Diario quotidiano del 23 gennaio 2015: nuovo O.I.C. 16: valore del terreno da scorporare sempre

Pubblicato il 23 gennaio 2015



applicazione dell’istituto della rappresentanza nella procedura di domiciliazione; CNDCEC: è allarme d’ingorgo degli adempimenti fiscali; Gdf: verifiche “extra large”; esenzione da imposta di bollo per i connessi adempimenti presso il catasto ed i registri immobiliari; nuovo OIC 16: valore del terreno da scorporare sempre; Imu agricola: scadenza congelata; le Entrate su Twitter; adempimenti per la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli valevoli per l’anno 2014; esenzione Iva per la concessione della disponibilità dello stadio di calcio; niente prospetto per il frazionamento delle plusvalenze; credito d’imposta dopo l’avvenuta abolizione dell’imposta di fabbricazione sui fiammiferi; incentivi all'investimento in start-up innovative in caso di sottoscrizione di quote per il tramite di società fiduciarie; esonero contributivo triennale per studi professionali

Indice:

 1) Applicazione dell’istituto della rappresentanza nella procedura di domiciliazione

 2) CNDCEC: è allarme d’ingorgo degli adempimenti fiscali

 3) Gdf: verifiche “extra large”

 4) Esenzione da imposta di bollo per i connessi adempimenti presso il catasto ed i registri immobiliari

 5) Nuovo OIC 16: valore del terreno da scorporare sempre

 6) Imu agricola: scadenza congelata

 7) Le Entrate su Twitter

 8) Adempimenti per la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli valevoli per l’anno 2014

 9) Esenzione Iva per la concessione della disponibilità dello stadio di calcio; niente prospetto per il   frazionamento delle plusvalenze

 10) Credito d’imposta dopo l’avvenuta abolizione dell’imposta di fabbricazione sui fiammiferi

 11) Incentivi all'investimento in start-up innovative in caso di sottoscrizione di quote per il tramite di   società fiduciarie

 12) Esonero contributivo triennale per studi professionali

 

 

1) Applicazione dell’istituto della rappresentanza nella procedura di domiciliazione

L’istituto della rappresentanza nell’ambito della procedura di domiciliazione è stato finora disciplinato essenzialmente dalla circ. n. 27/D del 2005 e richiamato anche nella circolare n. 9/D, par. 2.1. del 2011.

E’ adesso intervenuta la circolare n. 1/D del 19 gennaio 2015, con la quale l’Agenzia delle Dogane evidenzia, nell’ambito del soggetto responsabile dell’obbligazione doganale, che in caso di rappresentanza indiretta, il rappresentante è responsabile in solido con il rappresentato per il pagamento dei tributi.

Con la rappresentanza diretta, invece, unico responsabile dell’obbligazione doganale è il rappresentato, cioè l’importatore o l’esportatore, in conformità al combinato disposto degli artt. 4, p. 18 e 201, par. 3, del CDC, che individua il debitore dell’imposta nella persona del dichiarante.

Il rappresentante diretto non risponde dell’obbligazione doganale a meno che non abbia presentato una dichiarazione in dogana in base a dati inesatti della cui erroneità egli era o avrebbe dovuto essere ragionevolmente a conoscenza.

Peraltro, ai sensi di quanto disposto dall’art 5 del CDC e dal richiamato articolo 253, par. 4, delle DAC, il titolare di procedura di domiciliazione, potrà agire:

- in suo nome e per proprio conto;

- come rappresentante diretto;

- come rappresentante indiretto.

Considerato quanto previsto dall’art. 253, par. 4, delle DAC in relazione alla necessità che l’autorità doganale sia sempre in grado di identificare le persone rappresentate e di effettuare i controlli doganali appropriati qualora il soggetto autorizzato alla procedura di domiciliazione agisca in qualità di rappresentante, assume rilievo la natura che caratterizza le diverse categorie di operatori economici che prestano servizi di intermediazione nel settore doganale (essenzialmente attività connotate dalla qualificazione di professionisti abilitati allo svolgimento di atti e formalità previsti dalla normativa doganale e attività connesse alla logistica aventi come scopo principale la spedizione, il trasporto e la consegna delle merci), ed in funzione della quale tali operatori intervengono nell’espletamento del processo di sdoganamento.

In relazione a quanto sopra e tenuto conto che il vincolo di solidarietà tra rappresentante indiretto e soggetto rappresentato consente – di per sé – di rafforzare la garanzia dei diritti doganali dovuti, qualora il richiedente l’autorizzazione alla procedura di domiciliazione chieda di agire in rappresentanza diretta è tenuto ad ottemperare, oltre ai criteri già previsti ed indicati nella circolare 9/D/2011, ad alcune condizioni specifiche finalizzate a porre in essere adeguate procedure interne che consentano di assicurare i presidi previsti dal predetto art. 253, par. 4, DAC a tutela delle risorse proprie dell’Unione e della fiscalità nazionale.

A tal fine, il richiedente l’autorizzazione alla procedura di domiciliazione dovrà adottare una particolare cura nella gestione dei propri clienti, in quanto eventuali inadempimenti dell’obbligazione tributaria doganale da parte di questi ultimi faranno venir meno le condizioni previste dal citato articolo 253, par.4, delle DAC, compromettendo il rapporto fiduciario con l’Amministrazione doganale, e la conseguente adozione dei relativi provvedimenti.

Compilazione della dichiarazione doganale (DAU)

Nell’ipotesi in cui l’intermediario titolare di procedura domiciliata operi come rappresentante indiretto ( utilizzo del codice 3) si conferma la procedura in uso secondo la quale nella casella 14 del DAU, lo stesso è dichiarante .

In caso di ricorso alla modalità della rappresentanza diretta (utilizzo codice 2) nella casella 14 della dichiarazione doganale, deve essere inserito il predetto codice identificativo della modalità di rappresentanza diretta, il nome e/o la denominazione, il codice identificativo del titolare della procedura di domiciliazione, che opera in qualità di rappresentante.

Infine, tenuto conto che i titolari di procedura di domiciliazione, che intendano agire in rappresentanza diretta, devono avvalersi per la presentazione della dichiarazione doganale dei soggetti legittimati in virtù della riserva operata dall’art. 40 del TULD, la dichiarazione deve essere firmata digitalmente da un doganalista iscritto all'albo, espressamente designato a tal fine dal titolare della procedura domiciliata.

(Agenzia delle Dogane, circolare n. 1/D del 19 gennaio 2015)

 

 

2) CNDCEC: è allarme d’ingorgo degli adempimenti fiscali

Rischio ingorgo adempimenti per i professionisti nei prossimi mesi. Il Consiglio nazionale dei Commercialisti denuncia “il susseguirsi di riforme che pongono la professione davanti a situazioni nelle quali l’incertezza interpretativa e gli stretti tempi di attuazione delle norme, spesso addirittura retroattive, rendono difficile l’attività di consulenza”.

Rischio ingorgo adempimenti per i professionisti nei prossimi mesi. Dalla comunicazione annuale dati IVA alla predisposizione d’invio delle certificazione unica “Cu. 2015”, dal nuovo modello Isee ai bilanci in Xbrl, dal 730 precompilato allo split payment, dalle compensazioni di ritenute in F24 alle comunicazioni black list e alle dichiarazioni d’intento, sono tante le scadenze che si accavalleranno nelle prossime settimane e che mettono in allarme il Consiglio nazionale dei commercialisti, che denuncia in una nota “il susseguirsi di riforme che pongono la professione davanti a situazioni nelle quali l’incertezza interpretativa e gli stretti tempi di attuazione delle norme, spesso addirittura retroattive, rendono difficile l’attività di consulenza”. Una situazione resa ancora più gravosa, secondo i commercialisti “dall’ormai abituale ritardo nel rilascio dei software necessari”. Un quadro preoccupante che spinge la categoria a chiedere “la creazione delle condizioni minime per uno svolgimento ordinato della propria attività professionale”.

Queste le principali criticità sottolineate dalla categoria.

Nuovo modello ISEE

Il modello ISEE si presenta, rispetto agli anni passati, completamente rinnovato. Le nuove regole, fissate dal DPCM 159/2013, oltre a prevedere modalità di compilazione diverse rispetto a quelle degli anni scorsi, tengono conto di grandezze prima non considerate. Si pensi, tra tutte, alla giacenza media dei conti correnti bancari e alla rilevanza dei redditi esenti da Irpef, come le pensioni di invalidità o gli assegni di mantenimento. Alle novità si aggiunge, inoltre, una maggiore complessità degli adempimenti: ben 70 pagine di modello, suddiviso in 6 tipologie (Dsu Mini; Isee Università; Isee socio-sanitario; Isee socio sanitario-residente; Isee minorenni con genitori non coniugati tra loro e non conviventi; Isee corrente) nel quale saranno contenute praticamente tutte le informazioni in merito alla situazione economico-finanziaria dei contribuenti.

Bilancio e Nota Integrativa

Con il comunicato del 2 dicembre 2014 l’Associazione XBRL Italia ha chiarito che i bilanci relativi all'esercizio chiuso il 31 dicembre 2014, o successivamente, e depositati nel registro delle imprese a partire dal giorno 3 marzo 2015 dovranno essere conformi alla nuova tassonomia XBRL ver. 2014-11-11. Tale novità è di non poco conto, soprattutto ove si consideri che, per rendere coerenti lo Stato patrimoniale e il Conto economico con la parte tabellare della Nota integrativa, sono state introdotte anche diverse modifiche nei prospetti contabili. Si pensi, per tutte, all’assenza, nella nuova tassonomia, del cosiddetto “Bilancio abbreviato semplificato”, redatto ai sensi dell’art. 2435-bis c.c., da imputarsi alle problematiche di coerenza tecnico-informatica con la parte tabellare della nota integrativa. Dal 3 marzo 2015, pertanto, i redattori del bilancio dovranno prestare particolare attenzione ai nuovi contenuti della tassonomia, tenendo altresì conto delle novità introdotte nei principi contabili nazionali, riformulati nel 2014. Il processo di compilazione del bilancio si annuncia decisamente complesso.

Nuovo modello di Certificazione Unica “CU 2015”

Da quest’anno il nuovo modello denominato Certificazione Unica, aumenta il numero dei campi da compilare, arrivando a 297 e dovrà raccogliere tutte le somme corrisposte dai redditi da lavoro assimilati a quelli relativi ad autonomi e professionisti che finora erano certificati in forma libera. L’entrata in vigore del nuovo modello, la cui versione definitiva è stata pubblicata il 15 gennaio scorso, rischia di generare tra gli intermediari notevoli problemi applicativi visti i tempi strettissimi e le pesanti sanzioni previste in caso di errore (pari a cento euro per ogni certificazione).

Nuovo modello 730 precompilato

Il nuovo modello 730 precompilato non sostituisce, ma affianca, il precedente modello 730: il contribuente può infatti presentare la dichiarazione dei redditi con le modalità ordinarie utilizzando il modello 730 non precompilato. I termini e le modalità di presentazione sono le stesse per entrambi i modelli, ma le complessità gestionali che ne derivano vengono a raddoppiare. Infatti, il contribuente che intende presentare il modello 730 precompilato tramite sostituto d’imposta, Caf o professionista abilitato dovrà consegnare all’incaricato un’apposita delega per l’accesso al proprio modello 730 precompilato che dovrà essere presentata telematicamente. Nuove difficoltà, inoltre, si genereranno nello scarico vero e proprio del file XML della dichiarazione, nell’acquisizione dei dati nelle procedure gestionali di elaborazione del modello, nel confronto dei dati presenti a sistema con quelli proposti dall’Agenzia delle entrate, nell’accettazione o nella modifica del modello, in quanto ancora nessuna nota operativa in merito è stata predisposta. Nessun chiarimento è inoltre giunto in merito ai dati forniti dall’Agenzia delle entrate nel prospetto separato in quanto incongruenti, e, soprattutto, se la loro accettazione comporti comunque modifica del modello 730 precompilato. A tutto ciò si aggiungono le disposizioni in tema di sanzioni in capo agli intermediari.

(CNDCEC, nota del 21 gennaio 2015)

 

 

3) Gdf: verifiche “extra large”

Per la Guardia di finanza ispezioni a tutto campo e senza limiti di tempo. I verificatori possono, infatti, ampliare le verifiche senza essere obbligati ad avvertire il contribuente. Gli obblighi informativi sono previsti dalla normativa (Statuto del contribuente) ma non a pena di nullità. È quanto sostenuto dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 992 del 21 gennaio 2015, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. La vicenda riguarda un commerciante che, dopo un’ispezione, aveva ricevuto un invito al contraddittorio con l’invio del questionario. Gli agenti gli avevano garantito che la verifica avrebbe riguardato solo l’anno 1998 e parte del 2001. Al contrario, senza nessun avviso e in assenza dell’uomo, hanno fatto accertamenti anche sul 2000. Contro l’atto impositivo in seguito emesso dall’ufficio il contribuente ha presentato ricorso in Ctp ma senza successo. La Ctr ha invece annullato l’accertamento. Ora la Cassazione ha di nuovo ribaltato il verdetto. Per la sezione tributaria, infatti, non rileva l’iniziale imprecisa indicazione data al contribuente, circa l’estensione temporale della verifica, atteso che gli obblighi informativi di cui all’art. 12, comma 2, dello Statuto del contribuente non sono previsti a pena di nullità. E’ noto, infatti, che anche in materia tributaria, vale la regola generale della tassatività delle nullità. Non solo: la Corte ricorda che secondo il linguaggio della Corte di giustizia, nel valutare le conseguenze di una violazione di contraddittorio endoprocedimentale “il giudice nazionale può tenere conto della circostanza che una siffatta violazione determina l’annullamento della decisione adottata al termine del procedimento amministrativo di cui trattasi soltanto se, in mancanza di tale irregolarità, tale procedimento avrebbe potuto comportare un risultato diverso”. Peraltro, il commerciante aveva anche risposto al questionario.

 

 

4) Esenzione da imposta di bollo per i connessi adempimenti presso il catasto ed i registri immobiliari

Dall’1.1.2014 per gli atti di trasferimento a titolo oneroso soggetti all’imposta di registro proporzionale valgono le apposite regole, tra cui l’esenzione dal bollo anche per tutti gli atti e le formalità direttamente conseguenti posti in essere per effettuare gli adempimenti presso il catasto ed i registri immobiliari.

Lo ha precisato il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo studio n. 854-2014/T pubblicato il 21 gennaio 2015, con il quale esamina la disciplina dell’imposta di bollo, nell’ambito dell’attività notarile.

La disciplina dell’imposta di bollo (D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642), già rivoluzionata dalla ampia forfetizzazione dell’imposta attuata con il D.M. 22 febbraio 2007 (in G.U. n. 51 del 2.3.2007) in vigore dal 17 marzo 2007 (riguardante gli “Atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali, sottoposti a registrazione con procedure telematiche” - ovvero con l’utilizzo del Modello Unico informatico disciplinato dal D.lgs. 18 dicembre 1997 n. 463) è stata modificata a partire dall’1.1.2014 per effetto dell’art. 10 del D.lgs. n. 23/2011 (a sua volta modificato in parte dall’art. 26 del D.L. 12 settembre 2013, n. 104 convertito in legge dall’art. 1, comma 1, L. 8 novembre 2013, n. 128).

Le modifiche introdotte dal D.lgs. n. 23/2011 danno l’occasione per formulare il suddetto studio riguardante gli atti che interessano l'attività notarile, così aggiornando il prontuario del bollo di cui allo studio n. 153/2008-T.

 

 

5) Nuovo OIC 16: valore del terreno da scorporare sempre

L’Organismo italiano di contabilità (OIC) ha rivisto, nel corso del 2014, la gran parte dei principi contabili nazionali precedentemente emanati. In tale contesto, è stata pubblicata anche la nuova versione dell’OIC 16, dedicato alle immobilizzazioni materiali.

Il valore del terreno su cui insiste il fabbricato va scorporato, anche mediante l’utilizzo di stime. È una delle diverse novità apportate al principio contabile Oic 16, la cui nuova versione, valida già per i bilanci 2014, prevede che il valore del terreno non potrà essere ammortizzato. La precedente versione dell'Oic consentiva, invece, di non scorporare il valore del terreno qualora detto valore tendesse a coincidere con il fondo di ripristino/bonifica del sito.

Scorporo per nuovi fabbricati

Per gli acquisti di fabbricati effettuati in vigenza del nuovo Oic (già nel 2014), la normativa fiscale introdotta dall'art. 36, comma 6, del D.L. n. 223/2006 trova completa applicazione sia ai fini Ires sia ai fini Irap (come, peraltro, chiarito dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 26/E del 2009). In particolare, salvo che il terreno non abbia un costo specifico a seguito di autonomo acquisto, al terreno va attribuito un valore pari al maggiore tra il valore dell'area esposto nel bilancio dell'esercizio di acquisto e il valore che si ottiene applicando al valore complessivo i coefficienti forfettari del 20% o 30%.

Ne consegue che se il valore d’iscrizione in bilancio del terreno risulta superiore a quello forfettario, il dato civilistico assumerà valenza anche ai fini fiscali, con conseguente allineamento tra la disciplina civilistica e quella fiscale.

Viceversa, se il valore d’iscrizione in bilancio del terreno risulta inferiore a quello forfettario, il dato civilistico sarà irrilevante ai fini fiscali nel qual contesto al terreno andrà comunque attribuito un valore forfettario, 20-30%. Il conseguente un disallineamento, con riflessi sulla fiscalità differita, è da gestire in sede di Unico.

Immobili già posseduti

Per i fabbricati acquistati prima dell'adozione del nuovo Oic sorge la necessità di effettuare la separazione, se non operata in precedenza, del valore del terreno da quello del fabbricato. Detta separazione operata in bilancio non assumerà valenza ai fini fiscali. In particolare, il criterio che prevede di attribuire al terreno il maggiore tra il valore di iscrizione in bilancio e quello determinato forfettariamente trova applicazione solo nel caso in cui la separazione in bilancio viene effettuata nell'esercizio di acquisto. Se la separazione viene operata successivamente, in applicazione del nuovo Oic, il valore del terreno, salvo il caso dell'acquisto autonomo, può essere determinato solo forfettariamente. Si rendono opportune due considerazioni. La prima considerazione riguarda il caso in cui in sede di separazione di bilancio venga attribuito al terreno un valore maggiore rispetto a quello fiscalmente ammesso. Ciò significa che di contro, il valore civilistico del fabbricato è inferiore a quello fiscale con ammortamento civilistici inferiori a quelli fiscalmente ammessi. Non potendo operare la deduzione extracontabile dei maggiori ammortamenti fiscali, il maggior valore fiscale del terreno sarà recuperato in sede di cessione del fabbricato. In caso di cessione, si ricorda, la cessione dell'area comprensiva del fabbricato genera un’unica plus/minusvalenza, con conseguente rilevanza anche del costo fiscale dell'area (circolare n. 11/E del 2007). La seconda considerazione riguarda il regime fiscale da riservare alla sopravvenienza attiva che si genera nel momento in cui la separazione in bilancio del valore del terreno comporti, contabilmente, la parziale eliminazione del fondo di ammortamento. La sopravvenienza dovrebbe essere detassata fino a concorrenza dell'importo riferito al fondo non dedotto in alimentato con ammortamenti (almeno quello dei terreni) ripresi a tassazione in sede di Unico.

 

 

6) Imu agricola: scadenza congelata

Il Tar del Lazio non ha confermato il primo stop ai pagamenti. L’unica soluzione resta un chiarimento del governo.

La Camera di consiglio del Tar Lazio che il 21 gennaio 2015 si è riunita per decidere il destino dell’Imu agricola non ha confermato la sospensiva dell’obbligo di pagamento, ma pare che abbia confermato le pesanti censure al decreto di Economia, Interno e Politiche agricole, facendo presagire una bocciatura nel merito se il governo non lo ritoccherà.

Dunque, nessuna sospensione della scadenza per il versamento dell'IMU sui terreni agricoli, fatta salva l’ipotesi di un intervento normativo last minute. Il TAR del Lazio ha infatti confermato il termine del 26 gennaio 2015 previsto per il versamento dell’imposta relativa al 2014.

I proprietari di terreni agricoli, con tutta probabilità, dovranno pertanto procedere al versamento dell’imposta, con applicazione delle modalità stabilite dal citato DM 28 novembre 2014, con cui sono stati ridefiniti criteri di esenzione in attuazione dell’articolo 22, comma 2, D.L. n. 66/2014.

Il decreto, in particolare, ha riscritto l’elenco contenuto nella circolare ministeriale n. 9 del 14 giugno 1993, cui si fa riferimento per l’applicazione dell’esenzione prevista ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera h), D.Lgs. n. 504 del 1992.

In base al nuovo provvedimento, l’esenzione totale dall’IMU è limitata ai soli Comuni con altitudine superiore ai 600 metri sui livelli del mare, mentre in presenza di un’altitudine compresa tra i 281 e i 600 metri l’esclusione è limitata ai coltivatori diretti iscritti alla previdenza agricola e gli imprenditori agricoli professionali. Il punto di riferimento per la verifica dei requisiti in questione è rappresentato dall’Elenco comuni italiani, pubblicato dal’ISTAT.

La scadenza originariamente stabilita per il versamento era fissata al 16 dicembre 2014, tuttavia per effetto delle numerose critiche alle disposizioni contenute nel DM 28 novembre 2014, il Governo (attraverso un decreto convertito nella legge di stabilità 2015) ha deciso il rinvio al 26 gennaio 2015, impegnandosi a modificare i criteri applicativi.

Stando alle ultime anticipazioni, l’esecutivo sarebbe intenzionato a ripristinare l’esenzione sulla base dell’elenco dei Comuni montanti elaborato dall’ISTAT ai sensi della legge n. 991/1952, ristabilendo la totale esenzione per i terreni agricoli montani ed escludendo dal versamento gli agricoltori professionali nei Comuni parzialmente montani.

Resta da chiarire, a questo punto, se il correttivo riguarderà esclusivamente il 2015 oppure se, come auspicabile, l’applicazione sarà retroattiva.

 

 

7) Le Entrate su Twitter

@Agenzia_Entrate, un anno su Twitter. Notizie e aggiornamenti fiscali in tempo reale a più di 10mila follone. Nell’agenda social 2015 nuovi servizi interattivi

Primo compleanno per il Fisco in 140 caratteri. Più di 10mila follower hanno scelto di seguire il profilo social delle Entrate, per restare al passo, anche via mobile, con novità, eventi istituzionali e aggiornamenti fiscali. Un trend positivo, che rafforza il pieno impegno dell’Agenzia nel segno della semplificazione e della ricerca di nuove soluzioni di ascolto e dialogo con i contribuenti. Proprio nell’ottica di rafforzare il filo diretto con i cittadini, nel corso dell’anno il profilo Twitter istituzionale si arricchirà di nuove soluzioni interattive con gli utenti. La nuova finestra di comunicazione in tempo reale, infatti, rappresenta non solo un canale di diffusione delle novità fiscali, ma soprattutto una preziosa occasione di scambio con i cittadini, un termometro della percezione dell’utenza che, attraverso segnalazioni e suggerimenti, supporta l’Amministrazione in una logica di miglioramento continuo.

Dal live tweeting ai servizi online, l’agenda dei cinguettii fiscali è user-oriented

I contenuti dei tweet spaziano in diverse aree tematiche: dalle attività istituzionali alla copertura di eventi, anche in live tweeting, dai servizi online per i cittadini ai contenuti divulgativi - anche multimediali - per agevolare, ad esempio, gli utenti interessati ai bonus fiscali, dagli aggiornamenti su documentazione di prassi alle novità fiscali di risonanza internazionale, rilanciate anche in lingua inglese per gli utenti stranieri. La selezione dei contenuti da pubblicare è modulata tenendo conto delle esigenze di informazione sollevate dagli stessi utenti, in un approccio user-oriented.

Una sfida social tutta a costo zero

Il nuovo volto social dell’Agenzia, dal profilo Twitter @Agenzia_Entrate al canale YouTube Entrate in Video, è disegnato interamente in house, a costo zero. Questa scelta s’inquadra in una volontà più ampia di valorizzare le risorse interne e di mettersi in gioco direttamente per consolidare un rapporto di fiducia e vicinanza con i cittadini utenti.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 6 del 22 gennaio 2015)

 

 

8) Adempimenti per la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli valevoli per l’anno 2014

L’Inps,con la circolare n. 9 del 22 gennaio 2015, spiega gli adempimenti che devono eseguire le aziende.

Gli elenchi nominativi annuali valevoli per l’anno 2014 dovranno essere pubblicati entro il 31 marzo 2015. Ciò ai sensi dell’articolo 38, commi 6 e 7, della legge n. 111 del 15 luglio 2011 (cfr. circolare n. 104 del 5/08/2011), la notifica dei suddetti elenchi avverrà mediante pubblicazione telematica sul sito Internet dell’Istituto entro il mese di marzo dell’anno successivo a quello di riferimento.

Riconoscimento del beneficio ai fini dell’iscrizione negli elenchi anagrafici valevoli per l’anno 2014

Il beneficio consiste nel riconoscimento, ai fini previdenziali ed assistenziali, in aggiunta alle giornate di lavoro prestate, di un numero di giornate necessarie al raggiungimento di quelle lavorative effettivamente svolte alle dipendenze dei medesimi datori di lavoro nell’anno precedente a quello di fruizione dei benefici di cui al già citato all’articolo 1, comma 3, del D.Lgs. n. 102/04; si precisa che, al fine della fruizione per l’anno 2014 del citato beneficio, il lavoratore deve essere stato occupato per almeno cinque giornate presso un’impresa agricola di cui all’articolo 2135 del codice civile.

Il beneficio si applica anche ai piccoli coloni e compartecipanti familiari.

Adempimenti delle aziende

Le aziende interessate dovranno trasmettere per via telematica la dichiarazione di calamità direttamente o avvalendosi degli intermediari autorizzati.

L’applicazione è raggiungibile, nella sezione “Servizi Online”, con la dicitura “dichiarazione di calamità aziende agricole” ed è fruibile con le consuete modalità di accesso dell’invio telematico del Dmag-Unico.

Le dichiarazioni di calamità devono fare riferimento alle aree delimitate ai sensi dell’articolo 1, comma 1079, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, così come da decreti/delibere regionali.

Per la concessione del beneficio ai piccoli coloni e compartecipanti familiari, i concedenti devono presentare istanza cartacea come da fac-simile allegato (allegato 1).

La trasmissione telematica o cartacea, dovrà avvenire entro la data del 6 febbraio p.v., per dar modo alle Sedi di procedere alla validazione delle domande entro il 16 febbraio 2015.

Per la corretta compilazione dell’istanza si rimanda al manuale allegato alla citata circolare n. 57 del 14 aprile 2009.

Adempimenti delle sedi

In INTRANET – Servizi per l’Agricoltura – SUBORDINATI – è aperta la procedura DDC (Dichiarazioni Di Calamità) che consente la validazione delle dichiarazioni di calamità inviate.

Si ricorda che dall’opzione “Valutazione Dichiarazioni di Calamità”, cliccando sul campo ‘Info’, l’operatore abilitato procede alla valutazione dei dati trasmessi dall’azienda (verifica del decreto/delibera di Giunta Regionale di calamità ai sensi dell’articolo 1, comma 1079, delle legge 27 dicembre 2006, n. 296, già inserito in procedura a cura delle Direzioni Regionali).

Per la validazione delle domande ai fini del beneficio in oggetto, le sedi dovranno fare riferimento esclusivamente ai decreti/delibere Regionali che delimitano i territori ai sensi del già citato articolo 1, comma 1079, della Legge n. 296/2006.

L’operatore prende in carico l’istanza e procede all’approvazione o reiezione della stessa cliccando sul pulsante ‘Salva e continua’.

Nel caso di reiezione è obbligatorio compilare il campo “Motivazioni del rigetto” per completare l’esito dell’operazione.

Le istanze sono consultabili dall’opzione del Menù principale “Consultazione dichiarazione di calamità” da dove è possibile stampare il file PDF dell’esito dell’operazione.

Le istanze cartacee dei concedenti i terreni a piccola colonia o compartecipazione familiare dovranno essere acquisite manualmente.

Le operazioni descritte devono essere completate entro il 16 febbraio 2015.

 

 

9) Esenzione Iva per la concessione della disponibilità dello stadio di calcio

Secondo la Corte di Giustizia UE (sentenza 22 gennaio 2015, C-55/14), in materia di IVA, in via di principio, non si configura quale “locazione di immobili” esenti la concessione, a titolo oneroso, della disponibilità di uno stadio di calcio sulla base di un contratto di usufrutto che riservi al proprietario diritti e prerogative, prevedendo la prestazione, da parte di quest’ultimo, di una serie di servizi (manutenzione, pulizia e i messa a norma) che rappresentino l’80% del corrispettivo contrattualmente previsto.

La concessione, a titolo oneroso, della disponibilità di uno stadio di calcio sulla base di un contratto che riservi taluni diritti e prerogative al proprietario e preveda la prestazione, da parte di quest’ultimo, di una serie di servizi - di manutenzione, di pulizia e di messa a norma - che rappresentino l’80% del corrispettivo contrattualmente previsto, non costituisce, in linea di principio, una “locazione di beni immobili” ai sensi della Sesta direttiva IVA. Tale valutazione spetta al giudice del rinvio.

Nella causa C-55/14, la Corte di Giustizia si è pronunciata in materia di esenzione IVA, circa la possibilità di configurare quale locazione d’immobili esenti la concessione della disponibilità dello stadio di calcio operata, tramite una convenzione, da parte della proprietaria a una società di calcio.

In particolare, la Régie communale autonome du stade Luc Varenne gestisce uno stadio acquistato pagando 6milioni e 400mila euro, cui si è aggiunta l’IVA (1 milione 350mila euro). Dopo la convenzione, la Régie ha portato interamente in detrazione l’IVA gravante sull’acquisto degli impianti, ma l’amministrazione finanziaria belga ha emanato un’ingiunzione di pagamento dell’IVA per la parte illegittimamente portata in detrazione, ritenendo che la concessione della disponibilità di talune installazioni dello stadio all’RFCT dovesse essere considerata, alla luce della convenzione conclusa con la Régie, quale locazione immobiliare, con conseguente esenzione dall’IVA.

Secondo la giurisprudenza UE, la caratteristica fondamentale della nozione di “locazione di beni immobili” (direttiva IVA) è che conferisce alla controparte contrattuale, per una durata convenuta e dietro corrispettivo, il diritto di occupare un immobile come proprietario e di escludere qualsiasi altro soggetto dal beneficio di tale diritto.

Per valutare se una convenzione ricada in tale nozione, occorre considerare sia tutte le caratteristiche dell’operazione sia le circostanze in cui essa si svolge.

In merito, l’elemento decisivo è la natura oggettiva dell’operazione, a prescindere dalla qualificazione che le parti ne danno.

Per aversi locazione di un bene immobile ai sensi della direttiva IVA (art. 13, parte B, lettera b) è necessario che siano soddisfatte tutte le condizioni che caratterizzano tale operazione (cessione dal proprietario al locatario del diritto di occupare il suo bene e di escluderne altre persone, in cambio di un canone di locazione per una durata convenuta).

Niente prospetto per il frazionamento delle plusvalenze

Frazionamento delle plusvalenze anche senza l’apposito prospetto. Secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 991 del 21 gennaio 2015), dovrebbe essere sufficiente che tale frazionamento si possa evincere dalla dichiarazione dei redditi.

Ai fini della determinazione del reddito di impresa, nell’ambito delle cessioni a titolo oneroso e delle relative fattispecie assimilate, è possibile frazionare le plusvalenze realizzate in un massimo di cinque esercizi, nei casi in cui i beni (materiali o immateriali) siano posseduti da almeno tre anni. La norma, inoltre, prevede esplicitamente che la scelta del frazionamento delle plusvalenze venga effettuata nella dichiarazione dei redditi. Nel caso in cui la dichiarazione non sia presentata, la plusvalenza concorre a formare il reddito per l’intero ammontare nell’esercizio in cui è stata realizzata. In sostanza, a determinate condizioni, possono essere oggetto di frazionamento le plusvalenze sulla cessione di beni d’impresa che si calcolano come differenza tra il corrispettivo o l’indennizzo conseguito, al netto degli oneri accessori di diretta imputazione, e il costo non ammortizzato.

La scelta di frazionare le plusvalenze presenta alcuni vincoli:

- le quote devono essere costanti (se, ad esempio, è stata scelta la ripartizione in cinque esercizi, a ciascuno di essi deve essere imputato il 20% del reddito);

- la scelta per la rateazione è irrevocabile, nel senso che, una volta effettuata, vincola il contribuente.

Amministratori con più tutele

Le spese personali eccessive possono essere riferite solo all'imprenditore individuale dichiarato fallito e non all'amministrazione della società. In base a questo principio l'amministratore che spende i soldi della società in viaggi vacanze risponde di bancarotta fraudolenta per distrazione e non del meno grave reato di bancarotta semplice. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2799 del 21 gennaio 2015, respinge il ricorso dell’amministratore unico di un’agenzia di viaggi, dichiarata fallita, condannato per bancarotta fraudolenta per aver speso, insieme all'amministratore di fatto e ai rispettivi amici e parenti un totale di 75mila euro in vacanze senza documentarle. La Cassazione conferma la decisione della Corte d’appello che aveva escluso la possibilità di far scattare la bancarotta semplice.

 

 

10) Credito d’imposta dopo l’avvenuta abolizione dell’imposta di fabbricazione sui fiammiferi

Comunicazione da effettuare entro il 31.01.2015. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con il comunicato del 21 gennaio 2015, detta le istruzioni operative per fruire del credito d’imposta.

Dal 2015 è abolita l’imposta di fabbricazione sui fiammiferi. Ai soggetti, diversi dai commercianti al dettaglio, che alla data del 31 dicembre 2014 detengono fiammiferi ad imposta già assolta, è riconosciuto un credito pari all’ammontare dell’imposta stessa. Per fruirne, devono comunicare all’Agenzia delle Dogane e dei monopoli - entro il termine del 31 gennaio 2015 - la quantità e il valore delle rimanenze al 31 dicembre 2014, nonché l'entità del credito oggetto di compensazione, che è pari all’ammontare dell’imposta di fabbricazione già assolta sui prodotti in rimanenza al 31 dicembre 2014.

Per effetto del D.Lgs. n. 188/2014, recante disposizioni in materia di tassazione dei tabacchi lavorati, dei loro succedanei, nonché di fiammiferi, in attuazione della legge delega fiscale, è stata abolita - a decorrere dal 1° gennaio 2015 - l’imposta di fabbricazione sui fiammiferi. Ai soggetti diversi dai commercianti al dettaglio che, alla data del 31 dicembre 2014, detengano fiammiferi ad imposta già assolta al momento dell’introduzione dei prodotti, è riconosciuto un credito pari all’ammontare della stessa imposta.

Fruizione del credito

In particolare, per fruire del credito i soggetti sono tenuti a comunicare, entro il 31 gennaio 2015, al competente Ufficio dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, la quantità e il valore delle rimanenze al 31 dicembre 2014, nonché l'entità del credito oggetto di compensazione, che è pari all’ammontare dell’imposta di fabbricazione già assolta sui prodotti in rimanenza al 31 dicembre 2014.

Non sono previste particolari formalità per l’effettuazione della comunicazione: deve essere sottoscritta ai sensi del D.P.R. n. 445/200 dal rappresentante legale e deve contenere, distintamente per tipo e marca di fiammiferi, la quantità, il valore e l’imposta di fabbricazione, con l’indicazione dell’avvenuto assolvimento o meno. Inoltre deve riportare l’ammontare complessivo del credito di imposta, che deve corrispondere alla somma dei singoli importi dell’imposta di fabbricazione assolta indicati nella comunicazione.

Non danno luogo al credito i prodotti in rimanenza al 31 dicembre 2014, per i quali non sia stata già assolta l’imposta, ossia i prodotti nazionali, per i quali non sia stata effettuata la cessione ai diretti consumatori o utilizzatori o alle ditte esercenti il commercio che ne effettuano la rivendita.

La comunicazione al competente Ufficio dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, costituisce titolo di credito fruibile in compensazione ai sensi dell'art. 17, D.Lgs. n. 241/1997.

Per tutte le cessioni di fiammiferi effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2015, prosegue ancora l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, non risulta più applicabile il regime (c.d. “monofase”) dell’imposta sul valore aggiunto previsto dall’art. 74, comma 1, lettera b), D.P.R. n. 633/1972, essendo venute meno le fattispecie dallo stesso previste.

Pertanto, a decorrere dal 1° gennaio 2015 alle cessioni di fiammiferi è da ritenere applicabile il regime plurifase dell’imposta sul valore aggiunto.

L’abolizione dell’imposta di fabbricazione fa venir meno anche il regime tariffario dei fiammiferi, per cui non è più necessaria l’iscrizione in tariffa dei relativi tipi e marche.

I prodotti sui quali sia stato già applicato il contrassegno di Stat, potranno essere commercializzati fino ad esaurimento delle relative scorte. Dal 1° gennaio 2015 è venuto meno, quindi, l’obbligo di applicazione dei contrassegni sulle confezioni destinate alla vendita al pubblico. Eventuali scorte di contrassegni potranno essere avviate a distruzione.

Documenti e registri contabili previsti dalla normativa vigente fino al 31 dicembre 2014, infine, devono essere conservati per un periodo di 10 anni dall’ultima registrazione.

 

 

11) Incentivi all'investimento in start-up innovative in caso di sottoscrizione di quote per il tramite di società fiduciarie

Investimenti in start-up innovative: agevolazioni ok, anche se “indiretti”. L’interposizione di una fiduciaria non è di ostacolo all’applicazione dei benefici fiscali in capo al fiduciante, sempre che sussistano tutti i presupposti richiesti dalla disciplina.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 9/E del 22 gennaio 2015, torna a occuparsi delle start-up innovative, disciplinate dagli articoli da 25 a 29 del Dl 179/2012 (“decreto crescita-bis”). In particolare, il documento di prassi fornisce chiarimenti in merito alla possibilità di usufruire delle agevolazioni fiscali concesse agli investitori nel capitale sociale di società start-up innovative, ai sensi dell’articolo 29 del citato decreto, nel caso di sottoscrizione di quote per il tramite di una società fiduciaria.

Per agevolare la nascita e la crescita di start-up innovative, con l’articolo 29 del

“decreto crescita-bis”, è stata introdotta un’agevolazione fiscale in favore degli investitori nel capitale sociale di tali società. La misura di favore, notificata alla Commissione europea in ottemperanza alla disciplina comunitaria sugli aiuti di Stato, ha ricevuto l’ok dell’Esecutivo comunitario, che ha dichiarato l’aiuto compatibile con il mercato interno, ai sensi dell’articolo 107 del Tfue.

Con il decreto attuativo del 30 gennaio 2014, emanato di concerto dal ministro dell’Economia e delle Finanze e dal ministro dello Sviluppo economico, sono state dettate le modalità applicative dell’incentivo.

Nello specifico, l’articolo 29 riconosce ai soggetti che effettuano conferimenti in denaro, iscritti alla voce del capitale sociale e della riserva sovrapprezzo delle azioni o quote di una start-up innovativa, un’agevolazione fiscale ai fini delle imposte sui redditi, sotto forma di:

- detrazione di imposta, in favore degli investitori soggetti Irpef

- deduzione dal reddito complessivo, per gli investitori soggetti Ires.

Con la risoluzione odierna, l’Agenzia delle Entrate ribadisce quanto già precisato in precedenti documenti di prassi in merito alla materia dei negozi fiduciari, confermando che l’intestazione fiduciaria di azioni o quote non modifica l’effettivo proprietario dei beni, identificabile sempre e comunque nel fiduciante.

La società fiduciaria risulta, di conseguenza, fiscalmente trasparente nei rapporti intercorrenti tra il socio fiduciante e l’Amministrazione finanziaria, con la conseguenza che i redditi derivanti dalla partecipazione, nonché eventuali misure agevolative, sono direttamente riferibili ai soci effettivi.

Con la risoluzione 9/2015 viene, pertanto, chiarito che l’interposizione di una società fiduciaria tra la start-up innovativa e i soci non rappresenta di per sé causa ostativa per l’applicazione delle agevolazioni in capo al fiduciante, a condizione che sussistano tutti i presupposti richiesti dalla relativa disciplina.

In merito a questi ultimi, vengono forniti, inoltre, chiarimenti anche in relazione al regime pubblicitario che le start-up innovative devono osservare per accedere alla disciplina di favore loro riservata.

Infatti, una società, per qualificarsi come start-up innovativa e accedere alla disciplina di favore prevista dalla sezione IX del Dl 179/2012 (oltre a rispettare le condizioni fissate dall’articolo 25, comma 2 ed essere in possesso dei requisiti “cumulativi” di cui all’articolo 25, comma 2, lettere da b a g, nonché di almeno uno dei requisiti “alternativi” richiesti dalla successiva lettera h), è tenuta a iscriversi nella sezione speciale del registro delle imprese, appositamente istituita presso la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, ai sensi del comma 8 dell’articolo 25.

A tal proposito, l’Agenzia specifica che l’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese dedicata alle start-up innovative può non essere contestuale all’iscrizione della società nella sezione ordinaria. Allo stesso tempo, però, viene precisato che, per poter usufruire dell’agevolazione di cui all’articolo 29, è necessario che l’iscrizione nella sezione speciale venga effettuata in tempo utile affinché la start-up innovativa possa rilasciare all’investitore la certificazione (richiesta dalla decisione della Commissione europea e dall’articolo 5 del decreto attuativo) necessaria per poter fruire dell’incentivo all’investimento in start-up innovative nel periodo d’imposta di spettanza, ossia in quello in corso alla data di deposito dell’atto costitutivo nella sezione ordinaria.

Come già chiarito con la circolare 16/2014, infatti, sotto il profilo temporale, nel caso di sottoscrizione di quote del capitale sociale di una start-up innovativa, il diritto a fruire dell’agevolazione per il soggetto conferente matura nel periodo di imposta in corso alla data di deposito dell’atto costitutivo della start-up innovativa per l’iscrizione nella sezione ordinaria.

Da ultimo, la risoluzione, nel ribadire quanto chiarito con la circolare 16/2014 in merito alla condizione di cui al comma 3, lettera d, dell’articolo 2 del decreto attuativo – secondo cui sono agevolabili solo i conferimenti posti in essere da soggetti che prima di effettuare l’investimento non possiedono partecipazioni superiori al 30% – evidenzia che tale condizione preclusiva in sede di costituzione non può mai verificarsi, in quanto, prima della costituzione, i soci fondatori non possono vantare nessuna partecipazione nella costituenda società.

 

 

12) Esonero contributivo triennale per studi professionali

Per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato effettuate dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015 sono previsti importanti esoneri contributivi. La Fondazione studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, con approfondimento del 21 gennaio 2015, esamina la normativa e i punti di criticità, fornendo le soluzioni per la corretta applicazione della nuova formula assuntiva.

L’art. 1, comma 118 della legge di Stabilità 2015 introduce una forma di riduzione del carico contributivo delle aziende al fine di promuovere forme di occupazione stabile.

Sono interessati i datori di lavoro privati indipendentemente dal settore di appartenenza, compreso il settore agricolo. La norma facendo riferimento ai “datori di lavoro” attrae nel campo di applicazione della disposizione anche gli studi professionali, anche se organizzati in forma associata.

 

Vincenzo D’Andò