Diario quotidiano del 19 febbraio 2015: torna in vita il vecchio regime dei minimi ed anche sostituti d’imposta: nuove modalità di compensazione dei crediti

Pubblicato il 19 febbraio 2015



sostituti d’imposta: nuove modalità di compensazione dei crediti; dichiarazioni fiscali 2015: il bonus nel modello 730/2015; torna in vita, per il 2015, il regime dei minimi soppresso dalla legge di stabilità; riclassamento catastale: è ok solo se viene adeguatamente motivato; il nuovo ravvedimento non riguarda le violazioni del diritto camerale; nuove commissioni censuarie: prime indicazioni delle Entrate; contratto a tutele crescenti e prescrizione dei crediti retributivi; Equitalia e Commercialisti: protocollo d'intesa, al via collaborazione

 

Indice:

1) Sostituti d’imposta: nuove modalità di compensazione dei crediti

2) Dichiarazioni fiscali 2015: il bonus nel modello 730/2015

3) Torna in vita, per il 2015, il regime dei minimi soppresso dalla legge di stabilità

4) Riclassamento catastale: è ok solo se viene adeguatamente motivato

5) Il nuovo ravvedimento non riguarda le violazioni del diritto camerale

6) Nuove commissioni censuarie: ecco le prime indicazioni delle Entrate

7) Contratto a tutele crescenti e prescrizione dei crediti retributivi

8) Equitalia e Commercialisti: protocollo d'intesa, al via collaborazione

 

 

 

1) Sostituti d’imposta: nuove modalità di compensazione dei crediti

Con la cd. Legge sulla Semplificazione (Decreto Legislativo 21 novembre 2014, n. 175), sono stata introdotte anche le nuove disposizioni in tema di compensazione dei crediti d’imposta e delle ritenute versate in eccesso da parte dei sostituti d’imposta. Le semplificazioni così introdotte, finalizzate allo snellimento di alcuni adempimenti, divengono già operative a decorrere dal periodo di imposta 2015.

Fino al periodo d’imposta 2014 i datori di lavoro potevano portare direttamente in detrazione le somme versate erroneamente in eccesso e i crediti d’imposta riconosciuti a soggetti destinatari (lavoratori dipendenti, subordinati, lavoratori autonomi); veniva quindi operata la cosiddetta compensazione “verticale” di cui al Decreto Legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Tale operazione consisteva nella possibilità di equilibrare, fino ad annullare, quanto dovuto a credito con quanto da versare, purché il tributo fosse caratterizzato da una stessa tipologia reddituale (redditi lavoro dipendente o assimilati, redditi da lavoro autonomo ecc).

Quanto previsto sino ad oggi richiedeva, conseguentemente, che le informazioni relative alle operazione di compensazione verticale dovessero essere portate a conoscenza dell’Amministrazione Finanziaria attraverso l’annuale dichiarazione dei sostituti d’imposta (modello 770 Semplificato o Ordinario), indicandole specificatamente nelle apposite caselle individuabili nei relativi quadri ST e SX.

Ora, con le nuove previsioni normative, i sostituti d’imposta dovranno “esternalizzare” le compensazioni dei tributi direttamente nel modulo di versamento unificato F24.

Questa nuova procedura operativa, definita per contro compensazione “orizzontale”, decorre già dai versamenti previsti per febbraio 2015 (primo versamento 16 febbraio 2015) e attinenti ai crediti d’imposta – o alle somme versate in più – nel 2015 (e quindi di competenza dello stesso anno).

Le operazioni di compensazione orizzontale dovranno necessariamente essere effettuate attraverso l’utilizzo e l’indicazione di specifici codici tributo appositamente predisposti e diffusi con la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 10 febbraio 2015, n. 13/E.

La stessa Amministrazione Finanziaria, invece, con la propria circolare del 30 dicembre 2014 n. 31/E ha chiarito che le predette modalità di scomputo devono essere adottate per tutte le compensazioni effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2015, indipendentemente dall'anno di formazione delle eccedenze e sempreché la compensazione non sia riferita all’anno 2014.

Si tratta, ad esempio, delle ritenute compensate a febbraio 2015 e relative a retribuzioni erogate entro il 12 gennaio 2015 relative al 2014 o delle ritenute compensate nell’ambito del conguaglio relativo al 2014.

Sempre con la circolare 31/E/2014 l’Amministrazione Finanziaria ha poi chiarito che gli importi soggetti alla nuova modalità di compensazione risultano essere:

- le somme rimborsate ai sostituti, da scomputare nel mese successivo a quello in cui è effettuato il rimborso (ad esempio per assistenza fiscale o crediti d’imposta) e nel limite delle ritenute di acconto relative al periodo di imposta in corso al momento della presentazione della dichiarazione annuale dei sostituti d’imposta;

- le somme e i versamenti di ritenute o imposte sostitutive superiori al dovuto da scomputare dai versamenti dei mesi successivi.

Viene inoltre chiarito che:

- le compensazioni disciplinate dal D.Lgs. 175/2014 non concorrono alla determinazione del limite di compensazione, così come attualmente fissato in 700.000 euro per ciascun anno solare dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388;

- nei limiti delle ritenute relative al periodo d’imposta, in caso di importi superiori a 15.000 euro annui, non sussiste l’obbligo di apposizione del visto di conformità ovvero di sottoscrizione alternativa da parte dei soggetti che esercitano il controllo contabile di cui all’articolo 1, comma 574, della legge 27 dicembre 2013, n. 147.

Infine, l’Amministrazione Finanziaria ha specificato che l’obbligo di apposizione del visto di conformità ovvero di sottoscrizione alternativa sussiste nel caso in cui l’eccedenza scaturente dalla dichiarazione sia riportata per compensare i pagamenti di importi diversi dalle ritenute dovuti nell’anno successivo, posto che, come precisato con la circolare n. 28/E del 2014, il limite dei 15.000 euro, al cui superamento scatta l’obbligo di apporre il visto di conformità, è riferibile esclusivamente alla compensazione orizzontale dei crediti (art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241).

 

 

2) Dichiarazioni fiscali 2015: il bonus nel modello 730/2015

Bonus IRPEF, i dati per il calcolo nel modello 730/2015. Fa il suo ingresso nella dichiarazione dei redditi il bonus IRPEF, concesso dai datori di lavoro - da maggio a dicembre dello scorso anno - ai lavoratori dipendenti con un reddito non superiore a 26.000 euro. I dati per il calcolo trovano spazio nel Quadro C, rigo C14, del modello 730/2015. I calcoli devono essere effettuati in dichiarazione in modo da verificare la sussistenza dei requisiti e, di conseguenza, l'importo realmente spettante ovvero, nel caso in cui non sia già stato percepito, per riceverlo in sede di liquidazione del 730.

Nella Sezione V del Quadro C (dedicato ai redditi di lavoro dipendente e pensione), il modello 7302015 accoglie - rigo C14 - i dati per il calcolo del “bonus IRPEF”.

Infatti, a partire dal mese di maggio 2014, il datore di lavoro ha riconosciuto in busta paga un credito, denominato appunto “bonus IRPEF” (massimo 80 euro mensili), ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 26.000 euro.

Chi presta l’assistenza fiscale ricalcola l’ammontare del credito tenendo conto di tutti i redditi presenti nel modello 730 e indica il bonus spettante nel prospetto di liquidazione (modello 730-3).

Se il rapporto di lavoro si è concluso prima del mese di maggio 2014, oppure se il datore di lavoro non riveste la qualifica di sostituto d’imposta, il credito spettante viene riconosciuto direttamente con il modello 730.

Per consentire a chi presta l’assistenza fiscale di calcolare correttamente il bonus, tutti i lavoratori dipendenti devono compilare il Rigo C14.

Funzionamento del bonus IRPEF

Il bonus - a regime per effetto della legge di Stabilità 2015 - spetta solo ai percettori di reddito di lavoro dipendente e ad alcune categorie di soggetti con redditi assimilati a lavoro dipendente. Possono infatti, beneficiare della misura quanti percepiscono redditi di lavoro dipendente e assimilati (sono escluse i redditi per attività intramoenia, le indennità e gettoni per cariche pubbliche, le prestazioni di previdenza complementare e gli assegni periodici al coniuge).

Per fruire del bonus si devono verificare due condizioni:

- l’imposta lorda sul reddito da lavoro dipendente deve essere superiore alle detrazioni per lavoro spettanti (in pratica non si deve trattare di soggetti a IRPEF zero o incapienti); non incidono ai fini del suddetto calcolo le altre tipologie di detrazione, quali quelle per familiari a carico;

- il reddito complessivo non dovrà essere superiore a 26.000 euro.

In pratica, sono esclusi coloro i quali percepiscono redditi inferiori a 8.145 euro (limite di reddito per il quale le detrazioni per lavoro coprono l’IRPEF lorda) e superiori a 26.000 euro

Nella circolare n. 8/E/2014 è stato precisato che non rileva la circostanza che l’imposta lorda del contribuente generata dai redditi di lavoro dipendente e assimilati sia ridotta o azzerata da detrazioni diverse da quelle previste dall’art. 13, comma 1, TUIR, quali, ad esempio, le detrazioni per carichi di famiglia previste dall’art. 12 TUIR. Inoltre, il reddito complessivo va assunto al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze

Il bonus è di importo pari:

- a 640 euro, se il reddito complessivo non è superiore a 24.000 euro;

- a 640 euro, se il reddito complessivo è superiore a 24.000 euro ma non a 26.000 euro. Il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro.

In quest’ultimo caso la formula da applicare è:

bonus spettante = 640 x [(26.000 - reddito complessivo)/2.000]

Inoltre, l’importo spettante va rapportato al periodo di lavoro del dipendente durante il 2014.

Il credito spettante ai lavoratori interessati è stato attribuito dai datori di lavoro sulla base dei dati reddituali a loro disposizione e senza attendere una richiesta esplicita dei beneficiari.

Il sostituto d’imposta deve:

- indicare il bonus nella Certificazione Unica dei redditi di lavoro dipendente e assimilati (modello CU2015);

- indicare gli importi non versati per effetto delle nuove disposizioni nel modello 770.

Compilazione della Certificazione Unica

Nella Certificazione Unica, sono stati previsti i punti 119, 120 e 121.

In particolare:

- per la compilazione del punto 119 è necessario utilizzare uno dei seguenti codici:

1 - se il sostituto d’imposta ha riconosciuto al dipendente il bonus IRPEF e lo ha erogato tutto o in parte;

2 - se il sostituto d’imposta non ha riconosciuto al dipendente il bonus IRPEF ovvero lo ha riconosciuto, ma non lo ha erogato neanche in parte.

- nel punto 120 va indicato l’importo del bonus IRPEF che il sostituto d’imposta ha erogato al lavoratore dipendente;

- nel punto 121 va indicato l’importo del bonus IRPEF che il sostituto d’imposta ha riconosciuto ma non ha erogato al dipendente.

Nel caso di precedenti rapporti di lavoro, al fine della compilazione della Certificazione Unica, il sostituto d’imposta che rilascia tale modello deve tenere conto dei dati riportati nelle certificazioni uniche relative ai precedenti rapporti.

Compilazione del modello 730/2015

Il rigo C14 del modella 2015 è riservato all’indicazione dei dati necessari alla determinazione del bonus IRPEF. In particolare, al rigo C14:

- nella colonna 1, va riportato il codice indicato nel punto 119 della Certificazione Unica;

- nella colonna 2 va riportatore l’importo del bonus erogato dal sostituto d’imposta, indicato nel punto 120 della Certificazione Unica.

Chi presta l’assistenza fiscale deve ricalcolare l’ammontare del credito spettante tenendo conto di tutti i redditi dichiarati e lo indica nel prospetto di liquidazione, modello 730-3 (rigo 66), che rilascia al dichiarante dopo avere effettuato il calcolo delle imposte.

Pertanto, se il datore di lavoro non ha erogato, in tutto o in parte, il bonus IRPEF, chi presta l’assistenza fiscale riconosce l’ammontare spettante nella dichiarazione (importo da indicare nel rigo 67 modello 730-3).

Se dal calcolo effettuato da chi presta l’assistenza fiscale il bonus risulta, in tutto o in parte, non spettante, l’ammontare riconosciuto dal datore di lavoro in mancanza dei presupposti previsti (ad esempio perché il reddito complessivo è superiore a 26.000 euro), viene recuperato con la dichiarazione (importo da indicare nel rigo 68modello 730-3).

Se il rapporto di lavoro si è concluso prima del mese di maggio 2014, oppure se il datore di lavoro non riveste la qualifica di sostituto d’imposta, il credito spettante viene riconosciuto nella dichiarazione (importo da indicare nel rigo 67 modello 730-3).

Infine, per consentire a chi presta l’assistenza fiscale di calcolare correttamente il bonus, tutti i lavoratori dipendenti (Codice 2, 3 o 4 nella Colonna 1 dei righi da C1 a C3) devono compilare il rigo C14.

 

 

3) Torna in vita, per il 2015, il regime dei minimi soppresso dalla legge di stabilità

Il decreto mille proroghe, il 17 febbraio 2015, è approdato in Aula dopo le modifiche nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali che hanno bloccato l'aumento dei contributi per i titolari di partita Iva, iscritti alla gestione separata Inps non iscritti ad altre gestioni previdenziali.

Torna in vita, per il 2015, il regime dei minimi soppresso dalla legge di stabilità. I soggetti in possesso dei requisiti previsti potranno chiedere l’applicazione del regime fiscale di vantaggio che prevede un limite di ricavi di 30mila euro e l’aliquota sostitutiva del 5%.

Rideterminate le aliquote contributive: 27% per gli anni 2014 e 2015; 28% per l’anno 2016 e 29% per il 2017. Questo dietrofront costerà allo Stato 120 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.

Lo scenario delle opzioni che si presenta per il 2015, dopo l’approvazione del Milleproroghe (DL 192/2014) nelle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio alla Camera, in merito ai contribuenti minori, è questo:

- regime ordinario;

- regime fiscale agevolato per autonomi, ex L. 190/2014 (imposta sostitutiva al 15% per chi ha ricavi fino a 15mila euro);

- regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, ex D.L. 98/2011 (imposta sostitutiva al 5% per chi ha ricavi fino a 30mila euro, con il limite fino a 5 anni o al raggiungimento del 35esimo anno d’età).

Il regime delle nuove iniziative produttive ex L. 388/2000 ed il regime degli “ex minimi” ex DL 98/2011, sono abrogati.

Approvato anche il blocco per un anno dell’aumento dei contributi per gli iscritti alla gestione separata Inps. Le partite Iva di collaboratori, free lance e precari, professionisti “senza Cassa” iscritti in via esclusiva alla Gestione separata INPS e non pensionati vedranno l’aliquota contributiva previdenziale del 27% e non del 30%.

Rinvio della dichiarazione IVA unificata

Un emendamento prevede il rinvio al 2016 della decorrenza dell’abolizione dell’obbligo di presentazione della dichiarazione IVA in forma unificata e della comunicazione dati IVA.

Il milleproroghe inizia l'iter alla Camera con una probabile blindatura. Sull’argomento autonomi si segnala la diffusione del Manifesto delle libere

Armonizzati i termini della voluntary disclosure

I termini del monitoraggio fiscale verranno dimezzati per chi decide di collaborare ed ha attività e beni in paesi che stanno stringendo accordi fiscali con l’Italia.

I termini di accertamento fiscale a carico del contribuente non si raddoppiano se il paese in cui ha i risparmi stringe un accordo fiscale con l’Italia entro il 2 marzo 2015, ma lo stesso non è stato previsto per il monitoraggio fiscale, cioè per la mancata indicazione nella dichiarazione dei redditi (quadro RW) delle disponibilità estere, che prevede il termine di 10 anni.

L’emendamento accettato dalle Commissioni rimedia ad un difetto di armonizzazione che rende poco appetibile la voluntary.

La commissione Finanze della Camera ha dato il via libera ad un emendamento che può dare maggiore appeal al rientro dei capitali. I termini di accertamento fiscale a carico dei contribuenti verranno dimezzati per i candidati alla voluntary disclosure ubicati nei Paesi che stanno stringendo accordi fiscali con l’Italia. Accordi che devono essere chiusi entro il prossimo 2 marzo. Ma la legge 186/2014, già dimezza i tempi dell’accertamento fiscale di coloro che emergeranno prima del 2 marzo. Per un mancato coordinamento della norma non era stato previsto il dimezzamento per il monitoraggio fiscale e qui il termine a ritroso è rimasto a 10 anni. Una soluzione non gradita ai contribuenti candidati al rientro che si sarebbero visti costretti, tra l’altro, a subire - oltre a maggiori sanzioni - anche una retrospettiva eccessivamente lunga sul patrimonio emergente. L’emendamento riduce per legge i termini del monitoraggio a 5 anni.

Sempre sul tema, un altro emendamento stabilisce che se l’attività del professionista è limitata alla valutazione circa l’opportunità, per il suo assistito, di accedere o meno alla procedura di voluntary disclosure e non segue il conferimento dell’incarico, non sussistono gli obblighi di segnalazione connessi alla disciplina dell’autoriciclaggio.

Dietrofront sulla tassa per i contanti

Stop all’imposta di bollo per i versamenti giornalieri a banche o posta sopra i 200 euro. Il Governo fa marcia indietro sul provvedimento che sarebbe dovuto entrare nel decreto sulla fatturazione elettronica e lo scontrino digitale che arriverà in Cdm venerdì prossimo. Quello sulla fatturazione elettronica è dunque un cantiere ancora aperto; l’obiettivo dell'Esecutivo è spingere i lavoratori autonomi ad utilizzare la moneta elettronica e a trasmettere le fatture elettroniche. Il passaggio alla fattura elettronica arriverà gradualmente. Al momento la dead line sembrerebbe slittata al 1° gennaio 2018, ma potrebbe tornare alla data inizialmente ipotizzata e cioè al 1° gennaio 2017. Nel biennio 2017/2018 dovrebbe arrivare anche lo scontrino digitale che sarà esteso anche ai distributori automatici. Chiunque effettua prestazioni di servizi sarà obbligato ad inviare giornalmente nel cassetto fiscale tutti i dati dei corrispettivi.

Giudici di Pace

Tra le altre misure correttive il differimento al 30 luglio 2015 del termine entro cui gli enti locali interessati possono chiedere il mantenimento degli uffici dei giudici di Pace di cui era stata chiesta la chiusura.

Pacchetto fiscale per l’edilizia

E’ atteso al Cdm di venerdì il pacchetto sulle liberalizzazioni in cui figurano anche gli incentivi fiscali per l’edilizia. Allo studio del Governo la riduzione dell’aliquota base dell’Imu per le società immobiliari di costruzione e la revisione del regime Iva sulle cessioni e locazioni di nuove abitazioni e per l’housing sociale. Cambiamenti in vista anche per il meccanismo della rivalsa della maggior Iva dovuta a seguito di accertamenti o rettifiche sui clienti, ma solo ad avvenuto pagamento della stessa all'erario con aggiunta delle sanzioni e degli interessi. A seguito della rivalsa il cessionario o il committente potranno a loro volta recuperare la maggior Iva corrisposta al loro fornitore al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui ha corrisposto l’imposta o la maggiore imposta.

 

 

4) Riclassamento catastale: è ok solo se viene adeguatamente motivato

Riclassamento illegittimo se manca la motivazione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3156 del 17 febbraio 2015, ha stabilito che è illegittimo il provvedimento di riclassamento catastale se non è adeguatamente motivato. Un contribuente è stato raggiunto da un avviso di accertamento per il riclassamento di una sua unità immobiliare. Le motivazioni facevano riferimento al miglioramento del contesto urbano nel qual era inserito l'immobile, miglioramento che aveva determinato la nuova rendita. Il provvedimento è stato impugnato davanti al giudice tributario il quale, in entrambi i gradi di merito, ne ha confermato l'illegittimità. L'agenzia del Territorio ha fatto ricorso in Cassazione ma i giudici hanno confermato le decisioni dei colleghi di merito.

L’accertamento presuntivo non è in grado di fondare la condanna penale

L’accertamento presuntivo, ammesso in sede tributaria, non rileva in sede penale, poiché il giudice è tenuto a verificare la sussistenza della violazione tramite indagini specifiche che possono far luce o meno sulla fondatezza della tesi accusatoria. In sede penale, peraltro, il giudice non può applicare le presunzioni legali, sia pure di carattere relativo, o i criteri di valutazione validi in sede penale, limitandosi a porre poi l’onere probatorio a carico dell’imputato, dovendo invece procedere d’ufficio agli accertamenti del caso.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6823 del 17 febbraio 2015.

In sede penale, dunque, il giudice non può applicare le presunzioni legali, sia pure di carattere relativo, o i criteri di valutazione validi in sede penale, limitandosi a porre poi l’onere probatorio a carico dell’imputato, dovendo invece procedere d’ufficio agli accertamenti del caso.

I Supremi giudici, nel caso di specie, evidenziano che i giudici di merito non hanno correttamente verificato l’ammontare dell’imposta evasa ed il relativo superamento della soglia di punibilità, visto che si sono avvalsi, esclusivamente, del processo verbale dell’Agenzia delle entrate.

Pertanto, si è quantificata l’evasione in maniera presuntiva, riprendendo acriticamente le risultanze dell’accertamento tributario che è invece strutturato su parametri del tutto lontani e diversi rispetto al sistema probatorio penale, e ponendo a carico dell’imputato l’onere di dimostrare il mancato superamento della soglia di evasione.

 

 

5) Il nuovo ravvedimento non riguarda le violazioni del diritto camerale

Le modifiche al ravvedimento operoso non si applicano al diritto annuale dovuto alla Camera di Commercio.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la nota n. 16919 del 6 febbraio 2015, ha precisato che le modifiche apportate dalla Legge di Stabilità 2015 alla disciplina del ravvedimento operoso di cui all’art. 13, D.Lgs. n. 472/1997 riguardano i soli tributi gestiti dell’Agenzia delle entrate e, pertanto, non si applicano per il diritto annuale dovuto alla C.C.I.A.A., regolato dall’articolo 6, Decreto n. 54/2005 che non è stato, quindi, automaticamente modificato dalle novità intervenute in materia di ravvedimento operoso.

 

 

6) Nuove commissioni censuarie: ecco le prime indicazioni delle Entrate

Saranno insediate con provvedimento in una data unica a livello nazionale, entro un anno dall’entrata in vigore del decreto istitutivo.

E’ disponibile l’identikit operativo delle nuove commissioni censuarie chiamate a coadiuvare l’Amministrazione finanziaria nell’ambito della riforma del Catasto.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 3/E del 18 febbraio 2015, ha fornito dei chiarimenti sulle novità introdotte dal D.Lgs. n. 198/2014, primo decreto attuativo della riforma, che ha riscritto funzioni e attribuzioni delle commissioni, incluse le modalità per la designazione dei componenti.

Commissioni censuarie articolate in tre sezioni

Le nuove commissioni censuarie sono articolate in 106 commissioni locali e una commissione centrale, con sede a Roma. Ogni commissione, inoltre, sarà suddivisa in sezioni ad hoc, competenti, rispettivamente, in materia di catasto terreni, di catasto edilizio urbano e di riforma del sistema estimativo del catasto dei fabbricati.

Nuove funzioni delle commissioni

Rispetto al passato, alle commissioni censuarie sono riconosciute, con l’istituzione di una sezione apposita, specifiche competenze nell’ambito della revisione del sistema estimativo del catasto dei fabbricati. In particolare, spetterà alle commissioni locali validare le funzioni statistiche e i relativi ambiti di applicazione.

Designazione e nomina dei componenti

Per le commissioni censuarie locali, la circolare delinea un articolato iter procedimentale che prende avvio con la richiesta di provvedere alle designazioni dei componenti, nel rispetto di specifici requisiti, rivolta da ciascun Direttore regionale dell’Agenzia ai soggetti a ciò deputati.

La scelta dei componenti, effettivi e supplenti, viene effettuata dal Presidente del Tribunale nell’ambito di un numero di soggetti designati almeno doppio rispetto a quello dei componenti previsti. Il Direttore regionale provvede alle relative nomine con apposito decreto, dandone comunicazione agli interessati, al Presidente del tribunale e ai soggetti designanti.

Per la commissione censuaria centrale l’iter procedimentale prende avvio con la richiesta di provvedere alle designazioni dei componenti, sempre nel rispetto di specifici requisiti, rivolta dal Direttore dell’Agenzia agli Organi di autogoverno delle magistrature ordinaria e amministrativa, all’Anci, al Ministero dell’Università e della Ricerca e al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La nomina dei componenti effettivi e supplenti è effettuata con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Insediamento

Le nuove commissioni censuarie - locali e centrale - sono insediate con provvedimento del Direttore dell’Agenzia in una data unica a livello nazionale, entro il 28 gennaio 2016, anche in assenza di designazione di uno o più dei componenti supplenti. Fino alla data di insediamento, individuata dallo stesso provvedimento, continuano ad operare le commissioni previste dal Titolo III del DPR n. 650/1972.

 

 

7) Contratto a tutele crescenti e prescrizione dei crediti retributivi

La Fondazione studi del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, ha diffuso la circolare n. 4 del 18 febbraio 2015 in relazione al contratto a tutele crescenti e la prescrizione dei crediti retributivi.

Il nuovo assetto delle tutele accordate al lavoratore impone una riflessione circa la prescrizione dei crediti retributivi.

Nell’attuale quadro normativo, come noto, l’applicabilità o meno al rapporto di lavoro dell’art. 18 della L. n.300/1970, rappresenta l’elemento dirimente per una diversa decorrenza del termine prescrizionale.

Ci si chiede, pertanto, come leggere il fenomeno in un sistema, come quello delle tutele crescenti, ove ai nuovi assunti non troverà più applicazione l’art. 18.

Regime della prescrizione dei redditi retributivi

In via generale, la prescrizione delle retribuzioni viene attratta dall’ambito applicativo dall’art. 2948 del c.c. in forza del quale “si prescrivono in cinque anni… gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi…”.

Nascita e ragioni della diversa decorrenza del termine prescrizionale.

Il termine di decorrenza dei cinque anni, però, decorre in corso di rapporto per i lavoratori impiegati in imprese cui trova applicazione l’obbligo di reintegra di cui all’art. 18 commi 4 e 7 L. n. 300/1970. Per le altre categorie di lavoratori, invece, la decorrenza della prescrizione dei crediti retributivi inizierà alla fine del rapporto di lavoro.

Tale differente regime non è stato determinato da un intervento normativo, ma nasce da una lettura giurisprudenziale del fenomeno.

La giurisprudenza di Cassazione, successivamente, ha avuto modo di chiarire che “ai fini della decorrenza della prescrizione, per la configurabilità di un rapporto di lavoro assistito dalla garanzia della stabilità è necessario che lo stesso sia regolato da una disciplina che, sul piano sostanziale, subordini la legittimità e l'efficacia della sua risoluzione alla sussistenza di circostanze oggettive e predeterminate e, sul piano processuale, affidi al giudice il sindacato su tali circostanze e la possibilità di rimuovere gli effetti del licenziamento illegittimo.

La prescrizione nel rapporto di lavoro a tutele crescenti

Il contratto a tutele crescenti, pur depotenziando la tutela reale, delinea comunque il diritto alla reintegra per i licenziamenti disciplinari in cui si dimostri l’insussistenza del fatto contestato e per quelli affetti da nullità.

 

 

8) Equitalia e Commercialisti: protocollo d'intesa, al via collaborazione

Nuovo percorso di collaborazione tra Consiglio nazionale dei commercialisti ed Equitalia per favorire l’efficacia, l’efficienza e la correttezza dell’azione di riscossione dei tributi.

Nuovo percorso di collaborazione tra Commercialisti ed Equitalia per favorire l’efficacia, l’efficienza e la correttezza dell’azione di riscossione dei tributi. Il protocollo d’intesa, firmato oggi dal presidente Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec), Gerardo Longobardi, e dal presidente di Equitalia, Vincenzo Busa, avrà la durata di due anni e prevede una serie di iniziative per fornire un’assistenza sempre più attenta e mirata alle esigenze dei contribuenti.

In particolare, grazie allo sportello telematico accessibile dal sito internet www.gruppoequitalia.it, i commercialisti possono interagire direttamente con le sedi provinciali di Equitalia per richiedere informazioni e fissare appuntamenti con personale qualificato per analizzare i casi più delicati dei loro assistiti.

L’accordo prevede inoltre la realizzazione di soluzioni informatiche per una maggiore condivisione delle informazioni; l’istituzione di tavoli tecnici nazionali e locali, anche con l’intervento degli enti creditori, per esaminare argomenti di interesse comune; l'impegno a organizzare seminari, convegni ed eventi di aggiornamento e formazione a livello nazionale e locale; la promozione di studi e ricerche al fine di approfondire tematiche sul rapporto fisco-contribuente avvalendosi anche delle commissioni di studio del Cndcec.

La collaborazione con i Commercialisti si inserisce nel percorso di semplificazione intrapreso da Equitalia – dice il presidente di Equitalia, Vincenzo Busa – L’accordo prevede una serie di attività basate sull'impegno reciproco a intercettare anche eventuali criticità che possano emergere nella gestione quotidiana del servizio di riscossione dei tributi, per favorire soluzioni legittime, trasparenti e corrette per evitare ogni possibile disagio per i cittadini e le imprese”.

Questo protocollo di intesa – dice il presidente del Cndcec, Gerardo Longobardi – è un nuovo frutto della scelta del nostro Consiglio nazionale di interloquire costantemente con le Istituzioni. L’importante collaborazione che si avvia oggi, è finalizzata alla creazione di un rapporto più fluido e diretto con un interlocutore per noi imprescindibile come Equitalia, puntando, tra l’altro, su servizi telematici più efficienti per la professione nonché sull’attivazione di tavoli tecnici congiunti nei quali confrontarsi”.

(CNDCEC, nota del 18 febbraio 2015)

 

Vincenzo D’Andò