Diario quotidiano del 27 febbraio 2015: le novità per il recupero dell’IVA sui crediti inesigibili

Pubblicato il 27 febbraio 2015



Decreto Legge esenzione IMU; avviso bonario stoppa il ravvedimento operoso; si deduce per competenza l’imposta sostitutiva sui finanziamenti; ok alla nota di variazione per il credito irrecuperabile; giudizio di appello: vanno bene i documenti depositati; sconto artigiani 2014: pubblicato il decreto che recepisce la determina INAIL; nuove tariffe per i diritti camerali: pubblicato il decreto nella Gazzetta; arriva la sanatoria per co.co.pro. e partite Iva

 Indice:

 1) Decreto Legge esenzione IMU

 2) L’avviso bonario stoppa il ravvedimento operoso

 3) Si deduce per competenza l’imposta sostitutiva sui finanziamenti

 4) Ok alla nota di variazione per il credito irrecuperabile nel caso di procedure concorsuali?

 5) Giudizio di appello: vanno bene i documenti depositati

6) Sconto artigiani 2014: pubblicato il decreto che recepisce la determina INAIL

 7) Nuove tariffe per i diritti camerali: pubblicato il decreto nella Gazzetta

 8) Arriva la sanatoria per co.co.pro. e partite iva

 

 

1) Decreto Legge esenzione IMU

Nella seduta pomeridiana del 25 febbraio 2015, il Senato ha approvato con modifiche, con 132 voti favorevoli, 83 contrari e 2 astenuti, il ddl n. 1749, di conversione del Decreto Legge n. 4 del 24 gennaio 2015, in materia di esenzione IMU. Il provvedimento passa all’esame dell'altro ramo del Parlamento.

L'Assemblea ha approvato, con modifiche, il ddl n. 1749, conversione in legge del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 4, recante misure urgenti in materia di esenzione IMU. Il testo passa alla Camera.

L'articolo 1, comma 1, dispone che a decorrere dall'anno 2015 l'esenzione dall'IMU si applica: ai terreni agricoli e a quelli incolti ubicati nei comuni classificati totalmente montani; ai terreni agricoli e a quelli incolti posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani.

Il comma 2 prevede che l'esenzione si applichi anche nel caso di concessione dei terreni in comodato o in affitto a coltivatori diretti e a imprenditori agricoli professionali, iscritti alla previdenza agricola. Il comma 3 dispone che i criteri di definizione di esenzione siano applicabili anche all'anno di imposta 2014. Il comma 4 stabilisce che non è comunque dovuta l'IMU per il 2014 sui terreni definiti esenti in virtù del decreto ministeriale del 28 novembre 2014. Inoltre, sono esenti soltanto per il 2014 i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile che non ricadono in zone montane o collinari. Un decreto governativo stabilirà le modalità per la compensazione del minor gettito in favore dei comuni. Il comma 5 differisce al 10 febbraio 2015 il versamento dell'imposta complessivamente dovuta per l'anno 2014. I commi successivi disciplinano le variazioni compensative e i rimborsi per i comuni. L'articolo 2 reca disposizioni volte alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'articolo 1, nonché all'abrogazione di alcune disposizioni in materia di IRAP per i produttori agricoli.

Nella seduta antimeridiana il relatore, sen. Fornaro (PD), ha riferito sul lavoro svolto in sede referente e sulle modifiche proposte dalla Commissione. La discussione generale si è conclusa con gli interventi dei sen. D'Alì (FI-PdL) e Teresa Bertuzzi (PD).

Le opposizioni hanno ricordato il ritardo, la confusione e gli errori che hanno segnato l'iter del decreto ministeriale sull'IMU agricola del 28 novembre scorso; hanno criticato la scelta di basare l'esenzione sul criterio dell'altimetria e hanno lamentato il mancato coinvolgimento della Commissione agricoltura nel lavoro in sede referente. Forza Italia, M5S, LN e SEL sono favorevoli ad una totale esenzione dell'IMU sui terreni agricoli: per fare cassa e finanziare l'iniquo bonus degli 80 euro, il Governo vessa invece gli agricoltori, tassa la proprietà prescindendo dalla redditività, penalizza un settore che dà un contributo fondamentale all'economia, alla manutenzione del territorio e alla prevenzione del dissesto idrogeologico. Il provvedimento è iniquo e le coperture per gli emendamenti migliorativi attingono a risorse già assegnate all'agricoltura.

In replica, il relatore Fornaro (PD) ha ricordato che entro il 2016 l'intera tassazione sugli immobili sarà ridefinita con l'introduzione della local tax. Ha riconosciuto la fondatezza di alcuni rilievi: dal parametro dell'altimetria alla questione irrisolta del declassamento. Ha proposto infine un'indagine conoscitiva per approfondire il tema della fiscalità in agricoltura.

L'Assemblea ha approvato gli emendamenti della Commissione. L'1.26 (testo 2) ricomprende nell'esenzione i terreni agricoli delle isole minori. L'1.1000 prevede la detrazione di 200 euro per i terreni di collina svantaggiati e attribuisce ai comuni, a ristoro del minor gettito, un contributo di 15,35 milioni di euro. L'1.45 (testo 2) estende agli anni successivi al 2014 l'esenzione per i terreni a destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile. L'1.101 prevede che non si applicano sanzioni e interessi nel caso in cui il versamento dell'imposta dovuta per il 2014 sia effettuato entro il 31 marzo del 2015. L'1.102 (testo2) prevede il diritto al rimborso o alla compensazione per i versamenti non dovuti effettuati dai contribuenti. L'1.108 (testo 2) prevede che il Ministero dell'economia provveda ad una verifica, entro il 30 settembre, del reale gettito dei comuni per l'anno 2014 ai fini delle variazioni compensative. L'1.104 riguarda la provincia di Trento mentre l'1.107 riguarda l'applicazione dell'Imi nella provincia di Bolzano. L'1.0.100 proroga al 15 dicembre 2015 la sospensione di adempimenti e versamenti di tributi nell'isola di Lampedusa. L'x1.1 proroga i termini per l'esercizio della delega in materia di revisione del sistema fiscale. Dopo un vivace dibattito, sono stati respinti gli emendamenti 1.1 del sen. D'Alì (FI-PdL), identico all'1.200, a prima firma della sen. De Petris (SEL), volti ad esentare, dal 2015, i terreni agricoli dal pagamento dell'IMU, e l'1.37, a prima firma del sen. Stefano (SEL), volto a estendere l'esenzione, per il 2015, ai terreni dei comuni danneggiati da calamità naturali.

Nelle dichiarazioni di voto finale, hanno annunciato voto favorevole i sen. Fravezzi (Aut), Federica Chiavaroli (NCD-UDC), Gianluca Rossi (PD). Hanno annunciato voto contrario i sen. Ruvolo (FI-PdL), Raffaela Bellot (LN), Stefano (SEL), Laura Bottici (M5S) e D'Alì (FI-PdL).

(La seduta è terminata alle ore 21:57 )

 

 

2) L’avviso bonario stoppa il ravvedimento operoso

Stop al ravvedimento delle somme non versate se nel frattempo arriva l’avviso bonario.

Lo ha precisato il Ministero dell’Economia e delle Finanze nel corso del question time che si è svolto in Parlamento il 25 febbraio 2015. Gli esiti dei controlli automatizzati e formali rappresentano un ostacolo alla possibilità di avvalersi del ravvedimento, con la conseguente possibilità di sanare soltanto eventuali altre violazioni non contestate negli atti notificati. Restano salvi, tuttavia, gli effetti del ravvedimento eseguito in precedenza, pertanto la notifica di un atto di liquidazione o di accertamento intervenuta successivamente non pregiudica la regolarizzazione già eseguita.

Dunque, il controllo formale o automatizzato non preclude in toto il ravvedimento del contribuente. Quest’ultimo avrà sempre la possibilità di regolarizzare spontaneamente altre violazioni che non siano state contestate con la procedura di liquidazione. Allo stesso modo, le correzioni volontarie del contribuente non impediscono all’Agenzia delle entrate di evidenziare altre irregolarità, non interessate dal ravvedimento. Il governo ribadisce anche che non è possibile rateizzare le somme dovute a titolo di ravvedimento. «L’istituto si perfeziona nel momento esatto in cui il contribuente esegue il pagamento del tributo, della sanzione ridotta e degli interessi, la regolarizzazione pertanto non avviene gradualmente nel tempo (come sarebbe in ipotesi di rateizzazione), ma è invece istantanea». Nel question time si chiedeva al ministero quali iniziative intendesse intraprendere per evitare che un avviso bonario impedisse tout court il nuovo ravvedimento «senza limiti» previsto dai commi 634-637 della recente legge di stabilità 2015. Ma né dalla normativa né dalla prassi «è possibile estrapolare una lettura per cui la notifica degli atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni recante le somme dovute ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del dpr n. 600/1973, sia causa ostativa rispetto al procedimento di ravvedimento operoso, così come paventato dall'onorevole interrogante». Resta fermo che eventuali attività di controllo successive non fanno venir meno gli effetti del ravvedimento, se questo è stato correttamente eseguito in precedenza.

Bollo auto storiche

I veicoli storici ultra-ventennali devono pagare la tassa automobilistica, fino al compimento dei 30 anni dall'immatricolazione. Le regioni non possono prevedere o mantenere in vigore esenzioni che non sono previste dalla legislazione statale. Ciò in quanto il bollo è un tributo regionale derivato (dalla legge statale, appunto) e non un tributo proprio, in linea con quanto affermato dalla Corte costituzionale. Questa la risposta del governo all'interrogazione dei deputati Maurizio Bernardo e Alessandro Pagano, entrambi del Ncd. Resta quindi pienamente in vigore la stretta sul bollo delle auto di interesse storico sancita dalla legge n. 190/2014.

Certificazione unica

Il modello CU 2015 deve essere inviato telematicamente al fisco solo se i sostituti d’imposta hanno erogato nel 2014 ai lavoratori redditi imponibili. Se in aggiunta il datore di lavoro ha pagato ad altri percipienti esclusivamente redditi esenti, per questi ultimi potrà scegliere se inviare o meno la certificazione. La CU serve infatti per alimentare il database dal quale l’Agenzia delle entrate estrarrà i dati necessari all’elaborazione del 730 precompilato. Poiché i redditi esenti non vanno in dichiarazione «le certificazioni uniche contenenti esclusivamente tali tipologie reddituali possono non essere inviate all’Agenzia, come riportato nel comunicato stampa del 12 febbraio 2015». Il quesito era stato posto da Daniele Pesco e Carla Ruocco del Movimento 5 Stelle.

Tassazione e-cig

Con un'altra interrogazione Filippo Busin (Lega Nord) chiedeva al governo provvedimenti volti a equiparare il trattamento fiscale delle sigarette elettroniche con liquido da inalazione e quello gravante sul tabacco da inalazione senza combustione. L’esecutivo, tuttavia, risponde che «si tratta di prodotti tra loro molto differenti e per i quali la procedura tecnica di misurazione non può essere raffrontata». Si ricorda che con il provvedimento n. 394/2015 l’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha fissato a 0,37344 euro/millilitro l'imposta applicabile al consumo delle e-cig. La determinazione tiene conto del fatto che i liquidi non si autoconsumano, mentre «sia le sigarette tradizionali sia i prodotti del tabacco da inalazione si consumano anche in assenza di aspirazione», aggiunge il sottosegretario.

Fisco, sì all’uso di dati rubati

Sdoganato l’utilizzo negli accertamenti fiscali di dati che arrivano da liste rubate come la lista Falciani e non solo. Voluntary disclosure possibile per chi, rientrante nella lista Falciani, non ha subito accessi, ispezioni, verifiche o accertamento amministrativo o procedimento penale. In questo caso infatti scatta una causa ostativa che impedisce la regolarizzazione attraverso la collaborazione volontaria.

È questa la risposta fornita dal sottosegretario al Ministero dell’Economia all’interrogazione parlamentare del 25 febbraio 2015 in commissione finanze della camera. L’interrogazione, infatti, conferma i contenuti del documento del relatore, il prossimo 15 aprile, davanti le sezioni unite della Corte di cassazione, sull’utilizzabilità o meno per gli accertamenti fiscali dei dati acquisiti irritualmente. Il giudice relatore ha riconosciuto infatti la fondatezza della richiesta dell’amministrazione finanziaria di poter accertare la posizione del contribuente con tutti i dati conosciuti e comunque in suo possesso indipendentemente dalla provenienza.

La decisione delle sezioni unite che, con ogni probabilità, confermeranno la posizione del giudice relatore, sono destinate a mettere un punto sulla questione che ha visto divisa la giurisprudenza sia di merito sia di legittimità sull’utilizzabilità delle prove irritualmente raccolte, con una portata che va oltre l’elenco dei nomi contenuti nella lista Falciani.

 

 

3) Si deduce per competenza l’imposta sostitutiva sui finanziamenti

L’imposta sostitutiva sui finanziamenti è deducibile per competenza, difatti per effetto della traslazione economica dell’imposta, non opera l’art. 99 del TUIR.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3770 del 25 febbraio 2015, ha stabilito che il costo sostenuto dal contribuente in virtù di un finanziamento e rappresentato dalla traslazione economica dell’imposta sostitutiva di cui all’art. 17 del DPR 601/73 non deve essere qualificato come imposta, ma come parte del corrispettivo del finanziamento, come tale deducibile secondo il criterio di competenza ex art. 108 comma 3 del TUIR, ovvero nei limiti della quota imputabile a ciascun esercizio. Non opera, invece, la regola di deducibilità per cassa prevista dall’art. 99 del TUIR.

Nel caso di specie, la società ricorrente ha ottenuto, nel 2001, due finanziamenti con l’obbligo contrattuale di rimborsare all’ente mutuante quanto da questo dovuto all’Amministrazione finanziaria ai sensi dell’art. 17 del DPR 601/73. Tale norma, come modificata dall’art. 12, comma 4, lett. b) del D.L. 23 dicembre 2013 n. 145 convertito, dispone che gli enti che effettuano operazioni di credito a medio e lungo termine, nonché altre operazioni di credito, a seguito di specifica opzione, possono corrispondere, in luogo delle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e delle tasse sulle concessioni governative, un’imposta sostitutiva.

La società ha quindi considerato tali oneri come pluriennali, assoggettati ad ammortamento per quote annuali, sulla base della considerazione che si trattasse di un caso di traslazione dell’imposta, in sostanza divenuta parte del corrispettivo dovuto per il finanziamento, con conseguente inapplicabilità della regola di deducibilità per cassa prevista dall’art. 99 del TUIR.

Peraltro, il citato art. 99, nel disciplinare gli “oneri fiscali e contributivi”, prevede, al comma 1, che le imposte sui redditi e quelle per le quali è prevista la rivalsa, anche facoltativa, non sono ammesse in deduzione mentre “le altre imposte sono deducibili nell’esercizio in cui avviene il pagamento”.

Accogliendo il ricorso della società contribuente, la Corte di Cassazione ha stabilito che, nel caso di specie, l’art. 99 del TUIR non trova applicazione posto che le somme corrisposte dalla ricorrente all’istituto mutuante non sono qualificabili come “oneri fiscali”.

L’obbligazione tributaria rimane a carico del mutuante: La previsione della suddetta clausola contrattuale, nell’ambito del finanziamento, non implica la corresponsione dell’imposta in parola, nei confronti dall’Amministrazione finanziaria, da parte di un soggetto diverso rispetto a quello su cui grava l’obbligazione ex art. 17 del DPR 601/73, bensì configura una mera traslazione convenzionale del corrispondente carico d’imposta e si esaurisce in un incremento dei proventi del mutuante in misura pari alla somma da versare all’Amministrazione finanziaria.

Si è, pertanto, in presenza, spiega ancora la Suprema Corte, di una pattuizione di carattere privatistico che non incide sul rapporto pubblicistico tra contribuente e fisco, con la conseguenza che restano a carico del mutuante gli obblighi di versamento dell’imposta e di dichiarazione del maggior reddito derivante dal rimborso del versamento, con conseguente obbligo di assolvimento delle ulteriori imposte dovuto su tale maggior reddito.

Per effetto della qualifica degli oneri in esame quali costi pluriennali, la Corte di Cassazione ritiene dunque applicabile l’ordinario regime di deducibilità stabilito dall’art. 108 comma 3 del TUIR, in base al quale le “altre spese relative a più esercizi”, diverse da quelle elencate nei commi precedenti, sono deducibili “nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio”.

 

 

4) Ok alla nota di variazione per il credito irrecuperabile nel caso di procedure concorsuali?

Nel caso di procedure concorsuali se il credito è irrecuperabile é possibile emettere la nota di variazione. Lo sostiene la nota di comportamento n. 192 dell’Associazione italiana dottori commercialisti che interviene sull’allineamento dell'Iva dovuta al corrispettivo effettivamente corrisposto dal cliente. Il documento fornisce un’interpretazione in chiave europea delle norme nazionali che regolano l’emissione della nota di credito in caso di non pagamento, totale o parziale, dell’ammontare della cessione o della prestazione effettuata. Viene stabilito che il fornitore ha diritto di emettere una nota di credito nel momento in cui l’ammontare originariamente addebitato in fattura si manifesti, in tutto o in parte, non recuperabile e, quindi, anche prima della conclusione della procedura cui il cliente sia assoggettato.

Note di variazione IVA: momento di emissione in caso di procedure concorsuali

Nel caso di procedure concorsuali, il fornitore ha diritto di emettere una nota di credito ai sensi dell’art. 26, comma 2, del D.P.R. 633/1972, nel momento in cui l’ammontare originariamente addebitato in fattura si manifesta, in tutto o in parte, non recuperabile e, quindi, anche prima della conclusione della procedura. L’emissione della nota di variazione, ai fini IVA, può coincidere temporalmente con la rilevazione della perdita ai fini delle imposte dirette, secondo i parametri fissati dall’art. 101, comma 5, TUIR.

L’art. 26, comma 2, D.P.R. n. 633/1972, consente l’emissione delle note di variazione in diminuzione degli importi fatturati qualora, successivamente all’emissione e registrazione della fattura, si verifichi il mancato pagamento, in tutto o in parte, delle somme addebitate, a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose.

Tale norma costituisce il recepimento interno di due disposizioni della normativa comunitaria, sia pure con alcune discrepanze:

 

Normativa UE

-   emissione facoltativa della nota di variazione in diminuzione

-   la regola è l’obbligo di ridurre la base imponibile

-   rettifica obbligatoria della detrazione da parte del cessionario o del   committente

-   rettifica facoltativa della detrazione da parte del cessionario o del   committente

-   rettifica facoltativa circoscritta alle ipotesi in cui il mancato pagamento   derivi da procedure concorsuali o procedure esecutive rimaste infruttuose

-   riferimento generico ad operazioni totalmente o parzialmente non pagate

Quanto al momento di emissione della nota di variazione, le disposizioni comunitarie precisano che la rettifica deve essere eseguita “in caso di annullamento, recesso, risoluzione, non pagamento totale o parziale o riduzione di prezzo” e “quando, successivamente alla dichiarazione dell'IVA, sono mutati gli elementi presi in considerazione per determinare l'importo delle detrazioni”.

Il riferimento temporale è, dunque, determinato dall’insorgenza di un accadimento che estingue totalmente o parzialmente il fatto generatore, ovvero l’originaria operazione economica.

In assenza di specifiche indicazioni nell’ambito dell’art. 26, comma 2, del decreto IVA - rileva la Norma di comportamento n. 192 dell’Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili - il momento nel quale emettere la nota di variazione deve essere individuato in coerenza con le indicazioni delle norme comunitarie e, quindi, in concomitanza temporale all’accadimento che genera la variazione, ovvero in un momento temporalmente coincidente con l’accertamento della irrecuperabilità del credito.

Ciò è, peraltro, coerente con quanto riconosciuto dall’Amministrazione finanziaria ai fini delle imposte sul reddito: l’interpretazione dell’art. 26, comma 2, con riferimento ai principi comunitari consente quindi l’allineamento del momento di emissione della nota di variazione ai fini IVA con la rilevazione della perdita ai fini delle imposte dirette, determinando la precisa quantificazione della perdita per il solo imponibile, al netto dell’IVA addebitata in fattura.

D’altronde, una diversa interpretazione, che posticipi l’emissione della nota di credito dopo la chiusura della procedura concorsuale, genererebbe uno squilibrio del principio di neutralità, considerato che l’Amministrazione non può più insinuarsi come creditore al passivo fallimentare, essendo la procedura conclusa.

Si determina, così, la rinuncia al recupero dell’imposta da parte dell’Erario che comporta un doppio riconoscimento del credito IVA, a danno degli interessi erariali:

- una prima volta, a favore del cliente con l’esercizio della detrazione, nel momento di registrazione della fattura

- una seconda volta, all’atto del recupero dell’imposta da parte del fornitore non soddisfatto dal riparto.

 

 

5) Giudizio di appello: vanno bene i documenti depositati

Sono utilizzabili in appello i documenti depositati tardivamente in primo grado, ove risultino acquisiti al fascicolo processuale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3661 del 24 febbraio 2015.

Dunque, i documenti tardivamente depositati nel giudizio di primo grado vanno esaminati nel giudizio di appello, ove acquisiti al fascicolo processuale. Si devono infatti ritenere comunque prodotti in grado di appello ed esaminabili da tale giudice, in quanto prodotti entro il termine perentorio di venti giorni liberi prima della trattazione della causa, sancito dall’art. 32, comma 1, D.Lgs. n. 546/1992, applicabile anche al giudizio di appello.

 

 

6) Sconto artigiani 2014: pubblicato il decreto che recepisce la determina INAIL

È stato pubblicato ieri, nella sezione Pubblicità Legale del sito www.lavoro.gov.it, il Decreto del Ministro del Lavoro di concerto con il MEF del 18 dicembre 2014 che recepisce la determina del Presidente INAIL relativa alla riduzione spettante alle imprese artigiane, ai sensi della Legge n. 296/2006. Tale misura, per l’anno 2014, è stabilita nel 7,99% del premio assicurativo dovuto.

Dichiarazione delle retribuzioni all’INAIL entro il 2 marzo 2015

L’INAIL, con la circolare n. 33 del 25 febbraio 2015, ha ricordato che con determina presidenziale n. 330 del 6 novembre 2014, approvata con Decreto Interministeriale del 9 febbraio 2015, il termine per la presentazione all’Istituto delle denunce retributive annuali di cui all'art. 28, comma 4, del D.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124, è fissato al 28 febbraio di ogni anno e in caso di anno bisestile al 29 febbraio.

Resta invariato:

- il termine del 16 febbraio per il versamento in unica soluzione dei premi di autoliquidazione e per il versamento della prima rata, nel caso in cui il datore di lavoro si avvalga della facoltà di pagare il premio in quattro rate;

- il termine entro cui devono essere presentate le dichiarazioni delle retribuzioni in caso di cessazione di tutte le attività assicurate nel corso dell'anno, fissato al 16 del secondo mese successivo alla cessazione stessa, contestualmente all'autoliquidazione del premio.

Il termine del 28 febbraio si applica dal corrente anno 2015, pertanto, le dichiarazioni delle retribuzioni corrisposte nel 2014 devono essere presentate entro il 2 marzo 2015, in quanto il 28 febbraio cade di sabato ed il termine è quindi prorogato al primo giorno lavorativo successivo.

Le dichiarazioni devono essere trasmesse esclusivamente con modalità telematiche utilizzando i servizi Alpi online e Invio telematico dichiarazione salari nonché Autoliquidazione infortuni per il settore navigazione.

 

 

7) Nuove tariffe per i diritti camerali: pubblicato il decreto nella Gazzetta

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 44 del 23 febbraio 2015 il decreto interministeriale che stabilisce le nuove tariffe, a decorre dal 1° gennaio 2015 dei diritti annuali dovuti alle Camere di Commercio.

Tenendo conto della perdurante difficile situazione congiunturale e della disponibilità del sistema camerale di farsi carico della conseguente differenza fra fabbisogno e gettito previsto per diritto annuale, viene confermata dunque la riduzione del 35% degli importi da pagare a ogni singola camera di commercio da ogni impresa iscritta o annotata nel Registro e da ogni soggetto iscritto nel Repertorio delle notizie economiche e amministrative (REA), anche per le loro sedi secondarie ed unità locali, sia con riferimento alle misure fisse, minime e massime, alle fasce e alle aliquote di fatturato.

Quindi a partire dal 1° gennaio 2015, gli importi dovuti sono:

per le imprese individuali iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese l’importo è di euro 57,20; in caso di unità locale occorre versare 11,44 euro;

per le imprese individuali iscritte nella sezione ordinaria del registro delle imprese l’importo è di euro 130, mentre in caso di unità locale occorre versare 26 euro.

Le imprese tenute al versamento del diritto annuale commisurato al fatturato dovranno applicare al fatturato 2014, le aliquote definite con il decreto interministeriale 21 aprile 2011, gli importi complessivi così determinati, dovranno essere ridotti del 35% e successivamente arrotondati.

 

 

8) Arriva la sanatoria per co.co.pro. e partite iva

L’art. 48 dello schema di Decreto Legislativo in materia di revisione delle tipologie contrattuali, approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 20 febbraio 2015, prevede una sanatoria per i datori di lavoro che assumeranno con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, entro il 31 dicembre 2015, collaboratori coordinati e continuativi anche a progetto e titolari di partita IVA.

L’assunzione a tempo indeterminato dei suddetti soggetti, comporterà l'estinzione delle violazioni previste dalle disposizioni in materia di obblighi contributivi, assicurativi e fiscali connessi all'eventuale erronea qualificazione del rapporto di lavoro pregresso, salve le violazioni già accertate prima dell’assunzione a patto che:

- i lavoratori interessati alle assunzioni sottoscrivano, con riferimento a tutte le possibili pretese riguardanti la qualificazione del pregresso rapporto di lavoro, atti di conciliazione in una delle sedi di cui all’articolo 2113, comma 4, del codice civile, e all’articolo 76 del D.Lgs. n. 276 del 2003;

- nei dodici mesi successivi alle assunzioni, i datori di lavoro non recedano dal rapporto di lavoro, salvo che per giusta causa ovvero per giustificato motivo soggettivo.

 

Vincenzo D’Andò