Diario quotidiano del 13 marzo 2015: coniuge indenne dal sequestro dei beni del presunto evasore

Pubblicato il 13 marzo 2015



il coniuge rimane indenne dal sequestro dei beni; Ivass: atteso il parere sulle conseguenze per chi appone il visto di conformità; anche per i falliti diritto all’oblio; revisione enti locali: pubblicato schema di relazione; ammesso l’appello proposto dal “vecchio” Ufficio dell’Amministrazione finanziaria; fattura elettronica: si avvicina il giorno della decorrenza obbligatoria di massa; atti di aggiornamento catastale: dal 1° giugno 2015 l’unica strada è il web; esattoria: no all’iscrizione dell’ipoteca sulla prima casa; non spetta la detrazione per gli interessi passivi sul mutuo contratto dalla coop; Decreto Investment Compact: ampliate le agevolazioni

 Indice:

 1) Il coniuge rimane indenne dal sequestro dei beni

 2) Ivass: atteso il parere sulle conseguenze per chi appone il visto di conformità

 3) Anche per i falliti diritto all’oblio

 4) Revisione enti locali: pubblicato schema di relazione

5) Ammesso l’appello proposto dal “vecchio” Ufficio dell’Amministrazione finanziaria

 6) Fattura elettronica: si avvicina il giorno della decorrenza obbligatoria di massa

 7) Atti di aggiornamento catastale: dal 1° giugno 2015 l’unica strada è il web

 8) Esattoria: no all’iscrizione dell’ipoteca sulla prima casa

 9) Non spetta la detrazione per gli interessi passivi sul mutuo contratto dalla coop

 10) Decreto Investment Compact: ampliate le agevolazioni

 

 

1) Il coniuge rimane indenne dal sequestro dei beni

No al sequestro beni del coniuge. Il sequestro sui beni del presunto evasore non può scattare sui beni del coniuge per il solo fatto che si presume siano nella sua disponibilità.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10194 del 11 marzo 2015, ha accolto le ragioni esposte da un contribuente che si era visto sequestrare l’immobile di proprietà della moglie a garanzia della presunta evasione fiscale.

Secondo la Corte Suprema, il matrimonio tra i due coniugi non è sufficiente per sostenere la misura. Infatti, hanno spiegato gli Ermellini con una interessante motivazione, per «disponibilità» deve intendersi la relazione effettuale del condannato con il bene, caratterizzata dall’esercizio dei poteri di fatto corrispondenti al diritto di proprietà. La disponibilità coincide, pertanto, con la signoria di fatto sulla res indipendentemente dalle categorie delineate dal diritto privato, riguardo al quale il richiamo più appropriato sembra essere quello riferito al possesso come definito nell'art. 1140 cc. Non è necessario, quindi, che i beni siano nella titolarità del soggetto indagato o condannato, essendo necessario e sufficiente che egli abbia un potere di fatto sui beni medesimi e quindi la disponibilità degli stessi. Ovviamente tale potere di fatto può essere esercitato direttamente o a mezzo di altri soggetti, che a loro volta, possono detenere la cosa nel proprio interesse (detenzione qualificata) o nell'interesse altrui (detenzione non qualificata). Sicché la nozione di disponibilità non può essere limitata alla mera relazione naturalistica o di fatto con il bene, ma va estesa, al pari della nozione civilistica del possesso, a tutte quelle situazioni nelle quali il bene stesso ricada nella sfera degli interessi economici del prevenuto, ancorché il medesimo eserciti il proprio potere su di esso per il tramite di altri. Viene, cioè, in rilievo e legittima il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente l’interposizione fittizia, quella situazione in cui il bene, pur formalmente intestato a terzi, sia nella disponibilità effettiva dell’indagato o condannato. Ma, afferma ancora la Corte, in questo caso non sono stati seguiti criteri giusti: infatti, il tribunale si è limitato ad asserire come la disponibilità del bene in capo all’indagato derivi dal rapporto di coniugio e dal fatto che l'immobile oggetto del provvedimento ablativo altro non è che la pertinenza della casa di abitazione dell’indagato. Tale motivazione non soddisfa i requisiti richiesti dalla norma e dalla giurisprudenza della Corte che esige, invece, una specifica e puntuale motivazione per superare la presunzione di appartenenza esclusiva del bene anche sotto il profilo della signoria di fatto, ad un soggetto terzo estraneo al reato.

Poi sempre la Cassazione, con la sentenza n. 10193 del 12 marzo 2015, ha stabilito che la signoria di fatto si evince dalla residenza che l’evasore mantiene nell’immobile, tanto più se una parte del fabbricato è adibita a suo ufficio. Pertanto, affinché il sequestro possa essere considerato valido deve essere sempre dimostrata dall’accusa e motivata dal tribunale l’esistenza di interposizione fittizia.

 

 

2) Ivass: atteso il parere sulle conseguenze per chi appone il visto di conformità

L’Istituto dovrà esprimersi sulla responsabilità. La responsabilità civile sui 730 precompilati finisce in mano dell’Istituto per la vigilanza delle assicurazioni.

Che in breve tempo sarà tenuto a fornire un parere sulla fattibilità giuridica del nuovo regime di responsabilità per chi appone il visto di conformità alla dichiarazione.

Con questa promessa si è chiuso, l’11 marzo 2015, il tavolo tecnico che ha visto riuniti insieme l’Agenzia delle entrate, l’Ivass, l’Ania (assicurazioni), la consulta dei Caf e i rappresentanti degli ordini dei commercialisti e quelli dei consulenti del lavoro.

L’ente regolatore ha infatti assicurato che nei prossimi giorni arriverà una posizione giuridica ufficiale che molto probabilmente andrà nella direzione di consentire (anche se nessuno lo ha detto ufficialmente) alla compagnie assicuratrici di estendere nelle attuali polizze anche le sanzioni dirette da parte del fisco, previsione fino ad ora vietata dal codice delle assicurazioni. Il problema nasce proprio dagli obblighi che derivano dal dlgs 175/14 sulle semplificazioni, quello che ha introdotto appunto il 730 precompilato. I centri di assistenza fiscale, i commercialisti, i consulenti del lavoro e gli altri intermediari che intendono esercitare la facoltà di apporre il visto di conformità sono, infatti, obbligati ad aggiornare le loro polizze assicurative non solo innalzando a 3 milioni di euro la soglia minima di massimale, perché in caso di errore devono garantire il risarcimento ai clienti e allo stato, ma anche di estendere, nel caso di visto infedele, la garanzia al pagamento di unasomma equivalente alle imposte che sarebbero state chieste al contribuente.

In sostanza l’Rc deve coprire anche le imposte eventualmente non versate dal contribuente. E qui arrivano i primi nodi, visto che le assicurazioni come denunciato dagli stessi professionisti, sono restie ad assicurare prevedendo questa clausola. Non tanto per cattiva volontà ma perché il loro codice ha vietato fino ad ora di assicurare questo tipo di sanzioni.

«Ora la speranza», ha spiegato Luigi Mandolesi delegato alla fiscalità per il consiglio nazionale dei commercialisti, «è che vengano risolte le relative problematiche giuridiche e interpretative in modo che successivamente possiamo poi provvedere a una convenzione per una nuova polizza che copra i nuovi rischi al miglior prezzo possibile. Certo, ancora una volta siamo in piena emergenza visto che il debutto del nuovo modello è dietro l’angolo». «Finalmente dopo mesi di silenzio da parte delle compagnie di assicurazione», ha commentato invece Valeriano Canepari, presidente della consulta dei Caf, «ora ci sono le condizioni per sedersi a un tavolo e gestire le polizze vedendo i costi».

 

 

3) Anche per i falliti diritto all’oblio

Diritto d’oblio sulle informazioni relative a fallimenti (ovvero diritto ad essere “dimenticati”), pignoramenti e ipoteche. Dopo dieci anni cala il sipario. Lo schema di codice deontologico sulle informazioni commerciali, elaborato dal garante della privacy (deliberazione n. 96 del 19 febbraio 2015), disponibile sul sito www.garanteprivacy.it disciplina il settore dei servizi informativi sulla solvibilità e affidabilità delle persone, con alcune semplificazioni per gli operatori del settore: niente consenso per il trattamento dei dati (mantenuto negli standard del codice) e informativa semplificata: basta metterla sul sito internet. Il provvedimento è in consultazione pubblica per 40 giorni (a partire dalla pubblicazione in GU dell’avviso) e, una volta varato nella forma definitiva, diventerà applicabile entro un anno.

Il codice riguarda le informazioni commerciali riferite a persone fisiche, provenienti da elenchi e registri pubblici registri, elenchi e le informazioni pubblicamente accessibili da chiunque. Riguarda anche i dati personali forniti direttamente dagli interessati. Sono esclusi i dati sensibili ed i dati giudiziari, eccetto i soli dati giudiziari provenienti da fonti pubbliche o da quelle pubblicamente e generalmente accessibili da chiunque.

Nell’ambito rientrano il registro delle imprese e gli elenchi dell’Agenzia delle Entrate, tra i quali rientrano le ex conservatorie dei registri immobiliari e l’ufficio del catasto, il pubblico registro automobilistico e l’anagrafe.

Tra le fonti pubblicamente accessibili, cui si può attingere, rientrano i quotidiani e testate giornalistiche in formato cartaceo regolarmente registrate; gli elenchi categorici ed elenchi telefonici. Rientrano anche i siti internet appartenenti agli interessati, i siti di enti pubblici, di associazioni di categoria ed ordini professionali. Costituiscono fonte pubblica anche i quotidiani e testate giornalistiche on-line (diverse da quelle cartacee) nel numero minimo di tre, che confermino le informazioni oggetto di comunicazione e che risultino regolarmente registrati. Sono fonte da cui si può attingere anche i servizi on-line di elenchi telefonici e categorici.

Per le informazioni commerciali si possono i dati giudiziari provenienti dalle fonti pubbliche; per quanto riguarda, invece, le fonti pubblicamente e generalmente accessibili, è consentito il trattamento dei soli dati giudiziari diffusi negli ultimi sei mesi, a partire dalla data di ricezione della richiesta del servizio e senza alcuna possibilità di apportare modifiche al contenuto e di utilizzarle a fini di informazioni valutative.

 

 

4) Revisione enti locali: pubblicato schema di relazione

Revisione degli enti locali: pubblicato lo schema della relazione dell’organo di revisione dei comuni. È disponibile dal 11 marzo 2015 sul sito del CNDCEC il documento, redatto con l’ANCREL, per analizzare la proposta di deliberazione consiliare del rendiconto 2014.

È stato, dunque, pubblicato sul sito del CNDCEC lo schema della relazione dell’organo di revisione dei Comuni sulla proposta di deliberazione consiliare del rendiconto 2014. Tale documento nasce dalla stretta collaborazione tra CNDCEC e ANCREL (Associazione Nazionale Revisori e Certificatori Enti Locali) e costituisce una importante traccia per la relazione dell’organo di revisione al rendiconto 2014 in quanto, attuando un percorso logico-metodologico, permette di rilasciare il parere dopo aver analizzato e verificato, sotto i più articolati profili, i documenti contabili che costituiscono il rendiconto ovvero il Conto del bilancio, il Conto economico ed il Conto del patrimonio anche in termini di conformità delle risultanze alle norme di finanza pubblica.

Partendo dall’analisi dei documenti obbligatori, si procede alla verifica degli allegati disposti dalla legge e necessari per il controllo tra i quali spicca per novità l’elenco dei crediti inesigibili stralciati dalle scritture contabili; si passa così alla verifica della gestione finanziaria e dei suoi risultati per la quale un paragrafo particolare viene dedicato alla determinazione della “cassa vincolata” al 31 dicembre 2014 in aderenza al punto 10.6 del principio contabile 4.2 allegato al DLgs. n. 118/2011, le cui risultanze devono essere trasmesse al Tesoriere.

Nell’ambito delle verifiche sugli equilibri particolare attenzione viene posta all’individuazione delle entrate e spese non ripetitive anche in termini di loro definizione, che negli anni scorsi ha sempre lasciato spazio alle più articolate interpretazioni. Nell’ambito dell’analisi delle principali poste di entrata e di spesa il format propone una implementazione di analisi sul fronte della spesa di personale ivi inclusa la contrattazione decentrata e la verifica dei nuovi limiti per gli incarichi di collaborazione autonoma ex art. 14 DL n.66/2014 in termini di studi, ricerche e consulenze e collaborazioni coordinate e continuative; nel contesto delle verifiche sulle limitazioni delle spese ex art. 6 del DL n. 78/2010 (studi e consulenze, relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità, rappresentanza, sponsorizzazioni, missioni, formazione) viene introdotta una nuova sezione per il controllo della rimodulazione di alcune tipologie di spesa o per l’adozione di misure alternative di contenimento ex art. 47 del DL n. 66/2014 di cui l’organo di revisione ne dovrà dare atto nel successivo questionario al rendiconto da inviare alla Sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti.

Nella sezione dedicata all’analisi della gestione dei residui viene richiamata l’indicazione assunta dalla Corte dei Conti Sezione delle Autonomie con la recente deliberazione n. 4/2015 secondo la quale “il rendiconto degli enti territoriali deve riacquisire la propria forza rappresentativa sul versante delle risorse di entrata rilevando esclusivamente crediti veritieri, anche se di dubbia e difficile esazione, opportunamente bilanciati dall’apposito Fondo, al fine di un’adeguata informazione sui risultati di gestione e di amministrazione degli enti, nonché sull’impiego dell’avanzo di amministrazione per il finanziamento di spese pubbliche.

Come indicato nella deliberazione n. 4/2015 si attua, in tal modo, il principio di veridicità e attendibilità delle entrate pubbliche accertate, più volte richiamato dalla giurisprudenza costituzionale, affinché la copertura finanziaria delle spese pubbliche sia credibile, sufficientemente sicura, non arbitraria o irrazionale. Requisiti indefettibili dell’accertamento contabile dei residui attivi sono: la ragione del credito, il titolo giuridico, il soggetto debitore, l’entità del credito e la sua scadenza. Modalità non corrette di redazione del rendiconto finanziario costituiscono strumento di violazione degli obblighi inerenti al rispetto dei canoni della sana gestione finanziaria (sentenza n. 138/2013 Corte Cost.).

La determinazione delle entrate di dubbia e difficile esazione – continua la delibera n. 4/2015 – e la conseguente “svalutazione” deve pertanto avere effetti sulla programmazione degli impieghi delle medesime, in termini di spesa pubblica, al fine di tutelare l’ente dal rischio di utilizzare entrate non effettive, finanziando obbligazioni passive scadute ed esigibili con entrate non disponibili e quindi finanziando il bilancio e la gestione in “sostanziale situazione di disavanzo” (in tal senso, Corte Cost. n. 250/2013 e n. 213/2008, in ordine alla “«necessaria» «contestualità […] dei presupposti che giustificano le previsioni di spesa con quelli posti a fondamento delle previsioni di entrata necessarie per la copertura finanziaria delle prime»)”.

Restano sostanzialmente invariate, rispetto agli schemi proposti dall’ANCREL negli anni precedenti, le sezioni dedicate alle analisi dei debiti fuori bilancio, ai rapporti con gli organismi partecipati ed alle verifiche di debito e credito con le società partecipate, nonché le sezioni dedicate al prospetto di conciliazione, al Conto economico ed al Conto del patrimonio.

 

 

5) Ammesso l’appello proposto dal “vecchio” Ufficio dell’Amministrazione finanziaria

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4862 del 11 marzo 2015, ritiene ammissibile l’atto di appello proposto da un “vecchio” ufficio locale diverso da quello che ha preso parte al processo di primo grado (nel caso di specie, in primo grado era parte l’ufficio di Caserta, mentre l’appello era stato notificato da quello di Aversa, che peraltro aveva emanato l’atto).

La stessa Cassazione con la sentenza n. 4551 del 6 marzo 2015, ha già ritenuto ammissibile il ricorso introduttivo del contribuente notificato ad un ufficio diverso da quello che ha formato il provvedimento impugnato.Sostanzialmente, i giudici di Cassazione rilevano che l’ammissibilità dell’appello si verifica per il carattere giuridicamente unitario dell’Agenzia delle Entrate.

Inoltre, il principio di effettività della tutela giurisdizionale impone di ridurre al massimo le ipotesi di inammissibilità del ricorso.

Poi, la qualità di parte è attribuita all’organo che ha emesso l’atto, e non alle sue articolazioni organizzative (l’art. 10 del DLgs. 546/92, in effetti, parla di “ufficio del Ministero delle Finanze”).

 

 

6) Fattura elettronica: si avvicina il giorno della decorrenza obbligatoria di massa

Manca ormai poco alla scadenza generalizzata per l’obbligo di trasmettere a tutta la PA la fattura solo in formato telematico.

Difatti, a decorrere dal 31 marzo 2015 l’obbligo di emettere, trasmettere, gestire e conservare le fatture elettroniche è esteso a tutte le Pubbliche Amministrazioni. I

A tal fine, nei giorni scorsi il Ministero dell’Economia e delle finanze ha diffuso la circolare n. 1/DF del 9 marzo 2015, in cui elenca gli enti della Pubblica Amministrazione interessati.

Pertanto, dal prossimo 31 marzo, per le amministrazioni destinatarie delle disposizioni, vige il divieto di accettare le fatture emesse o trasmesse in forma cartacea e di procedere al pagamento, anche parziale, sino all'invio del documento elettronico. I fornitori delle Amministrazioni PA, invece, devono gestire il proprio ciclo di fatturazione esclusivamente in modalità elettronica, non solo nelle fasi di emissione e trasmissione, ma anche in quella di conservazione.

Dal 31 marzo 2015, dunque, vige l’obbligo di emettere fatture elettroniche per tutti coloro che hanno rapporti economici con la pubblica amministrazione.

In particolare sono stati elencati i soggetti destinatari delle nuove disposizioni:

Soggetti   di cui all’art. 1, comma 2, D.Lgs. n. 165/2001

Tutte   le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni   ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni   dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le   Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni   universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio,   industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti   pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le   aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l'Agenzia per la   rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), le Agenzie   di cui al D.Lgs. n. 300/1999 e, fino alla revisione organica della disciplina   di settore, il CONI.

Soggetti   di cui all'art. 1, comma 2, legge n. 196/2009

I   soggetti indicati a fini statistici dall'ISTAT nell'elenco oggetto del   comunicato del medesimo Istituto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro il   30 settembre di ogni anno, e le Autorità indipendenti.

Soggetti   di cui all'art. 1, comma 209. legge n. 244/2007

Le   amministrazioni autonome.

Obbligo di utilizzo della fattura elettronica

In attuazione delle previsioni della legge Finanziaria 2008 (art. 1, commi 209-2014, legge n. 244/2007), il D.M. 3 aprile 2013, n. 55 ha individuato le regole tecniche e le linee guida per la gestione dei processi di fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione.

A tale proposito, è stato previsto che la trasmissione delle fatture, anche per il tramite di intermediari, avverrà attraverso il sistema di interscambio (SDI), la cui gestione è stata assegnata, con decreto del 7 marzo 2008, all'Agenzia delle Entrate che ha individuato in SOGEI il soggetto tecnologico deputato alla sua realizzazione.

Per le amministrazioni destinatarie delle suddette disposizioni, a partire dall’entrata in vigore delle nuove regole, vige il divieto di accettare le fatture emesse o trasmesse in forma cartacea e di procedere al pagamento, anche parziale, sino all'invio del documento elettronico.

I fornitori delle amministrazioni pubbliche dovranno, invece, gestire il proprio ciclo di fatturazione esclusivamente in modalità elettronica, non solo nelle fasi di emissione e trasmissione ma anche in quella diconservazione.

Le PMI potranno accedere a un apposito portale elettronico (www.fatturapa.gov.it), per utilizzare servizi e strumenti informatici per la generazione di fatture nel formato richiesto dallo SDI, oltre che per la loro conservazione sostitutiva.

Decorrenze

La decorrenza è stata fissata in:

- 12 mesi dall'entrata in vigore del regolamento per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza e assistenza sociale;

- 24 mesi per le altre amministrazioni incluse nell'elenco ISTAT, ad eccezione delle amministrazioni locali, per le quali la data di decorrenza è stata rimandata ad un altro decreto.

Poiché il D.M. n. 55/2013 è entrato in vigore il 6 giugno 2013, le decorrenze sono state fissate al:

- 6 giugno 2014 per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza e assistenza sociale;

- 6 giugno 2015 per le altre amministrazioni incluse nell'elenco Istat.

Poi, con riguardo alla seconda decorrenza, è intervenuto il decreto IRPEF (art. 25, D.L. n. 66/2014) che ha spostato la scadenza al 31 marzo 2015. Inoltre, l’art. 25, comma 1, D.L. n. 66/2014 ha fissato al 31 marzo 2015 anche la data di decorrenza per le amministrazioni locali, per la cui individuazione la legge n. 244/2007 rimandava a successivo decreto ministeriale.

Fattura elettronica e sistema di Interscambio

La fattura elettronica è un documento in formato digitale la cui autenticità e integrità sono garantite:

- dalla presenza della firma elettronica di chi emette la fattura;

- dalla trasmissione della fattura ad uno specifico Sistema di Interscambio (SDI).

Un sistema di Interscambio è la piattaforma che:

- trasmette la fattura elettronica dal fornitore alla Pubblica amministrazione;

- trasmette le notifiche relative alle attività svolte alla Pubblica amministrazione e al fornitore; 

- consente al Ministero dell'Economia e delle finanze (MEF) il monitoraggio della finanza pubblica. 

Formato della fattura elettronica

Le caratteristiche tecniche di un file di fattura elettronica sono regolamentate da appositi standard.

In particolare, il contenuto informativo di una fattura verso la pubblica amministrazione (c.d. FatturaPA) prevede l’indicazione di informazioni:

- da riportare obbligatoriamente in fattura in quanto rilevanti ai fini fiscali secondo la normativa vigente;

- indispensabili ai fini di una corretta trasmissione della fattura al soggetto destinatario attraverso il Sistema di Interscambio.

Per favorire l’automazione informatica del processo di fatturazione, a integrazione delle informazioni obbligatorie, il formato prevede anche la possibilità di inserire nella fattura ulteriori dati e precisamente:

- informazioni utili per la completa dematerializzazione del processo di ciclo passivo attraverso l’integrazione del documento fattura con i sistemi gestionali e/o con i sistemi di pagamento;

- informazioni che possono risultare di interesse per esigenze informative concordate tra operatori economici e Amministrazioni pubbliche oppure specifiche dell’ emittente, con riferimento a particolari tipologie di beni e servizi, o di utilità per il colloquio tra le parti.

Predisposizione della FatturaPA

Ogni fattura, o lotto di fatture, costituisce, per il sistema di interscambio, un file predisposto secondo il formato della FatturaPA.

Il singolo file, oppure più file singoli, possono essere racchiusi in un file compresso, in formato zip, cioè in un file archivio.

Dopo aver preparato il file, esso deve essere “nominato” in maniera opportuna affinché possa essere accettato dal Sistema di Interscambio.

1) nel caso di un file FatturaPA deve essere rispettata la seguente nomenclatura:

Codice PaeseIdentificativo univoco del Trasmittente_Progressivo univoco del file

dove:

- il Codice Paese va espresso secondo lo standard ISO 3166-1 alpha-2 code,

- l’Identificativo univoco del Trasmittente, sia esso persona fisica o soggetto giuridico, è rappresentato dal suo identificativo fiscale (codice fiscale nel caso di soggetto trasmittente residente in Italia, identificativo proprio del Paese di appartenenza nel caso di soggetto trasmittente residente all’estero). La lunghezza di questo identificativo è di:

a) 11 caratteri (minimo) e 16 caratteri (massimo) nel caso di codice paese IT,

b) 2 caratteri (minimo) e 28 caratteri (massimo) altrimenti,

- il progressivo univoco del file è rappresentato da una stringa alfanumerica di lunghezza massima di 5 caratteri e con valori ammessi da “A” a “Z” e da “0” a “9”.

Il separatore degli elementi che compongono il nome file è il carattere underscore (“_”), codice ASCII 95. L’estensione del file assume il valore “.xml” oppure “.xml.p7m” in base al tipo di firma utilizzata.

Esempi

La nomenclatura dei file, così come descritta, viene mantenuta nella fase di inoltro all’Amministrazione.

2) nel caso di file archivio deve essere rispettata la stessa nomenclatura usata per il file FatturaPA utilizzando l'estensione .zip.

Esempio

che al suo interno contiene, a titolo di esempio:

Il Sistema di Interscambio, ricevuto un file archivio, elabora e trasmette all’Amministrazione destinataria il file o i file in esso contenuti.

Firma della FatturaPA

Ogni file FatturaPA trasmesso al Sistema di Interscambio deve essere firmato elettronicamente dal soggetto che emette la fattura tramite un certificato di firma qualificata.

La firma è necessaria in quanto garantisce:

- l’integrità delle informazioni contenute nella fattura;

- l’autenticità dell’emittente;

Per dotarsi di un certificato di firma qualificata è necessario rivolgersi a uno dei certificatori (essi sono presenti nell’elenco dei certificatori autorizzati pubblicato sul sito dell'Agenzia per l'Italia Digitale). È necessario, però, tener conto di particolari vincoli tecnici di cui tiene conto il Sistema di Interscambio (in pratica, non tutti i formati di firma sono ammessi).

Si precisa che il file archivio non deve essere firmato elettronicamente ma devono essere firmati tutti i file FatturaPA al suo interno.

Invio della FatturaPA

Il file preparato, firmato e nominato nel rispetto delle regole previste, può essere inviato al Sistema di Interscambio.

Sono previsti cinque diversi canali di trasmissione per l’invio dei file:

- Posta Elettronica Certificata (PEC)

- Invio via web

- Servizio SDICoop - Trasmissione

- Servizio SDIFTP

- Servizio SPCoop - Trasmissione

Invio   tramite PEC

I   file FatturaPA e i file archivio devono essere spediti come allegato del   messaggio di PEC.

L’indirizzo   PEC a cui destinare i file è il seguente: sdi01@pec.fatturapa.it.

Il   messaggio, comprensivo dell’allegato, non deve superare la dimensione di   30 megabytes. Se tale limite dimensionale non viene rispettato non è   garantito il buon esito della trasmissione.

Il   soggetto che utilizza il canale PEC riceverà, sulla casella di PEC da cui ha   effettuato la trasmissione, i file messaggio prodotti dal SDI relativi al   proprio invio.

Invio   via web

Il   Sistema di Interscambio mette a disposizione, sul sito www.fatturapa.gov.it,   un’applicazione per inviare un file FatturaPA o un file archivio attraverso   un’interfaccia web.

Per   accedervi è necessario essere in posssesso di credenziali Entratel o   Fisconline o essere provvisti di Carta Nazionale dei   Servizi (CNS) precedentemente abilitata ai servizi telematici   dell'Agenzia delle Entrate.

Il   file inviato utilizzando questa modalità non deve superare la dimensione   di 5 megabytes.

Il   soggetto che usa il canale Web per l’invio di file potrà visualizzare i file   messaggio relativi al proprio invio attraverso l’applicazione ‘Monitorare la FatturaPA’,   disponibile nella sezione ‘Strumenti’ del sito.

Invio   tramite Servizio SDICoop - Trasmissione

Il   Servizio SDICoop - Trasmissione è disponibile per coloro che desiderano   inviare i file FatturaPA e ricevere i file messaggio utilizzando   dei servizi di cooperazione applicativa (web-services).

Per   usufruire di questo canale di trasmissione è necessario accreditarsi presso   il Sistema di Interscambio mediante l’ applicazione ‘Accreditare il canale’,   disponibile nella sezione ‘Strumenti’ del sito www.fatturapa.gov.it.

Invio   tramite Servizio SDIFTP

Il   Servizio SDIFTP è disponibile per coloro che desiderano inviare i file   FatturaPA e ricevere i file messaggio utilizzando una modalità di   trasferimento dati tramite protocollo FTP (File Transfer Protocol   ).

Per   usufruire di questo canale di trasmissione è necessario accreditarsi presso   il Sistema di Interscambio mediante l’applicazione ‘Accreditare il canale’,   disponibile nella sezione ‘Strumenti’ del sito www.fatturapa.gov.it.

Invio   tramite Servizio SPCoop-Trasmissione

Il   Servizio SPCCoop - Trasmissione è disponibile per coloro che desiderano   inviare i file FatturaPA e ricevere i file messaggio utilizzando dei servizi   di cooperazione applicativa (web-services) tramite il Sistema Pubblico   di Connettività (SPC) secondo le modalità definite dall'Agenzia per   l'Italia Digitale.

Per   usufruire di questo canale di trasmissione è necessario accreditarsi presso   il Sistema di Interscambio mediante l’applicazione ‘Accreditare il canale’,   disponibile nella sezione ‘Strumenti’ del sito www.fatturapa.gov.it.

Passi da seguire dopo l’invio

Chi emette o trasmette un file FatturaPA può visionare tutti i file messaggio che documentano lo stato del proprio file presso il Sistema di Interscambio attraverso l’applicazione Monitorare la FatturaPA disponibile nella sezione Strumenti del sito www.fatturapa.gov.it.

I messaggi relativi al file emesso o trasmesso possono essere visualizzati direttamente dall'emittente o dal trasmittente utilizzando le proprie credenziali Entratel o Fisconline.

La visualizzazione dei file messaggio relativi ai file FatturaPA emessi o trasmessi è inoltre consentita ai Gestori degli Incaricati già definiti in ambito Entratel.

Servizio della Camera di commercio

Il Sistema Camerale in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed Unioncamere hanno messo a disposizione delle piccole e medie imprese iscritte, sul portale di Info Camere (https://fattura-pa.infocamere.it), gratuitamente, un servizio di emissione della fatturaPA solo per le prime 24 fatture elettroniche.

Per potere individuare il percorso da seguire è il seguente: si clicca sul seguente link: http://www.indicepa.gov.it/documentale/ricerca.php e si effettua una ricerca dell’ente per codice fiscale o con altro metodo; si seleziona, una volta individuato, il simbolo dell’euro.

 

 

7) Atti di aggiornamento catastale: dal 1° giugno 2015 l’unica strada è il web

Dal prossimo 1° giugno, gli atti di aggiornamento del catasto potranno essere presentati esclusivamente attraverso il canale telematico. Lo ha disposto il provvedimento direttoriale n. 35112 del 11 marzo 2015, che rende obbligatorio per i professionisti abilitati, iscritti agli Ordini e Collegi professionali, l’uso del Modello Unico Informatico Catastale (Muic) per la trasmissione di tutti gli atti di aggiornamento.

Quali sono gli atti coinvolti

Con il Muic vengono presentati:

- le dichiarazioni di nuova costruzione;

- le dichiarazioni di variazione;

- le dichiarazioni di beni immobili non produttivi di reddito urbano;

- i tipi mappali;

- i tipi di frazionamento;

- i tipi particellari.

Per la trasmissione del modello saranno utilizzate le procedure Docfa e Pregeo e le specifiche tecniche già in uso. In caso di irregolare funzionamento del servizio telematico, il professionista potrà comunque presentare l’atto di aggiornamento su supporto informatico.

 

 

8) Esattoria: no all’iscrizione dell’ipoteca sulla prima casa

Il giudice tributario può sospendere l'ipoteca iscritta sulla prima casa del contribuente moroso. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia con l’ordinanza n. 73/3/2015 del 10 marzo 2015. Tutto è iniziato con la notifica da parte dell’agente della riscossione dell’iscrizione di ipoteca su un immobile di proprietà del contribuente che non aveva pagato debiti tributari. L’atto precisava che si sarebbe dovuto procedere alla vendita all’asta dei beni in mancanza del versamento integrale. I giudici della commissione tributaria hanno accolto il ricorso sulla base di quanto espresso dall’art. 76 del D.p.r. 602/73 secondo il quale non è possibile procedere all'espropriazione se l'unico immobile del debitore è adibito a uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente, come nel caso sottoposta alla decisione della CTP.

Niente esenzione IVA per l’agenzia che “somministra” infermieri

Non godono di alcuna esenzione dall’IVA le società che offrono servizi di somministrazione di manodopera a tempo determinato, quali ad esempio quelle che forniscono infermieri qualificati ad istituti di cura: non si tratta di organismi “aventi carattere sociale” ai sensi della direttiva IVA. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia la quale ha dichiarato che non rientrano nella nozione di “organismi riconosciuti come aventi carattere sociale”, contenuta nella direttiva IVA, né il personale infermieristico diplomato, che fornisce i propri servizi direttamente a persone bisognose di cure, né una società di somministrazione di lavoro a tempo determinato che mette tale personale a disposizione degli istituti riconosciuti come aventi carattere sociale.

 

 

9) Non spetta la detrazione per gli interessi passivi sul mutuo contratto dalla coop

La detrazione degli interessi passivi sul mutuo contratto da una cooperativa ed ancora indiviso non spetta anche al socio di cooperativa edilizia a proprietà indivisa.

Difatti, nell’ipotesi della coop edilizia a proprietà indivisa, riguardo la precisazione della spettanza della detrazione IRPEF degli interessi sul mutuo, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4550 del 2015, ha stabilito che il diritto alla detrazione degli interessi passivi sul mutuo contratto da una cooperativa ed ancora indiviso non spetta anche al socio di cooperativa edilizia a proprietà indivisa. Ciò in quanto una tale detrazione presupporrebbe una cooperativa a proprietà divisa, nella quale cioè i singoli alloggi siano assegnati in proprietà o altro diritto reale ai soci.

Il fatto è derivato dal contenzioso instaurato tra alcuni soci di una cooperativa edilizia e l’Agenzia delle Entrate. La CTR, accogliendo l'appello di sette soci di una cooperativa edilizia, ha annullato le cartelle di pagamento, emesse nei loro confronti a seguito di controllo formale delle dichiarazioni, recanti l'iscrizione a ruolo delle somme dovute a titolo di IRPEF per il 2001 in conseguenza del mancato riconoscimento della detraibilità degli oneri per interessi passivi sul mutuo ipotecario contratto dalla cooperativa edilizia a proprietà indivisa, della quale i contribuenti erano soci, ed alla stessa cooperativa intestato.

Secondo il giudice d'appello, le condizioni per il riconoscimento al socio del diritto alla detrazione sono:

a) che il socio della cooperativa sia assegnatario di un alloggio della medesima;

b) che il mutuo faccia carico al socio assegnatario, ciò anche se ancora indiviso e pertanto contratto e pagato all'istituto mutuante dalla cooperativa, con rivalsa pro quota sul singolo socio.

Va da sè, con coerenza logica - prosegue la Commissione regionale - che se il legislatore ha considerato rilevante il "mutuo ancora indiviso", ciò significa che anche la proprietà complessiva degli alloggi costruiti può essere conseguentemente ancora indivisa.

Contro la sentenza proponeva ricorso per Cassazione l’Ufficio finanziario, in particolare assumendo che il diritto alla detrazione degli interessi passivi sul mutuo contratto da una cooperativa ed ancora indiviso non spetterebbe anche al socio di cooperativa edilizia a proprietà indivisa, nella quale cioè la proprietà complessiva degli alloggi è ancora indivisa, non essendo gli stessi assegnati in proprietà o altro diritto reale ai soci ma soltanto in mero godimento di fatto, e ciò in quanto una tale detrazione presupporrebbe una cooperativa a proprietà divisa, nella quale cioè i singoli alloggi siano assegnati in proprietà o altro diritto reale ai soci. La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Erario. In particolare, la detrazione ha per oggetto una quota “degli interessi passivi e relativi oneri accessori, nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro delle Comunità europee, ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti, in dipendenza di mutui contratti, a partire dal 1° gennaio 1998 e garantiti da ipoteca, per la costruzione dell'unità immobiliare da adibire ad abitazione principale”, che devono essere “riferibili all'importo del mutuo effettivamente destinato alla costruzione dell’immobile”.

La detrazione spetta, nello stesso limite complessivo e alle stesse condizioni, anche con riferimento alle somme corrisposte dagli assegnatari di alloggi di cooperative e dagli acquirenti di unità immobiliari di nuova costruzione, alla cooperativa o all'impresa costruttrice a titolo di rimborso degli interessi passivi, oneri accessori e quote di rivalutazione relativi ai mutui ipotecari contratti dalla stessa e ancora indivisi. Per i soci di cooperative edilizie, per avere diritto alla detrazione, non vale il momento del formale atto di assegnazione redatto dal notaio o quello dell’acquisto, ma il momento della delibera assembleare di assegnazione dell'alloggio, con conseguente assunzione dell’obbligo di pagamento del mutuo e di immissione nel possesso. Inoltre, l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto che il beneficio della detrazione fiscale competa anche ai soci assegnatari di cooperative edilizie a proprietà indivisa, relativamente alle rate pagate dai soci medesimi alla cooperativa.

La Suprema Corte ha osservato come nessuna delle ipotesi ricorre nella specie e, segnatamente, l'interpretazione fornita dal giudice d’appello si è rivelata erronea.

Rsulta infatti che “la detrazione spetta alla cooperativa“ che abbia contratto i mutui ipotecari, ancora indivisi, come del resto ancora indivisa è la proprietà degli immobili, essendo i soci assegnatari degli alloggi in godimento, e non in forza di un diritto di proprietà; e che tale detrazione spetta a titolo di rimborso degli interessi passivi e degli oneri accessori corrisposti dalla cooperativa in forza dei mutui ipotecari da essa stessa contratti. Ne è quindi scaturito l’accoglimento del ricorso.

 

 

10) Decreto Investment Compact: ampliate le agevolazioni

Alla Camera approvati l’11 marzo 2015 rinnovi e ampliamenti agli incentivi per l'innovazione nel decreto Investment Compact che attende adesso il vaglio del Senato.

I ritocchi apportati durante l’iter parlamentare hanno riguardato in primo luogo la disciplina delle PMI innovative, l’estensione del Fondo di garanzia PMI ai finanziamenti erogati dalle imprese di assicurazioni e il regime fiscale di favore relativo al “patent box”.

Pmi innovative

Il decreto Investment Compact cambia i confini della categoria delle imprese rientranti nelle cosiddette “Pmi innovative”. Viene precisato che potranno assumere lo status di Pmi innovative solo le società di capitali, anche cooperative, le cui azioni non sono quotate su un mercato regolamentato. Per quanto riguarda il requisito opzionale delle spese in attività di ricerca e sviluppo per l'acquisizione della qualifica di Pmi innovativa è stato specificato che nel volume delle spese da considerare, oltre alle spese in ricerca e sviluppo, rilevano anche le spese in innovazione.

Per quanto riguarda le agevolazioni fiscali riconosciute a chi investe nelle PMI innovative (art. 29 del D.L. 179/2012) è stato stabilito che gli incentivi si applicano agli investimenti in Pmi innovative che operano sul mercato da meno di 7 anni dalla loro prima vendita commerciale. È prevista, poi, l’estensione di tali agevolazioni anche per gli investimenti in PMI innovative che operano sul mercato da più di 7 anni dalla prima vendita commerciale, a condizione che presentino un piano di sviluppo di prodotti, servizi o processi nuovi o sensibilmente migliorati rispetto allo stato dell’arte nel settore interessato.

Patent box

È possibile rinnovare dopo cinque anni il regime fiscale opzionale relativo al “patent box” (redditi derivanti da brevetti e marchi). Si tratta di una tassazione agevolata, ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap, per i redditi derivanti dalla concessione in uso o dall'utilizzo diretto di determinati beni immateriali, inclusi i marchi commerciali.

Start up

I benefici fiscali riconosciuti alle persone fisiche e società che investono nel capitale di Start up innovative si applicheranno alle imprese costituite da non più di 5 anni: viene, dunque, estesa la platea dei beneficiari che prima vedeva un limite fissato ai soli 4 anni di vita delle suddette imprese. Inoltre, sempre per quanto riguarda le start up è stato stabilito che per la loro costituzione sarà possibile ricorrere, in alternativa alla firma del notaio, alla firma elettronica attraverso un modello standard tipizzato che sarà messo a disposizione dal Mise.

 

Vincenzo D’Andò