Diario quotidiano del 6 febbraio 2015: è pronto il software per inviare la Certificazione Unica

Pubblicato il 6 febbraio 2015



se manca la precisione la cartella esattoriale è nulla; convenzione tra Inps e Caf per la certificazione ISEE dell’anno 2015; split payment: intervento di Assonime; fondo di garanzia per le PMI esteso; lavoratori dipendenti: prorogato l’accesso al trattamento straordinario di integrazione salariale; rimborso spese sostenute dai professionisti; Certificazione Unica, online il software di compilazione: invio telematico dei dati entro il 9 marzo, ma i tempi restano "stretti" per i consulenti; deduzione accantonamenti TFM

 

Indice:

 1) Se manca la precisione la cartella esattoriale è nulla

 2) Convenzione tra Inps e Caf per la certificazione ISEE dell’anno 2015

 3) Split payment: intervento di Assonime

 4) Fondo di garanzia per le PMI esteso: decreto pubblicato in G.U.

 5) Lavoratori dipendenti: prorogato l’accesso al trattamento straordinario di integrazione salariale

 6) Rimborso spese sostenute dai professionisti

 7) Certificazione Unica, online il software di compilazione: invio telematico dei dati entro il 9 marzo

 8) Deduzione accantonamenti Tfm

 

 

1) Se manca la precisione la cartella esattoriale è nulla

Cartella con imprecisione da “cestinare”. E’ nulla la cartella di pagamento piena di imprecisioni tanto da rendere poco comprensibile la pretesa del fisco. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 1952 del 4 febbraio 2015. I giudici di legittimità, rigettando il ricorso dell'Agenzia delle entrate, hanno confermato il verdetto espresso dalla Ctr del Piemonte che aveva annullato l’atto dell’Amministrazione finanziaria poiché pieno di errori e imprecisioni.

Per i giudici era necessaria, tra l’altro, una maggiore chiarezza sui criteri usati per l’applicazione dell’aliquota. Sul punto Piazza Cavour ha chiarito, quanto all'art. 7, primo comma, Statuto dei diritti del contribuente esso prescrive che «gli atti dell'amministrazione finanziaria sono motivati secondo quanto prescritto dall'articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente la motivazione dei provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione».Sgravio della cartella provvisorio: la pretesa tributaria non “cessa”

L’esecuzione di una sentenza non definitiva non fa abbandonare la materia del contendere. Si vuole semplicemente darne attuazione per evitare eventuali ulteriori spese e atti.

La Ctr non può dichiarare la cessazione della materia del contendere, se lo sgravio della cartella è stato operato solo per dare esecuzione alla sentenza di primo grado favorevole al contribuente.

Con tale comportamento, infatti, si vuole semplicemente dare spontanea esecuzione alla sentenza, cercando di evitare eventuali ulteriori spese di precetto e dei successivi atti esecutivi.

Di conseguenza, non è legittima, in questi casi, la pronuncia che dichiari la cessazione della materia del contendere, la quale presuppone un accordo tra le parti ovvero che le stesse si diano reciprocamente atto del sopravvenuto mutamento della situazione sostanziale dedotta in giudizio e sottopongano al giudice conclusioni conformi in tal senso.

È questo il principio di diritto ribadito dalla Cassazione, con l’ordinanza n. 918 del 20 gennaio 2015, che ha accolto sul punto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

 

 

2) Convenzione tra Inps e Caf per la certificazione ISEE dell’anno 2015

Il messaggio dell’Inps 903 del 5 febbraio 2015 è relativo alle istruzioni operative sullo schema di convenzione tra l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ed i Centri di assistenza fiscale (CAF) per l’attività relativa alla certificazione ISEE per l’anno 2015.

Con la determinazione n.1 del 22 gennaio 2015, il Commissario Straordinario ha approvato lo schema di convenzione (all. 1) tra l’INPS e i CAF per l’attività relativa alla certificazione ISEE per l’anno 2015.

Ogni centro di assistenza fiscale (CAF) di cui all’art. 3, comma 3, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, se in possesso dei prescritti requisiti, ha facoltà di stipulare una convenzione con l’INPS secondo lo schema allegato.

La stipula delle convenzioni di cui al presente messaggio avviene presso le Direzioni metropolitane o le Direzioni provinciali INPS territorialmente competenti in ragione della sede legale del soggetto interessato.

A tal proposito, i Direttori di Area metropolitana e i Direttori provinciali sono stati autorizzati a sottoscrivere, in nome, per conto e nell’interesse dell’Istituto, le convenzioni in oggetto.

I Direttori di Area metropolitana e i Direttori provinciali sono tenuti a verificare preventivamente il possesso di tutti i requisiti necessari al valido esercizio della facoltà di stipula da parte dei soggetti richiedenti nonché la legittimazione della persona fisica che sottoscrive. Il possesso dei requisiti dovrà essere riferito al momento della sottoscrizione della convenzione.

Per addivenire alla stipula, i soggetti interessati prendono contatti con le Direzioni metropolitane e provinciali territorialmente competenti, tramite i recapiti presenti sul sito web dell’Istituto e accessibili effettuando la ricerca della Struttura di interesse dal percorso che segue: “www.inps.it” -> “le sedi INPS”.

La convenzione dovrà essere redatta in due originali debitamente sottoscritti, dei quali uno è consegnato alla parte privata e l’altro è tenuto agli atti della Direzione metropolitana o provinciale.

Ciascuna copia è soggetta all’imposta di bollo.

L’imposta, che è a carico della parte privata, è assolta applicando n. 1 marca da bollo del valore di euro 16,00 (sedici/00) ogni 4 facciate del testo di convenzione.

La convenzione viene predisposta utilizzando le funzionalità del “Portale delle convenzioni”, accessibile dal percorso che segue: intranet.inps.it-> Servizi->“Gestione e assistenza servizi internet”->“Amministrazione convenzioni per utenti esterni”.

L’accesso al Portale è consentito ai menzionati Direttori e agli eventuali delegati, autorizzati attraverso il sistema IDM.

Attraverso il Portale, acquisiti e confermati i dati necessari alla stipula, è possibile procedere alla stampa personalizzata della convenzione.

La convenzione, una volta sottoscritta e provvista delle necessarie marche da bollo, dovrà essere acquisita otticamente in formato elettronico e registrata nel portale attraverso l’apposita funzionalità.

I pagamenti per il servizio reso dai CAF a norma della Determinazione Commissariale di cui al presente messaggio sono gestiti dalla Direzione centrale Prestazioni a Sostegno del reddito dell’INPS.

 

 

3) Split payment: intervento di Assonime

E’ allarme imprese sullo split payment. Il meccanismo dello split payment per le pubbliche amministrazioni, introdotto dalla legge di Stabilità per il 2015, fa discutere. Prevede che gli enti pubblici versino direttamente all’Erario l’imposta sul valore aggiunto che è stata addebitata dai loro fornitori, ai quali viene pagato il corrispettivo al netto dell’Iva. Prima del parere della Ue il Ministero dell’Economia ha pubblicato sulla G.U. il decreto e preparato un piano b in caso di bocciatura da parte di Bruxelles. E’ prevista, infatti, una clausola di salvaguardia che farebbe scattare dal 30 giugno un aumento del prezzo dei carburanti in grado di garantire ben 988 milioni di euro. In attesa del parere della Ue, professionisti ed imprese esprimono tutte le loro perplessità. Le imprese sono contrarie perché ritengono che il mancato incasso dell'Iva creerebbe uno squilibrio finanziario a breve termine, in quanto l’impresa non riceve più l’Iva dalla Pa ma è tenuta a versarla ai propri fornitori.

Nel frattempo è intervenuta Assonime con la nota del 5 febbraio 2015.

IVA: pubblicato il decreto attuativo dello split payment

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio 2015 è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze del 23 gennaio 2015, contenente modalità e termini per il versamento dell’imposta da parte delle pubbliche amministrazioni in base al sistema della scissione dei pagamenti (split payment), stabilito dall’art. 17-ter del d.p.r. n. 633 del 1972, introdotto dalla legge di stabilità per il 2015 (legge n. 190 del 2014). Tale articolo prevede che talune pubbliche amministrazioni, anche nel caso in cui non rivestano la qualifica di soggetti passivi, debbano eseguire il versamento dell’IVA loro addebitata in relazione ad acquisti di beni e servizi per i quali dette amministrazioni non sono debitori dell’imposta, in luogo dei fornitori dei beni e servizi acquistati.

Si tratta di una misura di deroga alla disciplina generale dell’IVA: nella legge di stabilità, peraltro, è stabilito che lo split payment, in attesa del rilascio dell’autorizzazione da parte degli organi comunitari, si applichi alle operazioni per le quali l’imposta è esigibile a decorrere dal 1° gennaio 2015.

Con il comunicato stampa n. 7 del 9 gennaio 2015, il MEF aveva provveduto a fornire alcune anticipazioni del contenuto del decreto attuativo della disciplina dello split payment. Il testo del decreto era poi stato reso disponibile nei giorni scorsi sul sito dello stesso Ministero con la relativa relazione.

Il decreto del 23 gennaio 2015, tramite il richiamo all’art. 17-ter del d.p.r. n. 633, individua le pubbliche amministrazioni destinatarie del nuovo sistema di pagamento: si tratta dei soggetti indicati all’art. 6, quinto comma, secondo periodo, del d.p.r. n. 633.

In merito all’esigibilità dell’imposta, il decreto del 23 gennaio 2015 prevede che, per le operazioni soggette al meccanismo della scissione dei pagamenti, l’imposta divenga esigibile al momento del pagamento della fattura oppure - con finalità di semplificazione - al momento della ricezione della fattura, su opzione dell’amministrazione acquirente.

Per quanto concerne la tempistica dei versamenti dell’imposta, il decreto stabilisce che essi possano essere effettuati, a scelta della pubblica amministrazione:a) con un distinto versamento dell’IVA dovuta per ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile;

b) con un versamento cumulativo, in ciascun giorno del mese, dell’IVA dovuta per tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile in tale giorno;

c) con un versamento cumulativo, entro il giorno 16 di ciascun mese, dell’IVA dovuta per tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile nel mese precedente.I versamenti devono essere effettuati, senza possibilità di compensazione orizzontale e utilizzando un apposito codice tributo, con le seguenti modalità: a) per le amministrazioni titolari di conti presso la Banca d’Italia, tramite modello “F24 Enti pubblici” approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 28 giugno 2013;

b) per le amministrazioni, diverse da quelle di cui alla lettera a), autorizzate a detenere un conto corrente presso una banca convenzionata con l’Agenzia delle entrate ovvero presso Poste italiane, mediante il versamento unificato di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241;

c) per le amministrazioni diverse da quelle di cui alle lettere a) e b), direttamente all’entrata del bilancio dello Stato con imputazione ad un articolo di nuova istituzione del capitolo 1203.

Il decreto individua, puoi, gli adempimenti che devono essere osservati da parte dei soggetti coinvolti nel sistema della scissione dei pagamenti.

Quanto agli obblighi delle pubbliche amministrazioni che rivestono la qualifica di soggetti passivi ai fini dell’IVA, esse sono tenute ad annotare le fatture nei registri di cui agli articoli 23 e 24 del d.p.r. n. 633 entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile, con riferimento al mese precedente, e devono versare l’imposta computandola nella liquidazione periodica del mese o trimestre in cui si verifica l’esigibilità della stessa.

Per quanto riguarda gli obblighi dei fornitori delle anzidette pubbliche amministrazioni, il decreto prevede che essi debbano emettere fattura in base alle regole generali aggiungendo l’indicazione “scissione dei pagamenti”, e debbano registrare le fatture emesse senza computare l’imposta ivi indicata in sede di liquidazione periodica.

Nel decreto è stabilito, inoltre, che i soggetti passivi che hanno effettuato operazioni in relazione alle quali l’imposta è versata, con il meccanismo dello split payment, dalle pubbliche amministrazioni acquirenti di beni o servizi sono inclusi tra i contribuenti ammessi al rimborso in via prioritaria ai sensi dell’art. 38-bis, comma 10, del citato d.p.r. n. 633.

Quanto alla decorrenza della disciplina, il decreto conferma quanto disposto al riguardo dalla legge di stabilità, e cioè che il sistema dello split payment si applica alle operazioni fatturate dal 1° gennaio 2015, per le quali l’esigibilità dell’imposta si verifica successivamente a detta data.

Con disposizione di carattere transitorio è infine stabilito che, fino all’adeguamento dei sistemi informativi relativi alla gestione amministrativo contabile delle pubbliche amministrazioni interessate e, in ogni caso, non oltre il 31 marzo 2015, le amministrazioni sono tenute ad accantonare le somme occorrenti per il successivo versamento dell’imposta, che deve comunque essere effettuato entro il 16 aprile 2015.

 

 

4) Fondo di garanzia per le PMI esteso: decreto pubblicato in G.U.

Mise, estesa la garanzia del Fondo PMI al microcredito. Il Fondo di garanzia per le PMI è stato esteso ai finanziamenti destinati alla microimprenditorialità, concessi dai soggetti abilitati allo svolgimento dell’attività di microcredito, iscritti nell’apposito elenco tenuto dalla Banca d’Italia.

Le tipologie di operazioni ammissibili, le modalità di concessione della garanzia, i criteri di selezione delle operazioni oltre che la quota e l’ammontare massimo delle disponibilità finanziarie del Fondo da destinare alla copertura del rischio per le suddette garanzie sono state definite dal Decreto Mise del 24 dicembre 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio 2015.

Le norme del suddetto provvedimento entreranno in vigore dal giorno successivo alla data di pubblicazione delle disposizioni operative del Fondo sul sito internet www.fondidigaranzia.mcc.it

Risorse disponibili

Sui finanziamenti degli operatori del microcredito è riservata una quota pari al 5% delle risorse disponibili per la concessione di garanzie del Fondo alla data del 1° gennaio di ogni anno, fino ad un importo massimo di 30milioni di euro l’anno.

Limite massimo della garanzia concedibile

La garanzia diretta del Fondo PMI sui finanziamenti per il credito alle microimprese potrà essere concessa, su richiesta del soggetto finanziatore, fino alla misura massima dell’80% dell’ammontare del finanziamento da questi concesso.

Entro il suddetto limite, sarà assicurato dal Fondo l’80% dell’ammontare dell’esposizione per capitale, interessi contrattuali e di mora del soggetto finanziatore richiedente nei confronti del soggetto beneficiario finale.

Analogamente, la controgaranzia del Fondo sarà concessa nella misura massima dell’80% dell’importo garantito dal confidi o da altro fondo di garanzia cui il soggetto beneficiario si rivolge. È condizione fondamentale, però, che le garanzie rilasciate dal confidi o da altro fondo di garanzia non superino la percentuale massima di copertura dell’80%.

Entro tale limite, la controgaranzia copre fino all'80% della somma liquidata dal confidi o da altro fondo di garanzia al soggetto finanziatore.

 

 

5) Lavoratori dipendenti: prorogato l’accesso al trattamento straordinario di integrazione salariale

Prorogata l’indennità di mobilità in deroga per i lavoratori che hanno beneficiato del trattamento CIG.

Con Decreto del Ministero del Lavoro di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze n. 87342 del 23 gennaio 2015, è stato prorogato per l’anno 2014:- l’accesso al trattamento straordinario di integrazione salariale in favore dei lavoratori dipendenti delle aziende già beneficiarie del predetto trattamento;

- l’accesso al trattamento di mobilità in favore dei lavoratori già beneficiari del predetto trattamento.

Riferendosi a tale Decreto Interministeriale, l’INPS, con il messaggio n. 848 del 3 febbraio 2015, ha ricordato che destinatari della proroga del trattamento di mobilità sono i lavoratori che, prima del licenziamento, hanno beneficiato del trattamento straordinario di integrazione salariale di cui all’art. 4, c. 21, Legge n. 608/96, e i cui nominativi, individuati dal Ministero del Lavoro con specifici decreti, sono riportati nel messaggio n. 33820 dell’11 giugno 1999.

L’Istituto fa presente che, ai fini dell’erogazione del predetto trattamento, è stato disposto un finanziamento di euro 757.807,74 (di cui euro 367.726,21 per il trattamento di mobilità ed euro 390.081,53 per CIGS), a carico del Fondo Sociale per l’Occupazione e Formazione.

La misura dell’indennità di mobilità, da corrispondere dal 1° gennaio 2014, dovrà comunque subire una riduzione del 40%, secondo quanto disposto dall’articolo 4 del citato D.I.

Il messaggio ricorda, infine, che agli interessati spetta l’ANF, secondo le vigenti disposizioni di legge, e l’accredito della contribuzione figurativa.

 

 

6) Rimborso spese sostenute dai professionisti

Il legislatore, con il D.Lgs. n. 175/2014, è intervenuto sulla questione del rimborso spese sostenute dai professionisti e sulle spese per prestazioni alberghiere e di vitto e alloggio acquistate dal committente. Dal 2015, la circostanza che il committente anticipi queste spese non esplica più effetti sul reddito del professionista. La norma in questione si riferisce alle prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande.

Tuttavia non mancano le complicazioni derivanti dall’interpretazione della delega da parte dell’Agenzia delle entrate fornita con la circolare n. 31/E del 2014.

Peraltro, secondo la Fondazione Nazionale dei Commercialisti, tale interpretazione non è accettabile.

Dunque, la citata Fondazione ritiene che l’interpretazione fornita dall’Agenzia risulta in palese contrasto con i principi che hanno ispirato il legislatore delegato nell’attuazione della delega stessa in quanto ritenere le spese prepagate dal committente diverse da quelle di vitto e alloggio renderebbe inutili gli obiettivi di semplificazioni perseguiti dalla delega.

Tra le novità introdotte dal D.Lgs. n. 175/2014, vi fanno parte le modifiche al trattamento fiscale delle spese di vitto e alloggio “prepagate” dal committente per conto del professionista, con decorrenza dal periodo d’imposta 2015.

In particolare, l’articolo 10 del cd. decreto semplificazioni (D.Lgs. n. 175/2014), sostituisce il secondo periodo dell’articolo 54, comma 2 del Tuir con una nuova disposizione: “Le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista”. Per quanto riguarda la decorrenza, è stabilito che tale disposizione si applichi a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2015.

A partire dal 1° gennaio 2015, pertanto, tali spese tornano a essere totalmente irrilevanti nella determinazione del reddito del professionista, con la conseguente eliminazione di tutte le complicazioni di carattere amministrativo e contabile che caratterizzavano il vecchio regime.

In relazione all’ambito oggettivo della nuova disciplina è stata rilevata l’interpretazione recentemente fornita dall’Agenzia delle entrate (circolare n. 31/E del 2014), intervenuta a rendere nuovamente complesso il quadro. L’Agenzia, infatti, ha precisato che il nuovo regime non è applicabile per le spese diverse da quelle di vitto e alloggio, quali per esempio quelle di trasporto, ancorché acquistate direttamente dal committente.

L’Amministrazione Finanziaria nella circolare n. 31/E del 2014 afferma che nelle circolari n. 28/E del 2006, par. 38, e n. 11/E del 2007, par. 7.2 e 7.3 sono stati specificati gli adempimenti da seguire da parte del committente e del professionista, per consentire al professionista di dedurre integralmente dal reddito di lavoro autonomo le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande sostenute dal committente per suo conto. Tali adempimenti prevedono, tra l’altro, il “riaddebito” da parte del professionista delle spese sostenute per suo conto dal committente.

La nuova disposizione, applicabile a decorrere dal periodo d’imposta 2015, prevede, invece, che “Le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista”.

La disposizione in esame, a differenza di quella in vigore fino al 2014, non attribuendo carattere di “compensi in natura” a talune prestazioni e somministrazioni (se acquistate direttamente dal committente), introduce una deroga al principio generale secondo il quale costituisce compenso per il professionista il rimborso delle spese da parte del committente ovvero il sostenimento delle spese direttamente da parte del committente.

Tale deroga comporta per il professionista la completa irrilevanza dei valori corrispondenti alle prestazioni e somministrazioni, acquistate dal committente, di cui lo stesso professionista ha beneficiato per rendere la propria prestazione, sia quali compensi in natura, sia quali spese per la produzione del reddito (da addebitare in fattura). Per il committente (impresa o lavoratore autonomo), la deducibilità del costo sostenuto per il servizio alberghiero e/o di ristorazione non é più subordinata alla ricezione della parcella del professionista e dipende dalle regole ordinariamente applicali alle rispettive categorie reddituali.

Per quanto concerne gli adempimenti, è stato chiarito che, per effetto della modifica, “I professionisti non devono riaddebitare in fattura tali spese al committente e non possono considerare il relativo ammontare quale componente di costo deducibile dal proprio reddito di lavoro autonomo”.

 

 

7) Certificazione Unica, online il software di compilazione: invio telematico dei dati entro il 9 marzo

Disponibile dal 5 febbraio 2015 sul sito dell’Agenzia delle entrate www.agenziaentrate.it il software che i sostituti d’imposta dovranno utilizzare per compilare e inviare la Certificazione Unica 2015. Il nuovo modello di certificazione, approvato lo scorso 15 gennaio, dovrà essere trasmesso in via telematica, direttamente o tramite intermediario abilitato, all’Amministrazione finanziaria entro il 9 marzo (primo giorno lavorativo successivo alla scadenza fissata dalla norma a sabato 7 marzo).

La Certificazione Unica apre la strada alla Precompilata

I dati relativi ai redditi di lavoro dipendente, ai redditi di lavoro autonomo occasionale e ai redditi diversi, trasmessi dai sostituti d’imposta con la Certificazione Unica, saranno utilizzati per predisporre la dichiarazione 730 precompilata, che sarà messa a disposizione dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, online a partire dal 15 aprile.

Il software di compilazione della Certificazione Unica è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate www.agenziaentrate.it seguendo il percorso Home – Strumenti – Software di compilazione – Software Modelli di dichiarazione .

(Agenzia delle entrate, comunicato m. 17 del 5 febbraio 2015)

 

 

8) Deduzione accantonamenti Tfm

Tfm: accantonamenti deducibili se il diritto all’indennità è “datato”. La condizione è rilevante per la corretta imputazione del reddito sia in relazione alle quote messe da parte dall’azienda erogante sia per l’amministratore che le riceve.

In tema di imposte sui redditi e con riguardo alla determinazione del reddito d’impresa, la deducibilità degli accantonamenti ai fondi per le indennità di fine rapporto degli amministratori sociali richiede che il diritto all’indennità risulti da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 18752/2014.

Con avvisi di accertamento relativi agli anni 2000, 2001 e 2002, l’ufficio ha recuperato a tassazione, tra le altre, le somme accantonate da una società a responsabilità limitata per il trattamento di fine mandato (Tfm) dell’amministratore.

Sul punto, mentre i giudici di primo grado hanno respinto il ricorso della contribuente ritenendo che l’accantonamento non era stato documentato in modo idoneo, la Commissione tributaria regionale delle Marche ha ritenuto che lo stesso accantonamento era deducibile annualmente da parte della società, non sussistendo una disposizione fiscale che lo escludeva espressamente.

A parere dei giudici del gravame, inoltre, l’indennità di fine mandato poteva essere tassata in modo ordinario nell’anno di percezione oppure poteva beneficiare della tassazione separata (articolo 16, comma 1, lettera c), del Tuir, ora articolo 17).

Di diverso avviso l’Agenzia delle entrate che, con ricorso in Cassazione, ha lamentato violazione e falsa applicazione degli articoli 70 (nel testo antecedente al Dlgs 344/2003) e 16 del Tuir, in quanto la Commissione regionale aveva ritenuto illegittimo il disconoscimento della deduzione operata dall’ufficio, nonostante l’incontestata mancanza del documento, avente data certa anteriore all’inizio del rapporto amministratore/società e attestante l’esistenza del diritto all’indennità di fine rapporto dell’amministratore.

La Corte ha accolto il ricorso e, richiamando il principio affermato in relazione a una vicenda nella quale si dibatteva della deducibilità ai fini Irpef e Irap, quali componenti negativi di reddito, degli accantonamenti effettuati dalla società in favore dei propri amministratori al fine del trattamento di fine mandato, ha chiarito che “il rinvio che l’art. 70, comma 3 T.U.I.R. nel testo vigente prima del D.Lgs. n. 344 del 2003, opera all’art. 16, comma 1, lett. c) T.U.I.R., è un rinvio pieno, nel senso che ai fini della deducibilità dei relativi accantonamenti si richiede che il diritto all'indennità risulti da atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto”.

La Corte ha ritenuto che l’articolo 70 opera un rinvio “pieno” e cioè non solo ai fini dell’identificazione della categoria del rapporto sottostante cui si riferisce l’indennità, ma anche all’ulteriore condizione dell’atto di data certa anteriore.

Atto che va individuato nel contratto con il quale la società ha conferito il mandato all’amministratore (di solito, la delibera dell’assemblea ordinaria dei soci) e che deve avere data certa anteriore all’assunzione dell’incarico. Circostanze che il contribuente deve poter provare in modo idoneo (circolare 10/E del 2007: ad esempio, formazione di un atto pubblico; apposizione di autentica, deposito del documento o vidimazione di un verbale, in conformità alla legge notarile; registrazione o produzione a norma di legge presso un ufficio pubblico; invio del documento a un organismo di controllo esterno, eccetera). E tale prova è di non poco rilievo.

Il trattamento fiscale delle indennità di fine mandato, secondo i giudici di piazza Cavour, dipende proprio dal rispetto di tale condizione. Se ciò si verifica, tali indennità sono soggette a tassazione separata – e non vengono sommate agli altri redditi conseguiti dall’amministratore (articolo 18 del Tuir) – e le quote annualmente messe da parte dalla società, maturate nell’esercizio, sono deducibili dal reddito d’impresa.

Se, invece, mancano le condizioni previste dalla norma, l’amministratore non potrà richiedere la tassazione separata e la società non potrà dedurre gli accantonamenti effettuati per competenza economica ma per cassa, nell’esercizio del loro effettivo pagamento (risoluzioni 890/1992 e 211/2008).

 

Vincenzo D’Andò