Diario quotidiano del 20 febbraio 2015, segnaliamo tra i tanti temi di oggi: credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi; disciplina fiscale applicabile sul rent-to-buy; addio alle collaborazioni a progetto

Pubblicato il 20 febbraio 2015



costi antieconomici: se inerenti, sono deducibili; il piano sulla trasparenza fiscale; in arrivo l’Agenzia unica per le ispezioni sul lavoro; rifiuti speciali considerati in larga parte pericolosi; controlli a campione per il 730 precompilato; studi legali: il mancato deposito delle copie “cortesia” comporta la max multa; vanno in soffitta le collaborazioni a progetto; competenza del credito dell’appaltatore: rileva il periodo d’imposta in cui passa in giudicato la sentenza di avvenuto riconoscimento; credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi; disciplina fiscale applicabile sul rent to buy; F24-Accise: soppresso il codice tributo 2836; applicazioni più evolute per gli utenti dei servizi Entratel e Fisconline; incontro MEF - Entrate – CNDCEC: polizze assicurazioni, soluzioni in vista per le compensazioni; pronta la circolare delle Entrate con i chiarimenti interpretativi relativi a quesiti posti in occasione degli eventi Videoforum 2015

 

 Indice:

 1) Costi antieconomici: se inerenti, sono deducibili

 2) Messo a punto dalla Commissione Ue il piano sulla trasparenza fiscale

 3) In arrivo l’Agenzia unica per le ispezioni sul lavoro

 4) Rifiuti speciali considerati in larga parte pericolosi

 5) Controlli a campione per il 730 precompilato

 6) Studi legali: il mancato  deposito delle copie “cortesia” comporta la max multa

 7) Vanno in soffitta le collaborazioni a progetto

 8) Competenza del credito dell’appaltatore: rileva il periodo d’imposta in cui passa in giudicato la sentenza di avvenuto riconoscimento

 9) Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi: via libera anche alle compensazioni over 700mila euro

 10) Disciplina fiscale applicabile sul rent to buy: pronta la circolare delle Entrate

 11) F24-Accise: soppresso il codice tributo 2836

 12) Applicazioni più evolute per gli utenti dei servizi Entratel e Fisconline

 13) Incontro MEF - Entrate – CNDCEC: polizze assicurazioni, soluzioni in vista per le compensazioni

 14) Pronta la circolare delle Entrate con i chiarimenti interpretativi relativi a quesiti posti in occasione degli eventi Videoforum 2015

 

 

 1) Costi antieconomici: se inerenti, sono deducibili

Anche i costi antieconomici (ad es., poiché molto alti) possono essere dedotti se siano inerenti e, quindi, produttivi di reddito.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 3198 del 18 febbraio 2015, ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. La vicenda riguarda un medico specialista al quale l’ufficio aveva negato la detrazione dei costi sostenuti per l’affitto troppo alti.

In particolare, al un medico specialistico gli uffici del fisco avevano notificato degli avvisi di accertamento con cui veniva disconosciuta la deducibilità di alcuni costi. Si trattava del canone di locazione dello studio e dei servizi di segreteria.

Il contribuente ha impugnato di fronte alla Ctp l’atto impositivo ottenendo l’annullamento. La Ctr ha confermato il verdetto sostenendo che se il costo è inerente non può essere etichettato come antieconomico. La Cassazione ha condiviso questa tesi e ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. In particolare, ad avviso della Suprema Corte non è utilmente spendibile l’argomento del fisco secondo cui il controllo di inerenza non potrebbe andare disgiunto dall’apprezzamento in punto di ragionevolezza della spesa, onde non sarebbero deducibili le spese connesse a comportamenti del contribuente che non si giustificano sotto il profilo dell’economicità, poiché in tal modo la critica che si muove alla sentenza fuoriesce dal piano dell’errore di diritto, non si censura più la sentenza per aver errato nell’individuazione della norma da applicare, ma per aver errato nel modo di applicarla.

 

 

2) Messo a punto dalla Commissione Ue il piano sulla trasparenza fiscale

Entro marzo il piano Ue antipianificazione fiscale. Arriverà entro la fine di marzo il pacchetto sulla trasparenza fiscale messo a punto dalla Commissione Ue per contrastare l’evasione e la pianificazione aggressiva. Obiettivo, garantire che le società siano tassate nei paesi in cui svolgono le attività economiche che generano i loro profitti e che non possano sottrarsi al pagamento di una giusta quota attraverso una pianificazione fiscale aggressiva. La notizia è stata annunciata dalla stessa Commissione a margine del collegio dei commissari riunitosi ieri a Bruxelles. «Stiamo avanzando rapidamente rispetto al programma di lavoro presentato a dicembre», hanno annunciato i ministri Ue anticipando che il mese prossimo verranno proposte norme dirette ad ampliare lo scambio automatico di informazioni sugli accordi fiscali (i cosiddetti tax rulings) relativi ai regimi di imposizione fiscale delle società, al momento soggetti a limitatissimi scambi di informazioni. Allo stato attuale le autorità fiscali si trovano in grossa difficoltà al momento di valutare dove si svolge effettivamente l’attività economica di una società e applicare su tale base la normativa fiscale. «Diverse imprese multinazionali», ha sottolineato la Commissione, «tentano così di trasferire i profitti e ridurre il più possibile le imposte dovute, privando i governi dell’Unione di preziose entrate fiscali e compromettendo l’equità della tassazione».

 

 

 3) In arrivo l’Agenzia unica per le ispezioni sul lavoro

Controlli sul lavoro più incisivi. Arriva l’Agenzia per le ispezioni sul lavoro, che accorperà i servizi a oggi suddivisi tra ministero del lavoro, Inps e Inail all’insegna di un forte snellimento di uomini e strutture e con l’obiettivo di semplificare le procedure e rendere più incisive le ispezioni. Ma l’organismo, che dovrebbe vedere oggi la luce con decreto al consiglio dei ministri in attuazione del Jobs act, rischia di provocare un nuovo scontro governo-sindacati sul terreno della riforma del lavoro. «Se le anticipazioni saranno confermate, si tratta di provvedimento patacca che rischia di paralizzare tutto, non ci sarà nessuna semplificazione, nessuna garanzia sulle attività ispettive e di vigilanza, nessuna tutela per posti di lavoro e le retribuzioni dei dipendenti. E soprattutto nessuna certezza sui controlli che servono a garantire sicurezza sul lavoro, salute e tutela ambientale», denunciano all’unisono Fp-Cgil Cisl-Fp e Uil-Pa che oggi terranno un presidio di protesta sotto la sede del ministero. La nuova agenzia unica per le ispezioni avrà un corpo di quasi 5.800 uomini per 18 sedi regionali. Saranno di conseguenza cancellate le 108 direzioni territoriali del ministero del lavoro che svolgono anche le funzioni ispettive e i contratti di locazione delle relative sedi saranno risolti di diritto.

 

 

 4) Rifiuti speciali considerati in larga parte pericolosi

Rifiuti pericolosi, cambia tutto. Una rivoluzione (silenziosa) nella classificazione dei rifiuti pericolosi. Decorsi i 180 giorni previsti, dal 18 febbraio 2015 sono entrate in vigore le nuove norme di catalogazione contenute nell’articolo 13, comma 5, lett. b-bis) del decreto 91/2014 (competitività) convertito in legge 116/2014. L’effetto è che due terzi circa dei rifiuti speciali non pericolosi prodotti oggi in Italia sono adesso considerati pericolosi. Ma non solo. Insieme con la classificazione, sono cambiate anche le modalità di tenuta delle scritture ambientali: registri di carico/scarico, formulario di trasporto e schede telematiche Sistri. Una rivoluzione, appunto, passata quasi sotto silenzio ma che fa già lanciare alle imprese un allarme sulle difficoltà di gestione. “E pensare”, commenta Barbara Gatto, coordinatrice Dipartimento politiche ambientali della Cna, “che tutto ciò avviene a pochi mesi dall’entrata in vigore, prevista per il 1° giugno prossimo, della decisione 2014/955/Ue relativa al catalogo europeo dei rifiuti (codici Cer) e del regolamento europeo 1357/2014 sulle caratteristiche di pericolo dei rifiuti. Presumibilmente in questi mesi il legislatore italiano dovrà comunque mettere mano alle disposizioni scattate ieri per adeguarle a quelle europee”.

 

 

 5) Controlli a campione per il 730 precompilato

730 precompilato, partono i controlli a campione. Controlli dell’Agenzia delle entrate a campione sulle deleghe rilasciate dai contribuenti per l’accesso da parte dei centri di assistenza fiscale (Caf) e degli intermediari abilitati ai dati fiscali dei contribuenti che l’Agenzia invierà nel modello 730 precompilato. È questa una delle misure che l’amministrazione guidata da Rossella Orlandi, sta mettendo a punto per venire incontro alle richieste dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali di alzare il livello di protezione per gli accessi.

Mentre è allo studio una interpretazione per consentire ai professionisti di stipulare una copertura assicurativa sul modello 730 precompilato senza arrivare a coprire anche le fasi del controllo formale.

L’Agenzia delle entrate, nell’incontro tenutosi il 17 febbraio con Caf e intermediari sul modello 730 precompilato, ha spiegato che è in corso di definizione, congiuntamente ad Antonello Soro, authority privacy, il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.

Al primo posto nelle richieste del garante è la necessità di tutelare la privacy dei contribuenti tenuto conto della sensibilità dei dati contenuti nella dichiarazione precompilata, garantendo, però allo stesso tempo la semplicità dell’accesso per gli intermediari. L’accesso alla dichiarazione precompilata poi è consentito fino al 10 novembre.

Voluntary disclosure: conti con il cumulo materiale

Negli inviti a comparire e negli avvisi di accertamento da voluntary disclosure l’amministrazione finanziaria ha scelto la strada del calcolo di imposte e sanzioni con il meccanismo del cumulo materiale. Con conseguente (probabile) aggravio del costo finale della procedura da collaborazione volontaria. Secondo la tesi di un quotidiano economico, dalle prime meccanizzazioni degli inviti a comparire e degli atti di contestazione delle voluntary disclosure risulta che l’Agenzia delle entrate indica, a corredo del prospetto riepilogativo delle sanzioni irrogate riportato in ciascun atto, che si tratta di «violazioni per le quali non si applica il cumulo giuridico».

 

 

6) Studi legali: il mancato deposito delle copie “cortesia” comporta la max multa

Multa al legale se deposita l’atto solo in via telematica. Cinque mila euro di multa se l’avvocato deposita gli atti solo in forma telematica. Senza la predisposizione delle copie “cortesia”. È la condanna (ex art. 96, c. 3, cpc) inflitta dal tribunale di Milano, con sentenza 534 del 15/1/2015, a una parte perché il proprio avvocato non aveva depositato le copie cartacee previste dal protocollo siglato tra il tribunale e l’ordine degli avvocati di Milano, “rendendo più gravoso per il Collegio esaminarne le difese”. Secondo Mirella Casiello, presidente Organismo unitario dell’avvocatura, è “una sentenza assurda: la copia di cortesia è uno strumento per sopperire i deficit di un processo civile telematico, non ancora a regime. Non è possibile che si trasformi in una «ghigliottina» sul lavoro degli avvocati. L’atteggiamento del magistrato oltre che ingiusto, di fatto, mette in discussione il grande sforzo dell’avvocatura e degli altri operatori della giustizia affinché sia efficace il nuovo sistema, e, quindi, mettendo a rischio il buon funzionamento del Pct”. Duro anche il commento dell’Associazione nazionale forense. “Se i magistrati remano contro il processo civile telematico”, dichiara il presidente Ester Perifano, “vanificando gli sforzi compiuti dalla categoria degli avvocati che si sono anche resi disponibili ad andare incontro alle difficoltà della macchina statale, accedendo a richieste extra legem dei magistrati, ci chiediamo se non occorre forse una seria riflessione sull’opportunità di chiedere la disdetta di tutti i protocolli”.

 

 

 7) Vanno in soffitta le collaborazioni a progetto

Poletti: «Stop» ai co.co.pro., oggi, venerdì, via libera del CdM al contratto a tutele crescenti. Addio alle collaborazioni a progetto, mentre per quelle esistenti si gestirà la “transizione”: parte da qui il riordino delle tipologie contrattuali, verso il “Codice dei contratti” in attuazione del Jobs Act, che venerdì 20 potrebbe essere all’esame del Consiglio dei Ministri e che prevederà anche l’eliminazione dell’associazione in partecipazione e la rimodulazione delle regole per le partite IVA.

Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha illustrato “l’orientamento” della sua azione alle parti sociali, precisando anche che, non essendoci ancora stata la discussione in CdM, non è escluso che venga poi “tradotto diversamente”.

Il Consiglio dei Ministri di venerdì, ha comunque assicurato, varerà definitivamente i primi due decreti attuativi, quello sul contratto a tutele crescenti (con le nuove regole anche sui licenziamenti) e quello sui nuovi ammortizzatori sociali, tra cui la Nuova assicurazione sociale per l’impiego (NASpI).

I sindacati, innanzitutto CGIL e UIL, oltre a ribadire la contrarietà sul contratto a tutele crescenti, si sono mostrati “delusi” dall’incontro, non vedendo una vera stretta sui precari.

“Pensiamo di fare un’operazione che blocca la possibilità di nuove collaborazioni a progetto e su quelle che ci sono bisogna trovare una modalità di gestione della transizione”, ha affermato Poletti, spiegando che invece, per i co.co.co., “ci sono situazioni specifiche nel pubblico e nel privato e vanno valutate” e confermando che il contratto a tempo determinato senza causale manterrà il tetto di durata a 36 mesi.

Il Ministro ha inoltre precisato che l’Esecutivo, nella riunione di venerdì, “prenderà la sua decisione” sul recepimento o meno delle osservazioni contenute nei pareri delle Commissioni parlamentari, in particolare sul contratto a tutele crescenti e sulla richiesta di escludere dalle nuove norme i licenziamenti collettivi.

 

 

8) Competenza del credito dell’appaltatore: rileva il periodo d’imposta in cui passa in giudicato la sentenza di avvenuto riconoscimento

In caso di contestazione di un credito occorre attendere che il contenzioso sia passato in giudicato, altrimenti non è possibile imputare i ricavi nel corretto esercizio di competenza fiscale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3204 del 18 febbraio 2015.

Competenza dei ricavi in base alla sentenza se l’appalto è contestato. Si guarda al periodo d’imposta in cui passa in giudicato la pronuncia che riconosce definitivamente il credito dell’appaltatore.

In caso di contratto d’appalto e di contestazione, da parte del committente, dei lavori ultimati, ai fini della corretta imputazione dei ricavi occorre, dunque, avere riguardo al periodo d’imposta in cui passa in giudicato la sentenza che riconosce definitivamente il credito dell’appaltatore.

L’art. 109, comma 2 del TUIR dispone che, ai fini della determinazione dell’esercizio di competenza, i corrispettivi delle prestazioni di servizi si considerano conseguiti, e le spese di acquisizione dei servizi si considerano sostenute, alla data in cui le prestazioni sono ultimate.

Per quanto concerne, poi, il contratto di appalto, ai sensi dell’articolo 1665 c.c., esso si considera ultimato il giorno in cui è intervenuta l’accettazione dell’opera da parte del committente. In base a tale articolo, inoltre, il collaudo coincide col momento in cui matura per l’appaltatore il diritto al corrispettivo.

La Cassazione ha ripetutamente ribadito, in proposito, che concorrono alla formazione del reddito d’impresa, in un periodo determinato, esclusivamente i ricavi per i corrispettivi dei lavori ultimati, ovverosia di quelli in ordine ai quali sia intervenuta l’accettazione del committente, derivante dalla positiva esecuzione del collaudo o conseguente all’espressione, per “facta concludentia”, di una volontà incompatibile con la mancata accettazione (c.d. accettazione tacita), secondo quanto stabilito nell’art. 1665, commi 2 e 3 c.c. (Cass. nn. 26664/2009, 4297/2010 e 10818/2010).

Del resto, anche l’Amministrazione Finanziaria si è pronunciata in tal senso, affermando, con la circolare n. 98/2000 (§ 1.5.2), che l’appalto, ai fini della configurazione del criterio di competenza, inteso in senso giuridico, può considerarsi ultimato solo a partire dal giorno in cui è intervenuta l’accettazione dell’opera da parte del committente, nel quale si perfeziona il diritto dell’appaltatore al corrispettivo, ai sensi dell’art. 1665 c.c.

In seguito, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 133/2005, riguardante l’esercizio di competenza dei corrispettivi relativi ad appalti pubblici, ha chiarito che l’esercizio di competenza corrisponde a quello in cui l’opera oggetto del contratto si considera consegnata. Il momento della consegna coincide con l’emissione del certificato di collaudo e la successiva delibera della stazione appaltante sulla sua ammissibilità. In tale momento, sussistono tutti i requisiti (ultimazione dei lavori, consegna delle opere, certezza e determinabilità dei ricavi) per far concorrere il corrispettivo pattuito per l’opera completata alla determinazione del reddito d’impresa.

Posto, quindi, che l’accettazione da parte del committente coincide generalmente con l’esito positivo del collaudo dell’opera realizzata, si è rivelata particolarmente interessante la sentenza n. 16823/2014, con cui la Suprema Corte ha precisato che, se il contratto di appalto non si conclude con il collaudo dell’opera, ma con ulteriori prestazioni, ad esempio, di assistenza sull’opera positivamente collaudata, allora il periodo d’imposta rilevante ai fini del principio di competenza è quello in cui terminano tali ultime prestazioni contrattualmente previste e non quello in cui è intervenuto precedentemente il collaudo.

Adesso, la neo sentenza aggiunge un ulteriore punto fermo alla questione della corretta imputazione dei componenti positivi di reddito derivanti da contratti d’appalto, poiché con essa è stato esaminato il particolare caso in cui il committente non accetta in alcun modo le prestazioni eseguite dall’appaltatore, ma anzi le contesta giudizialmente.

Secondo la tesi dell’appaltatore (non ritenuta corretta dal Fisco), i propri ricavi si sarebbero dovuti imputare nell’esercizio in cui l’appalto era stato ultimato (non era previsto il collaudo, trattandosi di un servizio per il Comune) o, al più, al periodo d’imposta in cui il Tribunale aveva riconosciuto il suo credito.

La Cassazione ha, invece, confermando la tesi del Fisco, stabilendo che, in questo caso, i ricavi andavano imputati al periodo d’imposta nel quale essi erano divenuti, in mancanza di un’accettazione spontanea da parte del committente, certi e definiti, a seguito del passaggio in giudicato della sentenza d’appello, che, appunto, aveva definitivamente riconosciuto la spettanza del suo credito.

 

 

9) Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi: via libera anche alle compensazioni over 700mila euro

Al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, introdotto dal Decreto competitività, non si applica né il limite di 250mila euro, previsto per i crediti d’imposta agevolativi, né il limite generale di compensabilità di 700mila euro previsto per crediti e contributi. Inoltre, l’importo minimo di 10mila euro per usufruire dell’agevolazione deve riguardare ciascun progetto di investimento e non i singoli beni che lo compongono. Sono questi alcuni dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 5/E del 19 febbraio 2015, dedicata alla nuova agevolazione, prevista dal Dl n. 91/2014 per gli investimenti realizzati dal 25 giugno 2014 al 30 giugno 2015 in strutture produttive che hanno sede in Italia.

I soggetti beneficiari

A poter usufruire del credito d’imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione di versamenti dovuti, sono le imprese residenti, gli enti non commerciali, in relazione alle attività commerciali esercitate, e le stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti. In ogni caso, tra i soggetti ammessi alla misura di favore rientrano anche le imprese costituite successivamente alla data del 25 giugno 2014.

Come determinare le spese agevolabili

Il credito d’imposta va calcolato sul 15% della parte delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti. E’ però possibile escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore. L’importo minimo di 10mila euro, invece, deve essere verificato in relazione a ciascun progetto di investimento, inserendo nel calcolo delle spese anche gli oneri di diretta imputazione, come i costi di trasporto e montaggio. In ogni caso, alla misura di favore non si applicano né il limite di 250mila euro, previsto per i crediti d’imposta agevolativi, né il limite generale di compensabilità di 700mila euro previsto per crediti e contributi.

Quali sono gli investimenti da considerare

Il credito d’imposta vale per gli investimenti in nuovi beni strumentali compresi nella divisione 28 “Fabbricazione di macchinari ed apparecchiature” della tabella ATECO 2007. Nel caso di investimenti in beni complessi, ai fini dell’agevolazione rilevano anche i beni non inclusi nella divisione 28 e destinati al funzionamento dei beni della divisione, come per esempio computer e software acquistati per far funzionare i macchinari. La circolare specifica che, oltre a essere nuovi, i beni devono essere strumentali rispetto all’attività esercitata dall’impresa beneficiaria. Non sono, invece, inclusi nel credito, gli acquisti di beni merce e di materiali di consumo, anche se contenuti nella divisione 28, come per esempio i toner. Per quanto riguarda il requisito della “novità”, tra i beni agevolabili non rientrano quelli già utilizzati. Tra le eccezioni ammesse nel documento di prassi rientrano i beni esposti negli show room, utilizzati esclusivamente dai rivenditori a scopo dimostrativo.

Come utilizzare il credito d’imposta

Il credito va ripartito in tre quote annuali di pari importo, da utilizzare a scomputo di versamenti da effettuare con il modello F24. Il credito può essere utilizzato a partire dal 1° gennaio del secondo periodo di imposta successivo a quello dell’investimento. Quindi, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, nel caso di investimenti effettuati nel 2014, la prima quota del credito potrà essere utilizzata a partire dal 1° gennaio 2016. La seconda quota sarà utilizzabile a partire dal 1° gennaio 2017, la terza dal 1° gennaio 2018. Se una quota annuale, o parte di essa, non può essere utilizzata per motivi di incapienza, la stessa potrà essere fruita in compensazione già nel successivo periodo d’imposta.

Quando viene meno il credito

Il credito d’imposta viene revocato se i beni oggetto dell’investimento agevolato non sono mantenuti nell’impresa almeno fino alla fine del periodo d’imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’acquisto. Per esempio, per un soggetto con periodo d’imposta che coincide con l’anno solare che ha effettuato investimenti in beni strumentali nuovi nel periodo tra il 25 giugno 2014 e il 31 dicembre 2014, la revoca interviene se il bene viene ceduto entro il 31 dicembre 2015. Inoltre, il documento di prassi specifica che, per non perdere il beneficio, il bene oggetto di investimento va mantenuto in strutture produttive situate in Italia fino al termine previsto per gli accertamenti.

 

 

10) Disciplina fiscale applicabile sul rent to buy: la circolare delle Entrate

Su quale regime fiscale si applica, ai fini delle imposte dirette e delle imposte indirette, ai contratti di godimento in funzione della successiva alienazione di immobili, è intervenuta l’Agenzia delle entrate con un nuovo documento di prassi. In particolare, con la circolare n. 4/E del 19 febbraio 2015, l’Agenzia delle entrate definisce aliquote e modalità del regime fiscale da utilizzare per la tassazione del nuovo schema contrattuale (articolo 23, Dl n. 133/2014).

Acquistare casa pagando rate d’affitto. I chiarimenti delle Entrate sul regime fiscale da applicare. Pronte le indicazioni sulla disciplina fiscale, ai fini delle imposte dirette e indirette, da applicare in riferimento al rent to buy, formula innovativa che designa specifici contratti di godimento, cioè di locazione, che le parti sottoscrivono in vista della successiva vendita del medesimo immobile all’affittuario.

Tassazione a due vie, la finalità della quota di canone pagata dall’affittuario fa la differenza

In sostanza, spiega il documento di prassi, il trattamento fiscale da applicare al canone corrisposto dal locatario deve essere diversificato tenendo conto della funzione specifica, per il godimento dell’immobile o come acconto sul prezzo finale di trasferimento, per la quale le somme sono pagate dall’affittuario al proprietario.

Nel primo caso quindi, prosegue la circolare, trovano applicazione le disposizioni previste per i contratti di locazione, sia per le imposte dirette che per quelle indirette, mentre per la quota di canone versata come anticipazione del corrispettivo pattuito per la vendita dell’immobile si applicherà la normativa fiscale prevista per gli acconti prezzo.

Il rent to buy e l’opzione per l’imponibilità Iva

Nel quadro della formula di contrattazione del rent to buy, la circolare chiarisce che i canoni di locazione versati per il godimento di un fabbricato abitativo rientrano tra le operazioni esenti da Iva, salvo l’ipotesi in cui il concedente sia un’impresa di costruzione o di ripristino e opti per il regime di imponibilità Iva. Lo stesso regime di esenzione si applica anche ai canoni versati per la locazione di fabbricati strumentali, con la possibilità di optare per il regime di imponibilità da parte di tutti i soggetti passivi e non solo per le imprese di costruzione e di ripristino.

Aliquote Iva e imposta di registro per il proprietario/concedente in regime di impresa

In dettaglio, nei casi in cui l’operazione sia imponibile ai fini dell’Iva, le aliquote applicabili alla quota di canone pagata come acconto per la successiva acquisizione dell’immobile sono le seguenti: aliquota ridotta del 4% se il futuro

acquirente dichiara di poter beneficiare dei requisiti “prima casa” e se si tratta di case classificate nelle categorie catastali diverse da A/1, A/8 e A/9; aliquota ridotta del 10%, se si tratta di case di abitazione che hanno la medesima classificazione catastale di quelle che possono fruire dell’agevolazione “prima casa”; aliquota del 22% per gli immobili classificabili nella categorie catastali A/1, A/8 e A/9 e per gli immobili strumentali. Riguardo l’imposta di registro, la misura è determinata in base al regime Iva applicabile. Per gli acconti prezzo soggetti ad Iva, l’imposta di registro è dovuta nella misura fissa di 200 euro. Per quanto attiene, invece alla quota di canone corrisposta quale acconto-pezzo, per gli immobili abitativi esenti Iva si applica l’imposta di registro con aliquota del 2%, mentre se è imponibile Iva, perché il concedente, cioè il potenziale venditore, ha espresso tale opzione, l’imposta di registro è dovuta in misura fissa (67 euro se il contratto è stipulato per scrittura privata, 200 euro se formato per scrittura privata autenticata o è redatto in forma pubblica). Per gli immobili strumentali, in deroga al principio di alternatività Iva/Registro, l’imposta di registro è applicata in misura proporzionale (1%), indipendentemente dal regime Iva di imponibilità o di esenzione cui l’operazione è soggetta.

Se il proprietario/concedente non opera in regime d’impresa

Se il venditore non è un imprenditore ma un soggetto Irpef, sulla quota percepita del canone per la concessione in godimento, cioè per l’affitto, è applicata la disciplina fiscale dei redditi fondiari, mentre la misura dell’imposta di registro è proporzionale ed è pari al 2%, sia per gli immobili strumentali che abitativi. Comunque, è utile ricordare che, ove ricorrano i presupposti, per i soggetti Irpef è aperta la chance di optare per il regime della “cedolare secca”.

Imposte dirette, Iva e registro all’atto del trasferimento dell’immobile

Per il proprietario in regime d’impresa si rileverà, al momento del trasferimento di proprietà dell’immobile, un incremento del reddito pari alla differenza tra il prezzo di cessione, al lordo degli acconti, e il costo fiscale dell’immobile. Ai fini Iva, invece, la base imponibile su cui applicare l’imposta sarà data dal prezzo della cessione al netto dei soli acconti sulla vendita pagati fino a quel momento dal nuovo proprietario, cioè dall’ex affittuario, esclusi quindi quelli versati per il mero godimento dell’immobile. Riguardo le imposte di registro, ipotecaria e catastale, ai trasferimenti dei fabbricati strumentali rilevanti ai fini Iva (in regime di esenzione o imponibilità) si applica l’imposta di registro fissa di 200 euro e le imposte ipotecaria e catastale in misura rispettivamente pari all’1% e al 3%. Per i fabbricati abitativi in esenzione Iva l’imposta di registro è dovuta nella misura proporzionale del 9% o del 2%, con un minimo 1.000 euro, mentre le imposte ipotecaria e catastale sono in misura fissa pari a 50 euro ciascuna; se, invece, il trasferimento del fabbricato abitativo è imponibile Iva, per il principio di alter natività tra Iva e Registro, l’imposta di registro è fissa (200 euro) così come le imposte ipotecaria e catastale (sempre nella misura di 200 euro ciascuna).

Se il proprietario/concedente non agisce in regime di impresa

In questo caso, il corrispettivo del trasferimento dell’immobile è tassato come una plusvalenza realizzata mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili, se la cessione interviene entro cinque anni dall’acquisto. Le quote di canone incassate come acconto-prezzo saranno assoggettate alla disciplina dei redditi diversi e diventeranno imponibili al momento della cessione effettiva dell’immobile. Per le cessioni fuori campo Iva, prima casa e altro, l’imposta di registro sarà del 2% nel primo caso e del 9% nel secondo, mentre quella ipotecaria e catastale saranno versate in misura fissa di 50 euro in entrambi i casi.

 

 

11) F24-Accise: soppresso il codice tributo 2836

E’ stato soppresso il codice tributo 2836. Tale codice era stato istituito con la risoluzione n. 121/E del 2 aprile 2008, per consentire il versamento, tramite F24-Accise, dell’accisa sull’energia elettrica, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, consumata nel territorio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Tenuto conto delle modifiche apportate all’articolo 6 del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 17 ottobre 2008, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con nota prot. n. 20366 del 16 febbraio 2015, ha chiesto la soppressione del suddetto codice tributo, denominato come di seguito:

- “2836” denominato “Accisa sull’energia elettrica consumata nel territorio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia”.

L’efficacia operativa della soppressione di tale codice tributo decorre dal quinto giorno lavorativo successivo alla data di pubblicazione della presente risoluzione.

 

 

12) Applicazioni più evolute per gli utenti dei servizi Entratel e Fisconline

Autoaggiornamento dei pacchetti e interfaccia rinnovata. Pronte le versioni potenziate degli applicativi Entratel e File Internet, che consentono agli utenti dei servizi telematici dell’Agenzia di preparare e controllare i file da inviare al Fisco. Obiettivo: garantire ai contribuenti prodotti sempre più affidabili e semplici da usare. Sono già disponibili sulla nuova piattaforma tecnologica tutti gli strumenti necessari per effettuare pagamenti con F24, registrare contratti di locazione, inviare dichiarazioni relative agli ultimi due anni d’imposta. Le vecchie versioni degli applicativi restano comunque attive fino al completo “smaltimento” dei pacchetti di controllo ormai superati, anche per consentire agli utenti l’invio di documenti relativi alle annualità precedenti il 2012.

Da autoaggiornamento a interfaccia grafica più usabile, ecco i vantaggi per utenti

Grazie alla migrazione sul nuovo ambiente di sviluppo, le applicazioni “client” Entratel e File Internet in uso, rispettivamente, agli utenti Entratel e Fisconline, si arricchiscono di nuove funzionalità.

Ecco le principali:

- refresh automatico di applicativi e pacchetti di controllo - la nuova versione delle applicazioni installa automaticamente gli aggiornamenti;

- invio sicuro dei file “pesanti” - gli applicativi potenziati consentiranno agli utenti di predisporre e trasmettere in sicurezza file di grandi dimensioni;

- interfaccia grafica rinnovata - la nuova interfaccia grafica risulta più usabile per l’utente e mantiene in evidenza le operazioni che sta effettuando;

- portabilità su altri sistemi operativi - le nuove applicazioni funzionano non solo su Windows e Mac OS ma anche nel mondo “open source” basato su Linux.

Applicazioni integrate nel nuovo “cruscotto” dell’utente

Le applicazioni evolute sono integrate all’interno del nuovo Desktop Telematico, un cruscotto dell’utente che i contribuenti registrati ai servizi online delle Entrate possono installare accedendo alla sezione Software della propria area autenticata.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 31 del 19 febbraio 2015)

 

 

13) Incontro MEF - Entrate – CNDCEC: polizze assicurazioni, soluzioni in vista per le compensazioni

Nell’ambito di periodici incontri programmati, si è svolta una riunione tra il Viceministro dell’Economia, Luigi Casero, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi e i rappresentanti del Consiglio nazionale dei Commercialisti, nelle persone del Presidente, Gerardo Longobardi e del delegato alla fiscalità, Luigi Mandolesi

Nell’ambito di periodici incontri programmati, si è svolta il 18 febbraio 2015 una riunione tra il Viceministro dell’Economia, Luigi Casero, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi e i rappresentanti del Consiglio nazionale dei Commercialisti, nelle persone del Presidente, Gerardo Longobardi e del delegato alla fiscalità, Luigi Mandolesi.

Durante l’incontro è stato affrontato il tema degli obblighi assicurativi connessi al rilascio del visto di conformità sui mod. 730 precompilati. In particolare, la nuova normativa prevede non solo l’adeguamento del massimale minimo della polizza assicurativa a 3 milioni di euro, ma anche l’estensione della garanzia alle somme corrispondenti all’imposta, agli interessi e alle sanzioni che sarebbero richieste al contribuente in sede di controllo formale della dichiarazione. Considerato che l’estensione della garanzia riguarda unicamente i visti di conformità relativi ai mod. 730 precompilati, ma non anche i visti necessari per la compensazione dei crediti tributari superiori a 15.000 euro e per i rimborsi IVA, è stata prospettata la soluzione di consentire ai professionisti che intendano rilasciare il visto soltanto a questi ultimi fini (compensazione crediti tributari e rimborsi IVA) di adeguare la polizza al nuovo massimale minimo di 3 milioni di euro, senza necessità di estendere la garanzia alle somme dovute in sede di controllo formale. Per tale soluzione il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha preannunciato un chiarimento di prassi amministrativa in tal senso.

Nel corso dell’incontro si è anche discusso delle difficoltà attualmente incontrate dai professionisti che, intendendo rilasciare il visto di conformità anche sui mod. 730 precompilati, devono dotarsi di polizze assicurative che garantiscano anche le somme dovute in sede di controllo formale.

Diverse compagnie assicurative, in attesa di chiarimenti dall’IVASS, hanno infatti ritenuto opportuno sospendere momentaneamente il rilascio di polizze con tale estensione, in attesa che vengano risolte le relative problematiche giuridiche e interpretative.

Al riguardo, il Viceministro, Luigi Casero, ha annunciato l’attivazione di un Tavolo tecnico per la risoluzione del problema a cui siederanno tutti i soggetti interessati

(CNDCEC, nota del 18 febbraio 2015)

 

 

14) Pronta la circolare delle Entrate con i chiarimenti interpretativi relativi a quesiti posti in occasione degli eventi Videoforum 2015

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato la circolare n. 6/E del 19 febbraio 2015 contenente tutti i chiarimenti interpretativi relativi a quesiti posti in occasione degli eventi Videoforum Italia Oggi, Telefisco Sole 24ore e Forum lavoro.

(Agenzia delle entrate, circolare n. 6/E del 19 febbraio 2015)

 

Vincenzo D’Andò