Diario quotidiano del 17 febbraio 2015: al via da luglio la riforma del catasto

Pubblicato il 17 febbraio 2015



al via da luglio la riforma del catasto; il TAR Lazio esclude l’inserimento nell’ISEE dei redditi dei disabili; lo split payment e Agenzia delle Dogane; assicurazione professionale per il visto di conformità; deduzione forfetaria dei contribuenti residenti a Campione d’Italia; assistenza ai servizi telematici ipotecari e catastali, restyling al via; come fruire dell’esonero contributivo; Certificazione Unica 2015 e redditi degli sportivi dilettanti; cessione dal comune agli assegnatari degli alloggi, di aree già concesse in diritto di superficie; individuazione del soggetto tenuto all’applicazione delle ritenute ed imposte sostitutive sui redditi di natura finanziaria

 

Indice:

 1) Al via da luglio la riforma del catasto

 2) Il TAR Lazio esclude l’inserimento nell’ISEE dei redditi dei disabili

 3) Lo split payment non si applica neanche all’Agenzia delle Dogane

 4) Assicurazione professionale per il visto di conformità: i sindacati chiedono l’intervento della Orlandi

 5) Fissata la deduzione forfetaria del cambio da applicare ai redditi dei contribuenti residenti a Campione   d’Italia per l’anno 2014

 6) Assistenza ai servizi telematici ipotecari e catastali, restyling al via

 7) Come fruire dell’esonero contributivo

 8) Certificazione Unica 2015: e i redditi  degli sportivi dilettanti?

 9) Cessione dal comune agli assegnatari degli alloggi, di aree già concesse in diritto di superficie

 10) Individuazione del soggetto tenuto all’applicazione delle ritenute ed imposte sostitutive sui redditi di natura finanziaria

 

 

1) Al via da luglio la riforma del catasto

E’ in dirittura di arrivo la bozza del decreto che contiene la riforma del catasto. Per le unità immobiliari prive di planimetria il passaggio obbligatorio ai metri quadrati avverrà automaticamente. Dunque, dai vani si passerà ai metri quadrati.

Il percorso del “nuovo” catasto dovrebbe entrare nel vivo a partire a luglio e durare cinque anni, fino a dicembre 2019, quando il valore di oltre 63 milioni di immobili sarà definitivamente ricalcolato. Dovrebbero scomparire le case popolari, quelle economiche, così come quelle di lusso. Peseranno nella valutazione, oltre all’ubicazione, alla superficie e allo stato di conservazione, anche l’ascensore, il piano e l’affaccio. Le Chiese, come già oggi, continueranno a non pagare alcuna tassa. Nelle intenzioni del Governo, l’obiettivo finale è quello di rendere il sistema più vicino ai valori di mercato.

Sulla base di quanto è stato anticipato, lo strumento di questi cambiamenti sarà il secondo decreto attuativo sul catasto della delega fiscale, dopo il primo sulle commissioni censuarie, che dovrebbe essere ormai quasi pronto in vista del Consiglio dei Ministri del 20 febbraio. Oltre che dalla prima bozza del provvedimento, sarebbe stata anticipata una serie di dettagli contenuti in un documento esplicativo messo a punto dall’Agenzia delle entrate, passato all’esame del Ministero dell’Economia.

La prima novità sarebbe la riclassificazione degli immobili, in direzione di una semplificazione determinata dalla “destinazione d’uso”. Le categorie A-B-C-D-E-F scomparirebbero per lasciare posto a due gruppi: immobili “ordinari” (gruppo O) e immobili speciali (gruppo S). La nuova classificazione segnerebbe di fatto l’addio alle case popolari e agli immobili di lusso. Tutte le abitazioni residenziali sarebbero infatti inserite in un’unica categoria. Dovrebbero scomparire le lettere A/1, A/2, A/3, A/9 e così via e tutti gli immobili considerati appartamenti sarebbero inseriti nella nuova “O/1”.

Nel dettaglio, un provvedimento del MEF dovrebbe disciplinare i criteri d’individuazione delle abitazioni di lusso, ossia immobili signorili, ville, castelli e immobili di valore storico-artistico.

Inoltre, cambierebbe la base imponibile per le imposte, passando dalla rendita catastale al valore patrimoniale, con l’obiettivo di assicurare la sostanziale invarianza di gettito complessivo delle imposte erariali e locali (IMU, TASI e gli altri balzelli locali), ma non è ancora chiaro se essa debba essere garantita a livello locale o nazionale.

Comunque, il campionamento degli immobili partirebbe dal prossimo 1° luglio, mentre entro metà 2018 dovrebbero essere messe a punto le funzioni statistiche. L’obiettivo prefissato rimane quello di determinare la nuova base imponibile a seguire il 2019.

 

 

2) Il TAR Lazio esclude l’inserimento nell’ISEE dei redditi dei disabili

Il TAR del Lazio, con la sentenza n. 2458/2015, ha bocciato la riforma dell’ISEE nella parte in cui considera nel reddito disponibile anche le pensioni legate a situazioni di disabilità e indennità di accompagnamento, annullando l’art. 4, comma 2, lett. f) del DPCM n. 159/2013.

Secondo i giudici amministrativi, spiega l’Associazione dei mutilati e invalidi sul lavoro (ANMIL), non è dato comprendere per quale ragione, nella nozione di reddito che dovrebbe riferirsi a incrementi di ricchezza idonei alla partecipazione alla componente fiscale di ogni ordinamento, sono stati compresi anche gli emolumenti riconosciuti a titolo meramente compensativo e/o risarcitorio a favore delle situazioni di disabilità, quali le indennità di accompagnamento, le pensioni INPS alle persone che versano in stato di disabilità e bisogno economico, gli indennizzi INAIL.

 

 

3) Lo split payment non si applica neanche all’Agenzia delle Dogane

Il meccanismo dello split payment non si applica nei confronti delle agenzie fiscali, tra cui l’Agenzia delle Dogane.

Lo ha precisato la stessa Agenzia delle Dogane, ove, con la nota n. 17619/RU dell’11 febbraio 2015, ha confermato la non applicabilità del meccanismo dello split payment (introdotto dalla legge di stabilità 2015), in relazione alle operazioni rese nei confronti dell’Agenzia medesima. Difatti, tale chiarimento era già stato effettuato dall’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 1/E/2015,

Dunque, è già stato messo in evidenza come le Agenzie fiscali devono intendersi escluse dall’applicazione del meccanismo in oggetto.

E’ stato, inoltre, precisato che in caso di ricezione di una fattura recante l’annotazione “scissione dei pagamenti”, le amministrazioni escluse dal campo di applicazione del citato meccanismo dovranno corrispondere al fornitore anche l’IVA relativa all’operazione ricevuta, mentre il fornitore dovrà correggere il proprio operato ed esercitare la rivalsa nei modi ordinari.

Alla luce di ciò, gli uffici dell’Agenzia preposti alla lavorazione delle fatture passive provvederanno al pagamento delle stesse fatture secondo le precedenti modalità ordinarie, che prevedono la corresponsione al fornitore dell’IVA relativa all’operazione ricevuta.

Gli uffici doganali provvederanno a corrispondere l’IVA al fornitore anche in caso di fatture che dovessero erroneamente presentare l’annotazione “scissione dei pagamenti”.

In tal caso, a seguito della ricezione della fattura, gli uffici competenti comunicheranno tempestivamente al fornitore che l’Agenzia è esclusa dal meccanismo della “scissione dei pagamenti” e che lo stesso fornitore dovrà esercitare la rivalsa nei modi ordinari, computando l’IVA nell’ambito delle proprie dichiarazioni.

 

 

4) Assicurazione professionale per il visto di conformità: i sindacati chiedono l’intervento della Orlandi

Occorre intervenire al più presto per risolvere la questione dell’estensione della polizza assicurativa dei commercialisti in relazione alla copertura delle sanzioni dirette anche per i visti di conformità sulle compensazioni tributarie.

Il coordinamento sindacale unitario dei commercialisti é tornato a scrivere al Direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi.

La sentita diatriba riguarda la questione relativa all’assicurazione professionale e alle “contraddizioni normative” prodotte dagli ultimi provvedimenti legislativi in materia.

Difatti, l’art. 6 del DLgs. 175/2014 ha modificato le condizioni minime della polizza di cui bisogna essere titolari per poter ottenere l’abilitazione al rilascio del visto di conformità non solo sul nuovo 730 precompilato, ma anche sui modelli di dichiarazione (IVA, IRAP, UNICO) per le compensazioni dei crediti tributari di importo superiore ai 15 mila euro.

In particolare, oltre all’aumento del massimale minimo obbligatorio (portato da uno a tre milioni di euro), si prevede l’introduzione, nel contratto di assicurazione, di una clausola che estende la copertura anche per le sanzioni irrogate direttamente nei confronti del professionista. È proprio su quest’ultimo aspetto che le associazioni si soffermano con la lettera inviata il 13 febbraio 2015 alla Orlandi, oltre che al Presidente del CNDCEC, Longobardi.

Al momento, scrivono in proposito le sette associazioni sindacali che fanno parte del coordinamento unitario (ADC, AIDC, ANC, ANDIC, UNAGRACO, UNGDCEC, UNICO), “risulta di difficile attuazione giuridico/legale il rilascio dell’estensione della copertura assicurativa professionale al rischio per le sanzioni tributarie irrogate al professionista”.

Prova ne sia il fatto che alcune compagnie assicurative, sulla scorta delle circolari dell’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni), hanno deciso di sospendere momentaneamente il rilascio delle suddette estensioni, in attesa che vengano risolte le problematiche giuridiche ed interpretative.

Secondo quanto già denunciato la scorsa settimana dall’ANC, ad oggi, esiste un vincolo di “non assicurabilità” per le sanzioni dirette, che espone il professionista alla possibilità di dover “rispondere con il proprio patrimonio dinanzi al Fisco”.

Un discorso valido, come detto, non solo per il 730 precompilato, ma anche per le compensazioni dei crediti tributari risultanti dai modelli IVA, IRAP e UNICO.

Ecco perché il coordinamento sindacale chiede alle Entrate di chiarire urgentemente la propria posizione, in modo da capire se, ai fini dell’apposizione del visto di conformità per le compensazioni tributarie, la polizza assicurativa possa essere considerata adeguata anche senza l’estensione della copertura alle sanzioni dirette.

Occorre, dunque, fare di tutto per “rendere attuabili gli adempimenti previsti dall’art. 6 del DLgs. 175/2014”, nonostante i costi che i professionisti sono costretti a subire.

 

 

5) Fissata la deduzione forfetaria del cambio da applicare ai redditi dei contribuenti residenti a Campione d’Italia per l’anno 2014

Campione d’Italia: è stata fissata la deduzione forfetaria del cambio con il franco svizzero.

L’Agenzia delle entrate ha reso noto il provvedimento n. 20840 del 13 febbraio 2015, che, in attuazione della legge di stabilità 2014, fissa al 31,34% la misura della riduzione forfetaria del cambio euro-franco svizzero, da applicare ai redditi delle persone fisiche residenti nel comune di Campione d’Italia.

Per il periodo di imposta 2014 la riduzione forfetaria del cambio da applicare, ai sensi dell’articolo 188-bis del TUIR, ai redditi delle persone fisiche iscritte nei registri anagrafici del comune di Campione d’Italia, prodotti in franchi svizzeri nel territorio dello stesso comune per un importo complessivo non superiore a 200 mila franchi, è pari al 31,34%.

Tale provvedimento è emanato in base al comma 632 dell’articolo 1 della L. n. 147/2013 (legge di stabilità 2014), in virtù del quale la riduzione forfetaria del cambio di cui all’articolo 188-bis, comma 1, del TUIR sia stabilita con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanare, su conforme parere della Banca d’Italia, entro il 15 febbraio di ciascun anno.

In particolare, il comma 632 dispone che la riduzione forfetaria, definita nella misura del 30% dal comma 1 dell’art. 188-bis del TUIR, sia maggiorata o ridotta in misura pari allo scostamento percentuale medio annuale registrato tra le due valute, franco svizzero ed euro. Tale riduzione forfetaria non può, comunque, essere inferiore al 20%.

Riduzione forfetaria del cambio

Dunque, la riduzione forfetaria del cambio da applicare ai redditi che non superano i 200mila franchi delle persone fisiche residenti nel Comune di Campione d’Italia, prodotti nel territorio dello stesso Comune in franchi svizzeri, è pari al 31,34%. Questo sulla bade del provvedimento del 13 febbraio 2015 emanato in ossequio alla Legge di Stabilità per il 2014.

In sostanza, la legge 147/2013 (comma 632) ha disposto che la riduzione forfetaria, definita nella misura del 30% (comma 1, articolo 188-bis del Tuir), sia maggiorata o ridotta in misura pari allo scostamento percentuale medio annuale registrato tra le due valute, franco svizzero ed euro. Tale “diminuzione” non può, comunque, arrivare a quote inferiori al 20%.

La stessa norma stabilisce, poi, che la misura deve essere determinata, ogni anno entro il 15 febbraio, con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate avallato da un parere della Banca d’Italia: il parere è adesso giunto a destinazione.

In questo caso, la maggiorazione della percentuale di riduzione forfetaria è dovuta al fatto che, nel 2014, la media annuale del cambio del franco svizzero in euro ha registrato, rispetto al 2013, una flessione che corrisponde a uno scostamento percentuale medio annuale tra le valute pari a 1,34%.

 

 

 6) Assistenza ai servizi telematici ipotecari e catastali, restyling al via

Nuova grafica e contenuti per il supporto online. Il canale di assistenza telematica dedicato ai servizi catastali e ipotecari cambia volto. Da questa settimana, infatti, l’Agenzia delle Entrate ha rivisitato il sito, raggiungibile all’indirizzo http://assistenza.agenziaentrate.gov.it/, ampliando e riorganizzando le informazioni utili alla risoluzione di problemi relativi alla consultazione e all’aggiornamento online delle banche dati ipotecaria e catastale.

Grazie alla riorganizzazione dei contenuti in base alla tipologia degli utenti e al nuovo approccio centrato sulle diverse esigenze informative, il canale di assistenza ipotecaria e catastale online dell’Agenzia delle Entrate offre una navigazione più fruibile e un miglior supporto.

I cittadini troveranno informazioni per risolvere le problematiche relative alla consultazione delle banche dati catastale e ipotecaria e alle richieste di correzione dei dati catastali inesatti (Contact Center).

I professionisti e le istituzioni potranno ricevere assistenza online sui servizi di consultazione ipotecaria e catastale (Sister), sull’invio dei documenti Docfa, Pregeo e sul Modello unico (utilizzati per aggiornare le banche dati catastale e ipotecaria), sulla richiesta di correzione dei dati catastali inesatti, sulla prenotazione degli appuntamenti e sulla consultazione dello stato delle pratiche. Informazioni specifiche sono dedicate ai servizi riservati ai Comuni.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 26 del 13 febbraio 2015)

 

 

7) Come fruire dell’esonero contributivo

INPS: istruzioni per la fruizione dell’esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilità 2015.

L’Inps, con il messaggio n. 1144 del 13 febbraio 2015, fornisce, ai datori di lavoro, le istruzioni tecniche per la fruizione dell’esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato introdotto dall’art. 1, commi 118 e seguenti della legge n. 190/2014 (c.d. Legge di Stabilità 2015).

I datori di lavoro aventi titolo all’esonero contributivo in oggetto devono inoltrare all’Inps, prima della trasmissione della denuncia contributiva del primo mese in cui si intende esporre l’esonero medesimo, la richiesta di attribuzione del codice di autorizzazione “6Y”, avente il significato di “Esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti, legge n. 190/2014”. Detta richiesta andrà effettuata avvalendosi della funzionalità “contatti” del cassetto previdenziale aziende, selezionando nel campo oggetto la denominazione “esonero contributivo triennale legge n. 190/2014”, utilizzando la seguente locuzione: “Richiedo l’attribuzione del codice di autorizzazione 6Y ai fini della fruizione dell’esonero contributivo introdotto dalla legge n. 190/2014, art. 1, commi 118 e seguenti, come da circolare n. 17/2015”.

La sede territorialmente competente attribuirà il predetto codice di autorizzazione alla posizione contributiva interessata con validità 1.1.2015-31.12.2018, dandone comunicazione al datore di lavoro attraverso il medesimo cassetto previdenziale.

Il controllo in ordine alla legittimità di fruizione dell’esonero contributivo in oggetto sarà realizzato attraverso l’istituenda base dati “lavoratori agevolati”.

Datori di lavoro agricolo

Anche nel caso si voglia accedere all’incentivo introdotto dall’art. 1, comma 119, della L. 190/2014 è necessario inoltrare all’INPS specifica istanza.

Detta istanza potrà essere inviata esclusivamente in via telematica accedendo al modello di comunicazione “ASSUNZIONE OTI 2015” disponibile all’interno del “Cassetto previdenziale aziende agricole”_ sezione “Comunicazioni bidirezionale – Invio Comunicazione”. Del rilascio del modulo verrà dato apposito avviso sul sito internet dell’INPS.

Il citato termine di quattordici giorni lavorativi previsti per la presentazione della domanda definitiva di ammissione al beneficio è perentorio. L’inosservanza dello stesso determina l’inefficacia della precedente prenotazione delle somme di cui alla sezione prima della domanda.

L’INPS, mediante i propri sistemi informativi centrali, effettuerà i necessari controlli in ordine al possesso dei requisiti di legge per il diritto all’esonero e provvederà ad attribuire un esito positivo o negativo, visualizzabile dall’utente.

 

 

8) Certificazione Unica 2015: e i redditi degli sportivi dilettanti?

Potranno non essere inseriti nella certificazione Unica 2015 i redditi esenti corrisposti agli sportivi dilettantistici.

L’Agenzia delle entrate, con il comunicato del 12 febbraio 2015, esclude tali casi per le associazioni sportive dilettantistiche (ASD).

Difatti, il suddetto comunicato afferma che per il primo anno di applicazione del nuovo adempimento, solo in presenza di redditi esenti (per le ASD nel limite dei 7.500,00) possono non essere indicati nella certificazione unica da inviare telematicamente entro il 9 marzo 2015.

Dunque, l’esenzione riguarderà solo ed esclusivamente i sodalizi associativi che debbano certificare, per l’anno 2014, esclusivamente redditi esenti.

Soggetti obbligati

Il modello di certificazione deve essere inviato da parte dei sostituti d’imposta per comunicare i dati reddituali/previdenziali dei lavoratori dipendenti e assimilati, nonché quelli relativi al lavoratore autonomo, provvigioni e redditi diversi.

L’obbligo riguarda coloro che nel 2014:

- hanno corrisposto somme o valori soggetti a ritenuta alla fonte;

- hanno l’obbligo di certificare ai lavoratori i contributi previdenziali e assistenziali dovuti all’INPS/INAIL.

Termini e modalità di presentazione

La certificazione deve essere trasmessa telematicamente all’Agenzia delle entrate entro il 7 marzo dell’anno successivo a quello in cui le somme e i valori sono stati corrisposti. Come è noto, per l’anno 2014 la scadenza slitta al 9 marzo 2015 poiché il 7 marzo cade di sabato.

Le certificazioni contenenti esclusivamente redditi non dichiarabili con il 730 (come nel caso dei redditi di lavoro autonomo non occasionale, ovvero i redditi dei professionisti con partita Iva) potranno essere inviate (in relazione al 2015, primo anno di invio) oltre la scadenza senza applicazione di sanzioni.

Come è stato chiarito in dottrina, le certificazioni miste, che contengono ad esempio sia redditi di lavoro dipendente sia redditi di lavoro autonomo non occasionale, potranno essere scisse in due invii: il primo invio, relativo ai redditi di lavoro dipendente, andrà trasmesso entro i termini; il secondo, relativo ai redditi di lavoro autonomo non occasionale, potrà essere spedito oltre detti termini.

Comunque, entro il 28 febbraio del periodo d’imposta successivo a quello cui di riferiscono i redditi certificati, i sostituti devono consegnare la Certificazione Unica ai percipienti (anche in formato elettronico). Per il 2014 la consegna ai percipienti slitta al 2 marzo 2015 poiché il 28 febbraio cadrà di sabato.

Sanzioni

In caso di omessa, tardiva, o errata presentazione della Certificazione Unica, è prevista la sanzione di 100 Euro, senza possibilità di poter applicare il cumulo giuridico in caso di violazioni plurime, previsto dall'art. 12 del D.lgs. 472/97. Questo significa che se un sostituto invia tardivamente 10 certificazioni, sarà applicata la sanzione di 1.000 Euro.

In caso di errata certificazione, l’unico modo per non essere soggetti a sanzione, è trasmettere la certificazione corretta entro i 5 giorni successivi alla scadenza.

Niente ravvedimento operoso

Nel corso di Telefisco l’Agenzia delle entrate ha escluso la possibilità di utilizzare il ravvedimento operoso poiché il tempo intercorrente tra l’invio delle certificazioni e l’utilizzo delle stesse per la predisposizione della dichiarazione precompilata non è compatibile con i tempi previsti per il ravvedimento.

Scarto

Per ultimo, da ricordare che se le certificazioni inviate entro la scadenza vengono scartate dal sistema telematico dell’Agenzia delle entrate, vengono, comunque, considerate tempestive ove siano ritrasmesse entro i 5 giorni lavorativi successivi alla data contenuta nella comunicazione che attesta il motivo dello scarto.

 

 

9) Cessione dal comune agli assegnatari degli alloggi, di aree già concesse in diritto di superficie

Tassazione light per le cessioni di aree già concesse in diritto di superficie. Registro agevolato per la cessione dell’area che ospita la casa popolare. Confermato il regime di favore per il trasferimento di proprietà deciso dal comune, che segue il diritto di superficie già in possesso dell’assegnatario dell’alloggio.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 17/E del 16 febbraio 2015, ha fornito chiarimenti sull’applicabilità, agli atti riguardanti la cessione di aree già concesse in diritto di superficie agli assegnatari degli alloggi, del regime di favore previsto dall’articolo 32 del Dpr 601/1973: imposta di registro in misura fissa ed esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale.

Ecco tutti i particolari.

Alcuni contribuenti sono interessati alla stipula di una convenzione per il trasferimento in proprietà di un’area inclusa nel piano di zona consortile per l’edilizia economica e popolare.

La cooperativa cui aderiscono i contribuenti ha realizzato un fabbricato, assegnando ai soci la proprietà superficiaria degli alloggi.

Il Comune, ancora proprietario dell’area di sedime, ha proposto la trasformazione del diritto di superficie in proprietà, sulla base dell’articolo 31, commi 45 e seguenti, della legge 448/1998.

Preliminarmente, facendo seguito alla specifica richiesta del contribuente, la risoluzione precisa che alla cessione dell’area su cui insiste il fabbricato non si può applicare il regime agevolativo per l’acquisto della prima casa (imposta di registro al 2% e imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 50 euro ciascuna).

Questo perché il legislatore ha espressamente individuato nelle “case di abitazione” gli immobili che possono beneficiare delle agevolazioni, escludendo l’applicabilità delle stesse anche agli atti di trasferimento delle aree su cui insiste il fabbricato.

Del resto, in linea con la giurisprudenza della Cassazione, le norme recanti agevolazioni o benefici fiscali sono di stretta interpretazione e non sono estendibili a fattispecie non espressamente previste dal legislatore.

Ciò premesso, viene passata in rassegna la disciplina prevista dall’articolo 31 della legge 448/1998, il quale stabilisce, al comma 45, che i comuni possono cedere in proprietà le aree comprese nei piani approvati in base alla legge 167/1962, già concesse in diritto di superficie ai sensi dell’articolo 35, comma 4, della legge 865/1971.

L’articolo 3, comma 81, della legge 549/1995, prevede che gli atti e le convenzioni dei commi da 75 a 79 dello stesso articolo (disposizioni abrogate dall’articolo 31, comma 50, della legge 448/1998) sono soggetti a registrazione in misura fissa e non si considerano, ai fini Iva, operazioni svolte nell’esercizio di attività commerciali.

Pertanto, gli atti tramite i quali i comuni cedono in proprietà le aree già concesse in diritto di superficie sconterebbero l’imposta di registro in misura fissa.

La fattispecie viene però coordinata con i recenti interventi normativi che hanno interessato la materia dei trasferimenti immobiliari.

In particolare, l’articolo 10, comma 4, del Dlgs 23/2011, ha previsto la soppressione di tutte le esenzioni e agevolazioni tributarie, anche se disposte da leggi speciali, con riferimento agli atti costitutivi o traslativi di diritti reali su immobili a titolo oneroso.

Al riguardo, come già precisato con la circolare 2/2014, la dizione utilizzata dal legislatore è ampia, così da ricomprendere tutte le agevolazioni relative ad atti costitutivi o traslativi di diritti reali su immobili a titolo oneroso, riconducibili nell’ambito applicativo dell’articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al Tur.

Pertanto, in relazione agli atti di cessione di aree già concesse in diritto di superficie, stipulati a decorrere dall’1 gennaio 2014, ferma restando la qualificazione ai fini Iva, non trova più applicazione l’imposta fissa di registro, disposta dall’articolo 3, comma 81, della legge 549/1995.

Tuttavia, occorre tener conto del fatto che l’articolo 20, comma 4-ter, del Dl 133/2014, ha introdotto modifiche all’articolo 10, comma 4, del Dlgs 23/2011, la cui vigente formulazione stabilisce che “è altresì esclusa la soppressione delle esenzioni e delle agevolazioni tributarie riferite…”, tra l’altro, “…all’articolo 32 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601”. Quest’ultima disposizione si applica anche agli atti di trasferimento della proprietà delle aree previste al titolo III della legge 865/1971 e agli atti di concessione del diritto di superficie sulle aree medesime.

Nell’ambito dei primi sono inclusi i piani Peep, destinati all’edilizia economica e popolare (legge 167/1962): si tratta delle aree acquisite per esproprio dai Comuni, concesse in diritto di superficie per l’edificazione di case di tipo economico e popolare e dei relativi servizi urbani e sociali.

Tra gli atti di trasferimento riguardanti le aree in questione, possono essere ricondotti quelli attraverso cui si dispone (ai sensi dell’articolo 31, comma 45, legge 448/1998) la cessione, da parte dei comuni, delle aree comprese nei piani approvati in base alla legge 167/1962, già concesse in diritto di superficie secondo l’articolo 35 della legge 865/1971; quest’ultimo stabilisce, infatti, che sulle aree comprese nei piani di edilizia economica e popolare, il comune riconosce il diritto di superficie per la costruzione degli alloggi popolari.

La successiva cessione, in favore degli assegnatari degli immobili, delle aree sulle quali insistono i fabbricati già realizzati, già concesse in diritto di superficie, concretizza un atto connesso con l’atto di concessione del diritto di superficie e ascrivibile alla medesima ratio agevolativa sottesa all’impianto normativo dell’articolo 32 del Dpr 601/1973.

Inoltre, il corrispettivo delle aree cedute in proprietà è determinato dal Comune “…al netto degli oneri di concessione del diritto di superficie”, come previsto dal comma 48, dell’articolo 31, legge 448/1998.

Per conseguenza, gli atti con cui il Comune cede, agli assegnatari degli alloggi, l’area inclusa nel piano di zona consortile per l’edilizia economica e popolare situata nel territorio comunale, possono essere ricondotti tra gli atti attuativi dei piani di edilizia economica e popolare e, quindi, soggetti al regime di favore previsto dall’articolo 32 del Dpr 601/1973: imposta di registro in misura fissa ed esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale.

 

 

10) Individuazione del soggetto tenuto all’applicazione delle ritenute ed imposte sostitutive sui redditi di natura finanziaria

In caso di applicazione del regime della dichiarazione, gli obblighi di sostituzione d’imposta ricadono sulla banca depositaria degli strumenti finanziari.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n.16/E del 16 febbraio 2015, riguardo l’individuazione del sostituto d’imposta nell’ipotesi in cui intervengano più intermediari nella riscossione dei proventi di natura finanziaria, laddove la normativa fiscale non individui uno specifico sostituto d’imposta, ha fornito le seguenti precisazioni.

L’investitore intrattiene rapporti sia con la banca (presso la quale è aperto il rapporto di deposito) sia con la SGR (con la quale è stipulato il contratto di gestione di portafoglio). L’individuazione del soggetto tenuto all’applicazione delle ritenute o imposte sostitutive sui redditi di natura finanziaria dipenderanno dal regime scelto dall’investitore ai fini della tassazione dei redditi diversi di natura finanziaria ai sensi degli articoli 5, 6 e 7 del decreto legislativo n. 461 del 1997 (disciplinanti, rispettivamente, il regime della dichiarazione, il regime del risparmio amministrato e il regime del risparmio gestito).

Dunque, in caso di applicazione del regime della dichiarazione, gli obblighi di sostituzione d’imposta ricadono sulla banca depositaria degli strumenti finanziari.

Difatti, a prescindere dalla stipula del contratto di gestione di portafoglio con la SGR e dalla possibilità per la stessa di movimentare i conti aperti presso la banca sulla base del mandato gestorio, restino fermi in capo alla banca gli obblighi di amministrazione connessi al deposito titoli ai sensi dell’articolo 1838 del codice civile.

Pertanto, in forza del contratto di deposito, la banca è tenuta ad applicare le ritenute e le imposte sostitutive sui redditi di natura finanziaria percepiti dall’investitore secondo le disposizioni fiscali vigenti e ad effettuare i conseguenti obblighi dichiarativi nella dichiarazione dei sostituti d’imposta e degli intermediari, modello 770 ordinario, rientrando i suddetti adempimenti tra gli obblighi connessi al deposito titoli.

Inoltre, l’Agenzia delle entrate è del parere che la banca depositaria degli strumenti finanziari sia tenuta ad effettuare anche le segnalazioni delle operazioni di trasferimento da o verso l’estero di mezzi di pagamento rilevanti ai fini della normativa sul monitoraggio fiscale ai sensi dell’articolo 1 del decreto legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, e successive modifiche e integrazioni.

Qualora, invece, il cliente rilasci l’opzione per l’applicazione del regime del risparmio amministrato ovvero del regime del risparmio gestito alla SGR con la quale è stipulato il contratto di gestione di portafoglio, la stessa Agenzia ritiene che gli obblighi di sostituzione d’imposta in capo alla banca depositaria riguardino, nel primo caso, tutti i redditi di capitale conseguiti dall’investitore e, nel secondo caso, solo quei redditi di capitale per i quali non è prevista la disapplicazione del prelievo alla fonte (e che non concorrono, quindi, alla formazione del risultato maturato della gestione).

Soggetto tenuto all’applicazione dell’imposta sostitutiva sui dividendi

il soggetto tenuto all’applicazione dell’imposta sostitutiva di cui all’articolo 27-ter del D.P.R. n. 600 del 1973 e ad effettuare i conseguenti adempimenti dichiarativi nel modello 770 ordinario, è l’intermediario che integri congiuntamente le seguenti condizioni:

a) intermediario presso il quale le azioni o gli strumenti finanziari similari sono depositati;

b) intermediario che aderisce, direttamente o indirettamente (ossia per il tramite di un altro intermediario abilitato), al sistema di deposito accentrato gestito dalla Monte titoli S.p.A..

Nel caso in cui la SGR aderisca indirettamente (per il tramite di una banca) al sistema di deposito accentrato gestito dalla Monte Titoli S.p.A., la stessa SGR integra tutti i presupposti richiesti dalla normativa fiscale per essere il soggetto obbligato all’applicazione dell’imposta sostitutiva sugli utili derivanti dalle azioni e dagli strumenti finanziari ai sensi dell’art. 27-ter del D.P.R. n. 600 del 1973 e di dichiarazione nel modello 770 ordinario. Infatti, la SGR è l’intermediario che tiene i conti sui quali sono registrati gli strumenti finanziari di pertinenza dell’investitore finale e aderisce, indirettamente per il tramite della banca, al sistema di deposito accentrato. Ad analoga conclusione giunge anche la risoluzione n. 69/E del 16 maggio 2001.

Conclusione

In conclusione, vengono fatti salvi eventuali diversi comportamenti fino ad ora adottati dagli intermediari qualora i versamenti siano stati eseguiti correttamente seppure da un soggetto diverso, nel presupposto che ciò non abbia arrecato alcun pregiudizio ai danni dell’Erario.

 

Vincenzo D’Andò