Diario fiscale del 14 gennaio 2015: la marca da bollo cambia look

Pubblicato il 14 gennaio 2015



la marca da bollo cambia look: pronti i nuovi contrassegni a prova di falsificazione; split payment: in vigore dal 1° gennaio 2015; in discreto aumento le nuove partite Iva grazie al regime fiscale di vantaggio; richiesta di accesso alle prestazioni integrative FTA di sostegno al reddito; risoluzione per lavoratori assunti a tempo indeterminato da Agenzie di somministrazione; sgravio contributivo sulle retribuzioni di produttività per i dirigenti; INPS: le prime risposte ai quesiti dei Consulenti del Lavoro; ok alle agevolazione alle cooperative purché le riserve ai soci siano indivisibili

 Indice:

 1) La marca da bollo cambia look: pronti i nuovi contrassegni a prova di falsificazione

 2) Split payment: in vigore dal 1°  gennaio 2015

 3) In discreto aumento le nuove partite Iva grazie al regime fiscale di vantaggio

 4) Richiesta di accesso alle prestazioni integrative FTA di sostegno al reddito

5) Risoluzione per lavoratori assunti a tempo indeterminato da Agenzie di somministrazione

 6) Sgravio contributivo sulle retribuzioni di produttività per i dirigenti

 7) INPS: le prime risposte ai quesiti dei Consulenti del Lavoro

 8) Ok alle agevolazione alle cooperative purché le riserve ai soci siano indivisibili

 

 

 1) La marca da bollo cambia look: pronti i nuovi contrassegni a prova di falsificazione

Adesso sarà ancora più difficile alterare o falsificare le marche da bollo. Con il provvedimento, firmato il 12 gennaio 2015 dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, è stata, infatti, approvata la nuova grafica, a prova di truffa, per i contrassegni emessi dai tabaccai per la riscossione dell’imposta di bollo, del contributo unificato e del contributo amministrativo per il rilascio del passaporto.

Più sicurezza con il nuovo layout

Le etichette, realizzate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, hanno la stessa forma e dimensione di quelle emesse fin ora, cambia, invece, il colore del fondo che diventa celeste al posto dell’attuale verde, per via dei nuovi inchiostri dotati di maggiori caratteristiche di sicurezza che ne ostacolano l’alterazione e la falsificazione. Le etichette con la vecchia grafica potranno essere utilizzate dai tabaccai per emettere i contrassegni fino all’esaurimento delle scorte.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 2 del 12 gennaio 2015)

 

 

 2) Split payment: in vigore dal 1° gennaio 2015

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti (FNC), con una nota operativa pubblicata il 13 gennaio 2015, ha inteso approfondire le regole operative del meccanismo dello split payment, introdotto dalla Legge di stabilità 2015, in attesa che si pronunci l’Amministrazione finanziaria.

Dallo scorso 1° Gennaio è entrato in vigore il particolare meccanismo c.d. split payment, il quale prevede per le cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti della P.A. che l’imposta sia versata in ogni caso dagli enti stessi secondo modalità e termini fissati con decreto del ministro dell'economia.

Ciò è previsto dalla lettera b) del comma 629 della Legge di Stabilità 2015 (L. 190/2014, pubblicata sulla G.U. n. 300 del 29 dicembre 2014, S.O. n. 99) che ha introdotto nell’ambito del D.P.R. 633/1972 il nuovo art. 17 – ter nel D.P.R. 633/1972, rubricato “Operazioni effettuate nei confronti di enti pubblici”.

Soggetti della P.A. destinatari della nuova disposizione

In primo luogo viene chiarito quali sono i soggetti della P.A. destinatari della nuova disposizione.

Il nuovo art. 17-ter, comma 1, del D.P.R. 633/1972 fa riferimento alle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dello Stato, degli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, degli enti pubblici territoriali e dei consorzi tra essi costituiti ai sensi dell'articolo 31 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, degli istituti universitari, delle aziende sanitarie locali, degli enti ospedalieri, degli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza.

Dovrà essere chiarito se l’elencazione effettuata della norma sia tassativa o sia invece possibile effettuare l’estensione per analogia ad altri enti pubblici.

Analogamente a quanto previsto per la normativa sulla esigibilità differita, ex art. 6, comma 5, D.P.R. 633/1972, l’elenco previsto dalla norma non sarebbe estendibile per analogia ad altri enti pubblici, salvo che il decreto del ministro dell’economia, per pure esigenze di gettito, non effettui un’interpretazione estensiva della norma.

Split payment per tutti gli acquisti della PA

Viene confermato che il nuovo strumento riguarda gli acquisti effettuati dai suddetti enti pubblici sia che agiscono nelle loro vesti istituzionali che commerciali.

Il dubbio sorgeva giacché la norma fa riferimento al caso in cui gli enti pubblici in questione “non sono debitori d'imposta ai sensi delle disposizioni in materia d'imposta sul valore aggiunto”.

Nel comunicato stampa del MEF n. 7 del 09.01.2015 (che anticipa il decreto attuativo attualmente in fase di definizione) viene chiarito che lo split payment si applica alle pubbliche amministrazioni acquirenti di beni e servizi, ancorché non rivestano la qualità di soggetto passivo dell’IVA.

Si conferma dunque la rigorosa lettura della norma che assoggetta allo split payment tutti gli acquisti effettuati dalla P.A., sia che agiscano nella veste istituzionale che commerciale, ad eccezione di quelli per i quali l’ente è debitore d’imposta in quanto soggetto agli obblighi di reverse charge.

Sono escluse, ai sensi del comma 2 dell’art. 17-ter, D.P.R. 633/1972, i compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito.

Gestione contabile delle operazioni

Per quanto riguarda la gestione contabile delle operazioni, il fornitoreemetterà fattura, per le operazioni poste in essere a partire dal 1° gennaio, con la rivalsa dell’IVA, e pare che debba indicare la circostanza che tale imposta non verrà mai incassata ai sensi dell’art. 17-ter del D.P.R. 633/1972 (split payment); l’imposta indicata in fattura verrà regolarmente registrata in contabilità dal cedente, e andrà stornata o contestualmente alla registrazione della fattura o con un’apposita scrittura dal totale del credito accesso verso l’ente pubblico.

Efficacia temporale delle nuove disposizioni

L’elemento che aveva generato maggiore incertezza per operatori e amministrazioni riguardava l’efficacia temporaledelle nuove disposizioni e più in particolare la gestione del periodo transitorio.

A tal proposito, la norma fa riferimento alle operazioni la cui esigibilità dell’Iva sorge dal 1° gennaio 2015.

Il disposto normativo sollevava dubbi in merito alle operazioni con emissione di fatture in regime di esigibilità differita ai sensi dell’articolo 6, comma 5 del DPR 633/72 effettuate nel 2014 con incasso successivo al 1° gennaio 2015.

Infatti, generalmente, nei rapporti tra imprese e PA è frequente l’utilizzo del regime IVA ad esigibilità differita, ex art. 6, comma 5 del DPR 633/72, con cui si rinvia l’esigibilità dell’imposta al momento del pagamento del corrispettivo da parte della PA. Sono frequenti i casi di fatture emesse in regime di esigibilità differita nel 2014, il cui incasso avverrà soltanto nel 2015.

In tali casi si poneva il problema se applicare o meno lo split payment all’atto del pagamento della P.A..

L’applicazione del disposto normativo faceva supporre che tali operazioni ricadessero nel c.d. split payment e, pertanto, al cedente/prestatore, all’atto del pagamento da parte della P.A., post 1° gennaio 2015, fosse erogato l’importo del corrispettivo indicato in fattura al netto dell’Iva, la quale sarebbe stata corrisposta all’erario direttamente dal soggetto Pa beneficiario delle cessione/prestazione: è quest’ultimo che, in luogo del fornitore, provvede al versamento dell’imposta secondo le modalità e i termini che verranno fissati con il decreto ministeriale.

Tuttavia, con il comunicato stampa n. 7 del 09.01.2015, il MEF ha reso noto che “nello schema di decreto di attuazione viene precisato che il meccanismo della scissione dei pagamenti si applica alle operazioni fatturate a partire dal 1° gennaio 2015, per le quali l’esigibilità dell’imposta si verifichi successivamente alla stessa data”.

Con tale previsione, si modifica il testo normativo che fa riferimento alle operazioni la cui esigibilità dell’Iva sorge dal 1° gennaio 2015.

A seguito dei citati chiarimenti, lo split payment:

- non si applica alle operazioni fatturate entro il 31.12.2014, comprese quelle in regime di esigibilità differita ai sensi dell’articolo 6, comma 5 del DPR 633/72 effettuate nel 2014 con incasso successivo al 1° gennaio 2015;

- si applica alle operazioni fatturate a partire dal 1° gennaio 2015 per le quali l’esigibilità dell’imposta si verifichi successivamente a tale data.

In sostanza:

- le fatture emesse nel 2014 continuano a soggiacere al regime naturale dell’esigibilità differita di cui all’articolo 6, comma 5 del Dpr 633/72,

- quelle emesse a partire dal 2015 sono invece sottoposte allo split payment.

In merito all’esigibilità dell’imposta, si prevede altresì che, per le operazioni soggette al meccanismo della scissione dei pagamenti, l’imposta divenga esigibile al momento del pagamento della fattura ovvero, su opzione dell’amministrazione acquirente, al momento della ricezione della fattura.

Cessione del credito effettuata nel 2014: niente split payment

Per quanto riguarda invece eventuali cessioni di crediti nei confronti della PA relativi a fatture ad esigibilità differita, ceduti anteriormente al 1° gennaio 2015, queste sono escluse dal meccanismo dello split payment in quanto il nuovo meccanismo si applica esclusivamente alle fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2015 per le quali l’esigibilità dell’imposta si verifica successivamente a tale data.

Modalità di versamento dell’IVA da parte degli enti pubblici

Altro dubbio riguardava le modalità pratiche di versamento dell’IVA da parte degli enti pubblici.

Infatti, in mancanza del decreto a cui è demandata la fissazione delle modalità e dei tempi di esecuzione del versamento dell’Iva non pagata in forza dello split payment, era ipotizzabile che i soggetti della Pa avessero dovuto mantenere sospeso il versamento dell’imposta, senza essere sottoposti a conseguenze sanzionatorie.

Tale ipotesi viene confermata nel comunicato stampa del Mef, che prevede che “fino all’adeguamento dei sistemi informativi relativi alla gestione amministrativo contabile delle pubbliche amministrazioni interessate e, in ogni caso, non oltre il 31 marzo 2015, le stesse amministrazioni accantonino le somme occorrenti per il successivo versamento dell’imposta, che deve comunque essere effettuato entro il 16 aprile 2015”.

Successivamente a tale data, viene stabilito che il versamento dell’imposta possa essere effettuato, a scelta della pubblica amministrazione acquirente, con le seguenti modalità:

a) utilizzando un distinto versamento dell’IVA dovuta per ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile;

b) in ciascun giorno del mese, con un distinto versamento dell’IVA dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile in tale giorno;

c) entro il giorno 16 di ciascun mese, con un versamento cumulativo dell’IVA dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile nel mese precedente.

 

 

 3) In discreto aumento le nuove partite Iva grazie al regime fiscale di vantaggio

Grazie al regime fiscale agevolato si registra un deciso aumento (+15) del numero delle partite Iva esistenti.

Lo rende noto un comunicato del Mef del 12 gennaio 2015. Ecco tutti i particolari dall’osservatorio sulle partite IVA.

Sintesi dell’aggiornamento dei dati di novembre 2014

Nel mese di novembre sono state aperte 38.351 nuove partite Iva ed in confronto al corrispondente mese dello scorso anno si registra un deciso incremento, pari al 15,5%, dovuto all’aumento di adesioni al regime fiscale di vantaggio (11.917 soggetti, +84% rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente).

L’andamento osservato può essere stato influenzato dalla novità contenuta nella legge di stabilità 2015, che ha introdotto - a partire dal 2015 - il nuovo regime forfetario in sostituzione del preesistente regime fiscale di vantaggio. La legge di stabilità dispone anche che le partite IVA in essere al primo gennaio 2015 con il “vecchio” regime avrebbero potuto continuare ad operare secondo tale modalità, ed è quindi possibile che alcuni soggetti abbiano anticipato l'apertura della partita IVA entro la fine del 2014, ritenendo il regime allora in vigore più vantaggioso per la propria attività.

La distribuzione per natura giuridica mostra che il 71,7% del totale delle nuove aperture di partita Iva riguarda persone fisiche, il 21,8% società di capitali ed il 5,7% società di persone. Seguono i “non residenti” e le “altre forme giuridiche”, che rappresentano complessivamente quasi l’1% delle nuove aperture. Rispetto al mese di novembre 2013, si osserva un aumento di avviamenti per tutte le forme giuridiche: più evidente per le persone fisiche (+19,8%), a seguito della novità normativa sopra descritta, che riguarda esclusivamente le persone fisiche, più contenuto per le società di capitali (+6,9%) e le società di persone (+3,5%).

Riguardo alla ripartizione territoriale delle aperture, il 42,1% si è registrato al Nord, il 22,8% al Centro e il 34,9% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente evidenzia tutte le Regioni in attivo: gli incrementi maggiori si rilevano nella Provincia Autonoma di Bolzano (+56,9%), in Molise (+24,7%) e in Lombardia (+23,6%), quelli meno consistenti in Abruzzo (+2,2%), nella Provincia di Trento (+3,5%) e in Valle d’Aosta (+4,5%).

In base alla classificazione per settore produttivo, il commercio continua a registrare il maggior numero di avviamenti di partite Iva con il 24,8% del totale, seguito dalle attività professionali con il 15,9% e dall’alloggio/ristorazione con il 9%. Rispetto al mese di novembre 2013, tra i settori principali, si osservano forti incrementi relativi ad attività professionali (+84,5%), sanità (+78,4%).

e servizi d’informazione (+39%), settori dove la variazione normativa sul regime forfetario incide maggiormente, mentre tra i pochi settori in calo si notano l’agricoltura (-6,9%), i trasporti (-5,4%) e le costruzioni (-1,9%).

La ripartizione relativa alle persone fisiche mostra che il 61,4% di aperture di partite Iva si è registrato tra gli appartenenti al genere maschile. Il 52,8% viene avviato da giovani fino a 35 anni ed il 32% da soggetti di età compresa nella fascia dai 36 ai 50 anni. In confronto con il corrispondente mese dello scorso anno, le classi di età registrano aumenti decrescenti con l’aumentare dell’età (la classe “oltre i 65 anni” è l’unica in calo). Il significativo aumento nella classe al di sotto dei 35 anni (+30%) è anch’esso dovuto alla novità normativa sul regime forfetario, in quanto il vecchio regime di vantaggio poteva essere mantenuto anche oltre i cinque anni da soggetti giovani fino al compimento del 35° anno di età.

 

 

4) Richiesta di accesso alle prestazioni integrative FTA di sostegno al reddito (CIGS, solidarietà mobilità): Casella di posta elettronica Istituzionale

Con circolare n. 102/2007, si è provveduto a disciplinare le modalità di accesso alle prestazioni del Fondo Speciale del Trasporto aereo, disponendo, in particolare, al punto 1 della parte seconda, che la richiesta deve essere redatta su supporto cartaceo utilizzando il modello pubblicato sul sito internet dell’Istituto.

In ossequio al disposto del D.L. n.78 del 31 maggio 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 che ha previsto per la presentazione di denunce, istanze, atti, rivolte anche agli enti previdenziali l’utilizzo esclusivo dei sistemi telematici (Determinazioni Presidenziali n. 75 del 30/7/2010 e n. 277 del 27/06/2011), l’Istituto con messaggi n. 4560/2013 e n. 4411/2014 ha già dettato apposite disposizioni per l’inoltro in via telematica delle domande relative al finanziamento degli interventi formativi erogati dal FTA.

Ai fini dell’attuazione del citato disposto normativo e ad integrazione e parziale modifica della citata Circolare n. 102/2007, a decorrere dal 1° febbraio 2015, anche le richieste di accesso alle prestazioni integrative FTA di sostegno al reddito (CIGS, solidarietà e mobilità) con la relativa annessa documentazione, dovranno essere presentate dalle aziende esclusivamente a mezzo della Casella di Posta Istituzionale avente la seguente denominazione intestata alla Filiale di Coordinamento di Roma EUR:

Eventuali richieste di accesso inoltrate in modalità cartacea, successivamente alla decorrenza del termine indicato, non potranno essere più acquisite e, conseguentemente, istruite.

La citata Casella di Posta Istituzionale, dovrà essere, altresì, utilizzata dalle aziende per comunicare o ricevere informative relative alla fase del procedimento istruttorio delle predette domande di accesso.

E’ ovviamente in facoltà delle aziende utilizzare la predetta casella di Posta anche prima della suindicata data del 1° febbraio 2015.

(Inps, messaggio n. 196 del 12 gennaio 2015)

 

 

5) Risoluzione per lavoratori assunti a tempo indeterminato da Agenzie di somministrazione

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 1 del 12 gennaio 2015, ha risposto ad un quesito del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro, in merito alla applicabilità dell’art. 7 della L. n. 604/1066, alle ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo da parte di un’agenzia di somministrazione, di lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, occupati in ambito di gara pubblica per servizi di somministrazione di lavoro per 36 mesi.

Più in particolare viene richiesto quale disciplina trovi applicazione, tenuto conto che l’art. 22, comma 4, del D.Lgs. n. 276/2003, indica che “le disposizioni di cui all’art. 4 della L. n. 223/1991, non trovano applicazione anche nel caso di fine lavori connessi alla somministrazione a tempo indeterminato. In questo caso trovano applicazione l’articolo 3 della L. n. 604/1966, e le tutele del lavoratore di cui all’articolo 12“.

Sulla problematica è questa la risposta del Ministero:

“…Ciò premesso, l’art. 22, comma 4, del D.Lgs. n. 276/2003 sembra tuttavia escludere l’applicabilità della procedura di licenziamento collettivo per le agenzie di somministrazione, per i casi in cui il recesso riguardi i lavoratori assunti a tempo indeterminato, anche se la fine dei lavori corrisponda alla cessazione dei servizi di somministrazione a tempo determinato in ambito di gara pubblica. Del resto, con tale disposizione, il Legislatore ha in qualche modo equiparato tali fattispecie a quelle già previste dall’art. 4, comma 14, della L. n. 223/1991, secondo il quale “il presente articolo non trova applicazione nel corso di eccedenze determinate da fine lavoro nelle imprese edili e nelle attività stagionali e saltuarie, nonché per i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato“.

Lo stesso art. 22, comma 4, tuttavia, per l’ipotesi suddetta, richiama l’applicabilità degli artt. 3 e 12 della L. n. 604/1966, i quali rispettivamente forniscono la nozione di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e fanno salve le più favorevoli condizioni previste dai contratti collettivi e dagli accordi sindacali, senza escludere che i medesimi licenziamenti debbano seguire la procedura prevista dall’art. 7 della stessa L. n. 604/1966, peraltro introdotta dalla L. n. 92/2012 e quindi successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 276/2003.

Pertanto, in linea con quanto già chiarito con il precedente interpello n. 27/2013, si ritiene che per le ipotesi oggetto dell’interpello in esame, trovi applicazione la procedura di cui all’art. 7 della L. n. 604/1966 e non quella di cui agli artt. 4 e 24 della L. n. 223/1991.”.

 

 

6) Sgravio contributivo sulle retribuzioni di produttività per i dirigenti

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 2 del 12 gennaio 2015, ha risposto ad un quesito di FederManager, in merito alla disciplina dello sgravio contributivo applicabile alle retribuzioni di produttività di cui all’art. 2, D.M. 14 febbraio 2014. In particolare, sulla possibilità che di tale agevolazione possano fruire anche i lavoratori rientranti nella “categoria dei dirigenti“.

Il Ministero riguardo la questione circa l’applicabilità dello sgravio contributivo ai lavoratori rientranti nella “categoria dei dirigenti“, ha evidenziato che nella vigente normativa non sembrano riscontrarsi disposizioni che escludano tale categoria di prestatori dall’agevolazione; peraltro, anche dall’esame delle norme di cui al citato Decreto non si rinvengono disposizioni ostative ad un’interpretazione estensiva ai fini della concessione del beneficio ai suddetti lavoratori in quanto il reddito, come detto, non costituisce un limite per l’accesso all’agevolazione.

Sotto un profilo più generale, del resto, si può osservare che il dirigente ricopre un ruolo strategico in funzione del miglioramento della produttività e di ogni altro fattore utile alla competitività dell’azienda e pertanto una parte della quota retributiva allo stesso spettante va ad incidere sui fattori summenzionati, ovvero sugli “incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione ed efficienza organizzativa“, utili per la fruizione del beneficio contributivo.”.

 

 

7) INPS: le prime risposte ai quesiti dei Consulenti del Lavoro

Nell’ambito del rapporto di collaborazione istituzionale che il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha con l’Inps, è stato avviato un nuovo servizio di risposta a quesiti specifici che pervengono direttamente dai Consulenti del Lavoro.

Queste le prime risposte che l’Inps ha fornito:

Ticket licenziamento

Si chiede di conoscere se il contributo e’ dovuto anche nei casi di:

- trasferimento d’azienda, con passaggio dipendenti senza soluzione di continuità

- passaggio di dipendenti, senza soluzione di continuità, ma senza trasferimento d’azienda

RISPOSTA

Come chiarito dall’Istituto nella circolare n. 44/2013, la previsione contenuta nell’articolo 2. c. 31 della L.92/12 introduce un nesso tra il contributo (c.d ticket di licenziamento) e il teorico diritto all’ASpI da parte del lavoratore il cui rapporto di lavoro a T.I. è stato interrotto. Conseguentemente, i datori di lavoro saranno tenuti all’assolvimento della contribuzione in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto generi in capo al lavoratore il teorico diritto alla nuova indennità, a prescindere dall’effettiva percezione della stessa.

Il “teorico diritto” alla prestazione ( che prescinde quindi dall’effettivo possesso dei requisiti di assicurazione e contribuzione richiesti nelle concrete fattispecie) si configura, in linea generale, nei confronti del lavoratore il cui rapporto di lavoro a tempo indeterminato sia stato interrotto e si trovi, pertanto, in stato di disoccupazione come definito dall’art. 1. co. 2, lett. c), D.lgs. n. 181/2000.

Tanto premesso, con riferimento alla casistica prospettata, si osserva quanto segue.

Nel trasferimento d’azienda, con passaggio dipendenti senza soluzione di continuità ex art. 2112, c.c,  il rapporto di lavoro continua con l’acquirente.. Quindi, non verificandosi alcuna interruzione di rapporto di lavoro,  il datore di lavoro alienante non è obbligato al versamento del contributo ex art. 2, co. 31, legge n. 92/2012.

L’ipotesi di passaggio di dipendenti  da un datore di lavoro ad altro, senza trasferimento d’azienda e in assenza di una interruzione del rapporto di lavoro, può avvenire laddove si proceda alla cessione del contratto ex art. 1406 cod.civ. In questo caso – pacificamente ammesso in dottrina e giurisprudenza – si realizza una fattispecie di successione nel rapporto di lavoro, con il consenso espresso del lavoratore, il quale continua la prestazione della propria opera alle dipendenze del cessionario ( Cass. n. 5062/1989). La cessione del contratto di lavoro subordinato, che avvenga nell’osservanza delle disposizioni di cui  agli artt. 1406 -1410 cod. civ, analogamente al trasferimento d’azienda, non determina l’interruzione del sottostante rapporto di lavoro. Ne deriva che, laddove connotata nei termini descritti, non fa sorgere nel cedente l’obbligo del versamento del contributo ex art. 2, co. 31, legge n. 92/2012.

Apprendistato

in caso di contratto di apprendistato cessato al termine del periodo formativo (tre anni), il lavoratore in questione avrebbe il diritto di precedenza per nuove assunzioni per stesse mansioni?

RISPOSTA

Un apprendista non matura un diritto di precedenza alla sua riassunzione, in quanto la funzione propria di tale contratto è quella di formare un soggetto: quindi, se al termine del periodo formativo cessa il rapporto e si vuole assumere un lavoratore con una professionalità già formata non si può considerare la cessazione del rapporto di apprendistato una condizione ostativa al riconoscimento dei benefici contributivi.

Calcolo dell’ULA

Nel calcolo della base occupazionale nella circolare 11113, si parla anche di conteggiare i contratti a tempo determinato.

Ora nella disciplina comunitaria si fa sempre riferimento solo al lavoro stagionale che com’è noto è altra cosa. Perché l’istituto include nel calcolo della media anche i lavoratori a termine?

RISPOSTA

Sia la circolare 111 che la circolare 131 comprendono espressamente il rapporto a tempo determinato nella base di computo della forza media, ai fini della valutazione dell’incremento netto dell’occupazione; la disciplina comunitaria (art. 2, par. 1, numero 13, reg 800/2008) precisa: “«numero di dipendenti»: il numero di unità di lavoro-anno  (ULA), vale a dire il numero di lavoratori occupati a tempo pieno durante un anno, conteggiando il lavoro a tempo parziale e il lavoro stagionale come frazioni di ULA”; sembra conforme alla ratio delle disposizioni di cui si tratta, ritenere che il lavoratore genericamente a termine – anche se non espressamente menzionato dal paragrafo citato – non debba valere 1 ma una frazione di 1, in relazione al periodo di vigenza del rapporto nell’intervallo di tempo da considerare.

Assunzioni lavoratori in CIGS

La normativa prevede che gli incentivi per l’assunzione dei lavoratori in CIGS spettano per quei  lavoratori in CIGS da almeno 3 mesi e dipendenti di aziende beneficiarie di CIGS da almeno 6 mesi.

Nel caso fosse rispettato solo il primo requisito, cioè quello dei lavoratori in cassa integrazione da 3 mesi, ma poiché la fonte normativa che disciplina i contratti di solidarietà e la CIGS è la medesima, è possibile estendere le agevolazioni  anche a questi lavoratori considerando che  per l’azienda di provenienza erano  stati  autorizzati   i contratti di solidarietà?

RISPOSTA

NO, perché le due condizioni previste del DL 148/93 (3 mesi del lavoratore inazienda con 6 mesi di Cig a zero ore) vanno rispettate entrambe.

Criteri per l’inoltro delle comunicazioni PEC ai contribuenti

Quali sono i criteri con i quali viene scelto l’indirizzo pec  a cui inviare le note di rettifica o i preavvisi di irregolarità?

RISPOSTA

Le logiche sono diverse in funzione del prodotto.  In sintesi: il Preavviso viene inviato all’intermediario mentre la Nota di Rettifica viene inviata all’azienda.

In dettaglio la sequenza “gerarchica” dei tentativi che vengono effettuati per reperire una PEC valida:

PREAVVISO

RETTIFICHE

Il risultato quindi è in funzione dell’aggiornamento del dato PEC nei nostri archivi

Esonero della contribuzione aggiuntiva dell’1,40%

Qual’ è l’esatta codifica da inserire per segnalare nell’Uniemens , ai fini dell’esonero della contribuzione aggiuntiva dell’1,40%, l’assunzione da parte delle imprese stagionali così definite dall’ avviso comune del turismo del 12/6/08?

RISPOSTA

L’addizionale ASpI non è dovuta per gli stagionali assunti dal 01.01.2013 al 31.12.2015, per attività definite da avvisi comuni e da CCNNLL stipulati entro il 31.12.2011. A tal fine è stato istituito apposito carattere G. <Qualifica3> di <DenunciaIndividuale> del flusso UniEmens.

Sgravi contrattazione II livello

Il file per la richiesta degli Sgravi contrattazione II livello, per l’anno 2013 doveva essere inviato tra il 9/7/2014 e il 7/8/2014. Se tale file per un disguido informatico non fosse pervenuto all’Inps, nei termini sopracitati, sarebbe comunque possibile trasmetterlo successivamente?

RISPOSTA

Lo sgravio contributivo sulle retribuzioni di secondo livello contrattuale – che nella prassi ha sostituito, ormai dal 2008, l’abrogata decontribuzione – soggiace a una serie di regole – che, sostanzialmente, sono dettate dall’impianto normativo a supporto del beneficio e dalle previsioni del decreto ministeriale che, annualmente, rende operativa la disposizione introdotta dalla legge 247/2007 e  resa stabile dalla legge di riforma del mercato del lavoro.

Tra le più significative condizioni  che riguardano il beneficio, vanno ricordate:

- il contingentamento delle risorse disponibili;

- l’iter procedurale;

- la previsione per cui, sulla base dei risultati del monitoraggio, sia possibile pervenire a una rideterminazione della misura del limite massimo della retribuzione contrattuale su cui operare lo sgravio; ai sensi di quanto disposto dal DM, detta rimodulazione può realizzarsi attraverso apposita conferenza dei servizi tra le amministrazioni interessate, indetta ai sensi dell’art. 14  della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modifiche ed integrazioni.

Il DM  14 febbraio 2014  – come, peraltro, tutti i precedenti – nell’affidare la gestione dello sgravio all’Istituto, ha precisato (art. 4, c. 1) che “L’ammissione allo sgravio di cui all’art. 2, comma 1, avviene a decorrere dal sessantesimo giorno successivo a quello fissato dall’INPS quale termine unico per la trasmissione delle istanze.”

Anche per l’incentivo riferito ai premi corrisposti nel 2013, l’Inps ha dato ad aziende e intermediari un congruo arco temporale (dal 09/07/2014 al 07/08/2014 – quindi un mese) per l’invio delle domande.

Come anticipato,  lo sgravio è finanziato con risorse contingentate e, in relazione a questo, non è possibile derogare ai termini stabiliti.

Ciò, sia con riguardo ai possibili controinteressati – che potrebbero legittimamente opporsi a qualsiasi intervento con cui l’Inps – al di fuori dei tempi, dei criteri e delle modalità stabilite nel DM – riaprisse la possibilità di riformulare la domanda telematica con conseguente erosione delle somme residuate, sia  in quanto, nei fatti, con riguardo alle ultime annualità, le somme non spese sono già state destinate ad altri fini (vedi da ultimo quanto previsto dall’art. 40, c. 2, lettera e) del DL 12.09.2014 n° 133,  e DDL stabilità 2015)

In considerazione di quanto precede, la partita relativa alle autorizzazioni del 2013 non può che definirsi conclusa secondo quanto  reso noto dall’Istituto riguardo ai soggetti ammessi al benefico.

Procedura concorsuale

Il credito del lavoratore viene ammesso allo stato passivo per il TFR come chirografario. Si chiede se il Fondo di garanzia del TFR in questo caso procederà comunque nell’ammettere il credito in privilegio ai sensi dell’art. 2751 bis c.c.

RISPOSTA

La norma che disciplina l’intervento del Fondo di garanzia del TFR (art. 2 della L. 297/82) menziona il privilegio di cui devono godere i crediti di lavoro nella parte relativa alla surroga, prevedendo che « (…) Il  fondo  è surrogato  di  diritto  al lavoratore o ai  suoi  aventi  causa  nel  privilegio  spettante  sul patrimonio

dei datori di lavoro ai sensi degli  articoli  2751-bis  e 2776 del codice civile per le somme da esso pagate».

I crediti di lavoro ai sensi dell’art. 2751 bis c.c. hanno privilegio generale sui beni mobili, tuttavia l’art. 93, comma 4 LF (come modificato dal d.lgs. 169/2007) prevede che, se la domanda di ammissione al passivo non contiene l’indicazione del titolo di prelazione del credito, questo venga considerato chirografario. E’ quindi possibile che crediti di lavoro, per loro natura privilegiati, vengano ammessi come chirografari.

Il mancato riconoscimento del privilegio del credito ha effetti importanti in sede di riparto delle somme ricavate dalla liquidazione dell’attivo fallimentare in quanto i creditori chirografari vengono soddisfatti dopo i creditori privilegiati (art. 111 LF).

Al fine dell’intervento del Fondo di garanzia, pertanto, è necessario che il credito sia stato ammesso in privilegio anche per non pregiudicare le concrete possibilità di recupero delle somme anticipate.

Per completezza dell’informazione si segnala che in rari casi, riguardanti per lo più i dirigenti, il Giudice Delegato, in sede di accertamento del credito, non riconoscendo la natura subordinata del rapporto di lavoro, ha ammesso il credito per TFR in chirografo. in questi casi, ovviamente, al fine dell’intervento del Fondo di garanzia manca il presupposto fondamentale dell’essere il beneficiario lavoratore dipendente.

 

 

8) Ok alle agevolazione alle cooperative purché le riserve ai soci siano indivisibili

Per una società cooperativa, ai fini del godimento delle agevolazioni fiscali, è necessario che le riserve non siano distribuibili tra i soci neppure all’atto dello scioglimento della società e, quindi, che nello statuto siano previsti vincoli di destinazione degli utili prodotti, tali da rendere impossibile la loro distribuzione ai soci, sia durante la vita della società che all’atto del suo scioglimento.Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18738/2014.

La vicenda giudiziaria riguarda l’impugnazione da parte di una Banca di un avviso di accertamento relativo all’anno di imposta 1982, con cui l’Amministrazione finanziaria riteneva insussistenti i presupposti per il godimento delle agevolazioni fiscali previste per le società cooperative e recuperava a tassazione quanto dovuto. Nell’ambito del giudizio, la Commissione tributaria centrale, in accoglimento del ricorso presentato avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale, riconosceva il diritto della Banca di godere delle agevolazioni fiscali previste per le società cooperative e, per l’effetto, annullava l’atto impugnato. Avverso la predetta pronuncia proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate al fine di far valere, in particolare, la violazione dell’articolo 12 della legge 16 dicembre 1977 n. 904, secondo il quale “Fermo restando quanto disposto nel titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973 n. 601, e successive modificazioni ed integrazioni, non concorrono a formare il reddito imponibile delle società cooperative e dei loro consorzi le somme destinate alle riserve indivisibili, a condizione che sia esclusa la possibilità di distribuirle tra i soci sotto qualsiasi forma, sia durante la vita dell’ente che all'atto del suo scioglimento”.

 

Vincenzo D’Andò