Diario quotidiano del 24 febbraio 2015: 730 precompilato e problematiche privacy

Pubblicato il 24 febbraio 2015



modello 730 precompilato: più obblighi privacy per Caf e sostituti; liberalizzazioni per Rc auto e notai; OK del Governo per i primi due decreti attuativi del Jobs act; fattura elettronica per i concessionari dei giochi pubblici; tirocinio professionale con il contratto di apprendista; studi di settore: solo gravi incongruenze giustificano l'accertamento fiscale; split payment: semplificazioni per i rimborsi IVA da effettuarsi in via prioritaria; patrimonio mobiliare nel modello ISEE 2015

 

 Indice:

 1) Modello 730 precompilato: più obblighi privacy per Caf e sostituti

 2) Liberalizzazioni per Rc auto e notai

 3) E’ ok del governo per i primi due decreti attuativi del Jobs act

 4) Fattura elettronica per i concessionari dei giochi pubblici: ecco il codice unifico del Mef

 5) Tirocinio professionale con il contratto di apprendista

6) Studi di settore: solo gravi incongruenze giustificano l’accertamento fiscale

 7) Pubblicato il Decreto del Mef di modifica dello split payment: semplificazioni per i rimborsi IVA da   effettuarsi in via prioritaria

 8) Patrimonio mobiliare nel modello ISEE 2015

 

 

 1) Modello 730 precompilato: più obblighi privacy per Caf e sostituti

Il 20 febbraio 2015 il Garante della privacy ha dato il via libera allo schema di provvedimento per l’accesso al 730 precompilato da parte dei soggetti delegati.

I Caf, i sostituti d’imposta e gli intermediari abilitati dovranno trasmettere alle Entrate un elenco dei contribuenti per i quali hanno acquisito la delega a scaricare la dichiarazione e dovranno indicare oltre al codice fiscale anche i dati del reddito complessivo e dell’importo a debito o a credito risultante dal modello dell’anno precedente, il numero e la data della delega, la tipologia e il numero del documento di identità del contribuente. Ma non solo. Dovranno istituire un registro cronologico delle deleghe, nominare uno o più responsabili per la loro gestione e rispondere via pec entro 48 ore alla richiesta di documentazione in caso di controlli a campione delle Entrate. Il 10 novembre è il termine ultimo per richiedere l’accesso al 730 precompilato.

Modalità di accesso

Per poter accedere ad una o più dichiarazioni precompilate, sostituti di imposta, CAF e professionisti, oltre che della delega, dovranno essere in possesso del codice fiscale e di altre informazioni: il reddito complessivo dell’anno precedente; l’importo indicato nel rigo relativo alla differenza di reddito rispetto all’anno precedente; il numero e la data della delega; il numero e il tipo di documento di identità del contribuente delegante. Sostituti di imposta, CAF e professionisti potranno visualizzare esclusivamente le dichiarazioni precompilate richieste.

I documenti di delega acquisiti, compresi quelli di identità, dovranno essere conservati e annotati su un registro cronologico. La gestione delle deleghe sarà affidata a uno o più responsabili.

L’accesso alle dichiarazioni dovrà esser preceduto dalla digitazione di un codice di sicurezza.

L’Agenzia delle entrate, oltre a svolgere controlli sull’accesso alle dichiarazioni precompilate, potrà richiedere, a campione, copia delle deleghe e dei documenti di identità indicate nelle richieste di accesso ai 730.

Il contribuente avrà il diritto di visualizzare l’elenco dei soggetti ai quali la sua dichiarazione precompilata è stata messa a disposizione.

E’ stato previsto un limite temporale, fissato al 10 novembre, oltre il quale non sarà più possibile richiedere via web o tramite file la dichiarazione.

Misure di sicurezza a protezione dei dati

Per quanto riguarda la sicurezza dei canali telematici utilizzati, l’Agenzia dovrà tracciare gli accessi all’Anagrafe tributaria da parte di ciascun CAF, sostituto d’imposta e professionista abilitato. Dovranno inoltre essere predisposti specifici strumenti di monitoraggio e analisi periodica degli accessi ai sistemi telematici.

 

 

2) Liberalizzazioni per Rc auto e notai

Il disegno di legge concorrenza è stato approvato il 20 febbraio 2015 dal governo seppure con diverse modifiche rispetto alle bozze iniziali. Rinviata l’abrogazione del mercato tutelato nell’energia, non ci sono le norme sul noleggio con conducente contestate dai taxisti né quelle sui conflitti di interesse nelle fondazioni bancarie, ma viene salvato l’impianto generale su Rc auto e notai, passa la deregulation postale sulle multe e sulle farmacie arriva l’apertura alle società di capitali. Per quanto riguarda le professioni spicca la facoltà di recarsi da un avvocato anziché da un notaio per le compravendite immobiliari a uso non abitativo al di sotto di 100mila euro; si dà poi alle Srl semplificate la possibilità di utilizzare la scrittura privata evitando l'atto notarile. Sempre per gli avvocati resta la possibilità di costituire società professionali, anche multidisciplinari, con la presenza di soci di capitale non professionisti.

 

 

3) OK del Governo per i primi due decreti attuativi del Jobs act

Approvati in via definitiva dal governo, il 20 febbraio 2015, i primi due decreti attuativi del Jobs act, quello sul contratto a tutele crescenti e quello sul nuovo ammortizzatore sociale.

Riordino dei contratti con l’addio ai co.co.pro, mansioni più flessibili, contratto a tutele crescenti per i neo assunti e Naspi, il nuovo ammortizzatore sociale in caso di disoccupazione involontaria.

Queste le principali novità, in tema di lavoro, approvate dal Consiglio dei ministri, che ha avviato anche l’esame del DLgs sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro estendendo il diritto alla maternità a tutte le lavoratrici, alle adozioni e agli affidi, e aumentando a 6 anni (da 3 anni) il periodo per potere usufruire dei congedi parentali retribuiti al 30%.

Sul fronte della riduzione delle forme contrattuali, dall’entrata in vigore del decreto ci sarà lo stop alle collaborazioni a progetto (quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro scadenza). Dal 2016, inoltre, su quelli ancora in essere, verranno effettuati dei controlli. Per quest’anno sarà ancora possibile stipulare questi contratti, mentre dall’anno prossimo servirà l’avvallo dei sindacati.

Ai rapporti di collaborazione personali con contenuto ripetitivo ed etero-organizzati dal datore di lavoro saranno applicate le norme del lavoro subordinato. Resteranno in piedi, invece le vere collaborazioni autonome e le vere partite Iva.

Nessuna novità, invece, per i contratti a termine: viene confermato il tetto massimo di durata di 36 mesi. Esclusa la riduzione a due anni e quella del numero possibile di proroghe (resteranno cinque).

Più flessibilità, poi, per le mansioni dei lavoratori che in caso di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale potranno essere demansionati di un livello senza però intaccare il salario (salvo trattamenti accessori legati alla specifica modalità di svolgimento del lavoro).

Arriva poi, il contratto a tutele crescenti, che scatterà dal primo marzo, prevede per i neo assunti una modifica del regime di tutela in caso di licenziamento, regolato dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Al lavoratore verrà pagato un indennizzo economico crescente in base all’anzianità di servizio, con un limite di 24 mensilità. Il reintegro nel posto di lavoro scatterà solo per i licenziamenti discriminatori, per quelli nulli e per una fattispecie limitata di licenziamento disciplinare. Confermate le nuove regole per i licenziamenti collettivi nonostante la richieste delle commissioni Lavoro di Camera e Senato di escluderli.

Quanto al Naspi, il nuovo assegno universale di disoccupazione, prenderà il via da maggio e avrà una durata di due anni al termine dei quali è possibile avere una proroga al sostegno. Il Naspi riguarderà tutti i lavoratori dipendenti che abbiano perso l'impiego e che hanno cumulato almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni di lavoro ed almeno 18 giornate effettive di lavoro negli ultimi 12 mesi. L’ammontare dell’indennità è commisurato alla retribuzione e non può eccedere i 1.300 euro. Dopo i primi 4 mesi di pagamento, la Naspi viene ridotta del 3% al mese e la durata prevista è di un numero di settimane pari alla metà di quelle contributive degli ultimi 4 anni di lavoro. Inoltre, sui voucher verrà elevato il tetto del’importo per il lavoratore fino a 7.000 euro, restando comunque nei limiti della no-tax area, e verrà introdotta la tracciabilità con tecnologia sms come per il lavoro a chiamata.

Cambia anche l’apprendistato: quando si fa formazione il costo a carico dell’aziende scende al 10%. Si punta infatti a semplificare l’apprendistato di primo livello (per il diploma e la qualifica professionale) e di terzo livello (alta formazione e ricerca) riducendone i costi per le imprese che vi fanno ricorso. Sul part-time, invece, viene introdotto il diritto a trasformare il lavoro a tempo pieno in lavoro parziale in caso di gravi patologie, in aggiunta a quelle oncologiche già previste.

Molte novità in arrivo sul fronte dei congedi per maternità. Il decreto prevede un’estensione massima dell’arco temporale di fruibilità del congedo parentale dagli attuali 8 anni di vita del bambino a 12. Quello parzialmente retribuito (30%) viene portato dai 3 anni di età del bambino a 6 anni, quello non retribuito dai 6 anni di vita del bambino ai 12 anni. Analoga previsione viene introdotta per i casi di adozione o di affidamento, per i quali la possibilità di fruire del congedo parentale inizia a decorrere dall'ingresso del minore in famiglia. Sarà inoltre possibile optare per il part-time al posto del congedo di maternità.

Sui congedi di paternità, viene estesa a tutte le categorie di lavoratori, e quindi non solo per i lavoratori dipendenti come attualmente previsto, la possibilità di usufruire del congedo da parte del padre nei casi in cui la madre sia impossibilitata a fruirne per motivi naturali o contingenti

Lo schema di decreto legislativo razionalizza anche altre tipologie di lavoro previste dal nostro ordinamento.

Contratto a tempo determinato

Resta confermato l’impianto introdotto con il D.L. 34/2014 ed eventuali modifiche potranno essere introdotte più avanti dopo un periodo maggiore di sperimentazione.

Part time

Gli elementi di flessibilità dell’orario di lavoro saranno stabiliti, oltre che dai contratti di lavoro, anche da norme di legge introdotte dallo schema cedevoli rispetto alla normativa contrattuale. E’ stato introdotto l’obbligo di conversione del contratto full time in contratto part time su richiesta del lavoratore affetto da gravi patologie anche non oncologiche, oppure in sostituzione di congedi parentali per brevi periodi.

Lavoro a chiamata

Resta sostanzialmente invariato rispetto alla normativa vigente, tranne nei casi dei contratti di appalto dove ne sarà vietato l'utilizzo.

Lavoro somministrato

Resta immodificato.

Apprendistato

Viene semplificata l’applicazione del sistema duale scuola-lavoro nel contratto di apprendistato di primo livello riducendo dal 35% al 10% la retribuzione riconosciuta durante le ore di formazione formale.

Lavoro ripartito

Viene completamente abrogato anche perchè scarsamente utilizzato.

Associazione in partecipazione

Viene completamente abrogato anche perché oggetto di un uso distorto soprattutto nel settore del commercio.

Lavoro accessorio

Viene modificato il limite di reddito per la sua applicazione soltanto per il lavoratore che viene incrementato a 7.000 euro annui.

Viene completamente abrogata la sua applicazione e dal 1 gennaio 2016 tutti i contratti in essere con i requisiti del lavoro subordinato saranno trasformati in contratti a tempo indeterminato.

Nello stesso consiglio dei ministri sono stati definitivamente approvati i testi dei decreti legislativi del contratto a tutele crescenti e della nuova ASPI nella versione originale presentata dal governo alle commissioni parlamentari.

 

 

4) Fattura elettronica per i concessionari dei giochi pubblici: ecco il codice unifico del Mef

Il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento Finanze, ha comunicato che i concessionari del gioco pubblico, tenuti anch’essi all’emissione della fattura elettronica per i compensi a loro spettanti in base alla raccolta effettuata, devono indirizzare le fatture elettroniche emesse al “Ministero dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento delle Finanze - Direzione Agenzie ed Enti della Fiscalità”, utilizzando il seguente codice univoco ufficio:

E0BOHC (connesso al codice fiscale 80207790587 – Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze – Via dei Normanni n. 5 – 00184 Roma).

Fatturazione elettronica: Comunicazione codice univoco ufficio

La Legge 24 dicembre 2007, n. 244, e, in particolare, l’art. 1, commi 209-214, ha istituito l’obbligo per i fornitori di fatturare le cessioni di beni e le prestazioni di servizi realizzate nei confronti dei ministeri e agenzie fiscali solo con modalità elettroniche attraverso il Sistema di interscambio SDI.

Il Decreto Ministeriale 3 aprile 2013, n. 55, ha fissato nel 6 giugno 2014, il termine di decorrenza del suddetto obbligo.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze, comunicato del 23 febbraio 2015)

 

 

5) Tirocinio professionale con il contratto di apprendista

Si tratta del progetto deliberato dalla Giunta regionale delle Marche lo scorso 2 febbraio e che disciplina l’alto apprendistato per l’accesso alle professioni ordinistiche

Svolgere il tirocinio professionale per accedere all’esame di Stato attraverso un contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca. Si tratta del progetto deliberato dalla Giunta regionale delle Marche lo scorso 2 febbraio e che disciplina l’alto apprendistato per l’accesso alle professioni ordinistiche.

Lo schema di accordo tra la Regione e Confprofessioni Marche collega le disposizioni del Testo unico dell’apprendistato con quelle previste dal Ccnl degli studi professionali, permettendo ai giovani tra i 18 e i 29 anni – ed anche a coloro che hanno già iniziato il periodo di praticantato presso uno studio professionale – di essere assunti con contratto di apprendistato. Il progetto, in questa prima fase sperimentale, coinvolgerà commercialisti e consulenti del lavoro.

“Per la prima volta in Italia – afferma Gerardo Longobardi, presidente del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili – sarà possibile svolgere il tirocinio attraverso percorsi di apprendistato che non si concluderanno al termine del praticantato obbligatorio, ma continueranno fino all’espletamento dell’esame di Stato. Il contratto di apprendistato, infatti, potrà avere una durata minima di sei mesi ed una durata massima coincidente con il periodo necessario al conseguimento dell’abilitazione professionale, entro il limite massimo di 36 mesi, con proroghe fissate dai singoli Ordini professionali”.

Il professionista titolare dello studio che assumerà l’apprendista potrà svolgere il ruolo di tutor aziendale ed ottenere sia la concessione di voucher per il Tutoraggio didattico individuale, partecipando ad un bando regionale, sia risorse finanziarie nazionali che il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali mette annualmente a disposizione delle Regioni.

“L’esperienza del praticantato – continua Longobardi – è necessaria non solo per prepararsi adeguatamente all’esame di abilitazione, ma anche per garantire la piena e corretta preparazione professionale e deontologica dell’aspirante professionista, anche attraverso un’attività lavorativa all’interno dello studio professionale. Per questo – conclude il presidente dei commercialisti – il nostro auspicio è che il progetto possa essere esteso all’intero territorio nazionale per permettere ai tanti giovani che lo desiderano di accedere alle professioni ordinistiche e per dare ai titolari degli studi professionali la possibilità di accogliere i tirocinanti grazie a voucher e fondi regionali e nazionali”.

“Si tratta di un bel risultato – afferma Giorgio Luchetta, consigliere nazionale dei commercialisti, delegato alla Formazione professionale continua - . L’accordo, infatti, favorisce non solo i professionisti attraverso agevolazioni regionali e nazionali, ma soprattutto i tanti giovani che aspirano ad accedere alle professioni intellettuali. Spero che il progetto, ora in fase sperimentale, possa dare presto i suoi frutti al fine di poter essere esteso a tutto il territorio nazionale”.

(CNDCEC, nota del 23 febbraio 2015)

 

 

6) Studi di settore: solo gravi incongruenze giustificano l’accertamento fiscale

L’accertamento fiscale basato sugli di settore è fattibile solo in presenza di gravi incongruenze.

Se l’accertamento viene fondato esclusivamente sugli studi di settore, questo deve essere basato sull’esistenza certa di gravi incongruenze, che l’Amministrazione deve farsi carico di comprovare spiegando i motivi in relazione alle giustificazioni del contribuente.

Lo ha ribadito la C.T.R. Puglia con la sentenza n. 6/23/15, che esprime un principio di diritto in linea con quanto stabilito dalla Cassazione (sentenze n. 5977/2007 e n. 8643/2007), secondo cui - ove l'accertamento sia fondato esclusivamente sugli studi di settore - esso deve necessariamente poggiare sulla esistenza certa di gravi incongruenze, che l’Amministrazione deve farsi carico di comprovare, spiegandone le ragioni nel proprio atto di accertamento in relazione soprattutto alle giustificazioni addotte dal contribuente nella fondamentale fase del contraddittorio.

In particolare, la C.T.R. respingeva quanto richiesto dall’ufficio tributario, che con un avviso di accertamento nei confronti di una società contribuente determinava presuntivamente maggiori ricavi in asserita applicazione degli studi di settore di cui all’art. 62-sexies del D.L. n. 331/1993.

Come è noto, la presenza dello scostamento legittima l’avvio di una procedura finalizzata all’accertamento nel cui quadro i segnali emergenti dallo studio di settore devono essere corretti, in contraddittorio con il contribuente, in modo da meglio individuare la specifica realtà economica della singola impresa. Il contraddittorio previsto espressamente dall’art. 10, legge n. 146/1998 è l’elemento determinante per adeguare alla concreta realtà economica del singolo contribuente l’ipotesi dello studio di settore.

A parere della commissione tributaria, l’ufficio non sembra aver fatto buon governo di tale fondamentale principio di diritto, giacchè ha ritenuto di qualificare - tout court - come generiche le giustificazioni addotte dalla parte e inidonee a vincere le presunzioni insite negli studi di settore, in tal modo sottraendosi all’obbligo della concreta valutazione e della conseguente doverosa motivazione, senza, peraltro, indicare gli eventuali elementi reddituali aggiuntivi che facessero ritenere inverosimile la capacità reddituale dichiarata dalla contribuente, per fare posto a quella ipotetica desunta presuntivamente dall’asettica applicazione degli studi di settore.

 

 

7) Pubblicato il Decreto del Mef di modifica dello split payment: semplificazioni per i rimborsi IVA da effettuarsi in via prioritaria

Con Decreto in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Mef ha disposto - in materia di split payment - alcune semplificazioni per i rimborsi IVA da effettuarsi in via prioritaria.

Split payment: semplificazioni per i rimborsi IVA in via prioritaria: In attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il Ministero dell’economia e delle Finanze - Dipartimento delle Finanze ha diffuso il testo del D.M. 20 febbraio 2015, che apporta una modifica al D.M. 23 gennaio 2015 in materia di split payment.

In particolare, il decreto prevede che, a fini di semplificazione, a partire dalle richieste di rimborso relative al primo trimestre dell’anno d’imposta 2015, i rimborsi dell’IVA da erogarsi in via prioritaria ai contribuenti che effettuano le operazioni con il meccanismo dello split payment non siano assoggettati ai criteri previsti dall’art. 2, D.M. 22 marzo 2007.

Considerata l’opportunità che, a fini di semplificazione, i rimborsi dell'IVA da erogarsi in via prioritaria, ai sensi del D.M. 23 gennaio 2015, ai contribuenti che effettuano le operazioni ex art. 17-ter del decreto IVA, non siano assoggettati ai criteri previsti dal D.M. 22 marzo 2007, il Mef ha disposto che:

<<All’articolo 8, comma 1, del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 23 gennaio 2015 […], sono soppresse le parole "fermo restando quanto previsto dall'art. 2 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 22 marzo 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 76 del 31 marzo 2007, e>>.

Condizioni richieste per ottenere la liquidazione dei rimborsi in via prioritaria (Art. 2, D.M. 22 marzo 2007)

<<1. I rimborsi […] sono eseguiti in via prioritaria a favore dei contribuenti individuati nell'art. 1, qualora al momento della richiesta sussistano contestualmente le seguenti condizioni:

a) esercizio dell’attività da almeno tre anni;

b) eccedenza detraibile richiesta a rimborso d'importo pari o superiore a 10.000,00 euro in caso di richiesta rimborso annuale ed a 3.000,00 euro in caso di richiesta di rimborso trimestrale;

c) eccedenza detraibile richiesta a rimborso di importo pari o superiore al 10 per cento dell’importo complessivo dell'imposta assolta sugli acquisti e sulle importazioni effettuati nell’anno o nel trimestre a cui si riferisce il rimborso richiesto.

La disposizione si applica a partire dalle richieste di rimborso relative al primo trimestre dell’anno d'imposta 2015.

 

 

8) Patrimonio mobiliare nel modello ISEE 2015

Nel modello ISEE 2015, oltre al saldo bancario al 31 dicembre si deve indicare anche la giacenza media nel corso dell’anno.

A tal fine, il contribuente può richiedere direttamente allo sportello della banca (o dell’ufficio postale) l’importo della giacenza media annua sul suo conto.

Questo, grazie ad un accordo tra ABI, Poste Italiane e Ministero del Lavoro.

Questo comunque è il metodo per calcolare la giacenza media: bisogna prendere l’estratto conto, guardare i numeri creditori totali (nell’apposito prospetto), sommare quelli relativi all’intero anno (per esempio, se l’estratto conto è trimestrale, si sommano i numeri creditori totali dei quattro trimestri), e poi dividere il risultato per 365.

Il problema si pone solo per il 2015, perché dall’anno seguente - anche in materia di patrimonio mobiliare (quindi conto corrente ma anche azioni, risparmi, investimenti, quote societarie e via dicendo) – l’INPS chiederà i dati direttamente all’Anagrafe Tributaria. Nel 2015, invece, l’istituto di previdenza per calcolare l’ISEE si baserà sulla autodichiarazione del contribuente; per questo é necessaria una semplificazione per il contribuente, che potrebbe avere difficoltà da solo a potere risalire all’informazione sulla giacenza media sul conto corrente bancario o postale.

 

Vincenzo D’Andò