Diario quotidiano del 10 marzo 2015: le FAQ sul nuovo CUD 2015

Pubblicato il 10 marzo 2015



fatturazione elettronica dal 31 marzo 2015: Padoan sollecita gli enti territoriali; nuovi contratti a tempo indeterminato: in vigore le tutele crescenti; disabili: no alle autocertificazioni; nuova Sabatini: richiesta contributo al Mise; gli studi associati non sono sempre soggetti ad Irap; FAQ dalle Entrate sul CUD 2015; nullità dell’avviso di accertamento emesso prima dei termini previsti dallo statuto del contribuente; al via la domanda per gli incentivi per le assunzioni 2015 in agricoltura; assicurazione INAIL per il socio amministratore unico; combustibile soggetto ad accisa: niente imposta sulle vendite al dettaglio; robin hood tax incostituzionale: circolare Assonime; obbligo di fatturazione elettronica per la P.A.: ecco la circolare del MEF

 

 Indice:

 1) Fatturazione elettronica dal 31 marzo 2015: Padoan sollecita gli enti territoriali

 2) Nuovi contratti a tempo indeterminato: in vigore le tutele crescenti

 3) Disabili: no alle autocertificazioni

 4) Nuova Sabatini: richiesta contributo al Mise

 5) Gli studi associati non sono sempre soggetti ad Irap

 6) FAQ dalle Entrate sul CUD 2015

 7) Nullità dell’avviso di accertamento emesso prima dei termini previsti dallo statuto del contribuente

 8) Al via la domanda per gli incentivi per le assunzioni 2015 in agricoltura

 9) Assicurazione INAIL per il socio amministratore unico

 10) Combustibile soggetto ad accisa: niente imposta sulle vendite al dettaglio

 11) Robin Hood tax incostituzionale: circolare Assonime

 12) Obbligo di fatturazione elettronica per la P.A.: ecco la circolare del MEF

 

 

1) Fatturazione elettronica dal 31 marzo 2015: Padoan sollecita gli enti territoriali

A partire dal prossimo 31 marzo tutte le fatture destinate alla Pubblica Amministrazione dovranno essere trasmesse in formato elettronico. Si tratta del secondo passaggio di un percorso cominciato nel 2014, quando è diventata obbligatoria la fatturazione elettronica nei confronti delle pubbliche amministrazioni centrali. Una innovazione che si è svolta senza intoppi e ha dimostrato la piena funzionalità delle infrastrutture tecnologiche e dei processi predisposti dal Governo.

Lunedì prossimo una lettera del ministro Padoan sarà inviata ai sindaci di tutti i Comuni italiani e delle Città metropolitane, ai presidenti delle Province e delle Regioni, con l'obiettivo di sollecitare chi ancora non lo avesse fatto ad adeguare la propria amministrazione a questa novità.

Qui di seguito pubblichiamo il testo della lettera che sarà trasmessa attraverso posta elettronica certificata a tutti i sindaci. Sono inoltre scaricabili i file con le lettere analoghe inviate a tutti gli altri titolari delle amministrazioni territoriali.

Caro Sindaco, tra poche settimane scatterà una innovazione che cambierà il rapporto con i fornitori del Suo Comune: a partire dal ·prossimo 31 marzo tutte le fatture destinate alla Pubblica Amministrazione dovranno infatti essere trasmesse in formato elettronico. La fatturazione elettronica comporta per il Suo Comune due grandi benefici: migliore controllo delle passività e maggiore efficienza nella gestione dell'intero ciclo passivo. Potranno essere pianificati in modo più efficace i flussi di cassa, ridotti i tempi di pagamento, conseguiti risparmi di spesa. Nello scorso mese di giugno i Ministeri, le Agenzie fiscali e gli enti previdenziali sono già passati alla fatturazione elettronica: è un'esperienza di successo, realizzata senza intoppi, che sta esprimendo i propri effetti positivi. Perché questa esperienza positiva si ripeta anche per il Suo Comune, è necessario fin dai prossimi giorni il massimo impegno anche per assicurare l'attuazione di tutti gli adempimenti connessi con il corretto funzionamento della piattaforma elettronica per la gestione delle passività, dalla comunicazione dei debiti non estinti a quella delle fatture e dei re lati vi pagamenti.La invito pertanto a sostenere questo progetto, nella fase di avvio, presso le strutture del Suo Comune e negli enti e organismi che vi sono collegati, affinché gli stessi pongano in essere quanto prima le indispensabili attività propedeutiche, tecniche e amministrative.

Tra queste rivestono particolare urgenza sia la predisposizione degli strumenti tecnologici che consentono l'acquisizione delle fatture, sia la precisa e tempestiva indicazione degli uffici cui dovranno affluire le fatture elettroniche, da censire nell'ambito dell'indice delle Pubbliche amministrazioni (IP A), gestito dall'Agenzia per l'Italia digitale (Agid). Le segnalo l'opportunità di prendere contatti con la Sua Regione di riferimento, per verificare se la stessa abbia attivato e messo a disposizione degli enti che insistono nel proprio territorio una piattaforma informatica dedicata a questo progettò (cosiddetti hub), che agevolerebbe il necessario adeguamento tecnologico.

Ugualmente fondamentale sarà che gli uffici amministrativi del Suo Comune prendano quanto prima i dovuti contatti con i fornitori, affinché questi ultimi siano pronti ad avviare il processo emettendo le fatture in formato elettronico.La Ragioneria Generale dello Stato, che svolge un ruolo istituzionale di coordinamento degli enti territoriali in funzione del perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, è disponibile a raccogliere eventuali segnalazioni di problemi di carattere amministrativo che dovessero emergere in sede di prima attuazione e quindi agevolare l'individuazione delle opportune soluzioni.Per arrivare ben preparati alla scadenza del 31 marzo, sono consapevole di chiedere al Suo Comune un ulteriore sforzo in termini di efficientamento dell'organizzazione e dei relativi processi amministrativi, ma credo sia di chiara evidenza che il successo di questo progetto è nell'interesse dell'intero Sistema Paese: è solo con un adeguato processo attuativo che potranno cogliersi i benefici attesi sull'ordinaria gestione dell'intero ciclo passivo.

(MEF, nota del 6 marzo 2015)

 

 

2) Nuovi contratti a tempo indeterminato: in vigore le tutele crescenti

Lavoro, dal 7 marzo 2015 le tutele crescenti. Per i nuovi contratti a tempo indeterminato in vigore le tutele crescenti. Via libera, inoltre, alla riforma degli ammortizzatori (Naspi, Dis-coll e Asdi). Sono stati, infatti, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6 marzo 2015 i D.Lgs. n. 22 e 23 attuativi del Jobs Act. Alle assunzioni a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015 si applicha il nuovo regime di tutela in caso di licenziamento illegittimo. Le nuove regole non prevedono un limite dimensionale per le aziende che assumono: si applicherà a tutti i lavoratori (assunti dal 7 marzo 2015), di tutti i datori di lavoro, sia quelli che alla prima assunzione sia quelli che hanno già dipendenti in forza di qualunque entità. In vigore, poi, anche la riforma degli ammortizzatori per dipendenti e collaboratori. Per i primi la nuova indennità di disoccupazione, Naspi, sarà operativa dal 1° maggio e per i parasubordinati la Dis-coll resterà valida per un solo anno: il 2015. Il provvedimento, infine, prevede l’introduzione dell’Asdi che dal 1° maggio, fornirà una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori percettori di Naspi.

 

 

3) Disabili: no alle autocertificazioni

Gli enti pubblici non possono autocertificare il proprio esonero dal collocamento obbligatorio di disabili. Lo ha precisato il Ministero del lavoro nell’interpello n. 4/2015 del 6 marzo 2015, rispondendo a un quesito dell’Anci (associazione nazionale comuni italiani) in merito al campo di applicazione dell’art. 5, comma 2, della legge n. 68/1999 (diritto al lavoro dei disabili).

La richiamata norma (art. 5), si ricorda, disciplina i casi di esonero del personale dal computo della c.d. quota di riserva (cioè le assunzioni riservate a soggetti disabili); l’ultimo capoverso prevede che «fermo restando l’obbligo del versamento del contributo di cui al comma 3 al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili, per le aziende che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini Inail pari o superiore al 60 per mille, la procedura di esonero prevista dal presente articolo è sostituita da un’autocertificazione del datore di lavoro che attesta l’esclusione dei lavoratori interessati dalla base di computo». L’Anci ha chiesto di sapere se quest’ultimo capoverso si possa intendere riferito anche agli enti pubblici.

 

 

4) Nuova Sabatini: richiesta contributo al Mise

L’impresa può richiedere l’erogazione del contributo Mise legato alla nuova Sabatini (acquisto macchinari o beni strumentali) entro 60 giorni dalla data di conclusione dell’investimento. Le richieste di erogazione sono evase dal Mise entro un termine di 30 giorni dalla data di ricezione della domanda completa fatti salvi i tempi necessari per l’acquisizione delle certificazioni rilasciate da altri soggetti pubblici. L’impresa che presenta la richiesta di erogazione del contributo Mise dopo il 31 ottobre non perde l’annualità del contributo, che sarà erogata l’anno successivo. L’investimento deve essere concluso entro il periodo massimo di 12 mesi dalla data stipula del contratto di finanziamento, indipendentemente dalla durata del preammortamento. Queste alcune delle risposte fornite dal Ministero dello sviluppo economico (aggiornate al 4 marzo 2015) in merito alle agevolazioni legate ai beni strumentali o aziendali (c.d. Sabatini-bis). Il contributo concedibile è pari all’ammontare complessivo degli interessi calcolati al tasso del 2,75% su un piano convenzionale di ammortamento, con rate semestrali costanti e della durata di cinque anni, di importo corrispondente al finanziamento. Ciascuna richiesta di erogazione del contributo Mise successiva alla prima potrà essere inoltrata, annualmente, solo se decorsi 12 mesi dalla richiesta di erogazione precedente, nel rispetto del piano temporale riportato nel decreto di concessione

 

 

5) Gli studi associati non sono sempre soggetti ad Irap

Gli studi associati non sono sempre soggetti ad IRAP (Corte di Cassazione, sentenza n. 4578 del 6 marzo 2015). In attesa che le Sezioni Unite della Cassazione decidano se devono scontare l’IRAP le attività di tipo professionale espletate nella veste giuridica societaria, e in particolare nella forma di società semplice, anche quando il giudice valuti insussistente l’autonoma organizzazione dei fattori produttivi, sul tema continuano a susseguirsi varie pronunce di legittimità.

L’ultima, la sentenza n. 4578/2015, aderisce al filone secondo il quale gli studi associati non sono sempre soggetti ad IRAP, ma occorre comunque valutare l’organizzazione della quale si avvalgono.

In particolare, viene affermato che l’esercizio in forma associata dell’attività è circostanza di per sé idonea a far presumere:

- l’esistenza di un’autonoma organizzazione di strutture e mezzi, sebbene senza dipendenti e con beni strumentali di esiguo valore;

- l’intento di avvalersi della reciproca collaborazione e delle reciproche competenze ovvero della sostituibilità nell’adempimento dell’attività.

Si può così presumere che il “reddito” da sottoporre ad IRAP sia stato almeno potenziato e derivato dalla struttura, e non provenga dal solo lavoro professionale dei singoli. Tale presunzione, essendo relativa, ammette la prova contraria: pertanto, il contribuente può dimostrare che il valore della produzione è essenzialmente frutto del lavoro professionale degli associati e che l’organizzazione riveste, invece, un ruolo marginale.

In altre parole, va provata l’assenza:

- della reciproca collaborazione;

- dello scambio di competenze;

- dell’utilizzazione di servizi collettivi;

- della sostituibilità nello svolgimento dell’attività.

A tal fine, secondo la dottrina, dovrebbero assumere rilievo anche le indicazioni contenute nello statuto dell’associazione professionale.

Il cedente paga l’Iva se la dichiarazione d’intento è falsa

Secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 4593 del 6 marzo 2015, il cedente è tenuto al versamento dell’IVA sulle operazioni effettuate senza applicazione d’imposta in forza di dichiarazioni d’intento rivelatesi poi ideologicamente false, salvo che dimostri di aver adottato tutte le cautele proprie di un operatore onesto e mediamente accorto per poter escludere che le operazioni lo potessero rendere partecipe di una frode IVA.

Registrazione del contratto verbale di locazione

Tutti i comproprietari sono tenuti alla registrazione del contratto verbale di locazione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4580 del 7 marzo 2015.

Nell’ipotesi di comproprietà dell’immobile concesso in locazione con contratto verbale, alla registrazione dello stesso ed al pagamento dell’imposta di registro sono tenuti, solidalmente, tutti i comproprietari dell’immobile locato, atteso che, dalla parità di poteri che l’art. 1105 c.c. attribuisce ai comproprietari, si può presumere che il contratto sia stato stipulato con il consenso di tutti

 

 

6) FAQ dalle Entrate sul CUD 2015

Confermata la possibilità di trasmettere flussi di certificazioni separati anche per la stessa categoria reddituale, ad esempio nel caso in cui un sostituto d’imposta gestisca l’adempimento per il tramite di distinti professionisti. In caso di scarto parziale delle certificazioni trasmesse deve essere inviato un nuovo flusso contenente le sole certificazioni scartate per le quali il sistema non ha rilasciato alcun protocollo telematico di presentazione.

Sono questi alcuni chiarimenti forniti nelle FAQ sul modello CUD 2015 pubblicate il 6 marzo 2015 sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili le risposte ai quesiti più frequenti (FAQ) relativi alla compilazione e all’invio della Certificazione Unica 2015.

Segue una rassegna dei chiarimenti forniti.

Possibilità di suddividere in più flussi l0invio delle certificazioni dati lavoro dipendente ed assimilati di un sostituto d'imposta

L’Agenzia delle Entrate la possibilità di inviare flussi separati anche per la stessa categoria di reddito, ad esempio in caso in cui il sostituto gestisce le medesime tipologie reddituali con applicativi diversi ed a volte per il tramite di distinti professionisti. Le modalità stabilite per la comunicazione delle certificazioni uniche non precludono infatti la possibilità di effettuare più invii separati, avendo incentrato la trasmissione dei dati e gli eventuali scarti sulle singole certificazioni e non sull’intero flusso.

Ciò che deve essere evitato, per consentire la corretta elaborazione dei dati, è invece la frammentazione in più certificazioni del reddito di lavoro dipendente o assimilato afferente al medesimo percipiente.

Modalità di trasmissione delle certificazioni in caso di scarto

In caso di scarto parziale delle certificazioni trasmesse deve essere inviato un nuovo flusso contenente le sole certificazioni scartate per le quali il sistema non ha rilasciato alcun protocollo telematico di presentazione.

Integrazione o correzione di certificazioni precedentemente inviate

In caso di semplice annullamento l’utente dovrà: barrare la casella Annullamento posta nel frontespizio; compilare una nuova certificazione riportando solo la parte relativa ai dati anagrafici del contribuente; impostare con il valore “A” il campo 9 della parte fissa del record D della C.U. che si intende annullare; riportare nei campi 6 e 7 della parte fissa del record D il protocollo telematico attribuito dai Servizi telematici alla singola CU che si intende annullare; i record G e H non devono essere riportati.

A seguito dell’annullamento l’utente potrà inviare nuovamente entro i termini la certificazione corretta o integrata nel suo contenuto.

In caso di sostituzione di una certificazione precedentemente inviata l’utente dovrà: barrare la casella Sostituzione posta nel frontespizio; compilare una nuova certificazione comprensiva delle modifiche dei dati fiscali; impostare con il valore “S” il campo 9 della parte fissa del record D della C.U. che si intende sostituire; riportare nei campi 6 e 7 della parte fissa del record D il protocollo telematico attribuito dai Servizi telematici alla singola CU che si intende sostituire. La nuova certificazione sostituisce integralmente la precedente.

Invio multiplo delle medesime certificazioni

In caso di una erronea duplicazione nell’invio della stessa certificazione, è necessario effettuate una nuova fornitura riservata esclusivamente alle sole certificazioni da annullare. Per tali certificazioni, nel flusso di annullamento, dovrà essere indicato il relativo protocollo telematico (rilasciato per ciascuna certificazione precedentemente inviata) riportato nella ricevuta fornita dai servizi telematici.

Compilazione delle certificazioni in caso di Codice Fiscale errato o mancante

Per l’invio di una certificazione unica è sempre necessaria l’indicazione di un codice fiscale non solo formalmente corretto ma anche valido ed esistente in Anagrafe tributaria. Se il codice fiscale a disposizione risulta formalmente corretto ma non valido ed esistente in Anagrafe tributaria la certificazione sarà scartata. Tuttavia, per i soggetti residenti all’estero titolari di redditi diversi da quelli di lavoro dipendente o assimilati, per i quali non si possiede il codice fiscale e non è possibile reperirlo, la certificazione non deve essere inviata telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

Soggetti non obbligati alla presentazione del Quadro CT

L’invio del quadro CT è un adempimento finalizzato all’indicazione dell’indirizzo dell’utenza telematica del sostituto d’imposta (ovvero dell’intermediario da lui delegato) per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modello 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate.

Pertanto, in presenza di almeno una certificazione di redditi di lavoro dipendente, il sostituto d’imposta deve sempre allegare il quadro CT se in precedenza non è stata validamente presentata una comunicazione CSO. Anche in assenza di dipendenti e nei casi in cui si trasmettono soltanto dati di natura previdenziale, in presenza di almeno una certificazione di lavoro dipendente ed assimilati, il sostituto d’imposta è sempre tenuto a compilare il quadro CT. In caso di invio frazionato delle certificazioni di lavoro dipendente in più flussi il quadro CT deve essere allegato a ciascun flusso. L’invio del quadro CT non è invece richiesto in caso di flussi di annullamento o di sostituzione.

 

 

7) Nullità dell’avviso di accertamento emesso prima dei termini previsti dallo statuto del contribuente

E’ nullo l’avviso di accertamento emesso prima di 60 giorni, ovvero prima che sia trascorso il termine previsto dallo statuto del contribuente (Legge n. 212/2000).

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4543 del 5 marzo 2015.

In particolare, secondo la Suprema Corte, l’avviso di accertamento emesso prima di 60 giorni dal rilascio al contribuente della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni, senza che vi siano particolari motivi d’urgenza, è nullo a prescindere dalla concreta lesione del diritto di difesa del contribuente.

Dunque, il mancato rispetto dei 60 giorni determina di per sé l’illegittimità dell’atto, a meno che non vi siano specifiche ragioni di urgenza, poiché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della pretesa impositiva.

Peraltro è l’Ufficio che deve provare, in caso di mancato rispetto del termine, l’effettiva necessità di emettere l’atto con urgenza.

Ne deriva che non si pone neppure il problema di verificare se il mancato rispetto del termine abbia determinato o meno una effettiva lesione del diritto di difesa del contribuente.

Da qui il rigetto del ricorso dell’Agenzia e la definitiva conferma della nullità dell’accertamento.

L’art. 12, comma 7, dello Statuto dei diritti del contribuente prescrive che “nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L'avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”.

La norma costituisce uno dei principi generali dell’ordinamento tributario e, in sostanza, prevede una sorta di contraddittorio anticipato tra contribuente ed amministrazione al fine non solo di fornire maggiori garanzie al primo, ma anche maggiore efficacia all’accertamento tributario.

 

 

8) Al via la domanda per gli incentivi per le assunzioni 2015 in agricoltura

INPS: presentazione domande di accesso all’esonero contributivo per OTI in agricoltura.

L’Inps, con il messaggio n. 1689 del 6 marzo 2015, comunica che, a decorrere dalle ore 10.00 del giorno 10 marzo 2015, sarà disponibile il modulo telematico di presentazione dell’istanza al beneficio di cui all’art.1, comma 119, Legge n. 190/2014 (c.d. Legge di Stabilità 2015).

La presentazione di tale istanza si potrà effettuare accedendo al “Cassetto previdenziale aziende agricole”, nella sezione “Comunicazione bidirezionale” – “Invio comunicazione”, selezionando “Assunzioni OTI 2015”.

In tale fase, nella sezione “DATI LAVORATORE DA ASSUMERE”, sarà obbligatorio indicare il codice fiscale del lavoratore e la categoria “OTI”; dopo aver confermato i dati inseriti, la domanda risulterà in stato “INSERITA”.

Entro 3 giorni dall’invio dell’istanza sarà disponibile l’esito della verifica relativamente alla disponibilità dei fondi. In caso di esito positivo, la domanda passerà nello stato di “PRENOTATA” e contestualmente, nel campo “NOTE”, sarà indicata la data entro la quale, a pena di decadenza, il datore di lavoro dovrà inserire i dati relativi all’assunzione (data assunzione – codice Unilav).

L’Istituto precisa che l’assunzione può essere stata già effettuata precedentemente alla presentazione della domanda di prenotazione dei fondi, ma comunque non prima del 1° gennaio 2015.

Il completamento dei dati va eseguito in “modifica” della domanda stessa: al termine di questa operazione lo stato sarà “CONFERMATA”.

Successivamente, la domanda passerà allo stato di “ACCETTATA”, rilasciando il codice di autorizzazione “E5” corrispondente all’incentivo richiesto .

In fase di prenotazone, nell’ipotesi in cui i fondi stanziati per il primo semestre 2015 dovessero esaurirsi, le domande comunque ammesse, che troveranno capienza nei fondi stanziati per il secondo semestre 2015, riporteranno, nel campo “NOTE”, l’indicazione che “L’incentivo sarà fruibile a decorrere dalla denuncia DMAG di competenza terzo trimestre 2015”, per una durata comunque complessiva di 36 mesi.

L’ammissione all’incentivo avverrà fino ad esaurimento dei fondi stanziati e che le istanze pervenute, ferma restando la verifica del possesso dei requisiti richiesti, saranno ammesse, esclusivamente, in base all’ordine cronologico di presentazione delle stesse.

 

 

9) Assicurazione INAIL per il socio amministratore unico

INAIL risponde a quesito CNO su assicurazione amministratore unico.

Quesito assicurazione INAIL del socio amministratore unico

È stato sottoposto alla Direzione Centrale Rischi dell'Inail un quesito circa l'obbligo relativo al socio che riveste anche la qualifica di amministratore unico.

L'Istituto ricostruisce l'evoluzione giurisprudenziale del rapporto tra socio e società, che si concretizza nel concetto di "dipendenza funzionale".

Il socio opera per conto della società che rappresenta, ed è proprio l'attività manuale che lo pone in dipendenza della stessa, a prescindere dalla qualificazione del rapporto di lavoro se subordinato o meno.

Lo svolgimento materiale dell'attività, pertanto, comporta l'obbligo della tutela assicurativa del socio, anche se assume il ruolo di amministratore unico con poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione.

Ovviamente l'assicurazione scatta solo in presenza di attività manuale protetta ai sensi dell'art. 1 del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 svolta a favore della società e in conformità alle direttive della stessa. Considerato che l'attività amministrativa o l'uso di un autoveicolo, rientrano nelle normali funzioni, viene difficile immaginare un socio amministratore unico che non svolga attività "protetta".

Appare il caso di precisare che nel caso l'amministratore unico non sia socio della società, l'eventuale obbligo assicurativo dipenderà dall'inquadramento che lo stesso avrà nei confronti della società.

Se, infatti, il rapporto sarà incardinato nell'area della parasubordinazione, ex art. 50, comma 1, lettera c-bis), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, allora l'obbligo assicurativo è in vigore dall'anno 2000 in virtù dell'art. 5 del D. Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38.

Se l'ufficio di amministratore, invece, rientra nei compiti istituzionali e nell'oggetto proprio dell'arte o professione, allora il reddito verrà attratto nel lavoro autonomo professionale e quindi non scatterà alcun obbligo assicurativo.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, comunicato del 9 marzo 2015)

 

 

10) Combustibile soggetto ad accisa: niente imposta sulle vendite al dettaglio

No a imposta su vendite al dettaglio per combustibile soggetto ad accisa. La domanda di pronuncia pregiudiziale, che ha richiesto l’intervento degli eurogiudici, verte sull’interpretazione dell’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva comunitaria 2008/118/Ce. Protagonisti della controversia sono una società che effettua vendite al dettaglio di combustibile liquido e l’Amministrazione finanziaria estone. Al centro della controversia il rimborso di una imposta sulle vendite versata da tale società. La società, in particolare, ha contestato la pretesa erariale, deducendo che la normativa interna contrastasse con il diritto comunitario, laddove imponeva il versamento di un’imposta sulla vendita di prodotti e servizi nel settore del commercio al dettaglio senza prevedere eccezioni per la vendita di prodotti soggetti ad accisa. La questione è stata affrontata in sede giurisdizionale e, al vaglio pregiudiziale della Corte Ue, sono state poste le seguenti questioni, con le quali il giudice “a quo” chiede in sostanza se l’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 2008/118 debba essere interpretato nel senso che consente di ritenere che un’imposta, colpendo le vendite al dettaglio di combustibile liquido soggetto ad accisa, persegue una finalità specifica ai sensi di tale disposizione se essa mira a finanziare l’organizzazione del trasporto pubblico sul territorio dell’ente locale che impone tale imposta, laddove tale ente locale, indipendentemente dall’esistenza della predetta imposta, ha l’obbligo di eseguire e di finanziare tale attività e il gettito di tale imposta è stato utilizzato esclusivamente per realizzare tale attività.

Le valutazioni della Corte Ue

Dalla decisione di rinvio emerge che la controversia principale, basata sull’imposta sulle vendite soltanto nei limiti in cui ha gravato sulle vendite al dettaglio di combustibile liquido, riposa sulla premessa non contestata che tale prodotto rientra nella nozione di “prodotto sottoposto ad accisa”, come definito dall’articolo 1, paragrafo 1, della direttiva 2008/118.

Secondo una lettura congiunta dei paragrafi 1 e 2 dell’articolo 1 di quest’ultima direttiva, i prodotti sottoposti ad accisa ai sensi della richiamata direttiva possono essere oggetto di un’imposizione indiretta diversa dall’accisa istituita da tale direttiva se, da un lato, tale imposizione è prelevata per una o più finalità specifiche e se, dall’altro, essa rispetta le regole comunitarie di imposizione applicabili ai fini delle accise o dell’Iva per la determinazione della base imponibile, il calcolo, l’esigibilità e il controllo dell’imposta, regole queste che non includono le disposizioni relative alle esenzioni.

Tali due condizioni, che mirano ad evitare che le imposizioni indirette supplementari ostacolino indebitamente gli scambi, hanno, come risulta dalla formulazione letterale stessa dell’articolo 1, paragrafo 2, della medesima direttiva, carattere cumulativo.

Con riferimento alla prima delle menzionate condizioni, che è la sola ad essere contemplata dalle questioni poste, dalla giurisprudenza della Corte UE risulta che una finalità specifica ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 2008/118 è una finalità che non sia puramente di bilancio.

Ciononostante, siccome qualsiasi imposta persegue necessariamente uno scopo di bilancio, la sola circostanza che un’imposta miri ad un obiettivo di bilancio non può, di per sé sola, salvo privare l’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 2008/118 di qualsivoglia sostanza, essere sufficiente ad escludere che l’imposta in parola possa essere considerata come dotata parimenti di una finalità specifica ai sensi di tale disposizione.

Pertanto, benché la destinazione predeterminata del gettito tributario al finanziamento da parte delle autorità locali di competenze loro trasferite può costituire un elemento di cui tenere conto al fine di identificare la sussistenza di una finalità specifica, tale destinazione, relativa ad una semplice modalità di organizzazione interna del bilancio di uno Stato membro, non può, in quanto tale, costituire una condizione sufficiente, poiché ogni Stato membro può decidere di imporre, a prescindere dalla finalità perseguita, la destinazione del gettito di un’imposta al finanziamento di determinate spese.

Pertanto, l’esistenza di una finalità specifica ai sensi della citata disposizione non può essere dimostrata dalla sola destinazione del gettito dell’imposta al finanziamento di spese generali incombenti all’ente pubblico in un dato settore. In caso contrario infatti, tale finalità specifica non potrebbe essere distinta da una finalità puramente di bilancio.

In assenza di un meccanismo di destinazione predeterminata del gettito, un’imposta che grava sui prodotti soggetti ad accisa può essere considerata perseguire una finalità specifica ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 2008/118 soltanto qualora tale imposta sia concepita, quanto alla sua struttura, segnatamente riguardo alla materia imponibile o all’aliquota d’imposta, in modo tale da influenzare il comportamento dei contribuenti nel senso di consentire la realizzazione della finalità specifica invocata, ad esempio mediante una forte tassazione dei prodotti di cui trattasi al fine di scoraggiarne il consumo.

L’analisi del caso

Nel caso di specie, dalla decisione di rinvio emerge che il gettito dell’imposta sulle vendite, che è peraltro riscossa sulla maggior parte dei prodotti e dei servizi venduti ai consumatori finali nel territorio della città di Tallinn, è stato assegnato da detta amministrazione locale al finanziamento dell’esercizio, da parte di quest’ultima, della sua competenza in materia di organizzazione del trasporto pubblico nel suo territorio, ed è stato utilizzato esclusivamente per tale finalità.

La Corte di giustizia rileva tuttavia che tale destinazione riguarda spese generali incombenti sulla Amministrazione locale a prescindere dall’esistenza dell’imposta.Inoltre, la normativa nazionale non prevede nessun meccanismo di destinazione predeterminata del gettito di tale imposta, quando grava sui combustibili liquidi soggetti ad accisa, anche se si valorizzano finalità sottese alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica. A tale proposito, non si può considerare che la semplice destinazione del gettito all’organizzazione del trasporto pubblico consenta di stabilire un nesso diretto, in base alla giurisprudenza della Corte, tra l’uso del gettito della predetta imposta e tali finalità ambientali e di salute pubblica.

Conclusioni della Corte Ue

Tutto ciò premesso, la Corte Ue perviene alla conclusione che l’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 2008/118 va interpretato nel senso che non consente di ritenere che un’imposta, quando grava sulle vendite al dettaglio di combustibile liquido soggetto ad accisa, persegua una finalità specifica ai sensi di tale disposizione in una situazione in cui essa è diretta a finanziare l’organizzazione del trasporto pubblico nel territorio dell’ente locale che istituisce tale imposta e detto ente locale, a prescindere dall’esistenza della predetta imposta, ha l’obbligo di eseguire e di finanziare tale attività, anche se il gettito di detta imposta è stato utilizzato esclusivamente per realizzare l’attività in parola. La richiamata disposizione deve di conseguenza essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella di cui si tratta nella controversia in esame, che istituisce un’imposta di questo tipo sulle vendite al dettaglio di combustibile liquido soggetto ad accisa.

(Corte Ue, sentenza 5 marzo 2015, causa n. C-479/13)

 

 

11) Robin Hood tax incostituzionale: circolare Assonime

Intervento di Assonime: dubbi applicativi sulla Robin Hood tax incostituzionale. La declaratoria di incostituzionalità della Robin Hood tax (sentenza 11 febbraio 2015, n. 10) sta sollevando non pochi dubbi di rilevante ordine applicativo. Assonime, con la circolare n. 5 del 2015, ha illustrato le relative soluzioni interpretative prospettate dagli operatori, auspicando un tempestivo intervento dei competenti organi, posto che le imprese si apprestano ad approvare il bilancio 2014.

La sentenza n. 10 dell’11 febbraio 2015 della Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della Robin Hood tax (l’addizionale IRES prevista per il settore petrolifero ed energetico dal D.L. n. 112/2008, come modificata dal D.L. n. 69/2013).

Molti sono i dubbi in merito agli effetti della declaratoria di incostituzionalità della Robin Hood tax. La questione di maggiore interesse attiene all’efficacia temporale della sentenza: al riguardo, infatti, si pongono diversi dubbi di ordine non solo fiscale.

La Corte costituzionale ha precisato che la retroattività delle pronunce di illegittimità costituzionale, oltre al limite dei c.d. rapporti esauriti, può subire ulteriori limitazioni derivanti dall’esigenza di contemperare gli effetti derivanti dall’eliminazione tout court di una norma con la tutela di altri principi di rango costituzionale.

Nel caso di specie, secondo la Consulta, il principio di rango costituzionale che subirebbe un pregiudizio ove avesse effetto retroattivo la declaratoria di illegittimità costituzionale della Robin Hood Tax sarebbe quello dell’equilibrio di bilancio. In particolare, la Corte ha evidenziato che la retroattività della pronuncia avrebbe determinato uno squilibrio del bilancio dello Stato tale da dover richiedere una manovra finanziaria aggiuntiva rispetto a quelle già programmate che avrebbe comportato, in un periodo di crisi economica particolarmente avvertito dalle fasce più deboli, la richiesta di risorse ai contribuenti o il taglio di risorse a loro destinate, attuando una “irragionevole redistribuzione della ricchezza a vantaggio di quegli operatori economici che possono avere invece beneficiato di una congiuntura favorevole. Si determinerebbe così un irrimediabile pregiudizio delle esigenze di solidarietà sociale con grave violazione degli articoli 2 e 3 Cost.”

Per questi motivi, conclude la Corte, “gli effetti della dichiarazione di illegittimità costituzionale di cui sopra devono […] decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione della presente decisione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica”.

Alla luce di tali indicazioni si pongono, tuttavia, dubbi nell’attuazione in concreto di questa decorrenza:

- di ordine fiscale, relativi all’individuazione del momento a decorrere dal quale la Robin Hood Tax non produce più alcun effetto

- di natura civilistica concernenti la rilevazione della fiscalità differita.

Da quale momento la Robin Hood Tax non produce più alcun effetto?

In merito, diverse sono le soluzioni interpretative prospettate.

Secondo una prima tesi, la declaratoria di incostituzionalità - ferma restando la sua irretroattività - impedisce comunque che la norma cancellata dall’ordinamento per difetto di costituzionalità possa continuare ad essere applicata dopo tale pronuncia e quindi dovrebbe porre nel nulla tutti gli adempimenti relativi alla Robin Hood Tax che si manifesteranno successivamente al 12 febbraio 2015. Con la conseguenza che, ferma rimanendo l’intangibilità dei versamenti in acconto effettuati per il 2014, non si renderebbe dovuto il versamento a saldo relativo a tale periodo d’imposta.

Aderendo a tale tesi, i contribuenti che per ipotesi non hanno versato gli acconti nel 2014 non dovranno più nulla a titolo di Robin Hood Tax; ciò a differenza di quei contribuenti che, invece, hanno correttamente versato gli acconti per tale periodo e che risulteranno definitivamente incisi a titolo di Robin Hood Tax in tale misura. Peculiarità, quest’ultima, che verrebbe meno ove si ritenesse che, comunque, la sentenza non travolge gli effetti che la Robin Hood Tax ha prodotto prima del 12 febbraio 2015 a prescindere dal comportamento tenuto dei contribuenti.

In ogni caso, se è vero, da un lato, che il versamento del saldo rappresenta un adempimento della Robin Hood Tax sorto successivamente alla declaratoria di incostituzionalità, è anche vero, dall’altro lato, che tale adempimento si ricollega comunque ad un’obbligazione tributaria perfezionatasi anteriormente all’abrogazione della norma.

Su tale ultima circostanza si fonda la seconda tesi interpretativa, secondo cui si rende dovuto anche il saldo Robin Hood Tax relativo al 2014 e ciò proprio perché si tratta di un onere relativo ad un periodo d’imposta per il quale l’obbligazione tributaria risulta specificatasi nel presupposto e nel quantum.

Secondo questa tesi, la declaratoria di incostituzionalità della Robin Hood Tax non produce alcun effetto in ordine agli adempimenti relativi ai periodi d’imposta chiusi anteriormente al 12 febbraio 2015 e ciò a prescindere dal comportamento tenuto al riguardo dai contribuenti, nel senso che gli adempimenti relativi a tale periodo d’imposta non possono comunque essere omessi.

Secondo una terza tesi la Robin Hood Tax si renderebbe dovuta in relazione ai periodi d’imposta per i quali ricorrano al 12 febbraio 2015 i relativi presupposti applicativi. In particolare, tenuto conto che la Robin Hood Tax colpiva i soggetti che operavano nel settore petrolifero ed energetico qualora nel periodo d’imposta precedente avessero conseguito:

- un volume di ricavi superiore a 3 milioni di euro e

- un reddito imponibile superiore a 300.000 euro,

la Robin Hood Tax risulterebbe dovuta anche per il 2015 qualora ricorrano nel 2014 tali presupposti applicativi.

In base a questa soluzione interpretativa l’irretroattività della declaratoria deve operare nel senso che in alcun modo devono essere pregiudicate le previsioni di gettito erariale relative alla Robin Hood Tax stimate anteriormente al 12 febbraio 2015, sicché la Robin Hood Tax si rende dovuta anche per il 2015.

La gestione delle eccedenze

A prescindere dalla soluzione interpretativa prescelta, l’abrogazione della Robin Hood Tax pone un problema di gestione delle eventuali eccedenze maturate dai contribuenti in relazione all’addizionale. Durante la sua vigenza, infatti, l’Amministrazione finanziaria ha espresso il convincimento che l’utilizzo in compensazione delle eccedenze Robin Hood Tax per il pagamento dell’IRES soggiacesse alle medesime regole previste per la compensazione orizzontale e, cioè, al limite quantitativo di 700.000 euro e ciò, evidentemente, nel presupposto che la Robin Hood Tax configurasse un’imposta diversa e autonoma rispetto all’IRES.

Rimaneva ferma la possibilità di utilizzare le eccedenze in compensazione senza limiti quantitativi per il pagamento dei debiti Robin Hood Tax (c.d. compensazione verticale) o di richiederne il rimborso.

Posto che per effetto dell’abrogazione della Robin Hood Tax non è nemmeno astrattamente configurabile la compensazione c.d. verticale di tali eccedenze, Assonime auspica che sia consentito ai contribuenti di utilizzarle quanto meno in compensazione verticale - e, cioè, senza alcun limite quantitativo - ai fini dell’IRES o in compensazione senza alcun limite quantitativo anche con le altre imposte.

 

 

12) Obbligo di fatturazione elettronica per la P.A.: ecco la circolare del MEF

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha pubblicato la circolare n. 1/DF del 9 marzo 2015, che individua le Pubbliche Amministrazioni obbligate alla fatturazione elettronica a partire dal prossimo 31 marzo 2015 - D.M. n.55 del 3 aprile 2013.

La legge 24 dicembre 2007, 11. 244, all’art. 1, commi da 209 a 214, e s.m.i., introduce nell’ordinamento italiano l’obbligo di fatturazione elettronica nei confronti della pubblica amministrazione.

A tal fine istituisce il Sistema di interscambio (SdI) quale punto di passaggio obbligato di tutte le fatture dirette alla pubblica aniministrazione1 e demanda al Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto col Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, la regolamentazione attuativa.

In ossequio a tali previsioni il DM 3 aprile 2013, n. 55, definisce una serie di regole tecniche e individua, per classi di pubbliche amministrazioni, le date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica.

Ambito soggettivo e date di decorrenza

Come appena richiamato in premessa, tra i compiti che la legge 244/2007 demanda alla regolamentazione attuativa figura quello di individuare le date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica. Nel dare attuazione a tale disposto il DM 3 aprile 2013, n. 55, individua, per classi di pubbliche amministrazioni, le date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica.

In particolare, le classi di pubbliche amministrazioni cui si riferisce l’articolo 6 del DM 55/2013 sono quelle di cui all’elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato, pubblicato annualmente dall’Istituto nazionale di statistica (JSTAT) entro il 30 settembre. Questo riferimento ha indotto alcuni a ritenere che l’ambito soggettivo di applicazione dell’obbligo di fatturazione elettronica potesse circoscriversi alle amministrazioni inserite nel citato elenco ISTAT, e numerose richieste di chiarimento sono pervenute in tal senso.

A sua volta l’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, individua: tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e, fino alla revisione organica della disciplina di settore, il CONI.

Ripercorrendo a ritroso la serie di riferimenti normativi appena riportata, è evidente come sia possibile stabilire che i destinatari dell’obbligo di fatturazione siano quelli risultanti dall’unione dei soggetti individuati da tutti i provvedimenti richiamati. Più in dettaglio, l’ambito soggettivo di applicazione dell’obbligo di fatturazione elettronica di cui all’articolo 1, comma 209, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, risulta determinato come indicato nella Tabella 1 (allegata alla neo circolare del MEF).

Tabella 1: Amministrazioni destinatarie dell’obbligo di fatturazione elettronica

Soggetti di cui all’articolo 1, comma 2. del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165:

- tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e, fino alla revisione organica della disciplina di settore, il CONI.

Soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009. n. 196:

- i soggetti indicati a fini statistici dall’Istituto nazionale di statistica nell’elenco oggetto del comunicato del medesimo Istituto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana entro il 30 settembre di ogni anno, e le Autorità indipendenti.

Soggetti di cui all’articolo 1, comma 209. della legge 24 dicembre 2007, n. 244:

- le amministrazioni autonome.

È appena il caso di sottolineare come questo lungo elenco di soggetti, il più delle volte rappresentativi di categorie di amministrazioni, presenti ampissime aree di sovrapposizione. Il richiamato articolo 1, comma 2, del DM 55/2013 si riferisce alla totalità dei soggetti sopra elencati col termine “amministrazioni”.

Date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica

Quanto poi alle date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’articolo 6 del DM 55/2013 individua, tenuto conto della data di entrata in vigore del medesimo decreto, le seguenti:

comma 1: 6 dicembre 2013, per l’avvio volontario previo accordo con i fornitori;

comma 2: 6 giugno 2014, per le fatture emesse nei confronti dei Ministeri, delle Agenzie fiscali e degli Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale, individuati come tali nell’elenco ISTAT

comma 3: 6 giugno 2015, per tutte le altre amministrazioni, ad eccezione di quelle indicate all’articolo 1, comma 214, della legge 24 dicembre 2007, n. 244v.

Con riferimento al comma 3, si richiama la circostanza che le amministrazioni indicate all’articolo 1, comma 214, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono le amministrazioni locali. Viene dunque individuata la data del 6 giugno 2015 per le tutte le rimanenti amministrazioni soggette all’obbligo di fatturazione elettronica, tranne quelle locali, per le quali il richiamato articolo 1, comma 214, della legge 244/2007 rimandava a successivo decreto ministeriale.

Il termine di cui al comma 3 è stato successivamente anticipato al 31 marzo 2015 dall’articolo 25, comma 1, del D.L. 24 aprile 2014 n. 668, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 23 giugno 2014, n. 89.

Inoltre, il citato articolo 25, comma 1, del D.L. 66/20 14 ha fissato al 31 marzo 2015 anche la data di decorrenza per le amministrazioni locali, per la cui individuazione la legge 244/2007 rimandava a successivo decreto ministeriale.

Al riguardo, si ritiene che il riferimento alle amministrazioni locali dell’articolo 1, comma 214, della legge 244/2007 sia da ricondurre alle amministrazioni locali individuate come tali nel più volte citato elenco ISTAT.

 

Vincenzo D’Andò