Diario quotidiano dell’11 marzo 2015: modelli F24 con codice iban; calcolo FIRR per il 31 marzo e tanto altro…

Pubblicato il 11 marzo 2015



entratel/fisconline: è ora ossibile trasmettere i modelli F24 con codice iban; é bancarotta in presenza di caos contabile; iscrizione nel casellario giudiziale illegittima; il reddito della casa non influisce per la fruizione dell’assegno di invalidità; al via il protesto on line per gli assegni non pagati; operazioni societarie senza intervento notarile; assegno straordinario di sostegno al reddito: modalità di compilazione del flusso Uniemens; pescatori autonomi: aliquota contributiva per l’anno 2015; quote rosa: riparte il web form per le società quotate; srl semplificate e srl a capitale ridotto: pubblicati i numeri aggiornati; il consorzio gode di autonomia fiscale; per gli agenti di commercio il FIRR si versa entro il prossimo 31 marzo

 Indice:

 1) Entratel/fisconline: è ora ossibile trasmettere i modelli F24 con codice iban

 2) E’ bancarotta in presenza di caos contabile

 3) Iscrizione nel casellario giudiziale illegittima

 4) Il reddito della casa non influisce per la fruizione dell’assegno di invalidità

 5) Al via il protesto on line per gli assegni non pagati

 6) Operazioni societarie senza intervento notarile

 7) Assegno straordinario di sostegno al reddito: modalità di compilazione del flusso   Uniemens

 8) Pescatori autonomi: aliquota contributiva per l’anno 2015

 9) Quote rosa: riparte il web form per le società quotate

 10) Srl semplificate e Srl a capitale ridotto: pubblicati i numeri aggiornati

 11) Il consorzio gode di autonomia fiscale

 12) Per gli agenti di commercio il FIRR si versa entro il prossimo 31 marzo

 

 

1) Entratel/fisconline: è ora ossibile trasmettere i modelli F24 con codice iban

Aggiornate le specifiche tecniche per la trasmissione dei modelli F24. L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il provvedimento n. 33665 del 9 marzo 2015 che aggiorna le specifiche tecniche per la trasmissione dei dati relativi ai versamenti unitari effettuati attraverso i servizi telematici dell’Amministrazione finanziaria Fisconline ed Entratel.

Dunque, nuove specifiche tecniche per la trasmissione all’Agenzia delle entrate dei modelli F24 attraverso i servizi telematici Fisconline ed Entratel. Con provvedimento, disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate, si precisa che a seguito dell’evoluzione delle modalità di colloquio tra l’Agenzia delle entrate e il sistema bancario e Poste italiane SpA, il conto di addebito dei versamenti eseguiti tramite modello F24, trasmesso attraverso i servizi Entratel e Fisconline, può essere identificato dal relativo codice Iban, oltre che dalle coordinate Bban attualmente in uso (Cin, Abi, Cab enumero di c/c).

 

 

2) E’ bancarotta in presenza di caos contabile

La bancarotta documentale si realizza soltanto mediante il caos contabile. Non è necessario che la contabilità sia impossibile da ricostruire, potendo bastare che la ricostruzione sia estremamente difficoltosa.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1266 del 9 marzo 2015, che ha così esteso il concetto di bancarotta documentale, che in generale consiste nell’omessa o irregolare tenuta della contabilità, nella mancata consegna al curatore della documentazione, nella distruzione e occultamento della stessa. Il principio formulato dalla Corte riguarda la consumazione del reato che, ad avviso dei giudici, si realizza non solo quando la ricostruzione del movimento di affari del fallito è impossibile, ma anche quando gli accertamenti da parte degli organi fallimentari sono ostacolati da difficoltà superabili sono con particolare diligenza: ad esempio quando il curatore deve ricorrere ad indagini extracontabili, in presenza di scritture lacunose se non del tutto mancanti. Di fronte a un caos documentale, la contabilità perde la sua funzione tipica e ciò è sufficiente per contestare la bancarotta documentale.

Individuazione dell’amministratore di fatto

La sentenza si occupa anche di come individuare l’amministratore elencando gli indici per scovarlo. Innanzi tutto rileva l’avere assunto l’iniziativa di costituire una società poi, l’avere condotto la gestione operativa e finanziaria. Ad esempio, se si sono impartiti ordini ai dipendenti e anche all’amministratore formale. Con condotte di questo tipo, anche chi è socio non può accampare l’interesse alla redditività della partecipazione propria o di un familiare quale unica sua veste. I comportamenti descritti, infatti, delineano una persona che si ingerisce continuativamente nella gestione della società, esercitando i poteri tipici del gestore e non soltanto del socio. L’apparente socio assume la qualifica sostanziale di amministratore di fatto e ne risponderà penalmente a titolo di bancarotta.

 

 

3) Iscrizione nel casellario giudiziale illegittima

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3229 del 9 marzo 2015, ha stabilito che é illegittima l’iscrizione nel casellario giudiziale della sentenza dichiarativa di fallimento, anche se anteriore alla riforma del fallimento (D.Lgs. 5/2006).

Tale D.Lgs. ha abrogato l’istituto della riabilitazione del fallito e ha disposto che nel certificato generale e nel certificato civile del casellario rilasciati a richiesta dell’interessato non debba essere più menzionata la sentenza dichiarativa di fallimento. L’abrogazione ha riguardato tutte le norme sull’inserimento nel casellario della dichiarazione di fallimento e sulla non iscrizione delle sentenze in caso di riabilitazione. Queste disposizioni, in base a una norma transitoria del D.Lgs. 169/2007, sono applicabili ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore e, ovviamente anche a quelle successive. Sul punto è intervenuta la Corte costituzionale, con l’ordinanza n. 87 del 2008. La Consulta, chiamata a valutare la costituzionalità dell’impossibilità di cancellare dal casellario le iscrizioni di precedenti sentenze dichiarative di fallimento ha invitato i giudici a valutare le norme in una prospettiva costituzionalmente orientata. E la Cassazione penale ha accolto l’invito. Evitando un pregiudizio al fallimento, la Corte è giunta alla conclusione della non iscrivibilità nel casellario giudiziale dei provvedimenti che dichiarano fallito l’imprenditore e questo porta anche alla conseguenziale necessità di cancellare tutte le iscrizioni già effettuate prima del 1° gennaio 2008, sia relativa a procedure concorsuali chiuse sia pendenti. Il principio vale anche per le sentenze di fallimento anteriori al D.Lgs. 5/2006. Altrimenti ci sarebbe una discriminazione tra imprenditori.

 

 

4) Il reddito della casa non influisce per la fruizione dell’assegno di invalidità

Non conta rileva il reddito di casa per l’ottenimento dell’assegno di invalidità (art. 13 legge 118/1971). Difatti, a tal fine, si applicano le stesse regole previste per la pensione di inabilità.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4674 del 9 marzo 2015.

L’art. 13 riconosce agli invalidi civili, tra i 18 e i 64 anni, nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%, che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste, un assegno mensile erogato dall’Inps di 242,84 euro per tredici mensilità. Il tutto, con le stesse condizioni e modalità previste per l’assegnazione della pensione di inabilità (art. 12 legge 118/1971). Il soggetto interessato deve rendere una autocertificazione annuale all’Inps, con cui attesta di non svolgere attività lavorativa. Se tale condizione viene meno, l’interessato è tenuto a darne tempestiva comunicazione all'ente. Il problema riguarda la considerazione ai fini del riconoscimento dell’assegno di invalidità de reddito di abitazione. Nel caso specifico la Corte di appello, dando torto all’Inps, ha ritenuto che il reddito della casa di abitazione non rappresentasse un onere deducibile o una ritenuta fiscale e che, conseguentemente, il reddito Irpef al lordo non comprendesse il reddito della casa di abitazione. Secondo la Corte di appello occorre distinguere tra reddito della persona e reddito imponibile, che esclude i redditi non tassabili. La Corte di Cassazione ha ricordato il suo orientamento in tema di pensione di inabilità. Ai fini del requisito reddituale, non va calcolato il reddito della casa di abitazione, in quanto l’art. 12 legge 118/1971, rinvia per le condizioni economiche all'art. 26 legge 153/1969, che, per la pensione sociale, esclude dal computo il reddito della casa di abitazione. Non rileva in senso contrario ai fini assistenziale, la denuncia dei redditi, al lordo degli oneri deducibili, in quanto la casa di abitazione non costituisce, a tale scopo, un onere deducibile, ma una voce di reddito. La Cassazione ha, quindi, applicato lo stesso principio all’assegno mensile di invalidità, che è concesso con le stesse condizioni e modalità previste per l’assegno della pensione di inabilità.

Studi settore: ok alla prova liberatoria nel giudizio tributario

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente che non ha partecipato al contraddittorio. Il contribuente che, pur avendo ricevuto il relativo invito, non abbia partecipato al contraddittorio preventivo con l’Ufficio, può sempre far valere in sede giudiziaria le circostanze giustificative dello scostamento tra il reddito dichiarato e quello desunto dalla mera applicazione dei parametri.

E’ questo il principio desumibile nella sentenza n. 3750 del 2015 della Corte di Cassazione, in tema di accertamento standardizzato mediante l’applicazione dei parametri e degli studi di settore.

La CTR aveva accolto l’appello proposto dall’Ufficio finanziario, sul rilievo che la fase del contraddittorio con l’Amministrazione era fondamentale per il contribuente per poter dimostrare di possedere un reddito più basso rispetto a quello accertato; ma nella specie l’appellato non aveva partecipato alla fase amministrativa e la documentazione prodotta in giudizio non poteva essere presa in considerazione a giustificazione dello scostamento, in quanto non esibita o trasmessa in risposta all’invito dell’Ufficio (art. 32 D.P.R. n. 600/73).

Ebbene, con la sentenza in rassegna i giudici del Palazzaccio hanno ritenuto il verdetto d’appello viziato. La Cassazione ha, dunque, affermato che “la mancata risposta all’invito dell’Ufficio al contraddittorio preventivo determina per il contribuente l’onere a suo carico di dedurre e provare le circostanze giustificative dello scostamento, ma non può precludergli di far valere in sede giudiziaria siffatte circostanze, con conseguente dovere del Giudice di valutare la dedotta specifica situazione (nel caso di specie modesta estensione locale di vendita, ubicazione dello stesso in strada angusta e priva di parcheggi; cessazione dell’attività nel 1998) alla luce del complessivo quadro probatorio, ivi compresa la mancata risposta all’invito e lo studio di settore prodotto dalla contribuente”.

 

 

5) Al via il protesto on line per gli assegni non pagati

Al via il protesto elettronico degli assegni elettronici e degli assegni cartacei non pagati.

E’ stato, infatti, pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale del 6 marzo 2015, il Decreto del Mef n. 205 de 3 ottobre 2014, che regolamenta la presentazione degli assegni in formato elettronico, attuando l’articolo 8, comma 7, lett. d), del decreto legge n. 70/2011.

I profili di novità del provvedimento sono tre. Primo, l’assegno bancario può essere presentato al pagamento sia in forma cartacea sia elettronica; secondo, il protesto può essere effettuato in forma elettronica sull’assegno presentato al pagamento in forma elettronica; terzo, le copie informatiche di assegni cartacei sostituiscono a ogni effetto di legge gli originali, da cui sono tratte, se la loro conformità all’originale è assicurata dalla banca negoziatrice mediante l’utilizzo della propria firma digitale. L’assegno elettronico deve essere presentato per l’incasso dalla banca che lo ha negoziato (la banca presso la quale il beneficiario ha il conto in cui versa il titolo) alla banca, in cui presso la quale c’è il conto di traenza. L’assegno, secondo le future indicazioni della Banca d’Italia, potrà essere presentato in forma elettronica. E cioè non in forma cartacea, ma solo la sua immagine, unitamente ad altri dati dell’operazione oppure solo un file di dati (saranno specificati da banca d'Italia).

 

Pax fiscale con il Vaticano

Lo stato pontificio non è nella black list. L’accordo non influenza la voluntary. In arrivo lo scambio di informazioni con la Santa Sede. La voluntary disclosure influenza gli scambi di informazioni fiscali anche per quei paesi che non sono in black list fiscale. Sta per arrivare, infatti, l’accordo di scambio di informazioni tra la Santa Sede e il governo italiano. Riguarderà i conti attuali presso lo Ior, e non quelli chiusi o in via di chiusura, la trattativa in corso tra Italia e Vaticano sulla collaborazione fiscale.

 

Nuovo Isee senza pace

Non trova pace il nuovo Isee. E questa volta sotto la lente finiscono le rendite Inail. E sono i comuni a correre i ripari in attesa che il governo ponga rimedio. A seguito di tre differenti sentenze del Tar Lazio (n. 2458/15, n. 2459/15, n. 2454) che hanno posto in evidenza il fatto che le rendite Inail (risarcimento del danno subito dagli infortunati sul lavoro, nonché quello riconosciuto alle vedove e agli orfani dei caduti sul lavoro) non possono essere equiparate ad un privilegio economico, il dubbio resta come agire. Se, infatti, l’esecutivo decidesse di accogliere direttamente le osservazioni della giustizia amministrativa il rischio sarebbe quello di vedere aumentare gli aventi diritto alle prestazioni sociali senza controllo, andando quindi a mettere in difficoltà i comuni non pronti ad una situazione del genere. Allo stesso tempo, però, la previsione contenuta nel nuovo Isee sta mettendo in difficoltà alcune fasce svantaggiate della popolazione. Ecco, quindi, la necessità di una norma transitoria.

 

 

6) Operazioni societarie senza intervento notarile

In alcune operazioni societarie salta l’intervento del notaio. Difatti, il DDL “concorrenza” punta sulla scrittura privata e sulla sottoscrizione digitale delle parti.

Peraltro, tale misura, come è noto, è stata approvata in Consiglio dei Ministri lo scorso 20 febbraio e non ancora all’esame del Parlamento, ha previsto importanti novità in ambito societario che sembrano puntare sempre più alla autonomia delle parti nel compimento di alcune operazioni. Nello specifico, si fa riferimento all’art. 30 dello schema normativo relativo alla costituzione delle srl semplificate e all’art. 31 relativo alla cessione di quote di srl.

Con la prima disposizione viene modificato l’art. 2463-bis c.c. che, al secondo comma, prevede ad oggi la costituzione delle srl semplificate mediante il ricorso all’atto pubblico, consentendo invece la redazione dell’atto costitutivo anche per scrittura privata e successivo deposito dell’atto presso il Registro delle imprese da parte degli amministratori entro 20 giorni.

In tale caso, occorre allegare i documenti di cui all’art. 2329 n. 3 c.c., comprovanti la sussistenza delle autorizzazioni e delle altre condizioni richieste dalle leggi speciali per la costituzione della società in relazione al particolare oggetto (nuovo comma 5-bis dell’art. 2463-bis c.c.).

Di particolare rilievo ai fini dell’esclusione del controllo notarile risulta, poi, la seconda disposizione sopra richiamata, riguardante il trasferimento di quote di srl e la costituzione di diritti parziali (ad esempio, pegno e usufrutto).

Tre sembrano essere le modalità proposte per la stipula di tali contratti: in primis a mezzo di atto pubblico o scrittura privata autenticata, in secondo luogo mediante il ricorso alla procedura già prevista dall’art. 36, comma 1-bis, del D.L. 112/2008, che escludeva già l’intervento del notaio richiedendo la sottoscrizione diretta delle parti con firma digitale e il successivo deposito con trasmissione telematica presso il Registro delle imprese da parte di un commercialista iscritto al relativo Albo, in terzo luogo mediante l’apposizione della firma digitale delle parti (art. 31, comma 1).

Atto firmato con modalità digitali

Con riferimento a quest’ultima modalità, si rileva che se mediante l’espressa previsione “anche in deroga” alla procedura ordinaria ai fini della pubblicità nel Registro delle imprese di cui all’art. 11, comma 4, del DPR 581/95 l’intento del legislatore è quello di sopprimere per tali tipologie di atti il controllo notarile, non pare chiaro il successivo richiamo all’art. 25 del DLgs. 82/2005 (Codice dell’Amministrazione Digitale), relativo proprio alla richiesta dell’autentica notarile della firma elettronica.

Si precisa che la sottoscrizione digitale a norma dell’art. 25 del DLgs. 82/2005 viene prevista anche per gli atti di costituzione, modifica e scioglimento delle società semplici, oltre che in generale per gli atti, le denunzie e le comunicazioni per i quali non è previsto l’obbligo dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata (art. 31, comma 2).

Per la trasmissione dei contratti al Registro delle imprese si potrà procedere direttamente o mediante un intermediario abilitato presso la Camera di Commercio presso cui viene effettuato l’adempimento. Il legislatore fa in particolare riferimento ai soggetti intermediari, alle associazioni datoriali o sindacali, alle agenzie d’affari e di disbrigo pratiche e, più in generale, ai “professionisti”, senza definire nel dettaglio le categorie professionali incluse (art. 31, comma 4).

Due i modelli standard che saranno predisposti dal Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze e con il Ministro dello Sviluppo economico: il modello per il trasferimento degli atti al competente Registro delle imprese e l’atto di rappresentanza per l’assistenza dell’intermediario. Tale ultimo modello dovrà essere sottoscritto dal rappresentato e allegato alla domanda (art. 31, comma 3).

Competente, infine, il Ministro dello Sviluppo economico per la predisposizione della modulistica di accreditamento presso la Camera di Commercio per i soggetti intermediari (art. 31, comma 4).

Ai fini dell’accreditamento sono previsti determinati requisiti: i soggetti richiedenti – in caso di società, fra gli altri, i legali rappresentanti – non devono essere interdetti, inabilitati, condannati per delitti non colposi per i quali la legge preveda la pena della reclusione non inferiore nel minimo a due anni. Per le agenzie per le imprese (di cui all’art. 38, comma 3, del D.L. 112/2008 e di cui al DPR 159/2010) basta l’accreditamento già ottenuto dal Ministero dello Sviluppo economico secondo la normativa specificatamente prevista e l’atto di rappresentanza è rilasciato dalle parti in forma olografa all’agenzia stessa (art. 31, comma 5).

In presenza di organi collegiali, in caso di adempimento previsto in capo a tutti i membri, è possibile delegare un singolo membro con atto sottoscritto con firma autografa ad opera di ciascun membro. Il delegato provvederà a trasmettere “in formato ottico inalterabile” l’atto di conferimento di rappresentanza, firmato digitalmente (di nuovo con richiamo all’art. 25 del DLgs. 82/2005), e trascritto nel Registro delle imprese (art. 31, comma 6).

 

 

7) Assegno straordinario di sostegno al reddito: modalità di compilazione del flusso Uniemens

Allo scopo di assicurare adeguate forme di sostegno al reddito ai lavoratori di imprese operanti in settori non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale,  l’articolo 3 della legge n. 92/2012, intitolato “Tutele in costanza di rapporto di lavoro”, e successive integrazioni e modifiche, ha stabilito che le organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale possano stipulare accordi collettivi e contratti collettivi, anche intersettoriali, aventi ad oggetto la costituzione di Fondi di solidarietà per il sostegno del reddito.

I Fondi di solidarietà, nell’ambito ed in connessione con processi di ristrutturazione, di situazioni di crisi, di riorganizzazione aziendale, di riduzione o trasformazione di attività di lavoro, oltre ad assicurare ai lavoratori delle imprese di uno o più settori, interventi di tutela economica in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, possono perseguire ulteriori finalità di  sostegno di attività formative e di erogazione di assegni straordinari per il sostegno del reddito riconosciuti nel quadro dei processi di agevolazione all’esodo a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato entro cinque anni dalla data di risoluzione del rapporto di lavoro.

Il comma 42, del citato articolo 3, dispone che i Fondi di solidarietà di settore, già istituiti ai sensi dell'articolo 2, comma 28, della legge n. 662 del 23 dicembre 1996, debbano adeguarsi alle norme previste dalla novella legislativa del 2012, con decreti non regolamentari del Ministro del lavoro, di concerto con il Ministro delle finanze, la cui adozione determina l’abrogazione dei decreti ministeriali recanti i preesistenti regolamenti dei relativi Fondi.

Con l’accordo sindacale nazionale stipulato in data 20 maggio 2013 tra ANIA, AISA e FIBA/CISL, FISAC/CGIL, FNA, UILCA e SNFIA, in attuazione delle disposizioni di legge sopra richiamate, è stato convenuto di adeguare il “Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale dipendente dalle imprese assicuratrici” alle disposizioni di cui all’articolo 3 della legge n. 92 del 28 giugno 2012, e di estenderlo alle imprese di assistenza e alle aziende di servizi funzionali alle stesse.

Il predetto accordo è stato recepito con decreto interministeriale n. 78459 del 17 gennaio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2014, che ha dettato la nuova disciplina del preesistente Fondo di solidarietà del personale del settore assicurativo.

L’entrata in vigore di tale decreto ha determinato l’abrogazione del D.I. n. 33 del 21 gennaio 2011.

L’INPS, con la circolare n. 56 del 10 marzo 2015, illustra i seguenti argomenti:

-  Caratteristiche del Fondo di solidarietà

- Finalità e ambito di applicazione

-  Natura giuridica, obblighi di bilancio e gestione del Fondo

-  INTERVENTI

- Prestazioni

- Assegno straordinario di sostegno al reddito

- Requisiti del datore di lavoro

- Requisiti del lavoratore

- Adempimenti della sede INPS che ha in carico la matricola aziendale

- Presentazione della domanda 

- Modalità di calcolo dell’assegno

- Procedure di liquidazione  

- Comunicazione di liquidazione e scadenza dell’assegno

- Erogazione in unica soluzione

- Salvaguardia

- Regime tributario

- Contributi sindacali 

- Contribuzione correlata

- Cumulabilità  

- Ricorsi amministrativi

- FINANZIAMENTO

- Modalità di finanziamento delle prestazioni

- Codifica aziende

- Contributo ordinario. Modalità di compilazione del flusso Uniemens

- Contributo addizionale

- Finanziamento delle prestazioni straordinarie

- Versamento anticipato della provvista mensile a copertura   dell’assegno straordinario

- Contribuzione correlata all’assegno straordinario. Modalità di   compilazione del flusso Uniemens

- ISTRUZIONI CONTABILI.

 

 

8) Pescatori autonomi: aliquotacontributiva per l’anno 2015

L’INPS ha anche pubblicato la circolare n. 55 del 10 marzo 2015.

Adeguamento delle retribuzioni convenzionali

I lavoratori autonomi che svolgono l'attività di pesca, anche quando non siano associati in cooperativa, sono soggetti alla legge 13 marzo 1958, n. 250 e sono tenuti a versare all'Istituto un contributo mensile, soggetto ad adeguamento annuale, commisurato alla misura del salario convenzionale per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne associati in cooperativa.

Per il corrente anno la variazione dell’indice dei prezzi al consumo è stata accertata dall’ISTAT nella misura dello 0,2%. La misura del salario giornaliero convenzionale per i pescatori soggetti alla legge 13 marzo 1958, n. 250, risulta essere il seguente:

Anno   2014

Retribuzione   convenzionale

misura   giornaliera

€   26,49

misura   mensile (25gg)

€   662,00

Su tale retribuzione mensile devono essere calcolati, per il 2015, i contributi dovuti dai pescatori “autonomi”.

Aliquota contributiva dovuta al FPLD

In base alle disposizioni di cui al Decreto interministeriale del 21 febbraio 1996 – emanato in attuazione dell’art. 3, comma 23 della legge 8 agosto 1995, n. 335 – e dell’art. 27, comma 2-bis, della legge 28 febbraio 1997, n. 30, i pescatori autonomi sono soggetti all’aumento di 4,29 punti percentuali; tale incremento è applicato gradualmente in ragione di 0,50% ogni due anni a partire dal 1° gennaio 1997, con ultimo aumento di 0,29 % dal 1° gennaio 2013.

Conseguentemente a decorrere dal 1° gennaio 2014 e per l’anno 2015 nei confronti dei pescatori l’aliquota contributiva resta ferma nella misura del 14,90%.

Tale aliquota risulta determinata come segue:

Gestione   F.P.L.D.

Aliquote

Coefficienti   di ripartizione

Base

0,11

0,007383

Adeguamento

14,79

0,992617

Totale

14,90

1,000000

Il contributo mensile per l'anno 2015, risultante dall'applicazione dell'aliquota contributiva alla retribuzione convenzionale, è pari a Euro 98,64 così suddiviso:

 

Contributo   mensile

base

0,73

adeguamento

97,91

Totale

98,64

Sgravio contributivo ex art. 2, comma 2, della legge 22 dicembre 2008, n. 203

L’articolo 1, c. 74 della legge di stabilità 2013 dispone che “I benefici di cui all'articolo 6 del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, sono corrisposti nel limite del 63,2 per cento per gli anni 2013 e 2014, del 57,5 per cento per l'anno 2015 e del 50,3 per cento a decorrere dall'anno 2016”.

A far tempo dal periodo “gennaio 2013”, quindi, le imprese in questione sono tenute a diminuire la percentuale del beneficio spettante, che - in conseguenza - si attesterà sulle seguenti percentuali:

· · 63,20% per gli anni 2013 e 2014;

· · 57,50% per il 2015;

· · 50,30% per il 2016

Conseguentemente il contributo mensile, al netto della predetta agevolazione, deve essere corrisposto in misura pari a €. 41,92 così suddiviso:

 

Contributo   mensile

Base

euro   0,31

Adeguamento

euro   41,61

Totale

euro   41,92

Riscossione del contributo di maternità

Con circolare n. 130 del 16 settembre 2013 è stata disciplinata l’estensione del diritto all’indennità di maternità alle pescatrici autonome della piccola pesca e delle acque interne, di cui alla l. 13 marzo 1958 n. 250 e s.m.i..

Ai sensi del nuovo comma 1 bis inserito nell’art. 82 del d.lgs. 151/2001, alla copertura degli oneri derivanti dall'applicazione del predetto beneficio si provvede con il versamento di un contributo, la cui misura a carico di ogni iscritto al fondo di cui all’art. 12, co. 3 della legge 250/1958 è uguale a quella prevista per ogni iscritto all’assicurazione IVS per le gestioni dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani ed esercenti attività commerciali, ossia pari all’importo mensile di € 0,62. Lo stesso è riscosso congiuntamente al contributo IVS.

Modalità di versamento

Nulla è innovato in materia di versamento del contributo che, si rammenta, deve essere effettuato in rate mensili aventi scadenza il giorno 16 di ogni mese.

L’Istituto provvederà ad inviare agli assicurati le comunicazioni contenenti i dati utili per il versamento della contribuzione dovuta per l’anno 2015.

In applicazione di quanto disposto dall’art. 37, comma 49, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223 convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 e dall’art. 1 del Decreto del Presidente del Consiglio del 4 ottobre 2006, non si procede all’invio dei modelli F24 ai pescatori autonomi titolari di partita IVA.

 

 

9) Quote rosa: riparte il web form per le società quotate

Riapre il web form per l’inserimento dei curricula da parte delle commercialiste interessate agli incarichi previsti dalla Legge 120 del 2011 che ha introdotto l’obbligo delle “quote rosa” nei consigli di amministrazione delle società quotate e partecipate.

Riapre il web form per l’inserimento dei curricula da parte delle commercialiste interessate agli incarichi previsti dalla Legge 120 del 2011 che ha introdotto l’obbligo delle “quote rosa” nei consigli di amministrazione delle società quotate e partecipate. La decisione di ripristinare il database sul sito è stata presa dalla Commissione Parità di genere dello stesso Consiglio, costituitasi lo scorso mese di febbraio, in considerazione del fatto che, a partire dal secondo mandato dei consigli di amministrazione successivo all’introduzione della legge, la quota riservata alle donne salirà dall’attuale quinto ad un terzo del totale dei componenti.

Il web form era partito nel 2012 al fine di raccogliere un primo elenco di professioniste a cui potevano attingere le imprese interessate dal rinnovo delle cariche. In questo modo, il Consiglio nazionale dei commercialisti era arrivato alla data di applicazione della legge con un database che aveva raccolto più di 1300 curricula.

All’elenco, ora di nuovo attivo, le imprese interessate possono attingere effettuando la ricerca della commercialista sia per cognome, sia attraverso l’Ordine professionale di appartenenza.

(CNDCEC, nota del 10 marzo 2015)

 

 

10) Srl semplificate e Srl a capitale ridotto: pubblicati i numeri aggiornati

Le nuove società registrate e iscritte al 31 dicembre 2014. Il Consiglio Nazionale del Notariato, in adempimento all’obbligo di legge stabilito dall’articolo 3 del D.L. 1/2012, pubblica i dati relativi alle Società a responsabilità limitata semplificata e alle Società a responsabilità limitata a capitale ridotto sul proprio sito istituzionale.

Di seguito i numeri delle nuove società registrate e iscritte al 31 dicembre 2014. Lo stock delle imprese registrate corrisponde a tutte le imprese con questa forma giuridica esistenti alla data del 31 dicembre scorso, i flussi di iscrizione e cessazione indicano le imprese che si sono iscritte o hanno cessato l'attività nel corso del 2014.

MOVIMPRESE

Srl semplificate e a capitale ridotto: stock delle imprese registrate al 31 dicembre 2014 e flussi di iscrizioni e cessazioni nell'anno

REGIONE

REGISTRATE

ISCRIZIONI  

CESSAZIONI   (*)

ABRUZZO

 

982

29

BASILICATA  

658

403

2

CALABRIA  

   

14

CAMPANIA

   

67

EMILIA-ROMAGNA

   

60

FRIULI-VENEZIA   GIULIA

482

248

10

LAZIO

   

89

LIGURIA

857

540

13

LOMBARDIA

   

86

MARCHE

 

786

14

MOLISE

479

268

2

PIEMONTE

 

967

26

PUGLIA

   

29

SARDEGNA

 

999  

10

SICILIA

   

31  

TOSCANA

   

41  

TRENTINO-ALTO   ADIGE

420  

254  

10  

UMBRIA

928

541  

7  

VALLE   D'AOSTA

44  

23  

0

VENETO

   

41

ITALIA

   

581

(Consiglio Nazionale del Notariato, nota del 10 marzo 2015)

 

 

11) Il consorzio gode di autonomia fiscale

Il consorzio e ogni singola consorziata sono autonomi soggetti fiscali ed il reddito derivante dall'esercizio delle rispettive imprese è soggetto ad IRES.

Dunque, il consorzio e ogni singola consorziata sono autonomi soggetti fiscali. In tema di determinazione del reddito d’impresa, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4594 del 6 marzo 2015, ha stabilito che l’affidamento da parte di più imprese ad un consorzio della gestione esclusiva di determinati affari d’interesse comune con sopportazione della relativa spesa “pro quota”, non spoglia l’impresa consorziata della propria soggettività giuridica e fiscale, con la conseguenza che il consorzio e ogni singola consorziata sono autonomi soggetti fiscali ed il reddito derivante dall’esercizio delle rispettive imprese è soggetto ad imposta nei modi stabiliti dal TUIR, ivi compresa la connotazione d’inerenza dei costi.

La soggettività passiva IRES è riconosciuta per le società consortili, nonché per i consorzi interni o esterni con prevalente attività commerciale, mentre gli obblighi contabili sono indicati dall’art. 14, D.P.R. n. 600/1973. La base imponibile è costituita dal reddito complessivo del consorzio, quantificato secondo le regole generali del reddito d’impresa.

Per quanto riguarda l’imposizione indiretta, tali consorzi integrano pienamente i presupposti per l’applicazione della disciplina IVA.

Infine, in relazione al regime IRAP dei consorzi commerciali, non vi sono difformità rispetto alla disciplina ordinaria dell’imposta, per cui la base imponibile è calcolata secondo le regole previste dall’art. 5, D.Lgs. n. 446/1997.

 

 

12) Per gli agenti di commercio il FIRR si versa entro il prossimo 31 marzo

Entro il 31 marzo 2015 andrà versato al FIRR l’accantonamento per l’Indennità di risoluzione del rapporto, in base a quanto previsto dall’accordo di rinnovo della disciplina collettiva per gli Agenti e rappresentanti di commercio.

Nel corso dell’anno 2014, sono stati rinnovati i contratti collettivi che disciplinano i rapporti tra agenti e rappresentanti di commercio e le imprese mandanti, sia esse artigiane, industriali o piccole imprese. In tutti gli accordi all’art. 10, si prevede che entro il 31 marzo di ogni anno deve essere effettuato il versamento del Fondo Indennità Risoluzione Rapporto (FIRR) gestito dall’ENASARCO, che appunto comunica alle aziende l’accantonamento della relativa indennità maturata dagli agenti o rappresentanti nell’anno precedente.

L’indennità di risoluzione del rapporto è accantonata dalla ditta mandante attraverso il versamento da effettuare entro il 31 marzo di una percentuale calcolata sulle provvigioni maturate dagli agenti o rappresentanti nel corso dell’anno precedente secondo le seguenti aliquote:

Agente o rappresentante monomandatario:

- 4% sulla quota di provvigioni fino a Euro 12.400,00 annui;

- 2% sulla quota di provvigioni compresa tra Euro 12.400,01 annui ed Euro 18.600,00 annui;

- 1% sulla quota di provvigioni eccedente Euro 18.600,00 annui.

Agente o rappresentante plurimandatario:

- 4% sulla quota di provvigioni fino a Euro 6.200,00 annui;

- 2% sulla quota di provvigioni compresa tra Euro 6.200,01 annui ed Euro 9.300,00 annui;

- 1% sulla quota di provvigioni eccedente Euro 9.300,00 annui.

Resta fermo che tutte le somme corrisposte dalla casa mandante, anche se a titolo di rimborso o concorso spese, per lo svolgimento dell’attività di agenzia e di rappresentanza commerciale sono computabili agli effetti dei vari istituti contrattuali e legali e sono soggette alla contribuzione ENASARCO, pertanto essi si cumulano con le provvigioni di cui sopra.

 

Vincenzo D’Andò