Diario quotidiano del 6 marzo 2015: le nuove norme di comportamento del collegio sindacale e l’obbligo di POS

Pubblicato il 6 marzo 2015



F24: istituita nuova causale contributo per l’addizionale CIG; Italia-Guernsey: accordo sullo scambio di informazioni; sono in pubblica consultazione le nuove norme di comportamento del collegio sindacale; question time: local tax al 2016; sanzioni “a cascata” per chi non rispetta l’obbligo di POS; Consulta: documenti non utilizzabili nel contenzioso; jobs act: decreti attuativi in vigore; nel 2014 torna in positivo il mercato immobiliare italiano (+1,8%); proroga per l’intervento dell’autorità doganale nei confronti di merci sospette; ticket restaurant dopo la Legge di Stabilità 2015

 

 Indice:

 1) Modello F24: istituita nuova causale contributo per l’addizionale CIG

 2) Italia-Guernsey: è in vigore l’accordo sullo scambio di informazioni

 3) Sono in pubblica consultazione le nuove norme di comportamento del collegio sindacale

 4) Question time: local tax al 2016

 5) Sanzioni “a cascata” per chi non rispetta l’obbligo di POS

 6) Consulta: documenti non utilizzabili nel contenzioso, tutto rimane immutato

 7) Jobs act: decreti attuativi in vigore

 8) Nel 2014 torna in positivo il mercato immobiliare italiano (+1,8%)

 9) Proroga per l’intervento dell’autorità doganale nei confronti di merci sospette

 10) Ticket restaurant dopo la Legge di Stabilità 2015

 

 

 1) Modello F24: istituita nuova causale contributo per l’addizionale CIG

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 24/E del 4 marzo 2015, ha istituito la nuova causale contributo “RCAD” per il versamento, tramite modello F24, del contributo addizionale dovuto alla Cassa integrazione guadagni in seguito alle attività di recupero.

Con la convenzione del 18 giugno 2008, stipulata tra l’Agenzia delle entrate e l’INPS, è stato regolato il servizio di riscossione, mediante il modello F24, per il versamento dei contributi di spettanza dell’Istituto di previdenza.

Al fine di consentire il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute per il recupero del contributoaddizionale per la Cassa integrazione guadagni (CIG), la citata risoluzione adesso istituisce la causale contributo:

- RACAD - Recupero contributo addizionale CIG.

La causale deve essere indicata nella sezione INPS, in corrispondenza, esclusivamente, delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, riportando: il codice della sede INPS competente; la matricola INPS dell’azienda; e l’anno di riscossione del contributo.

 

 

2) Italia-Guernsey: è in vigore l’accordo sullo scambio di informazioni

E’ stata pubblicata, nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 4 marzo 2015, la Legge (L. 16 del 10 febbraio 2015) di ratifica dell’accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale tra Italia e Guernsey.

Questo al fine dello scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Londra il 5 settembre 2012.

L’accordo prevede la reciproca assistenza per lo scambio di informazioni rilevanti per l’amministrazione e l’applicazione delle leggi interne dei due Stati. Dette informazioni includono quelle rilevanti per la determinazione, l’accertamento, la riscossione delle imposte, le indagini su questioni fiscali o i procedimenti per reati tributari.

In particolare, i diritti e le misure di salvaguardia assicurati alle persone dalle leggi o dalla prassi amministrativa dello Stato interpellato restano applicabili nella misura in cui essi non impediscano o posticipino, in maniera indebita, l’effettivo scambio di informazioni. L’accordo entra in vigore dal 5 marzo 2015.

 

 

3) Sono in pubblica consultazione le nuove norme di comportamento del collegio sindacale

Pronte le nuove norme di comportamento del collegio sindacale. Il CNDCEC ha pubblicato, il 4 marzo 2015, la versione preliminare, in pubblica consultazione fino al 21 aprile.

Tali norme (di deontologia professionale e rivolte a tutti i professionisti iscritti nell’Albo dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili) sono, quindi, poste in pubblica consultazione e fino al 21 aprile 2015.

Dunque, tutti i soggetti interessati sono invitati a presentare osservazioni e commenti mediante contributi da inviare alla Fondazione Nazionale dei Commercialisti al seguente indirizzo mail: consultazione@fncommercialisti.it. Al termine della consultazione, tenuto conto delle osservazioni pervenute, il CNDCEC approverà il testo definitivo.

Le principali novità sono, in taluni casi, caratterizzate dalla creazione di nuove norme e, in altri, da mere modifiche o integrazioni di norme esistenti. In linea generale, peraltro, alla luce delle modifiche legislative intervenute sull’assetto dei controlli delle srl, le Norme di comportamento sono applicabili all’organo di controllo sia nella composizione collegiale sia nella composizione monocratica (sindaco unico), in quanto compatibili. Nei commenti delle singole Norme, comunque, si dà evidenza delle soluzioni interpretative e operative che si ritengono applicabili in caso di nomina del sindaco unico.

Tra gli aspetti di maggiore interesse emerge come la Norma di comportamento 1.5, dopo l’abrogazione delle tariffe professionali, sottolinei che il sindaco, all’atto della nomina, sia tenuto a valutare se la misura del compenso proposto è idonea a remunerare professionalità, esperienza e impegno con i quali deve svolgere l’incarico, tenendo conto del rilievo pubblicistico della funzione svolta.

Tale valutazione deve essere effettuata prendendo, tra l’altro, in considerazione: l’ampiezza e la complessità dell’incarico (in relazione a natura, dimensione, anche economica, complessità, settore di attività, assetto organizzativo e altre caratteristiche della società); il documento riassuntivo delle attività espletate che il precedente collegio sindacale è invitato ad elaborare e trasmettere alla società, rendendo così più chiari l’impegno temporale richiesto per lo svolgimento dell’incarico, nonché le competenze professionali e l’esperienza necessarie.

Peraltro, la delibera di nomina può prevedere modalità di adeguamento del compenso in caso di modifica delle attività o di significativo ampliamento del perimetro aziendale.

Nei criteri applicativi della nuova Norma dedicata al “passaggio di consegne”, si precisa che i nuovi sindaci – al fine di scongiurare eventuali pregiudizi alla società e di poter procedere, nel contempo, alla corretta esecuzione dell’incarico – devono ricevere da quelli uscenti piena collaborazione sia a livello informativo, sia attraverso la messa a disposizione di tutta la documentazione atta alla migliore comprensione circa l’esistenza dei rischi inerenti, compresa la pronta consegna del libro dei verbali del collegio sindacale. Ai sindaci neonominati spetta il controllo della pregressa gestione solo nel caso di palesi irregolarità rilevabili nel corso della programmata attività di vigilanza.

 

 

4) Question time: local tax al 2016

Padoan: Local tax nel 2016, con detrazioni per legge e agevolazioni. Il progetto local tax è stato rimandato al 2016, con l’obiettivo di “non aumentare nel complesso la pressione fiscale sui contribuenti”. Lo ha detto il 4 marzo il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso del question time alla Camera.

Nel dettaglio, ha spiegato il Ministro, oltre all’unificazione dei tributi locali, la local tax ha come obiettivo “quello di garantire per l’abitazione principale la permanenza di tutte le agevolazioni IMU e TASI, ossia la fissazione di un’aliquota che consenta una minore tassazione per i possessori di tali unità immobiliari. È stata inoltre delineata la reintroduzione per legge di una detrazione per l’abitazione principale con la possibilità per il Comune di elevazione”.

Padoan ha poi sottolineato che alla fine del 2014 è stato avviato un tavolo con l’ANCI in cui sono stati affrontati i temi della riunificazione di IMU e TASI e, nell’ottica di una semplificazione fiscale, dell’introduzione di “un unico canone di concessione che racchiuda i cosiddetti tributi minori, come la tassa e il canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità, i diritti sulle pubbliche affissioni, il canone per l’autorizzazione all’installazione di mezzi pubblicitari”.

Ora, ha aggiunto, occorre proseguire il confronto secondo le linee programmatiche della local tax, che ha trovato la piena collaborazione dell’ANCI. Nell’ambito della semplificazione fiscale rientra poi la previsione dell’obbligo di predisposizione del bollettino precompilato da inviare ai contribuenti. “Tale obiettivo – ha detto il Ministro – va di pari passo con quello di prevedere nella local tax una serie di fattispecie impositive predefinite in relazione alle quali i Comuni possano stabilire aliquote diversificate”.

 

 

5) Sanzioni “a cascata” per chi non rispetta l’obbligo di POS in un disegno di legge

L’attuale D.D.L. interviene ad integrare la Legge 221/2012 che prevedeva l’obbligatorietà di dotarsi degli idonei strumenti per pagamenti superiori a 30 Euro, ma senza alcuna sanzione per la mancata installazione.

Pertanto, chi già possedeva il POS ha continuato ad utilizzarlo e solo in pochi hanno deciso di dotarsene. E la tanto sperata diffusione capillare che si auspicava il legislatore non è avvenuta.

Adesso, le associazioni di categoria mettono in evidenza i pesanti risvolti del Disegno di Legge del 22 gennaio 2015:

Per i soggetti interessati che si dotano di POS come previsto dalla legge, il diritto ad agevolazioni fiscali consistenti nella detrazione dall’imponibile reddituale del costo percentuale di ogni transazione eseguita tramite strumenti elettronici di pagamento.

Al contempo, però, ai soggetti sui quali grava l’obbligo di dotarsi di adeguati strumenti per pagamenti superiori a 30 euro e che ancora non abbiano adempiuto, è irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 500 euro, con obbligo di adeguarsi alle previsioni normative entro 30 giorni dalla notifica della sanzione.

L’irrogazione della sanzione ha luogo a seguito di segnalazione da parte del fruitore del servizio cui sia stata negata la possibilità di pagare con strumenti elettronici importi superiori a 30 euro. A tal fine, l’utente del servizio deve segnalare la violazione ai competenti uffici della Guardia di Finanza, che provvedono alle opportune verifiche e a irrogare la sanzione amministrativa, se la violazione è stata accertata. I controlli sulla dotazione di adeguati strumenti di pagamento elettronici possono scattare anche su impulso della stessa GdF.Entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento sanzionatorio, l’interessato deve comunicare all’ufficio l’avvenuto adeguamento con le modalità indicate nella sanzione.

Ancora, in caso di mancata comunicazione o se, entro i 60 giorni, il soggetto sanzionato non si dota di strumenti di pagamento elettronici secondo la normativa o non ne dà comunicazione, è irrogata a suo carico una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 1.000 euro, con ulteriori 30 giorni di tempo per conformarsi alle previsioni normative.

Infine, se, trascorso quest’ultimo termine, l’interessato non provvede a dotarsi di POS, le Fiamme Gialle possono disporre la sospensione dell’attività professionale e commerciale fino al completo adeguamento.

 

 

6) Consulta: documenti non utilizzabili nel contenzioso, tutto rimane immutato

Consulta, inammissibile la questione sull’utilizzabilità dei documenti non esibiti. In materia di accertamento delle imposte sui redditi, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 26 depositata il 3 marzo 2015, ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale della norma relativa all’utilizzabilità dei documenti non esibiti dal contribuente. La norma dispone che le notizie e i dati non addotti e gli atti non esibiti o non trasmessi agli uffici tributari non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa. La questione di legittimità era stata sollevata dalla CTP di Como in un procedimento avviato avverso l’Agenzia delle entrate; la Corte costituzionale non ha potuto entrare nel merito a causa di un errore di individuazione della norma, essendo stata sottoposta a scrutinio una disposizione diversa dall’effettivo oggetto delle censure.

SENTENZA N. 26

ANNO 2015

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Alessandro CRISCUOLO; Giudici : Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Sergio MATTARELLA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 32, quarto comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), promosso dalla Commissione tributaria provinciale di Como nel procedimento vertente tra B.A. e l’Agenzia delle entrate − Direzione provinciale di Como, con ordinanza del 25 febbraio 2014, iscritta al n. 133 del registro ordinanze 2014 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, prima serie speciale, dell’anno 2014.

Visto l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nella camera di consiglio del 28 gennaio 2015 il Giudice relatore Giancarlo Coraggio.

 

Ritenuto in fatto

  1. La Commissione tributaria provinciale di Como, con ordinanza del 25 febbraio 2014, iscritta al n. 133 del registro ordinanze 2014, sospetta della legittimità costituzionale dell’art. 32, quarto comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), deducendo la lesione degli artt. 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione.

La norma impugnata prevede: «Le notizie ed i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri ed i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa. Di ciò l’ufficio deve informare il contribuente contestualmente alla richiesta».

Il contribuente, tuttavia, nulla deduceva circa la sussistenza di causa a lui non imputabile per non avere adempiuto compiutamente alle richieste dell’ufficio, secondo quanto previsto dall’art. 32, quinto comma, del d.P.R. n. 600 del 1973, che stabilisce «Le cause di inutilizzabilità previste dal terzo comma non operano nei confronti del contribuente che depositi in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa le notizie, i dati, i documenti, i libri e i registri, dichiarando comunque contestualmente di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile».

  1. la Commissione tributaria provinciale di Como che, oltre ad essere rilevante, la questione è non manifestamente infondata.

Viene, nella specie, in rilievo il diritto alla prova, quale nucleo essenziale del diritto di azione e difesa, che l’art. 24, secondo comma, Cost., afferma essere «inviolabile», al pari degli altri diritti fondamentali.

Come affermato dalla giurisprudenza costituzionale, anche se il legislatore può determinare l’oggetto della garanzia giurisdizionale, la tutela giurisdizionale viene violata «se si nega o si limita alla parte il potere processuale di rappresentare al giudice la realtà dei fatti ad essa favorevoli, se le si nega o le si restringe il diritto di esibire i mezzi rappresentativi di quella realtà» (sentenze n. 248 del 1974 e n. 53 del 1966).

La prevista limitazione del diritto di difesa non troverebbe giustificazione neppure in esigenze di bilanciamento tra interessi costituzionalmente protetti, sia perché non sembra ravvisabile equipollenza tra buon andamento e imparzialità dell’amministrazione ed il diritto di difesa, sia per la mancanza di proporzionalità ed adeguatezza della prevista preclusione processuale rispetto al fine del buon andamento dell’amministrazione.

Deduce la rimettente che deve essere, altresì, considerato, come il rispetto degli obblighi di lealtà nei confronti dell’Amministrazione finanziaria sia già garantito da una specifica disposizione sanzionatoria contenuta nell’art. 11, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell’art. 3, comma 133, lettera q, della legge 23 dicembre 1996, n. 662).

Se la garanzia costituzionale del diritto di difesa non comporta per ciò solo la illegittimità di preclusioni o decadenze, tuttavia, nel caso di specie, preclusione e decadenza del contribuente dal diritto di esibire in giudizio i mezzi di prova, non rivestono natura propriamente processuale, poiché non si maturano all’interno del giudizio tributario, ma nella antecedente fase amministrativa di risposta al questionario inviato dall’amministrazione, quando, peraltro, il contribuente non è assistito dalla difesa tecnica, prevista dall’art. 12 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413).

Quindi l’Avvocatura dello Stato ha rilevato che la Commissione tributaria provinciale di Como non avrebbe adeguatamente motivato l’ordinanza di rimessione con riguardo alla rilevanza della questione, non avendo specificato se i documenti prodotti in giudizio fossero stati o meno oggetto di specifica richiesta da parte dell’Amministrazione.

Ricorda, quindi, come la norma impugnata vada contestualizzata nel complessivo procedimento di accertamento sulla veridicità delle dichiarazioni, in cui è previsto un sub procedimento con l’invio di un questionario, per favorire il dialogo tra le parti, al fine di escludere il contenzioso.

Infine, osserva come il rimettente non abbia attribuito rilievo alla disposizione di cui all’art. 32, quinto comma, del d.P.R. n. 600 del 1973 che opera il necessario bilanciamento tra gli interessi che vengono in rilievo.

 

Considerato in diritto

  1. La Commissione tributaria provinciale di Como, con ordinanza del 25 febbraio 2014, ha impugnato l’art. 32, quarto comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), prospettando la lesione degli artt. 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione.

Quest’ultimo articolo, al quarto comma, nel testo applicabile ratione temporis, stabilisce, per quanto qui rileva: «L’ufficio […] può, in base ad elementi e circostanze di fatto certi, determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente in relazione al contenuto induttivo di tali elementi e circostanze quando il reddito complessivo netto accertabile si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato. A tal fine, con decreto del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono stabilite le modalità in base alle quali l’ufficio può determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito in relazione agli elementi indicativi di capacità contributiva […] quando il reddito dichiarato non risulta congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta».

Con il sistema comunemente denominato “redditometro”, dunque, l’ufficio può determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente, persona fisica, non basandosi sulle singole e specifiche fonti produttive dello stesso, ma assoggettando a tassazione anche redditi di fonte sconosciuta.

Il contribuente però, ai sensi del successivo sesto comma dello stesso art. 38, sempre nel testo all’epoca vigente, può dimostrare che il maggior reddito presunto induttivamente è costituito o giustificato da redditi esenti, redditi soggetti a ritenuta a titolo d’imposta o da una diminuzione del patrimonio posseduto. Precisa inoltre la norma che «l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione».

Essa, dunque, stabilisce un collegamento fra il giudizio e il procedimento tributario e in particolare la fase istruttoria di quest’ultimo, i relativi poteri d’ufficio e i corrispondenti oneri del contribuente.

L’art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973, infatti, stabilisce: «per l’adempimento dei loro compiti gli uffici delle imposte possono», tra l’altro, «inviare ai contribuenti questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti, […] con invito a restituirli compilati e firmati» (art. 32, primo comma, numero 4).

E al riguardo si può ricordare come la circolare 9 agosto 2007, n. 49/E, dell’Agenzia delle entrate abbia dato indicazioni volte ad instaurare un contraddittorio anticipato fra l’Amministrazione e il contribuente, ancor prima della specifica disciplina poi dettata dalla novella del d.l. n. 78 del 2010.

Ciò è quanto avvenuto nella specie, poiché l’Amministrazione finanziaria ha inviato al contribuente un questionario che è rimasto senza risposta.

Dall’ordinanza, infatti, si desume che la preclusione processuale in cui è incorso il contribuente discende in realtà da quest’ultima disposizione, là dove, in particolare, la rimettente osserva a proposito della rilevanza che essa sussiste perché il comma è stato interpretato dalla giurisprudenza nel senso che la inutilizzabilità della documentazione si verifica anche in caso di omissione procedimentale meramente colposa.

Ne consegue che secondo la Commissione tributaria, almeno in caso di dolo, il quarto comma non dovrebbe essere rimosso dall’ordinamento.

Si aggiunga che il ricorrente non ha dato alcuna giustificazione del suo comportamento omissivo in sede procedimentale, cosicché un’ipotetica prospettazione della illegittimità del quinto comma nei termini suindicati avrebbe evidenziato a sua volta un problema di rilevanza.

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 32, quarto comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), sollevata, in riferimento agli artt. 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Como, con l’ordinanza indicata in epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 gennaio 2015.

Alessandro CRISCUOLO, Presidente

Giancarlo CORAGGIO, Redattore

Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 3 marzo 2015.

Il Direttore della Cancelleria

 

 

7) Jobs act: decreti attuativi in vigore

I primi due provvedimenti attuativi del Jobs act del 20 febbraio 2015, con il contratto a tutele crescenti e il nuovo ammortizzatore sociale Naspi, ottenuta la firma del presidente della Repubblica prendono la via della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 6 marzo 2015 per entrare in vigore dal giorno successivo.

La nuova Naspi prenderà il posto di Aspi e miniAspi dal 1° maggio 2015, mentre il contratto a tutele crescenti sarà operativo da subito.

 

 

8) Nel 2014 torna in positivo il mercato immobiliare italiano (+1,8%)

Nel quarto trimestre dell’anno si consolida la ripresa (+5,5%). Crescita a doppia cifra per Bologna, Genova, Roma e Firenze.

Bilancio positivo per il mercato immobiliare nel 2014 che, dopo sette anni in negativo, torna a crescere dell’1,8%. Nell’ultimo trimestre dell’anno appena trascorso, le transazioni sono cresciute del 5,5% rispetto allo stesso trimestre del 2013, chiudendo l’intero anno con un totale di 920.849 unità compravendute, contro le 904.960 del 2013.

Nel 2014 il migliore risultato è del settore commerciale (+5,7%), seguito dai settori residenziale e produttivo (+3,6%), mentre resta negativo il terziario (-4,6%). Tra le grandi città, per il mercato delle abitazioni, registrano una buona performance Bologna (+18,5%) e Genova (15%).

Sono alcuni dei dati contenuti nella Nota dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate pubblicata oggi, che analizza il trend del mercato nel quarto trimestre 2014 e fornisce una sintesi dell’intero anno.

Il trend dell’immobiliare in Italia - Analizzando i dati dell’ultimo trimestre 2014, confrontati con quelli relativi allo stesso periodo del 2013, l’incremento tendenziale del mercato delle abitazioni è pari al +7,1%, quello dei negozi segna una variazione del +14,1% e il produttivo registra un +3,1%. Pressoché stabili, infine, le compravendite del terziario (+0,3%).

Il 2014 nelle grandi città - Per il mercato delle abitazioni, crescita a doppia cifra nel 2014 per le città di Bologna (+18,5%), Genova (15%), Roma (+13,9%) e Firenze (+13,3%). Seguono Milano e Torino, che registrano rispettivamente +5% e +5,4%, e Palermo (+4%). Unica negativa tra le grandi città è Napoli, che nel 2014 perde il 3,7%, un dato però influenzato dal confronto con l’anno, il 2013, in cui è avvenuta la dismissione del patrimonio residenziale del Comune a favore degli inquilini.

Nell’ultimo trimestre dell’anno è Roma a guidare la classifica delle compravendite, con quasi il 20% di transazioni in più. Seguono Bologna (+18%), Napoli e Torino (+17,6%), Firenze (+10,2%), Milano (+3,2%) e Palermo (+1,5%).

Mutui e nuda proprietà

Crescono nel 2014 gli acquisti di abitazioni con ricorso ad un mutuo ipotecario (+12,7% rispetto al 2013). Per il 40,6% del totale degli acquisti di abitazioni l’acquirente si è rivolto alla banca, ottenendo, come capitale medio erogato, circa 119 mila euro, 3 mila euro in meno rispetto al 2013. La rata media mensile iniziale risulta in calo del 7% rispetto all’anno precedente e pari a 631 euro. Nel 2014 scendono di circa mezzo punto percentuale anche i tassi di interesse, assestandosi intorno al 3,4%, mentre rimane stabile la durata media del mutuo (22 anni).

Aumentano, infine, le compravendite di nuda proprietà (+1,5%), con una crescita più accentuata nei Comuni capoluogo rispetto ai Comuni minori.

Dove consultare i dati

La Nota trimestrale Omi relativa al periodo ottobre-dicembre 2014 può essere scaricata dal sito dell’Agenzia delle Entrate seguendo questo percorso: Documentazione > Osservatorio del Mercato Immobiliare > Pubblicazioni > Note trimestrali.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 37 del 5 marzo 2015)

 

 

9) Proroga per l’intervento dell’autorità doganale nei confronti di merci sospette

Domande di proroga per l’intervento dell’autorità doganale nei confronti di merci sospettate di violare diritti di proprietà intellettuale ai sensi del Reg (UE) n. 608/2013 e del Regolamento di applicazione UE n. 1352/2013

(Agenzia delle Dogane, nota n. 23166 del 3 marzo 2015)

 

 

10) Ticket restaurant dopo la Legge di Stabilità 2015

Esenzione fiscale dei ticket restaurant fino a 7 euro. Con la Legge di Stabilità 2015 sono, infatti, state introdotte delle novità relative ai buoni pasto corrisposti ai lavoratori e collaboratori.

Torna, quindi, di attualità la relativa disciplina fiscale di questa forma sostitutiva di erogazione del vitto nei confronti dei lavoratori interessati, in particolar modo in caso di trasferte al di fuori della sede consueta di svolgimento della prestazione.

La nuova disciplina modifica, dunque, la soglia di esenzione fiscale dei ticket restaurant riconosciuti portando il limite di non imponibilità fiscale a 7,00 euro per quelli utilizzati in forma elettronica. Rimane invece invariata la disciplina per i buoni basto cartacei restando fissa a euro 5,29.

La novità avrà effetto a decorrere dal 1 luglio 2015.

La normativa di riferimento è rintracciabile nel dettato di cui all’art. 51, comma 2, lettera c) del Tuir 917/1986 dove viene espressamente indicato che “Non concorrono a formare il reddito […] le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, o, fino all’importo complessivo giornaliero di lire 10.240 (euro 5,29), le prestazioni e le indennità sostitutive corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione.”

Lo stesso Testo Unico 917/1986 è stato novellato appunto dalla legge di Stabilità 2015, nella quale, ai commi 16 e 17 viene sancito che:

Comma 16: alla lettera c) del comma 2 dell’articolo 51 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, le parole: «di lire 10.240,» sono sostituite dalle seguenti: «di euro 5,29, aumentato a euro 7 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica».

Comma 17: La disposizione di cui al comma 16 entra in vigore il 1º luglio 2015.

Buoni pasto o ticket restaurant

Questi rappresentano un servizio sostitutivo di mensa, di importo corrispondente al valore facciale del buono. Sono documenti, emessi in forma cartacea o elettronica, che danno al possessore il diritto di ottenere, dagli esercizi convenzionati con la società di emissione dei buoni stessi, la somministrazione di alimenti e bevande e la cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo, escludendo ogni prestazione in denaro.

L’art. 5, comma 1 del DPCM 18 novembre 2005, stabilisce che i buoni pasto:

- consentono all’utilizzatore di ricevere un servizio di mensa di importo pari al valore facciale del buono pasto;

- costituiscono il documento che consente all’esercizio convenzionato di provare l’avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione;

- sono utilizzati, durante la giornata lavorativa anche se festiva o domenicale, esclusivamente dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno e parziale, anche qualora l’orario di lavoro non preveda una pausa per il pasto, nonché dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato;

- non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro;

- sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore facciale.

I ticket restaurant devono riportare o permettere di identificare:

- il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro;

- la ragione fiscale e il codice fiscale della società di emissione;

- il valore (facciale) espresso in valuta corrente;

- il termine temporale di utilizzo;

- lo spazio riservato per l’apposizione della data di utilizzo, della firma dell’utilizzatore e del timbro dell’esercizio convenzionato presso il quale il buono pasto viene utilizzato;

- la dicitura “il buono pasto non è cumulabile, né cedibile, né commerciabile, né convertibile in denaro; può essere utilizzato sole se datato e sottoscritto dall’utilizzatore”.

Se predisposto invece su supporto elettronico (card o badge):

- la somministrazione di alimenti e bevande avviene previo rilascio di badge appositamente codificato con i dati anagrafici dei dipendenti;

- le informazioni registrate sul badge consentono di fruire di una sola prestazione giornaliera, secondo le modalità previste dalla legge o dal contratto di lavoro;

- il badge impedisce utilizzi impropri o fraudolenti, quali la corresponsione di denaro o di beni o prestazioni diverse da quelle stabilite nel contratto;

- le card non sono assimilabili ai ticket restaurant, ma sono parificate al sistema di mensa aziendale “diffusa” in quanto il dipendente può rivolgersi ai diversi esercizi convenzionati (Risoluzione 63/E del 17 maggio 2005);

- gli appositi terminali installati presso gli esercizi convenzionati, possono identificare chi siano gli utilizzatori e quando gli stessi fruiscano del servizio;

non è permesso posticipare la fruizione della prestazione in caso di mancato utilizzo (in caso di mancato utilizzo nei giorni di lavoro ne fa venir meno il diritto).

Per quanto riguarda invece la disciplina fiscale, i buoni pasto non generano materia imponibile in capo ai percettori, entro il limite massimo di 5,29 euro (o 7,00 euro per quelli elettronici) e solo l’eventuale maggiore valore sarà pertanto assoggettato a tassazione e contribuzione.

L’Amministrazione Finanziaria, mutando i propri precedenti orientamenti, ha sostenuto che quanto riconosciuto tramite i buoni pasto (cartaceo od elettronico) è equiparabile ad un compenso corrisposto in denaro e non in natura (risoluzione n. 26/E del 29 marzo 2010).

Inoltre, l’Agenzia delle Entrate, con propria la risoluzione n. 118/E del 30 ottobre 2006, ha precisato che il beneficio di cui all’art. 51, comma 2, lettera c), del Tuir 917/1986 spetta anche ai lavoratori subordinati a tempo parziale, nel caso in cui la modulazione dell’orario di lavoro non preveda il diritto alla pausa pranzo, e per contro riconosca il diritto alla fruizione di buoni pasto.

Infine, l’Amministrazione Finanziaria, con la circolare 23 dicembre 1997 n. 326/E e con la circolare 16 luglio 1998 n. 188/E, ha sancito che, per poter fruire della detassazione, i buoni pasto devono necessariamente essere rivolti alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di essi. Per categorie omogenee non devono intendersi solo quelle previste dal codice civile (dirigenti, operai, ecc.), ma anche tutti i dipendenti di un certo tipo, ad esempio tutti i lavoratori con una certa qualifica o di un certo livello.

Sulla base di quanto disposto ai fini tributari con l’art. 51, comma 2, lett. c) del Tuir 917/1986, nel caso in cui il lavoratore si rechi in trasferta il riconoscimento del ticket restaurant, in aggiunta a quanto rimborsato dal datore a titolo di vitto comporterà due possibili conseguenze:

- la riduzione della franchigia di imposta relativa all’indennità di trasferta rispetto ai valori massimi di esenzione di euro 46,48 o di euro 77,47;

- l’integrale assoggettamento a tassazione (e contribuzione) del ticket restaurant riconosciuto.

Tale principio risulta oltremodo valido nel caso in cui siano riconosciuti rimborsi spese analitici, forfettari o misti ricomprendenti il vitto sostenuto dal lavoratore in occasione della sua missione.

 

Vincenzo D’Andò