Diario quotidiano del 5 febbraio 2015: artigiani e commercianti, regole per i contributi INPS 2015

Pubblicato il 5 febbraio 2015



verbale Gdf: insufficiente per l’accusa di evasione fiscale; l’assicurazione sia pure obbligatoria non copre i rischi del Commercialista; credito d’imposta per chi investe nella musica; split payment: decreto attuativo in G.U.; voluntary disclosure: anche i legali e i revisori contabili possono presentare la domanda; codici tributo per il versamento con F24 delle somme dovute in relazione all’assolvimento dell’imposta di bollo virtuale; partono i nuovi controlli al flusso UNIEMENS-ListaPosPA; protocollo d’intesa Coni - commercialisti; Corte Ue: riporto condizionato per le perdite infragruppo; gestione pubblica: conguaglio previdenziale di fine anno 2014; doppia intesa delle Entrate con gli enti di previdenza Epap e Eppi: i contributi si versano con F24; artigiani ed esercenti attività commerciali: regole per la contribuzione 2015; no redditometro al contribuente con redditi dichiarati dal familiare; incentivo per assunzioni a tempo indeterminato

 

Indice:

 1) Verbale Gdf: insufficiente per l’accusa di evasione fiscale

 2) L’assicurazione sia pure obbligatoria non copre i rischi del Commercialista

 3) Credito d’imposta per chi investe nella musica: decreto in G.U.

 4) Split payment: decreto attuativo del MEF in Gazzetta Ufficiale

 5) Voluntary disclosure: anche i legali e i revisori contabili, quali intermediari possono presentare la   domanda

6) Istituiti i codici tributo per il versamento con F24 delle somme dovute in relazione all’assolvimento   dell’imposta di bollo virtuale

 7) Partono i nuovi controlli al flusso UNIEMENS-ListaPosPA

 8) Protocollo d’intesa: accordo Coni - commercialisti

 9) Corte Ue: riporto condizionato per le perdite infragruppo

 10) Gestione pubblica: conguaglio previdenziale di fine anno 2014

11) Doppia intesa delle Entrate con gli enti di previdenza Epap e Eppi: I contributi si versano con F24

 12) Artigiani ed esercenti attività commerciali: contribuzione per l’anno 2015

 13) No redditometro al contribuente con redditi dichiarati dal familiare

 14) Incentivo per assunzioni a tempo indeterminato

 

 

1) Verbale Gdf: insufficiente per l’accusa di evasione fiscale

Verbale Gdf: da solo non basta, occorrono altri elementi. Il processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di finanza è insufficiente, da solo, a radicare un'accusa per evasione fiscale e, soprattutto, a far ritenere superata la soglia di punibilità. È, infatti, necessario che gli inquirenti conducano le indagini ulteriori nel rispetto delle garanzie dell’imputato, così come avviene in tutti i processi penali. Il dietrofront rispetto a posizioni espresse in passato emerge dalla sentenza n. 4919 del 3 febbraio 2015 dalla Corte di Cassazione. Il giudice del processo penale, d’ora in avanti, non potrà più fondare le accuse solo sul lavoro svolto dalla Gdf ma saranno necessarie altre indagini. Per la terza sezione penale, infatti, «se è necessario aspettare i risultati complessivi dell’accertamento per valutare se vi sia stato o meno il superamento della soglia di punibilità, allora la conseguenza è che, per i reati tributari che prevedono una tale soglia, non dovrebbero mai essere adottate le modalità previste dall’art. 220 disp. att. cpp (garanzie dell'imputato)». Tale tesi, però, non pare ammissibile perché porterebbe ad una elusione degli obblighi di legge, con lesione del diritto di difesa e dei principi del giusto processo. Inoltre, le dette modalità devono essere seguite quando emergono indizi di reato e non solo quando emerga la prova di un reato, il che significa che per rendere operante la norma di garanzia non occorre che sia stata già raggiunta la prova del superamento della soglia di punibilità, ma è sufficiente che vi sia una concreta probabilità che la soglia possa essere superata.

Indipendentemente da questo, nel caso in esame nel quale venivano contestati ricavi in nero a un'immobiliare, la Corte d’appello di Firenze non ha valutato se dopo le prime indagini fossero emersi indizi di reato che imponevano il ricorso alle disposizioni del cpp e non ha nemmeno esaminato l'eccezione della difesa secondo cui nel verbale di constatazione si affermava che già in data 31.1.2009 erano emerse ipotesi penalmente rilevanti. Ma non è ancora tutto.

Nell’ottica più garantista per il contribuente la Cassazione ha, inoltre, chiarito che ha fatto male la Corte fiorentina ad affermare che il verbale di constatazione delle Fiamme gialle ben poteva sostituire in blocco l’istruttoria dibattimentale, una volta che le parti non hanno chiesto alcun ulteriore approfondimento sul piano delle prove. Nel caso specifico l’imprenditore non è stato assolto nel merito ma il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione perché gli elementi addotti in ricorso dalla difesa non sono riusciti a smontare l’impianto accusatorio. La Procura generale del Palazzaccio ha chiesto che il ricorso fosse respinto, arrivando, così, a una conclusione diversa da quella adottata.

 

 

2) L’assicurazione sia pure obbligatoria non copre i rischi del Commercialista

Assurdo, ma vero. I commercialisti sono scoperti sulle sanzioni tributarie connesse allo svolgimento della propria attività. Non è possibile, infatti, sottoscrivere polizze assicurative per la responsabilità civile verso terzi: così, il professionista è costretto a rispondere e garantire con il proprio patrimonio nei confronti dell’Amministrazione finanziaria.

La denuncia proviene dall’Associazione nazionale commercialisti, che chiede al legislatore di rivedere l’attuale regime di responsabilità applicabile ai professionisti, intervenendo anche sul sistema sanzionatorio, definito «sperequato», in occasione dell’approvazione del decreto attuativo sulle sanzioni tributarie, in attuazione della delega fiscale. «Il costo delle polizze professionali», afferma Marco Cuchel, presidente Anc, «non è il problema.

Sappiamo bene, infatti, che il vero problema è rappresentato dall’impossibilità, ai sensi della normativa che oggi vige nel nostro paese, di assicurare il rischio diretto per le sanzioni tributarie irrogate nei confronti del professionista, connesse allo svolgimento della sua attività». A oggi, infatti, per i professionisti «sussiste il vincolo della non assicurabilità, per tale fattispecie, che li espone, senza che abbiano facoltà di avvalersi di alcuna copertura, alla possibilità di dover rispondere e garantire con il proprio patrimonio nei confronti dell’Amministrazione finanziaria». «A fronte delle crescenti responsabilità che gravano in capo ai professionisti», prosegue l’Anc, «l’inadeguatezza dell’attuale normativa è palese e dovrebbe indurre il legislatore ad affrontare finalmente il problema, reintroducendo per gli operatori professionali, come previsto in merito alla responsabilità dei manager di società di capitale, la sottoscrizione di polizze assicurative per la responsabilità civile verso terzi». «Se da una parte», sottolinea ancora Cuchel, «dal 15 agosto 2013 è scattato per i commercialisti l’obbligo di stipulare idonea polizza assicurativa per i rischi derivanti dall'esercizio dell’attività professionale, dall'altra l’efficacia di tale copertura è praticamente nulla per quanto riguarda le sanzioni dirette, inflitte al professionista in qualità di soggetto che ha commesso materialmente l’irregolarità».

 

 

3) Credito d’imposta per chi investe nella musica: decreto in G.U.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio 2015 è stato pubblicato il D.M. 2 dicembre 2014 con cui il Ministero dei beni culturali indica le modalità operative del credito d’imposta per la promozione della musica e dei giovani talenti previsto dal decreto Cultura (D.L. 91/2013).

In particolare, al fine di agevolare la ripresa del sistema musicale italiano, l’art. 7 del D.L. n. 91/2013 (c.d. decreto Cultura) ha istituito un credito d’imposta, ai fini delle imposte sui redditi, per ciascuna delle annualità 2014, 2015 e 2016, nel limite di spesa di 4,5 milioni di euro annui e fino ad esaurimento delle risorse disponibili, a beneficio delle imprese produttrici di fonogrammi e di videogrammi musicali, esistenti almeno dal 1° gennaio 2012. Sono escluse dall’agevolazione le imprese controllate da parte di editori di servizi media audiovisivi.

Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 30% dei costi sostenuti per attività di sviluppo, produzione, digitalizzazione e promozione di registrazioni fonografiche o videografiche musicali, che risultino opere prime o seconde. L’agevolazione spetta fino all’importo massimo di 200.000 euro nei tre anni d’imposta.

Sul piano operativo, il D.M. prevede che dal 1° gennaio al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di commercializzazione dell’opera, intesa come data di prima messa in commercio del relativo supporto fisico, le imprese interessate dovranno presentare al Ministero dei Beni culturali un’apposita istanza telematica, secondo modalità che verranno stabilite dal Ministero stesso entro 90 giorni.

Per quanto concerne le modalità di utilizzo del credito, è previsto che lo stesso non rileva ai fini delle imposte sul reddito, IRAP e IVA.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione con F24, ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997, mediante utilizzo di un codice tributo che sarà istituito dall’Agenzia delle Entrate.

Spese ammesse al beneficio

Rilevano ai fini del credito d'imposta:

- i compensi relativi allo sviluppo dell'opera, quelli spettanti agli interpreti o esecutori, al produttore artistico, all'ingegnere del suono e ai tecnici, e le spese per la formazione e l'apprendistato;

- l'utilizzo e noleggio degli studi di registrazione;

- il noleggio e trasporto di materiali e strumenti;

- le spese di montaggio, missaggio, masterizzazione, digitalizzazione e codifica dell'opera;

- le spese di progettazione e realizzazione grafica;

- la promozione e pubblicità dell'opera.

Le spese sostenute devono risultare da apposita attestazione del presidente del collegio sindacale o da un revisore legale o professionista regolarmente iscritti all'albo.

Adempimenti delle imprese

Per il riconoscimento del credito d'imposta le imprese devono presentare al Mibact, dall'1 gennaio al 28 febbraio dell'anno successivo a quello di commercializzazione dell'opera, apposita istanza (le modalità saranno definite dal ministero stesso entro novanta giorni dall'entrata in vigore del decreto). L'istanza, sottoscritta dal legale rappresentante dell'impresa, dovrà contenere, tra l'altro, la data di commercializzazione dell'opera, il costo complessivo,

l'attestazione di effettività, il credito d'imposta spettante. Le imprese devono, inoltre, presentare al ministero la dichiarazione, sostitutiva di atto di notorietà, relativa ad altri aiuti "de minimis" eventualmente fruiti, la dichiarazione di non essere controllate, direttamente o indirettamente, da parte di un editore di servizi media audiovisivi, la dichiarazione che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, i compositori, gli artisti interpreti o esecutori, non abbiano già pubblicato e messo in commercio in Italia o all'estero, al proprio nome anagrafico o artistico, più di un'opera.

Nel decreto è indicata tutta la documentazione da allegare all'istanza, pena l'inammissibilità della stessa (Allegato A).

Il credito d'imposta è riconosciuto solo previa verifica, da parte del Mibact, del rispetto dei requisiti e della disponibilità delle risorse. Entro sessanta giorni, il ministero comunica all'impresa l'importo spettante o il diniego dell'istanza.

 

 

4) Split payment: decreto attuativo del MEF in Gazzetta Ufficiale

Split payment: modalità e termini per il versamento dell’IVA da parte della PA. E’ stato, infatti, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio 2015 il Decreto del MEF (Decreto 23 gennaio 2015) che definisce le modalità ed i termini per il versamento dell’IVA da parte delle pubbliche amministrazioni, dando così attuazione al meccanismo dello split payment introdotto dalla legge di stabilità 2015.

Per le fatture emesse agli enti pubblici adesso il riferimento normativo, da inserire in fattura, é il seguente: “scissione dei pagamenti” (articolo 2, Decreto 23 gennaio 2015 pubblicato in G.U. n. 27 del 03/02/2015), “Iva a carico cedente/prestatore ex art. 17-ter, D.P.R. n. 633/1972”.

Il nuovo articolo 17-ter del D.P.R. n. 633/1972 prevede che i soggetti in esso richiamati siano tenuti “in ogni caso” a versare l’Iva loro addebitata direttamente all’Erario e non al fornitore, con modalità e termini stabiliti da un apposito Decreto (adesso pubblicato in G.U.). Di contro al fornitore verrà accreditato il solo importo del corrispettivo al netto dell’Iva indicata in fattura.

Anche le farmacie sono interessate da questo provvedimento, in virtù dei rapporti che intrattengono con il SSN.

Come è stato chiarito questa modalità non si applica alla cessione di medicinali effettuata dalle farmacie al SSN, visto che sono certificate da scontrino fiscale e riepilogate per la trasmissione dalle Distinte Contabili Riepilogative (DCR). Le farmacie, inoltre, sono classificate nella categoria delle “attività al minuto” per le quali la determinazione dell’Iva su corrispettivi si estrapola applicando il metodo della “ventilazione”, metodo non modificabile, vista la diversità delle aliquote Iva applicate ai vari prodotti somministrati. Pertanto al momento del pagamento si provvederà come sempre a determinare l’Iva a debito e a versarla nei tempi e nei modi soliti.

Nella DCR però risiedono anche le prestazioni, quali DPC, assistenza integrativa, erogazione di presidi o dispositivi medici, servizio Recup, per i quali è prevista l’emissione di fattura. Per i suddetti servizi, pertanto, trova applicazione lo “split-payment” e, di conseguenza, il pagamento alla farmacia arriverà al netto dell’Iva che, come abbiamo detto, sarà versata dall’Ente direttamente all’Erario. In conseguenza di ciò si dovrà necessariamente modificare la Distinta Contabile Riepilogativa, poiché andrà esposto l’imponibile di tali prestazioni separatamente dalla relativa imposta.

L’art. 2 del Decreto 23/01/2015, pubblicato nella G.U. n. 27 del 3 febbraio 2015, dispone che le fatture emesse per le prestazioni sopra indicate, ma ovviamente per tutte le vendite effettuate dalla farmacia nei confronti della P.A., vengano annotate nel registro delle fatture emesse/corrispettivi, “senza computare l’imposta”. Di conseguenza, per il cedente/prestatore il credito verso i clienti sarà corrispondente al totale della fattura al netto dell’Iva a debito, che non sarà incassata.

Sia le fatture emesse, che la nuova Distinta Contabile Riepilogativa, a seguito dell’introduzione dello “split-payment”, dovranno evidenziare che trattasi di “Iva a carico cedente/prestatore ex art. 17-ter, D.P.R. n. 633/1972”.

In caso di eccedenza d’imposta detraibile (art. 8, D.M. 23.01.2015) per un ammontare non superiore all’imposta non rimborsata a seguito dello “split-payment”, i cedenti/prestatori sono ammessi al rimborso del credito Iva in via prioritaria.

 

 

5) Voluntary disclosure: anche i legali e i revisori contabili, quali intermediari possono presentare la domanda

Voluntary disclosure: Tutti gli intermediari possono presentare la domanda, anche i legali e i revisori contabili.

Tutti i professionisti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, che rientrano nell’elenco contenuto nel Dpr n. 322 del 1998 e nei successivi decreti attuativi possono inviare le richieste per accedere alla procedura di collaborazione volontaria. Tra questi, sono compresi gli avvocati e gli iscritti nel registro dei revisori contabili.

Come e quando presentare la richiesta

L’invio dell’istanza all’Agenzia delle Entrate va effettuato tramite i canali telematici Entratel o Fisconline entro il 30 settembre 2015.

(Agenzia delle Entrate, comunicato n. 14 del 3 febbraio 2015)

 

 

6) Istituiti i codici tributo per il versamento con F24 delle somme dovute in relazione all’assolvimento dell’imposta di bollo virtuale

Per consentire ai contribuenti interessati dalle nuove regole di adeguarsi gradualmente, fino al 31 marzo 2015 continueranno a essere accettati anche i pagamenti effettuati con il modello F23.

Dopo l’opportuno provvedimento (si veda il diario fiscale del 4 febbraio 2015, l’Agenzia delle Entrate ha istituito, con la risoluzione n. 12/E del 3 febbraio 2015, gli opportuni codici tributo che potranno essere utilizzati anche per il modello "F24 Enti pubbblici":

"2505" (bollo virtuale, rata)

"2506" (acconto)

"2507" (sanzioni)

"2508" (interessi).

In particolare, in caso di versamento rateale (codice "2505"), nel campo "rateazione/regione/prov./mese di rif.to" dell'F24 ovvero nel campo "riferimento A" dell'F24 Enti pubblici deve essere riportato il numero della rata in pagamento seguito dal numero complessivo delle rate bimestrali (ad esempio, se si paga la prima di sei rate bimestrali, occorrerà indicare 0106).

I suddetti codici tributo 2505 - 2506 – 2507 - 2508 sono utilizzati anche per il versamento del bollo virtuale, tramite il modello “F24 Enti pubblici”.

 

 

7) Partono i nuovi controlli al flusso UNIEMENS-ListaPosPA

Introdotti nuovi controlli al flusso UNIEMENS-ListaPosPA.

L’Inps, con il messaggio n. 865 del 4 febbraio 2015, comunica che a decorrere dal 1° febbraio 2015 in sede di invio delle denunce del flusso UNIEMENS-<ListaPosPA> saranno implementati dei nuovi controlli finalizzati a garantire l’invio di flussi elaborati secondo il quadro normativo di riferimento.

I nuovi controlli sono stati definiti per migliorare la qualità dei dati acquisiti e ridurre il numero delle anomalie e segnalazioni rilevati nelle denunce pervenute.

Tali controlli consentiranno di ridurre la necessità per le aziende e le amministrazioni iscritte alla Gestione Dipendenti Pubblici di correggere i flussi già inviati in quanto non in linea con le istruzione dell’Istituto.

Fusione per incorporazione dei fondi di pensione complementare Perseo e Sirio A seguito della fusione per incorporazione del fondo Sirio in Perseo con effetti giuridici dal 1° ottobre 2014 (cfr. circolare n. 115 del 2 ottobre 2014) è stata aggiornata la tabella Codice Fondo e Comparto (Percorso: E1_FondoPensione-Compl/DatiPosContribIscrittoCodice, con la chiusura (dal 1° ottobre 2014) dei codici 2165 e 21651 che confluiscono rispettivamente nei corrispondenti codici già esistenti 2164 e 21641 del fondo Perseo.

Il nuovo fondo assume la denominazione Perseo-Sirio.

Per la corretta valorizzazione degli elementi sono stati introdotti dei nuovi controlli coerenti con i valori da associare al fondo Perseo-Sirio.

Segnalazione errori di tipo warning

I nuovi controlli nel caso in cui sia rilevata un’anomalia genereranno, in una prima fase, una segnalazione che evidenzierà l’errore riscontrato dal software di controllo ma non impedirà comunque la trasmissione del flussi.

Si evidenzia che le denunce con periodo di riferimento fino a gennaio 2015 non saranno scartate anche se sono ancora utilizzati i codici relativi al Fondo Sirio.

Le aziende e le amministrazioni potranno segnalare eventuali anomalie del software di controllo alla casella di posta elettronica istituzionale denuncemensili@inps.it.

Segnalazione errori di tipo bloccante

Per le denunce con periodo di riferimento da marzo 2015 le segnalazioni di errore diverranno di tipo bloccante non consentendo, quindi, l’invio di flussi che non rispettano le modalità di elaborazione delle denunce discendenti dal quadro normativo di riferimento.

Software di compilazione manuale

I controlli di tipo bloccante saranno implementati anche nel programma per la compilazione manuale delle denunce.

 

 

8) Protocollo d’intesa: accordo Coni - commercialisti

Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, e l’Amministratore Delegato della Coni Servizi, Alberto Miglietta, hanno firmato il 4 febbraio 2015 al Foro Italico un protocollo d’intesa con il Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Gerardo Longobardi, e con il Presidente della Fondazione Nazionale Commercialisti, Giorgio Sganga

Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, e l’Amministratore Delegato della Coni Servizi, Alberto Miglietta, hanno, dunque, firmato al Foro Italico un protocollo d’intesa con il Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Gerardo Longobardi, e con il Presidente della Fondazione Nazionale Commercialisti, Giorgio Sganga.

L’accordo prevede un rapporto di collaborazione fino al 2016 per la realizzazione di iniziative comuni nelle discipline economiche, fiscali, giuridiche e sociali e in quelle attinenti al ruolo di rispettiva competenza, attraverso i singoli Ordini territoriali dei Commercialisti, i Comitati Regionali del CONI e i CONI Point. La prima riunione operativa si terrà venerdì 6 febbraio nella sede del CONI Point di Cosenza, alla presenza di Gerardo Longobardi, Giorgio Sganga, e del Delegato Provinciale CONI, Giuseppe Abate.

 

 

9) Corte Ue: riporto condizionato per le perdite infragruppo

Corte Ue: su perdite infragruppo ok al riporto condizionato. Gli eurogiudici nella sentenza sviluppano il principio delineato nel celebre caso Marks e Spencer del 2005 chiarendo anche quale sia il momento di accertamento della definitività.

Il caso al centro della controversia prende le mosse dal ricorso della Commissione europea presso la Corte di giustizia. L’intento è di far dichiarare comunitariamente illegittima la legge britannica sull'imposta delle società (c.d. Corporation Tax Act, di seguito "CTA") del 2010 nella misura in cui subordina a condizioni eccessivamente stringenti la possibilità per una capogruppo di richiedere la compensazione per perdite transfrontaliere subite dalle controllate estere.Le condizioni indicate, a tal fine, dagli articoli 118 e 119 del CTA sono così riassumibili: impossibilità di riporto delle perdite nella normativa dello Stato estero di residenza della controllata e necessità di porre in liquidazione la controllata prima della scadenza dell'esercizio fiscale nel quale le sue perdite sono sorte. Ad avviso della Commissione europea, tali condizioni limiterebbero eccessivamente la libertà di stabilimento, rendendo meno "appetibile" per le società inglesi la costituzione di controllate in altri Paesi europei.

La fase precontenziosa

La Commissione ha deciso di inviare una lettera di diffida al Regno Unito, segnalando l'incompatibilità della citata legislazione rispetto alla fondamentale libertà di stabilimento ex art. 49 TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea). Lo Stato diffidato rispondeva che la normativa in esame era legittima e conforme ai principi stabiliti dalla Corte di giustizia nella nota sentenza "Marks e Spencer" del 2005, laddove si riconosceva la possibilità di limitare le compensazioni infragruppo "per motivi di interesse generale".

Il precedente: la sentenza "Marks e Spencer"

La società britannica Marks & Spencer era (ed è) uno dei più importanti rivenditori al dettaglio del Regno Unito in vari settori commerciali. Essa possedeva filiali nel Regno Unito e in diversi Stati membri; nel 2001, però, cessava le sue attività nell'Europa continentale, in considerazione delle ingenti perdite registrate a partire dalla metà degli anni '90.

La società, di conseguenza, chiedeva al Fisco britannico uno "sgravio fiscale di gruppo", al fine di poter compensare con i propri redditi le perdite subite dalle filiali negli esercizi precedenti.

La richiesta di sgravio veniva rigettata, in considerazione del fatto che la previgente normativa britannica consentiva alle società residenti di uno stesso gruppo di procedere tra loro ad una compensazione dei loro profitti e delle loro perdite, ma negava tale possibilità se le perdite derivavano da controllate che non erano registrate nel Regno Unito e che non vi svolgevano attività economiche.La Corte di giustizia, intervenuta in argomento, constatava che ciò rappresentava certamente una restrizione alla libertà di stabilimento, non giustificata in questo caso, in quanto sproporzionata nel mezzo, rispetto ai fini di interesse generale - pur legittimi - perseguiti.

La statuizione dei togati comunitari provocava, allora, le modifiche normative del 2006 e del 2010 al CTA, contenenti comunque condizioni all'esperimento della compensazione infragruppo.

La decisione e le sue articolazioni

Con la decisione in commento, gli argomenti espressi nella sentenza Marks e Spencer vengono sviluppati ulteriormente. Gli eurogiudici premettono che la restrizione alla libertà di stabilimento può essere ammessa solo ove persegua un obiettivo compatibile con il Trattato, giustificato da motivi imperativi di interesse generale quali, ad esempio, la salvaguardia di una ripartizione equilibrata del potere impositivo tra i diversi Stati membri; l'evitare il rischio del duplice riporto delle perdite nello Stato membro della controllante e delle controllate; l'evitare il rischio di evasione fiscale, che esisterebbe qualora le perdite non fossero considerate negli Stati membri delle controllate.Poiché, dunque, all'interno di un gruppo societario ben potrebbero essere organizzati trasferimenti di perdite verso società registrate negli Stati membri che applichino tassi di imposizione più elevati ed in cui, di conseguenza, sia maggiore il valore fiscale delle perdite, la Corte ritiene che la normativa britannica persegua obiettivi legittimi, compatibili con il Trattato Ue e rientranti tra quei motivi imperativi di interesse generale, espressi dalle citate condizioni.Tuttavia, la stessa normativa pare non rispettare il principio di proporzionalità, nelle peculiari ipotesi in cui la controllata estera non possa più temporalmente usufruire delle perdite, né direttamente, né indirettamente tramite un terzo cessionario, che abbia acquisito tale società.

In questa ipotesi, qualora la controllante dimostri alle autorità tributarie del proprio Paese che tali peculiari condizioni siano verificate, essa deve poter dedurre dal reddito imponibile le perdite subite dalla sua controllata non residente.In caso contrario, si verificherebbe una situazione penalizzante per la holding che abbia controllate in altri Paesi Ue e, indirettamente, una lesione della libertà di stabilimento.

Le conclusioni della Corte Ue

In conclusione, nel rigettare il ricorso della Commissione, la Corte afferma che le condizioni previste dagli artt. 118 e 119 CTA sono legittime, in quanto rispondenti all’esigenza di evitare abusi, sub specie di doppi riporti di perdite.

In questo senso, viene altresì chiarito che il momento temporale per individuare la definitività delle perdite della controllata estera si verifica qualora essa non consegua più ricavi in quello Stato, come normalmente accade quando, immediatamente dopo la scadenza dell'esercizio fiscale di riferimento, essa abbia cessato l'attività commerciale, così come prescritto dalla normativa inglese.(Data della sentenza 3 febbraio 2015. Numero della causa C-172/2013)

 

 

10) Gestione pubblica: conguaglio previdenziale di fine anno 2014

L’Inps, con la circolare n. 25 del 4 febbraio 2015, interviene riguardo alle operazioni di conguaglio previdenziale di fine anno 2014.

Certificazione ai fini previdenziali

A decorrere dal 1° novembre 2012, con riferimento alle retribuzioni erogate dal mese di ottobre 2012, le denunce individuate come ListaPosPA rappresentano le nuove modalità di comunicazione dei dati per la valorizzazione della posizione assicurativa, per il calcolo del dovuto contributivo e per la costituzione e l’alimentazione delle posizioni di previdenza complementare per le Amministrazioni, Enti e Aziende, il cui personale sia iscritto alla Gestione Pubblica.

Al riguardo, si rappresenta che l’Istituto con circolari n. 105 del 7 agosto 2012 e n. 6 del 16 gennaio 2014 ha fornito ai sostituti di imposta le istruzioni per la compilazione delle denunce mensili analitiche.

Con la presente circolare vengono riepilogate le indicazioni per le operazioni di conguaglio 2014.

Conguaglio previdenziale annuo

I sostituti di imposta, datori di lavoro, sono chiamati ad effettuate le operazioni di conguaglio fiscale e previdenziale.

Per quel che concerne l’aspetto contributivo, le operazioni di conguaglio consentono la corretta applicazione dei massimali contributivi e delle aliquote correlate all'imponibile.

Il datore di lavoro, in qualità di sostituto di imposta, è tenuto ad effettuare le operazioni di conguaglio previdenziale tenendo conto di tutti i redditi riconducibili al rapporto di lavoro in essere ovvero dei diversi rapporti di lavoro subordinato avuti dal dipendente nel corso dell’anno.

Termini per l’invio

Per le aziende e le amministrazioni iscritte alla Gestione Dipendenti Pubblici le operazioni di conguaglio devono essere effettuate entro il mese di febbraio dell’anno successivo a quello di riferimento dei redditi oggetto del conguaglio.

Ne consegue che per i redditi liquidati nel 2014, le operazioni di conguaglio devono essere effettuate entro il mese di febbraio 2015.

Le denunce relative alle operazioni di conguaglio annuo, V1, causale 7, codice motivo utilizzo 1 e 2, devono pervenire entro il mese successivo a quello in cui sono effettuate le operazioni di conguaglio e comunque non oltre il mese di marzo dell’anno successivo a quello a cui si riferiscono le operazioni di conguaglio.

Il termine del versamento della contribuzione conseguente alle operazioni di conguaglio, senza aggravio di oneri accessori, scade il giorno 16 del mese successivo a quello in cui sono effettuate le operazioni di conguaglio, fermo restando, in ogni caso, il termine del giorno 16 del mese di marzo dell’anno successivo a quello a cui si riferiscono le operazioni di conguaglio.

Certificazione unica ai fini previdenziali

L’Amministrazione che si avvale di personale di altra amministrazione corrispondendo direttamente la retribuzione è tenuta a comunicare tempestivamente le somme corrisposte al sostituto di imposta principale al fine di consentire a quest’ultimo di compilare ed inviare la denuncia mensile nei termini previsti, includendo le somme corrisposte dalle altre amministrazioni.

Ai fini della certificazione dei redditi tutti i sostituti di imposta che erogano somme al personale per le quali effettuano le trattenute previdenziali ai fini della Gestione Pubblica devono valorizzare la sezione della certificazione unica 2015 dedicata ai dati previdenziali ed assistenziali INPS Gestione Dipendenti Pubblici.

Tale sezione non deve essere compilata se il sostituto di imposta ha provveduto a comunicare mensilmente i dati all’amministrazione pubblica datore di lavoro del dipendente per consentire a quest’ultima di elaborare mensilmente le denunce mensili contributive tenendo conto delle somme complessivamente percepite dal dipendente.

 

 

11) Doppia intesa delle Entrate con gli enti di previdenza Epap e Eppi: i contributi si versano con F24

A partire dal prossimo 23 febbraio anche i chimici, i geologi, gli attuari, i dottori agronomi, quelli forestali e i periti industriali che esercitano attività libero professionale in forma singola o associata potranno utilizzare il modello F24 per pagare i contributi previdenziali e assistenziali. L’Agenzia delle Entrate, infatti, ha firmato il 4 febbraio 2015 due distinte convenzioni, con l’Ente di Previdenza e Assistenza Pluricategoriale (Epap) e con l’Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati (Eppi), che prevedono la possibilità di utilizzare il modello di pagamento unificato ed effettuare i versamenti dovuti direttamente online, tramite il sito dell’Agenzia, o tramite i servizi bancari e postali, senza spese aggiuntive.

Spazio alla compensazione

Queste due intese, valide per il triennio 2015-2018, rientrano nelle previsioni del Dm 10 gennaio 2014, che ha riconosciuto agli Enti previdenziali di categoria dei professionisti che ne fanno richiesta la possibilità di riscuotere i contributi tramite F24, e seguono quelle già in vigore con l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani (Inpgi), con la Cassa Italiana di Previdenza ed assistenza dei Geometri (Cipag), con l’Ente Nazionale di Previdenza dei Consulenti del Lavoro (Enpacl) e con l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica (Enpapi).

Dal 23 febbraio quindi, anche gli iscritti all’Epap e all’Eppi che esercitano attività libero professionale in forma singola o associata, anche sotto forma di prestazione non abituale o collaborazione coordinata e continuativa, potranno effettuare con un’unica operazione il pagamento delle somme dovute e utilizzare eventuali crediti tributari in compensazione. L’Agenzia provvederà a breve, su richiesta degli stessi Enti, a definire i codici da indicare nel “modello F24”.

Versamenti più agevoli, riscossione più efficiente

I due protocolli d’intesa sono il frutto di un’analisi degli aspetti amministrativi e finanziari della procedura di riscossione dei contributi tramite F24, che ha condotto alla stesura di testi condivisi che rispondono alle esigenze dei professionisti. Da una parte i chimici, i geologi, gli attuari, i dottori agronomi, quelli forestali e i periti industriali potranno utilizzare l’agevole sistema dei versamenti unitari, dall’altra i due Enti previdenziali potranno ottenere informazioni con maggiore tempestività e adottare quindi misure di controllo più immediate ed efficienti.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 16 del 4 febbraio 2015)

 

 

12) Artigiani ed esercenti attività commerciali: contribuzione per l’anno 2015

In relazione agli artigiani ed esercenti attività commerciali, l’Inps, con la circolare n. 26 del 4 febbraio 2015, ha illustrato la relativa contribuzione per l’anno 2015.

L’art. 24, comma 22 del Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011, nel testo introdotto dalla legge di conversione 22 dicembre 2011 n. 214, pubblicato nella GU n. 300 del 27 dicembre 2011, ha previsto che, con effetto dal 1 gennaio 2012, le aliquote contributive pensionistiche di finanziamento e di computo delle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti iscritti alle gestioni autonome dell'INPS sono incrementate di 1,3 punti percentuali e successivamente di 0,45 punti percentuali ogni anno fino a raggiungere il livello del 24 per cento.

Ne risulta che le aliquote contributive per il finanziamento delle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti, per l’anno 2015, sono pari alla misura del 22,65 %.

Continuano ad applicarsi, anche per l’anno 2015, le disposizioni di cui all’art. 59, comma 15 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, relative alla riduzione del 50% dei contributi dovuti dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali con più di sessantacinque anni di età, già pensionati presso le gestioni dell’Istituto.

Si richiamano, a tal proposito, i chiarimenti e le direttive fornite con le circolari n. 63 del 17 marzo 1998 e n. 33 del 15 febbraio 1999. Inoltre, in merito all’individuazione dei soggetti aventi titolo all’agevolazione contributiva, si rinvia alle disposizioni contenute nella circolare n. 175 del 29 luglio 1998, nonché nel messaggio n. 020028 del 5 dicembre 2012.

Per i coadiuvanti e i coadiutori di età inferiore a ventuno anni, continuano ad applicarsi le agevolazioni stabilite dall’art. 1, comma 2, della legge 2 agosto 1990, n. 233.

Per i soli iscritti alla gestione degli Esercenti attività commerciali, alla predetta aliquota dovrà essere sommato lo 0,09%, a titolo di aliquota aggiuntiva istituita dall’art. 5 del Decreto legislativo 28 marzo 1996 n. 207, ai fini dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale. L’obbligo al versamento di tale contributo è stato prorogato, ad opera dell’art. 1, comma 490, lett b), della legge n.147 del 2013, fino al 31 dicembre 2018.

Per effetto di quanto disposto dall’articolo 49, comma 1 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 e successive modificazioni ed integrazioni, è dovuto inoltre un contributo per le prestazioni di maternità stabilito, per gli iscritti alle gestioni degli artigiani e dei commercianti, nella misura di € 0,62 mensili.

Contribuzione IVS sul minimale di reddito

Per l'anno 2015, il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali è pari a € 15.548,00.

Tale valore è stato ottenuto – in base alle disposizioni contenute nell'art.1, comma 3 della legge 2 agosto 1990, n. 233 - moltiplicando per 312 il minimale giornaliero di retribuzione da utilizzare per il calcolo dei contributi in favore degli operai dei settori artigianato e commercio in vigore al 1° gennaio 2015 (€47,68) ed aggiungendo al prodotto l'importo di € 671,39 così come disposto dall'art. 6 della legge 31 dicembre 1991, n. 415.

Pertanto le aliquote per il corrente anno risultano come segue:

 

Artigiani

Commercianti

titolari di qualunque età e coadiuvanti / coadiutori di   età superiore ai 21 anni

22,65 %

22,74 %

coadiuvanti / coadiutori di età non superiore ai 21 anni

19,65 %

19,74 %

La riduzione contributiva al 19,65 % (artigiani) e 19,74% (commercianti) è applicabile fino a tutto il mese in cui il collaboratore interessato compie i 21 anni.

In conseguenza di quanto sopra, il contributo calcolato sul reddito “minimale” risulta così suddiviso:

 

Artigiani

Commercianti

titolari di qualunque età e coadiuvanti / coadiutori di   età superiore ai 21 anni

   

coadiuvanti / coadiutori di età non superiore ai 21 anni

   

Per i periodi inferiori all'anno solare, il contributo sul “minimale” rapportato a mese risulta pari a:

 

Artigiani

Commercianti

titolari di qualunque età e coadiuvanti / coadiutori di   età superiore ai 21 anni

294,09 (293,47 IVS + 0,62 maternità)

295,25 (294,63 IVS +0,62 maternità)

coadiuvanti / coadiutori di età non superiore ai 21 anni

255,22 (254,60 IVS + 0,62 maternità)

256,38 (255,76 IVS + 0,62 maternità)

Si precisa che il minimale di reddito ed il relativo contributo annuo devono essere riferiti al reddito attribuito ad ogni singolo soggetto operante nell'impresa.

Contribuzione IVS sul reddito eccedente il minimale

Il contributo per l’anno 2015 è dovuto sulla totalità dei redditi d'impresa (circolare n. 102 del 12 gennaio 2003) prodotti nel 2014 per la quota eccedente il predetto minimale di €15.548,00 annui in base alle citate aliquote e fino al limite della prima fascia di retribuzione annua pensionabile pari, per il corrente anno, all’importo di € 46.123,00.

Per i redditi superiori a € 46.123,00 annui resta confermato l’aumento dell’aliquota di un punto percentuale, disposto dall’art. 3-ter della legge 14 novembre 1992, n. 438.

Le aliquote contributive, pertanto, risultano determinate come segue:

 

scaglione di reddito

Artigiani

Commercianti

titolari di qualunque età e coadiuvanti / coadiutori di   età superiore ai 21 anni

fino a 46.123,00

22,65 %

22,74 %

da 46.123,00

23,65 %

23,74 %

coadiuvanti / coadiutori di età non superiore ai 21 anni

fino a 46.123,00

19,65 %

19,74 %

da 46.123,00

20,65 %

20,74 %

Il contributo in argomento – denominato contributo a conguaglio – sommato al contributo sul minimale di reddito di cui al precedente punto 1) deve essere considerato come acconto delle somme dovute sulla totalità dei redditi d'impresa prodotti nel 2015 (si veda in proposito il seguente punto 4).

Massimale imponibile di reddito annuo

Come è noto, il comma 4 dell’art. 1 della citata legge n. 233/1990 stabilisce che, in presenza di un reddito d'impresa superiore al limite di retribuzione annua pensionabile cui si applica la percentuale massima di commisurazione della pensione prevista per l'assicurazione generale obbligatoria IVS dei lavoratori dipendenti (2,00 per cento), la quota di reddito eccedente tale limite, per il 2015 pari a € 46.123,00, viene presa in considerazione, ai fini del versamento dei contributi previdenziali, fino a concorrenza di un importo pari ai due terzi del limite stesso.

Per l'anno 2015, pertanto, il massimale di reddito annuo entro il quale sono dovuti i contributi IVS è pari a € 76.872,00 (€46.123,00 più € 30.749,00).

Si sottolinea che i redditi sopra descritti sono limiti individuali da riferire ad ogni singolo soggetto operante nell'impresa e non massimali globali da riferire all'impresa stessa.

Si evidenzia, ancora, che i predetti limiti individuali riguardano esclusivamente i soggetti iscritti alla Gestione con decorrenza anteriore al primo gennaio 1996 o che possono far valere anzianità contributiva a tale data.

Viceversa, ai sensi dell’art. 2, comma 18 della legge n. 335/1995, per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, iscritti con decorrenza gennaio 1996 o successiva, il massimale annuo è pari, per il 2015, ad € 100.324,00: tale massimale non è frazionabile in ragione mensile.

Per quanto precede, il contributo previdenziale massimo dovuto per l’IVS risulta come segue:

lavoratori con anzianità contributiva al 31 dicembre   1995

 

 

 

Artigiani

Commercianti

titolari di qualunque età e coadiuvanti / coadiutori di   età superiore ai 21 anni

   

coadiuvanti / coadiutori di età non superiore ai 21 anni

   

 

Lavoratori privi di anzianità contributiva al 31   dicembre 1995, iscritti con decorrenza gennaio 1996 o successiva

 

 

 

Artigiani

Commercianti

titolari di qualunque età e coadiuvanti / coadiutori di   età superiore ai 21 anni

   

coadiuvanti / coadiutori di età non superiore ai 21 anni

 

(46.123,00*19,74% +54.201,00*20,74%

Contribuzione a saldo

Ai sensi della legge n. 438/92, il contributo IVS dovuto da artigiani e commercianti:

In conseguenza di quanto sopra, qualora la somma dei contributi sul minimale e di quelli a conguaglio versati alle previste scadenze sia inferiore a quanto dovuto sulla totalità dei redditi d'impresa realizzati nel 2015, è dovuto un ulteriore contributo a saldo da corrispondere entro i termini di pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche.

Con riferimento all’imponibile contributivo, si fa rinvio alle disposizioni di carattere generale, in materia di reddito d’impresa, contenute nella circolare n. 102 del 12 giugno 2003.

Imprese con collaboratori

Qualora il titolare si avvalga anche dell'attività di familiari collaboratori, i contributi eccedenti il minimale devono essere determinati con le seguenti modalità:

a) imprese familiari legalmente costituite:

sia i contributi per il titolare, sia quelli per i collaboratori debbono essere calcolati tenendo conto della quota di reddito denunciata da ciascuno ai fini fiscali (cfr. art. 230-bis C.C.; art. 5, comma 4 del DPR 22 dicembre 1986, n. 917);

b) aziende non costituite in imprese familiari:

il titolare può attribuire a ciascun collaboratore una quota del reddito denunciato ai fini fiscali; in ogni caso, il totale dei redditi attribuiti ai collaboratori non può superare il 49 per cento del reddito globale dell'impresa; i contributi per il titolare e per i collaboratori debbono essere calcolati tenendo conto della quota di reddito attribuita a ciascuno di essi (cfr. art. 1, comma 5 della legge 2 agosto 1990, n. 233).

Affittacamere e produttori di assicurazione di terzo e quarto gruppo

Coloro che esercitano l'attività di affittacamere ed i produttori di terzo e quarto gruppo iscritti alla Gestione dei commercianti, non sono soggetti all'osservanza del minimale annuo di reddito (circolare n. 12 del 22 gennaio 2004); di conseguenza gli stessi sono tenuti al solo versamento dei contributi a percentuale IVS calcolati sull'effettivo reddito, maggiorati dell'importo della contribuzione, dovuta per le prestazioni di maternità, pari a € 0,62 mensili.

Termini e modalità di versamento

I contributi devono essere versati, come è noto, mediante i modelli di pagamento unificato F24, alle scadenze che seguono:

18 maggio, 20 agosto, 16 novembre 2015 e 16 febbraio 2016, per il versamento delle quattro rate dei contributi dovuti sul minimale di reddito;

entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche in riferimento ai contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale, a titolo di saldo 2014, primo acconto 2015 e secondo acconto 2015.

Si ricorda che l’Istituto già dall’anno 2013 non invia più le comunicazioni contenenti i dati e gli importi utili per il pagamento della contribuzione dovuta in quanto le medesime informazioni possono essere facilmente prelevate, a cura del contribuente o di un suo delegato, tramite l’opzione, contenuta nel Cassetto previdenziale per artigiani e commercianti, “Dati del mod. F24”.

Attraverso tale opzione è possibile, inoltre, visualizzare e stampare in formato PDF, il modello da utilizzare per effettuare il pagamento.

Per ulteriori informazioni si rinvia ai messaggi n. 5769/12 e n. 11762/13.

 

 

13) No redditometro al contribuente con redditi dichiarati dal familiare

Nel confronto con il reddito dichiarato dal contribuente vanno considerati anche i redditi e gli aiuti dei familiari.

Non si applica il redditometro in presenza di aiuti da parte dei familiari.

La Commissione Tributaria di Firenze con la sentenza n. 569/3/14 tende, per certi versi, a tranquillizzare quello che spesso avviene nell’ambito familiare ovvero i movimenti di denaro che intervengono tra genitori e figli.

Dunque, ai fini del redditometro, bisogna considerare la complessiva posizione reddituale del nucleo familiare tenendo conto del normale apporto di un genitore, soprattutto ove possieda un reddito elevato.

La Ctp di Firenze ha, così, accolto il ricorso di un contribuente, annullando gli avvisi di accertamento emessi nei suoi confronti.

Per redditometro si tiene conto degli aiuti economici tra familiari

L’Agenzia delle Entrate accertava sinteticamente il reddito di un contribuente con il c.d. redditometro (con moglie e figlia a carico) per gli anni 2007 e 2008: tra gli elementi presi in considerazione c’era un’autovettura, un camper (per cui venivano considerate sia le spese di mantenimento che le rate del finanziamento pagate negli anni accertati) ed un’abitazione con relativo mutuo.

Nei ricorsi proposti (poi riuniti per connessione) il contribuente eccepiva, tra l’altro, di aver ricevuto un aiuto economico dal padre per mille euro mensili, versati per la gran parte in contanti.

Tanto è bastato per convincere i giudici che hanno accolto i ricorsi ed annullato gli atti impositivi.

La Ctp, infatti, dopo aver sostenuto la natura di presunzione semplice dell’accertamento redditometrico (contrariamente all’orientamento maggioritario della giurisprudenza di legittimità che ravvisa invece una presunzione legale in quanto è lo stesso legislatore a riconoscere rilevanza alla disponibilità dei beni-indice di capacità contributiva), precisa come sia del tutto normale che il contribuente abbia ricevuto aiuti economici dal padre che godeva, tra l’altro, di un reddito di molto superiore a quello del figlio.

In via generale, posto che grava sul contribuente l’onere di dimostrare la provenienza da familiari o da terzi dei redditi di cui egli abbia la disponibilità, si evidenzia come tale onere si configuri diversamente in relazione sia ai presupposti concreti del singolo accertamento sintetico (da redditometro o incremento patrimoniale) sia alla specifica provenienza (da familiari o da terzi) del reddito.

Laddove il reddito sia stato determinato induttivamente sulla base dei coefficienti previsti dal redditometro, il contribuente è ammesso a provare (non certamente il collegamento della spesa presunta con la relativa provvista finanziaria, il che sarebbe da considerare una probatio diabolica, ma) la disponibilità di redditi da parte di familiari o di terzi di ammontare tale da giustificare la capacità contributiva induttivamente espressa da beni-indice di capacità contributiva a disposizione del contribuente.

 

 

14) Incentivo per assunzioni a tempo indeterminato

La Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro è intervenuta in merito all’incentivo per le assunzioni a tempo indeterminato.

Dal 1° gennaio 2015 è entrato in vigore il cosiddetto “contratto a tutele crescenti” e con esso alcuni importanti esoneri contributivi per le nuove assunzioni.

Ambito soggettivo

L’art. 1, comma 118 della legge di Stabilità 2015 introduce una forma di riduzione del carico contributivo delle aziende al fine di promuovere forme di occupazione stabile.

Sono interessati i datori di lavoro privati indipendentemente dal settore di appartenenza, compreso il settore agricolo (sia pure con alcune limitazioni).

La norma facendo riferimento ai “datori di lavoro” attrae nel campo di applicazione della disposizione anche gli studi professionali, anche se organizzati in forma associata.

Sono interessate dal provvedimento le aziende private a capitale pubblico in considerazione della natura privata del soggetto giuridico di riferimento.

Ambito oggettivo

Sono interessate dall’esonero contributivo le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato “decorrenti” dal 1° gennaio 2015 con riferimento a contratti “stipulati” non oltre il 31 dicembre 2015. Non è chiaro però se si debba far riferimento alla data di decorrenza del contratto o a quella della sua stipulazione.

Incentivo e condizioni

È previsto l’esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro fino a un massimo di 36 mesi e, comunque, nel limite massimo per ciascun lavoratore, di 8.060 euro su base annua.

L’esonero spetta ai datori di lavoro in presenza delle nuove assunzioni decorrenti nel periodo agevolato, con esclusione di quelle relative a lavoratori che nei sei mesi precedenti siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro. Pertanto, per esempio, un lavoratore assunto il 1 gennaio 2015 per dare luogo all’esonero deve aver interrotto il precedente rapporto a tempo indeterminato prima del 1 luglio 2014.

L’esonero non spetta invece ai datori di lavoro in caso di assunzioni di lavoratori che hanno intrattenuto con la medesima azienda un contratto a tempo indeterminato nei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della legge di stabilità 2015 (quindi, nel periodo dal 1° ottobre al 31 dicembre 2014), ovvero che nel medesimo periodo, abbiano intrattenuto un contratto a tempo indeterminato con società controllate o collegate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto che intende assumere.

Sotto il profilo letterale non è ammessa la trasformazione del contratto a termine senza soluzione di continuità in un contratto a tutele crescenti, fermo restando la possibile interruzione del rapporto e l’avvio del nuovo contratto a tempo indeterminato anche il giorno successivo.

 

Vincenzo D’Andò