiti nel 2014, per un controvalore di circa 570 miliardi di euro.

Servizi ai contribuenti all’insegna dell’affidabilità e della trasparenza - L’Agenzia si è impegnata a garantire rimborsi in tempi certi e brevi e a offrire in modo sempre più efficiente assistenza e servizi per rendere ancora più digitale il Fisco italiano. Nel 2014, oltre 3 milioni di contribuenti hanno ricevuto rimborsi per quasi 13 miliardi di euro. Le Entrate hanno, infatti, impresso una forte accelerazione che ha consentito di erogare la quasi totalità dei rimborsi Iva richiesti fino al 30 giugno dello scorso anno e, per le imposte dirette, le somme spettanti relative alle dichiarazioni 2013. Inoltre, sono stati riconosciuti in pochi mesi 585mila rimborsi, per un importo di 430 milioni di euro, ai contribuenti che hanno perso il lavoro.

L’Agenzia ha risposto alla crescente domanda di supporto, fornendo servizi e assistenza a oltre 12 milioni di cittadini, di cui oltre 9,6 presso gli uffici e circa 2,4 telefonicamente e allo stesso tempo potenziando i servizi telematici. In particolare, attraverso il canale Civis, oltre il 99% delle 708mila richieste di assistenza è stata evasa entro 3 giorni. Nuovo impulso anche alla registrazione online dei contratti di locazione:

quelli che hanno viaggiato via web sono stati 800mila, il 44% del totale e il 38% in più rispetto al 2013. In crescita anche i contribuenti che si interfacciano con l’Amministrazione in rete: nel 2014 hanno raggiunto quota 2,7 milioni gli utenti abilitati a Entratel e Fisconline e sono stati quasi 18 milioni gli accessi al cassetto fiscale.

Ricorsi in calo e risposte in tempi rapidi ai dubbi dei contribuenti - La sostenibilità della pretesa è il principio guida dell’azione dell’Agenzia che ha, quindi, evitato di innescare contenziosi sulla base di meri cavilli formali. Nel 2014, infatti, si è registrata una consistente riduzione dei ricorsi che sono stati circa 90mila contro i 171mila del 2011, anno di introduzione della mediazione tributaria; lo scorso anno l’Agenzia ha concluso quasi 100mila procedimenti di mediazione, di cui più della metà definiti senza passare per un giudizio. Sul fronte dell’interpretazione normativa, sono state fornite risposte, in molti casi in tempi significativamente inferiori a quelli previsti dalla legge, a tutti i 18.358 interpelli ricevuti e alle 603 richieste di consulenza giuridica.

Un catasto sempre più digitale - L’Agenzia ha lavorato per realizzare un Catasto completamente informatizzato: sono oltre l’80% le formalità gestite interamente online.

È in fase di completamento l’allineamento delle mappe e entro giugno tutti gli atti di aggiornamento catastale saranno presentati via web; al momento sono circa il 75%.

Recupero dell’evasione: raggiunto un nuovo traguardo - Controlli più efficaci, grazie a un’accurata selezione delle situazioni economiche con un significativo rischio di evasione, hanno consentito di riportare nelle casse dello Stato 14,2 miliardi di euro, una somma che supera di oltre 1 miliardo quella registrata nel 2013. Un dato significativo che si inserisce in un consolidato trend positivo che ha visto nel 2014 crescere di oltre il 220% le entrate da contrasto all’evasione rispetto ai 4,4 miliardi del 2006, anno in cui è stato inaugurato il sistema di misurazione basato sugli incassi. Nel 2014 l’Agenzia ha registrato, inoltre, un aumento di quasi 6 punti percentuali della maggiore imposta accertata, a fronte di un calo del 4,4% del numero degli accertamenti rispetto al 2013. In aggiunta a questi dati, quello relativo al tax gap dell’Iva, che nel corso degli ultimi dodici anni si è ridotto di 8 punti percentuali. Un risultato rilevante, se si considera che ogni punto percentuale di riduzione del gap corrisponde a un valore di circa 1,3 miliardi di euro.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 44 del 19 marzo 2015)

 

Vincenzo D’Andò