Diario quotidiano dell’11 febbraio 2015: per la Certificazione Unica servono correttivi!

Pubblicato il 11 febbraio 2015



archivio rapporti finanziari: dal 2016 scadenza unificata al 15 febbraio per le comunicazioni; Certificazione Unica 2015: occorrono correttivi; split payment: chiarito l’ambito soggettivo; privacy: niente informazioni sulla salute nelle attestazioni dell’ospedale; omessi versamenti: fa fede il CUD, non basta presentare il modello 770; appalto interno: conseguenze per la mancanza del Duvri

 

Indice:

1) Archivio rapporti finanziari:  dal 2016 scadenza unificata al 15 febbraio per le comunicazioni

 2) Certificazione Unica 2015: occorrono correttivi

 3) Split payment: chiarito l’ambito soggettivo

 4) Privacy: niente informazioni sulla salute nelle attestazioni dell’ospedale

 5) Omessi versamenti: fa fede il CUD, non basta presentare il modello 770

 6) Appalto interno: conseguenze per  la mancanza del Duvri

 

 

1) Archivio rapporti finanziari: dal 2016 scadenza unificata al 15 febbraio per le comunicazioni

Archivio rapporti, le comunicazioni mensili entrano in Sid: fissato il calendario per l’invio dei dati 2013 e 2014. Dal 2016 scadenza unificata al 15 febbraio.

Strada unica e stesse regole per l’invio dei dati all’Archivio dei rapporti. Le comunicazioni mensili e annuali delle informazioni finanziarie e dei dati contabili rilevati dal 1° gennaio 2016 viaggeranno con un tracciato unificato attraverso l’infrastruttura Sid. Lo stabilisce il provvedimento firmato il 10 febbraio 2015 dal Direttore dell’Agenzia, che fissa inoltre rispettivamente al 28 febbraio 2015 e al 29 maggio 2015 il termine per l’invio dei dati annuali 2013 e 2014 e porta al 15 febbraio dell’anno successivo la deadline ordinaria.

Comunicazioni mensili e annuali, l’unica via è il Sid

Niente più doppio binario, dunque, per l’invio delle comunicazioni mensili e annuali all’Archivio dei rapporti da parte degli intermediari: dal 1° gennaio 2016 i dati, già definiti con i provvedimenti precedenti, viaggeranno tramite Sid, l’infrastruttura che garantisce alti standard di sicurezza approvati dal Garante per la Protezione dei dati personali, grazie ad un nuovo tracciato che unifica criteri e regole di segnalazione delle informazioni. Allo stato attuale, invece, gli intermediari effettuano, per lo stesso rapporto, due diverse comunicazioni: mensilmente, tramite Entratel o Fisconline, e annualmente, tramite Sid. Il Provvedimento del 10 febbraio 2015 specifica inoltre che, con il nuovo sistema, le segnalazioni mensili conterranno anche il codice univoco del rapporto oltre alle informazioni del tipo e natura e dei soggetti collegati.

Pronto il calendario per gli invii

Confermati i termini di aggiornamento delle informazioni mensili, previste dai provvedimenti istitutivi dell’Archivio. Quanto ai dati annuali, gli operatori hanno tempo fino al prossimo 28 febbraio per l’invio di quelli relativi al 2013 e fino al 29 maggio 2015 per quelli relativi al 2014. A regime, la comunicazione andrà effettuata, tramite il Sid e un unico tracciato, entro il 15 febbraio dell’anno successivo a quello cui si riferiscono le informazioni. Quanto alle variazioni delle informazioni annuali e mensili, per garantire il consolidamento dei dati presenti nell’Archivio dei rapporti, non saranno consentite quelle arrivate oltre 90 giorni dai termini o dalla ricezione degli esiti di elaborazione trasmessi dall’Anagrafe tributaria. Gli operatori che, per particolari motivi organizzativi o tecnici necessitano di un aggiornamento di un rilevante numero di posizioni comunicate, possono comunque chiedere all’Agenzia di effettuare un invio sostitutivo delle posizioni da aggiornare.

Operazioni straordinarie, le regole da seguire

Il provvedimento del 10 febbraio 2015 stabilisce le regole da osservare in caso di operazioni straordinarie, scissioni totali e cessioni del ramo finanziario o di azienda; cessazione attività senza confluenza in un altro operatore finanziario; procedure concorsuali o di liquidazione volontaria. Fuori dagli obblighi di segnalazione le “casse peota”, per la loro minima rilevanza finanziaria, a seguito della cancellazione da parte della Banca d’Italia dall’elenco generale degli intermediari finanziari.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 20 del 10 febbraio 2015)

 

 

2) Certificazione Unica 2015: occorrono correttivi

CU e precompilata: i commercialisti chiedono correttivi. Il software “Certificazione Unica 2015” è stato reso disponibile dall’Agenzia delle entrate solo il 5 febbraio 2015 e, peraltro, rispetto all’obbligo di trasmissione delle nuove certificazioni delle ritenute non è possibile avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso nel caso di errore/omissione, nel rispetto dello Statuto del Contribuente. Perciò occorre limitare i dati della certificazione unica - da inviare all’Agenzia delle entrate entro il 9 marzo 2015 - ai soli dati necessari per la dichiarazione precompilata dei redditi, senza comprendere quelli di tutti i percipienti di compensi a qualsiasi titolo.

È questa la richiesta fatta delle organizzazioni sindacali dei commercialisti in una lettera inviata al MEF e all’Agenzia delle entrate.

All’Amministrazione finanziaria, inoltre, chiedono che il modello 770 semplificato contenga soltanto quadri indispensabili e contenenti i dati ancora mancanti per l’attività delle Entrate, vale a dire i quadri SX e ST.

Le Associazioni Nazionali del Coordinamento unitario dei commercialisti hanno inviato una lettera al Ministro Padoan, al Vice Ministro dell’Economia Casero e al Direttore dell’Agenzia delle entrate Orlandi, per chiedere con urgenza la convocazione di un tavolo di confronto.

Le Associazioni ADC, AIDC, ANC, ANDOC, UNAGRACO, UNGDCEC e UNICO chiedono al Ministero e all’Agenzia di porre in essere ogni opportuno provvedimento per rendere gli adempimenti, introdotti con il decreto Semplificazioni fiscali, attuabili nel rispetto delle professionalità necessarie per il raggiungimento degli obiettivi prefissati e, pertanto, di tener conto del ritardo con il quale sono stati resi disponibili i modelli di dichiarazione, le istruzioni ed i software applicativi di controllo.

In particolare, le Associazioni del Coordinamento chiedono che sia consentito inviare, entro il termine stabilito e correttamente adeguato in considerazione di tale ritardo, solamente i dati necessari ed indispensabili alla predisposizione della dichiarazione precompilata dei redditi, e non quelli di tutti i percipienti di compensi a qualsiasi titolo.

Infine, al fine di evitare duplicazioni, chiedono l’invio di un modello 770 semplificato con i soli quadri indispensabili e contenenti i dati ancora mancanti per l’attività dell’Agenzia delle Entrate, vale a dire i quadri SX e ST.

 

 

3) Split payment: chiarito l’ambito soggettivo

La natura pubblica è il presupposto applicativo per lo split payment, sono, quindi, esclusi dalla disciplina gli enti privati o privatizzati, anche se agiscono nell’interesse della collettività. Niente sanzioni per le violazioni in buona fede commesse fino al 9 febbraio 2015.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare 1/E del 9 febbraio 2015, si è pronunciata sull’ambito soggettivo di applicazione dello split payment (si tratta dei primi chiarimenti in materia).

Il nuovo meccanismo della scissione dei pagamenti (o split payment), introdotto dall’art. 1 comma 629, lettera b) della Legge 190/2014, prevede che le Pubbliche Amministrazioni versino direttamente all'Erario l’Iva addebitata loro da parte dei fornitori, in relazione agli acquisti di beni o di servizi la cui data fattura sia successiva al 31 dicembre 2014 e per le quali l’esigibilità dell’imposta sia successiva a tale data.

Le operazioni interessate sono esclusivamente quelle documentate tramite fattura emessa dai fornitori; sono pertanto escluse quelle certificate tramite scontrino fiscale, ricevuta fiscale ovvero altri meccanismi semplificati di certificazione dei corrispettivi.

Soggetti destinatari

Per individuare i soggetti destinatari del nuovo art. 17-ter del DPR 633/1972 occorre fare riferimento ai soggetti destinatari dell’art.6 del DPR 633/1972, in materia di applicabilità dell’esigibilità differita dell'IVA, sebbene la ratio alla base della norma sia diversa. Lo split payment è finalizzato, infatti, a limitare l’evasione fiscale.

Le amministrazioni pubbliche, dunque, a cui va applicato lo split payment sono:

- Stato e altri soggetti qualificabili come organi dlelo Stato, anche se dotati di autonomia giuridica (es. AFAM);

- enti pubblici territoriali e loro consorzi, comprese le Comunità Montane, isolane e le Unioni di Comuni;

- Camere di Commercio, Artigianato ed Agricoltura (CCIAA);

- istituti universitari;

- aziende sanitarie locali;

- enti ospedalieri (fatta esclusione per gli enti ecclesiastici che esercitano assistenza ospedaliera, in quanto operano in regime di diritto privato);

- enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico (IRCCS);

- enti pubblici di assistenza e beneficienza (IPAB, ASP);

- enti pubblici di previdenza (INPS).

Il fornitore può, inoltre, consultare l’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA) per verificare la categoria di appartenenza del singolo ente pubblico.

Soggetti esclusi

Essendo requisito imprescindibile per l’applicazione dello split payment la natura pubblica, restano esclusi dalla norma gli enti privati o privatizzati, anche se agiscono nell'interesse della collettività. Sono, dunque, esclusi, a titolo di esempio:

- gli enti pubblici economici, che operano con un'organizzazione imprenditoriale di tipo privatistico;

- le aziende speciali (anche delle CCIAA);

- gli Ordini Professionali;

- enti di ricerca;

- le Agenzie fiscali;

- le autorità amministrative indipendenti (es. AGCOM);

le Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA);

- gli Automobile club provinciali;

- l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN);

- l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID);

- l’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (ISPO).

Sanzioni

Non saranno applicate sanzioni sulle violazioni, relative alle modalità di versamento dell’IVA connesse alle operazioni oggetto della nuova norma, effettuate dai contribuenti fino al 9 febbraio 2015, data di pubblicazione della circolare stessa.

L’IVA versata erroneamente al fornitore da parte della PA, in relazione a fatture emesse dal 2015, e portata dal fornitore in liquidazione periodica non comporta la necessità di correzioni/variazioni.

 

 

4) Privacy: niente informazioni sulla salute nelle attestazioni dell’ospedale

Garante privacy: Sanità - no a informazioni sulla salute nelle attestazioni dell’ospedale.

Il Garante per la protezione dei dati personali, con la newsletter n. 398 del 9 febbraio 2015, ha affermato che nelle certificazioni rilasciate ai pazienti o ai loro accompagnatori per attestare la presenza in ospedale e giustificare, ad esempio, l’assenza dal lavoro, non devono essere riportate indicazioni della struttura presso la quale è stata erogata la prestazione, il timbro con la specializzazione del sanitario, o comunque informazioni che possano far risalire allo stato di salute.

Il principio è stato ribadito nell’istruttoria avviata dal Garante privacy a seguito della segnalazione di un paziente, il quale lamentava una violazione della privacy a causa dalla presenza di informazioni sulla salute nelle certificazioni rilasciate da un policlinico.

A differenza di quanto accaduto in altre strutture sanitarie in cui gli era stata rilasciata una attestazione di carattere generico, in quella del policlinico era indicato il reparto dal quale si poteva evincere la patologia sofferta e il timbro con la specializzazione dell’operatore sanitario.

Fin dal 2005, l’Autorità ha, infatti, adottato un provvedimento generale (del 9 novembre 2005) in cui ha prescritto l’adozione di specifiche procedure per prevenire la conoscenza, da parte di estranei, dello stato di salute di un paziente attraverso la semplice correlazione tra la sua identità e l’indicazione della struttura o del reparto in cui è stato visitato o ricoverato.

Tali cautele devono essere osservate anche nella stesura delle certificazioni richieste per fini amministrative (ad es. per giustificare un’assenza dal lavoro o l’impossibilità di partecipare ad un concorso).

 

 

5) Omessi versamenti: fa fede il CUD, non basta presentare il modello 770

La Corte di Cassazione, sezione III penale, con la sentenza 5736 del 9 febbraio 2015, conferma il recente orientamento assunto dai giudici di legittimità in merito al reato di omesso versamento delle ritenute. Per provare l’omesso versamento, infatti, non basta presentare il modello 770, ma è necessario che il sostituto d'imposta abbia rilasciato ai sostituiti la relativa certificazione e abbia poi omesso il pagamento. Nella sentenza si precisa che “la presentazione del modello 770 non può costituire indizio sufficiente o prova dell’avvenuto rilascio delle certificazioni perché il modello non contiene anche la dichiarazione della tempestiva consegna delle certificazioni”.

Il reato di omesso versamento delle ritenute comporta il rilascio delle certificazioni, con la conseguenza che l’accusa deve provare la consegna di tale documento ai lavoratori.

La Suprema Corte conferma il recente orientamento assunto dai giudici di legittimità in merito al reato di omesso versamento delle ritenute.

Il delitto, previsto dall’articolo 10 bis del Dlgs 74/2000, punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta, le ritenute risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituiti, per un ammontare superiore a 50mila euro per ciascun periodo. Normalmente le ritenute operate e non versate emergono dal modello 770 presentato dal contribuente e vengono scoperte successivamente dall’agenzia delle Entrate in seguito al controllo automatizzato delle dichiarazioni.

Per queste ragioni si verifica, spesso, che l’accusa si fondi solo ed esclusivamente sui dati “autodichiarati” dal contribuente nel modello 770, trasmessi dall’agenzia delle Entrate al Pm.

Nel caso oggetto della sentenza veniva ascoltato quale testimone il funzionario dell’Agenzia che aveva svolto la verifica, secondo cui dagli intercalari del modello 770 erano indicati i quadri Cud dei lavoratori, ma non risultava il versamento di tali importi.

I giudici di appello, però, non specificavano se vi fosse stata una effettivo riscontro comprovante l’avvenuto rilascio delle certificazioni.

Nonostante ciò l’imprenditore veniva condannato in entrambi i gradi di giudizio e pertanto ricorreva per cassazione. Evidenziava, tra l’altro, che il reato contestato si realizzava quando al mancato versamento delle ritenute si accompagna anche l’effettiva dichiarazione del datore di lavoro certificata nei cosiddetti Cud rilasciati ai percipienti.

Nella specie tale circostanza non era stata accertata in quanto la responsabilità dell’imputato era stata affermata limitandosi soltanto alla mera lettura del modello 770.

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, dando appunto atto del nuovo orientamento emerso di recente in seno alla Suprema corte (sentenza 40526 depositata il 1° ottobre 2014). In base a tale orientamento, rispetto alle precedenti pronunce, è stato chiarito che la norma penale di cui all’articolo 10 bis trova applicazione quando il sostituto ha omesso il versamento della ritenuta che però ha certificato al sostituito.

La presentazione del modello 770 non può costituire indizio sufficiente o prova dell’avvenuto rilascio delle certificazioni perché il modello non contiene anche la dichiarazione della tempestiva consegna delle certificazioni.

In sostanza il reato non punisce l’omesso versamento delle ritenute risultanti dal modello 770, ma l’omesso versamento delle ritenute risultanti dalle certificazioni, circostanza questa che può essere provata anche mediante l’audizione dei sostituiti. Nella specie i giudici di merito avevano ascoltato il funzionario delle Entrate secondo cui, negli intercalari del modello 770, erano indicati i quadri Cud dei lavoratori, ma non risultava il versamento di tali importi. Non veniva però specificato se fosse stato riscontrato l’avvenuto rilascio delle certificazioni. Ne è scaturito, quindi, l’accoglimento del ricorso dell’imputato.

(Corte di Cassazione, sentenza 5736 del 9 febbraio 2015)

 

 

6) Appalto interno: conseguenze per la mancanza del Duvri

Condanna del datore per l’infortunio del lavoratore in caso di mancanza nel Duvri dei rischi dell’appalto interno.

In tema di sicurezza sul lavoro, la Suprema Corte ha stabilito la condanna del datore-committente per l’infortunio occorso al’operaio, in quanto nell’elaborazione e redazione del documento unico di valutazione dei rischi (Duvri) non ha considerato il rischio di interferenze con l’esecuzione dell’appalto.

In particolare, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5857 del 9 febbraio 2015, ha precisato che, in materia di valutazione del rischio (art. 26 del D.Lgs n. 81/2008) e di documento unico di valutazione dei rischi interferenti, il datore deve tener conto della presenza di ditte o di lavoratori autonomi terzi operanti nell’ambiente di lavoro contestualmente all’effettuazione dei lavori affidati in appalto.

Chiusura dei pagamenti di competenza 2013 per l’indennità di disoccupazione ASpI

L’INPS, con messaggio n. 951 del 6 febbraio 2015, ha ricordato che con precedente messaggio (n. 5275 dell’11 giugno 2014) era stato comunicato che restavano inevase, a causa del superamento del finanziamento annuale previsto dalla normativa, le domande dell’indennità di disoccupazione ASpI con data di presentazione dal 1° novembre al 31 dicembre 2013 e che le stesse dovevano essere respinte per esaurimento del finanziamento di cui all’articolo 3, comma 17, della Legge n. 92/2012.

Successivamente, con il messaggio n. 9689 del 16 dicembre 2014, l’Istituto ha comunicato che il Ministero del Lavoro aveva autorizzato l’istruzione e l’ammissione al pagamento, nel limite di 8.000.000 di euro, delle domande relative a periodi di competenza 2013 non ancora liquidate per assenza di fondi.Stante quanto sopra, l’Istituto invita adesso tutte le strutture territoriali a completare le operazioni entro il 15 febbraio 2015.

 

Vincenzo D’Andò