Diario quotidiano del 16 febbraio 2015: le ipotesi di correzione del regime dei minimi

Pubblicato il 16 febbraio 2015



rinvio del regime dei minimi a tutto il 2015? rateazione bis con Equitalia; noleggi a lungo termine: intervento del CdS; conferma dei diritti camerali ridotti; modifiche alla tassazione dei fondi pensione: effetti dell’aumento di aliquota; riorganizzazione Servizi ex Enpals per imprese, consulenti e professionisti Portale INPS; Corte Europea di Giustizia: retribuzione dei lavoratori distaccati da Paese estero; decisione della Corte Ue sulle pratiche abusive Iva; adempimenti Certificazione Unica: commercialisti moderatamente soddisfatti ;robin tax illegittima: intervento di Assonime; recenti sviluppi in tema di rating di legalità delle imprese; intesa Italia-Liechtenstein sullo scambio di informazioni fiscali; Inps: avviso su malware

 

 Indice:

 1) Rinvio del regime dei minimi a tutto il 2015; rateazione bis con Equitalia

 2) Noleggi a lungo termine: intervento del CdS

 3) Conferma dei diritti camerali ridotti

 4) Modifiche alla tassazione dei fondi pensione: effetti dell’aumento di aliquota

 5) Riorganizzazione Servizi ex Enpals per imprese, consulenti e professionisti Portale INPS

 6) Corte Europea di Giustizia: retribuzione dei lavoratori distaccati da Paese estero

 7) Decisione della Corte Ue sulle pratiche abusive Iva

 8) Adempimenti Certificazione Unica: commercialisti moderatamente soddisfatti

 9) Robin tax illegittima: intervento di Assonime

 10) Recenti sviluppi in tema di rating di legalità delle imprese

 11) Intesa Italia-Liechtenstein sullo scambio di informazioni fiscali

 12) Inps: avviso su malware o codice maligno

 

 

 1) Rinvio del regime dei minimi a tutto il 2015

Con la riformulazione dell’emendamento sul regime dei minimi, anticipando quello che poi sarà inserito in un provvedimento di attuazione della legge delega fiscale, si va verso un rinvio del regime, estendendo a tutto il 2105 la possibilità di opzione del vecchio regime al 5%. L’opzione sarà possibile anche con una soglia di ricavi o compensi a 30 mila euro uguale per tutti.

Appalti, anticipi vanno al 15%. Possibile rateazione bis con Equitalia fino al 31/7/15.

Questi sono alcuni degli emendamenti dei relatori al decreto legge milleproroghe depositati il 12 febbraio 2015.

Boccata d’ossigeno seppur indiretta sullo split payment (il pagamento del corrispettivo è scisso dal versamento dell'imposta dovuta) per le imprese soprattutto dell’edilizia. Salirà infatti dal 10 al 15% la corresponsione in favore dell’appaltatore, nei contratti pubblici, di un’anticipazione dell'importo contrattuale. Dai relatori della legge di conversione del decreto legge milleproroghe all’esame delle commissioni bilancio e affari costituzionali arriva una modifica che incidendo in materia d’appalti prova a attenuare l’effetto dello split payment (l’Iva addebitata dal fornitore nella fattura dovrà essere versata dalla stessa amministrazione acquirente direttamente all’Erario e non più dal fornitore in relazione agli acquisti di beni e servizi effettuati dalle p.a.) con la legge di Stabilità 2015.

Rateazione bis con Equitalia

Un altro intervento riguarda la rateazione bis con Equitalia. I contribuenti decaduti dalla rateazione potranno richiedere un nuovo piano se la decadenza dal piano è avvenuta entro il 31 dicembre 2014 potranno farlo entro il 31 luglio 2015. Rispetto a prima, questa volta l’avvio del piano di rateazione non avvia nuove azioni esecutive. Se, al contrario la rateazione è richiesta dopo una segnalazione che arriva dalla p.a. per pagamenti superiori ai 10 mila euro, allora le rate possono essere concessi limitatamente agli importi che ne costituiscono oggetto.

Inoltre proroga lunga per i benefici fiscali per agevolare il rientro dei ricercatori. Le agevolazioni possono essere usufruite fino al 31 dicembre 2017.

Riforma delle aperture delle farmacie congelata fino al 31 dicembre 2016. Fino a tale data, recita l’emendamento, ai fini dell’acquisizione della titolarità di una farmacia è richiesta esclusivamente l’iscrizione all’albo dei farmacisti e non tutti i requisiti contenuti nella legge del 1968.

Le novità sulla voluntary disclosure arriveranno nella formulazione dell’emendamento 10.166. Vi sarà il riallineamento dei termini nel caso di accordi fiscali con paesi black list per quanto riguarda le sanzioni del quadro Rw.

 

 

2) Noleggi a lungo termine: intervento del CdS

Noleggi a lungo termine senza intestazione temporanea. Per le società di noleggio resta sospeso l’obbligo di registrare all’Archivio nazionale dei veicoli chi utilizza le auto per oltre 30 giorni. Almeno fino al prossimo 28 maggio, quando si terrà l’udienza di merito. Così ha deciso la 4° sezione del Consiglio di Stato, che con due ordinanze (nn. 480 e 482/2015) depositate l’11 febbraio 2015 ha rigettato gli appelli presentati dai ministeri dei trasporti e dell’interno.

Questi ultimi avevano impugnato le ordinanze cautelari con le quali il Tar Lazio aveva sospeso l’efficacia della circolare dei Trasporti n. 15513 del 10 luglio 2014, avente ad oggetto l’attuazione dell’articolo 94, comma 4 bis del Codice della strada. La prassi ministeriale avrebbe fatto rientrare anche le società di locazione senza conducente nel perimetro applicativo delle norme anti-elusive dettate dalla legge n. 210/2010. Si tratta, in particolare, della disciplina in materia di variazione della denominazione o delle generalità dell’intestatario della carta di circolazione e di intestazione temporanea di veicoli. Una serie di obblighi che avrebbe comportato grosse difficoltà amministrative e costi elevati per gli operatori di noleggio veicoli. Diverse aziende del settore e l’Aci hanno così avviato un contenzioso amministrativo, ottenendo nel novembre 2014 la sospensiva dal Tar. Interpretazione condivisa anche dai giudici di palazzo Spada.

 

 

3) Conferma dei diritti camerali ridotti

Confermate le disposizioni sugli importi del diritto annuale 2015. Difatti, il MISE, con la nota n. 18254 del 10 febbraio 2015, ha confermato, per il 2015, le indicazioni provvisoriamente diffuse con la circolare n. 227775 del 29 dicembre 2014 in merito agli importi che le imprese e gli altri soggetti obbligati sono tenuti a versare.

La nota, infatti, annuncia che è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze 8 gennaio 2015 recante “Determinazione delle misure del diritto annuale dovuto per l’anno 2015 alle camere di commercio ai sensi dell’articolo 18 della legge 29 dicembre 1993, n. 580 e successive modificazioni”.

Il decreto, reso disponibile sul sito del Ministero, è stato registrato in data 6 febbraio 2015 (Ufficio controllo atti MiSE e MIPAAF Reg.ne - prev. n. 365) e non contiene modificazioni rispetto alla versione provvisoria. Di qui la conferma delle disposizioni della circolare n. 227775, che anticipava tale decreto.

Come è noto, con tale circolare, il MISE aveva rideterminato gli importi dovuti per il 2015, sostanzialmente riducendo del 35% quelli previsti dal DM 21 aprile 2011, le cui disposizioni sono state applicate fino al 2014. Infatti, l’art. 28 comma 1 del D.L. 24 giugno 2014 n. 90, convertito nella L. 11 agosto 2014 n. 114, ha disposto la riduzione del diritto annuale dovuto alle Camere di Commercio per l’iscrizione nel Registro delle imprese o nel REA. Questa riduzione avviene in maniera graduale ed è appunto del 35% nel 2015; del 40% nel 2016 e del 50% a decorrere dal 2017. La base di calcolo su cui applicare le riduzioni corrisponde al diritto annuale come determinato per l’anno 2014.

 

 

4) Modifiche alla tassazione dei fondi pensione: effetti dell’aumento di aliquota

Aumenta l’aliquota d’imposta dall’11,50% al 20%, a opera della legge di stabilità 2015, sul risultato di gestione delle forme pensionistiche complementari maturato nel periodo di imposta.

L’aumento riguarda i fondi pensione in regime di contribuzione o prestazione definita (comprese le forme pensionistiche individuali), i cosiddetti “vecchi fondi pensione”, nonché i fondi pensione di natura negoziale che hanno come destinatari i dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

Ecco i chiarimenti sulla tassazione dei fondi pensione. L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 2/E del 13 febbraio 2015, ha sciolto i dubbi sulle nuove regole in materia di previdenza complementare introdotte dall’articolo 1 della Legge di stabilità 2015 (L. 190/2014). In particolare, vengono illustrate le novità relative all’imposta sostitutiva del 20% sul risultato di gestione maturato nel periodo d’imposta e si sofferma sulle modalità di calcolo della base imponibile su cui applicare l’imposta per tener conto degli investimenti effettuati dai fondi pensione in titoli di Stato, i cui redditi scontano

l’aliquota light del 12,50%.

Sostitutiva del 20% sui risultati di gestione

La legge di stabilità 2015 ha portato al 20% l’aliquota dell’imposta sostitutiva, con effetto dal 1° gennaio 2014. In particolare, la circolare chiarisce che l’aumento della tassazione da applicare al risultato di gestione riguarda tutte le forme di previdenza complementare: fondi pensione a contribuzione definita (cioè quelli per cui è certa l'entità dei contributi ma non l’entità della prestazione); o a prestazione definita (è certa l'entità della prestazione, ma l’entità dei contributi varia a seconda delle esigenze del gestore del fondo), comprese le forme pensionistiche individuali e i cosiddetti “vecchi fondi pensione”.

Determinazione della base imponibile

L’imposta sostitutiva del 20% si applica sul risultato netto maturato in ciascun periodo d’imposta. Quest’ultimo deve essere calcolato senza considerare tutte quelle operazioni che nulla hanno a che vedere con i flussi finanziari connessi alla gestione del patrimonio mobiliare del fondo, che vengono quindi ad essere “sterilizzate”. Inoltre, non si applicano nei confronti dei fondi pensione la maggior parte dei prelievi a monte sui redditi di capitale da essi percepiti (ad eccezione dei casi in cui specifiche norme dispongono diversamente): i fondi pensione assumono, in altri termini, la qualifica di soggetto cosiddetto “lordista”.

Regole per i titoli di Stato

La legge di stabilità 2015 ha modificato anche le regole per determinare la base imponibile su cui applicare l’imposta sostitutiva, per tenere conto degli investimenti effettuati dai fondi pensione in titoli del debito pubblico, i cui redditi scontano l’aliquota agevolata nella misura del 12,50%. Per non penalizzare da un punto di vista fiscale questo tipo di investimenti da parte dei fondi pensione, i redditi dei titoli di Stato concorrono alla formazione della base imponibile nella misura del 62,50%. A questo proposito, la circolare chiarisce che la base imponibile del risultato di gestione delle forme di previdenza complementare deve essere costituita dai redditi effettivamente derivanti dal possesso di questi titoli, realizzati nel corso periodo d’imposta, inclusi quelli maturati al 31 dicembre dell’anno di riferimento. Aliquota light al 12,50% anche per gli investimenti indiretti in titoli pubblici effettuati dai fondi pensione tramite Organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) e contratti di assicurazione.

Vengono, infine, proposti anche degli esempi per il calcolo dell’imposta sostitutiva.

Calcolo dell’imposta sostitutiva

Al fine della determinazione della base imponibile per la tassazione del risultato netto di gestione maturato nel 2014, il comma 622 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2015, prevede che, in primo luogo, il predetto risultato sia modificato tenendo conto dei redditi derivanti dai titoli pubblici ed equiparati di cui all’articolo 3, comma 2, lettera a) e b), del decreto legge n. 66 del 2014.

Al riguardo, l’Agenzia ritiene che i redditi oggetto di tale modifica sono necessariamente quelli proporzionalmente riferibili alle posizioni ancora in essere nella gestione al 31 dicembre 2014. Tale quantificazione dei redditi derivanti dai titoli pubblici che concorrono a formare la base imponibile per il 62,50% del loro ammontare deriva dalla considerazione che i restanti redditi derivanti dai titoli in questione devono essere considerati compresi nella parte di risultato attribuibile alle posizioni uscite dalla gestione nel corso del periodo d’imposta che concorrono alla determinazione della base imponibile per il 52% del loro ammontare.

Esempio di calcolo

Valore Patrimonio fine anno 2014 = 500 (al lordo delle imposte accantonate)

Valore Patrimonio inizio anno 2014 =300

Erogazioni del 2014 = 100

Totale contributi versati = 80

Contributi versati riferibili alle posizioni movimentate nel 2014 = 10

Valore al 31 dicembre 2013 delle posizioni individuali movimentate nel 2014 = 40

Redditi riferibili ai titoli pubblici = 60

Risultato della gestione ordinario del 2014 = 500 + 100 – 80 – 300 = 220

Redditi dei titoli di Stato riferibili alle posizioni uscite del 2014 dalla gestione (aliquota dell’11,50%)

100 - 40 - 10 = 50 (rendimento del 2014 riferibile alle erogazioni del 2014 al netto della ritenuta dell’11,50)

100 : 88,50 = x : 50 x = 56,50 (rendimento del 2014 riferibile alle erogazioni del 2014 al lordo della ritenuta)

60 : 220 = X: 56,50 X = 15,41

Parte dei redditi dei titoli di Stato ancora nella gestione al 31 dicembre 2014

60 – 15,41 = 44,59

44,59 x 62,50% = 27,87 quota imponibile redditi dei titoli pubblici ancora in gestione al 31dicembre 2014

44,59 – 27,87 = 16,72 quota redditi dei titoli pubblici ancora in gestione non imponibile 220 – 16,72 = 203,28 risultato della gestione ordinario del 2014 che tiene conto della minore tassazione dei redditi dei titoli pubblici ancora nel risultato di gestione al 31 dicembre 2014

Rendimento del 2014 riferibile alle erogazioni del 2014 (100 - 10- 40 = 50)

48% di 50 = 24 rendimento del 2014 riferibile alle erogazioni del 2014 da portare a riduzione del risultato della gestione del 2014

203,28 - 24 = 179,28 risultato della gestione del 2014 da assoggettare al 20%

179,28 x 20% = 35,86 imposta dovuta per l’anno 2014.

 

 

5) Riorganizzazione Servizi ex Enpals per imprese, consulenti e professionisti Portale INPS

Nell’ambito del processo di integrazione delle prassi dell’ex Enpals in quelle in uso presso l’INPS, con circolare n. 154 del 03/12/2014 è stata comunicata la realizzazione dell’integrazione degli elementi della dichiarazione contributiva ex Enpals nell’ambito della sezione “PosContributiva” del flusso Uniemens, relativa alle Aziende con dipendenti, fornendo le relative istruzioni operative.

In relazione al completamento del suddetto processo di integrazione, sono stati realizzati una serie di ulteriori interventi tesi a razionalizzare ed armonizzare i Servizi per Imprese, Consulenti e Professionisti, afferenti alla gestione ex-Enpals, esposti sul Portale Istituzionale.

Accesso ai Servizi ex Enpals Imprese, Consulenti e Professionisti

Nel richiamare la circolare n. 154/2014, e le istruzioni nella medesima fornite in merito alle nuove modalità di presentazione della denuncia contributiva che decorrono dal 1° gennaio 2015 (denunce inviate a partire da febbraio 2015), l’Inps comunica che in seguito agli ulteriori interventi predisposti i servizi esposti sul Portale Istituzionale per Imprese, Consulenti e Professionisti del settore Sport e Spettacolo verranno ridefiniti e riorganizzati nell’ambito dei “Servizi per le Aziende e Consulenti” della sezione “Servizi On Line”.

In particolare i suddetti Servizi saranno accessibili attraverso il percorso:

“Servizi on line > Per tipologia di utente > Aziende, Consulenti e Professionisti”;

oppure in alternativa:

“Servizi on line > Elenco d tutti i Servizi > Servizi per le aziende e consulenti”.

Pertanto a far data dal 27/02/2015:

- Per l’accesso ai servizi in parola dovranno essere utilizzate le procedure di autenticazione e gestione dei profili di accesso previste per la generalità dei datori di lavoro con dipendenti e per gli intermediari abilitati.

Conseguentemente i vecchi PIN della gestione ex-Enpals non potranno più essere utilizzati.

I soggetti che ancora non avessero un PIN INPS, oppure, disponendo di un PIN INPS, non avessero ancora richiesto l’attivazione del PIN con profilo Aziende, Consulenti e Professionisti, potranno richiedere il rilascio del nuovo PIN, o l’attivazione del proprio PIN, per il profilo necessario, alle Sedi Territoriali INPS;

- Il percorso:

“Servizi on line > ex-Enpals > Richiesta codice PIN utente ex Enpals”,

verrà eliminato in quanto servizio non più supportato;

- I percorsi:

“Servizi on line > ex-Enpals >Servizi per tipologia di utente ex Enpals > Servizi ex-Enpals per Consulenti e Professionisti”

e

“Servizi on line > ex-Enpals >Servizi per tipologia di utente ex Enpals > Servizi ex-Enpals per le Imprese”,

verranno reindirizzati al percorso:

“Servizi on line > Per tipologia di utente > Aziende, Consulenti e Professionisti”.

Riordino Servizi ex Enpals Imprese, Consulenti e Professionisti

I seguenti Servizi della gestione ex Enpals:

Agibilità/Denuncia contributiva

Iscrizione attività impresa

Iscrizione lavoratori

Ricerca matricola lavoratore

Consultazione invii denunce XML

Elenco pratiche

Modifica deleghe

Variazione indirizzo

Variazione attività impresa

verranno riordinati e saranno accessibili dalla pagina “Servizi per le aziende e i consulenti” attraverso una apposita nuova voce di menu: “Servizi Settore Sport e Spettacolo”. Inoltre saranno razionalizzati secondo lo schema di seguito illustrato:

Agibilità/Denuncia contributiva:

verrà esposta la voce specifica: “Richiesta Agibilità”. Inoltre la voce “Denuncia contributiva”, verrà scorporata e modificata in “Denuncia contributiva on line ante 2015” e potrà essere utilizzata unicamente per la compilazione on-line di denunce di regolarizzazione e/o variazione afferenti a periodi con competenza gennaio 2008 - dicembre 2014.

Si evidenzia che fino al prossimo rilascio dell’applicazione “Richiesta Agibilità” per “Matricola” INPS, le richieste di agibilità potranno essere effettuate tramite l’attuale applicazione (basata su “Codice Gruppo”, “Numero attività”), disponibile in Servizi on line > ex-Enpals > Servizi per tipologia di utente ex Enpals.

Iscrizione attività impresa, Variazione attività impresa, Variazione indirizzo:

Verranno unificate in una unica voce “Gestione attività di impresa ante 2015“. Si ricorda che tale funzione riguarderà unicamente le gestione delle Attività d’impresa ante 2015 in quanto, a partire dal 01.01.2015 sono state adottate, anche per i datori di lavoro dello spettacolo e dello sport professionistico le disposizioni concernenti l’apertura delle posizioni contributive aziendali per le aziende con dipendenti, con l’estensione ai medesimi delle modalità e delle funzionalità operative in tema di iscrizione e variazione anagrafica (cfr. par 4, circolare 154 del 03/12/2014).

Iscrizione lavoratore, Ricerca matricola lavoratore:

Verranno raggruppate nell’unica voce “Iscrizione e Variazione anagrafica lavoratori” che consentirà l’assegnazione della “matricola” (corrispondente al Codice identificativo dei soggetti censiti nell’Archivio anagrafico unico ARCA dell’INPS), necessaria ai fini delle richieste di Agibilità.

Consultazione invii denunce xml:

La voce verrà rinominata in “Consultazione invii denunce xml ante 2015” e consentirà di poter controllare lo stato degli invii effettuati, tramite la sezione specifica del flusso Uniemens “PosSportSPet”, relativa a denunce di regolarizzazione e/o variazione afferenti ai periodi gennaio 2008-dicembre 2014.

Elenco pratiche:

La funzione non verrà più esposta in quanto obsoleta

Modifica deleghe:

La voce rimarrà attiva unicamente per consentire la gestione delle deleghe relative alle attività d’impresa del settore Sport e Spettacolo ante 2015.

Infine si evidenzia che, per la gestione delle denunce relative a lavoratori del settore Sport e Spettacolo, riferite a periodi di competenza a partire da gennaio 2015, la procedura in uso per la generalità delle Aziende con dipendenti, disponibile sul Portale INPS, nella sezione: “Servizi on line > Per tipologia di utente > Aziende, Consulenti e Professionisti”, con le implementazioni necessarie ad accettare le denunce Uniemens integrate anche con i dati relativi ai predetti lavoratori, sarà messa a disposizione in tempo utile per la presentazione della denuncia contributiva di competenza gennaio 2015.

(Inps, circolare n. 1095 del 12 febbraio 2015)

 

 

6) Corte Europea di Giustizia: retribuzione dei lavoratori distaccati da Paese estero

La Corte di Giustizia Europea, con la decisione sulla causa C-396/2013, ha affermato che i lavoratori di aziende straniere di uno Stato membro dell’Unione che operano in regime di distacco internazionale (il concetto include anche le ipotesi di appalto e di somministrazione) debbono ricevere un trattamento economico non inferiore a quello previsto dal CCNL che si applica nel Paese ove si opera.

Tale principio non è che la diretta esplicazione della Direttiva n. 96/1971. La decisione nasce a seguito di un ricorso di 86 lavoratori polacchi inviati da un’impresa polacca ad operare in Finlandia.

Cassazione: mansioni amministrative al posto delle pause per i videoterminalisti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2679 dell’11 febbraio 2015, ha stabilito che al fine di regolamentare le pause disciplinate per i videoterminalisti e per prevenire gli infortuni sul lavoro, è possibile che a questi ultimi vengano assegnate mansioni amministrative alternative proprio all’uso del videoterminale.

I giudici della Suprema Corte hanno evidenziato come questo cambiamento di attività (amministrativa in luogo di quella al videoterminale) sia idoneo a sostituire le previste pause, pur rispettando la normativa antinfortunistica.

 

 

7) Decisione della Corte Ue sulle pratiche abusive Iva

Corte Ue: per pratiche abusive Iva, ok a previo procedimento nazionale. La direttiva 2006/112 deve essere interpretata nel senso che essa non osta alla previa e obbligatoria applicazione di un procedimento amministrativo nazionale, quale quello previsto all’articolo 63 del CPPT, nel caso in cui l’amministrazione tributaria sospetti l’esistenza di una pratica abusiva.

La controversia comunitaria che ha chiamato gli eurogiudici a pronunziarsi con sentenza del 12 febbraio 2015, causa C-662/2013, ha visto protagonisti una società di diritto portoghese e il Fisco nazionale.

La vicenda processuale scaturisce dalla decisione del Fisco lusitano di negare alla società il rimborso dell’Iva assolta a monte, asserendo un uso fraudolento del diritto a detrazione operato dalla stessa società. La società in questione, attiva nella costruzione e nella gestione di centri sanitari nonché nella prestazione di servizi medici e chirurgici in generale, faceva costruire su un terreno di sua proprietà un centro ospedaliero, dotandolo di attrezzature mediche. Una volta costruito il centro ospedaliero, la società lo dava in gestione ad un’altra impresa appartenente al medesimo gruppo industriale, detraendo dall’imposta dovuta al fisco portoghese, a titolo di canoni percepiti dal cessionario, l’Iva relativa all’acquisto dei beni e dei servizi relativi alla costruzione e all’allestimento del centro ospedaliero.

 

 

 8) Adempimenti Certificazione Unica: commercialisti moderatamente soddisfatti

La risposta dei commercialisti italiani al comunicato stampa emanato il 12 febbraio 2015 dall’Agenzia delle entrate. Si ritengono moderatamente soddisfatti i commercialisti italiani dopo che l’Agenzia delle entrate, attraverso un comunicato stampa, ha chiarito che non ci saranno sanzioni per le Certificazioni Uniche, che riguardano redditi non dichiarabili nel modello 730, inviate oltre il 9 marzo 2015.

“La decisione dell’Agenzia – afferma Gerardo Longobardi, presidente del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili – è andata incontro alla nostra proposta di presentare entro il 9 marzo solo i dati che devono effettivamente confluire nella dichiarazione precomplilata. Idea che abbiamo sempre manifestato durante i diversi incontri avuti con il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, e con il viceministro all’Economia, Luigi Casero”.

I commercialisti, infatti, avevano manifestato la proposta già qualche mese fa, durante l’audizione in Commissione di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, per portarla di nuovo alla ribalta durante le interlocuzioni dei giorni scorsi sempre con MEF ed Entrate.

“Si tratta di un risultato importante – conclude Longobardi – a cui si è giunti grazie a quel dialogo costante con le Istituzioni che il Consiglio nazionale ha messo in atto fin dal suo insediamento. La decisione di ieri è la conferma che il dialogo a tutti i livelli premia sempre”.

(CNDCEC, comunicato del 13 febbraio 2015)

 

 

9) Robin tax illegittima: intervento di Assonime

La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale della Robin Hood tax.

In tema è intervenuta Assonime, con la nota del 12/02/2015. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 10 dell’11 febbraio 2015, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della c.d. Robin Hood tax e, cioè, dell’addizionale IRES prevista per il settore petrolifero ed energetico dall’art. 81, commi 16-18, del d.l. n. 112/2008, come risultante in seguito alle modifiche da ultimo apportate dal d.l. n. 69/2013.

Come noto, la citata disposizione prevedeva un incremento dell’aliquota IRES inizialmente pari a 5,5% e successivamente aumentata al 6,5%; per i periodi d’imposta 2011-2014 è stato anche previsto un aumento provvisorio al 10,5%. Essa colpiva i soggetti che operavano nel settore petrolifero ed energetico qualora nel periodo d’imposta precedente avessero conseguito un volume di ricavi superiore a 3 milioni di euro e un reddito imponibile superiore a 300 mila euro.

La declaratoria di illegittimità si fonda essenzialmente sulla violazione degli artt. 3 e 53 della Costituzione

La Corte, infatti, dopo aver ribadito che il legislatore ben può prevedere “una più esigente contribuzione tributaria a carico di alcuni soggetti” con ciò senza violare l’art. 3 della Costituzione – ed aver illustrato alcuni esempi in materia – ha evidenziato che eventuali forme di tassazione differenziata devono comunque “sempre ancorarsi a una adeguata giustificazione obiettiva, la quale deve essere coerentemente, proporzionalmente e ragionevolmente tradotta nella struttura dell’imposta”.

Ed è proprio quest’ultimo, secondo la Corte costituzionale, il vulnus più grande dell’addizionale in esame. Essa, infatti, come espressamente previsto dal legislatore, era stata introdotta per colpire gli extra profitti che i predetti soggetti stavano maturando in virtù dell’aumento dei prezzi e delle tariffe del settore energetico, nonché per tener conto dell’impatto sociale del predetto andamento economico o, per meglio dire, della “correlata insostenibilità, specie per le fasce più deboli, dei prezzi dei prodotti di consumo primario”.

La struttura della norma, tuttavia, non appariva adeguata a perseguire tale scopo. La RHT, infatti, come pure evidenziato in nostre diverse circolari, si sostanziava di fatto in una maggiorazione dell’aliquota IRES “che colpisce l’intero reddito dell’impresa, mancando del tutto la predisposizione di un meccanismo che consenta di tassare separatamente e più severamente solo l’eventuale parte di reddito suppletivo connessa alla posizione privilegiata dell’attività esercitata dal contribuente al permanere di una data congiuntura. Infatti, al di là della denominazione di «addizionale», la predetta imposizione costituisce una “maggiorazione d’aliquota” dell’IRES, applicabile ai medesimi presupposto e imponibile di quest’ultima e non, come è avvenuto in altri ordinamenti, come un’imposta sulla redditività”.

Un’ulteriore criticità della RHT, come evidenziato dalla Corte, si rinviene nel fatto che essa ha assunto il carattere di misura permanente dell’ordinamento tributario prescindendo da ogni valutazione circa la permanenza della congiuntura economica che ne aveva giustificato l’introduzione; con ciò dando luogo ad un insanabile “conflitto logico interno alle disposizioni impugnate, le quali, da un lato, intendono ancorare la maggiorazione di aliquota al permanere di una determinata situazione di fatto e, dall’altro, configurano un prelievo strutturale destinato ad operare ben oltre l’orizzonte temporale della peculiare congiuntura”.

Infine, la Corte ha lamentato anche l’incapacità della norma di conseguire le asserite finalità solidaristiche che pure ne hanno giustificato l’introduzione e, in particolare, l’assenza di adeguati strumenti atti ad evitare il ribaltamento (traslazione) di tale onere a carico dei consumatori.

“In definitiva, il vizio di irragionevolezza è evidenziato dalla configurazione del tributo in esame come (i) maggiorazione di aliquota che si applica all’intero reddito di impresa, anziché ai soli “sovra-profitti”; (ii) dall’assenza di una delimitazione del suo ambito di applicazione in prospettiva temporale o di meccanismi atti a verificare il perdurare della congiuntura economica che ne giustifica l’applicazione; (iii) dall’impossibilità di prevedere meccanismi di accertamento idonei a garantire che gli oneri derivanti dall’incremento di imposta non si traducano in aumenti del prezzo al consumo.

Per tutti questi motivi [conclude la Corte] la maggiorazione dell’IRES applicabile al settore petrolifero e dell’energia, così come configurata dall’art. 81, commi, 16, 17 e 18, del d.l. n. 112 del 2008, e successive modificazioni, viola gli artt. 3 e 53 Cost., sotto il profilo della ragionevolezza e della proporzionalità, per incongruità dei mezzi approntati dal legislatore rispetto allo scopo, in sé e per sé legittimo, perseguito”.

Un profilo di interesse attiene all’efficacia temporale della declaratoria di illegittimità costituzionale

Le pronunce di illegittimità costituzionale assumono in linea generale efficacia retroattiva salvo l’intangibilità dei c.d. rapporti esauriti; limite temporale, quest’ultimo, che trova fondamento nell’esigenza di tutelare un principio di rango costituzionale e, cioè, quello della certezza del diritto.

Nella sentenza in esame, tuttavia, la Corte mette bene in evidenza che ulteriori limiti alla retroattività delle proprie pronunce possono derivare dall’esigenza di salvaguardare “principi o diritti di rango costituzionale che altrimenti risulterebbero irreparabilmente sacrificati. In questi casi, la loro individuazione è ascrivibile all’attività di bilanciamento tra valori di rango costituzionale ed è, quindi, la Corte costituzionale – e solo essa – ad avere la competenza in proposito”. In ogni caso, aggiunge la Corte, alla luce del citato principio generale di retroattività delle declaratorie di illegittimità costituzionale “gli interventi di questa Corte che regolano gli effetti temporali della decisione devono essere vagliati alla luce del principio di stretta proporzionalità. Essi debbono, pertanto, essere rigorosamente subordinati alla sussistenza di due chiari presupposti: l’impellente necessità di tutelare uno o più principi costituzionali i quali, altrimenti, risulterebbero irrimediabilmente compromessi da una decisione di mero accoglimento e la circostanza che la compressione degli effetti retroattivi sia limitata a quanto strettamente necessario per assicurare il contemperamento dei valori in gioco”.

Nel caso di specie, secondo la Corte, il principio di rango costituzionale che avrebbe subito un pregiudizio per effetto della retroattività della declaratoria di illegittimità costituzionale sarebbe stato quello dell’equilibrio di bilancio di cui all’art. 81 della Costituzione.

In particolare, la Corte ha evidenziato che la retroattività del pronunciamento in esame avrebbe determinato uno squilibrio del bilancio dello Stato tale da dover richiedere una manovra finanziaria aggiuntiva rispetto a quelle già programmate che avrebbe comportato, in un periodo di crisi economica particolarmente avvertito dalla fasce più deboli, la richiesta di risorse ai contribuenti o il taglio di risorse a loro destinate attuando una “irragionevole redistribuzione della ricchezza a vantaggio di quegli operatori economici che possono avere invece beneficiato di una congiuntura favorevole. Si determinerebbe così un irrimediabile pregiudizio delle esigenze di solidarietà sociale con grave violazione degli artt. 2 e 3 Cost.”

Per questi motivi, conclude la Corte, “gli effetti della dichiarazione di illegittimità costituzionale di cui sopra devono […] decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione della presente decisione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica”.

Alla luce di queste indicazioni – e ponendo attenzione ai soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare – pare che l’ultimo periodo d’imposta per il quale risulta dovuta la RHT sia il 2014, trattandosi di un periodo d’imposta per il quale l’obbligazione tributaria risulta specificatasi nel presupposto e nel quantum. Da più parti si fa osservare, tuttavia, che per tale periodo d’imposta non risultano ancora scaduti i termini per il versamento del saldo e per la presentazione della relativa dichiarazione dei redditi e che anche questi sono aspetti di non secondaria importanza nell’ambito specifico dell’efficacia temporale della declaratoria di incostituzionalità, in quanto si tratta pur sempre di adempimenti che trovano fondamento in una norma che una volta dichiarata incostituzionale non può più produrre ulteriori effetti.

La questione è delicata e, pertanto, viene auspicato al più presto un chiarimento da parte dei competenti organi dello Stato.

(Assonime, nota del 12 febbraio 2015)

 

 

10) Recenti sviluppi in tema di rating di legalità delle imprese

La circolare di Assonime n. 3 del 13/02/2015 illustra le recenti modifiche del regolamento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sui criteri e le modalità per l’attribuzione del rating di legalità.

La nuova versione del regolamento chiarisce che il rating può essere rilasciato anche se la soglia di 2 milioni di euro di fatturato è raggiunta non dalla singola impresa ma a livello di gruppo. Per quanto riguarda la disciplina sostanziale, sono introdotte nuove ipotesi di illeciti che precludono l’accesso al rating, comprese alcune violazioni in tema di pratiche commerciali scorrette. Contestualmente, il nuovo regolamento circoscrive le ipotesi di violazioni di natura tributaria preclusive del rating e, rispetto al rilievo ostativo degli illeciti antitrust gravi, introduce un’eccezione per i soggetti che hanno ricevuto l’immunità o una riduzione dell’ammenda nell’ambito di programmi di leniency. Sono inoltre ampliate le opzioni a disposizione delle imprese per ottenere un punteggio aggiuntivo rispetto al livello base, includendo tra l’altro l’adozione di modelli organizzativi di prevenzione e di contrasto alla corruzione.

Il rapporto di collaborazione tra Autorità garante e Autorità nazionale anticorruzione è stato significativamente rafforzato mediante il coinvolgimento formale dell’ANAC nel procedimento di attribuzione del rating di legalità e la sottoscrizione di un Protocollo d’intesa tra le due istituzioni.

(Assonime, circolare n. 3 del 13 febbraio 2015)

 

 

11) Intesa Italia-Liechtenstein sullo scambio di informazioni fiscali

L’Italia ed il Liechtenstein hanno concluso un’intesa in materia di scambio di informazioni di natura fiscale, basato sul più aggiornato standard OCSE. L’intesa raggiunta include l’Accordo sul modello Tax Information Exchange Agreement (TIEA) e un Protocollo Aggiuntivo in materia di richieste di gruppo. Tali Atti permetteranno di instaurare una efficace cooperazione amministrativa tra i due Paesi anche volta a migliorare il contrasto all’evasione fiscale e costituiranno la premessa per ulteriori miglioramenti delle relazioni economiche bilaterali.

L’Accordo sullo scambio di informazioni, basato sullo standard OCSE del Modello di Tax Information Exchange Agreement (TIEA), consentirà di avviare la cooperazione amministrativa su richiesta su tutte le imposte tra le autorità fiscali dei due Stati; il Protocollo Aggiuntivo in materia di richieste di gruppo (“group requests”) permetterà lo scambio di informazioni per identificare gruppi di contribuenti che intendono dissimulare cespiti patrimoniali non dichiarati. Il Protocollo costituisce uno strumento giuridico conforme all’Articolo 26 del Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni e rappresenta un ulteriore significativo avanzamento nel livello di cooperazione amministrativa in materia fiscale tra i due Paesi; l’Accordo sullo scambio di informazioni e il Protocollo Aggiuntivo saranno applicabili dopo l’entrata in vigore, a decorrere dalla data della firma; la firma di tali Atti avverrà prima del 2 marzo, termine definito dalla normativa italiana sulla regolarizzazione dei capitali detenuti all’estero (voluntary disclosure). In questo modo il Liechtenstein sarà equiparato ad un Paese ‘white list’ ai fini della voluntary disclosure e ciò consentirà una più agevole regolarizzazione per i contribuenti italiani che detengano attività finanziarie in Liechtenstein.

Con una Dichiarazione Congiunta l’Italia ed il Liechtenstein ribadiranno il reciproco impegno ad applicare dal 2017 lo scambio automatico di informazioni di natura finanziaria sulla base del nuovo standard globale (Common Reporting Standard). L’Italia, non appena entreranno in vigore l’Accordo e il Protocollo Aggiuntivo, inserirà il Liechtenstein nelle white lists degli Stati che consentono lo scambio di informazioni di natura fiscale. Infine, l’entrata in vigore dell’Accordo costituirà la premessa per ulteriori passi verso l’intensificazione delle relazioni economiche e finanziarie tra i due Paesi, mediante l’avvio di negoziati per una Convenzione contro le doppie imposizioni.

(Ministero dell’Economia e Finanze, comunicato n. 32 del 13 febbraio 2015)

 

 

12) Inps: avviso su malware o codice maligno

L’Inps, con una nota del 13 febbraio 2015, informa che è in corso una campagna di diffusione di malware (programma malvagio o codice maligno/nocivo) tramite email apparentemente inviate dall’INPS (da supporto@inps.gov.it), relative alle certificazioni DURC, e riportanti in allegato un file .ZIP contenente il file con l’infezione virale.

L’Istituto informa che le comunicazioni relative alle certificazioni DURC vengono inviate esclusivamente tramite la casella PEC (Posta Elettronica Certificata) che ha indirizzi @postacert.inps.gov.it e che riportano in allegato solo documenti PDF e non file ZIP come le email fraudolente identificate.

Viene fatto invito dunque a non aprire l’allegato riportato in tali email e a verificare che l’email ricevuta abbia tutti gli elementi di autenticità di una PEC.

Trasmissione telematica all’Inps del certificato di accertamento del decesso da parte dei medici necroscopi

Attuazione della legge n. 190 del 23 dicembre 2014 (legge di stabilità per il 2015).

La circolare n. 33 del 13/02/2015 dell’Inps è relativa alle disposizioni in merito al rilascio dell’applicazione, ad uso dei medici che accertano i decessi, per la trasmissione telematica all’INPS della “comunicazione di constatazione del decesso”, attraverso il portale INTERNET dell’Istituto.

Quadro di riferimento

Il puntuale aggiornamento delle variazioni anagrafiche permette all’Istituto di verificare la permanenza delle condizioni e/o dei requisiti per l’erogazione delle prestazioni e di svolgere in maniera tempestiva gli adempimenti connessi all’eventuale eliminazione delle prestazioni non dovute.

Come noto, tali informazioni pervengono all’Istituto da parte dei Comuni mediante trasmissione telematica, nel rispetto delle modalità e dei tempi previsti dalla normativa vigente. Il raggiungimento di un elevato livello del processo di comunicazione, riducendo sensibilmente il rischio di possibili pagamenti di prestazioni non dovute, ha prodotto, con la diminuzione dei costi, rilevanti risultati in termini di efficacia e di efficienza dell’azione amministrativa.

L’art. 1 della legge n. 190 del 23 dicembre 2014, al comma 303 e seguenti, ha introdotto alcune importanti novità sulla materia. In particolare, ha previsto per i medici necroscopi l’obbligo di invio telematico all’Inps del certificato di accertamento del decesso entro 48 ore dall’evento, utilizzando le stesse modalità già in uso per la trasmissione delle certificazioni di malattia on-line.

In caso di violazione del suddetto obbligo da parte dei medici necroscopi, si applicano le medesime sanzioni pecuniarie di importo variabile tra 100 e 300 euro previste per il responsabile del procedimento amministrativo delle anagrafi comunali (art. 46 D.L. 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326).

Dalla data del decesso, le prestazioni in denaro già erogate al pensionato da parte dell’INPS si intendono corrisposte con riserva, ai fini della verifica del diritto.

Gli Uffici pagatori (Banche e Poste), sui cui conti correnti tali somme sono accreditate, sono tenuti:

a restituire prontamente all’Istituto le somme corrisposte con riserva, nel caso in cui si accertasse che il beneficiario non ne avesse avuto diritto;

a fornire all’INPS le generalità del soggetto che ha disposto di tali somme, in caso di impossibilità sopravvenuta ad effettuare la restituzione.

Ciò premesso, al fine di dare piena esecuzione a quanto previsto dalla nuova norma di legge, la Direzione Centrale Sistemi Informativi ha messo a punto l’ applicazione, ad uso dei medici che accertano i decessi, per la trasmissione della “comunicazione di constatazione del decesso” attraverso il portale INTERNET.

Specifiche tecniche

L’accesso al servizio di trasmissione telematica dei certificati di constatazione del decesso avviene attraverso il portale INTERNET dell’Istituto, nell’ambito dei Servizi per i Medici Certificatori, con l’identificazione tramite codice fiscale e l’autenticazione tramite PIN.

I medici già riconosciuti dall’Istituto, perché accreditati per l’invio dei certificati medici introduttivi alle domande di invalidità civile, e convenzionati con il S.S.N., non hanno bisogno di richiedere di nuovo l’abilitazione all’Istituto.

I medici non ancora riconosciuti dall’Istituto dovranno, ai fini dell’accreditamento:

scaricare e stampare il modulo di richiesta del PIN disponibile sul sito Inps e presso le Strutture territoriali dell’Istituto;

recarsi personalmente presso una qualunque Struttura territoriale dell’Inps, muniti di un documento d’identità;

consegnare il modulo di richiesta del PIN, debitamente compilato e sottoscritto, che verrà conservato agli atti.

L’operatore Inps provvederà alla registrazione dei dati anagrafici e all’attribuzione di un codice PIN iniziale di accesso che consegnerà in busta chiusa numerata al medico.

Al primo accesso, il medico dovrà modificare il PIN iniziale seguendo la procedura guidata.

Per le successive eventuali comunicazioni con l’Istituto, il medico fornirà l’indirizzo della sua casella PEC (Posta Elettronica Certificata), prevista dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

Per accedere al servizio è necessario seguire la seguente procedura:

Collegarsi al portale dell’Istituto, disponibile all’indirizzo http://www.inps.it

nella sezione “Servizi Online”, selezionare la voce “Per tipologia di utente”;

nella schermata riportante l’elenco dei servizi, suddivisi per tipologia di utente, posizionarsi sulla categoria dei “Medici Certificatori” e selezionare la voce “Certificato di constatazione del decesso”.

Una volta fornite le credenziali di accesso (Codice fiscale e PIN), al medico autenticato verrà presentata la Home Page (o Pagina di accoglienza), riportante i suoi dati i identificativi (da confermare e/o modificare).

Il medico potrà accedere alle varie funzionalità messe a disposizione dal sistema tramite un menù di scelta rapido che consente di:

trasmettere il certificato tramite il Codice Fiscale del deceduto;

consultare e stampare i certificati di competenza emessi e trasmessi o l’elenco dei soggetti per i quali la trasmissione del certificato non sia riuscita;

annullare un certificato.

Per maggiori dettagli in ordine alle modalità operative si rimanda al manuale utente pubblicato sulle singole pagine del servizio.

Le informazioni presenti sui certificati di decesso pervenuti dai medici saranno, in modalità del tutto analoga alla gestione dei dati provenienti dalle anagrafi comunali, messe prontamente a disposizione della base anagrafica ARCA e degli archivi delle prestazioni pensionistiche erogate.

Si precisa, infine, che l’INPS procederà all’acquisizione telematica dei certificati di accertamento del decesso con data evento successiva alla pubblicazione della presente circolare.

(Inps, circolare n. 33 del 13 febbraio 2015)

 

 Vincenzo D’Andò