Diario fiscale del 3 febbraio 2015: reverse charge anche per le pulizie negli studi professionali

Pubblicato il 3 febbraio 2015



split payment: ecco il decreto attuativo del MEF; dichiarazioni dei redditi: online tutti i modelli definitivi per il 2015; regime forfettario 2015; comunicazioni black list: limite di € 10.000 cumulativo; criteri e modalità per il deposito telematico dei titoli della proprietà industriale; gestione artigiani e commercianti: avvisi bonari rata con scadenza novembre 2014; reverse charge anche per la pulizia negli studi professionali; importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità, indennità di disoccupazione ASpI - anno 2015; niente più deduzioni IRAP per i lavoratori agricoli a tempo determinato; pegno, usufrutto e sequestro “parziali” su partecipazione di SRL

 

Indice:

 1) Split payment: ecco il decreto attuativo del MEF

2) Dichiarazioni dei redditi: online tutti i modelli definitivi per il 2015

 3) Regime forfettario 2015: circolare della Fondazione studi

 4) Comunicazioni black list: limite di € 10.000 cumulativo

 5) Criteri e modalità per il deposito telematico dei titoli della proprietà industriale

6) Gestione artigiani e commercianti: avvisi bonari rata con scadenza novembre 2014

 7) Reverse charge anche per la pulizia negli studi professionali

 8) Importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità, indennità di disoccupazione ASpI - anno 2015

 9) Niente più deduzioni IRAP per i lavoratori agricoli a tempo determinato

 10) Pegno, usufrutto e sequestro “parziali” su partecipazione di s.r.l.: studio del Notariato

 

 

1) Split payment: ecco il decreto attuativo del MEF

Il 30 gennaio 2015, sul proprio sito internet, il Ministero delle Finanze ha pubblicato l’atteso decreto attuativo sullo split payment (fatture emesse alla Pubblica Amministrazione).

Lo split payment consiste, sostanzialmente, in un meccanismo di scissione dell’IVA, in base al quale, per le operazioni Per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti si alcune amministrazioni pubbliche per i quali i suddetti cessionari o committenti non sono debitori d'imposta ai sensi delle disposizioni in materia di IVA, l'imposta è in ogni caso versata dai medesimi.

In pratica, si assiste ad una “scissione” tra il cedente/prestatore, soggetto che secondo le regole ordinarie è il debitore d’imposta e il cessionario/committente (P.A.) a cui viene attribuito l’onere di versare l’imposta.

Pertanto i fornitori di beni e servizi alla pubblica amministrazione riceveranno l’importo del corrispettivo al netto dell’IVA che verrà così versata, dai soggetti pubblici cessionari, direttamente all’erario.

Enti pubblici interessati

Le pubbliche amministrazioni interessate alla norma sono le seguenti:

- Stato e organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica;

- enti pubblici territoriali (regioni, comuni, ecc.) e consorzi tra essi;

- camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura;

- istituti universitari;

- aziende sanitarie locali;

- enti ospedalieri, enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico;

- enti pubblici di assistenza e beneficenza e di previdenza.

Il meccanismo dello split payment si applica alle operazioni per le quali le suddette amministrazioni non sono debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni generali in materia di IVA.

Il decreto attuativo, all’art. 1, stabilisce che il nuovo regime va applicato dalle amministrazioni e dagli enti pubblici già destinatari delle norme in materia di IVA a esigibilità differita (articolo 6, quinto comma, secondo periodo, del D.P.R. n. 633/1972).

Obblighi in capo ai cedenti/prestatori

Il decreto definisce gli adempimenti operativi in capo ai soggetti che effettuano operazioni (cessioni/prestazioni) nei confronti dei suddetti enti pubblici (si ricorda, comunque, che non sono interessati i soggetti i cui compensi per prestazioni di servizi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito, quali, ad esempio, i professionisti).

Nel dettaglio, i fornitori delle P.A.:

- devono emettere regolarmente la fattura rispettando le indicazioni prescritte dall’articolo 21 del D.P.R. n. 633/1972 e apponendo l’annotazione “scissione dei pagamenti” sulla medesima;

- devono registrare la fattura secondo gli ordinari termini indicati dagli articoli 23 e 24 del D.P.R. n. 633/1972;

- non devono computare come IVA a debito l’imposta indicata nella fattura, la quale, quindi non parteciperà alla liquidazione periodica (a seconda dei casi, mensile o trimestrale).

Obblighi in capo alle P.A.

Passando agli adempimenti cui sono chiamati gli enti pubblici, il decreto, innanzitutto, stabilisce che, per le operazioni soggette al nuovo regime, l’imposta diviene esigibile al momento del pagamento della fattura.

Tuttavia, per semplificare un po’ gli adempimenti:

- viene consentito all’amministrazione acquirente di scegliere di anticipare l’esigibilità al momento della ricezione della fattura;

nella vigenza del meccanismo di split payment, non è possibile applicare il regime dell’IVA a esigibilità differita.

Passando alle modalità più prettamente operative connesse al versamento dell’IVA da parte della pubblica amministrazione acquirente, viene stabilito che il versamento può essere effettuato, a scelta dell’ente, con una delle seguenti modalità:

a) con un distinto versamento dell’IVA dovuta per ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile;

b) in ciascun giorno del mese, con un distinto versamento dell’IVA dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile in tale giorno;

c) entro il giorno 16 di ciascun mese, con un versamento cumulativo dell’IVA dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile nel mese precedente;

Il versamento quindi deve essere effettuato, senza possibilità di compensazione orizzontale e utilizzando un apposito codice tributo:

a) tramite modello “F24 Enti pubblici”, per le amministrazioni titolari di conti presso la Banca d’Italia;

b) tramite modello F24 per le amministrazioni, diverse da quelle di cui sopra, autorizzate a detenere un conto corrente presso una banca convenzionata con l’Agenzia delle entrate ovvero presso Poste italiane;

c) direttamente all’entrata del bilancio dello Stato con imputazione ad un articolo di nuova istituzione del capitolo 1203 per le amministrazioni diverse da quelle di cui alle lettere a) e b).

Inoltre, le pubbliche amministrazioni che rivestono la qualità di soggetto passivo e che hanno effettuato acquisti di beni e servizi nell’esercizio di attività commerciali, devono versare la relativa imposta facendo partecipare la medesima alla liquidazione periodica del mese o del trimestre in cui si verifica l’esigibilità della medesima, previa registrazione della fattura nel registro delle fatture emesse o dei corrispettivi entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile, con riferimento al mese precedente.

Controlli

Il monitoraggio e i controlli dei versamenti spetta all’Agenzia delle entrate, la quale, previa intesa con la Ragioneria generale dello Stato, acquisisce ed elabora le informazioni dei versamenti effettuati nonché le informazioni contenute nelle fatture elettroniche trasmesse.

In caso di verifiche, controlli o ispezioni, le pubbliche amministrazioni devono mettere a disposizione dell’Amministrazione finanziaria, eventualmente in formato elettronico, la documentazione utile per verificare la corrispondenza tra l’importo dell’IVA dovuta e di quella versata per ciascun mese di riferimento.

Inoltre, gli organi interni di revisione e di controllo sono tenuti a vigilare, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali sulla corretta esecuzione dei versamenti dell’imposta da parte delle pubbliche amministrazioni.

Norme confermate

Anche in presenza del nuovo regime IVA, sono state confermate alcune disposizioni IVA che interessano le operazioni effettuate nei confronti delle P.A..

In particolare vengono confermate le seguenti disposizioni:

- art. 17, comma 2 D.P.R. 633/1972 in base al quale si applica il meccanismo del reverse charge nel caso di pubblica amministrazione che acquista nell’esercizio d’impresa beni o servizi da un soggetto non stabilito nel territorio dello Stato;

- art. 74, settimo comma, D.P.R. n. 633/1972 secondo cui si applica il reverse charge in caso di pubblica amministrazione che acquista nell’esercizio d’impresa rottami di ferro;

- art. 47, comma 3, D.L. n. 331/1993 secondo il quale la pubblica amministrazione non soggetto passivo, identificato agli effetti dell’IVA, che effettua acquisti intracomunitari di beni oltre la soglia di euro 10.000 annui deve registrare le fatture relative alle cessioni intracomunitarie distintamente nel registro delle fatture emesse (art. 23 del DPR 633/72) secondo l’ordine di numerazione ed entro il termine di emissione e con riferimento al mese di effettuazione dell’operazione.

Precedenza nei rimborsi

In attuazione a quanto prescritto dall’articolo 1, comma 630, della legge n. 190/2014, il decreto include i soggetti passivi che effettuano le operazioni soggette a split payment tra le categorie di contribuenti per i quali i rimborsi dell’IVA sono eseguiti in via prioritaria (art. 38-bis, comma 10, D.P.R. n. 633/1972.

Il decreto, rispetto alla norma della legge di stabilità, aggiunge che i rimborsi sono erogati in via prioritaria entro il limite dell’ammontare complessivo dell’imposta applicata alle operazioni soggette a split, effettuate nel periodo in cui è venuto ad esistenza il credito IVA.

Decorrenza

Riguardo la decorrenza delle nuove norme, queste si applicano alle operazioni fatturate a partire dal 1° gennaio 2015, per le quali l’esigibilità dell’imposta si verifica successivamente alla stessa data.

Tuttavia, fino all’adeguamento dei sistemi informativi relativi alla gestione amministrativo-contabile delle amministrazioni centrali dello Stato, e in ogni caso non oltre il 31 marzo 2015, viene concesso alle amministrazioni interessate di accantonare le somme occorrenti per il successivo versamento dell’imposta, versamento che, comunque, deve avvenire entro il 16 aprile 2015.

Enti pubblici   interessati

- Stato e organi dello Stato ancorché dotati di   personalità giuridica;

- enti pubblici territoriali (regioni, comuni, ecc.) e   consorzi tra essi;

- camere di commercio, industria, artigianato e   agricoltura;

- istituti universitari;

- aziende sanitarie locali;

- enti ospedalieri, enti pubblici di ricovero e cura   aventi prevalente carattere scientifico;

- enti pubblici di assistenza e beneficenza e di   previdenza.

Adempimenti per i   cedenti/prestatori

- emissione di regolare fattura rispettando con   l’annotazione “scissione dei pagamenti”;  

- registrazione della fattura secondo gli ordinari   termini indicati dagli articoli 23 e 24 del D.P.R. n. 633/1972;

- esclusione dell’imposta indicata nella fattura, dalla   partecipazione alla liquidazione periodica (a seconda dei casi, mensile o   trimestrale).

Adempimenti per le   P.A.

versamento dell’IVA:

a) distintamente per ciascuna fattura la cui imposta è   divenuta esigibile;

b) in ciascun giorno del mese, considerando tutte le   fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile in tale giorno;

c) entro il giorno 16 di ciascun mese, considerando   tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile nel mese   precedente.

Il versamento avviene:

a) tramite modello “F24 Enti pubblici”, per le   amministrazioni titolari di conti presso la Banca d’Italia;

b) tramite modello F24 per le amministrazioni, diverse   da quelle di cui sopra, autorizzate a detenere un conto corrente presso una   banca convenzionata con l’Agenzia delle entrate ovvero presso Poste italiane;  

c) direttamente all’entrata del bilancio dello Stato con   imputazione ad un articolo di nuova istituzione del capitolo 1203 per le   amministrazioni diverse da quelle di cui alle lettere a) e b).

NB le PA soggetti passivi IVA che effettuano acquisti di   beni e servizi nell’esercizio di attività commerciali, devono effettuare la   liquidazione periodica facendovi partecipare anche l’IVA da split, previa   registrazione della fattura nel registro delle fatture emesse o dei   corrispettivi entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui   l’imposta è divenuta esigibile, con riferimento al mese precedente. .

Decorrenza nuove   norme

1° gennaio 2015.

fino all’adeguamento dei sistemi informativi relativi   alla gestione amministrativo-contabile delle amministrazioni centrali dello   Stato, e in ogni caso non oltre il 31 marzo 2015, è possibile accantonare le   somme occorrenti per il successivo versamento dell’imposta, versamento che,   comunque, deve avvenire entro il 16 aprile 2015.

Tutti i particolari

L’articolo 1, comma 629, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190, ha introdotto l’articolo 17-ter del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, che stabilisce, per le pubbliche amministrazioni acquirenti di beni e servizi, un meccanismo di scissione dei pagamenti da applicarsi alle operazioni per le quali dette amministrazioni non siano debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni generali in materia di IVA.

In base a questo meccanismo le pubbliche amministrazioni, ancorché non rivestano la qualità di soggetto passivo dell’IVA, devono versare direttamente all’erario, con le modalità e nei termini indicati nel decreto allegato, l’imposta sul valore aggiunto che è stata addebitata loro dai fornitori.

Per quanto concerne l’ambito oggettivo di applicazione della disposizione, l’articolo 1 del decreto, rinviando a quanto stabilito dall’articolo 17-ter del d.P.R. n. 633/1972 sopra citato, chiarisce che il regime della scissione dei pagamenti va applicato dalle amministrazioni e dagli enti pubblici già destinatari delle norme in materia di IVA a esigibilità differita di cui all’articolo 6, quinto comma, secondo periodo, del d.P.R. n. 633/1972.

In merito agli obblighi nascenti in capo ai soggetti passivi fornitori, l’articolo 2 del decreto stabilisce che i medesimi devono emettere regolarmente la fattura con le indicazioni prescritte dall’articolo 21 del d.P.R. n. 633/1972 apponendo l’annotazione “scissione dei pagamenti” sulla medesima.

Inoltre, gli stessi fornitori devono registrare la fattura nei termini indicati dagli articoli 23 e 24 dello stesso decreto ma non devono computare come IVA a debito l’imposta indicata nella medesima, la quale, quindi non parteciperà alla liquidazione periodica (a seconda dei casi, mensile o trimestrale).

Tale imposta, infatti, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, deve essere versata dall’amministrazione acquirente sulla base dell’esigibilità dell’imposta stessa.

Al riguardo, nell’articolo 3 si dispone preliminarmente che, per le operazioni soggette al regime di scissione dei pagamenti, l’imposta diviene esigibile al momento del pagamento della fattura.

Tuttavia, a fini di semplificazione, nel comma 2 di detto articolo si consente all’amministrazione acquirente di optare un’esigibilità anticipata al momento della ricezione della fattura.

Infine, in considerazione dell’alternatività delle disposizioni in attuazione con quella contenuta nell’articolo 6, quinto comma, secondo periodo, del d.P.R. n. 633/1972, al comma 3 dell’articolo 3 si chiarisce che, nella vigenza del meccanismo della scissione dei pagamenti, il regime dell’IVA a esigibilità differita non torna più applicabile.

L’articolo 4 del decreto disciplina le modalità che devono essere seguite per il versamento dell’IVA da parte della pubblica amministrazione acquirente; in questo contesto viene stabilito che il versamento possa essere effettuato, a scelta della medesima, come segue:

a) con un distinto versamento dell’IVA dovuta per ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile;

b) in ciascun giorno del mese, con un distinto versamento dell’IVA dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile in tale giorno;

c) entro il giorno 16 di ciascun mese, con un versamento cumulativo dell’IVA dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile nel mese precedente; pag 2 / 3

Il versamento deve essere effettuato, senza possibilità di compensazione orizzontale e utilizzando un apposito codice tributo, con le seguenti modalità:

a) per le amministrazioni titolari di conti presso la Banca d’Italia, tramite modello “F24 Enti pubblici” approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 28 giugno 2013;

b) per le amministrazioni, diverse da quelle di cui alla lettera a), autorizzate a detenere un conto corrente presso una banca convenzionata con l’Agenzia delle entrate ovvero presso Poste italiane, mediante versamento unificato di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241;

c) per le amministrazioni diverse da quelle di cui alle lettere a) e b), direttamente all’entrata del bilancio dello Stato con imputazione ad un articolo di nuova istituzione del capitolo 1203.

Inoltre, l’articolo 5 del decreto prevede che le pubbliche amministrazioni che rivestono la qualità di soggetto passivo e che hanno effettuato acquisti di beni e servizi nell’esercizio di attività commerciali, devono versare la relativa imposta facendo partecipare la medesima alla liquidazione periodica del mese o del trimestre in cui si verifica l’esigibilità della medesima, previa registrazione della fattura nel registro di cui agli articoli 23 o 24 del d.P.R. n. 633/1972 entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile, con riferimento al mese precedente.

All’articolo 6 del decreto sono contenute alcune disposizioni in materia di monitoraggio dei versamenti e di controlli; in particolare, i versamenti sono monitorati dall’Agenzia delle entrate, la quale, previa intesa con la Ragioneria generale dello Stato, acquisisce ed elabora le informazioni dei versamenti effettuati nonché le informazioni contenute nelle fatture elettroniche trasmesse ai sensi dell’articolo 1, commi da 209 a 214, della Legge 27 dicembre 2007, n. 244.

Altresì, il comma 2 dell’articolo 6 prevede che, in caso di verifiche, controlli o ispezioni, le pubbliche amministrazioni mettono a disposizione dell’Amministrazione finanziaria, eventualmente in formato elettronico, la documentazione utile per verificare la corrispondenza tra l’importo dell’IVA dovuta e di quella versata per ciascun mese di riferimento.

Da ultimo il comma 3 prevede che gli organi interni di revisione e di controllo vigilino, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali sulla corretta esecuzione dei versamenti dell’imposta da parte delle pubbliche amministrazioni.

All’articolo 7, poi, si precisa che resta fermo quanto previsto dalle disposizioni generali in materia di imposta sul valore aggiunto per le operazioni, effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 17-ter del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 per le quali queste ultime sono debitrici dell’imposta. A titolo meramente esemplificativo, si possono citare le seguenti ipotesi:

- pubblica amministrazione che acquista nell’esercizio d’impresa beni o servizi da un soggetto non stabilito nel territorio dello Stato; si applica in tal caso il meccanismo dell’inversione contabile generalizzata di cui all’articolo 17, secondo comma, del d.P.R. n. 633/1972;

- pubblica amministrazione che acquista nell’esercizio d’impresa rottami di ferro; si applica in tal caso il meccanismo dell’inversione contabile interna di cui all’articolo 74, settimo comma, del d.P.R. n. 633/1972;

- pubblica amministrazione non soggetto passivo, identificato agli effetti dell’IVA, che effettua acquisti intracomunitari di beni oltre la soglia di euro 10.000 annui; le fatture sono da registrarsi ai sensi dell’articolo 47, comma 3, del d.l. n. 331/1993 e la relativa IVA va versata ai sensi dell’articolo 49 dello stesso decreto. pag 3 / 3

Altresì, con l’articolo 8 si dà attuazione a quanto prescritto dall’articolo 1, comma 630, della legge di stabilità includendo i soggetti passivi che effettuano le operazioni di cui all’articolo 17-ter del d.P.R. n. 633/1972 fra le categorie di contribuenti per i quali i rimborsi dell’IVA sono eseguiti in via prioritaria ai sensi dell’articolo 38-bis, comma 10, dello stesso decreto n. 633 del 1972, e successive modificazioni.

In questo contesto, si stabilisce che i rimborsi sono erogati in via prioritaria entro il limite dell’ammontare complessivo dell’imposta applicata alle operazioni, di cui all’articolo 17 ter del decreto n. 633 del 1972, effettuate nel periodo in cui è venuto ad esistenza il credito IVA.

Infine, all’articolo 9 si prevede il meccanismo della scissione dei pagamenti si applica alle operazioni fatturate a partire dal 1° gennaio 2015, per le quali l’esigibilità dell’imposta si verifica successivamente alla stessa data.

Tuttavia, fino all’adeguamento dei sistemi informativi relativi alla gestione amministrativo-contabile delle amministrazioni centrali dello Stato, e in ogni caso non oltre il 31 marzo 2015, viene previsto che le amministrazioni individuate nell’articolo 1 del presente decreto accantonino le somme occorrenti per il successivo versamento dell’imposta; detto versamento deve comunque avvenire entro il 16 aprile 2015.

 

 

2) Dichiarazioni dei redditi: online tutti i modelli definitivi per il 2015

Sbarcano in rete il 30 gennaio 2015, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it, le versioni definitive delle dichiarazioni Unico 2015 Persone Fisiche (PF), Enti non commerciali (Enc), Società di capitali (Sc), Società di persone (Sp), Consolidato nazionale e mondiale (Cnm) e Irap. Si completa così l’iter di pubblicazione dei modelli dichiarativi da utilizzare quest’anno.

Ecco alcune delle principali novità:

Unico Pf, cosa c’è di nuovo

Nel modello Unico Pf 2015 trovano spazio il bonus Irpef riconosciuto in busta paga ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 26mila euro, il credito di imposta del 65% per le donazioni a sostegno della cultura (Art-Bonus), la detrazione del 19% per giovani agricoltori under 35. Inoltre, la proroga a tutto il 2015 dell’eco-bonus, del bonus mobili e della detrazione per ristrutturazioni edilizie.

Unico Enc e Sp, ai blocchi di partenza l’Art-Bonus

Gli enti non commerciali e le società semplici che effettuano erogazioni liberali a favore della cultura nell’ambito dell’attività non commerciale compilano il nuovo prospetto del quadro RS (Unico Enc) o del quadro RN (Unico Sp) per determinare il credito d’imposta (Art-Bonus) da utilizzare per ridurre l’Ires dovuta (Unico Enc) o da trasferire ai soci (Unico Sp). Invece, i contribuenti che effettuano le erogazioni liberali nell’ambito dell’attività commerciale compilano il quadro RU.

Consolidato, trasparenza fiscale e tonnage tax: nuove modalità di comunicazione - Dal 2015 la comunicazione all’Agenzia delle Entrate dell’esercizio dell’opzione per i regimi di tassazione del consolidato nazionale, della trasparenza fiscale e della tonnage tax è effettuata con la dichiarazione dei redditi presentata nel periodo d'imposta a decorrere dal quale si intende esercitare l'opzione; i contribuenti devono, quindi, compilare il nuovo quadro OP del modello Unico.

Modello Irap, arriva la nuova deduzione per l’incremento occupazionale

Il datore di lavoro che registra un incremento del numero dei lavoratori dipendenti può dedurre, a partire da quest’anno, il costo sostenuto per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato per un importo fino a 15mila euro per dipendente. La deduzione spetta per il periodo d’imposta in cui è avvenuta l’assunzione e per i due successivi. Chi vanta un’eccedenza di deduzione Ace nel modello Unico, inoltre, può trasformare, dal 2015, l’eccedenza in credito d’imposta utilizzabile ai fini Irap. Infine, comunicazioni più semplici con l’opzione Irap in dichiarazione. Infatti, le società di persone e le imprese individuali, in regime di contabilità ordinaria, che optano per la determinazione del valore della produzione netta secondo le regole dettate per le società di capitali e gli enti commerciali, possono comunicare l’opzione direttamente in dichiarazione.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 12 del 30 gennaio 2015)

 

 

3) Accertamento bancario: prove facili per il contribuente

L’automatico accertamento di maggiori imponibili a seguito di indagini finanziarie può essere superata dal contribuente, non solo attraverso prove specifiche, ma anche attraverso presunzioni semplici, cioè a dire attraverso elementi che possano far presumere ragionevolmente che le somme oggetto delle operazioni in conto corrente non sono state sottratte ad imposizione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 1285 del 26 gennaio 2015. L’Agenzia delle entrate è legittimata ad accertare maggiori redditi imponibili sulla base dei dati desunti dalle indagini finanziarie senza dover disporre di alcuna prova. Di contro, ricade sul contribuente l’onere di provare che le somme movimentate sono state da esso computate nella determinazione del reddito imponibile o che per legge non avrebbero dovuto scontare imposte. In particolare l’art. 32 del dpr 600/1973 stabilisce che l’Ufficio può fondare i propri accertamenti sui dati risultanti dalle movimentazioni bancarie acquisite ad esito di indagini finanziarie salvo che il contribuente dimostri «che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine» e, con specifico riferimento ai prelevamenti, indichi «il soggetto beneficiario».

 

 

3) Regime forfettario 2015: circolare della Fondazione studi

L’applicazione del regime agevolato avviene mediante esplicita comunicazione telematica all’Inps da effettuarsi entro il 28 febbraio 2015. In caso di mancata o tardiva comunicazione, si applicherà il regime contributivo ordinario.

Con la circolare n. 2 del 30 gennaio 2015, la Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro ha esaminato il nuovo regime forfettario che, dall’anno 2015, ha sostanzialmente sostituito il regime dei minimi. Infatti, con la legge n. 190/2014, art. 1 commi da 54 a 89, è cambiata l’applicazione del regime fiscale agevolato, ovvero il regime applicabile a quei contribuenti che hanno un ammontare di ricavi tra i 15 e i 40 mila euro a seconda dell’attività esercitata.

Le novità decorrono dal 1° gennaio 2015.

Ambito soggettivo del regime forfetario

Possono fruire del regime forfetario i contribuenti che dal 2015 iniziano una nuova attività imprenditoriale o professionale ad eccezione di:

- esercizio di attività a cui si applicano regimi speciali Iva o anche regimi forfetari di determinazione del reddito, come ad esempio attività agricole, tabacchi;

- soggetti non residenti, ad eccezione di quelli residenti in uno degli Stati membri dell’Unione Europea a patto che il reddito complessivo prodotto derivi, almeno, per il 75% da quello prodotto nel territorio Italiano;

- soggetti che in via esclusiva, o prevalente, effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di essi ivi compresi i terreni edificabili;

- esercenti attività in forma individuale che, contemporaneamente, partecipano a società di persone, di capitali ed associazioni tra professionisti.

Possono altresì applicare il regime forfetario anche coloro che, nell’anno precedente, svolgevano un’attività in forma autonoma a patto che per tale anno:

- hanno conseguito ricavi ovvero compensi, ragguagliati ad anno, per un importo non superiore a quanto previsto dalla tabella allegata connessa al codice ATECO applicato: non rilevano i ricavi/compensi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore; nel caso di esercizio di più attività si assume il limite più elevato dei ricavi/compensi relativo alle diverse attività;

- hanno sostenuto spese per lavoro, accessorio, dipendente, di collaborazione, per associati in partecipazione, compensi ai familiari, per un ammontare non superiore ad € 5.000,00 lordi;

- rilevano un costo complessivo per beni strumentali, al lordo degli ammortamenti, non superiore a € 20.000,00: per i beni in leasing rileva il costo sostenuto da concedente; per i beni in locazione, noleggio e comodato rileva il valore normale dei beni; per i beni utilizzati in modo promiscuo si applica il 50% del valore come innanzi indicato; non rilevano i beni di costo inferiore a € 516,46.

Per aderire al regime forfetario i soggetti che iniziano l’attività comunicheranno tale opzione nella dichiarazione di inizio attività mentre per coloro che già esercitano un’attività, considerando il regime forfetario il regime naturale applicabile in assenza di opzioni per quello ordinario, saranno validi i comportamenti concludenti con la relative comunicazione che potrà essere effettuata con una dichiarazione di variazione dati ovvero effettuata nel modello Unico dell’anno di riferimento.

Regime Iva

I contribuenti che applicano il regime forfetario sono esonerati dal versamento dell’Iva e da tutti gli obblighi previsti dal D.P.R. n. 633/72 ad eccezione di:

- numerazione e conservazione delle fatture di acquisto e bollette doganali;

- certificazione dei corrispettivi e conservazione dei relativi documenti.

Per le operazioni, invece, in cui i contribuenti in regime forfetario risultino debitori di imposta (per attività di cessione intracomunitaria o per tutte quelle attività meglio specificate nell’art. 1, comma 58, della legge n. 190/2014), emettono la fattura indicando l’Iva applicabile e provvedono al versamento della stessa entro il 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, applicando quindi il regime di competenza.

Regime imposte dirette

I ricavi e compensi relativi al reddito in regime forfetario non sono assoggettati a ritenuta di acconto con obbligo, del contribuente, di rilasciare apposita dichiarazione in cui risulti che il reddito prodotto è soggetto ad imposta sostitutiva. Allo stesso modo i contribuenti in regime forfetario non sono tenuti ad operare le ritenute alla fonte ma, solamente, ad indicare nella dichiarazione reddituale il codice fiscale del percettore dei redditi, ivi compreso l’ammontare degli stessi, al quale non è stata operata la ritenuta.

Per il calcolo delle imposte dirette, i contribuenti in regime forfetario determinano il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi percepiti (regime di cassa) il coefficiente di redditività indicato nella tabella annessa al codice ATECO applicato.

Nulla rilevando, quindi, le spese e gli acquisti e le eventuali quote di ammortamento sui beni strumentali, sul reddito imponibile cosi calcolato si deducono esclusivamente i contributi previdenziali propri versati e quelli relativi ai collaboratori dell’impresa fiscalmente a carico ovvero quelli per familiari non fiscalmente a carico per i quali il titolare non abbia esercitato il diritto di rivalsa. L’eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo.

Al reddito tassabile cosi determinato viene applicata l’imposta sostitutiva del 15% e versata applicando le disposizioni comuni in materia di versamento dell’imposta sui redditi delle persone fisiche.

Per favorire l’avvio di nuove attività, il reddito tassabile è ridotto di un terzo, per l’anno di avvio di attività e per i due successivi, a patto che:

- il contribuente che inizia la nuova attività non abbia esercitato nel triennio precedente, qualunque attività artistica, professionale ovvero d’impresa anche in forma associata o familiare;

- l’attività da esercitare non sia, in alcun modo, una mera prosecuzione di altra attività precedentemente esercitata sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, eccezion fatta per l’obbligatorio periodo di pratica professionale per l’esercizio di arti e professioni;

- qualora l’attività da esercitare consista in una prosecuzione di attività svolta da altro soggetto (cessione d’azienda, fitto d’azienda, cessione dello studio professionale tanto per fare alcuni esempi) l’ammontare dei ricavi o compensi realizzati nell’esercizio precedente non siano superiori ai limiti previsti dalla tabella allegata ed annessa al codice ATECO previsto.

Anche ai fini delle imposte dirette i contribuenti in regime forfetario sono esonerati dall’obbligo di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, fermo restando l’obbligo di conservare i documenti ricevuti ed emessi e di presentare la dichiarazione dei redditi.

Il pagamento dell’imposta sostitutiva, in presenza di collaboratori familiari, sarà versato interamente dal titolare imprenditore.

Regime Irap

I contribuenti in regime forfetario sono esonerati dal calcolo e versamento dell’Irap.

Regime contributivo

I contribuenti in regime forfetario possono applicare sia il regime contributivo ordinario, di cui alla legge n. 233/90, sia quello “agevolato” previsto per la Gestione Separata di cui alla legge n. 335/95, eccezion fatta per i professionisti con cassa previdenziale autonoma che si conformeranno a tali disposizioni.

L’applicazione del regime agevolato avviene mediante esplicita comunicazione telematica all’Inps da effettuarsi entro il 28 febbraio di ciascun annualità. In caso di mancata o tardiva comunicazione, si applicherà il regime contributivo ordinario e l’accesso al regime agevolato potrà avvenire a decorrere dall’anno successivo in presenza di comunicazione telematica.

In presenza di coadiuvanti o coadiutori, il contribuente può indicare la quota di loro spettanza (fino ad un massimo del 49%) e applicare la contribuzione sulla percentuale di reddito imponibile a loro spettante.

In caso di applicazione della Gestione Separata, i versamenti a saldo ed in acconto sono effettuati entro gli stessi termini previsti per i versamenti dovuti in base alla dichiarazione dei redditi. Qualora, invece, si versi in base al regime contributivo ordinario, si applicheranno i minimali e le scadenze ivi previste.Sono escluse le riduzioni previste dall’art. 59, comma 15, della legge n. 449/97 (soggetti pensionati) e dall’art. 1, comma 2, della legge n. 233/90 (coadiuvanti e coadiutori fini a 21 anni).

Il passaggio dal regime forfetario a quello ordinario, per perdita dei requisiti ovvero per opzione, determina l’impossibilità per il futuro di poter applicare il regime contributivo “agevolato” e sarà quindi sempre applicabile il regime contributivo “ordinario”, anche nel caso in cui il contribuente tornerà ad applicare il regime forfetario sussistendo le condizioni previste dalla norma.

Accertamento e Studi di settore

I contribuenti che applicano il regime forfetario sono esclusi dall’applicazione degli studi di settore e dei parametri. Gli stessi saranno esclusivamente tenuti a specifici obblighi informativi, sull’attività svolta, in appositi riquadri della dichiarazione reddituale.

In materia di accertamento, riscossione, sanzioni e contenzioso si applicano, in modo compatibile alle prescrizioni del regime forfetario, le disposizioni vigenti in materia di imposte dirette, Iva e Irap. In caso di infedele indicazione dei requisiti e delle condizioni per fruire del regime forfetario, le sanzioni sono aumentate del 10% se il maggior reddito accertato supera del 10% quello dichiarato. In caso di accertamento divenuto definitivo, e quindi in caso di contenzioso esclusivamente con sentenza passata in giudicato, il regime forfetario cessa di avere applicazione dall’anno successivo.

Cessazione del regime forfetario

La cessazione del regime forfetario ed il passaggio a regime ordinario, oltre ai casi di accertamento citati, può avvenire in due modalità: perdita dei requisiti e opzione.Il regime forfetario cessa di avere applicazione, a partire dall’anno successivo, per il venire meno anche di una delle condizioni previste dai commi 54 e 57.Tale cessazione avrà effetto fin quando non saranno ripristinati i criteri, di cui ai commi appena indicati, per dar luogo all’opzione del regime forfetario.Diversa situazione riguarda la cessazione del regime forfetario per opzione: il contribuente, infatti, può optare per l’applicazione delle imposta nei modi ordinari, è valida per almeno un triennio e va comunicata con la prima dichiarazione annuale da presentare successivamente alla scelta operata.Trascorso tale periodo triennale minimo, l’opzione resta valida per ciascun anno successivo fino ad eventuale nuova opzione per l’applicazione del regime forfetario.

Casi particolari

Infine, la circolare della Fondazione studi conclude con la trattazione dei casi particolari.

 

 

4) Comunicazioni black list: limite di € 10.000 cumulativo

Secondo l’Agenzia delle entrate, la nuova soglia non riguarda ciascun singolo cliente o fornitore estero. Dunque, l’Agenzia è tornata ad esaminare l’obbligo di comunicazione delle operazioni intercorse con Paesi black list. Sono stati nuovamente illustrati i criteri da seguire per verificare se il contribuente abbia o meno superato il nuovo limite annuale di 10.000 euro. Il superamento di tale soglia, introdotta dal decreto sulle semplificazioni fiscali, fa scattare l’obbligo di comunicazione. In base alla normativa precedentemente in vigore, il limite era inferiore ed ammontava a 500 euro; tale soglia era riferibile ad ogni singola operazione. Ora, invece, l’importo di 10.000 euro riguarda l’ammontare complessivo di tutte le operazioni poste in essere nel medesimo periodo di imposta.

In particolare, nel corso di Telefisco 2015, l’Agenzia delle entrate ha confermato il proprio orientamento, già formalizzato nella circolare n. 31 del 30 dicembre 2014, secondo cui il limite di 10.000 euro al di sotto del quale non risultano più

obbligatorie le comunicazioni delle operazioni con controparti residenti o localizzate nei paradisi fiscali deve intendersi riferito alla totalità delle operazioni effettuate nell’anno solare con le suddette controparti.

 

 

5) Criteri e modalità per il deposito telematico dei titoli della proprietà industriale

Marchi e brevetti: il portale web pronto per il deposito telematico. Prende il via il nuovo sistema che dal 2 marzo, dopo un mese di “convivenza” con le vecchie modalità, resterà l’unico per sfruttare la Rete in alternativa al cartaceo.

Inaugurata il 02 febbraio 2015 la nuova procedura che consente il deposito telematico dei titoli della proprietà industriale. A disporre l’avvio ufficiale dal 2 febbraio, il decreto 26 gennaio 2015 del Ministero dello Sviluppo economico pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2015, che detta le modalità da seguire per depositare on line marchi e brevetti. La procedura consente anche di “confezionare” il modello F24 per versare le relative tasse ed effettuare il pagamento (vedi “Brevetti e marchi: tre codici per versare diritti e concessioni”).

A monte del passaggio al nuovo sistema, da segnalare, tra tutti, in aggiunta al Regolamento che disciplina la materia (Dm 33/2010), i decreti del 21 marzo 2013 e dello scorso 11 luglio del Mise che, oltre a stabilire l’adozione del deposito telematico, prevedono l’utilizzo della procedura informatica anche per la presentazione della traduzione in italiano della rivendicazione della domanda di brevetto europeo e la convalida del testo del brevetto pubblicato.La procedura può essere utilizzata anche per i depositi avvenuti prima del 2 febbraio.Il canale telematico non è, comunque, obbligatorio. Per chi preferisce continuare con il cartaceo, le modalità sono quelle stabilite dal Regolamento del 13 gennaio 2010 (Dm 33/2010), mentre i moduli utilizzabili da oggi sono disponibili sul sito della direzione generale per la lotta alla contraffazione – Ufficio italiano brevetti e marchi (Uibm).

Fino al prossimo 1 marzo, domande e istanze connesse possono essere presentate anche collegandosi all’indirizzo “web.telemaco.infocamere.it”.

Superata tale data, si può sfruttare la Rete, in alternativa al cartaceo, soltanto passando per il portale messo a disposizione dai servizi on line dell’Uibm e seguendo le istruzioni contenute nell’allegato al decreto in esame.In questo periodo di rodaggio (2 febbraio/1 marzo), però, non sono percorribili contemporaneamente le due strade: le istanze connesse alle domande presentate tramite il sito “web.telemaco.infocamere.it” devono necessariamente viaggiare attraverso lo stesso sito; allo stesso modo, le istanze connesse alle domande presentate secondo la nuova procedura non possono essere trasmesse tramite il sito “web.telemaco.infocamere.it”.

Il Dm specifica, inoltre, che un successivo decreto del direttore generale per la Lotta alla contraffazione disciplinerà l’avvio del deposito telematico per gli atti di opposizione alla registrazione dei marchi, per le domande di certificati complementari per i medicinali e i prodotti fitosanitari, di nuove varietà vegetali, di topografie dei prodotti a semiconduttori, dei ricorsi alla Commissione dei ricorsi e delle istanze connesse a tali domande. Tornando ai documenti disciplinati dal provvedimento in esame, trasmessa la domanda al portale, il sistema risponde con una ricevuta di avvenuta presentazione, mentre la data di validità del deposito arriverà alla casella di posta elettronica dell’utente una volta che l’Agenzia delle Entrate avrà comunicato all’Uibm che è tutto a posto per quanto riguarda il versamento di diritti e tasse.

Per assolvere il pagamento dei diritti relativi ai titoli della proprietà industriale e le tasse sulle concessioni governative sui marchi, il provvedimento 20 novembre 2014 del direttore dell’Agenzia delle Entrate e del direttore per la Lotta alla contraffazione ha fatto spazio all’“F24 Versamenti con elementi identificativi” e, in caso di amministrazioni pubbliche, all’“F24 Enti pubblici”.Le vecchie modalità, però, possono essere ancora adottate, fino al 1° marzo, in caso di presentazione delle istanze al sito “web.telemaco.infocamere.it”.

Quindi, nell’allegato troviamo le istruzioni tecniche per depositare le istanze. Tutto parte dalla registrazione dell’utente, fase indispensabile per essere identificato e ottenere le credenziali necessarie. Il procedimento richiede la compilazione digitale di un modulo in formato pdf, scaricabile direttamente dal portale.Per il momento, il sistema è utilizzabile dal lunedì al venerdì dalle 8 al 19, esclusi i festivi.

Per ogni dubbio, il portale mette a disposizione una guida, oppure è possibile contattare il servizio informativo “hd1.deposito@mise.gov.it”, o il numero telefonico 0647055602.

 

 

6) Gestione artigiani e commercianti: avvisi bonari rata con scadenza novembre 2014

Facendo seguito alla circolare n. 98 del 14 giugno 2013, l’Inps, con il messaggio n. 767 del 2 febbraio 2015, comunica che sono stati emessi gli avvisi bonari relativi alla rata in scadenza a novembre 2014 per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni degli artigiani e commercianti.

Gli avvisi bonari sono a disposizione del contribuente all’interno del Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti (di cui al messaggio n. 5769 del 02/04/2012) al seguente indirizzo:

Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Posizione Assicurativa – Avvisi Bonari.

E’ stata anche predisposta la relativa comunicazione che di solito veniva spedita, visualizzabile al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Posizione Assicurativa – Avvisi Bonari generalizzati.

Contestualmente è stata inviata una email di alert ai titolari della posizione contributiva e ai loro intermediari, che abbiano fornito tramite il cassetto il loro indirizzo di posta elettronica.

Qualora l’iscritto avesse già effettuato il pagamento, potrà comunicare gli estremi del modello F24 chiamando il call-center dell’Istituto per consentire un rapido abbinamento del versamento.

In caso di mancato pagamento l’importo dovuto verrà richiesto tramite avviso di addebito con valore di titolo esecutivo.

 

 

7) Reverse charge anche per la pulizia negli studi professionali: novità in tema di reverse charge: nota operativa n. 2/2015 della Fondazione Di Giuliomaria

Le prestazioni di servizi di pulizia riguardano anche gli edifici o porzioni di essi degli studi professionali.

La Fondazione Accademia romana di Ragioneria Giorgio Di Giuliomaria, con la nota operativa n. 2/2015, illustra le novità introdotte dalla legge di Stabilità 2015 in materia di reverse charge, con una lettura operativa delle principali implicazioni sul piano fiscale e contabile.

Il reverse charge, o inversione contabile, è una particolare modalità di assolvimento dell’ IVA, prevista per particolari operazioni individuate dal D.P.R. n. 633/1972, che esonera il cedente (o prestatore) da alcuni obblighi connessi al tributo. Attraverso tale meccanismo, infatti, gli obblighi relativi all’assolvimento dell’ IVA sono adempiuti direttamente dai cessionari/committenti.

Ai sensi dell’art. 17, comma 2, D.P.R. n. 633/1972, sono soggette a reverse charge le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, territorialmente rilevanti in Italia, se rese da soggetti non residenti a soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato.

Il motivo dell’introduzione di tale meccanismo è rappresentato dall’esigenza di prevenire frodi relative al versamento dell’ IVA. In alcuni particolari settori, infatti, era frequente che il soggetto normalmente tenuto al versamento dell’ IVA si rendesse irreperibile prima che il Fisco riuscisse a recuperare le somme dovute.

Sul piano operativo il cessionario/committente, una volta ricevuta la fattura, deve integrarla indicando l’imposta dovuta mediante l’applicazione dell’aliquota relativa alla tipologia di prestazione ricevuta.

La fattura integrata, dunque, deve essere registrata sia sul registro degli acquisti sia su quello delle fatture emesse. In questo modo l’IVA a credito registrata sarà esattamente pari all’IVA a debito rendendo, di fatto, l’operazione neutrale per il soggetto passivo tenuto alla doppia annotazione (a meno che non ci siano dei limiti di detraibilità, oggettivi o soggettivi).

Attualmente, l’ordinamento prevede l’assoggettamento a inversione contabile per le seguenti operazioni:

- cessioni di oro industriale e da investimento (in quest’ultimo caso, limitatamente all’ipotesi in cui il cedente abbia esercitato l’opzione per l’imponibilità);

- prestazioni di servizi rese da subappaltatori nei confronti di imprese appaltatrici che svolgono attività di costruzione, o ad altre imprese subappaltatrici;

- cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricati per le quali il cedente abbia scelto di applicare l’IVA, mediante opzione nell’atto di vendita.

- vendita di telefoni cellulari in grado di connettersi ad una rete munita di licenza e funzionanti a frequenze specifiche;

- cessioni di dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità centrali di elaborazione prima della loro installazione in prodotti destinati a consumatori finali.

Da ultimo, la legge di Stabilità 2015 (legge n. 190/2014) ha esteso le operazioni per le quali risulta obbligatoria l’applicazione dell’inversione contabile. Dal 1° gennaio 2015, infatti, il meccanismo si applica alle prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici.

Reverse charge anche per i servizi di pulizia degli studi professionali

Per quanto riguarda le prestazioni di servizi di pulizia, osserva l’Accademia Romana di Ragioneria, si ritiene che queste debbano riguardare edifici o porzioni di essi. Quindi, la disposizione si applicherà anche a prestazione di pulizie effettuate nei confronti degli studi professionali a condizione che la prestazione sia posta in essere nei confronti di un soggetto passivo IVA.

La legge di stabilità 2015, estende infine il meccanismo dell’inversione contabile alle seguenti operazioni:

- trasferimenti di quote emissionedi gas a effetto serra;

- trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla direttiva n. 2003/87/CE e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica;

- cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo rivenditore.

Limitatamente a queste ultime operazioni, tuttavia, l’applicazione del reverse charge è prevista per 4 anni a partire dal 2015.

Tutto congelato, invece, per quanto riguarda l’ulteriore disposizione contenuta nella legge di stabilità 2015, che prevede l’applicazione dell’inversione contabile alle cessioni di beni effettuate nei confronti degli ipermercati (codice attività 47.11.1), supermercati (codice attività 47.11.2) e discount alimentari (codice attività 47.11.3). Tale norma, infatti, entrerà eventualmente in vigore solo dopo l’approvazione della Commissione Europea.

 

 

8) Importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità, indennità di disoccupazione ASpI - anno 2015

L’Inps, con la circolare n. 19 del 30 gennaio 2015, comunica la misura, in vigore dal 1° gennaio 2015, degli importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità, trattamenti speciali di disoccupazione per l’edilizia, indennità di disoccupazione ASpI e Mini ASpI – al lordo ed al netto della riduzione prevista dall’art. 26 L. 41/86 e distinti in base alla retribuzione soglia di riferimento – nonché la misura dell’importo mensile dell’assegno per le attività socialmente utili.

Governo: rivalutazione dell’assegno per il nucleo familiare numeroso e dell’assegno di maternità

Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2015, il Comunicato con la rivalutazione, ai sensi dell’articolo 13, commi 1 e 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, per l’anno 2014, della misura e dei requisiti economici dell’assegno per il nucleo familiare numeroso (articolo 65 della legge 23 dicembre 1998, n. 448) e dell’assegno di maternità (articolo 74 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151).

L’assegno mensile per il nucleo familiare, da corrispondere agli aventi diritto per l’anno 2014, se spettante nella misura intera, è pari a € 141,02; per le domande relative al medesimo anno, il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente e’ pari a € 8.538,91;

L’assegno mensile di maternità, da corrispondere agli aventi diritto per l’anno 2014, per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento, se spettante nella misura intera, è pari a € 338,21; per le domande relative al medesimo anno, il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente è pari a € 16.921,11.

INPS: sospensione delle note di rettifica recanti addebiti per mancato rinnovo dei benefici della “piccola mobilità”

L’Inps, con il messaggio n. 717 del 30 gennaio 2015, informa che sono state sospese le note di rettifica recanti addebiti per mancato rinnovo dei benefici inerenti la cosiddetta “piccola mobilità” (articolo 4, comma 1, del decreto legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236 e successive modifiche ed integrazioni).

Lampedusa: indicazioni per la ripresa dei versamenti

L'INPS, con il messaggio n. 746 del 30 gennaio 2015, interviene per fornire indicazioni in merito alla ripresa dei versamenti dei contributi previdenziali per i soggetti operanti nel territorio dell'isola di Lampedusa, interessati dall'emergenza umanitaria in relazione all'eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa.

La sospensione contributiva è cessata il 31 dicembre 2014 e la prima scadenza utile per il versamento dell'ammontare sospeso è il 16 febbraio 2015.

 

 

9) Niente più deduzioni IRAP per i lavoratori agricoli a tempo determinato

IRAP: cancellate le deduzioni per i lavoratori agricoli a tempo determinato. Nell’ambito delle misure urgenti ai fini dell’esenzione IMU, il Decreto Legge n. 4/2015 ha disposto, altresì, la cancellazione delle agevolazioni introdotte con il "decreto competitività" e con la "Legge di stabilità 2015" in favore dei produttori agricoli, in relazione all’impiego di lavoratori assunti con contratto a tempo determinato.

Nell’ambito delle misure adottate per il sostegno alla competitività delle imprese italiane, il Decreto Legge n. 91 del 2014 - cd. "Decreto competitività" - ha introdotto deduzioni specifiche ai fini IRAP, in favore dei produttori agricoli e delle società agricole che non si avvalgono del regime di esonero ai fini IVA (art. 5, co. 13 e 14).

In particolare, a decorrere dall’anno 2014, ai fini della determinazione della base imponibile IRAP, i produttori agricoli possono beneficiare di una deduzione forfetaria pari a:

- 3.750 euro, su base annua, per ogni lavoratore agricolo dipendente a tempo determinato impiegato nel periodo di imposta, aumentato a 7.500 euro per i lavoratori di sesso femminile nonché per quelli di età inferiore ai 35 anni;

- 7.500 euro, su base annua, per ogni lavoratore agricolo dipendente a tempo determinato impiegato nel periodo di imposta in aree svantaggiate (regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), aumentato a 10.500 euro per i lavoratori di sesso femminile nonché per quelli di età inferiore ai 35 anni. Tale deduzione, alternativa a quella precedente, era fruibile nel rispetto dei limiti "de minimis";

- il 50% dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e versati per ogni lavoratore agricolo dipendente a tempo determinato impiegato nel periodo di imposta.

Tali deduzioni, sono riconosciute a condizione che il lavoratore a cui si riferiscono abbia lavorato almeno 150 giornate nel periodo d’imposta e il contratto di lavoro abbia almeno una durata triennale.

La Legge di stabilità 2015 ha previsto, poi, a decorrere dal 2015, la possibilità di dedurre integralmente il costo del lavoro riferito a ciascun lavoratore agricolo assunto a tempo determinato, in presenza delle medesime condizioni previste per la deduzione forfetaria.

In considerazione della loro specifica incidenza sul costo del lavoro, entrambe le agevolazioni sono subordinate all’autorizzazione della Commissione europea in materia di aiuti di Stato.

Il Decreto Legge n. 4 del 2015 (in fase di conversione in legge), però, prevede l’abrogazione di entrambi i benefici a decorrere dal 24 gennaio 2015. Dunque, qualora dovesse essere autorizzata dalla Commissione europea, sarebbe applicabile soltanto la deduzione forfetaria introdotta dal "decreto competitività, limitatamente all’anno 2014.

 

 

10) Pegno, usufrutto e sequestro “parziali” su partecipazione di s.r.l.: studio del Notariato

E’ stato pubblicato il 2 febbraio 2015, lo Studio n. 836-2014/I approvato dall’Area Scientifica – Studi d’Impresa il 10 ottobre 2014 e approvato dal CNN nella seduta del 9 gennaio 2015.

Lo studio affronta il tema della possibilità di costituire i diritti di pegno, usufrutto e sequestro solo su parte della partecipazione di s.r.l. e esamina attraverso quali modalità si esercitino i diritti connessi all'unica partecipazione societaria in parte libera e in parte sottoposta a vincolo.

Il presente contributo è volto a verificare la possibilità di costituire i diritti di pegno, usufrutto e sequestro solo su parte della partecipazione di s.r.l. e, in caso di sua ammissibilità, a esaminare attraverso quali modalità si esercitino i diritti connessi all'unica partecipazione societaria in parte libera e in parte sottoposta a vincolo.

Dunque, benché la questione non appaia definitivamente risolta, sembra ammissibile, specie laddove la divisibilità della partecipazione sia espressamente sancita dall’atto costitutivo, la costituzione di un vincolo parziale.

Quanto alle modalità attraversol e quali vengono esercitati i diritti connessi allapartecipazione parzialmente soggetta a pegno, usufrutto o sequestro, occorre considerare che il richiamo contenuto nell’art. 2471-bis, c.c. all’art. 2352, in tema di pegno, usufrutto e sequestro di azioni, implica anche la possibilità della “diversa pattuizione” prevista dal comma 1 della norma sulle S.p.A.

Con la conseguenza che il titolare del diritto minore e il socio possono diversamente graduare la spettanza del diritto di voto, appunto ad esempio attribuendolo al titolare del diritto minore con eccezione di talune delibere: in tali ipotesi, la pubblicità ex art. 2470 c.c. consente di far valere nei confronti della società la diversa spettanza del diritto di voto, sia sul piano quantitativo (la percentuale riguardante il titolare del diritto minore) sia sul piano qualitativo (delibere per le quali il voto spetta esclusivamente al socio).

 

Vincenzo D’Andò