Diario quotidiano dell’11 marzo 2015: modelli F24 con codice iban; calcolo FIRR per il 31 marzo e tanto altro…

Pubblicato il 11 marzo 2015

entratel/fisconline: è ora ossibile trasmettere i modelli F24 con codice iban; é bancarotta in presenza di caos contabile; iscrizione nel casellario giudiziale illegittima; il reddito della casa non influisce per la fruizione dell’assegno di invalidità; al via il protesto on line per gli assegni non pagati; operazioni societarie senza intervento notarile; assegno straordinario di sostegno al reddito: modalità di compilazione del flusso Uniemens; pescatori autonomi: aliquota contributiva per l’anno 2015; quote rosa: riparte il web form per le società quotate; srl semplificate e srl a capitale ridotto: pubblicati i numeri aggiornati; il consorzio gode di autonomia fiscale; per gli agenti di commercio il FIRR si versa entro il prossimo 31 marzo

 Indice:

 1) Entratel/fisconline: è ora ossibile trasmettere i modelli F24 con codice iban

 2) E’ bancarotta in presenza di caos contabile

 3) Iscrizione nel casellario giudiziale illegittima

 4) Il reddito della casa non influisce per la fruizione dell’assegno di invalidità

 5) Al via il protesto on line per gli assegni non pagati

 6) Operazioni societarie senza intervento notarile

 7) Assegno straordinario di sostegno al reddito: modalità di compilazione del flusso   Uniemens

 8) Pescatori autonomi: aliquota contributiva per l’anno 2015

 9) Quote rosa: riparte il web form per le società quotate

 10) Srl semplificate e Srl a capitale ridotto: pubblicati i numeri aggiornati

 11) Il consorzio gode di autonomia fiscale

 12) Per gli agenti di commercio il FIRR si versa entro il prossimo 31 marzo

 

 

1) Entratel/fisconline: è ora ossibile trasmettere i modelli F24 con codice iban

Aggiornate le specifiche tecniche per la trasmissione dei modelli F24. L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il provvedimento n. 33665 del 9 marzo 2015 che aggiorna le specifiche tecniche per la trasmissione dei dati relativi ai versamenti unitari effettuati attraverso i servizi telematici dell’Amministrazione finanziaria Fisconline ed Entratel.

Dunque, nuove specifiche tecniche per la trasmissione all’Agenzia delle entrate dei modelli F24 attraverso i servizi telematici Fisconline ed Entratel. Con provvedimento, disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate, si precisa che a seguito dell’evoluzione delle modalità di colloquio tra l’Agenzia delle entrate e il sistema bancario e Poste italiane SpA, il conto di addebito dei versamenti eseguiti tramite modello F24, trasmesso attraverso i servizi Entratel e Fisconline, può essere identificato dal relativo codice Iban, oltre che dalle coordinate Bban attualmente in uso (Cin, Abi, Cab enumero di c/c).

 

 

2) E’ bancarotta in presenza di caos contabile

La bancarotta documentale si realizza soltanto mediante il caos contabile. Non è necessario che la contabilità sia impossibile da ricostruire, potendo bastare che la ricostruzione sia estremamente difficoltosa.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1266 del 9 marzo 2015, che ha così esteso il concetto di bancarotta documentale, che in generale consiste nell’omessa o irregolare tenuta della contabilità, nella mancata consegna al curatore della documentazione, nella distruzione e occultamento della stessa. Il principio formulato dalla Corte riguarda la consumazione del reato che, ad avviso dei giudici, si realizza non solo quando la ricostruzione del movimento di affari del fallito è impossibile, ma anche quando gli accertamenti da parte degli organi fallimentari sono ostacolati da difficoltà superabili sono con particolare diligenza: ad esempio quando il curatore deve ricorrere ad indagini extracontabili, in presenza di scritture lacunose se non del tutto mancanti. Di fronte a un caos documentale, la contabilità perde la sua funzione tipica e ciò è sufficiente per contestare la bancarotta documentale.

Individuazione dell’amministratore di fatto

La sentenza si occupa anche di come individuare l’amministratore elencando gli indici per scovarlo. Innanzi tutto rileva l’avere assunto l’iniziativa di costituire una società poi, l’avere condotto la gestione operativa e finanziaria. Ad esempio, se si sono impartiti ordini ai dipendenti e anche all’amministratore formale. Con condotte di questo tipo, anche chi è socio non può accampare l’interesse alla redditività della partecipazione propria o di un familiare quale unica sua veste. I comportamenti descritti, infatti, delineano una persona che si ingerisce continuativamente nella gestione della società, esercitando i poteri tipici del gestore e non soltanto del socio. L’apparente socio assume la qualifica sostanziale di amministratore di fatto e ne risponderà penalmente a titolo di bancarotta.

 

 

3) Iscrizione nel casellario giudiziale illegittima

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3229 del 9 marzo 2015, ha stabilito che é illegittima l’iscrizione nel casellario giudiziale della sentenza dichiarativa di fallimento, anche se anteriore alla riforma del fallimento (D.Lgs. 5/2006).

Tale D.Lgs. ha abrogato l’istituto della riabilitazione del fallito e ha disposto che nel certificato generale e nel certificato civile del casellario rilasciati a richiesta dell’interessato non debba essere più menzionata la sentenza dichiarativa di fallimento. L’abrogazione ha riguardato tutte le norme sull’inserimento nel casellario della dichiarazione di fallimento e sulla non iscrizione delle sentenze in caso di riabilitazione. Queste disposizioni, in base a una norma transitoria del D.Lgs. 169/2007, sono applicabili ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore e, ovviamente anche a quelle successive. Sul punto è intervenuta la Corte costituzionale, con l’ordinanza n. 87 del 2008. La Consulta, chiamata a valutare la costituzionalità dell’impossibilità di cancellare dal casellario le iscrizioni di precedenti sentenze dichiarative di fallimento ha invitato i giudici a valutare le norme in una prospettiva costituzionalmente orientata. E la Cassazione penale ha accolto l’invito. Evitando un pregiudizio al fallimento, la Corte è giunta alla conclusione della non iscrivibilità nel casellario giudiziale dei provvedimenti che dichiarano fallito l’imprenditore e questo porta anche alla conseguenziale necessità di cancellare tutte le iscrizioni già effettuate prima del 1° gennaio 2008, sia relativa a procedure concorsuali chiuse sia pendenti. Il principio vale anche per le sentenze di fallimento anteriori al D.Lgs. 5/2006. Altrimenti ci sarebbe una discriminazione tra imprenditori.

 

 

4) Il reddito della casa non influisce per la fruizione dell’assegno di invalidità

Non conta rileva il reddito di cas