Diario quotidiano del 9 febbraio 2015:gestione separata: aliquote contributive, massimale e minimale di reddito per l’anno 2015 – split payment – TFR in busta paga…

Pubblicato il 9 febbraio 2015



ragionieri esclusi dagli organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento; gestione separata: aliquote contributive, massimale e minimale di reddito per l’anno 2015; Ance: raccolta di firme contro lo split payment; al via le nuove regole per gli esportatori abituali; split payment codificato nella fatturazione elettronica; difesa d’ufficio: nuove regole in G.U.; online la piattaforma Asse.Co. per l’Asseverazione Contributiva; nuova comunicazione delle dichiarazioni di intento per le operazioni del 2015: dal 12 febbraio la nuova comunicazione telematica; fondi pensione: novità in vigore dal 1 gennaio 2015; anticipo del TFR: dal 2015 in busta paga ogni mese

 

Indice:

 1) Ragionieri esclusi dagli organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento

 2) Gestione separata: aliquote contributive, massimale e minimale di reddito per l’anno 2015

 3) Ance: è partita la raccolta di firme contro lo split payment

 4) Al via le nuove regole per gli esportatori abituali

5) Split payment codificato nella fatturazione elettronica

 6) Difesa d’ufficio: nuove regole in G.U.

 7) Online la piattaforma Asse.Co. per l’Asseverazione Contributiva

 8) Nuova comunicazione delle dichiarazioni di intento per le operazioni del 2015: dal 12 febbraio la nuova comunicazione telematica

 9) Fondi pensione: novità in vigore dal 1 gennaio 2015

 10) Anticipo del TFR: dal 2015 in busta paga ogni mese

 

 

 1) Ragionieri esclusi dagli organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento

Sovraindebitamento: Commercialisti, 35mila Ragionieri esclusi dal registro. L’allarme del Consiglio nazionale. Ruscetta e Vigani: “il DM sui requisiti sbarra la strada a decine di migliaia di professionisti qualificati”.

Quasi trentacinquemila ragionieri privati della possibilità di iscriversi agli Organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento. E’ l’allarme lanciato dal Consiglio nazionale dei commercialisti.

“Tra i requisiti per l’iscrizione al registro degli organismi costituiti da parte di enti pubblici, deputati alla gestione della crisi da sovraindebitamento, indicati nel dm pubblicato lo scorso 27 gennaio – spiegano in una nota i Consiglieri nazionali della categoria delegati alla materia, Felice Ruscetta e Maria Rachele Vigani – c’è il possesso di laurea magistrale, o di titolo di studio equipollente, in materie economiche o giuridiche. Si tratta di una norma che, ci auguriamo involontariamente, taglia fuori automaticamente le decine di migliaia di ragionieri iscritti agli albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, privi sì di laurea quinquennale, ma di certo non di una specifica e ampiamente riconosciuta formazione per una simile attività professionale”.

Una situazione che Ruscetta e Vigani definiscono “paradossale e contraddittoria, dal momento che – affermano – le disposizioni transitorie dello stesso dm, stabiliscono che per i tre anni successivi alla sua entrata in vigore, i professionisti appartenenti agli ordini professionali dei notai, degli avvocati e dei commercialisti sono esentati dall’attività di formazione obbligatoria, purché documentino di essere stati nominati, in almeno quattro procedure, curatori fallimentari, commissari giudiziali, delegati alle operazioni di vendita nelle procedure esecutive immobiliari ovvero per svolgere i compiti e le funzioni dell'organismo o del liquidatore. Si tratta di incarichi per i quali i ragionieri hanno l’abilitazione. Il dm, dunque, si contraddice palesemente, dal momento che, nelle norme transitorie considera abilitati alla funzione di compositore delle crisi quegli stessi ragionieri che di fatto esclude nel momento in cui fissa i requisiti”.

L’auspicio dei commercialisti e che “si trovi una soluzione che chiarisca questa evidente ambiguità normativa e che si parta al più presto con il Registro”. “Il dm pubblicato il 27 gennaio, è giunto con tre anni di ritardo rispetto alla data prevista per la sua emanazione. Ci auguriamo – concludono Ruscetta e Vigani - che il Ministero della Giustizia ponga ora al più presto in essere le condizioni perché al Registro ci si possa iscrivere in tempi rapidi e certi, definendo le procedure per accedervi. Come Consiglio nazionale dei commercialisti, siamo già al lavoro, con l’ausilio della nostra Fondazione Adr commercialisti, per fornire ai nostri iscritti istruzioni e linee guida sulla gestione concreta dei casi di sovraindebitamento. L’interesse che riscontriamo tra i colleghi sul tema è altissimo”.

(CNDCEC, nota del 5 febbraio 2015)

 

 

2) Gestione separata: aliquote contributive, massimale e minimale di reddito per l’anno 2015

L’art. 2, comma 57, della legge 28 giugno 2012, n. 92 ha disposto che, per i soggetti iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata di cui all’art.2, comma 26, della legge n. 335/95, l’aliquota contributiva e di computo è elevata per l’anno 2015 al 30 per cento. Tra i soggetti interessati sono compresi anche i lavoratori autonomi titolari di posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

Per i soggetti già pensionati o assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie, l’art. 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità 2014) al comma 491 ha modificato quanto già disposto in base al combinato dell’art. 2, comma 57 della legge 28 giugno 2012, n. 92 e dell’art. 46 bis, comma 1, lett.g), del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134; conseguentemente, per le citate categorie, l’aliquota per il 2015, è stabilita al 23,50%.

E’ confermata l’ulteriore aliquota contributiva, istituita dall’art. 59, comma 16 della legge n. 449/1997, per il finanziamento dell’onere derivante dall’astensione agli iscritti, che non risultino già assicurati ad altra forma previdenziale obbligatoria o pensionati , della tutela relativa alla maternità, agli assegni per il nucleo familiare, alla degenza ospedaliera, alla malattia ed al congedo parentale. Tale aliquota contributiva aggiuntiva è pari allo 0,72 per cento (vedi messaggio n. 27090/2007).

Pertanto, le aliquote dovute per la contribuzione alla Gestione Separata per l’anno 2015, sono complessivamente fissate come segue:

Liberi professionisti e   Collaboratori

Aliquote

Soggetti   non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie

30,72%

(30   IVS + 0,72 aliquota aggiuntiva)

Soggetti   titolari di pensione (diretta e indiretta) o assicurati presso altre forme   previdenziali obbligatorie

23,50%

In merito alle aliquote di computo che si sono succedute nel tempo nella Gestione separata, si rimanda alla circolare n. 7/2007.

Massimale annuo di reddito

Le predette aliquote, del 30,72% e 23,50%, sono applicabili, con i criteri sopra esposti, facendo riferimento ai redditi conseguiti dagli iscritti alla Gestione Separata fino al raggiungimento del massimale di reddito previsto dall’art. 2, comma 18, della legge 335/95, che, per l’anno 2015, è di € 100.324,00.

Minimale – Accredito contributivo

Per l’anno 2015 il minimale di reddito previsto dall’art. 1, comma 3, della legge n. 233/1990, è pari a € 15.548,00.

Conseguentemente, gli iscritti per i quali è applicata l’aliquota del 23,50%, avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuo di euro 3.653,78, mentre gli iscritti per i quali il calcolo della contribuzione avviene applicando l’aliquota del 30,72% avranno l’accredito con un contributo annuale pari a € 4.776,35 (di cui € 4.664,40 ai fini pensionistici).

Come è noto, nel caso in cui il predetto minimale non è raggiunto entro la fine dell’anno, saranno accreditati i mesi corrispondenti al contributo versato (v. art. 2, comma 29, legge n. 335/95).

Ripartizione dell’onere contributivo

Aziende Committenti

Resta confermata la ripartizione dell’onere contributivo tra collaboratore e committente, stabilita nella misura rispettivamente di un terzo (1/3) e due terzi (2/3).

Si ricorda che l’obbligo del versamento dei contributi è in capo all’azienda committente, che deve eseguire il pagamento entro il 16 del mese successivo a quello di effettiva corresponsione del compenso, tramite il modello F24 telematico per i datori privati e modello F24 EP per le Amministrazioni Pubbliche. Per le Amministrazioni pubbliche – quali ad esempio le amministrazioni centrali dello Stato che continuano a versare tramite mandato di tesoreria - si ricorda quanto illustrato nella circolare n. 23 del 8 febbraio 2013 e messaggio n. 8460/2013.

Liberi professionisti

Per quanto concerne i professionisti iscritti alla Gestione Separata, si ricorda che l’onere contributivo è a carico degli stessi ed il versamento deve essere eseguito, tramite modello F24 telematico, alle scadenze fiscali previste per il pagamento delle imposte sui redditi (saldo 2014, primo e secondo acconto 2015).

Compensi corrisposti ai collaboratori entro il 12 gennaio 2015

L’art. 51 del TUIR dispone che le somme corrisposte entro il 12 del mese di gennaio si considerano percepite nel periodo di imposta precedente (c.d. principio di cassa allargato). Consegue che il versamento dei contributi in favore dei collaboratori – di cui all’art. 50, comma 1, lett. c-bis, i cui compensi, ai sensi dell’art. 34 della legge 21 novembre 2000, n. 342 sono assimilati a redditi da lavoro dipendente- è riferito a prestazioni effettuate entro il 31 dicembre 2014 e pertanto devono essere applicate le aliquote contributive previste per l’anno di imposta 2014 (22% per i titolari di pensione e per chi è già assoggettato ad altra previdenza obbligatoria e 28,72% per coloro che sono privi da altra previdenza obbligatoria).

 

 

3) Ance: è partita la raccolta di firme contro lo split payment

Al via la raccolta di firme organizzata dall’Associazione nazionale costruttori edili contro la norma varata dalla legge di stabilità che obbliga la p.a. a non pagare più l’Iva alle imprese, ma direttamente all’Erario.

Attraverso una petizione online “no allo split payment”, sul sito dell’Ance www.ance.it, verranno raccolte tutte le firme delle aziende che lavorano con la pubblica amministrazione e che, con lo split payment, si vedranno togliere una liquidità fondamentale per la propria sopravvivenza.

“Dalle parole siamo passati ai fatti”, ha detto il presidente Ance, Paolo Buzzetti, al termine di un comitato di presidenza che ha deciso di mettere in atto azioni forti, “perché non possiamo accettare che per colpire un’azienda che evade vengano punite tutte quelle imprese oneste che al posto dei soldi dovuti si troveranno in cassa solo crediti Iva”. “Ancora una volta viviamo il paradosso di uno Stato che applica una presunzione di colpevolezza nei confronti di tutte le imprese, quando è il primo a non rispettare le regole”, continua Buzzetti.

L’Unione europea, infatti, tiene l’Italia sotto osservazione per i ritardi nei rimborsi dei crediti Iva, che superano i 2 anni, e dei pagamenti della p.a., che vanno oltre i 6 mesi di ritardo, si legge nella petizione.

L’errore Iva non ricade sulla Pa

Il nuovo meccanismo dello split payment Iva per le pubbliche amministrazioni si applica alle fatture emesse dai fornitori a partire dal 1° gennaio 2015. Il termine del 16 aprile 2015 per il versamento dell’Iva lascia spazio agli operatori della Pa e ai fornitori di organizzare le relative attività e l’adeguamento dei software di gestione. Nel caso di acquisti in ambito istituzionale l’ente pubblico non assume la veste di soggetto passivo Iva. Sul punto, tuttavia, il decreto nulla precisa; anche le Entrate non hanno fornito chiare indicazioni. Resta il dubbio di come si debbano comportare le Pa in presenza di fatture emesse dai loro fornitori in violazione delle regole Iva dal momento che ciò incide negli adempimenti successivi per la determinazione dell’Iva ai fini del versamento split payment.

 

 

4) Al via le nuove regole per gli esportatori abituali

Va in soffitta il regime degli acquisti degli esportatori abituali, a seguito delle modifiche apportate dal decreto semplificazioni.

Termina, infatti, l’11 febbraio 2015 il regime transitorio previsto dal provvedimento direttoriale del 12.12.2014. Il decreto semplificazioni prevedeva che le nuove regole si rendessero applicabili a partire dal 1° gennaio 2015, ma, dopo un parto tribolato, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale soltanto il 12 dicembre.

Di conseguenza il provvedimento direttoriale, rilasciato con grande tempismo, nonostante i 90 giorni concessi dalla norma (e qui va un plauso all’Agenzia), ha dovuto necessariamente prevedere un’entrata in vigore obbligatoria differita rispetto al termine originario. Questo al fine di “coprire” il periodo di 60 giorni dall’entrata in vigore della disposizione che lo Statuto dei diritti dei contribuenti pretende venga rispettato prima di imporre un nuovo adempimento.

La maggior parte degli esportatori abituali hanno rinunciato ad applicare durante il periodo transitorio il nuovo regime, preferendo continuare nel “solco della tradizione”, con l’invio ai propri fornitori e prestatori delle lettere di intento in forma cartacea, come sin qui avvenuto.

Fino al 11 febbraio 2015, i soggetti che ricevono le lettere di intento possono procedere con l’effettuazione dell’operazione senza applicazione dell’imposta e senza dover attivare i meccanismi di controllo previsti dalla nuova procedura.

A questo punto a partire dal 12 febbraio 2015 le nuove regole introdotte dal decreto semplificazioni divengono obbligatorie per tutti e, quindi, dovrà essere seguita necessariamente la nuova procedura, anche in presenza di lettere di intento già inviate dagli esportatori abituali ai loro fornitori e prestatori.

Il provvedimento direttoriale prevede, infatti, che, per le dichiarazioni di intento che non hanno ancora esaurito la loro efficacia, l’esportatore abituale debba trasmettere i relativi dati telematicamente all’Agenzia delle entrate, ottenendone la ricevuta telematica dell’avvenuta presentazione.

Lettera d’intento e ricevuta telematica vanno quindi consegnate al fornitore, che, a sua volta, deve verificare la veridicità di quest’ultima, tramite il sito delle Entrate, pena l’applicazione della sanzione del 100% al 200% dell’imposta non applicata qualora sorgano problemi.

 

 

5) Split payment codificato nella fatturazione elettronica

Il sistema è stato adeguato per permettere l'assolvimento dell’obbligo mediante l’aggiunta di un valore (il carattere “S”, per Split payment) tra quelli ammissibili per il campo, contenuto nel blocco informativo.

Per le procedure informatiche relative alla fatturazione elettronica nei confronti delle Pubbliche amministrazioni, Fatturapa.it ha adeguato il sistema al nuovo obbligo, con il nuovo formato (versione 1.1) per la redazione delle fatture.

Come è noto, dal 6 giugno 2014 il progetto fatturazione elettronica nei confronti della Pa vede coinvolti, nella prima fase, ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza, mentre dal 31 marzo 2015, la modalità digitale sarà estesa a tutti gli altri enti nazionali e alle amministrazioni locali (sostanzialmente a tutta la pubblica amministrazione).

Il Decreto del Ministro dell’Economia e Finanze 23 gennaio 2015, pubblicato nella gazzetta ufficiale il 3 febbraio 2015, introduce l’obbligo di esposizione in fattura dell’assoggettamento dell'operazione fatturata al meccanismo della scissione dei pagamenti. La disposizione è esecutiva dal 3 febbraio 2015.

Il sistema è stato pertanto adeguato per permettere l’assolvimento dell’obbligo mediante l’aggiunta di un valore (il carattere "S", per Split payment) tra quelli ammissibili per il campo , contenuto nel blocco informativo.

La “scissione dei pagamenti” (split payment), che, quindi, andrà a regime dal prossimo 31 marzo, debutta nelle procedure informatiche relative alla fatturazione elettronica nei confronti delle Pubbliche amministrazioni.Fatturapa.it ha immediatamente adeguato il proprio sistema per permettere l’assolvimento del nuovo obbligo.

Fatturazione con la pubblica amministrazione

Con il Dm 55/2013, emanato in attuazione della Finanziaria per il 2008 (legge 244/2007), dal 6 giugno 2014 è partito il progetto fatturazione elettronica nei confronti della Pa che vede coinvolti, nella prima fase, ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza.

Per effetto dell’articolo 25 del Dl 66/2014, le cui disposizioni sono finalizzate ad accelerare il completamento del percorso di adeguamento all’utilizzo della fatturazione elettronica nei rapporti economici tra pubblica amministrazione e fornitori, dal 31 marzo 2015, la modalità digitale sarà estesa a tutti gli altri enti nazionali e alle amministrazioni locali (sostanzialmente a tutta la Pa).

Scissione dei pagamenti

Il meccanismo dello split payment, introdotto nel nuovo articolo 17-ter del Dpr 633/1972 dalla Stabilità per il 2015 (legge 190/2014) prevede che, per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle Pubbliche amministrazioni (Stato e suoi organi, anche dotati di personalità giuridica, enti pubblici territoriali e loro consorzi, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, istituti universitari, aziende sanitarie locali, enti ospedalieri, enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, enti pubblici di assistenza e beneficenza e quelli di previdenza), non debitrici d’imposta ai sensi delle disposizioni in materia di Iva, l’imposta è in ogni caso dovuta dagli stessi cessionari e committenti, secondo le modalità e i termini fissati dal decreto attuativo del 23 gennaio 2015 del ministro dell'Economia e delle Finanze.

In pratica, saranno le Pubbliche amministrazioni a versare l’Iva direttamente all’erario anziché pagarla insieme al corrispettivo ai propri fornitori. Tale sistema riguarda le operazioni fatturate a partire dall’1 gennaio 2015, la cui imposta diviene esigibile da tale data. In attesa dell’adeguamento dei sistemi informativi, le Pa accantoneranno le somme dovute, che potranno versare successivamente, ma comunque entro il 16 aprile 2015 (articolo 4 del decreto 23 gennaio 2015).

È opportuno precisare che le Pubbliche amministrazioni acquirenti di beni e servizi, nell’esercizio di attività commerciali, annoteranno le relative fatture nei registri disciplinati dagli articoli 23 e 24 del Dpr 633/1972 entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile, facendola partecipare alla liquidazione periodica (articolo 5 del decreto 23 gennaio 2015).

Aggiornamento formato fattura Pa

Per consentire la gestione dello split payment nelle fatture elettroniche emesse nei confronti delle Pubbliche amministrazioni, dal 2 febbraio 2015 è stato pubblicato sul sito www.fatturapa.gov.it il nuovo formato (versione 1.1) per la redazione delle fatture.

Dal punto di vista operativo, nel blocco informativo relativo ai dati di riepilogo della fattura, è stato aggiunto un nuovo campo, “scissione dei pagamenti”, contrassegnato dalla lettera “S” nella sezione attinente all’esigibilità dell’Iva.

Pertanto, i valori selezionabili sono:

[I] = Iva a esigibilità immediata

[D] = Iva a esigibilità differita

[S] = scissione dei pagamenti.

Attività di monitoraggio e controllo

Come disposto dall’articolo 6 del Dm 23 gennaio 2015, in caso di verifiche, controlli o ispezioni, le Pa mettono a disposizione dell’Amministrazione finanziaria, eventualmente in formato elettronico, la documentazione utile per verificare la corrispondenza tra l’importo dell’Iva dovuta e quello dell’Iva versata per ciascun mese di riferimento.

 

 

6) Difesa d’ufficio: nuove regole in G.U.

Difesa d’ufficio, nuove regole dal 20 febbraio. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 2015, è stato pubblicato il Decreto legislativo n. 6 del 30 gennaio 2015 recante il “Riordino della disciplina della difesa d’ufficio, ai sensi dell'articolo 16 della legge 31 dicembre 2012, n. 247”.

Il provvedimento con le nuove regole sulla difesa d'ufficio entrerà in vigore dal 20 febbraio 2015.

Tra i requisiti per l’ammissione al patrocinio ci sono la partecipazione a un corso biennale di formazione e aggiornamento professionale in materia penale della durata di almeno 90 ore e l’iscrizione all’albo da almeno cinque anni. Viene inoltre richiesta esperienza nella materia penale e il conseguimento del titolo di specialista in diritto penale.

 

 

7) Online la piattaforma Asse.Co. per l’Asseverazione Contributiva

Consulenti del Lavoro: online la piattaforma Asse.Co. per l’Asseverazione Contributiva.

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha emanato la circolare n. 3 del 3 febbraio 2015, con la quale fornisce le istruzioni operative per l’avvio della procedura di asseverazione (Asse.co.) operativa dal 2 febbraio 2015.

Con la piattaforma Asse.Co. i Consulenti del Lavoro potranno “asseverare” la regolarità contributiva e retributiva delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro.

 

 

8) Nuova comunicazione delle dichiarazioni di intento per le operazioni del 2015: dal 12 febbraio la nuova comunicazione telematica

Per le operazioni da effettuarsi a partire dal 1° gennaio 2015 la comunicazione telematica deve avvenire da parte dell’esportatore abituale che ha rilasciato le lettere di intento, e non più da parte del fornitore, verso il quale non sussiste alcun obbligo di trasmissione delle dichiarazioni d’intento ricevute.

Per le operazioni effettuate tra il 1° gennaio e l’11 febbraio 2015 l’esportatore abituale dovrà comunicare con modalità telematica tutte le lettere di intento rilasciate (aventi periodo successivo al 11/02) e per il fornitori non sussiste alcun obbligo di trasmissione delle dichiarazioni d’intento ricevute secondo le vecchie modalità, ante decreto semplificazioni, riferite esclusivamente ad operazioni da effettuarsi tra il 1° gennaio e l’11 febbraio 2015.

Fase transitoria: dal 1° gennaio al 11 febbraio

Per una puntuale individuazione degli adempimenti gravanti sugli esportatori è necessario distinguere a seconda che l’esportatore abituale abbia inviato al proprio fornitore la dichiarazione d’intento esclusivamente in relazione ad operazioni da effettuarsi tra il 1° gennaio e l’11 febbraio 2015, ovvero che la dichiarazione si riferisca anche ad operazioni da effettuarsi successivamente a tale data.

Dichiarazioni relative ad operazioni dal 1/1 al 11/02

L’esportatore avrà correttamente adempiuto l’obbligo mediante l’invio della dichiarazione al fornitore secondo le vecchie regole. Il fornitore, diversamente, non è tenuto a trasmettere tale dichiarazione all’Agenzia delle Entrate, salvo l’obbligo di conservazione della dichiarazione d’intento ricevuta dall’esportatore ai fini del controllo da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

In altre parole, i dati relativi a tali dichiarazioni non devono essere inviati all’Agenzia delle Entrate né da parte dell’esportatore abituale né da parte del fornitore.

Dichiarazioni relative ad operazioni dal 12/02

Se ne ricorre il caso, invece, l’esportatore abituale sarà tenuto a trasmettere, secondo la nuova disciplina, la dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate, ricomprendendo anche le operazioni effettuate tra il 1° gennaio e l’11 febbraio 2015, ed inviare ai singoli fornitori il Mod. DI con la relativa ricevuta di avvenuta presentazione all’Agenzia delle Entrate;

Ogni fornitore, ottenuto il Mod. DI dall’esportatore abituale con la relativa ricevuta di invio telematico all’Agenzia delle Entrate, è tenuto a verificare lo stesso attraverso il canale telematico dell’Agenzia, anteriormente all’emissione della fattura senza Iva.

Emissione della lettera di intento da parte dell’esportatore

Il decreto, ed il Provvedimento della Agenzia delle Entrate del 12 dicembre scorso ha profondamente variato il flusso informativo, andando a modificare il soggetto tenuto alla comunicazione, ed invertendo l’onere dal soggetto utilizzatore della comunicazione e quello emittente. Secondo le nuove regole introdotte con il decreto semplificazioni, l’esportatore abituale:

- deve trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati delle dichiarazioni d’intento emesse;

- deve consegnare la dichiarazione d’intento al fornitore o in dogana insieme alla ricevuta di avvenuta presentazione della stessa, rilasciata dall’Agenzia delle Entrate;

- abbinare ciascuna dichiarazione emessa alle fatture ricevute in regime di non imponibilità, per effetto della stessa, ai fini di un più efficace controllo.

Una volta inviati al fornitore i documenti, potrà essere richiesta la fornitura in sospensione di imposta. Nulla è mutato rispetto alle precedenti abitudini, quindi l’invio può essere effettuato in forma cartacea, anche a mezzo fax.

Ricezione della lettera di intento da parte del fornitore

Il fornitore, prima di porre in essere la fornitura, avrà cura di verificare sul sito dell’Agenzia delle Entrate la correttezza e l’esistenza del documento cartaceo ricevuto, sfruttando l’apposita utilità presente sul sito dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it):

1) dal sito dell’Agenzia scegliere la sezione “Servizi online” in alto a destra;

2) selezionare l’opzione “servizi fiscali”;

3) selezionare l’opzione “verifica ricevute lettere di intento”, ultima voce dell’elenco dei servizi fruibili senza alcuna registrazione o accreditamento sul sito delle Entrate;

4) si apre una videata come quella sottostante, nella quale inserire i dati richiesti, desumibili dalla ricevuta (protocollo, progressivo, anno e codice fiscale del dichiarante);

5) nell’apposita casella “codice di sicurezza” va copiata la scritta che compare a video ed è possibile effettuare la verifica;

6) è consigliabile (ma non obbligatorio) provvedere alla stampa dell’esito del controllo.

La procedura delineata appare molto importante, in quanto consente al fornitore di evitare possibili contestazioni in fase di emissione di una fattura senza addebito dell’Iva; per tale motivo, appare consigliabile effettuare una stampata della videata riportante il controllo.

Per le successive forniture in corso d’anno, potrebbe essere inutile ripetere il controllo, in quanto l’esportatore abituale non è più chiamato ad effettuare alcuna comunicazione all’Agenzia delle Entrate, nel cui archivio resterà memorizzata l’originaria lettera di intento.

Ciò accadrà anche nel caso di revoca, in relazione alla quale si riceverà unicamente la comunicazione cartacea dal proprio cliente, senza che nulla risulti all’anagrafe tributaria (l’onere di provare la revoca - in forma scritta - grava sull’esportatore abituale).

 

 

9) Fondi pensione: novità in vigore dal 1 gennaio 2015

La Legge di Stabilità 2015 ha introdotto delle novità per i Fondi di previdenza complementare, prevedendo con decorrenza dal 1 gennaio 2015 l’aumento dell’imposta sostitutiva sul risultato di gestione dei Fondi di previdenza integrativa dall’attuale 11,5% al 20%. Allo stesso tempo tali Fondi avranno diritto ad un credito di imposta.

Fondi di previdenza complementare

Forma di previdenza che si aggiunge a quella obbligatoria ma non la sostituisce, la previdenza complementare si fonda su un sistema di finanziamento a capitalizzazione: ogni soggetto iscritto ad una forma di previdenza complementare ha un conto personale in cui confluiscono i versamenti che vengono poi investiti nel mercato finanziario da gestori specializzati in strumenti finanziari, come azioni, titoli di Stato, titoli obbligazionari, quote di fondi comuni di investimento, e cosi via. Al momento del pensionamento, l’iscritto riceverà una rendita aggiuntiva alla pensione o si vedrà restituito il capitale versato, alle condizioni stabilite dal Fondo di appartenenza, aumentato o diminuito a seconda dei risultati di gestione.

Fondi pensione: tassazione al 20%

All’articolo 1, commi 621, 622 e 624 della legge n. 190/2014 si prevede un nuovo regime di tassazione sulla previdenza integrativa. In particolare si stabilisce un aumento dell’aliquota dell’imposta sostitutiva sul risultato di gestione dei Fondi al 20%.

Si tratta di un aumento retroattivo al 2014: ciò significa che l’aliquota al 20% si applica alla parte di risultato di gestione del Fondo maturata nel 2014, al netto delle erogazioni effettuate per pagare i riscatti eseguiti sempre nel 2014.

Precisazioni di COVIP

A vigilare sui fondi pensione è la COVIP (Commissione Vigilanza Fondi Pensione) che con la circolare 158 del 9 gennaio 2015, fornisce alcuni chiarimenti relativi alle novità sulla previdenza complementare introdotte dalla manovra di Stabilità. In particolare viene chiarito che l’aumento dell’aliquota sui fondi pensione non va applicato alla valorizzazione della quota di fine anno, ma bisogna tenerne conto a partire dal 1 gennaio 2015.

Credito di imposta al 9%

Al fine di andare incontro alle proteste sollevate proprio in seguito all’aumento della tassazione per i fondi di previdenza complementare, il Legislatore ha introdotto al comma 621 dell’articolo 1 della Legge n. 190/2014 un credito di imposta.

In particolare si prevede che, dal periodo di imposta 2015, i fondi di previdenza complementare avranno diritto ad un credito di imposta, pari al 9% del risultato maturato, al netto dell’imposta sostitutiva dovuta. L’unico vincolo è che l’ammontare del Fondo corrispondente al risultato netto maturato sia investito in attività di carattere finanziario a medio o lungo termine, individuate con un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze.

Il credito di imposta potrà essere usato solo a decorrenza dal periodo di imposta successivo a quello in cui è effettuato l’investimento. Il credito inoltre non concorre alla formazione del risultato netto maturato e non rientra fra i proventi tassabili al momento dell’erogazione della prestazione da parte del Fondo. Va indicato nella dichiarazione dei redditi del Fondo relativo a ciascun periodo di imposta e la compensazione avviene con il modello F24.

 

 

10) Anticipo del TFR: dal 2015 in busta paga ogni mese

La Legge di Stabilità 2015 disciplina, a favore dei lavoratori dipendenti, la possibilità di richiedere la liquidazione periodica delle quote maturate mensilmente relative al trattamento di fine rapporto.

Infatti la nuova disciplina, introdotta modificando il dettato di cui all’art. 2120 del codice civile, rivede la natura e le caratteristiche del trattamento di fine rapporto a suo tempo regolamentate dalla Legge 29 maggio 1982, n. 297.

Il TFR ricopre in via generale una duplice funzione: quella di “risparmio forzoso” a beneficio dei lavoratori e quella di finanziamento “agevolato” per le aziende.

I commi dal 26 al 34 della Legge di Stabilità 24 dicembre 2014, n. 190 stabiliscono, in via sperimentale per il periodo che va dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018 (40 mesi), la facoltà per i lavoratori dipendenti del settore privato, di richiedere ai propri datori di lavoro la corresponsione della quota mensile del TFR.

I soggetti destinatari e beneficiari della nuova normativa sono, come già accennato, i lavoratori dipendenti occupati esclusivamente nel settore privato.

Rimangono invece esclusi:

- i lavoratori domestici;

- i lavoratori del settore agricolo;

- i datori di lavoro sottoposti a procedure concorsuali;

- le aziende dichiarate in crisi ai sensi dell’articolo 4 della citata legge n. 297 del 1982.

Per quanto riguarda i requisiti, gli stessi risiedono nella necessità che i lavoratori risultino occupati da almeno sei mesi presso il medesimo datore di lavoro.

La manifestazione di volontà, nel momento del suo esercizio, diviene irrevocabile fino al 30 giugno 2018. Conseguentemente, in caso di mancata espressione della volontà stessa, resta valida la normativa vigente individuabile all’art 2120 del codice civile.

Affinché i lavoratori possano avanzare la richiesta di liquidazione mensile del TFR è necessaria l’emanazione di apposito D.P.C.M. attuativo per stabilire le modalità di attuazione della normativa.

La Legge di Stabilità 2015 prevede che la liquidazione della quota trattamento di fine rapporto potrà avvenire mensilmente quale parte integrativa della retribuzione corrente, ammettendo anche la richiesta di corresponsione delle quote mensili destinate ai fondi pensionistici complementari previsti dal decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252.

La misura è adottata in via sperimentale per i periodi paga ricompresi tra 1° marzo 2015 e il 30 giugno 2018.

Ai fini della tassazione e della contribuzione previdenziale e assistenziale il testo di legge chiarisce che la quota mensile del TFR:

- diviene parte integrativa della retribuzione e risulta assoggettabile a tassazione ordinaria (con riconoscimento delle ordinarie e vigenti detrazioni d’imposta);

- non è imponibile ai fini previdenziali (nulla viene indicato ai fini dei premi Inail);

- non rileva ai fini della verifica dei limiti di reddito complessivo per la corresponsione del bonus 80 euro;

- non rileva ai fini della determinazione e tassazione del trattamento di fine rapporto ai sensi art. 19 Tuir 917/1986;

La normativa in esame prevede poi che, ai fini della liquidazione mensile delle quote di trattamento di fine rapporto, rimangano salve e ferme le disposizioni relative ai versamenti al Fondo di Tesoreria INPS per le aziende con più di 50 dipendenti (L. 27 dicembre 2006, n. 296 commi 755 e 756). È da precisare che dal tenore letterale della norma non sembra ravvisarsi uno specifico divieto alla richiesta di liquidazione mensile del TFR per i lavoratori assunti in aziende con oltre 50 dipendenti. In tale contesto risultano urgenti i necessari chiarimenti da parte dell’INPS in merito alla compensazione delle quote destinate al Fondo Tesoreria.

Nei confronti dei datori di lavoro con meno di 50 lavoratori, invece, è data la possibilità di accedere a finanziamenti agevolati – assistiti dalla garanzia prestata sia dal Fondo Garanzia INPS che da apposito Fondo istituito dallo Stato – presso gli istituti di credito. In tal caso gli stessi si avvarranno dell’esonero dal versamento del contributo dello 0,50% al Fondo di Garanzia INPS, rimanendo tuttavia soggetti ad un versamento a beneficio del neo costituito Fondo di Garanzia per l’accesso ai finanziamenti tenuto presso l’INPS (pari allo 0,20% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali).

La mancata opzione ai finanziamenti agevolati comporterà il mantenimento delle misure compensative previste per le forme di previdenza complementare e in particolare la deducibilità dal reddito di impresa di un importo pari al 6% del TFR destinato a tali forme pensionistiche.

L’accesso ai finanziamenti (concessi dagli istituti di credito convenzionati) è fruibile solo a seguito di tempestiva richiesta all’INPS di un’apposita certificazione con la quale si attesti il trattamento di fine rapporto maturato per ciascun lavoratore.

È opportuno precisare che al fine del computo dell’organico in forza (più o meno di 50 dipendenti), la normativa nulla dispone, presupponendo pertanto valida la vigente disciplina ex D.lgs. 252/2005.

Infine la Legge di Stabilità al comma 623 dell’art. 1, modifica le previsioni di cui all’art. 11, comma 3 del D.lgs. 18 febbraio 2000, n. 47, innalzando così, dal periodo d’imposta decorrente al 1 gennaio 2015, la tassazione a mezzo aliquota sostitutiva, della rivalutazione sul trattamento di fine rapporto che viene ora fissata al 17% (11% fino al 31 dicembre 2014).

 

Vincenzo D’Andò