Diario quotidiano del 12 marzo 2015: rimborsi IVA sprint se derivanti da split payment

Pubblicato il 12 marzo 2015



revisione degli enti locali: in G.U. le linee guida; niente bonus prima casa per i soli problemi burocratici; no al reverse charge sulla grande distribuzione: denuncia all’Unione europea di Confidustria; nuovamente in calo le aperture di partite Iva (-30%); contribuente ravvèditi: cosi scrive il Fisco?; rimborsi Iva da split payment sprint; accertamenti induttivi: niente semplice raffronto tra i prezzi di acquisto e di rivendita operato; bancarotta documentale: in assenza di dolo la pena è mitigata; limiti minimi di retribuzione imponibile giornaliera per il calcolo dei premi 2015; etichette alimenti: violazioni sulla data di scadenza sanzionate a “caro prezzo”; dalla Cassazione stabilito il termine di decadenza dei rimborsi IRPEF; microcredito alle PMI: circolare operativa della Fondazione Studi; i nuovi ammortizzatori sociali del Jobs Act; welfare: benefici economici e contributivi - cause ostative; decreti fiscali in ritardo. Orlandi: “Sui tempi decide la politica”; audizione del Direttore delle entrate sul 730 precompilato e sulla fattura on line alla PA; contributi volontari anno 2015: lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi ed iscritti alla Gestione separata - Liberi professionisti, modifica aliquote contributive anno 2015

 Indice:

 1) Revisione degli enti locali: in G.U. le linee guida

 2) Niente bonus prima casa: i problemi burocratici non sono buoni motivi per giustificare il rinvio del   trasferimento della residenza

 3) No al reverse charge sulla grande distribuzione: denuncia all’Unione europea di Confidustria

 4) Nuovamente in calo l’apertura delle partite Iva (a -30%)

 5) Contribuente ravvediti: cosi scrive il Fisco ?

 6) Rimborsi Iva da split payment sprint

 7) Accertamenti induttivi: niente semplice raffronto tra i prezzi di acquisto e di rivendita operato

 8) Bancarotta documentale: in assenza di dolo la pena è mitigata

 9) Limiti minimi di retribuzione imponibile giornaliera per il calcolo dei premi 2015

 10) Etichette alimenti: violazioni sulla data di scadenza sanzionate a “caro prezzo”

 11) Dalla Cassazione stabilito il termine di decadenza dei rimborsi IRPEF

 12) Microcredito alle PMI: circolare operativa della Fondazione Studi

 13) I nuovi ammortizzatori sociali del Jobs Act

 14) Welfare: benefici economici e contributivi - cause ostative

 15) Decreti fiscali in ritardo. Orlandi: “Sui tempi decide la politica”; audizione del Direttore delle entrate sul 730 precompilato e sulla fattura on line alla PA

 16) Contributi volontari anno 2015:   lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi ed iscritti alla Gestione separata  - Liberi professionisti, modifica aliquote contributive anno 2015

 

 

1) Revisione degli enti locali: in G.U. le linee guida

Sono ora ufficiali le linee guida per le relazioni dei Collegi dei revisori sui rendiconti regionali, sono state, infatti, pubblicate nella G.U. n. 57 del 10 marzo 2015 anche quelle per le relazioni dei revisori dei conti sui bilanci di previsione delle Regioni per l’anno 2015.

In particolare, nella Gazzetta Ufficiale sono state pubblicate le Linee guida e il relativo questionario per le relazioni dei Collegi dei revisori dei conti presso le Regioni relative ai rendiconti regionali per l’esercizio 2014 e le Linee guida per le relazioni dei revisori dei conti sui bilanci di previsione delle Regioni per l’anno 2015, secondo le procedure di cui all’art. 1, commi 166 e seguenti della L. 266 del 23 dicembre 2005.

Per quanto riguarda le prime Linee guida, come per il precedente esercizio i nuovi schemi di relazione sui consuntivi regionali sono strutturati in questionari a risposta sintetica da compilare on line mediante l’applicativo Con.Te, composto da una parte “Quesiti”, compilabile mediante fogli di lavoro, e da una parte “Quadri contabili”, dove vengono gestiti i dati numerici che caratterizzano la situazione economico-finanziaria dell’ente.

In particolare, la parte “Quadri contabili”, è compilabile o modificabile anche in tempi diversi, tramite il salvataggio a più riprese dei dati immessi al fine di memorizzarli provvisoriamente prima dell’invio finale (cosiddetta fase di “Validazione”).

La parte “Quesiti” del questionario è articolata nelle seguenti sezioni:- “Domande preliminari”, finalizzata a una prima ricognizione dei principali adempimenti di carattere contabile e finanziario;

- “Regolarità della gestione amministrativa e contabile”, volta ad individuare eventuali problematiche in materia di gestione del personale e nell’ambito delle effettive risultanze della gestione finanziaria;

- “Gestione contabile - Altri dati contabili - Fondo cassa”, dedicata alle verifiche attinenti all’avanzo di amministrazione, al fondo di cassa, alla consistenza patrimoniale nonché agli obblighi di comunicazione ed alle contabilità speciali;

- “Sostenibilità dell’indebitamento e rispetto dei vincoli”, nella quale si analizza la composizione dello stock del debito e si monitora il rispetto dei vincoli di indebitamento;“Organismi partecipati - quesiti”, volta a verificare il rispetto delle norme in materia di esternalizzazione dei servizi in organismi e società partecipate;

- “Patto di stabilità”, con domande poste per verificare l’effettivo rispetto degli obblighi e degli obiettivi fissati dal Patto di stabilità interno per il 2014;

- “Servizio sanitario regionale”, per l’identificazione di eventuali criticità nel finanziamento del Servizio sanitario regionale e nella relativa gestione.

Nella parte “Quadri contabili” vengono riportati i dati dell’ultimo triennio con quadri di sintesi dei risultati di consuntivo suddivisi in specifiche sezioni che vanno dall’analisi delle entrate e delle spese nel triennio all’analisi dell’indebitamento, degli strumenti di finanza derivata e del rispetto del vincolo di indebitamento. Un’apposita sezione è infine dedicata all’inserimento di informazioni integrative e/o rettificative.

I dati già noti al sistema saranno automaticamente precompilati negli appositi quadri del questionario e, ove possibile, saranno acquisiti da altra fonte i dati che attualmente sono già oggetto di invio ad altri soggetti da parte degli enti, nel rispetto di specifici obblighi di legge.

Inoltre, per gli enti ad autonomia differenziata, gli appositi quadri riservati ai chiarimenti saranno utili ad indicare anche la normativa eventualmente applicata in sostituzione di quella citata nel testo.

Schema di relazione sui bilanci di previsione 2015

Dunque, nella suddetta Gazzetta Ufficiale sono state pubblicate anche le Linee guida per le relazioni dei revisori dei conti sui bilanci di previsione delle Regioni per l’anno 2015. Le indicazioni istruttorie contenute propongono agli Organi di revisione economico-finanziaria delle Regioni schemi di relazione sui bilanci di previsione annuali e pluriennali (con funzione autorizzatoria) per l’esercizio 2015 strutturati sul modello dei questionari approvati nel 2014.

È stata mantenuta la distinzione tra la parte “fissa” tendenzialmente dei questionari, contenente “quadri contabili” da aggiornare nel tempo, e la parte “variabile”, recante “quesiti” relativi a informazioni di carattere qualitativo.

 

 

2) Niente bonus prima casa: i problemi burocratici non sono buoni motivi per giustificare il rinvio del trasferimento della residenza

Dunque, secondo la Cassazione, il ritardo dell’abitabilità non autorizza a rinviare gli adempimenti (rigidi) posti dalla Legge.

Bonus prima casa, residenza entro 18 mesi dall’acquisto. Il contribuente che non trasferisce, entro diciotto mesi, la residenza nell’immobile appena acquistato perde i benefici sulla prima casa anche se il ritardo è dovuto a lungaggini burocratiche dell’amministrazione che non concede per tempo l’autorizzazione per ristrutturare. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 4800 del 10 marzo 2015, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. Gli Ermellini hanno quindi ribaltato il verdetto reso dalla Commissione tributaria regionale del Veneto che aveva confermato la decisione con la quale la Ctp aveva annullato la revoca dei benefici. Per la Suprema corte, dunque, «le lungaggini burocratiche» non hanno alcun valore.

Viene affermato che i benefici fiscali invocati spettano allasola condizione che, entro il termine di decadenza di diciotto mesi dall’atto, il contribuente stabilisca, entro il Comune dov’è situato l’immobile, la propria residenza, così adempiendo l’obbligo su di lui incombente e da lui assunto al momento del rogito.

Per la Cassazione le lungaggini burocratiche non riescono a integrare la forza irresistibile ostativa al trasferimento nel Comune dov’è ubicato l’immobile oggetto delle agevolazioni. Dunque, è stato accolto nel merito il ricorso dell’Agenzia delle entrate e bocciate, quindi, le ragioni addotte dal contribuente.

 

 

3) No al reverse charge sulla grande distribuzione: denuncia all’Unione europea di Confidustria

Confindustria, che denuncia all’UE il reverse charge sulla grande distribuzione, evidenzia gli effetti distorsivi che le nuove disposizioni avrebbero per il settore se divenissero operative.

In particolare, il 9 marzo 2015, Confindustria ha indirizzato alla Commissione europea una Denuncia, “riguardante inadempimenti del diritto comunitario”, in relazione alle disposizioni che potrebbero rendere efficace l’applicazione del meccanismo del reverse charge alle cessioni di beni effettuate nei confronti della grande distribuzione organizzata (GDO). L’obiettivo, dichiarato, perseguito dal documento, è di evidenziare gli effetti distorsivi che le nuove disposizioni avrebbero se divenissero operative.

Come si ricorderà, l’art. 1, comma 629 , lett. a) della L. n. 190/2014 (legge di stabilità 2015) ha previsto, mediante il nuovo art. 17, comma 6, lett. d-quinquies, l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile alle cessioni di beni effettuate nei confronti degli ipermercati (codice attività 47.11.1), supermercati (codice attività 47.11.2) e discount alimentari (codice attività 47.11.3).

L’efficacia di tale norma, in vigore dal 1° gennaio 2015, è tuttavia subordinata (secondo quanto previsto dall’art. 1, comma 632 della legge di stabilità 2015) al rilascio, da parte del Consiglio europeo, di una misura di deroga ai sensi dell’art. 395 della direttiva 2006/112/CE. Secondo quanto previsto dalla clausola di salvaguardia, di cui al citato comma 632, qualora tale misura di deroga non dovesse essere rilasciata, il direttore dell’Agenzia delle Dogane dovrà disporre, entro il 30 giugno 2015, un incremento dell’aliquota dell’accisa su benzina, benzina senza piombo e gasolio usato come carburante, in misura tale da determinare un aumento delle entrate pubbliche di 728 milioni di euro annui.

Confindustria riconosce la primaria importanza della prevenzione e del contrasto dell’evasione fiscale – lesiva della corretta competizione tra le imprese – che sono le finalità perseguite dalle nuove disposizioni.Tuttavia, ritiene che tali azioni siano state indirizzate a un settore che non necessita di particolari cautele e questo per due ordini di motivi. In primis, perché il settore della GDO non è stato contemplato tra quelli disciplinati dall’art. 199 della direttiva 2006/112/CE, per i quali gli Stati membri possono implementare, senza necessità di specifica autorizzazione, il meccanismo del reverse charge (come avvenuto ad esempio per il settore dell’edilizia).

 

 

4) Nuovamente in calo le aperture di partite Iva (a -30%)

Effetto minimi, partite Iva a -30%. A gennaio 2015 crollo delle partite Iva, meno 30% rispetto al mese precedente. E gli under 35 calano del 47.4%. Sono state aperte complessivamente infatti 56.717 partite Iva facendo registrare una flessione del 29,7%, in controtendenza rispetto ai mesi di novembre e dicembre 2014, nei quali si erano registrati aumenti significativi. E’ quanto emerge dall’Osservatorio sulle partite Iva del Ministero dell’Economia. Il calo, come riconosce la stessa nota del ministero dell’economia è dovuta alla norma della legge di stabilità. La flessione nel numero di aperture osservata nel mese di gennaio é stata influenzata dalla clausola prevista dalla stessa legge di stabilità per il 2015 che, insieme all’introduzione del nuovo regime forfettario, consentiva alle partite Iva in essere al primo gennaio 2015 di continuare ad operare con il vecchio regime. E’ quindi probabile che diversi soggetti abbiano anticipato l’apertura della partita Iva entro la fine del 2014 (novembre e dicembre), ritenendo il regime allora in vigore più vantaggioso per la propria attività, facendo conseguentemente registrare un calo a gennaio 2015. Solo dopo, il 1° marzo 2015, con l’entrata in vigore del decreto «milleproroghe», viene consentito in via transitoria per tutto il 2015 l’adesione al vecchio regime fiscale di vantaggio, per i soggetti che ne abbiano i requisiti.

 

 

5) Contribuente ravvèditi: cosi scrive il Fisco ?

Il Fisco scrive: ravvediti. Sarebbe in preparazione la campagna di comunicazioni ai contribuenti. Lettere sui dati dell'Anagrafe tributaria. Al via la campagna di persuasione dell’Agenzia delle entrate sul ravvedimento operoso. L’Agenzia delle entrate, secondo quanto risulta ad un noto quotidiano economico, starebbe mettendo a punto la campagna di lettere da inviare ai contribuenti in ottemperanza di quanto previsto dalla legge di Stabilità 2015 per dare, per così dire, una spinta al nuovo ravvedimento operoso lungo.

Al momento il progetto sarebbe nelle fase iniziali poiché i tecnici della sede centrale dell’Agenzia delle entrate stanno lavorando ad altri progetti come il modello 730 precompilato e l’ultimazione della voluntary disclosure.

Comunque, l’Agenzia delle entrate quest’anno metterà a disposizione, in chiave di prevenzione, gli elementi e le informazioni utili in suo possesso per una valutazione del patrimonio di informazioni fiscali che sono presenti nei vari cervelloni dell'Agenzia delle entrate.

Ma la stessa comunicazione con cui l’Agenzia per così dire avvisa il contribuente che la sua storia di numeri fiscali in possesso della stessa ha determinate consistenza è trasmessa anche alla Guardia di finanza che dunque si troverà a essere messa in copia conoscenza della stessa campagna di persuasione.

 

 

6) Rimborsi IVA sprint se derivanti da split payment

Il nuovo meccanismo dello split payment comporta per le aziende, alle prese con gli enti pubblici, la presenza di notevole credito di IVA nei confronti dell’Erario. Per tale motivo sono stati rese più agevoli le istanze di rimborso, o compensazione di tale imposta.

Rimborsi IVA

Difatti è stata disposta l’inapplicabilità dei requisiti generici per accedere ai rimborsi IVA prioritari, fermo restando il rispetto di quelli “specifici” per i rimborsi prioritari da split payment.

In particolare, i rimborsi dell’IVA da erogarsi in via prioritaria ai contribuenti che effettuano le operazioni con il meccanismo dello split payment non sono assoggettati ai criteri previsti dall'art. 2, D.M. 22 marzo 2007. Pertanto, non è più necessario che il contribuente sia in attività da almeno tre anni, che l’ammontare del credito IVA sia superiore a 10.000 euro per i rimborsi annuali o 3.000 euro per quelli trimestrali, né che l’eccedenza superi il 10% dell’imposta complessivamente assolta sugli acquisti/importazioni effettuati nel periodo di riferimento.

Con lo split payment è cambiato il pagamento dell’IVA

La legge di Stabilità 2015 ha introdotto il nuovo meccanismo dello split payment: l’IVA relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, e fatturate dal 1° gennaio 2015, viene versata direttamente dai cessionari e/o committenti, con modalità differenti a seconda che essi siano o meno soggetti passivi IVA.

Dunque, a decorrere dalle operazioni fatturare dal 1° gennaio 2015 l’IVA relativa alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni è versata applicando il meccanismo dello split payment.

In base alle nuove regole, l’IVA relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle PA, fatturate dal 1° gennaio 2015 viene versata direttamente dai cessionari e/o committenti, con modalità differenti a seconda che essi siano o meno soggetti passivi IVA.

Ambito soggettivo

I destinatari della novità sono:

- lo Stato;

- gli organi dello Stato anche se dotati di personalità giuridica;

- gli enti pubblici territoriali;

- i consorzi costituiti tra enti pubblici ai sensi dell’art. 31, D.Lgs. n. 267/2000;

- gli istituti universitari;

- le aziende sanitarie locali;

- gli enti ospedalieri;

- gli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico;

- gli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza;

- le CCIAA.

Tutti i particolari dell’ambito soggettivo sono stati chiariti dal documento di prassi del MEF pubblicato nei giorni scorsi (circolare n. 1/DF del 9 marzo 2015).

Esclusione per il reverse charge

Sono escluse dall’applicazione dello split payment le cessioni di beni e le prestazioni di servizi per le quali i cessionari o committenti siano debitori d’imposta (reverse charge). La fattura non dovrà, quindi, recare l’annotazione “scissione dei pagamenti”, bensì quella relativa alla “inversione contabile”.

Emissione della fattura e versamento IVA

I soggetti passivi IVA che pongono in essere operazioni rientranti nell’ambito dello split payment devono emettere la fattura con l’annotazione “scissione dei pagamenti” ed annotarla nei registri IVA.

Le Pubbliche Amministrazioni, destinatarie di fatture che riportano l’annotazione “scissione dei pagamenti” devono versare l’IVA all’Erario in luogo dei loro fornitori. L’imposta partecipa alla liquidazione periodica del mese/trimestre, previa registrazione delle fatture nel registro IVA vendite o dei corrispettivi.

 

 

7) Accertamenti induttivi: niente semplice raffronto tra i prezzi di acquisto e di rivendita operato

Criteri stringenti per la determinazione della percentuale di ricarico. In tema di accertamento induttivo, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4312 del 4 marzo 2015, ha stabilito che è illegittima la presunzione di ricavi, maggiori di quelli denunciati, fondata sul raffronto tra i prezzi di acquisto e di rivendita operato solo su alcuni articoli, anziché su un inventario generale delle merci.

Secondo la Suprema Corte, inoltre, la determinazione della percentuale di ricarico effettiva sul prezzo della merce venduta deve avvenire adottando un criterio che sia coerente con la natura e le caratteristiche dei beni, applicato ad un campione scelto in modo appropriato e fondato su una media aritmetica o ponderata, a seconda della composizione del campione stesso.

L’adesione a “Seguimi” di Poste non vale per le notifiche del Fisco

In sede di ricorso contro il preavviso di fermo amministrativo dell’agente della riscossione, il contribuente è tenuto a comunicare all’ufficio l’eventuale cambio di domicilio.

È regolare la notifica a mezzo posta di un atto tributario eseguita nel luogo di residenza anagrafica del contribuente, indipendentemente dal fatto che questi abbia richiesto a Poste italiane l’attivazione del servizio “Seguimi” per il recapito della corrispondenza in un luogo diverso.

Questo il principio espresso dalla Commissione tributaria provinciale di Perugia nella sentenza n. 40/01/15 del 10 febbraio 2015.

Dunque, l’attivazione del servizio “Seguimi”, non può neppure dirsi equivalente a una elezione di domicilio per la notifica degli atti tributari, ai sensi dell’articolo 60, comma 1, lettera d), Dpr 600/1973, poiché l’elezione di domicilio va espressamente dichiarata e comunicata all’ufficio con modalità normativamente stabilite.

 

 

8) Bancarotta documentale: in assenza di dolo la pena è mitigata

Bancarotta documentale: reato più lieve in assenza di dolo. L’amministratore della società risponde del reato di bancarotta semplice documentale se, per negligenza o imprudenza, perde dalla memoria del computer le annotazioni delle indicazioni contabili. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10079 del 10 marzo 2015, ha annullato, con rinvio, la condanna per bancarotta fraudolenta documentale impartita dai giudici di merito nei confronti dell’amministratore delegato di una srl poi fallita, per mancate annotazioni nei registri Iva e in quelli Iva riepilogativi, nonché sottrazione del libro degli inventari, delle schede contabili, del libro dei soci e delle fatture passive.

I giudici sottolineano che l’articolo 2220 del codice civile, consente di conservare le scritture e i documenti, sotto forma di registrazioni su supporti di immagini, a condizione però che ci sia una rispondenza tra le registrazioni e i documenti e che le prime possano essere lette grazie ai mezzi messi a disposizione dello stesso soggetto che usa tale tecnologia.

La indisponibilità tecnica della memoria informatica, che nel caso esaminato era dovuta ad una interruzione dei rapporti con la ditta incaricata di trasferire su carta le note informatiche, non basta, in assenza di altri elementi indicativi del dolo, a far scattare il reato più grave contestato dai giudici di merito. Se è vero da una parte che il problema che si era creato aveva impedito una perfetta ricostruzione di una annualità che aveva preceduto il fallimento, dall’altra il consulente tecnico, aveva affermato che le operazioni precedenti non presentavano anomalie.

Per la Suprema corte dunque la situazione è inquadrabile nell’omessa tenuta delle scritture contabili, a titolo però meramente colposo.

Non è passata l’ulteriore richiesta della difesa di portare a casa una totale assoluzione, che salvasse l’amministratore anche dalla condanna per il reato di bancarotta semplice documentale.

I supremi giudici precisano, infatti, che l’amministratore della società ha l’obbligo di rendere immediatamente e in qualunque momento reperibile il contenuto delle annotazioni informatiche. Altrimenti, l’inadempimento costituisce una condotta penalmente perseguibile.

 

 

9) Limiti minimi di retribuzione imponibile giornaliera per il calcolo dei premi 2015

L’INAIL, con la circolare n. 38 del 10 marzo 2015, ricordando che la retribuzione imponibile su cui calcolare il premio assicurativo si distingue in:

- retribuzione effettiva;

- retribuzione convenzionale;

- retribuzione di ragguaglio;

ha sottolineato che i valori minimi di retribuzione giornaliera devono essere annualmente rivalutati in relazione all’aumento dell’indice medio del costo della vita accertato dall’Istat per cui ha riportato i limiti minimi di retribuzione giornaliera a valere per l’anno 2015 che devono essere adeguati, ove inferiori, a € 47,68.

Il limite minimo giornaliero, rapportato a mese nell’ipotesi di 26 giorni lavorativi mensili, per l’anno 2015, è, invece, pari a € 1.239,68.

L’Istituto sottolinea, altresì, che sono esclusi dall’adeguamento al minimale giornaliero:

- gli operai agricoli;

- i trattamenti integrativi di prestazioni mutualistiche e previdenziali;

- l’assegno o indennità corrisposta ai disoccupati avviati ai cantieri scuola e lavoro, rimboschimento e sistemazione montana;

- l’indennità di disponibilità previste nel contratto di lavoro intermittente.

La circolare si sofferma, inoltre, su:

- retribuzioni convenzionali;

- retribuzioni convenzionali stabilite con decreto ministeriale;

- retribuzioni convenzionali stabilite con legge;

 

 

10) Etichette alimenti: violazioni sulla data di scadenza sanzionate a “caro prezzo”

Sanzioni fino a 18 mila euro per chi altera le etichette. Il Mise, con la circolare del 6 marzo 2015, ha fornito le regole per l’applicazione delle sanzioni pecuniarie per la violazione dell’etichettatura alimentare. Rischia una sanzione fino a 18 mila euro chi viola le informazioni sugli alimenti. Informazioni che non devono indurre in errore il consumatore per quanto concerne caratteristiche del prodotto, natura, identità, proprietà, composizione, quantità, durata di conservazione, paese d’origine, metodo di fabbricazione o di produzione. Prevista una sanzione da 600 a 3.500 euro in caso di violazioni delle informazioni sugli alimenti. Per la violazione delle indicazioni obbligatorie, quali denominazione alimento e elenco ingredienti, è prevista una sanzione fino a 9.500 euro.

Le violazioni sulla data di scadenza vengono punite con la sanzione che varia da 1.600 a 9.500 euro. Mentre si applicano pene più lievi per la mancanza del termine minimo di conservazione (sanzione da 600 a 3.500 euro).

Applicazione dell’articolo 18, in materia di sanzioni, del Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 109 alle violazioni delle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011.

In data 13 dicembre 2014 è divenuto applicativo il regolamento (UE) n. 1169/2011, recante disposizioni in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti.

Nell’ambito del Decreto legislativo 109/1992, norma nazionale in materia di etichettatura, resta tuttora in vigore l’articolo 18 che disciplina le sanzioni applicabili alle disposizioni della normativa nazionale, e che sarà abrogato solo con l’adozione di un nuovo decreto legislativo recante il quadro sanzionatorio delle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011.

Al fine di assicurare continuità applicativa delle sanzioni previste dall’articolo 18 del D.Lgs. 109/1992, nelle more dell’adozione della nuova disciplina sanzionatoria, la presente circolare chiarisce il raccordo tra le disposizioni del regolamento dell’Unione e quelle del D.Lgs. 109/1992 sulla base dell’allegata tabella di concordanza.

Molte di queste disposizioni confermano i precetti contenuti nelle precedenti direttive comunitarie e recepiti nell’ordinamento nazionale per mezzo del D.Lgs. 109/1992, mentre in altri casi esse innovano il precetto o dispongono ex novo.

Le disposizioni sanzionatorie previste dall’articolo 18 del D.Lgs. 109/1992 per la violazione delle disposizioni in esso contenute, devono intendersi applicabili soltanto ai precetti confermati dal regolamento.

Le sanzioni previste dall’articolo 18 del decreto legislativo restano inoltre applicabili alle violazioni delle disposizioni del decreto medesimo che restano in vigore, in quanto riguardanti materie non espressamente armonizzate dal Regolamento, quali, ad esempio, il lotto o i prodotti non preconfezionati.

 

 

11) Dalla Cassazione stabilito il termine di decadenza dei rimborsi IRPEF

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4691 del 9 marzo 2015, ha stabilito che il termine di decadenza previsto dalla normativa tributaria per l’esercizio del diritto al rimborso, attraverso la presentazione di apposita istanza, decorre dalla data del versamento dell'imposta e non da quella, successiva, in cui è intervenuta la pronuncia che ha sancito la contrarietà della stessa all’ordinamento UE.

Diritto al rimborso: Termine di decadenza decorre dalla data di versamento

Il termine di decadenza per l’esercizio del diritto al rimborso decorre “sempre” dalla data del versamento dell’imposta. In tema di rimborso IRPEF, la Suprema Corte ha evidenziato che nel caso in cui un’imposta venga dichiarata incompatibile con il diritto comunitario da una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, il termine di decadenza previsto dalla normativa tributaria per l’esercizio del diritto al rimborso, attraverso la presentazione di apposita istanza, decorre dalla data del versamento dell'imposta e non da quella, successiva, in cui è intervenuta la pronuncia che ha sancito la contrarietà della stessa all'ordinamento UE.

Il tutto è scaturito dal contenzioso instaurato tra un contribuente e l’Agenzia delle entrate. La CTR rigettava l’appello proposto dall’Ufficio finanziario nei confronti della sentenza di primo grado che aveva accolto la domanda di rimborso IRPEF avanzata dal contribuente con riferimento alle ritenute effettuate dal suo datore di lavoro sulle somme corrisposte quale incentivo alle dimissioni; la domanda era basata sul contrasto - accertato con una sentenza della Corte di Giustizia europea del 2005 - tra una direttiva comunitaria e una disposizione del TUIR.

Secondo la CTR la domanda di rimborso era tempestiva poichè il dies a quo ai fini della decadenza decorreva dal momento in cui era divenuto evidente il diritto al rimborso per effetto della pronuncia della Corte di Giustizia.

Contro la sentenza proponeva ricorso per Cassazione l’Agenzia delle entrate, in particolare sostenendo la violazione dell'art. 38, D.P.R. n. 602/1973, ritenuto applicabile alla fattispecie, poiché dotato di portata generale, nemmeno potendosi ipotizzare che la decorrenza del termine decadenziale dipendesse dalla non conformità della normativa interna a quella UE. Ebbene il giudice supremo ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

Percorrendo l’evoluzione normativa, la Corte di Cassazione si è trovata nel 2014 a comporre un contrasto in relazione al principio dell’affidamento del contribuente nella legittimità comunitaria della norma impositiva interna. In materia tributaria, in relazione alla ripetizione dell’indebito pagamento, vige un regime speciale, per cui la domanda di rimborso deve essere proposta entro il termine indicato per la singola legge di imposta o, in mancanza dalle leggi sul contenzioso tributario.

La Cassazione si è soffermata sulla tematica della prescrizione e decadenza, rammentando che sono elementi essenziali tali per cui in ogni ordinamento giuridico si possa determinare la certezza del diritto. I giudici di Piazza Cavour hanno, poi, ribadito il consolidato orientamento con il quale identificano il giorno di decorrenza del diritto di richiedere il rimborso nel dies a quo (e come tale non computabile) dell’avvenuto versamento, giustificando tale scelta nel fatto che il termine di decorrenza con riferimento ai versamenti in acconto decorre dal versamento del saldo nel caso in cui vi sia un’eccedenza di versamenti oppure che il pagamento sia dovuto a titolo provvisorio. Mentre decorre dal giorno del versamento dell’acconto stesso, nel caso in cui questo non fosse dovuto oppure o non lo fosse nella misura in cui è stato versato ovvero qualora venisse sancita l’inapplicabilità della legge con cui è stato stabilito l’obbligo di pagamento. Infine, la Corte di legittimità afferma che il termine di decorrenza non può farsi decorrere dall’emanazione di circolari o di risoluzioni ministeriali (anche in favore del contribuente), in quanto atti non aventi forza di legge.

 

 

12) Microcredito alle PMI: circolare operativa della Fondazione Studi

Ad aprile il "Click Day" del Ministero dello Sviluppo Economico darà la possibilità di accedere al fondo per il Microcredito, presentato il 5 marzo 2015 con il bando del Mise, a tutti quei soggetti che non hanno le garanzie per ottenere un prestito bancario: persone singole, società di persone, Srl semplificate, associazioni, cooperative per l'avvio o l'esercizio di attività di lavoro autonomo o di Microimpresa, società tra professionisti.

Tra i potenziali beneficiari dei fondi rientrano tutti quei nuovi lavoratori ed imprenditori che, ottenuti i finanziamenti richiesti dovranno gestirne gli adempimenti. Per facilitare la diffusione e ‘'utilizzo di questo nuovo strumento per le PMI, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha pubblicato la circolare n. 5/2015 con le prime indicazioni operative.

 

 

13) I nuovi ammortizzatori sociali del Jobs Act

Dal 1° Maggio 2015, i lavoratori che si troveranno in stato di disoccupazione involontaria potranno usufruire di un nuovo strumento di sostegno al reddito: la NASpI-Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego.

Questa indennità andrà a sostituire i vecchi strumenti di sostegno, l’ASpI e la Mini Aspi, modificandone requisiti, calcolo e durata della prestazione. In particolare, saranno destinatari tutti i lavoratori dipendenti - esclusi i dipendenti della PA e gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato- che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione (compreso il caso di dimissione per giusta causa o risoluzione consensuale).

I requisiti per richiedere il beneficio saranno: sussistenza dello stato di disoccupazione, almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti, 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

La NASpI verrà corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni,fino ad un massimo di 78 settimane, e l’importo del beneficio sarà calcolato rapportando alla retribuzione degli ultimi 4 anni il numero di settimane contributive, e comunque non potrà superare l’importo mensile di 1300euro. L’assegno si ridurrà del 3% ogni mese a partire dalla quinta mensilità. Il lavoratore che vorrà avviare un’attività di lavoro autonomo, potrà richiedere la liquidazione anticipata, in un’unica soluzione, dell’importo del trattamento.

La domanda dovrà essere presentata all’INPS esclusivamente in via telematica entro il termine di decadenza di 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro (30 nel caso di richiesta di liquidazione anticipata) e l’erogazione sarà sempre condizionata alla regolare partecipazione alle iniziative di reinserimento lavorativo o di riqualificazione professionale.

Il lavoratore decadrà dalla fruizione della NASpI allorquando:

- Perda lo stato di disoccupazione

- Inizi un’attività di lavoro subordinato o autonomo senza effettuare le comunicazioni previste

- Raggiunga i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato

- Acquisisca il diritto all’assegno ordinario di invalidità

- Violi le regole relative alle iniziative lavorative, ai percorsi di riqualificazione.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 11 marzo 2015)

 

 

14) Welfare: benefici economici e contributivi - cause ostative

Il Ministero del lavoro, con risposta all’interpello n. 3/2015, ha fornito chiarimenti in merito alla corretta interpretazione dell’art. 4, comma 12, L. n. 92/2012, concernente la disciplina degli incentivi economici e contributivi all’assunzione.

Il dubbio ha riguardato, in particolare, la spettanza o meno degli incentivi previsti dall’art. 4, comma 12, L. n. 92/2012 per le assunzioni di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, anche nei seguenti casi:

- nei confronti di imprese per cui è stato omologato un accordo di ristrutturazione dei debiti;

- ad imprese che, a seguito di licenziamenti collettivi effettuati per crisi aziendale, intendono assumere gli stessi lavoratori licenziati per cui vige il diritto di precedenza anche dopo i successivi sei mesi dalla data di licenziamento, in virtù di accordi sottoscritti dalle organizzazione sindacali territoriali firmatarie del CCNL di categoria;

- per imprese che, in caso di cambio appalto per servizi identici e ripetitivi, non procedono all’assunzione dei lavoratori già occupati da altra impresa in conformità alla clausola sociale prevista dal CCNL di categoria.

Ai sensi del citato art. 4, gli incentivi non spettano se l’assunzione costituisce attuazione di un obbligo preesistente stabilito da norme di legge o della contrattazione collettiva ovvero se viola il diritto di precedenza stabilito ex lege o dal contratto collettivo alla riassunzione di un altro lavoratore licenziato da un rapporto a tempo indeterminato o cessato da un rapporto a termine. Inoltre gli incentivi non sono riconosciuti nell’ipotesi in cui il datore di lavoro o l’utilizzatore con contratto di somministrazione abbia in atto sospensioni dal lavoro connesse ad una crisi o riorganizzazione aziendale, salvi i casi in cui l’assunzione, la trasformazione o la somministrazione risultino finalizzate all’acquisizione di professionalità sostanzialmente diverse da quelle dei lavoratori sospesi oppure siano effettuate presso una diversa unità produttiva (Inps, circolare n. 137/2012).

Il Ministero del lavoro poi ricorda che a decorrere dal 1° gennaio 2017 verrà meno la possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità e di conseguenza risultano espressamente abrogate le disposizioni che prevedono incentivi per l’assunzione dei lavoratori iscritti nelle citate liste (art. 2, comma 71, L. n. 92/2012). Tuttavia, fino a tale, continueranno a trovare applicazione le regole generali di cui al menzionato art. 4 commi 12 e 13, in ordine agli incentivi per l’assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità.

Alla luce pertanto delle osservazioni svolte, laddove le imprese intendano assumere i medesimi lavoratori licenziati per crisi aziendale, in violazione di un diritto di precedenza contemplato dal CCNL di categoria anche dopo i successivi sei mesi dalla data del licenziamento previsti dalla legge si ritiene non possano fruire degli incentivi in argomento in quanto si tratterebbe di assunzioni disposte in violazione di un preesistente obbligo contrattuale.

Analogamente costituisce violazione di un precedente obbligo stabilito dal CCNL di categoria, l’altra fattispecie prospettata dall’istante, ovvero qualora l’impresa, nel caso di cambio appalto, non proceda alla assunzione dei lavoratori già occupati da altra impresa.

La disciplina sopra richiamata trova applicazione, peraltro, anche nelle ipotesi in cui l’azienda abbia sottoscritto un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis L.F. debitamente omologato dal Tribunale.

Personale con tasso di rischio INAIL pari o superiore al 60 per mille

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con interpello n. 4 del 6 marzo 2015 ha fornito dei chiarimenti in materia.

In particolare, l’istante chiede se l’ultimo capoverso della predetta disposizione - secondo il quale “fermo restando l’obbligo del versamento del contributo di cui al comma 3 al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili, per le aziende che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini INAIL pari o superiore al 60 per [mille], la procedura di esonero prevista dal presente articolo è sostituita da un’autocertificazione del datore di lavoro che attesta l’esclusione dei lavoratori interessati dalla base di computo” – debba intendersi riferito anche agli enti pubblici.

La risposta in sintesi del Ministero:

“…Al riguardo, acquisito il parere della Direzione generale per l’Inclusione e per le Politiche Sociali e dell’Ufficio legislativo, si rappresenta quanto segue.

Ai fini della soluzione del quesito, occorre muovere dalla lettura dell’art. 5 della Legge n. 68/1999 il quale stabilisce:

– nella prima parte, che i datori di lavoro sia pubblici che privati, laddove operino in determinati settori – quali quello del trasporto aereo, marittimo o terrestre, edile e degli impianti a fune, autotrasporto e minerario – sono sottratti dall’osservanza degli obblighi di assunzione di cui all’art. 3 sopra citato, con esclusivo riferimento al personale identificato dalla medesima disposizione;

– nell’ultimo periodo, come già riportato, che “(…) le aziende che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini INAIL pari o superiore al 60 per [mille], la procedura di esonero prevista dal presente articolo è sostituita da un’autocertificazione (…)”.

Ciò premesso, si ritiene che tale ultima previsione non possa intendersi riferita agli enti pubblici; ciò in quanto il dato testuale fa esplicito riferimento alle “aziende“, contrariamente a quanto avviene anche in altre parti dello stesso art. 5, in cui il Legislatore ha preso espressamente in considerazione i “datori di lavoro privati e gli enti pubblici” (v. anche comma 3)”.

Fondo di solidarietà residuale e lavoratori svantaggiati delle cooperative sociali

Il Ministero del lavoro, con l’interpello n. 5 del 6 marzo 2015, ha fornito chiarimenti in materia di Fondo di solidarietà residuale con riferimento alle cooperative sociali di tipo b.

In particolare, l’istante chiede se sia possibile escludere il versamento del contributo ordinario, pari ad una percentuale delle retribuzioni mensili imponibili ai fini previdenziali, previsto per finanziare il suddetto Fondo, in caso di lavoratori svantaggiati impiegati nell’ambito delle cooperative sociali di tipo b), pur nel contestuale mantenimento del diritto di accesso alla prestazione garantita dal Fondo stesso.

La risposta in sintesi del Ministero:

“…Ciò premesso, in risposta alla problematica sollevata, si evidenzia che le cooperative sociali di tipo b) di cui alla Legge n. 381/1991 beneficiano di un regime speciale per i lavoratori svantaggiati sancito dall’art. 4, comma 3, della medesima Legge, ai sensi del quale “le aliquote complessive della contribuzione per l’assicurazione obbligatoria previdenziale ed assistenziale (…) relativamente alla retribuzione corrisposta alle persone svantaggiate, con l’eccezione delle persone di cui al comma 3 bis, sono ridotte a zero“.

Le cooperative sociali, dunque, sono esentate per i lavoratori svantaggiati, con l’eccezione delle persone di cui al comma 3 bis (detenuti, internati ecc.), da ogni forma di contribuzione per l’assicurazione obbligatoria previdenziale ed assistenziale, quale ad es. contribuzione ASPI, contribuzione CIGO/CIGS, pur risultando obbligate ai suddetti versamenti con riferimento ai lavoratori non svantaggiati.

La disposizione di cui alla art. 4, comma 3, Legge n. 381/1991, inoltre, sancendo un azzeramento delle aliquote complessive e dunque un totale esonero contributivo – a differenza del successivo comma 3 bis che disciplina riduzioni e sgravi – non sembra rientrare nell’ambito della normativa in ordine agli “sgravi contributivi”, ex art. 5 del Decreto n. 79141 non applicabile ai contributi di finanziamento del Fondo residuale.

Alla luce delle osservazioni sopra svolte si ritiene che nell’ambito delle cooperative sociali di tipo b) non risulti dovuto il versamento del contributo ordinario pari allo 0,50% – di cui due terzi a carico del datore di lavoro e un terzo a carico del lavoratore – relativamente alla retribuzione corrisposta ai lavoratori svantaggiati, pur nel contestuale mantenimento del diritto di accesso alla prestazione garantita dal Fondo residuale di cui all’art. 3, comma 19, Legge n. 92/2012.”.

 

 

15) Decreti fiscali in ritardo. Orlandi: “Sui tempi decide la politica”; audizione del Direttore delle entrate sul 730 precompilato e sulla fattura on line alla PA

I tempi di presentazione dei decreti attuativi della delega fiscale dipendono dalla politica. Non siamo preoccupati”. Il direttore dell’Agenzia della Entrate Rossella Orlandi tiene a segnare il confine tra le competenze del governo e quelle “tecniche” di via Cristoforo Colombo nella lunga storia della delega fiscale, approvata un anno fa e i cui decreti attuativi procedono a rilento, tra rinvii e slittamenti. E da parte sua il vice ministro all'Economia Luigi Casero sottolinea: “stiamo lavorando per definirli al meglio, saranno presentati al più presto”.

Dalle Entrate arriva un segnale rassicurante. "Sono convinta che i decreti arrivino, e in tempi utili", dice, ad una nota agenzia di stampa, Orlandi a margine di un incontro organizzato dall’Ordine degli architetti e da quello degli ingegneri. “Probabilmente arriveranno un pò tutti insieme ma questo sarà utile per avere un quadro più organico” osserva. Ma la tabella di marcia della delega di riforma del tributaria procede a rilento tanto da spingere il governo a chiedere una proroga di sei mesi per la presentazione dei dlgs, dal 27 marzo al 27 giugno, con un emendamento al dl sull’Imu agricola che ha avuto il via libera della commissione Finanze.

Lo slittamento più vistoso riguarda i provvedimenti che erano attesi per il 20 febbraio scorso (riforma del catasto, fatturazione elettronica, ruling internazionale e giochi) spostati a data da definirsi. In questa prima tranche era inclusa in un primo momento anche la controversa norma del 3%, già ritirata dal Consiglio dei ministri del 24 dicembre per le polemiche sulla soglia del 3% di non punibilità per i reati fiscali che avrebbe avvantaggiato anche l’ex premier Silvio Berlusconi. Questo gruppo di decreti dovrebbe essere il primo ad andare in Cdm, mentre nella seconda tranche arriveranno quelli sulla certezza del diritto (reati tributari e abuso del diritto, inclusa la norma sul 3%), contenzioso, accertamento e sanzioni. Sul catasto Orlandi sottolinea come si tratti di “un lavoro importante, non solo sotto il profilo fiscale, di rilettura complessiva del patrimonio immobiliare, fondamentale per indirizzare non solo le politiche urbane ed ambientali ma anche quelle economiche”. Un passaggio, insiste, "che ha una valenza strategica per le scelte politiche". E sui tempi? “Dal momento in cui sarà varata ci vorranno cinque anni per completare la riforma”. “È un lavoro immenso che riguarda 62 milioni di immobili”, spiega.

I fari sono poi puntati su quanto già fatto in materia fiscale, 730 precompilato in primis, uno dei primi dlgs già approvati (insieme a quello sulle commissioni censuarie e le accise). “Una rivoluzione”, lo ha definito il direttore dell’Agenzia delle entrate, che mira a semplificare il rapporto tra fisco e contribuenti, in un sistema “barocco” come quello italiano. Non manca poi un update sulla fatture elettroniche nella Pa: nei nove mesi dal 6 giugno 2014 al 28 febbraio 2015 ne sono state emesse 2,6 milioni, spiega in commissione Anagrafe tributaria, con uno scarto del 17% dovuto per lo più a “problemi facilmente risolvibili”. Segno che, conclude Orlandi, “il sistema ha assorbito bene la novità”.

L’audizione del Direttore delle Entrate. 730 precompilato, Orlandi: rivoluzione nel rapporto Fisco-cittadino

Con il modello 730 precompilato viene operata una rivoluzione nella gestione del rapporto tra Fisco e cittadino: nel nuovo sistema la mole di informazioni acquisite viene utilizzata per semplificare l’adempimento, ponendo in carico all’Amministrazione Finanziaria l’onere di raccogliere i dati ed elaborarli, al fine di rendere disponibile al contribuente la propria dichiarazione dei redditi. Resta al contribuente l’obbligo di verificare l’esattezza e la completezza dei dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate. Nell’audizione in Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, il direttore dell’Agenzia Orlandi parla di 730 precompilato e di fatturazione elettronica.

Nel caso di presentazione della dichiarazione precompilata direttamente o tramite il sostituto d’imposta, senza modifiche ovvero con modifiche che non incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta:

- non si effettua il controllo documentale sui dati relativi agli oneri indicati nella dichiarazione precompilata forniti dai soggetti terzi (per l’anno d’imposta 2014, interessi passivi, premi assicurativi e contributi previdenziali);

- non si applica il controllo preventivo sulla spettanza delle detrazioni per carichi di famiglia in caso di rimborso superiore a 4.000 euro, anche determinato da eccedenze d’imposta.

I suddetti controlli sono invece effettuati nel caso in cui la dichiarazione precompilata, presentata direttamente o tramite il sostituto d’imposta, contenga modifiche o integrazioni che incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta.

Nel caso, invece, di presentazione della dichiarazione precompilata tramite un Caf o un professionista, tenuto conto dei riscontri documentali che questi sono tenuti ad effettuare, indipendentemente dalle eventuali modifiche apportate, si prevede che il controllo documentale sia effettuato su tutti i dati oggetto del visto di conformità e che la richiesta di documentazione sia rivolta non più al contribuente ma al Caf o al professionista che ha effettuato il controllo. Inoltre, non si applica il controllo preventivo sulla spettanza delle detrazioni per carichi di famiglia in caso di rimborso superiore a 4.000 euro, anche determinato da eccedenze d’imposta.

In base a quanto disposto dall’articolo 6 del citato decreto legislativo n. 175, se dalle verifiche emerge l’apposizione di un visto di conformità infedele, ad esempio in caso di non corretto riscontro della documentazione giustificativa di spese che danno diritto a detrazioni o deduzioni, i Caf e i professionisti abilitati sono direttamente tenuti al pagamento di un importo corrispondente alla somma dell’imposta, degli interessi e della sanzione che sarebbe stata richiesta al contribuente. La responsabilità degli intermediari è però esclusa nel caso in cui l’infedeltà del visto sia stata determinata da una condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente, ad esempio nel caso in cui abbia presentato un documento contraffatto per poter beneficiare di una detrazione d’imposta.

In ogni caso, è sempre effettuata nei confronti del contribuente la verifica della sussistenza dei requisiti soggettivi per fruire delle diverse agevolazioni fiscali, ad esempio la destinazione dell’immobile acquistato ad abitazione principale nei termini previsti dalla norma, ai fini della detrazione degli interessi passivi derivanti da contratto di mutuo.

Il Caf e il professionista che dopo l’invio della dichiarazione riscontrano errori che hanno comportato l’apposizione di un visto infedele sulla dichiarazione, devono avvisare il contribuente al fine di procedere all’ elaborazione e trasmissione all’Agenzia delle entrate della dichiarazione rettificativa, entro il 10 novembre dell’anno in cui è stata prestata l’assistenza.

Se il contribuente non intende presentare la nuova dichiarazione, il Caf e il professionista possono comunicare entro la stessa data all’Agenzia delle entrate i dati rettificati.

In entrambi i casi, la responsabilità del Caf o del professionista è limitata al pagamento dell’importo corrispondente alla sola sanzione che sarebbe stata richiesta al contribuente.

 

 

16) Contributi volontari anno 2015: lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi ed iscritti alla Gestione separata - Liberi professionisti, modifica aliquote contributive anno 2015

L’Inps ha pubblicato due circolari, la n. 57 del 11 marzo 2015 sui Contributi volontari anno 2015: lavoratori dipendenti non agricoli, lavoratori autonomi ed iscritti alla Gestione separata, mentre la n. 58 del 11 marzo 2015 sulla Gestione separata – Liberi professionisti. Modifica aliquote contributive anno 2015.

L’art. 10-bis del decreto legge 31 dicembre 2014, n. 142, - cd Milleproroghe – convertito dalla legge 27 febbraio 2015 n. 11, pubblicata sulla GU n. 49 del 28 febbraio 2015, ha sostituito il primo periodo dell’art. 1, comma 744, della legge 147/2013 e variato quanto già previsto dall’art. 1, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 247 (s.m.i.).

Conseguentemente ai lavoratori autonomi, titolari di partita IVA, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge n. 335/95, per l’anno 2014 e 2015 si applica l’aliquota contributiva del 27%, per l’anno 2016 si applica l’aliquota contributiva del 28% e per l’anno 2017 del 29%.

A modifica di quanto illustrato con circolare n. 27 del 5 febbraio u.s., per i soggetti iscritti alla Gestione Separata, i contributi dovuti per l’anno 2015 sono calcolati applicando le aliquote così come di seguito specificato:

Liberi   Professionisti

Aliquote

Soggetti   non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie

27,72%

(27,00   IVS + 0,72

aliquota   aggiuntiva)

Soggetti   titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria

23,50%

 

Collaboratori   e figure assimilate

Aliquote

Soggetti   non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie

30,72%

(30,00   IVS + 0,72

aliquota   aggiuntiva)

Soggetti   titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria

23,50%

Ne consegue che l’accredito contributivo calcolato sul minimale, così come specificato al punto 3 della predetta circolare n.27, è così calcolato:

Reddito   minimo annuo

Aliquota

Contributo   minimo annuo

€   15.548,00

23,50%

€   3.653,78

€   15.548,00

27,72%

€   4.309,91 (IVS 4.197,96)

€   15.548,00

30,72%

€   4.776,35 (IVS 4.664,40)

Note

Legge 27 febbraio 2015, n. 11 (GU n. 49 del 28-2-2015)

Proroga di termini in materia previdenziale

sostituito dal seguente: «Per i lavoratori autonomi, titolari di posizione fiscale ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, iscritti alla Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria ne' pensionati, l'aliquota contributiva, di cui all'articolo 1, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e successive modificazioni, e' del 27 per cento per gli anni 2014 e 2015, del 28 per cento per l'anno 2016 e del 29 per cento per l'anno 2017».

 

Vincenzo D’Andò