Diario fiscale del 20 gennaio 2015: certificazione unica, una semplificazione che complica

 

Indice:

 1) In mancanza di invito l’accertamento fiscale è nullo

 2) Calo di liquidità per le aziende con lo Split Payment

 3) Transazioni commerciali: tasso interesse da applicare a favore dei creditori nei casi di ritardato pagamento  

 4) Niente più obbligo di comunicazione per l’impronta dell’archivio informatico

 5) IRAP: determinazione della base imponibile ed aliquota applicabile ai CONFIDI

 6) Trattamento fiscale delle plusvalenze derivanti da cessione di contratto preliminare

 7) F24: istituite causali contributo per enti bilaterali

 8) Giochi: versamento della somma per ciascun punto di raccolta di scommesse oggetto di regolarizzazione fiscale

 9) Certificazione Unica 2015, una semplificazione che complica

10) Incentivo assunzioni personale altamente qualificato: chiarimenti dal Mise

 

 

 1) In mancanza di invito l’accertamento fiscale è nullo

Se manca l’invito del fisco, l’accertamento fiscale è nullo. È, dunque, nullo l’accertamento senza l’invito scritto ai chiarimenti sulla contestata elusione fiscale anche se il contribuente ha reso dichiarazioni in sede di ispezione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 693 del 16 gennaio 2015, ha respinto gli ultimi due motivi del ricorso presentati dall’Agenzia delle entrate.  Per il Collegio di legittimità, nessuna dichiarazione resa agli agenti in sede di accesso o verifica può sostituire le formalità sancite dall’articolo 37-bis del dpr 600/1973. “La norma”, ricorda la Suprema Corte, “prevede espressamente che l’avviso di accertamento è emanato, a pena di nullità, previa richiesta al contribuente, anche mediante invio di lettera raccomandata, di chiarimenti da inviare per iscritto entro 60 giorni dalla data di ricezione della richiesta”. La disposizione prevede, quindi, a pena di nullità, che prima dell’emanazione dell’avviso di accertamento, vi sia la richiesta al contribuente di chiarimenti. È inoltre necessaria la specifica motivazione dell’atto, anch’essa a pena di nullità, in relazione alle giustificazioni fornite dal contribuente. A questo punto appare dunque evidente che, nel pieno rispetto del principio del contraddittorio, la richiesta di chiarimenti all’imprenditore concorra alla formazione della valutazione da parte delle Entrate, circa il fine elusivo delle operazioni e che, pertanto, non possano ritenersi alla stessa equipollenti l’attività svolta dai verbalizzanti in sede di verifica e le eventuali dichiarazioni rese in tale sede dal contribuente.

Motivazioni anche in fotocopia

Al contrario, non è nulla la sentenza le cui motivazioni ricalcano il contenuto di un atto di parte senza aggiungere niente di “originale”. Si tratta delle controdeduzioni depositate dall’Agenzia delle entrate nel giudizio di appello. Le Sezioni unite civili, con la sentenza n. 642 del 16 gennaio 2015, hanno fatto chiarezza negando che un verdetto fotocopia possa essere sintomo di un difetto di imparzialità del giudice. Purché in tal modo “risultino comunque attribuibili al giudicante ed esposte in maniera chiara, univoca ed esaustiva, le ragioni sulle quali la decisione è fondata”. Quello che conta, rilevano i giudici, non è che le decisioni e le motivazioni siano inedite ma che il giudizio e l’individuazione delle argomentazioni che lo sostengono siano attribuibili al giudice.

 

 

2) Calo di liquidità per le aziende con lo Split Payment

Il 1 gennaio 2015 si è dato il via al c.d. Split Payment, il meccanismo introdotto con la Legge di Stabilità 2015, che prevede, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da Fornitori privati nei confronti della Pubblica Amministrazione, il versamento dell’imposta da parte degli enti.

Esclusioni

Restano esclusi dallo split payment coloro che sono soggetti a ritenuta alla fonte sulle prestazioni e coloro che già applicano il reverse charge.

Chiarimenti sull’efficacia temporale

Il MEF, con il comunicato stampa n. 7 del 09.01.2015, è intervenuto rendendo noto…

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