Diario quotidiano del 19 marzo 2015: non va bene la norma che “salva” i dirigenti delle Entrate senza concorso: accertamenti a rischio di nullità

Pubblicato il 19 marzo 2015



due per mille ai partiti politici: elenco degli ammessi al beneficio 2015; il curatore non si può opporre alla confisca; a rischio la cessione di quote pignorate; niente contributo unificato sui giudizi in opposizione; é anticostituzionale la norma che fa rivivere le società per il Fisco, non solo é anche contraria ai principi dello statuto del contribuente; Consulta, non va bene la norma che “salva” i dirigenti delle Entrate senza concorso: accertamenti a rischio di nullità?; come determinare i compensi dovuti nell’ambito del processo tributario; regolarizzazione scommesse: istituiti codici tributo per il pagamento delle somme dovuta con F24 accise; rent to buy, la nota del Consiglio Nazionale Notariato sui chiarimenti dell’Agenzia delle entrate; dal 2015 nuova indennità di disoccupazione a favore dei collaboratori

 

 Indice:

 1) Due per mille ai partiti politici: ecco l’elenco degli ammessi al beneficio 2015

 2) Il curatore non si può opporre alla confisca

 3) A rischio la cessione di quote pignorate

4) Niente contributo unificato sui giudizi in opposizione

 5) E’ anticostituzionale la norma che fa rivivere le società per il Fisco, non solo é anche contraria ai principi dello statuto del contribuente

 6) Consulta, non va bene la norma che “salva” i dirigenti delle Entrate senza concorso: accertamenti a rischio di nullità ?

 7) Come determinare i compensi dovuti nell’ambito del processo tributario

 8) Regolarizzazione scommesse: istituiti codici tributo per il pagamento delle somme dovuta con F24 accise

 9) Rent to buy, la nota del Consiglio Nazionale Notariato sui chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

 10) Dal 2015 nuova indennità di disoccupazione a favore dei collaboratori

 

 

1) Due per mille ai partiti politici: ecco l’elenco degli ammessi al beneficio 2015

E’ stata resa nota la lista dei partiti ammessi al 2 per mille per l’anno 2015, con riferimento ai redditi 2014. L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 27/E del 17 marzo 2015, ha, infatti,  diffuso l’elenco dei beneficiari, trasmesso dalla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, e spiega come esprimere la propria scelta utilizzando la scheda dedicata.

La scelta del contribuente, a favore di uno solo dei possibili destinatari, avverrà apponendo sulla scheda la propria firma in corrispondenza della formazione che intende sostenere.

Pronto l’elenco dei partiti politici cui è possibile destinare volontariamente il due per mille della propria Irpef relativa ai redditi 2014.

La lista, trasmessa all’Agenzia delle entrate dalla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, è, dunque, contenuta nella citata risoluzione.

La scelta, esercitabile a favore di un unico partito politico, potrà essere effettuata utilizzando la scheda contenuta nei modelli di dichiarazione dei redditi 730 e Unico Persone fisiche 2015, disponibile in formato elettronico sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Per indicare la propria preferenza, il contribuente dovrà firmare il riquadro “Scelta per la destinazione del due per mille dell’Irpef” presente nelle schede per la scelta della destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef, indicando il codice del partito prescelto. In caso di esonero dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi, è possibile trasmettere la scheda entro il 30 settembre 2015, direttamente, servendosi dei servizi telematici dell’Agenzia oppure presentarla in busta chiusa presso uno sportello postale o a un intermediario abilitato (professionisti, Caf).

Partito politico

Codice

Centro Democratico

A10

Die Freiheitlichen

B11

Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale

C12

Lega Nord per l’Indipendenza della Padania

D13

Movimento Associativo Italiani all’Estero – MAIE

E14

Movimento Politico Forza Italia

F15

Movimento Stella Alpina

G16

Nuovo Centrodestra

H17

PATT - Partito Autonomista Trentino Tirolese

K18

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

L19

Partito Democratico

M20

Partito Liberale Italiano

N21

Partito Socialista Italiano

R22

Popolari per l’Italia

S23

Scelta Civica

T24

Sinistra Ecologia Libertà

U25

SVP - Südtiroler Volkspartei

W26

Union Valdôtaine

Y27

Unione per il Trentino

Z28

 

 

2) Il curatore non si può opporre alla confisca

E’ stretta sulla responsabilità amministrativa delle società che poi falliscono. Infatti, il curatore non ha alcun titolo per opporsi alla confisca adottata ai sensi della «231». Sono fatti salvi i diritti dei terzi in buona fede, e come tali non possono essere considerati i creditori della procedura concorsuale, che possono essere fatti valere davanti al giudice penale.

È quanto stabilito dalle Sezioni unite penali della Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 11170 del 17 marzo 2015, hanno risolto un «annoso» contrasto di giurisprudenza.

Con una lunghissima motivazione il Massimo consesso di Piazza Cavour ha affermato il principio secondo cui «il curatore fallimentare non è legittimato a proporre impugnazione contro il provvedimento di sequestro adottato ai sensi dell'art. 19 del dlgs n. 231 del 2001». La verifica delle ragioni dei terzi al fine di accertarne la buona fede spetta al giudice penale e non al giudice fallimentare».

Ciò perché, hanno spiegato i Supremi giudici, il creditore che non abbia ancora ottenuto l'assegnazione del bene a conclusione della procedura concorsuale non può assolutamente essere considerato terzo titolare di un diritto acquisito in buona fede perché prima di tale momento il creditore vanta una semplice pretesa, ma non certo la titolarità di un diritto reale su un bene.

Allo stesso modo il curatore fallimentare, che è certamente terzo rispetto al procedimento sequestro/confisca dei beni già appartenuti alla fallita società, non può agire in rappresentanza dei creditori per opporsi al sequestro e alla confisca.

 

 

3) A rischio la cessione di quote pignorate

Srl: é elusivo vendere quote a pignoramento ignoto. La Suprema Corte sottolinea che, per l’integrazione della fattispecie di cui all’art. 388 c.p., è sufficiente la sola notifica del pignoramento a debitore e società.

Commette, dunque, elusione del provvedimento del giudice il titolare di quote della Srl che le vende anche se il pignoramento non gli è stato ancora notificato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza 11302 del 17 marzo 2015, ha accolto il ricorso presentato dalla Procura di Milano contro un imprenditore che aveva alienato il 5% delle quote ben sapendo che il restante 95% era pignorato.

Insomma, per la pubblica accusa il manager aveva partecipato al disegno criminale sottraendo alla disposizione del giudice le quote stesse. La sesta sezione penale ha infatti chiarito che integra il delitto di elusione dolosa della misura cautelare disposta dal giudice civile, la condotta del titolare di quote di una società, di cui sia stato disposto il sequestro conservativo, che provveda alla loro cessione con l'intento di vanificare l'esecuzione della misura, ancorché tale cessione avvenga prima della formale notifica all'interessato del provvedimento cautelare.

Per la Cassazione stessa cosa può dirsi in caso di pignoramento. In sentenza i giudici scrivono che «detto arresto, correttamente richiamato dalla sentenza impugnata, ancorché dettato in tema di sequestro conservativo, può ben essere considerato - mutatis mutandis – anche per il pignoramento in ragione del vincolo di indisponibilità che i due istituti determinano e che, nella ipotesi del pignoramento, viene notificato al debitore attraverso la ingiunzione ex art. 492 cod. proc.».

 

 

4) Niente contributo unificato sui giudizi in opposizione

Il Ministero della giustizia, con la circolare n. 38550 dello scorso 3 marzo, ha chiarito che non è mai dovuto il contributo unificato nei giudizi di opposizione all’esecuzione e di opposizione di terzo all’esecuzione. Mentre nelle procedure esecutive deve essere corrisposto nel momento in cui viene depositata l’istanza di assegnazione e vendita da parte del creditore.

Il chiarimento, contenuto nella suddetta circolare del Ministero della giustizia, è stato segnalato dal Tribunale di Milano con la nota del 10 marzo 2015, peraltro, pubblicata il 17 marzo 2015 dall’Ordine degli avvocati di Milano.

In particolare, tale circolare ha per oggetto due distinte problematiche, sulle quali il ministero ha rilevato un elevato numero di quesiti da parte degli uffici giudiziari, in materia di processo esecutivo: L’individuazione del contributo unificato da versare nella fase incidentale celebrata dinanzi al giudice dell'esecuzione nelle ipotesi di opposizione all'esecuzione (ex art. 615, comma 2, cpc), nelle opposizioni agli atti esecutivi (ex art. 617, comma 2, cpc) e nelle opposizioni di terzo all’esecuzione (ex art. 619 cpc). L’altra problematica riguarda invece l’individuazione del momento in cui deve essere corrisposto il contributo unificato nelle procedure esecutive in base alla nuova formulazione dell’art. 518, comma 6, cpc, così come modificato dall’art. 18, comma 1, lett. a) del D.L. n. 132/2014, convertito con modificazioni in legge n. 162/2014.

Quanto alla prima problematica, secondo alcuni uffici il giudizio di opposizione all'esecuzione, di opposizione agli atti esecutivi e di opposizione di terzo, proposti ad esecuzione già iniziata dinanzi al giudice dell’esecuzioni, darebbero luogo a una fase incidentale, da assoggettare ad autonomo contributo unificato. Tale ricostruzione, però, non è condivisa dal Ministero. Il procedimento incidentale, che si svolge davanti al giudice dell’esecuzione, precisa la circolare, non è ricompreso nell’elenco dei processi e delle procedure per le quali è dovuto il contributo unificato a norma del testo unico sulle spese di giustizia. Per quanto riguarda, invece, la seconda problematica, gli uffici giudiziari chiedono se il creditore procedente sia tenuto a versare il contributo unificato nel momento in cui esegue il deposito della nota di iscrizione a ruolo e non più all’atto del deposito dell'istanza di assegnazione o vendita dei beni pignorati. Il Ministero ritiene che debba essere versato al momento del deposito dell’istanza di assegnazione e vendita da parte del creditore procedente, così come indicato dall'art. 14, comma 1 del dpr n. 115/2002.

 

 

5) E’ anticostituzionale la norma che fa rivivere le società per il Fisco, non solo é anche contraria ai principi dello statuto del contribuente

Ultrattività dell’estinzione in contrasto con lo Statuto: Evidenziati enormi problemi di costituzionalità sulla norma che impone la rinascita fiscale delle società estinte.

La ultrattività delle società estinte è in contrasto con lo statuto del contribuente. Perché sottopone cittadini e imprese all’azione del Fisco in modo indeterminato. Lo afferma il Consiglio Nazionale Forense, in una nota approvata dal plenum che mette a fuoco le novità legislative e le problematiche aperte dalla norma che, contenuta nel decreto Semplificazioni (D.Lgs. n. 175/2014), introduce la ultrattività delle società estinte, che hanno richiesto la cancellazione dal registro imprese, per cinque anni a partire dalla richiesta, «ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi, contributi, sanzioni e interessi». Ai dubbi costituzionali, da parte del CNF, si aggiungono rilievi critici circa l’interpretazione delle nuove disposizioni contenute nelle conseguenti circolari emanate dall’Agenzia delle entrate. La normativa, da un lato, contrasta infatti con i principi costituzionali contenuti nell’art. 3 (parametro di razionalità) e nell’art. 77 (carenza di delega), mentre le istruzioni delle Entrate, secondo il Cnf, espongono l’Amministrazione a un grande contenzioso, definendo la novella dell’articolo del codice civile una norma di carattere procedimentale.

 

 

6) Consulta, non va bene la norma che “salva” i dirigenti delle Entrate senza concorso: accertamenti a rischio di nullità ?

Dirigenti delle Agenzie fiscali senza concorso, la Consulta ha detto stop. Accertamento :  incostituzionale la norma “salva dirigenti” delle Entrate. Ora si riapre la partita sulla validità degli atti impositivi sottoscritti dai dirigenti che potranno essere dichiarati decaduti.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 37/2015, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 8 comma 24 del D.L. 16/2012, e, per estensione, degli artt. 1 comma 14 del DL 150/2013 e 1 comma 8 del D.L. 192/2014.

Si tratta delle discusse norme “salva dirigenti” (da quanto emerge dalla sentenza del TAR n. 6884 del 2011, oggetto dell’appello al Consiglio di Stato che ha rinviato tutto alla Consulta, sono ben 767 le posizioni dirigenziali “a rischio”).

Il tutto scaturisce dall’impugnazione dell’art. 24 del regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle Entrate secondo cui le vacanze possono essere “provvisoriamente” coperte, previo interpello e salva l’urgenza, mediante la stipula di contratti individuali di lavoro a termine con propri funzionari, con l’attribuzione dello stesso trattamento economico dei dirigenti, e ciò fino alle procedure di accesso alla dirigenza e comunque fino al 31 dicembre 2010, termine che è stato prorogato al 31 maggio 2012.

In questo contesto l’Esecutivo, a causa di una manifesta “urgenza” nel provvedere, ha confezionato il DL 16/2012, ove, nell’art. 8 comma 24, ha “salvato” i dirigenti dell’Agenzia delle Entrate e ammesso ulteriori proroghe; la norma sancisce che fermi i limiti assunzionali a legislazione vigente, in relazione all’esigenza urgente e inderogabile di assicurare la funzionalità operativa delle proprie strutture, volta a garantire una efficace attuazione delle misure di contrasto all’evasione di cui alle disposizioni del presente articolo, l’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia del territorio sono autorizzate ad espletare procedure concorsuali da completare entro il 31 dicembre 2015 (a seguito della proroga del termine) per la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti. Nelle more dell’espletamento di dette procedure l’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia del territorio, salvi gli incarichi già affidati, potranno attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata è fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso.

Come rilevato dalla Consulta, è palese che lo stillicidio di proroghe che ha caratterizzato le norme richiamate si pone in contrasto con la Costituzione, siccome le Agenzie fiscali, l’Esecutivo e il Parlamento hanno aggirato la regola del concorso per l’accesso alle cariche pubbliche. La Corte ripristina così la legalità costituzionale violata, con decisione non contestabile e valida erga omnes.

 

 

7) Come determinare i compensi dovuti nell’ambito del processo tributario

Le spese del processo tributario: compensi per avvocati e funzionari. L’Agenzia delle entrate, all’interno del proprio notiziario fiscale, ha ricostruito l’iter accertativo da seguire per determinare la spettanza degli onorari professionali dovuti.

Ecco di seguito l’interessante contributo pubblicato nei giorni scorsi da Fiscoggi.it:

Senza intesa vigono i parametri. Ma in caso di determinazione giudiziale della parcella, rappresentano soltanto una base di partenza su cui influiscono molteplici fattori

Finita l’era delle tariffe professionali. Ora i compensi ai difensori, quando manca l’accordo con il cliente, vanno costruiti dal giudice partendo da specifici parametri “ministeriali” e graduati, tra l’altro, a seconda della fase processuale, della complessità della pratica, del pregio dell’attività prestata, dei risultati ottenuti.

Chi decide il compenso

Cliente e difensore sono liberi di accordarsi sul compenso. Tuttavia, in assenza dell’accordo, la legge prevede che sia il giudice a stabilirlo, applicando i parametri. In ogni caso, la liquidazione giudiziale non è vincolata da quanto convenuto dalle parti, che rileva solo nei loro rapporti interni.

Dalle tariffe ai parametri ministeriali

Il “decreto liberalizzazioni” (Dl 1/2012) ha abrogato le tariffe professionali e il Dm 140/2012 ha introdotto il sistema parametrico e ha previsto tabelle per:

- avvocati (tabelle A-B)

- dottori commercialisti ed esperti contabili (tabella C).

Parametri per avvocati e funzionari pubblici

Successivamente, la legge professionale 247/2012 ha previsto parametri ad hoc per avvocati (attuale “Dm avvocati” 55/2014) e la loro emanazione, ogni due anni, con decreto ministeriale, su proposta del Consiglio nazionale forense. Le modifiche alle disposizioni sul processo tributario (articolo 15, comma 2-bis, Dlgs 546/1992) hanno stabilito che quanto previsto per gli avvocati valesse anche per l’amministrazione, se assistita da funzionari, e per l’ente locale, se assistito da dipendenti, con la riduzione dell’importo del 20%.

Il nuovo decreto per gli avvocati conferma:

- che i parametri si applicano se non vi è accordo tra avvocato e cliente

- la distinzione tra le attività stragiudiziali e giudiziali

- il principio della liquidazione per fasi.

Liquidazione giudiziale del compenso per gli avvocati

Il “Dm avvocati” ha previsto due tabelle, la 23, per la Commissione tributaria provinciale, e la 24, per la Commissione tributaria regionale. All’interno delle stesse, vi è una suddivisione per fasi processuali e scaglioni di valore. Per la determinazione del compenso, si prende come base di calcolo il valore medio dello scaglione di riferimento per ciascuna delle fasi, si indicano separatamente le spese sostenute e documentate dal difensore (anche per la parte pubblica, per esempio per notifiche degli atti effettuate dall’ufficiale giudiziario) e si aggiunge al totale il 15% a titolo di rimborso spese forfetarie. In caso di vittoria sulle spese da parte dell’ufficio pubblico, l’ammontare complessivo, al netto delle spese sostenute e documentate, è ridotto del 20%.

Valore della controversia

Il valore della controversia deve essere determinato in base all’intero importo oggetto di contestazione, comprese le sanzioni, con il limite di un quinquennio in caso di oneri poliennali.

Scaglioni Le tabelle prevedono sei scaglioni:

- da 0,01 fino a 1.100 euro

- da 1.100,01 a 5.200 euro

- da 5.200,01 a 26.000 euro

- da 26.000,01 a 52.000 euro

- da 52.000,01 a 260.000 euro

- da 260.000,01 a 520.000 euro.

Per le cause di valore indeterminabile, lo scaglione è:

- da 26mila a 260mila euro

- fino a 520mila euro, se la controversia è di particolare importanza.

Per le controversie di valore superiore a 520mila euro, l’articolo 6 del “Dm avvocati” prevede un incremento progressivo della percentuale dei parametri.

Fasi L’articolo 4, comma 5, individua, per le attività giudiziali, cinque fasi esemplificative: studio della controversia; introduttiva del giudizio; istruttoria; decisionale; esecutiva, distinta in due sottofasi, ma le attività ivi descritte non riguardano propriamente il processo tributario. In questo caso, il compenso per tale fase può spettare in ipotesi di giudizio di ottemperanza o qualora venga intrapresa la strada dell’esecuzione forzata civilistica delle sentenze delle Commissioni tributarie, in virtù dell’analogia prevista dall’articolo 3 dello stesso decreto. Criteri Gli articoli 4, 5 e 8 del Dm prevedono che il giudice possa graduare il compenso in base ad alcuni criteri generali:

- caratteristiche, urgenza e pregio dell’attività prestata;

- importanza, della natura, della difficoltà e del valore dell’affare;

- condizioni soggettive del cliente;

- risultati conseguiti;

- complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate.

In applicazione di tali criteri, il giudice può aumentare il compenso fino all’80% o ridurlo fino al 50%; in particolare, per la fase istruttoria, l’aumento può arrivare al 100%, la riduzione al 70%. Inoltre, il compenso è aumentato fino a un terzo se le difese della parte vittoriosa risultino manifestamente fondate, mentre quello dell’avvocato del soccombente è ridotto del 50% nei casi di condanna ai sensi dell’articolo 96 cpc o di inammissibilità, di improponibilità o di improcedibilità della domanda, ove concorrano gravi ed eccezionali ragioni indicate nella motivazione.

Quando più avvocati sono incaricati di una difesa, ciascuno ha diritto di pretendere dal cliente il compenso per l’opera effettivamente prestata. Tuttavia, nel caso di liquidazione a carico del soccombente, sono computati i compensi per un solo avvocato. L’adozione di condotte abusive, se di ostacolo alla definizione dei procedimenti, è elemento di valutazione negativa.

Conciliazione giudiziale

In presenza di conciliazione, l’articolo 4, comma 6, dello stesso Dm, stabilisce che il “compenso è di regola aumentato fino a un quarto rispetto a quello altrimenti liquidabile per la fase decisionale fermo quanto maturato per l’attività precedentemente svolta”. Tuttavia, la norma non si applica al processo tributario, nel quale il giudice procede all’estinzione del giudizio e alla compensazione di diritto delle spese (in base all’articolo 46, comma 3, del Dlgs 546/1992). Nota spese

La nota spese costituisce semplice esposizione delle prestazioni svolte. La liquidazione, infatti, che prescinde dal deposito della nota (articolo 75, disposizione attuativa del cpc), viene effettuata dal giudice solo se la richiesta di condanna della controparte alle spese di lite è stata formulata nel corso del processo, nel ricorso (dal contribuente) e nelle controdeduzioni (dall’amministrazione finanziaria) o in appello, onde non incorrere nel vizio di ultrapetizione. Liquidazione giudiziale del compenso per gli altri professionisti

L’articolo 28, comma 2, del decreto ministeriale 140/2012, stabilisce che “Il valore della pratica (…) è determinato, per ogni grado di giudizio, in funzione dell'importo complessivo delle imposte, tasse, contributi, sanzioni, interessi che sarebbero dovuti sulla base dell'atto impugnato o in contestazione oppure dei quali è richiesto il rimborso (…)”. Il compenso per dottori commercialisti ed esperti contabili è liquidato secondo la tabella C, riquadro 10.2, allegata al Dm140/2012. Quanto indicato si applica per via analogica agli altri professionisti. A differenza degli avvocati, il compenso non comprende le spese da rimborsare, neanche forfetarie, né oneri e contributi (articolo 1, comma 2, Dm 140/2012). Non sono indicate fasi specifiche, ma una percentuale tra l’1% e il 5%, commisurata al valore della pratica e quantificabile, ai sensi dell’articolo 17 del “Dm altri professionisti”, con riferimento a:

valore e natura della pratica

- importanza, difficoltà, complessità della pratica;

- condizioni d'urgenza per l'espletamento dell'incarico;

- risultati e vantaggi, anche non economici, ottenuti dal cliente;

- impegno profuso anche in termini di tempo impiegato;

- pregio dell'opera prestata.

Attenzione alle controversie non concluse in mediazione tributaria La parte soccombente è condannata a rimborsare, oltre alle spese di giudizio, il 50% delle stesse a titolo di rimborso “forfetario” dei costi del procedimento di mediazione, secondo quanto previsto a fini deflattivi dall’articolo 17-bis, comma 10, del Dlgs 546/1992. In questi casi, la compensazione delle spese è ammessa, parzialmente o per intero, solo se ricorrono giusti motivi che il giudice deve indicare in sentenza.

In ipotesi di compensazione, non può essere disposta la condanna al rimborso del 50% delle spese. Permane, in ogni caso, anche nei giudizi assoggettati al predetto articolo 17-bis la possibilità di condanna per lite temeraria.

 

 

8) Regolarizzazione scommesse: istituiti codici tributo per il pagamento delle somme dovuta con F24 accise

Per consentire la regolarizzazione delle somme dovute da coloro comunque offrono scommesse con vincite in denaro in Italia, per conto proprio ovvero di soggetti terzi, anche esteri, senza essere collegati al totalizzatore nazionale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 28/E del 18 marzo 2015, ha istituito i seguenti codici tributo:

- “5382” denominato “Regolarizzazione fiscale di cui all’art. 1, c. 643, lett. e), della legge 23/12/2014, n. 190”;

- “5383” denominato “Regolarizzazione fiscale di cui all’art. 1, c. 643, lett. e), della legge 23/12/2014, n. 190 – di competenza della regione Sicilia”.

Inoltre, per consentire il versamento, mediante il modello F24 Accise, delle sanzioni amministrative pecuniarie in parola, si istituiscono i seguenti codici tributo:

- “5384” denominato “Sanzione pecuniaria amministrativa di cui all’art. 1, c. 644, lett. h), n. 1), della legge 23/12/2014, n. 190”;

- “5385” denominato “Sanzione pecuniaria amministrativa di cui all’art. 1, c. 644, lett. h), n. 2), della legge 23/12/2014, n. 190”;

- “5386” denominato “Sanzione pecuniaria amministrativa di cui all’art. 1, c. 644, lett. h), n. 5), della legge 23/12/2014, n. 190”;

- “5387” denominato “Sanzione pecuniaria amministrativa di cui all’art. 1, c. 648, della legge 23/12/2014, n. 190”.

Infine, per consentire il versamento, mediante il modello F24 Accise, della somma in parola, si istituisce il seguente codice tributo:

- “5388” denominato “Versamento di cui all’art. 1, c. 649, della legge 23/12/2014, n. 190”.

 

 

9) Rent to buy, la nota del Consiglio Nazionale Notariato sui chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

Il Notariato ha pubblicato ieri, sul proprio sito web, la nota, preannunciata ai quotidiani, sul rent to buy.

La circolare n. 4 del 19 febbraio 2015 chiarisce il trattamento fiscale da applicare, agli effetti delle imposte dirette e indirette, ai contratti di godimento in funzione della successiva alienazione di immobili di cui all’art. 23 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito con la legge 11 novembre 2014, n. 164.

La scelta di fondo operata dall’Agenzia delle entrate è stata quella di diversificare il trattamento fiscale da applicare al canone corrisposto dal conduttore in considerazione della funzione (godimento dell’immobile e acconto prezzo) per la quale dette somme sono corrisposte, cioè da un lato assimilando, ai fini fiscali, l’immediata concessione del godimento dell’immobile a fronte del pagamento dei canoni alla locazione, per cui alla quota di canone “imputata” al godimento dell’immobile trovano applicazione le disposizioni previste, sia ai fini delle imposte dirette che delle imposte indirette, per i contratti di locazione; da un altro lato, assimilando ai fini fiscali e fin da subito la quota di canone destinata ad essere imputata al corrispettivo del trasferimento – la quale ad avviso dell’Agenzia ha natura di anticipazione del suddetto corrispettivo - agli acconti sul prezzo della successiva vendita dell’immobile.

In caso di esercizio del diritto di acquisto dell’immobile trova applicazione la normativa prevista, sia ai fini delle imposte dirette che delle imposte indirette, per i trasferimenti immobiliari.

Pertanto i chiarimenti contenuti nella circolare si riferiscono in particolare al trattamento fiscale applicabile:

alla quota di canone corrisposta per il godimento dell’immobile;

alla quota di canone corrisposta a titolo di anticipazione del corrispettivo;

al successivo trasferimento dell’immobile;

alle somme restituite in caso di mancata conclusione del contratto di compravendita

Di seguito gli schemi riepilogativi elaborati dal CNN utili alla identificazione di conseguenze e criticità:

TASSAZIONE DEL CONTRATTO DI GODIMENTO IN FUNZIONE DELLA SUCCESSIVA ALIENAZIONE DI IMMOBILI CON CONCEDENTE SOGGETTO PASSIVO IVA

Quota canone per il godimento dell’immobile/locazione

Tipologia di fabbricati

IVA

Imposta di registro

abitativi

esente

proporzionale (2 per cento)

abitativi

imponibile

fissa (67 euro o 200 euro in base alla forma del contratto)

strumentali

esente

proporzionale (1 per cento)

strumentali

imponibile

proporzionale (1 per cento)

 

Quota canone da imputare a corrispettivo della cessione/acconto

Tipologia di fabbricati

IVA

Imposta di registro

abitativi

esente

proporzionale (3 per cento)

abitativi

imponibile

fissa (200 euro)

strumentali

esente

fissa (200 euro)

strumentali

imponibile

fissa (200 euro)

 

TASSAZIONE DEL CONTRATTO DI TRASFERIMENTO DA PARTE DI CEDENTE SOGGETTO PASSIVO IVA IN CASO DI ESERCIZIO DEL DIRITTO ALL’ACQUISTO

Quota canone da imputare a corrispettivo della cessione/acconto

Tipologia di fabbricati

IVA

Imposta di registro ipotecaria e catastale

abitativi

esente

 

abitativi

imponibile (sul prezzo, al netto delle somme assimilate ad acconti)

imposte fisse (200 euro ciascuna)

strumentali

esente

 

strumentali

imponibile (sul prezzo, al netto delle somme assimilate ad acconti)

 

TASSAZIONE DEL CONTRATTO DI GODIMENTO IN FUNZIONE DELLA SUCCESSIVA ALIENAZIONE DI IMMOBILI CON CONCEDENTE NON SOGGETTO PASSIVO IVA

Quota canone per il godimento dell’immobile/locazione

Quota canone da imputare a corrispettivo della cessione/acconto prezzo

Tipologia di fabbricati

Imposta di registro

Tipologia di fabbricati

Imposta di registro

abitativi

proporzionale (2 per cento)

abitativi

proporzionale (3 per cento)

abitativi con opzione per la cedolare secca

non dovuta

abitativi con opzione per la cedolare secca

proporzionale (3 per cento)

strumentali

proporzionale (2 per cento)

strumentali

proporzionale (3 per cento)

 

 

10) Dal 2015 nuova indennità di disoccupazione a favore dei collaboratori

L’indennità di disoccupazione per i collaboratori nel 2015 (Dis-Coll): È stata introdotta la nuova indennità di disoccupazione a favore dei collaboratori nei casi di perdita involontaria del proprio incarico (denominata Dis-Coll). Ecco quali sono i requisiti per ottenerla, a quanto ammonta, come viene erogata e in quali casi decade o viene sospesa.

La nuova indennità di disoccupazione è stata introdotta con l’approvazione e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22 – in attuazione della Legge Delega 10 dicembre 2014, n.183.

La misura è destinata a garantire un sostegno al reddito a favore dei collaboratori in forma sia coordinata e continuativa sia con contratto a progetto. Unica esclusione: amministratori e sindaci di società.

La nuova normativa è riconosciuta a sostegno degli eventi di disoccupazione sorti a decorrere dal 1 gennaio 2015 e sino al 31 dicembre 2015.

La Dis-Coll è riconosciuta a tutti i collaboratori coordinati e continuativi anche a progetto:

- iscritti in via esclusiva alla Gestione separata;

- non pensionati;

- privi di partita IVA;

- che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione.

Nel momento in cui viene presentata la domanda di prestazione di sostegno al reddito, i soggetti beneficiari dovranno dimostrare di essere in stato di disoccupazione, così come disciplinato dall’ art.1, comma 2, lettera c), D.Lgs. 181/2000.

Inoltre gli stessi lavoratori dovranno:

- far valere almeno tre mesi di contribuzione nel periodo che va dal 1 gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione dal lavoro al predetto evento;

- far valere, nell’anno solare in cui si verifica l’evento di cessazione dal lavoro, un mese di contribuzione oppure un rapporto di collaborazione di durata pari almeno ad un mese e che abbia dato luogo a un reddito almeno pari alla metà dell’importo che dà diritto all’accredito di un mese di contribuzione.

L’art. 15 comma 3 del D.lgs n. 22/2015 stabilisce poi che la Dis-Coll è rapportata al reddito imponibile ai fini previdenziali risultante dai versamenti contributivi effettuati, derivante da rapporti di collaborazione, relativi all’anno in cui si è verificato l’evento di cessazione dal lavoro e all’anno solare precedente, diviso per il numero di mesi di contribuzione o frazione di essi. Con tale procedimento si viene pertanto a definire il reddito medio mensile percepito dal lavoratore nel periodo precedente la cessazione del contratto.

L’indennità di disoccupazione qui in esame è determinata in funzione del reddito mensile medio sopra citato e la sua misura sarà pari:

- al 75% dello stesso reddito nei casi in cui il reddito mensile sia pari o inferiore nel 2015 all’importo di Euro 1.195,00 mensili (annualmente rivalutato);

- al 75% di Euro 1.195,00 + al 25% del differenziale tra il reddito medio mensile e il predetto importo nei casi in cui il reddito medio mensile sia superiore a Euro 1.195,00.

In ogni caso l’indennità riconosciuta non potrà superare l’importo massimo mensile di Euro 1.300,00 (valore annualmente rivalutato) con una riduzione progressiva del 3% mensile a partire dal primo giorno del quarto mese di fruizione l’indennità stessa.

La corresponsione della Dis-Coll avviene con cadenza mensile (per una durata massima di sei mesi) e per un numero di mesi pari alla metà dei mesi di contribuzione presenti nel periodo che va dal primo gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione del lavoro al predetto evento. Nel periodo non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione della prestazione.

L’istanza di concessione dell’indennità di disoccupazione deve essere presentata e inoltrata all’INPS competente in via telematica, entro il termine di decadenza di sessantotto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Il godimento decorre dal giorno successivo alla data di presentazione della domanda e in ogni caso non prima dell’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro.

L’erogazione della Dis-Coll è condizionata alla permanenza dello stato di disoccupazione e alla regolare partecipazione alle iniziative di attivazione lavorativa e ai percorsi di riqualificazione professionale proposti dai Servizi competenti.

In caso di nuova occupazione del lavoratore con contratto di lavoro subordinato, la Dis-Coll, inoltre, è sospesa d’ufficio, sulla base delle comunicazioni obbligatorie, fino ad un massimo di cinque giorni:

- al termine di un periodo di sospensione di durata inferiore a cinque giorni l’indennità riprende a decorrere dal momento in cui era rimasta sospesa;

- nei casi di sospensione, i periodi di contribuzione legati al nuovo rapporto di lavoro possono essere fatti valere ai fini di un nuovo trattamento nell’ambito dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego.

Il lavoratore beneficiario della Dis-Coll che intraprenda un’attività lavorativa autonoma dalla quale derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione (Euro 4.800,00 annui), deve informare l’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarne.

Conseguentemente l’indennità subirà una riduzione per un importo pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno.

La riduzione sarà ricalcolata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi (il lavoratore esentato dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi è tenuto a presentare all’INPS un’apposita autodichiarazione concernente il reddito ricavato dall’attività lavorativa autonoma).

Il D.Lgs 4 marzo 2015, n. 22 ha infine espressamente statuito che la nuova indennità è riconosciuta anche ai percettori della precedente “Una-tantum” prevista dall’art. 2, commi da 51 a 56 della L. 92/2012.

Rimangono comunque salvi i diritti maturati in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi nell’anno 2013.

 

Vincenzo D’Andò