La sintesi delle risposte delle Entrate a Telefisco 2015


Collaborazione volontaria: raddoppio dei termini dal 2009

Voluntary disclosure: raddoppio dei termini dal 2009. L’Agenzia delle entrate ritiene applicabile il raddoppio dei termini per l’accertamento a tutti gli anni d’imposta in relazione ai quali termini per l’accertamento ordinario non fossero scaduti al momento di entrata in vigore del D.L. 78/2009.

 

Operazioni straordinarie, versamenti “mobili” per le società di persone

Nell’ambito delle operazioni straordinarie la data ultima per il versamento delle imposte dovute dalle società di persone è il giorno 16 del mese successivo a quello di scadenza del termine di presentazione della dichiarazione.

 

Società in perdita sistematica: osservazione quinquennale dal periodo d’imposta 2014

Il nuovo periodo di osservazione quinquennale trova applicazione solo a decorrere dal periodo d’imposta 2014. Di conseguenza, il periodo di osservazione triennale continua a rilevare per i periodi d’imposta 2012 e 2013.

 

730 precompilato: controlli formali sulla conferma degli oneri del prospetto separato

L’esclusione dal controllo formale, prevista nel caso di accettazione della dichiarazione senza modifiche direttamente da parte del contribuente o tramite il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale, opera esclusivamente in relazione agli oneri indicati nella dichiarazione precompilata, forniti dai soggetti terzi all’Agenzia delle entrate (per il 2015 interessi passivi sui mutui, premi assicurativi e contributi previdenziali).

Pertanto, nell’ipotesi in cui l’onere non sia stato indicato dichiarazione precompilata, bensì inserito nel prospetto separato, in quanto si è ritenuta necessaria una verifica del dato da parte del contribuente, anche se il contribuente riporta in dichiarazione il dato segnalato separatamente, la dichiarazione non può essere considerata “accettata senza modifiche” e, pertanto, non opera l’esclusione dal controllo formale.

Verifica delle condizioni soggettive: responsabilità esclusiva del contribuente

In ogni caso, ha poi ricordato l’Agenzia, resta fermo in capo al contribuente il controllo della sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto alle detrazioni e deduzioni. Tale verifica è sempre effettuata nei confronti dei contribuenti. Pertanto, in caso disconoscimento dell’agevolazione per mancanza dei requisiti soggettivi, l’imposta, la sanzione e i relativi interessi saranno comunque richiesti al contribuente, anche in caso di presentazione della dichiarazione tramite CAF o professionista.

Tale circostanza si potrebbe verificare, ad esempio, all’esito di un controllo dell’amministrazione circa l’effettiva destinazione dell’immobile ad abitazione principale ai fini della spettanza della detrazione degli interessi passivi sul mutuo contratto.

 

Ravvedimento operoso: confermata l’applicazione retroattiva delle nuove regole

Le nuove regole sul ravvedimento operoso trovano applicazione anche con riferimento alle violazioni che alla data del 1° gennaio 2015 siano già state constatate dall’ufficio ma non siano ancora state interessate da avvisi di accertamento o cartelle di pagamento.

 

Certificazione unica, escluso il ravvedimento

L’Agenzia delle entrate non ritiene applicabile l’istituto del ravvedimento operoso in caso di errori o omissioni nell’invio della certificazione unica. Regolarizzazione possibile entro i cinque giorni successivi alla scadenza.

La correzione sarà possibile, senza incorrere nelle sanzioni previste dall’articolo 21 del D.Lgs. 175/2014 trasmettendo una nuova certificazione, corretta, entro i 5 giorni successivi alla scadenza (ossia entro il 12 marzo 2015).

Resta fermo l’obbligo di trasmettere comunque la certificazione corretta anche dopo questa scadenza. Al riguardo, l’Agenzia delle entrate ha escluso la possibilità di avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso. Secondo le Entrate, infatti “la tempistica prevista per l’invio delle certificazioni uniche (7 marzo) e il loro utilizzo per l’elaborazione della dichiarazione precompilata, che deve essere resa disponibile ai contribuenti entro il 15 aprile, non sono compatibili con i tempi normativamente previsti per il ravvedimento”.

 

Accertamento delle società estinte: notifica degli atti presso l’ultimo domicilio fiscale

L’avviso di accertamento contenente la rettifica della dichiarazione della società cancellata dal Registro delle imprese sarà notificato alla società stessa presso la sede dell’ultimo domicilio fiscale.

L’articolo 28 del D.Lgs. 175/2014 stabilisce che, ai soli fini della liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’art. 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro delle imprese. L’Agenzia delle Entrate, rispondendo ai quesiti della stampa specializzata, ha fornito alcuni chiarimenti in merito all’operatività della suddetta norma.

A partire dal 13 dicembre 2014, data di entrata in vigore del decreto semplificazioni, l’avviso di accertamento contenente la rettifica della dichiarazione della società cancellata dal Registro delle imprese sarà emesso nei confronti della società “cancellata” e notificato alla stessa presso la sede dell’ultimo domicilio fiscale in quanto, a tal fine, l’effetto dell’estinzione si produrrà solo dopo cinque anni dalla data della cancellazione. Al riguardo, l’Agenzia ricorda che la società, precedentemente alla cancellazione, potrà avvalersi, comunque, della facoltà di eleggere domicilio presso una persona o un ufficionel comunedelproprio domicilio fiscale, per la notificazione degli atti o degli avvisi che lo riguardano ai sensi dell’art. 60, comma 1 lett. d) del DPR n. 600 del 1973.

L’atto in questione, aggiunge l’Agenzia, potrà essere impugnato dai soggetti responsabili ai sensi degli articoli 2495 c.c. e 36 del DPR n. 602 del 1973.

Nuove regole con applicazione retroattiva

Come precisato nella circolare n. 31/E del 30 dicembre 2014, l’Agenzia ribadisce che le nuove regole sono applicabili anche per le attività di controllo riferite alle società che abbiano richiesto la cancellazione prima del 13 dicembre 2014, seppur nel rispetto dei termini di prescrizione e decadenza ordinari. Sul punto è tuttavia concreto il rischio di una declaratoria di incostituzionalità.

Infine, l’Agenzia delle entrate si è espressa in ordine alle modalità di difesa da parte del socio della società estinta cui sia contestato l’incasso di somme, nell’ipotesi in cui queste siano riferite a presunti incassi non contabilizzati. In tale circostanza, i soci potranno provare di non aver percepito le somme contestate “con ogni mezzo di prova a disposizione, secondo le regole ordinarie previste dall’ordinamento tributario”.

 

Confermata la titolarità del diritto dei soci al rimborso

Altresì, nel caso di crediti tributari che dovessero emergere successivamente alla cancellazione della società dal Registro delle imprese, la titolarità del diritto al rimborso può essere riconosciuta, pro quota, direttamente ai soci, che sono legittimati a richiederlo. A tal fine, come precisato nella risoluzione n. 77 del 2011, potrà essere opportuno procedere mediante conferimento di delega ad uno dei soci o a un terzo, al fine di evitare l’erogazione del rimborso a ciascun socio in proporzione alle quote sociali. Tale delega all’incasso può essere conferita, dagli stessi soci, anche all’ex liquidatore, previa comunicazione al competente ufficio dell’Agenzia delle entrate.

 

Soglia unica per l’esonero dalla comunicazione black list

Ai fini dell’esonero dall’obbligo di presentazione della comunicazione black list, la soglia di 10.000 euro annui si riferisce all’ammontare complessivo delle operazioni poste in essere con soggetti stabiliti nei Paesi a fiscalità privilegiata. Viene così confermata l’indicazione già fornita con la C.M. n. 31/E/2014.

 

Regime forfetario: chiarito il requisito del limite dei ricavi o compensi

Ai fini della verifica del requisito del conseguimento di ricavi o compensi non superiori alle soglie stabilite ai fini dell’accesso al regime forfetario, gli imprenditori che nel 2014 hanno applicato il regime “dei minimi” devono fare riferimento ai ricavi imputati con il criterio di cassa. Si deve tenere conto anche dei ricavi e compensi derivanti da operazioni poste in essere con la Città del Vaticano e con San Marino.

 

Credito d’imposta IRAP: imponibile ai fini IRES per chi non ha dipendenti

Il provento iscritto a conto economico per effetto del riconoscimento del credito d’imposta IRAP (10%) spettante ai soggetti che non impiegano lavoratori dipendenti, costituisce una sopravvenienza attiva imponibile ai fini della determinazione del reddito d’impresa. In sostanza, l’Agenzia delle entrate qualifica il credito d’imposta in questione come elemento autonomo rispetto all’IRAP su cui viene calcolato. Il problema pare non porsi per i professionisti poiché riguarda solo le imprese.

 

Split payment in fuori gioco per prestazioni soggette a ritenuta d’acconto

La legge esclude dallo split payment i compensi per prestazioni di servizi “assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta sul reddito”. Con tale espressione, il Legislatore ha inteso fare riferimento anche alle ritenute a titolo di acconto. Così ha precisato l’Agenzia delle entrate. Si tratta di un chiarimento che era particolarmente atteso dagli esercenti arti e professioni che fatturano alla Pubblica Amministrazione i servizi professionali evidenziando nel documento la relativa ritenuta d’acconto. Tali soggetti, come è stato confermato dalle Entrate, sono esclusi dall’ambito di applicazione del nuovo art. 17-ter del D.P.R. 633/72.

 

Vincenzo D’Andò

31 gennaio 2015


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