I casi di detrazione IVA: rassegna mensile di giurisprudenza

Premessa

Proseguiamo nella illustrazione di sentenze di legittimità e di merito che affrontano temi inerenti la detrazione dell’Iva.

Segnaliamo tra tutte quella della Corte di Giustizia Cee, causa C-18/13, in merito alla detraibilità dell’Iva anche se la fattura è emessa da un soggetto diverso dal vero fornitore, nonché le due sentenze di legittimità che trattano il problema della detrazione su ristrutturazione di immobili in comodato.

 

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La detraibilità dell’Iva sugli acconti di prestazioni

E’ illegittima la rettifica della detrazione dell’IVA operata con riferimento alle fatture emesse dal proprietario per il pagamento di canoni di locazione anticipati che, non potendo avere natura di deposito cauzionale essendo prevista contrattualmente quale garanzia una polizza fideiussoria, hanno reale natura di corrispettivo in quanto vengono gradualmente dedotti da ciascun canone mensile dovuto (Nel caso di specie, la contribuente risultava destinataria per l’anno d’imposta 2005 di un avviso di rettifica ai fini IVA emesso a seguito della rettifica della detrazione operata con riferimento a fatture ricevute per il pagamento di canoni di locazione anticipati. In particolare l’ente impositore disconosceva la loro natura di corrispettivo, cercando di ricondurli ad un deposito cauzionale, come tale non assoggettabile ad IVA. Tuttavia lo stesso ente impositore non aveva adeguatamente considerato che quale garanzia contrattuale era prevista la presentazione di una polizza fideiussoria e pertanto i predetti canoni anticipati non potevano che avere natura di corrispettivo, da dedursi mensilmente dall’importo dei canoni pattuiti).

(Commissione Tributaria Regionale Lazio, sezione Roma I, sentenza n. 513/2013)

 

 L’antieconomicità non serve, da sola, a negare la detrazione

Non è consentito all’Amministrazione di rideterminare il valore delle prestazioni e dei servizi acquistati dall’imprenditore escludendo il diritto a detrazione per le ipotesi in cui il valore dei beni e servizi sia ritenuto antieconomico e dunque diverso da quello da considerare normale o comunque sia tale da produrre un risultato antieconomico. Tuttavia, in applicazione del principio dell’abuso del diritto, l’Amministrazione finanziaria può dedurre l’antieconomicità quale indizio di non verità della fattura, nel senso di non verità dell’operazione, oppure di non verità del prezzo o, ancora, di non esistenza dell’inerenza e cioè della destinazione del bene o del servizio acquistati ad essere utilizzati per operazioni assoggettate ad IVA.

(Cassazione, sezione V civile, sentenza 22132/13)

 

 La risoluzione del contratto non determina l’inesistenza della originaria operazione

La mera regolarità formale dei documenti contabili non è sufficiente a fondare il diritto alla detrazione od al rimborso dell’IVA fatturata, che richiede pur sempre che alla rappresentazione documentale corrisponda l’esistenza di una reale operazione economica anche se eventualmente parzialmente divergente da quella rappresentata in fattura, con la conseguenza che, se eventi quali il mancato adempimento della prestazione dedotta in contratto o la risoluzione per inadempimento dello stesso non consentono di qualificare l’operazione come inesistente a fini fiscali e dunque di escludere per ciò stesso il diritto alla detrazione/rimborso dell’imposta assolta con la fattura, tale diritto può invece essere efficacemente contestato laddove attraverso l’esame della volontà negoziale delle parti ed in relazione agli elementi fattuali inerenti alla fase della stipula e dell’esecuzione dell’accordo, emerga la natura elusiva dell’operazione (simulazione assoluta) o l’intento fraudolento delle parti in quanto diretto a dissimulare un’operazione soggettivamente od oggettivamente inesistente.

(Cassazione, sezione V civile, sentenza 24920/13)

 

 Detrazione iva possibile anche se il prezzo non è stato pagato

L’amministrazione finanziaria non può disconoscere il diritto al…

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