Diario quotidiano del 18 marzo 2015: le nuove rateazioni di Equitalia

Pubblicato il 18 marzo 2015



possibile ottenere una nuova rateazione da Equitalia; deducibilità dei costi di locazione dell’immobile fruito solo dai soci; apertura di cassaforte: non serve l’autorizzazione del PM se il contribuente si è dimostrato collaborativo; redditi agrari: aggiornato elenco dei beni per attività connesse; Inail: al via lo sportello virtuale lavoratori; falso in bilancio: depositato l’emendamento; Durc per lavori edili privati: è ora valido per 90 giorni; rent to buy: rischio di duplicazione d’imposta; circolare di Assonime: semplificazioni alla procedura di iscrizione al VIES per la realizzazione di operazioni intracomunitarie; società di comodo: interpelli da presentare entro marzo

 

 Indice:

 1) Possibile ottenere una nuova rateazione da Equitalia

 2) Deducibilità dei costi di locazione dell’immobile fruito solo dai soci

 3) Apertura di cassaforte: non serve l’autorizzazione del PM se il contribuente si è dimostrato collaborativo

4) Redditi agrari: aggiornato elenco dei beni per attività connesse

 5) Inail: al via lo sportello virtuale lavoratori

6) Falso in bilancio: depositato l’emendamento

 7) Durc per lavori edili privati: è ora valido per 90 giorni

8) Rent to buy: rischio di duplicazione d’imposta

 9) Circolare di Assonime: semplificazioni alla procedura di iscrizione al VIES per la realizzazione di operazioni intracomunitarie

10) Società di comodo: interpelli da presentare entro marzo

 

 

1) Possibile ottenere una nuova rateazione da Equitalia

Nuove opportune per coloro che sono alle prese con le notevoli difficoltà di potere pagare le cartelle esattoriali.

Nuova rateazione con equitalia: Possibile per chi è decaduto da un precedente piano rateale.

Nella legge di conversione del decreto Milleproroghe (D.L. n. 192/2014, convertito con modificazioni dalla Legge 11/2015), viene prevista la possibilità di beneficiare di un nuovo piano rateale per i contribuenti che erano decaduti da una precedente rateazione al 31 dicembre scorso, per aver saltato almeno 8 scadenze.

Equitalia ha messo a disposizione sul proprio sito Internet il modello da utilizzare (www.gruppoequitalia.it, sezione “Modulistica” - Rateazione).

Si tratta di una riproposizione dell’agevolazione che era già consentita la scorsa estate, per chi era decaduto entro il 22 giugno 2013; questa volta la domanda per ritornare a pagare il debito a rate andrà presentata a Equitalia entro il 31 luglio 2015.

Opportunità per i soggetti in difficoltà

L’attuale rateazione con Equitalia prevede che il contribuente, nell’ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà, possa richiedere la rateazione dei debiti tributari fino ad un massimo di 72 rate mensili, prorogabile una sola volta (rateazione ordinaria).

Il contribuente decade dalla rateazione in caso di mancato pagamento di 8 rate, anche non consecutive.

A favore dei contribuenti decaduti da un piano di rateazione entro il 31 dicembre 2014, viene data la possibilità di richiedere la concessione di un nuovo piano di rateazione entro il 31 luglio 2015.

Le condizioni per l’accesso alla nuova rateazione sono più stringenti che in passato:

- può essere richiesta al massimo per 72 rate mensili (non è prevista la possibilità di richiedere la rateazione straordinaria fino a 120 rate);

- non è prorogabile;

- viene meno a seguito del mancato pagamento da parte del contribuente di 2 rate (anche non consecutive).

Piani rateali

È possibile ottenere un piano di rateizzazione straordinario fino a 120 rate (10 anni) oppure un piano ordinario a 72 rate (6 anni). L’importo minimo di ogni rata è, salvo eccezioni, pari a 100 euro. I piani sono alternativi per cui, in caso di mancata concessione di una dilazione straordinaria, si può chiedere una rateazione ordinaria. Finché i pagamenti sono regolari, il contribuente non è più considerato inadempiente e può ottenere il Durc e il certificato di regolarità fiscale per poter lavorare con le pubbliche amministrazioni. Inoltre il contribuente che paga a rate è al riparo da eventuali azioni cautelari o esecutive (fermi, ipoteche, pignoramenti).

La normativa ha previsto 4 diversi piani di rateazione:

- piano ordinaria in 72 rate;

- piano in proroga ordinario da 72 rate;

- piano straordinario con 120 rate;

- piano in proroga con rate da estinguere in 10 anni.

Modello per ottenere la nuova rateazione

Equitalia, con il comunicato stampa del 3 marzo scorso ha reso nota la messa a disposizione sul proprio sito Internet il modello da utilizzare (www.gruppoequitalia.it, sezione “Modulistica” - Rateazione), utilizzabile per presentare la domanda per il nuovo piano di rateazione in esame.

Detto modello, va presentato entro il 31 luglio 2015, presso il competente Agente della riscossione o quello specificato nell’atto inviato da Equitalia:

- tramite raccomandata A/R ovvero a mano;

- direttamente online sul predetto sito Internet per debiti inferiori a € 50.000,00.

L’istanza di rateizzazione va presentata unitamente a una copia di un documento di riconoscimento ed eventuale ulteriore documentazione necessaria.

In merito base alla disciplina generale della rateazione:

- per i debiti fino a € 50.000,00 non è necessario allegare alcuna ulteriore documentazione;

- per i debiti superiori a € 50.000,00 “è sufficiente allegare alcuni documenti che dimostrino lo stato di difficoltà economica”.

In ogni caso, la riammissione garantisce uno scudo da pignoramenti, espropriazioni ma anche da ipoteche e ganasce fiscali; infatti le disposizioni del comma 12-quinquies prevedono che:

- a seguito della presentazione della richiesta del piano di rateazione, non possono essere avviate nuove azioni esecutive;

- qualora la richiesta di rateazione sia presentata successivamente ad una segnalazione effettuata all’Agente della riscossione da parte della Pubblica amministrazione ex art. 48-bis, D.P.R. n. 602/73 (pagamenti di importo superiore a € 10.000,00 a favore di un contribuente che risulta inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di cartelle di pagamento di ammontare almeno pari a tale limite), la rateazione non è concessa limitatamente agli importi che costituiscono oggetto della predetta segnalazione.

Prolungamento della rateazione

E’ stata introdotta la possibilità di chiedere la rateazione fino a un numero massimo di 120 rate mensili dei debiti tributari riscossi mediante ruolo, nel caso in cui il debitore versi, per ragioni estranee alla propria responsabilità, in una comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica. Tale situazione si verifica al ricorrere congiunto delle seguenti condizioni:

- accertata impossibilità per il contribuente di assolvere al pagamento del debito tributario secondo un piano di rateazione ordinario;

- valutazione della solvibilità del contribuente in relazione al piano di rateazione concedibile.

Le modalità di attuazione saranno stabilite con un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Decadenza delle rateazione

Per effetto delle modifiche apportate all’art. 19, co. 3 del D.P.R. n. 602/73 il contribuente decade dalla rateazione concordato in caso di mancato pagamento di 8 rate nel corso della rateazione, anche non consecutive.

Vendita di beni pignorabili

Viene modificata la disciplina relativa alla vendita dei beni oggetto di pignoramento che, per effetto delle modifiche apportate all’art. 53, co. 1 del D.P.R. n. 602/73, perde efficacia non più trascorsi 120 giorni senza che sia effettuato il primo incanto, ma 200. In particolare, sono introdotte nuove regole per quanto riguarda la possibilità concessa dal co. 2-bis al debitore di procedere alla vendita del bene pignorato o ipotecato con il consenso dell’Agente della riscossione. Il nuovo co. 2-ter prevede che la vendita deve avere luogo entro i 5 giorni antecedenti la data fissata per la prima vendita all’incanto, mentre il successivo nuovo co. 2-quater dispone che in caso di insuccesso della vendita e necessità di procedere al secondo incanto, il debitore può, entro il giorno precedente a tale incanto, procedere alla vendita del bene al prezzo stabilito agli artt. 69 e 81.

Pignoramento beni strumentali

Per effetto dell’integrale sostituzione del co. 1 dell’art. 62 del D.P.R. n. 602/73, è prevista la pignorabilità nel limite di 1/5 dei beni di cui all’art. 515, co. 3 del c.p.c. (strumenti, oggetti e libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore) a condizione che il presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti dall’ufficiale giudiziario o indicati dal debitore non appaia sufficiente per la soddisfazione del credito. La previsione si rende applicabile anche se il debitore è costituito in forma societaria e in ogni caso se nell’attività del debitore risulta una prevalenza del capitale investito sul lavoro.

Nel caso di pignoramento dei beni strumentali di cui sopra, il nuovo co. 1-bis prevede che custode sia sempre il debitore stesso e che il primo incanto non possa aver luogo prima che siano trascorsi 300 giorni dal pignoramento che perde efficacia se, nel termine di 360 giorni dalla sua esecuzione non ha luogo il primo incanto.

Pignoramento crediti verso terzi

Per effetto delle modifiche apportare all’art. 72-bis del D.P.R. n. 602/73 viene elevato da 15 a 60 giorni il termine, che decorre dalla notifica dell’atto di pignoramento, entro cui il debitore del pignorato deve adempiere al versamento diretto nei confronti del concessionario della riscossione. Si ricorda come sono fatti salvi i crediti pensionistici e quanto previsto dall’art. 545, co.4, 5 e 6 c.p.c. e dall’art. 72-ter sempre del D.P.R. n. 602/73.

Inoltre, per effetto del nuovo co. 2-bis dell’art. 72-ter, in caso di accredito degli stipendi, salari o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento sul c/c del debitore, gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all’ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo.

Espropriazione immobili

Viene fatto divieto di espropriazione dell’unico immobile, ad uso abitativo, posseduto dal debitore che vi risiede anagraficamente. Restano comunque pignorabili le abitazione di lusso come definite dal decreto 2 agosto 1969 e quelle ricomprese nelle categorie catastali A/8 e A/9. In tutti gli altri casi è ammesso l’esproprio a condizione che l’importo complessivo del credito per il quale si procede superi € 120.000,00. In tal caso, l’espropriazione può avere inizio se è stata iscritta ipoteca di cui all’art. 77 del D.P.R. n. 602/73 e sono decorsi almeno 6 mesi senza che il debito sia stato estinto. Proprio in merito all’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 77, viene precisato che l’iscrizione della garanzia, può avvenire anche quando non si siano verificate le condizioni per procedere all’esproprio, a condizione che l’importo complessivo del credito per cui si procede non sia inferiore complessivamente a € 20.000,00.

 

 

2) Deducibilità dei costi di locazione dell’immobile fruito solo dai soci

Indeducibili i costi di locazione dell’immobile fruito solo dai soci. Un’operazione economica isolata compiuta da una società non può valere da sola a dare consistenza imprenditoriale capace di giustificare l'inerenza all’attività svolta.

“Sono indeducibili i costi sostenuti per la gestione dell’immobile destinato esclusivamente al godimento personale dei soci e degli amministratori in forza di un regolare contratto di locazione”.

Lo sostiene la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3746 del 25 febbraio 2015.

L’Agenzia delle Entrate, a seguito della constatazione che le operazioni attive della società, negli undici anni di attività, si erano estrinsecate unicamente nella locazione di un immobile e senza personale dipendente, emetteva avvisi di accertamento con i quali disconosceva i costi illegittimamente dedotti, per materie prime, servizi, ristrutturazione, acquisti di oggetti di arte e di antiquariato, relativi al predetto immobile, in quanto non strumentali all’attività sociale, ma destinati esclusivamente al godimento personale degli unici due soci legati dal vincolo di coniugio.

La parte contribuente impugnava gli avvisi di accertamento dinnanzi la Commissione tributaria provinciale, ottenendo sentenza favorevole.

L’amministrazione finanziaria ricorreva dinnanzi alla Ctr competente la quale, rilevato che l’oggetto sociale comprendeva anche l’acquisto di immobili, ricostruzione e riadattamento, affitto e gestione, ha ritenuto che la società avesse svolto le attività, previste dal suo oggetto, senza infrangere alcuna disposizione normativa, in quanto l’attività sociale ben poteva limitarsi all’acquisto e gestione di un solo immobile, dato che nessuna norma impone che debbano attuarsi tutte le attività previste dall’oggetto sociale e che nulla vieta che la locazione dell’immobile venga effettuata ai due soci con regolare contratto.

Contro la sentenza della Ctr l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione.

La ricorrente contesta l’insufficiente motivazione della sentenza che, in ordine alla deducibilità dei costi, non considerava i numerosi elementi fattuali offerti dall’ufficio in ordine alla reale attività di mero godimento svolta dalla società, costituita senza valide ragioni economiche, se non per vantaggi fiscali, e in ordine all’inerenza di ciascuno dei costi portati in detrazione.

La Corte di cassazione, già con le sentenze 10532/2006 e 7344/2011, in tema di abuso del diritto, ha affermato che un’operazione economica isolata, compiuta da una società commerciale, di per sé sola non può valere a dare consistenza imprenditoriale, capace di giustificare l’inerenza dell’operazione passiva all’attività svolta, salvo che la società dimostri che l’operazione, apparentemente singola, non sia isolata ma inserita in una specifica attività imprenditoriale e destinata, anche solo in prospettiva, a generare un lucro in proprio favore.

Successivamente, con sentenze 4157/2013 e 1859/2014, la Suprema corte ha, inoltre, specificato la necessità che risulti comprovato, da parte del contribuente, sul quale incombe il relativo onere (come da consolidato orientamento in materia di esistenza di fatti che danno luogo

a esenzione, deduzioni di costi o detrazione di imposta), l’intento di finalizzare l’acquisto o la

ristrutturazione dell’immobile all’espletamento dell’attività economica realizzata.

Nella pronuncia in commento, la Suprema corte, tenendo conto di quelle sopra riportate, in accoglimento del ricorso dell’Agenzia delle Entrate, riafferma e consolida il principio secondo il quale “un'operazione economica isolata, compiuta da una società commerciale, non diretta al mercato, quand’anche l'atto costitutivo o lo statuto sociale prevedano che il sodalizio possa compiere operazioni di acquisto, ristrutturazione, vendita e locazioni di immobili, di per sé sola non può valere a dare consistenza imprenditoriale, capace di giustificare l'inerenza dell'operazione passiva all'attività svolta, salvo che la società dimostri o che l’operazione, apparentemente singola, non sia isolata e che sia inserita in una specifica attività imprenditoriale, oppure che essa s’inserisca in un'attività immobiliare vera e propria, così che – in ambedue i casi - sia destinata, almeno in prospettiva, a generare un lucro in proprio favore”.

 

 

3) Apertura di cassaforte: non serve l’autorizzazione del PM se il contribuente si è dimostrato collaborativo

Per aprire una cassaforte basta il consenso dell’indagato, non occorre, quindi, l’autorizzazione del PM.

Le norme sulle attività esterne degli organi verificatori sono congegnate in modo tale da contemperare l’interesse del Fisco con le garanzie previste a favore dei contribuenti.

Per procedere, durante l'accesso, a perquisizioni personali e all'apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili, è sempre necessaria l'autorizzazione del procuratore della Repubblica (articolo 52, comma 3, del Dpr 633/1972, applicabile anche al comparto delle imposte dirette in virtù del richiamo contenuto nell'articolo 33 del Dpr 600/1973). La stessa autorizzazione non serve, invece, quando l’indagine si svolge con la collaborazione del contribuente (ovvero senza la manifestazione di una sua contraria volontà), da far constatare nel processo verbale.

È questo il principio della Corte di Cassazione contenuto nella sentenza n. 3204 del 18 febbraio 2015, che riprende le conclusioni di una precedente pronuncia, la 9565/2007.

La vicenda riguarda l’impugnazione, da parte del titolare di una ditta individuale, di un avviso d’accertamento emesso in seguito a un processo verbale della Guardia di finanza, con il quale l’Amministrazione finanziaria recuperava, tra l’altro, una maggiore Irpef e una maggiore Iva in relazione al corrispettivo versato da un Comune per un appalto relativo al trasporto di rifiuti solidi urbani.

La documentazione che attestava il pagamento era stata reperita dalla Guardia di finanza nella cassaforte del contribuente.

Sia la Ctp sia la Ctr rigettavano le doglianze del contribuente relative a presunte violazioni commesse in sede di verifica.

Con successivo ricorso in Cassazione, sulla specifica questione, veniva denunciata la violazione e falsa applicazione dell'articolo 52, comma 3, del Dpr 633/1972, nonché l'insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia, in relazione rispettivamente al n. 3 e al n. 5 dell’articolo 360, comma 1, codice di procedura civile.

La Cassazione ha ritenuto inammissibile, oltre che infondata, la specifica doglianza: inammissibile per la mancanza del quesito di diritto applicabile, in virtù dell’articolo 366-bis, cpc, ratione temporis; infondato, in quanto “l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica all'apertura di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ecc., prescritta in materia di IVA dall'art. 52, co. 3, del D.p.r. n. 633 del 1972 (e necessaria anche in tema di imposte dirette, in virtù del richiamo contenuto nell'art. 33 del D.p.r. n. 600 del 1973), è richiesta soltanto nel caso di "apertura coattiva" - come testualmente prescrive la norma succitata - e non anche quando l'attività di ricerca si svolga con la collaborazione del contribuente (Cass. 9565/2007)”.

Nel caso concreto, lo stesso ricorrente aveva affermato di aver prestato la propria assistenza per l’apertura della cassaforte, senza aver fatto constatare il proprio dissenso al momento di chiusura della verifica, essendosi solamente riservato di formulare eventuali controdeduzioni nelle sedi competenti.

Nel merito, il contribuente eccepiva la violazione dell’articolo 109 del Tuir e degli articoli 3, 6, e 21 del Dpr 633/1972.

Per quanto concerne il settore delle imposte dirette, la Ctr avrebbe errato nel ritenere corretta l’imputazione dei ricavi all’anno 1997, invece che al 1987, anno in cui il servizio era stato ultimato, definito e accettato (anche nei termini economici) dalla stazione appaltante.

In merito all’Iva, la Ctr non avrebbe considerato che, nonostante il contenzioso in atto con la stazione appaltante, la prestazione era stata ultimata nel 1987, per cui la relativa fattura (momento rilevante per l’effettuazione dell’operazione ai sensi dell’articolo 6 del Dpr 633/1972) non poteva che essere stata emessa prima del 1997.

Anche questa censura è stata ritenuta infondata. Quanto alle imposte dirette, la Corte ricorda che, in tema di appalto, i ricavi rilevano solo al momento dell’ultimazione dei lavori, quando sia intervenuta l'accettazione del committente, derivante dalla positiva esecuzione del collaudo o da manifestazioni incompatibili con la volontà di non accettare (accettazione tacita): nel caso in esame, era evidente come una tale volontà non si era manifestata, vista la necessità, per il contribuente, di adire la via giurisdizionale per ottenere (a seguito di sentenza passata in giudicato nel 1997) il pagamento del corrispettivo.

In relazione all’Iva, le prestazioni di servizi si considerano effettuate soltanto al momento del pagamento del corrispettivo o, se anteriore, al momento dell’emissione della fattura.

Nella fattispecie in questione, la prestazione era stata sì ultimata nel 1987, ma il pagamento era avvenuto soltanto dieci anni dopo, in esito al contenzioso civile, né tantomeno il contribuente aveva dimostrato di aver nel frattempo fatturato i relativi importi.

 

 

4) Redditi agrari: aggiornato elenco dei beni per attività connesse

Il Ministero dell’Economia e delle finanze, con il Decreto del 13 febbraio 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 62 del 16 marzo 2015, ha aggiornato l’elenco dei beni che possono formare oggetto delle attività agricole connesse di cui all’art. 32, comma 2, lettera c), TUIR.

Il Ministero dell’Economia e delle finanze ha adottato il decreto con cui viene aggiornato l’elenco dei beni prodotti per i quali la tassazione ai fini delle imposte sui redditi avviene su base catastale. Ai sensi dell’art. 32, comma 2, lettera c), TUIR, si considerano agricole le attività di cui all'art. 2135, comma 3, c.c., dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione, ancorché non svolte sul terreno, di prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, con riferimento ai beni individuati, ogni due anni con decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze su proposta del Ministro delle Politiche agricole e forestali.

Il provvedimento tiene conto della proposta del Ministro delle politiche agricole, espressa con le note n. 0015043 del 18 luglio 2014 e n. 0027364 del 1° dicembre 2014, con le quali era stata chiesta l’integrazione delle attività indicate nella tabella allegata al precedente D.M. 17 giugno 2011.

Il nuovo elenco dei beni che possono formare oggetto delle attività agricole connesse è pertanto contenuto in allegato al decreto, con efficacia a partire dal periodo d’imposta 2014.

Elenco delle attività agricole connesse

Produzione di carni e prodotti della loro macellazione (10.11.0 -10.12.0)

Produzione di carne essiccata, salata o affumicata, salsicce e salami (ex 10.13.0)

Lavorazione e conservazione delle patate, escluse le produzioni di purè di patate disidratato, di snack a base di patate, di patatine fritte e la sbucciatura industriale delle patate (ex 10.31.0)

Produzione di succhi di frutta e di ortaggi (10.32.0)

Lavorazione e conservazione di frutta e di ortaggi (10.39.0)

Produzione di olio di oliva e di semi oleosi (01.26.0 - 10.41.1 -10.41.2)

Produzione di olio di semi di granturco (olio di mais) (ex 10.62.0)

Trattamento igienico del latte e produzione dei derivati del latte (01.41.0 - 01.45.0 - 10.51.1 - 10.51.2)

Lavorazione delle granaglie (da 10.61.1 a 10.61.3)

Produzione di farina o sfarinati di legumi da granella secchi, di radici o tuberi o di frutta in guscio commestibile (ex 10.61.4)

Produzione di pane (ex 10.71.1)

Produzione di paste alimentari fresche e secche (ex 10.73.0)

Produzione di vini (01.21.0 - 11.02.1 - 11.02.2)

Produzione di grappa (ex 11.01.0)

Produzione di aceto (ex 10.84.0)

Produzione di sidro e di altri vini a base di frutta (11.03.0)

Produzione di malto (11.06.0) e birra (11.05.0)

Disidratazione di erba medica (ex 10.91.0)

Lavorazione, raffinazione e confezionamento del miele (ex 10.89.0)

Produzione di sciroppi di frutta (ex 10.81.0)

Produzione e conservazione di pesce, crostacei e molluschi, mediante congelamento, surgelamento, essiccazione, affumicatura, salatura, immersione in salamoia, inscatolamento, e produzione di filetti di pesce (ex 10.20.0)

Manipolazione dei prodotti derivanti dalle coltivazioni di cui alle classi 01.11, 01.12, 01.13, 01.15, 01.16, 01.19, 01.21, 01.23, 01.24, 01.25, 01.26, 01.27, 01.28 e 01.30, nonché di quelli derivanti dalle attività di cui ai sopraelencati gruppi e classi

Manipolazione dei prodotti derivanti dalla silvicoltura di cui alle classi 02.10.0-02.20.0, comprendenti la segagione e la riduzione in tondelli, tavole, travi ed altri prodotti similari compresi i sottoprodotti, i semilavorati e gli scarti di segagione delle piante

 

 

5) Inail: al via lo sportello virtuale lavoratori

L’Inail a portata di click. Dal 16 marzo 2015, infatti, è attivo sul sito web dell’istituto lo «sportello virtuale lavoratori», un nuovo servizio tutto online che consente a infortunati, tecnopatici e titolari di rendita di accedere alla propria posizione e di verificare in tempo reale lo stato delle pratiche avviate. Lo ha resto noto lo stesso Inail con un comunicato stampa.

Dal 16 marzo. Dopo la sperimentazione effettuata nel Lazio, il nuovo servizio è ora attivato su tutto il territorio nazionale e consente, in questa prima fase, di consultare i dati anagrafici, lo stato della pratica, le modalità di pagamento, i pagamenti e la certificazione unica. Si chiama «sportello virtuale lavoratori» e ha l’obiettivo di fornire all’utente lavoratore in auto-fruizione (per imprese e consulenti, già è attivo un analogo servizio per la gestione degli adempimenti) la disponibilità di informazioni e servizi, così da valorizzare il ruolo delle sedi territoriali dell’istituto e dei patronati che potranno impegnarsi maggiormente nel ruolo di consulenza, nei casi in cui le informazioni e gli strumenti virtuali non fossero comunque sufficienti.

Ape cambia volto

L’attestato di prestazione energetica sta per cambiare volto sia nel modello sia nei contenuti. Saranno introdotti nuovi metodi di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici e l’indice di prestazione energetica globale dell’edificio e la conseguente classe saranno finalmente determinati in funzione di tutti i servizi presenti nell’edificio (climatizzazione estiva, climatizzazione invernale, illuminazione, ventilazione e acqua calda sanitaria). Queste le novità contenute nelle nuove linee guida nazionali (Mise, Infrastrutture e Ambiente) per l’attestato di prestazione energetica che sostituirà il decreto dello Sviluppo economico del 26 giugno 2009.

Esclusione obbligo Ape. Sarà eliminata la possibilità da parte del proprietario di autocertificare l’appartamento se di cattiva qualità energetica al momento della compravendita. Conseguentemente è stata maggiormente dettagliata la casistica degli edifici esentati dalla certificazione energetica escludendo dagli obblighi quegli edifici per cui risulta tecnicamente non possibile o non significativo procedere alla certificazione energetica. Saranno esclusi dall’obbligo di certificazione energetica i ruderi, gli immobili invenduti nello stato di «scheletro strutturale», i box, le cantine, le autorimesse, i parcheggi multipiano, depositi e strutture stagionali a protezione degli impianti sportivi. Nell’atto notarile di trasferimento della proprietà dovrà essere inserita esplicita dichiarazione dello stato di rudere

 

 

6) Falso in bilancio: depositato emendamento

E’ stato depositato il 16 marzo 2015 l’emendamento in materia di falso in bilancio.

L’emendamento del Governo al Ddl anticorruzione sul falso in bilancio differenzia anche la rilevanza dei fatti materiali a seconda del tipo di società

Il Viceministro per la Giustizia ha, infatti, depositato l’emendamento del Governo al Ddl anticorruzione, recante disposizioni in materia di corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio, all’esame della Commissione Giustizia del Senato. Diverse le novità contenute nel testo diffuso il 16 marzo scorso.

Tra queste, la più rilevante è che per l’integrazione delle nuove fattispecie di false comunicazioni sociali occorrerà la consapevole esposizione di fatti materiali non rispondenti al vero, con un’apparente esclusione della valenza penale delle false valutazioni e con una differenziazione in ordine alla rilevanza dei fatti materiali, a seconda del tipo di società in cui il falso è perpetrato. In talune ipotesi di false comunicazioni sociali in società non quotate, inoltre, torna la perseguibilità a querela di parte, mentre nella non punibilità per particolare tenuità il giudice è tenuto a valutare, in modo prevalente, l’entità del danno cagionato alla società, ai soci e ai creditori sociali.

Pene elevate per amministratori

In base al futuro art. 2621 c.c., in tema di false comunicazioni sociali in società non quotate, saranno puniti con la reclusione da uno a cinque anni gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono “fatti materiali rilevanti” non rispondenti al vero ovvero omettono “fatti materiali rilevanti” la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore. La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

 

 

7) Durc per lavori edili privati: è ora valido per 90 giorni

L’Inps, con il messaggio n. 1894 del 16 marzo 2015, in recepimento di quanto disposto dal Ministero del Lavoro con la nota n. 3899/2015, ha comunicato che a decorrere dal 1° gennaio 2015, la validità del Durc, emesso per lavori edili privati, è passata da 120 a 90 giorni.

In attesa dell’emanazione del decreto ministeriale di cui al comma 2, dell’art. 4 del D.L. n. 34/2014 convertito, con modificazioni, dalla L. n. 78/2014, con il quale verranno ridefiniti i requisiti di regolarità, i contenuti e le modalità della verifica stessa, il Ministero ha chiarito che la validità di tali documenti, rilasciati dal 1° gennaio scorso “in relazione ai lavori edili per i soggetti privati” è, pertanto, di 90 giorni.

A tal fine, l’applicativo dello Sportello unico previdenziale è stato aggiornato al fine di riportare a 90 giorni il periodo di validità dei Durc relativi ai lavori privati in edilizia che, pertanto, recheranno in calce la dicitura “il presente certificato è valido 90 giorni dalla data di emissione”.

Casellario dell’Assistenza

E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 57 del 10 marzo 2015, il regolamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, attuativo del cosiddetto Casellario dell’Assistenza, la banca dati che permetterà di costruire una sorta di “cartella sociale” del cittadino, raccogliendo le informazioni su tutte le prestazioni sociali che gli vengono concesse – quelle erogate dall’INPS, dai Comuni, dalle Regioni, nonché quelle erogate attraverso il canale fiscale. Il regolamento entrerà in vigore il 25 marzo 2015.

 

 

8) Rent to buy: rischio di duplicazione d’imposta

Allarme lanciato dal Notariato sulla disciplina del rent to buy dopo la recente circolare dell’Agenzia delle entrate che manifestato l’intenzione di voltare tassare due volte lo stesso contratto.

In particolare, la scelta di tassare il rent to buy come se fosse un contratto “bifronte”, e cioè come una locazione nella fase in cui il conduttore ha il godimento dell’immobile e come una compravendita nel momento in cui il conduttore esercita il diritto di acquisto, è oggetto di alcuni rilievi critici nella nota del Consiglio nazionale del Notariato elaborata al fine di commentare la circolare dell’agenzia delle Entrate n. 4 del 19 febbraio 2015 la quale, a sua volta, ha illustrato l’opinione del fisco sulla tassazione del rent to buy.

Preferibile sarebbe stato, secondo il Notariato, trattare il rent to buy come un tipo contrattuale a sé stante, valorizzandone le peculiarità, e non come una mera sommatoria (così ha opinato l’agenzia delle Entrate) di una locazione e di una compravendita.

Il principale punto di crisi che deriva dalla considerazione del rent to buy come un contratto “bifronte”, è rappresentato dall’opinione del fisco sulla sorte delle somme tassate come acconto, qualora questa tassazione (che si detrae da quella da versare al momento del passaggio di proprietà) si renda eccedente rispetto all’ammontare di imposta di registro dovuto in sede di stipula del contratto definitivo (questo capita facilmente ad esempio se gli acconti sono tassati al 3% per l’intero loro valore, mentre la tassazione del contratto definitivo si effettua con l’aliquota 2% applicata alla rendita catastale). Ebbene, l’Agenzia in questo caso ritiene che si debba far luogo al rimborso della somma versata in eccedenza, mentre il Notariato sostiene che si sarebbe potuto compiere uno sforzo interpretativo maggiore, e cioè ponendo un tetto massimo alla tassazione applicabile agli acconti (tetto rappresentato appunto dalla tassazione che si applicherebbe se, anziché il prelievo sugli acconti, si operasse il prelievo proprio del contratto definitivo).

Altro tema su cui il Notariato controverte è quello della sorte della tassazione applicata ai canoni pagati “in conto vendita”, qualora il conduttore decida di non esercitare il diritto di acquisto: per le Entrate si tratta di versamenti che diventano “a fondo perduto”, e cioè che non sono suscettibili di restituzione, mentre il Consiglio nazionale del Notariato obietta che questa soluzione estremamente rigorosa avrebbe potuto essere stemperata ritenendo invece soggette a restituzione le somme tassate come acconti.

Infine, il Notariato rileva che la ritenuta “doppia anima” del rent to buy ha come conseguenza l’applicazione di una doppia imposta fissa di registro nel caso in cui sia il rapporto di godimento che la cessione siano soggetti a Iva; quando invece la considerazione del rent to buy come fattispecie contrattuale unitaria (e cioè così come essa è sotto il profilo civilistico) avrebbe comportato l’applicazione di una sola imposta fissa di registro.

Per il resto il documento del Notariato contiene alcune interessanti osservazioni.

Anzitutto, per il caso in cui il soggetto concedente (che sia un soggetto Iva) intenda esercitare l’opzione per l’imponibilità sia per il rapporto di godimento che per la cessione dell’immobile, si afferma che nell’ambito del contratto di godimento potrebbero essere manifestate due opzioni per l’imponibilità a Iva, in presenza delle rispettive condizioni: una relativa alla quota del canone tassata secondo la disciplina della locazione, una relativa alla quota del canone tassata secondo la disciplina degli acconti prezzo.

Inoltre, si sostiene che al canone versato “in conto prezzo” possa essere applicata l’aliquota Iva del 4% se il conduttore dichiari di voler beneficiare dell’agevolazione “prima casa” (i cui presupposti dovranno sussistere alla data del contratto di trasferimento e non debbono già esistere quando si è nella fase del godimento). Se questi acconti sono invece versati a un soggetto “privato”, essi (per il loro intero ammontare) devono essere tassati con l’aliquota dell’imposta di registro propria degli acconti, e cioè l’aliquota del 3%.

Ricordiamo, infine, che l’argomento ha formato oggetto di un approfondimento, sia sotto il profilo civilistico sia sotto quello fiscale, nel documento del 15 marzo 2015 della Fondazione Nazionale dei Commercialisti.

 

 

9) IVA: semplificazioni alla procedura di iscrizione al VIES per la realizzazione di operazioni intracomunitarie

Assonime, con la circolare n. 6 del 17 marzo 2015, ha esaminato le semplificazioni apportate dal decreto legislativo n. 175 del 2014 al regime in base al quale i soggetti IVA, per poter realizzare operazioni intracomunitarie, dovevano richiedere la preventiva autorizzazione da parte dell’Agenzia delle entrate. Tale autorizzazione interveniva entro trenta giorni dalla richiesta.

Le nuove disposizioni sono finalizzate a realizzare un miglior adeguamento della disciplina interna alle norme comunitarie sulla registrazione e cancellazione dei soggetti passivi dalla banca dati VIES, che contiene i numeri di identificazione dei soggetti autorizzati ad effettuare scambi intracomunitari. In particolare, è stato previsto l’immediato inserimento nel VIES dei soggetti che ne facciano richiesta.

Come avviene l’inclusione nell’archivio

L’Agenzia delle Entrate include immediatamente il numero di partita Iva nell’archivio Vies al momento della ricezione dell’opzione.

Il soggetto interessato può verificare l’avvenuta inclusione della propria posizione nell’archivio Vies utilizzando il servizio di verifica online.

La posizione dei contribuenti inclusi nel Vies è costantemente monitorata nel tempo.

Nei confronti dei soggetti inclusi nell’archivio Vies sono effettuati controlli formali sulla regolare presentazione degli elenchi riepilogativi relativi alle operazioni intracomunitarie effettuate. A seguito di tali controlli, l’Agenzia delle Entrate procede all’esclusione dal Vies dei soggetti che risultano non aver presentato alcun elenco riepilogativo per quattro trimestri consecutivi.

L’esclusione è effettuata dall’Agenzia delle Entrate previo invio di apposita comunicazione al contribuente e ha effetto dal sessantesimo giorno successivo alla data della comunicazione.

Per poter effettuare operazioni intracomunitarie, i soggetti Iva devono essere inclusi nell’archivio Vies (VAT information exchange system). L’opzione per effettuare queste operazioni può essere espressa direttamente nella dichiarazione di inizio attività oppure, successivamente, telematicamente, in modalità diretta o tramite i soggetti incaricati di cui ai commi 2-bis e 3 dell’articolo 3 del Dpr 322/1998. In ogni caso, i contribuenti possono in qualsiasi momento comunicare la volontà di retrocedere dall’opzione, cioè di essere esclusi dal Vies perché non si ha più intenzione di effettuare operazioni intracomunitarie. La revoca dell’opzione può essere effettuata esclusivamente attraverso i servizi telematici.

Chi deve richiedere l’inclusione nel Vies

L’obbligo di essere inclusi nell’archivio Vies per poter effettuare operazioni intracomunitarie riguarda tutti i soggetti che esercitano attività impresa, arte o professione, nel territorio dello Stato, o vi istituiscono una stabile organizzazione. Inoltre, la richiesta può essere fatta anche dai soggetti non residenti che presentano la dichiarazione per l’identificazione diretta ai fini Iva (modello ANR) o che si identificano tramite nomina di un rappresentante fiscale.

Come richiedere l’inclusione nel Vies

La volontà di essere inseriti nel Vies viene espressa compilando il campo “Operazioni Intracomunitarie” del quadro I dei modelli AA7 (soggetti diversi dalle persone fisiche) o AA9 (imprese individuali e lavoratori autonomi). Vale come manifestazione di volontà di porre in essere operazioni intracomunitarie la selezione della casella “C” del quadro A del modello AA7 da parte degli enti non commerciali non soggetti passivi d’imposta.

I soggetti già titolari di partita Iva, che non hanno richiesto l’inclusione nel Vies all’avvio dell’attività, possono farlo attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, direttamente o tramite intermediari incaricati. I soggetti incaricati della trasmissione telematica hanno l’obbligo di consegnare al dichiarante copia della ricevuta rilasciata dall’Agenzia.

Con le stesse modalità previste per l’inclusione nel Vies va comunicata, eventualmente, la volontà di non essere più inclusi nell’archivio. La presentazione telematica diretta è consentita anche ai soggetti non residenti identificati direttamente ai fini Iva.

L’Agenzia delle Entrate, per le operazioni effettuate in vigenza della precedente normativa, ha ritenuto applicabile il principio del favor rei: Non è più, quindi, sanzionabile il soggetto passivo che abbia effettuato operazioni intracomunitarie prima che siano trascorsi i 30 giorni dalla data di invio della richiesta di autorizzazione, salvo l’ipotesi in cui il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo.

 

 

10) Società di comodo: interpelli da presentare entro marzo

Società di comodo. L’istanza di interpello all’Agenzia delle entrate si presenta entro il prossimo mese di marzo. Le società in perdita sistemica o con ricavi insufficienti rispetto ai parametri di legge devono svolgere i test previsti dalla normativa sulle società di comodo. Il D.Lgs. n. 175/2014 ha apportato alcune modifiche alla disciplina in oggetto, spostando da tre a cinque anni i periodi d’imposta di osservazione per lo status di società di comodo (esempio, sono di comodo nell’esercizio 2014 le società che hanno dichiarato una perdita fiscale nel quinquennio 2009-2013, oppure quattro anni di perdita e uno di reddito sotto la soglia).

Il test di operatività sui ricavi, invece, non ha subito modifiche e continua ad essere svolto come media triennale e applicando ai valori dell’attivo immobilizzato percentuali ormai scollegate dalla reale situazione economica, con il risultato di evidenziare ricavi inferiori a quelli minimi.

Istanza di interpello

Le società che non possono avanzare alcuna causa di esclusione o di disapplicazione della normativa sulle società di comodo sono tenute a presentare istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate per richiedere di evitare loro l’applicazione delle conseguenze penalizzanti derivanti dalla suddetta normativa e, conseguentemente, di mantenere gli ordinari criteri di determinazione delle imposte sui redditi, dell’Irap e dell’Iva.

La scadenza per le suddette imprese per la presentazione dell’istanza di interpello è fissata al 31 marzo 2015.

Le istanze presentate entro i termini saranno oggetto di risposta da parte delle Direzioni regionali delle Entrate, entro il termine legittimo di 90 giorni. Inoltre, se l’istanza è inviata regolarmente entro i termini, nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate la dichiari inammissibile, la società avrà la possibilità di riproporre l’istanza di disapplicazione in tempo utile per la scadenza di Unico 2015, integrata nel testo e nella documentazione allegata.

La procedura per evitare l’applicazione della normativa sulle società di comodo risulta particolarmente penalizzante per le società immobiliari e di costruzione, che nell’effettuare il test di operatività dei ricavi devono motivare le cause che hanno impedito le vendite e di conseguenza il conseguimento di ricavi in grado di assorbire i costi non capitalizzati.

Enti associativi privati: in scadenza il modello Eas con le variazioni 2014

Gli enti associativi privati, entro il 31 marzo 2015, devono comunicare le variazioni nel 2014 dei dati fiscalmente rilevanti trasmessi precedentemente mediante la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate del modello Eas. Possono farlo direttamente o tramite professionisti abilitati. L’adempimento è necessario per fruire delle agevolazioni, come la non imponibilità delle quote e dei contributi associativi o, per determinate attività, dei corrispettivi percepiti, e nel caso si perdano i requisiti (entro 60 giorni dall’evento). Si ricorda che il modello Eas per la prima volta va presentato entro sessanta giorni dalla data di costituzione dell'ente. Una nuova presentazione è dovuta solo nel caso di eventuali modifiche intervenute rispetto ai dati comunicati.

In tal caso, entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione, si dovranno comunicare sia i dati variati che le informazioni invariate ma richieste dal modello.

Quando non deve essere inviato

Non deve essere inviato un nuovo modello se si sia verificata, nella sezione “Dichiarazioni del rappresentante legale”, la variazione: dei soli dati relativi agli importi proventi per attività di sponsorizzazione o pubblicità (punto 20) o messaggi pubblicitari per la diffusione di beni e servizi (punto 21); del numero e dei giorni delle manifestazioni per la raccolta di fondi (punto 33); dei dati media delle entrate degli ultimi tre esercizi (punto 23), numero di associati nell’ultimo esercizio (punto 24), ammontare delle erogazioni liberali ricevute (punto 30 ) e importo dei contributi pubblici ricevuti (punto 31).

 

Vincenzo D’Andò