Diario quotidiano del 23 febbraio 2015: tante novità, tra cui una serie di chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

Pubblicato il 23 febbraio 2015



primo sì della Camera sul Milleproroghe; ravvedimento operoso in presenza avviso bonario e altri chiarimenti; modificate le istruzioni per gli elenchi intrastat; HCP 2014: differimento del termine di scadenza di presentazione delle domande; la crisi non giustifica l’omissione Iva; assegno per il nucleo familiare e assegno di maternità concessi dai comuni: nuove soglie ISEE; programma “Garanzia Giovani”: possibilità invio delle istanze relative ad assunzioni decorrenti dal 1° maggio 2014; inversione contabile: non rileva il documento emesso con partita IVA italiana dal rappresentante fiscale di un soggetto passivo estero residente nella UE; imposte sui redditi, certificazione Unica 2015: circolare di Assonime; rivalutazione: Tfr e crediti di lavoro aggiornati a gennaio 2015

 Indice:

 1) Primo sì della Camera sul   Milleproroghe

 2) Ravvedimento operoso in presenza   avviso bonario

 3) Modificate   le istruzioni per gli elenchi intrastat

 4) HCP 2014: differimento del   termine di scadenza di presentazione delle domande

5) La crisi non giustifica   l’omissione Iva

 6) Assegno per il nucleo familiare   e assegno di maternità concessi dai comuni: nuove soglie ISEE

 7) Programma “Garanzia Giovani”:   possibilità invio delle istanze relative ad assunzioni decorrenti dal 1°   maggio 2014

 8) Inversione contabile: non rileva   il documento emesso con partita IVA italiana dal rappresentante fiscale di un   soggetto passivo estero residente nella UE

 9) Imposte sui redditi,   certificazione Unica 2015: circolare di Assonime

 10) Rivalutazione: Tfr e crediti di   lavoro aggiornati a gennaio 2015

 

 

1) Primo sì della Camera sul Milleproroghe

La Camera ha votato la prima fiducia sul Milleproroghe. Il testo, con la riesumazione del regime dei minimi al 5% e la proroga di 4 mesi degli sfratti, stazionerà ancora alla Camera per il voto definitivo, preceduto dall’esame e dalla votazione sugli ordini del giorno.

Dopo il sì definitivo della camera il D.L. è passato al Senato. Intanto, slitta di dieci giorni la votazione, nell’ambito della delega fiscale, dei decreti delegati di fiscalità internazionale per le imprese (con l’attesa revisione del ruling internazionale), fatturazione elettronica e catasto.

Mini sanatoria per l’Imu agricola

La Commissione Finanze e Tesoro del Senato ha approvato, invece, l’emendamento al decreto sull’Imu agricola con una mini sanatoria.

L’Imu complessiva sui terreni agricoli (o quanto si è versato in meno per errori nei calcoli) si potrà pagare entro il 31 marzo 2015 senza l’applicazione di sanzioni e interessi.

Un altro emendamento estende al 2015 l’esenzione per le aree agro-silvo-montane a proprietà collettiva.

L’IMUS

In base alle modificazioni apportate l'IMUS - imposta municipale secondaria è introdotta a decorrere dall'anno 2016. La nuova imposta sarà in sostituzione della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, del canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, dell'imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni e del canone per l'autorizzazione all'installazione dei mezzi pubblicitari.

L’imposta doveva essere introdotta con il 2014. Il termine è stato poi differito al 2015 dall’art. 1, comma 714, della legge di Stabilità 2014.

L'assenza di un differimento al 2016 nella legge di Stabilità 2015 e nel testo originario del Milleproroghe ha sollevato diversi interrogativi.

Che succede nel 2015: l’IMUS si applica o no?

Che fine fanno i tributi che l'IMUS dovrà sostituire?

Al MEF sono state poste, in sostanza, questi due quesiti.

In merito il MEF si è pronunciato con la risoluzione n. 1/DF del 12 gennaio 2015.

Il Ministero ha fatto presente che l’art. 11, comma 2, D.Lgs. n. 23/2011 dispone che “con regolamento, da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della citata legge n. 400 del 1988, d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, è dettata la disciplina generale dell'imposta municipale secondaria”.

In virtù di ciò, continua il MEF, “i comuni possono introdurre l’IMUS solo a seguito dell’emanazione del regolamento governativo di cui al comma 2 dell'art. 11 in commento e che la mancata emanazione di quest'ultimo provvedimento non determina automaticamente l’abolizione dei tributi e dei canoni che l’IMUS è destinata a sostituire”.

In assenza di disposizioni normative nazionali (da introdurre nel regolamento), i soli contenuti dell’art. 11, comma 2 non sarebbero comunque sufficienti per consentire all'ente locale l'esercizio della propria potestà regolamentare, in quanto mancherebbero alcune disposizioni normative fondamentali per la compiuta disciplina dell'IMUS. Il MEF fa altresì presente che l’art. 11, comma 2, lettera c), n. 3 prevede la "fissazione di tariffe differenziate in base alla tipologia ed alle finalità dell'occupazione, alla zona del territorio comunale oggetto dell'occupazione ed alla classe demografica del comune". In virtù di ciò l'esplicazione di tale criterio è affidata esclusivamente al regolamento governativo poiché, in mancanza di tariffe massime applicabili, la loro individuazione da parte di ciascun comune sarebbe contraria al principio della riserva di legge relativa contenuto nell'art. 23 Cost. ed esplicitato nell'art. 52, D.Lgs. n. 446/1997.

In forza di queste considerazioni il MEF conclude nell’affermare che “fino a quando non venga emanato il predetto regolamento governativo, i comuni non possono istituire autonomamente l’IMUS con regolamento comunale e continuano ad applicarsi la tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, il canone per l'autorizzazione all'installazione dei mezzi pubblicitari”.

Di diverso avviso è stata l’IFEL (Fondazione dell'ANCI), che con una nota del 13 gennaio 2015, ha sostenuto che “i chiarimenti forniti dalla Risoluzione ministeriale, pur condivisibili, non sopperiscono all’esigenza di una norma di legge di proroga dell’entrata in vigore dell’IMU secondaria, finalizzata a dissuadere da eventuali propositi di contenzioso e ad assicurare indiscutibile certezza al fondamento giuridico dei prelievi di cui si argomenta la necessaria applicabilità”.

TARI

Per l’anno 2014 sono valide le deliberazioni regolamentari e tariffarie in materia di tassa sui rifiuti (TARI) adottate dai comuni entro il 30 novembre 2014. La disposizione è in deroga all’art. 1, comma 169, legge n. 296/2006. In base a quest’ultima disposizione gli enti locali deliberano le tariffe e le aliquote relative ai tributi di loro competenza entro la data fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione. In caso di mancata approvazione entro il suddetto termine, le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno (per il differimento al 30 settembre 2014 del termine per l'approvazione del bilancio di previsione per l'anno 2014 degli enti locali: D.M. Interno 18 luglio 2014, in G.U. 23 luglio 2014, n. 169).

La modifica normativa dispone che i comuni che non hanno deliberato i regolamenti e le tariffe della TARI entro il 30 novembre 2014 procedono alla riscossione degli importi dovuti a titolo di TARI sulla base delle tariffe applicate per l'anno 2013.

Infine le eventuali differenze tra il gettito acquisito secondo le previgenti tariffe e il costo del servizio sono recuperate nell'anno successivo.

Partecipazione dei comuni all’accertamento dei tributi erariali.

Per gli anni dal 2012 al 2017 la quota di gettito per la partecipazione dei comuni all'accertamento è elevata al 100%. L’art. 1, comma 702, legge n. 190/2014 aveva stabilito la quota di gettito nella misura del 55% per gli anni 2015, 2016 e 2017.

In base alle disposizioni contenute nell’art. 1, comma 1, D.L. n. 203/2005, la quota è attribuita ai comuni in via provvisoria anche in relazione alle somme riscosse a titolo non definitivo. Si provvede al recupero delle somme attribuite ai comuni in via provvisoria e rimborsate ai contribuenti a qualunque titolo.

 

 

2) Ravvedimento operoso in presenza avviso bonario

Per l’applicazione delle cause ostative che interdicono al contribuente la possibilità di avvalersi del ravvedimento operoso è necessario distinguere tra i diversi atti notificati dal fisco. Infatti, mentre gli avvisi bonari hanno effetti interdittivi limitati, gli atti di liquidazione e di accertamento inibiscono in toto l’accesso all’istituto di regolarizzazione. In relazione agli avvisi bonari, il Fisco ritiene che la presenza di una comunicazione degli esiti dei controlli è ostativa all’utilizzo del ravvedimento operoso solo per quelle violazioni e irregolarità riscontrabili con la comunicazione notificata. Ciò significa che il contribuente potrà utilizzare il nuovo istituto anche per il medesimo anno d’imposta purché si tratti di violazioni differenti. Sono gli atti di liquidazione e di accertamento a precludere la possibilità di accedere alla regolarizzazione.

Black list, certificazione unica, precompilata, dichiarazioni d’intento, enti non commerciali, reverse charge, Irap, Iva, split payment, ravvedimento operoso, redditometro, voluntary disclosure. Sono alcuni degli argomenti chiariti dall’Agenzia delle entrate alla stampa specializzata e raccolti nella circolare n. 6/E del 19 febbraio 2015.

I chiarimenti interpretativi sui quesiti formulati dai giornalisti specializzati, in occasione degli eventi Videoforum di Italiaoggi, Telefisco del Sole24ore e Forum lavoro.

Black list

L’importo di 10mila euro, oltre il quale c’è l’obbligo della “comunicazione delle operazioni intercorse con paesi black list”, si riferisce al complesso delle cessione di beni e delle prestazioni di servizi effettuate e ricevute, nell’arco dell’anno, nei confronti di operatori economici con residenza o domicilio nei Paesi a fiscalità privilegiata. Sono ritenute valide le comunicazioni mensili e trimestrali effettuate fino alla fine del 2014 secondo le vecchie regole.

Certificazione unica

Gli assegni periodici corrisposti dal coniuge rientrano tra i “redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente” e godono di una particolare detrazione d’imposta. È necessario quindi, ai fini della dichiarazione precompilata, indicare questo reddito in modo autonomo. In caso di pignoramento presso terzi degli assegni periodici, vanno applicate le ritenute ordinarie se l’erogatore conosce la natura delle somme, perché, ad esempio, è datore di lavoro del coniuge obbligato; in questa circostanza va compilato il punto 5 della Cu.

La sezione “credito bonus Irpef” va compilata, se il punto 1 della Cu (“redditi di lavoro dipendente e assimilati) è compilato”. Se il bonus non spetta, nel campo 119 va riportato il codice 2, zero nel campo 121.

La scadenza per la trasmissione delle Certificazioni uniche all’Agenzia delle Entrate è il 7 marzo (quest’anno slitta al 9 marzo, perché cade di sabato). Se si riscontrano inesattezze, si può inviare una nuova certificazione, senza incorrere nella sanzione di 100 euro, entro il 12 marzo (cinque giorni dalla scadenza prevista). Passata questa data, il sostituto è comunque tenuto a trasmettere la certificazione corretta. Non è possibile avvalersi del ravvedimento operoso.

Per il primo anno di applicazione, se la certificazione contiene esclusivamente redditi non dichiarabili con il modello 730 (per esempio, quelli di lavoro autonomo non occasionale), l’invio può avvenire anche dopo la scadenza, senza applicazione delle sanzioni.

Per ogni singola Cu viene definita una chiave identificativa con i seguenti elementi: codici fiscali del sostituto d’imposta e del percipiente, numero progressivo di certificazione. Quest’ultimo dato non va obbligatoriamente riportato nel modello da rilasciare al dipendente, il suo utilizzo è limitato alla procedura informatizzata.

Dichiarazione precompilata

Se le informazioni in possesso dell’Agenzia delle Entrate sono incomplete, non vengono inserite nella dichiarazione ma mostrate in un apposito prospetto, per consentire al contribuente di verificarle e, eventualmente, inserirle nel precompilato. Nel momento in cui la dichiarazione viene integrata, seppure con i dati indicati nel prospetto, non può essere considerata “accettata senza modifiche” e non è perciò esclusa dal controllo formale.

La verifica della sussistenza delle condizioni soggettive per usufruire di detrazioni e/o deduzioni è fatta sempre nei confronti del contribuente. Pertanto, se vengono disconosciute detrazioni o deduzioni per assenza dei requisiti soggettivi, imposta, sanzione e interessi saranno comunque richiesti al contribuente, anche se la presentazione della dichiarazione avviene tramite Caf o professionista.

Dichiarazioni d’intento

Secondo la disciplina transitoria, per le dichiarazioni d’intento, spedite con le vecchie modalità ai fornitori prima dell’11 febbraio 2015, purché non producano effetti dopo tale data, non sussiste né il nuovo obbligo di trasmissione all’Agenzia delle Entrate da parte del dichiarante, né l’obbligo di comunicare i dati da parte del fornitore secondo le regole previgenti.

Per quanto concerne le operazioni straordinarie che devono essere evidenziate nel nuovo modello della dichiarazione d’intento barrando la casella 6 del rigo A2, la circolare precisa che si tratta di quelle che possono determinare un trasferimento di plafond tra i soggetti interessati alla stessa operazione straordinaria (affitto d’azienda, conferimento, fusione, trasformazione, eccetera).

Enti non commerciali

Le spese di pubblicità e di sponsorizzazione, sostenute dagli enti non commerciali, rientrano nella regola generale della forfetizzazione della detrazione Iva – in misura del 50% – dal 13 dicembre 2014, data di entrata in vigore del “decreto semplificazioni”, anche se relative a contratti stipulati in data precedente. A prescindere dalla data della loro sottoscrizione, rileva il momento di pagamento del corrispettivo o, se anteriore, quello di fatturazione delle prestazioni di sponsorizzazione.

La ridotta esclusione (dal 95 al 22,26%) dal reddito imponibile degli enti non commerciali, sancita dalla Stabilità 2015, riguarda tutti i dividendi percepiti, anche se prodotti nell’esercizio di impresa.

Iva

L’aliquota ridotta del 10% riferita alle prestazioni di alloggio in strutture ricettive si applica anche alle prestazioni di servizi di accoglienza e messa a disposizione dello specchio acqueo per la sosta e il pernottamento dei turisti a bordo delle proprie unità da diporto, con esclusione dei servizi resi nell’ambito di contratti annuali per lo stazionamento dell’imbarcazione.

Il contribuente può rettificare la richiesta di rimborso Iva, presentando, entro il termine previsto per la dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, una dichiarazione integrativa, indicando lo stesso credito (o parte di esso) come eccedenza da utilizzare in detrazione o compensazione. È quanto chiarito dalla circolare 25/2012, che non è superata dalla circolare 32/2014: in questa sede, infatti, il caso esaminato non è quello della revoca del rimborso (in tutto o in parte), bensì, al contrario, della richiesta di rimborso di ammontare maggiore rispetto a quello originariamente chiesto in dichiarazione; in tale ipotesi, la dichiarazione integrativa va presentata entro i 90 giorni dalla scadenza di presentazione della dichiarazione.

Per i rimborsi superiori a 15mila euro, l’obbligo di prestazione della garanzia se si è in attività da meno di due anni riguarda esclusivamente i soggetti passivi che esercitano una “attività di impresa”, non anche i lavoratori autonomi. Il termine dei due anni è riferito a quelli antecedenti la data di richiesta del rimborso e il conteggio ha inizio con la prima operazione effettuata, non con la sola apertura della partita Iva.

Per i rimborsi richiesti prima del 13 dicembre 2014 (data di entrata in vigore del Dlgs 175/2014) e non ancora erogati a tale data, la garanzia non è dovuta, qualora sussistano i presupposti previsti dal nuovo articolo 38-bis del Dpr 633/1972. Se la garanzia, a quella stessa data, è stata già richiesta, il contribuente non è più tenuto a presentarla. Infine, la garanzia non può essere restituita nel caso in cui i rimborsi siano stati già erogati.

Split payment

Il nuovo meccanismo della “scissione dei pagamenti” non si applica in relazione alle operazioni assoggettate a regimi speciali (regime del margine, agenzie di viaggio, eccetera) che non prevedono l’evidenza dell’imposta in fattura e che ne dispongono l’assolvimento secondo regole proprie.

Le PA, nell’ipotesi in cui ricevano una fattura indicante l’Iva in misura inferiore a quella dovuta, per acquisti di beni e servizi effettuati nell’esercizio di un’attività commerciale, dovranno provvedere alla regolarizzazione ex articolo 6, comma 8, Dlgs 471/1997, corrispondendo l’imposta con le modalità previste da tale procedura.

La norma sullo split payment non si applica ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo d’imposta sul reddito, comprese le ritenute a titolo di acconto.

Ravvedimento operoso

La nuova disciplina del ravvedimento, che consente l'utilizzo dell'istituto anche a violazioni già constatate, non modifica l’onere di regolarizzare distintamente le violazioni prodromiche (ad esempio, l'omessa fatturazione) e quelle conseguenziali, come l'omesso versamento e l'infedele dichiarazione.

Le nuove regole sul ravvedimento si applicano anche alle violazioni già constatate al 1° gennaio 2015, ma non ancora interessate da atti accertativi, liquidatori o cartelle di pagamento.

Per regolarizzare le violazioni contestate in un pvc, non ancora oggetto di atti di liquidazione o di accertamento, il contribuente può avvalersi del ravvedimento operoso. In caso di accettazione parziale delle contestazioni, il contribuente è tenuto a comunicare agli uffici i rilievi per i quali intende prestare acquiescenza.

Il contribuente che ha ricevuto la comunicazione degli esiti del controllo automatizzato e/o formale può avvalersi del ravvedimento per sanare altre eventuali violazioni, non contestate con quella procedura.

Gli avvisi di recupero di crediti d’imposta o quelli di irrogazione di sanzioni non consentono l'accesso al ravvedimento operoso, in quanto atti autoritativi che recano una pretesa tributaria.

La diversificazione tra le due soglie temporali previste dalla disciplina del ravvedimento (“termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione” e “un anno dall’omissione o dall’errore”) è collegata alla distinzione tra i “tributi periodici”, legati a un obbligo dichiarativo che si rinnova periodicamente (ad esempio, imposte sui redditi, Iva), e i “tributi istantanei”, per i quali non c'è un obbligo dichiarativo (ad esempio, imposta di registro, sulle successioni).

Reddito d’impresa

Le società o associazioni (articolo 5 Tuir), in caso di operazioni di liquidazione, trasformazione, fusion e scissione, devono versare il saldo delle imposte sui redditi e dell'Irap entro il giorno 16 del mese successivo a quello di scadenza del termine di presentazione della dichiarazione. Non è rilevante, a tal fine, il mese in cui è effettivamente presentato il modello, se anteriore al termine di legge.

Per usufruire della detassazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione di beni immateriali, il reinvestimento deve riguardare almeno il 90% dell’importo del corrispettivo della cessione, non dell'importo della plusvalenza.

Società estinte

A proposito delle società estinte e della retroattività della nuova disciplina introdotta dall’articolo 28 del 175/2014 (la norma prevede che l’estinzione della società di capitali ai soli fini della liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, ha effetto, trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal registro delle imprese), l’Agenzia risponde che la procedura va applicata a tutti gli avvisi di accertamento notificati alle società cancellate dal registro delle imprese, compresi quelli, quindi, riferiti ad attività di controllo relative a periodi precedenti all’entrata in vigore del decreto semplificazioni, ovvero al 13 dicembre 2014, riguardanti società che, a quella data, avevano già chiesto la cancellazione dal registro o ne erano già state cancellate. Stessa ratio, per gli atti interessati da contenzioso, notificati prima dell’entrata in vigore del decreto e relativi a società estinte prima del 13 dicembre 2014.

Dal 13 dicembre 2014, gli avvisi di accertamento che rettificano la dichiarazione presentata dalla società cancellata dal registro delle imprese sono emessi nei confronti della stessa e a essa notificati presso l’ultimo domicilio fiscale. L’atto è impugnabile dai soggetti responsabili previsti dall’articolo 2495 cc e/o 36 del Dpr 602/1973, che possono essere, secondo i casi, i liquidatori, gli amministratori o i soci.

Rimanendo in tema di aziende che escono di scena, tra i “beni sociali” assegnati ai soci durante il tempo della liquidazione (circostanza che li obbliga a rispondere del pagamento delle imposte) vanno ricomprese le eventuali distribuzioni di denaro.

I liquidatori, se non vogliono rimetterci di tasca propria, nel piano di restituzione dei crediti, devono innanzitutto provvedere a soddisfare i debiti con il Fisco, rinviando a un secondo round l’assegnazione dei beni ai soci o il rimborso dei crediti superiori a quelli di natura tributaria. Per il resto, va bene seguire le norme civilistiche.

Fin qui, si è sempre parlato delle società di capitali, perché la disposizione introdotta dal “decreto semplificazioni” sull’estinzione d’impresa, nomina “letteralmente” le imprese dell’articolo 2495 del codice civile. In realtà, la norma è applicabile anche alle società di persone, ferma restando la diversa disciplina delle responsabilità dei soci collegata alla differente forma societaria.

Voluntary disclosure

In caso di violazione degli obblighi dichiarativi sugli investimenti detenuti nei paradisi fiscali, la regola sul raddoppio dei termini per l’accertamento e quella della presunzione di reddito nel caso di attività detenute in Paesi black list sono applicabili a tutti gli anni d’imposta per i quali i termini per l’accertamento non sono scaduti al momento di entrata in vigore del Dl 78/2009 (1 luglio 2009).

I “soggetti collegati” da indicare nell'istanza sono quelli collegati alle attività finanziarie e patrimoniali oggetto di emersione e quelli che, pur non presentando collegamenti con le attività estere, presentano collegamenti con il richiedente relarivamente ai redditi in emersione (ad esempio, i soci o associati, se il richiedente è una società di persone o altro soggetto trasparente che aderisce alla procedura nazionale).

E’ ammessa l’adesione alla voluntary disclosure, nel caso in cui eventuali avvisi di accertamento relativi all'ambito oggettivo di applicazione della procedura di collaborazione volontaria siano stati definiti prima della presentazione dell’istanza, rimuovendo la causa ostativa.

Redditometro

Ai fini del redditometro il contribuente può giustificare, in sede di contraddittorio, l’incremento patrimoniale fornendo la prova che la disponibilità si è formata in anni precedenti. In questo caso, la somma non rileva ai fini della determinazione sintetica nell'anno oggetto di controllo. L’Agenzia, ovviamente, può attivare autonomi controlli sulle annualità antecedenti in cui la provvista si è formata, usando lo strumento accertativo che ritiene più idoneo.

Reverse charge nel settore energetico

Tra i “certificati relativi al gas e all’energia elettrica”, ai quali la Stabilità 2015 ha esteso l’applicazione del meccanismo del reverse charge, rientrano anche i certificati verdi, i titoli di efficienza energetica (“certificati bianchi”) e le garanzie di origine.

Irap

Il provento contabilizzato a conto economico per effetto del riconoscimento del credito d’imposta del 10%, introdotto dall’ultima legge di stabilità a favore dei contribuenti che non hanno lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, costituisce una sopravvenienza attiva, che concorre integralmente alla determinazione del reddito d’impresa (articolo 88 del Tuir). Il credito d’imposta, invece, non rileva ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo, non essendo previsto come componente di reddito dagli articoli 53 e 54 del Tuir.

Società in perdita sistemica

La disciplina sulle società in perdita sistemica, attualmente trova applicazione dal settimo anno di attività dell’azienda, dopo che il “decreto Semplificazioni” (Dl 175/2014) ha esteso da tre a cinque periodi d’imposta il cosiddetto periodo di osservazione per l’applicazione delle regole.

 

 

3) Modificate le istruzioni per gli elenchi intrastat

Modificate le istruzioni per l’uso e la compilazione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari di beni e dei servizi resi e ricevuti).

L’Allegato XI alla determinazione del Direttore dell’Agenzia delle dogane prot. n. 22778/RU del 22 febbraio 2010, relativo alle istruzioni per l’uso e la compilazione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari di beni e dei servizi resi e ricevuti, è sostituito dall’Allegato accluso alla determinazione del direttore dell’Agenzia delle dogane.

Le disposizioni della presente determinazione si applicano agli elenchi riepilogativi aventi periodi di riferimento decorrenti dal 1° gennaio 2015.

(Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Dogane n. 18978/RU del 19 febbraio 2015)

 

 

4) HCP 2014: differimento del termine di scadenza di presentazione delle domande

L’Inps, con la nota del 20 febbraio 2015 comunica che il termine di presentazione delle domande per accedere alle prestazioni di assistenza domiciliare, di cui all’Avviso pubblicato in data 29 gennaio 2015, è differito al 31 marzo 2015.

In considerazione delle difficoltà rappresentate dagli utenti per la presentazione della dichiarazione sostitutiva unica (DSU) mirata alla determinazione del valore ISEE, si comunica, altresì, che, a decorrere da lunedì 23 febbraio 2015, sarà possibile presentare le domande anche senza aver precedentemente presentato la dichiarazione sostitutiva unica (DSU).

La dichiarazione sostitutiva unica (DSU) andrà presentata il prima possibile e comunque non oltre il 31 marzo 2015, restando requisito imprescindibile per consentire l’erogazione delle prestazioni.

Al fine di assicurare la non interruzione del Progetto di assistenza ai soggetti già beneficiari del programma HCP 2012, con determinazione assunta in data 20/02/2015 è stata autorizzata la prosecuzione tecnica del progetto HCP 2012 sino al 31 marzo 2015.

Come ampiamente chiarito nell’Avviso del 29 gennaio 2015, i suddetti beneficiari, ove non già fatto, dovranno presentare nuova domanda per partecipare al Progetto HCP 2014, entro il nuovo termine di scadenza del 31 marzo 2015.

Resta fermo che il progetto HCP 2014 prenderà regolare avvio il primo marzo 2015 per coloro che abbiano presentato domanda e per i quali sia stato già elaborato il piano assistenziale individuale.

(Inps, nota del 20 febbraio 2015)

 

 

5) La crisi non giustifica l’omissione Iva

La crisi di liquidità non è una motivazione sufficiente per non effettuare i versamenti delle imposte dovute dal datore di lavoro se non si dimostra che quest’ultimo si è adoperato per ovviare alla mancanza di risorse economiche per estinguere il suo debito. Così, la Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 7429 del 19 febbraio 2014, ha ribaltato, con rinvio, l’ordinanza di annullamento del sequestro per equivalente che era stato disposto nei confronti dei beni del legale rappresentante di una ditta individuale, indagato per il reato di omesso versamento di ritenute certificate e di Iva.

 

 

6) Assegno per il nucleo familiare e assegno di maternità concessi dai comuni: nuove soglie ISEE

Comunicati gli importi delle prestazioni sociali e nuovi limiti di reddito applicabili per le domande riferite all’anno 2014, ma presentate successivamente al 1 gennaio 2015.

Questo sulla base della circolare dell’Inps n. 48 del 20 febbraio 2015.

Nuove soglie ISEE

A seguito della riforma dell’ISEE, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159, con la circolare n. 171 del 2014 sono state comunicate le nuove soglie, che si riferiscono all’ISEE e non più all’ISE, e le modalità di calcolo da applicare, a far data dal 1 gennaio 2015, all’assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli minori (art. 65 della legge n. 448 del 1998) e all’assegno di maternità (art. 74 del decreto legislativo n. 151 del 2001) concessi dai Comuni.

Più precisamente, il citato D.P.C.M. n. 159/2013, in relazione alle nuove modalità di calcolo dell’indicatore, fissa con riferimento al 2013 le soglie per l’assegno per il nucleo con almeno tre figli minorenni e per l’assegno di maternità, determinandole rispettivamente al livello ISEE inferiore a 8.446 euro e a 16.737 euro.

Entrambe queste nuove soglie devono essere rivalutate sulla base della variazione nel 2013 dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri con il Comunicato pubblicato nella G.U. n. 24 del 30 gennaio 2015 ha reso noto le nuove soglie dell’ISEE, da applicarsi per l’anno 2014, rivalutate sulla base dell’incremento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, calcolato con le esclusioni di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 81, che è risultato pari all’1.1%.

Domande presentate entro il 31 dicembre 2014 riferite all’anno 2014

Viene precisato che le domande di assegno di maternità e assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli minori presentate entro il 31 dicembre 2014 saranno valutate sulla base delle soglie ISE di cui alla circolare n. 29 del 2014.

Domande presentate dopo il 1 gennaio 2015, ma riferite all’anno 2014

Ambito di applicazione delle nuove soglie dell’ISEE rivalutate:

Le soglie dell’ISEE rivalutate, indicate ai paragrafi 3.2 e 3.3, si applicano esclusivamente:

a) per i richiedenti che presentano la domanda di assegno di maternità, successivamente al 1 gennaio 2015, per i figli nati precedentemente a tale data;

b) per i richiedenti che presentano, dal 1 gennaio 2015 al 31 gennaio 2015, la domanda di assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli minorenni per l’anno 2014.

Assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli minorenni concesso dal comune

L'assegno per il nucleo familiare da corrispondere agli aventi diritto specificati nel paragrafo 3.1 lettera b) per l'anno 2014 è pari, nella misura intera, a Euro 141,02.

Per le domande relative al medesimo anno, il valore dell'indicatore della situazione economica equivalente, è pari a Euro 8.538,91.

Assegno di maternità concesso dal comune

A seguito del suddetto incremento ISTAT, l’importo dell’assegno mensile di maternità (per i soggetti specificati nel paragrafo 3.1 lettera a)), spettante nella misura intera, per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal 1.1.2014 al 31.12.2014 è pari a Euro 338,21 per cinque mensilità e quindi a complessivi Euro 1.691,05.

Il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente da tenere presente per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti nel 2014, è pari a Euro 16.921,11.

Domande presentate dopo il 1 gennaio 2015, ma riferite all’anno 2015

Le soglie dell’ISEE e gli importi delle prestazioni in oggetto, rivalutati e validi per l’anno 2015, saranno resi noti con la pubblicazione di un apposito Comunicato del Dipartimento della famiglia, a cui seguirà una specifica circolare sull’argomento.

 

 

7) Programma “Garanzia Giovani”: possibilità invio delle istanze relative ad assunzioni decorrenti dal 1° maggio 2014

Incentivo all’assunzione di giovani ammessi al “Programma Operativo Nazionale per l’attuazione della Iniziativa Europea per l’Occupazione dei Giovani” (in breve Programma “Garanzia Giovani”), previsto dal Decreto direttoriale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali 8 agosto 2014. Possibilità invio delle istanze relative ad assunzioni decorrenti dal 1° maggio 2014. Istruzioni contabili. Variazioni al piano dei conti.

E’ questo l’oggetto del messaggio dell’Inps n. 1316 del 20 febbraio 2015.

Come preannunciato nel messaggio n. 9956 del 30 dicembre 2014, in data 16 dicembre 2014 è stato pubblicato - nella sezione “Pubblicità legale” del sito del Ministero del Lavoro – il Decreto Direttoriale n. 63 del 2 dicembre 2014 che rettifica il Decreto Direttoriale n. 1709 dell’8 agosto 2014, rendendo retroattivi gli incentivi di cui alla misura “Bonus Occupazionale” previsto dal Programma “Garanzia Giovani” alle assunzioni effettuate a decorrere dal 1° maggio 2014.

A scioglimento della riserva contenuta nel citato messaggio, si comunica che le procedure informatiche sono state aggiornate per consentire l’inoltro di istanze di ammissione al beneficio anche per rapporti instaurati nel periodo compreso tra il 1° maggio e il 2 ottobre 2014.

In conformità a quanto disposto dall’art. 10, c.2, del Decreto Direttoriale del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali 8 agosto 2014 la verifica delle disponibilità dei fondi sarà effettuata secondo il criterio generale, costituito dall’ordine cronologico di presentazione Come di consueto, per ogni dubbio o segnalazione i datori di lavoro potranno inviare un quesito alla Sede presso cui assolvono gli obblighi contributivi, avvalendosi della funzionalità “Contatti” del Cassetto previdenziale aziende; ove non riesca a risolvere il quesito ovvero per

problematiche sorte a prescindere dalla proposizione di un quesito esterno, la Sede potrà interpellare la Direzione generale, preferibilmente attraverso gli uffici regionali previsti dalla circolare 135/2011, utilizzando l’indirizzo di posta elettronica info.diresco@inps.it per problematiche di carattere giuridico o amministrativo e l’indirizzo supporto.diresco@inps.it per problematiche di carattere informatico.

Istruzioni contabili

Al fine di rilevare contabilmente l’onere per gli incentivi riconosciuti ai datori di lavoro per l’assunzione dei giovani ammessi al “Programma Operativo Nazionale per l’attuazione della Iniziativa Europea per l’Occupazione dei Giovani” (c.d. “Garanzia Giovani”), evidenziati nel flusso UNIEMENS, per il relativo conguaglio, con i codici “L442” e “L443” e le modalità di cui al precedente messaggio n. 9956 del 30/12/2014, in considerazione, altresì, della decorrenza prevista dal Decreto Direttoriale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 63 del 2 dicembre 2014, che rettifica il Decreto Direttoriale n. 1709 dell’8 agosto 2014, si istituisce, nell’ambito della Gestione sgravi degli oneri sociali ed altre agevolazioni contributive (evidenza contabile GAW), il seguente nuovo conto:

GAW32144 – Incentivo ai datori di lavoro per l’assunzione di giovani ammessi al “Programma Operativo Nazionale per l’attuazione della Iniziativa Europea per l’Occupazione dei Giovani” (c.d. “Garanzia Giovani”) – Decreto Direttoriale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 1709 dell’8 agosto 2014 e n. 63 del 2 dicembre 2014.

Gli importi degli incentivi eventualmente restituiti dai datori di lavoro, poiché indebitamente conguagliati ed evidenziati nel flusso UNIEMENS con il codice “M301”, saranno imputati al conto GAW24144, anch’esso di nuova istituzione.

Il nuovo conto GAW32144 dovrà essere utilizzato, altresì, per l’imputazione contabile dell’incentivo in questione, spettante ai datori di lavoro agricoli.

I rapporti finanziari con lo Stato sono definiti direttamente dalla Direzione generale.

 

 

8) Inversione contabile: non rileva il documento emesso con partita IVA italiana dal rappresentante fiscale di un soggetto passivo estero residente nella UE

Reverse charge: se la fattura “parla” italiano è documento irrilevante. È necessario che sia emessa dal fornitore estero, sia esso residente Ue o extra Ue, perché non è sufficiente la partita Iva “nostrana”. In alternativa, si procede all’autofatturazione. La disciplina del meccanismo dell’inversione contabile “esclude che il cedente o prestatore non residente sia tenuto all’emissione della fattura (e ai conseguenti adempimenti di annotazione e dichiarazione), tramite il numero identificativo Iva italiano” (articolo 17, secondo comma, Dpr 633/1972). L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 21/E del 20 febbraio 2015 fornisce l’interpretazione corretta della norma.

Posto che l’Iva relativa a tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, territorialmente rilevanti ai fini dell’imposta in Italia, rese da soggetto passivo estero (Ue o extra Ue), deve sempre essere assolta dal cessionario o committente soggetto passivo residente in Italia, mediante l’applicazione del reverse charge, vediamo la consulenza giuridica richiesta agli uffici fiscali, per fare chiarezza sul secondo comma dell’articolo 17 del Dpr 633/1972.

Il quesito

Sono stati chiesti chiarimenti in merito al caso in cui un contribuente italiano, dopo aver acquistato beni, che sono già nel nostro Paese, presso il rappresentante fiscale di un fornitore estero, riceve la fattura, emessa dallo stesso rappresentante (con partita Iva italiana), senza l’addebito Iva ai sensi dell’articolo 17, comma secondo, del Dpr 633/1972, e senza indicazione alcuna della partita Iva del fornitore estero.

La domanda, che verte appunto sulla fattura “italiana”, è se questa sia sufficiente o debba, invece, il contribuente richiedere un’altra fattura emessa direttamente dal fornitore estero o in alternativa procedere all’autofatturazione.

Il parere delle Entrate

Lo stesso contribuente, peraltro, espone già la soluzione interpretativa corretta della norma sull’inversione contabile, sulla quale i tecnici fiscali si trovano concordi.

Il documento emesso con partita Iva italiana dal rappresentante fiscale di un soggetto passivo estero residente nella Ue (o fuori dalla Ue), per una cessione effettuata nei confronti di un soggetto passivo Iva residente in Italia, è da considerare non rilevante come fattura ai fini Iva e deve essere richiesta al suo posto la fattura emessa direttamente dal fornitore estero oppure il soggetto Iva italiano deve procedere all’autofatturazione per regolarizzare l’operazione.

Il cessionario italiano, quindi, deve:

- numerare la fattura del fornitore estero, integrarla con il corrispettivo tradotto in euro e con gli altri elementi che formano la base imponibile dell’operazione, nonché dell’ammontare dell’Iva, calcolata secondo l’aliquota applicabile (articolo 46, comma 1, Dl 331/1993);

- annotare la fattura integrata nel registro Iva vendite (articolo 23, Dpr 633/1972), entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione, con l’indicazione anche del corrispettivo espresso in valuta estera (articolo 47, comma 1, primo periodo, Dl 331/1993, come sostituito dall’articolo 1, comma 326, lettera f), n. 1), legge 228/2012, a decorrere dal 1° gennaio 2013);

annotare la stessa fattura integrata anche nel registro Iva acquisti (articolo 25, Dpr 633/1972), per poter esercitare la detrazione eventualmente spettante (articolo 47, comma 1, terzo periodo, Dl 331/1993);

- emettere autofattura entro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello dell’operazione – nel caso di mancata ricezione della fattura del fornitore estero entro il secondo mese successivo all’operazione – e annotarla entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente (articoli 46, comma 5, e 47, comma 1, secondo periodo, del Dl 331/1993).

Infine, viene precisato che è comunque consentito al rappresentante fiscale di un soggetto estero – per le proprie esigenze – emettere nei confronti del cessionario residente un documento non rilevante ai fini Iva, con indicazione della circostanza che l’imposta afferente tale operazione verrà assolta dallo stesso cessionario.

 

 

9) Imposte sui redditi, certificazione Unica 2015: circolare di Assonime

Assonime, con la circolare n. 4 del 19/02/2015, ha segnalato le principali novità normative incidenti sulla compilazione del modello Certificazione Unica 2015 che i sostituti d’imposta devono rilasciare a lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi e titolari di redditi diversi entro il 28 febbraio 2015 e trasmettere all’Agenzia delle entrate entro il 9 marzo 2015.

La citata circolare ripercorre, dunque, le principali novità normative che incidono sulla compilazione della certificazione unica CU 2015, che i sostituti d'imposta devono rilasciare ai propri collaboratori entro il 28 febbraio e trasmettere all'Agenzia delle Entrate entro il 9 marzo 2015.

Nella circolare n. 4/2015, Assonime ripercorre le principali novità legislative incidenti sulla compilazione del modello CU 2015 che i sostituti d’imposta devono rilasciare a lavoratori dipendenti, autonomi e titolari di redditi diversi entro il 28 febbraio 2015, con successiva trasmissione all’Agenzia delle Entrate entro il 9 marzo 2015.

Al di là della profonda revisione di sistema introdotta dal decreto sulle semplificazioni fiscali (D.Lgs. n. 175/2014), rispetto alla versione dello scorso anno le principali novità inerenti la certificazione sono rappresentate dalla previsione di un’apposita sezione dedicata al bonus IRPEF e di nuovi campi, rispettivamente, per il contributo di solidarietà e il regime di favore previsto per gli importi corrisposti a titolo di incremento della produttività. Differentemente dai modelli precedenti, inoltre, la Certificazione Unica contiene un prospetto riguardante i dati fiscali dei soggetti che percepiscono redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi.

Come per il passato, osserva Assonime, lo schema di certificazione presenta alcune discontinuità nella numerazione dei campi che vengono integrati nella comunicazione del modello 770 Semplificato per favorire l’attività di liquidazione delle imposte e di controllo dell’operato dei sostituti d’imposta da parte dell’Amministrazione finanziaria.

La Certificazione Unica 2015 deve essere rilasciata in duplice esemplare in forma cartacea oppure, in base alle precisazioni contenute nelle istruzioni per il datore di lavoro, mediante strumenti elettronici. Qualora si scelga tale seconda modalità, al dipendente dovrà comunque essere garantita la possibilità di conseguire la disponibilità della certificazione e di materializzarla per i successivi adempimenti.

La modalità di consegna elettronica, pertanto, potrà essere utilizzata solo nei confronti di quanti siano dotati degli strumenti necessari per ricevere e stampare la certificazione rilasciata in via telematica: va, comunque, esclusa nelle ipotesi in cui il sostituto sia tenuto a rilasciare agli eredi la certificazione relativa al dipendente deceduto oppure quando il dipendente abbia cessato il rapporto di lavoro. Grava sul sostituto l’onere di accertarsi che ciascun dipendente si trovi nelle condizioni di ricevere in via elettronica la certificazione, provvedendo diversamente alla consegna in forma cartacea.

 

 

10) Rivalutazione: Tfr e crediti di lavoro aggiornati a gennaio 2015

Il coefficiente di rivalutazione delle quote di trattamento di fine rapporto accantonate per il mese di gennaio 2015 è pari a 0,125000. A seguito del comunicato Istat del 20 febbraio 2015, che ha stabilito in 106,5 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) (senza tabacchi), sono stati rielaborati i coefficienti validi per il mese di gennaio 2015 del trattamento di fine rapporto e dei crediti di lavoro.

Con il comunicato Istat del 20 febbraio 2015, che ha stabilito in 106,5 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) (senza tabacchi), sono stati rielaborati i coefficienti validi per il mese di gennaio 2015 del trattamento di fine rapporto e dei crediti di lavoro.

Trattamento di fine rapporto

Questa la tabella riepilogativa dei valori relativi al mese di gennaio 2015:

Mese

Periodo

Indice Istat

Delta % indice

Rateo 1,5

75% delta indice

Coefficiente rivalutazione

Gennaio 2015

dal 15.01 al 14.02

106,5

- 0,467290

0,125

- 0,350467

0,125000

 

Vincenzo D’Andò