Diario quotidiano del 13 gennaio 2015: San Marino torna in white list

Pubblicato il 13 gennaio 2015



bonus assunzioni qualificate: chiarimenti dal Mise; la Repubblica di San Marino è nella “white list”; la decadenza del potere di accertamento; Sabatini bis: nuove regole già operative; frodi carosello: responsabilità in solido; infortuni in itinere: nuovo intervento dell’Inail; rimborsi Iva: esonero dalla garanzia retroattivo; Consob: modificato il Regolamento Emittenti; F24: istituite due causali contributo; i comuni non possono istituire autonomamente l’IMUS

 

Indice:

1) Bonus assunzioni qualificate:  chiarimenti dal Mise

 2) La Repubblica di San  Marino è nella “white list”

 3) Rimborsi Iva: esonero dalla  garanzia retroattivo

 4) Sabatini bis: nuove regole già  operative

 5) Frodi carosello: responsabilità  in solido

 6) Infortuni in itinere: nuovo intervento dell’Inail

 7) Rimborsi Iva: esonero dalla   garanzia retroattivo

 8) Consob: modificato il   Regolamento Emittenti

 9) Modello F24: istituite due causali   contributo

 10) I comuni non possono istituire   autonomamente l’IMUS

 

 

1) Bonus assunzioni qualificate: chiarimenti dal Mise

Bonus assunzioni qualificate anche con sostituzione del lavoratore. Il Mise ha fornito ulteriori chiarimenti e definisce le risorse disponibili per il 2013. Il Ministero dello sviluppo economico, con la circolare n. 828 del 9 gennaio 2015, fornisce ulteriori istruzioni e chiarimenti sulle modalità di presentazione delle istanze e sulla corretta fruizione del credito d’imposta per le assunzioni di personale altamente qualificato di cui all’art. 24 del D.L. 83/2012.

Inoltre, con decreto 9 gennaio 2015, vengono definite le risorse disponibili per tali assunzioni in relazione all’anno 2013 (pari complessivamente a 59.645.626 euro, di cui due milioni di euro riservati alle start up innovative e incubatori d’impresa e tre milioni di euro alle imprese con sede o unità locali nei territori colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012). Al riguardo, si ricorda che per accedere all’agevolazione relativamente ai costi sostenuti nel 2013, le imprese interessate devono presentare le istanze a partire da lunedì 12 gennaio.

La citata circolare n. 828/2015 fornisce chiarimenti con particolare riferimento ai motivi di revoca dell’agevolazione.

In merito al mancato incremento dell’occupazione complessiva (riferita solo ai dipendenti a tempo indeterminato) dell’impresa beneficiaria nei due (per le PMI) o tre anni successivi a quello in cui è intervenuta l’assunzione per la quale si fruisce del credito d’imposta, viene precisato che per la verifica di tale condizione, occorre fare riferimento, come dato occupazionale complessivo iniziale, al numero dei dipendenti a tempo indeterminato dell’impresa rilevato dal bilancio approvato dal CdA, ed esposto nella Nota integrativa, relativo all’esercizio precedente a quello in cui è intervenuta l’assunzione. Per le imprese che nella nota integrativa non hanno indicato il dato occupazionale e per le imprese non tenute alla redazione del bilancio, il dato va rilevato dal Libro unico del lavoro, indicando il numero totale dei dipendenti a tempo indeterminato in essere al 31 dicembre.

La circolare richiama, pertanto, l’attenzione delle imprese e, in particolare, del soggetto certificatore, in sede di compilazione delle istanze, ad inserire correttamente tale dato desumendolo dalla documentazione aziendale. Con i medesimi criteri, il soggetto certificatore provvederà a desumere dalla documentazione aziendale il dato occupazionale che dovrà essere comunicato, ai fini della verifica del mantenimento del credito d’imposta, relativo ai due, o tre, esercizi successivi a quello dell’assunzione. Il mancato rispetto di tale condizione, si ricorda, determina la revoca totale del credito d’imposta concesso, con l’obbligo di restituzione degli importi già fruiti, maggiorati come per legge.

Specifico motivo di revoca è rappresentato, inoltre, dal mancato mantenimento del rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato del personale altamente qualificato per il quale si fruisce del credito d’imposta, per almeno due anni, per le PMI, e per almeno tre anni per le imprese di grande dimensione. Al riguardo, la circolare precisa che, fermo restando l’incremento occupazionale, nel caso in cui il credito d’imposta sia stato concesso per l’assunzione di più dipendenti, l’eventuale mancata conservazione parziale dei nuovi posti di lavoro per i quali si fruisce del credito d’imposta determina la revoca parziale del credito concesso, con riferimento ai singoli dipendenti per i quali il rapporto di lavoro non è stato conservato.

Viene, inoltre, ribadito che l’eventuale mancata conservazione del rapporto di lavoro relativo al profilo altamente qualificato può non costituire causa di revoca dalle agevolazioni qualora il dipendente cessato venga sostituito, entro 60 giorni, da una figura professionale avente le stesse caratteristiche di cui all’art. 2, comma 1, lettere a) e b) del DM 23 ottobre 2013. In tal caso, l’impresa dovrà darne tempestiva comunicazione al Ministero, trasmettendo all’indirizzo PEC cipaq@pec.sviluppoeconomico.gov.it una specifica istanza, redatta secondo lo schema di cui all’Allegato 1 alla circolare in commento, firmata digitalmente dal legale rappresentate dell’impresa unitamente alla dichiarazione del soggetto certificatore, redatta secondo lo schema di cui all’Allegato 2. Viene, altresì, precisato che l’eventuale variazione del costo aziendale relativo al nuovo assunto, in sostituzione del precedente cessato, rileva solo ai fini di un’eventuale riduzione del credito d’imposta già concesso.

Certificazione contabile da aggiornare entro 30 giorni: Viene, infine, precisato che anche per le nuove istanze presentate a partire dal 12 gennaio in merito alle assunzioni di personale altamente qualificato nell’anno 2013, occorre rispettare il termine di 30 giorni dalla ricezione del decreto di concessione del credito d’imposta per l’inserimento, nella piattaforma informatica, del primo aggiornamento della certificazione contabile. Per gli esercizi successivi, l’aggiornamento della certificazione dovrà essere effettuato entro 90 giorni dall’approvazione del bilancio ovvero, per le imprese che non sono tenute all’approvazione del bilancio, entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello a cui si riferisce la certificazione.

 

2) La Repubblica di San Marino è nella “white list”

San Marino entra nella “white list”. E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio 2015, il Decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze del 29 dicembre 2014 che accoglie il Titano tra gli Stati collaborativi.

In tal modo la Repubblica di San Marino è stata inclusa nella “white list” di cui al DM 4 settembre 1996 e successive modifiche e integrazioni.

È, quindi, giunto al termine il processo di “normalizzazione” dei rapporti tra l’Italia e la Repubblica del Titano che, dopo anni turbolenti e caratterizzati da non poche controversie, si è concluso prima con l’esclusione di San Marino dalla “black list” contenuta nel DM 23 gennaio 2002, rilevante sia ai fini della deducibilità dei costi derivanti da operazioni con imprese sanmarinesi (art. 110 comma 10 del TUIR) che del monitoraggio delle operazioni IVA con le stesse (art. 1 del DL 40/2010), e dalla black list di cui al DM 4 maggio 1999 in materia di trasferimento della residenza fiscale delle persone fisiche, e ora con l’inclusione di San Marino nella white list.

La white list contenuta nel DM 4 settembre 1996 e successive modifiche e integrazioni individua gli Stati o territori con i quali è attuabile lo scambio di informazioni ai sensi delle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni.La lista in questione era stata emanata in attuazione delle disposizioni contenute nell’art. 6 del DLgs. n. 239 del 1° aprile 1996, finalizzate ad escludere dall’imposizione sostitutiva sugli interessi delle obbligazioni e dei titoli dei c.d. “grandi emittenti” quei proventi “percepiti da soggetti residenti in Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni”.

Essa è poi stata utilizzata anche nell’ambito di altre disposizioni fiscali, in primo luogo dell’assoggettamento ad imposizione sostitutiva del 12,50% (poi passata al 20% e successivamente al 26%) prevista dall’art. 1 del medesimo decreto per gli interessi dei titoli e delle obbligazioni dei grandi emittenti le cui azioni sono negoziate nei mercati regolamentati di Stati dell’Unione e dello Spazio Economico Europeo che siano contestualmente inclusi nella predetta white list; altri ambiti riguardano, ad esempio, la presunzione di residenza in Italia dei trust istituiti in Stati diversi da quelli con i quali è attuabile lo scambio di informazioni, nei casi previsti dall’art. 73 comma 3 del TUIR, o il regime applicabile ai proventi derivanti dalla partecipazione a OICVM di diritto estero (art. 10-ter comma 1 e 9 della L. n. 77 del 23 marzo 1983).

 

3) La decadenza del potere di accertamento

La decadenza del potere di accertamento va eccepita dal contribuente con il primo atto introduttivo del giudizio, non potendosi sollevare d'ufficio dal giudice.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 171 del 9 gennaio 2015. L’Agenzia delle entrate aveva rideterminato la plusvalenza derivante dalla cessione di un’azienda e aveva accertato così il maggior reddito a una società e di conseguenza ai soci. I provvedimenti erano stati impugnati prima davanti ai giudici tributari provinciali e poi a quelli di appello che avevano confermato la legittimità degli avvisi. Il caso finiva in Cassazione dove i giudici, confermando le sentenze di merito, affermavano che il termine di decadenza stabilito a carico dell'ufficio tributario per l'esercizio del potere impositivo ha natura sostanziale.

Omessi versamenti: la sede effettiva individua il giudice

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 535 del 9 gennaio 2015, ha stabilito che la competenza territoriale del giudice per il reato di omesso versamento delle ritenute si determina in base alla sede effettiva dell’impresa, intesa come centro dell'attività prevalente amministrativa e direttiva.

Accogliendo il ricorso del contribuente i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza e rinviato gli atti al pm. Secondo la Suprema Corte, la competenza per territorio per il reato di omesso versamento delle ritenute è da individuarsi nel luogo in cui il reato è consumato. Tale luogo di consumazione coincide con quello in cui si compie l'omissione del versamento. Questo luogo è individuabile nella sede effettiva dell’impresa.

 

4) Sabatini bis: nuove regole già operative

Sabatini bis: Dal 1° gennaio 2015 le nuove regole di accesso agli aiuti. Il Ministero dello Sviluppo economico, con la circolare n. 71299 del 24 dicembre 2014, ha adeguato le disposizioni operative che regolano la concessione dei finanziamenti per l'acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte di piccole e medie imprese (c.d. “Sabatini bis”) alle nuove disposizioni introdotte dai regolamenti comunitari di esenzione (UE) n. 651/2014 (nuovo GBER) e n. 702/2014 (settori agricolo e forestale e zone rurali), entrati in vigore il 1° gennaio 2015.

A tal fine è stata modificata e integrata la circolare n. 4567/2014, disciplinante l’agevolazione in commento; tra le novità inserite si segnala la possibilità, per le imprese estere con sede in uno Stato Membro che non hanno una sede operativa in Italia, di presentare la domanda di agevolazione.

In tal caso, in sede di trasmissione della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante l’avvenuta ultimazione dell’investimento, l’impresa estera dovrà attestare l’avvenuta attivazione all'interno del territorio nazionale della sede operativa presso la quale ha realizzato l'investimento e la conseguente iscrizione al Registro delle imprese di riferimento.

Le nuove regole per usufruire dello strumento agevolativo volto al sostegno degli investimenti in beni strumentali (nuovi macchinari, impianti e attrezzature) delle Pmi (Sabatini bis) sono entrate in vigore dal 1° gennaio 2015. Dal nuovo anno, infatti, sono operativi i nuovi regolamenti comunitari di esenzione n. 651/2014 (generale) e n. 702/2014 (settori agricoli, forestale e zone rurali) e, dunque, è ora necessario adeguare le disposizioni operative che regolano la concessione della agevolazioni alle nuove norme comunitarie.

A tal proposito è intervenuto il Ministero dello Sviluppo Economico, con la citata circolare n. 71299/2014, con la quale vengono fornite le istruzioni utili per l’applicazione, a decorrere dal 1° gennaio 2015, delle nuove disposizioni operative, che vanno ad adeguare le precedenti indicazioni contenute nel documento di prassi n. 4567 del 10 febbraio 2014. Fa eccezione il settore della pesca, per il quale il nuovo regolamento di esenzione non è stato ancora adottato.

Dunque, anche le imprese estere che non hanno una sede operativa in Italia possono, da quest’anno, presentare domanda di agevolazione. In sede di trasmissione della dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante l’ultimazione dell’investimento, l’impresa estera dovrà, però, provare anche l’avvenuta attivazione nello stato italiano di una propria sede operativa, con conseguente iscrizione al registro delle imprese.

Le agevolazioni sono concesse previa verifica del rispetto dell’intensità di aiuto massima, nei limiti e alle condizioni previste dal Regolamento GBER oppure per le imprese agricole dal regolamento n. 702/2014.

Gli investimenti devono essere avviati successivamente alla presentazione della domanda di accesso al contributo, mentre per il settore agricolo è necessario attendere il provvedimento di concessione degli aiuti.

Il Mise, nella nuova circolare, specifica cosa si intende per “avvio dell’investimento”. Con riferimento alla recente normativa comunitaria, per avvio si deve considerare la data di inizio dei lavori di costruzione oppure la data del primo impegno giuridicamente rilevante ad ordinare attrezzature o di qualsiasi altro impegno che renda irreversibile l’investimento. Viceversa, l’acquisto del terreno e i lavori preparatori, come per esempio la richiesta di permessi o la realizzazione di studi di fattibilità, non costituisce avvio dei lavori.

Le richieste di erogazione degli aiuti devono essere compilate esclusivamente in formato digitale, utilizzando la procedura informatica proposta dal Ministero, avvalendosi anche della nuova modulistica resa disponibile nella specifica sezione del sito Mise.

 

5) Frodi carosello: responsabilità in solido

Responsabilità in solido al fine di contrastare le cd. frodi carosello. Il contribuente deve, quindi, fornire idonea documentazione per dimostrare la sua estraneità oggettiva e la non connessione con il mancato pagamento dell’Iva da parte del debitore principale. È legittima la cartella di pagamento emessa ai sensi dell’articolo 60-bis del Dpr 633/1972, che stabilisce il principio di responsabilità solidale, da parte del cessionario, nel pagamento dell’Iva, in caso di mancato versamento dell’imposta da parte del cedente, per cessioni di beni effettuate a prezzi inferiori al loro valore normale (Ctr Venezia sentenza 1595 del 16 ottobre 2014). Incombe sul ricorrente l’onere di provare che il prezzo inferiore dei beni è stato determinato in ragione di eventi o situazioni di fatto oggettivamente rilevabili.

Il fatto

La controversia verte sul mancato versamento dell’Iva da parte di un venditore nazionale di autoveicoli usati provenienti dal mercato comunitario e acquistati da un intermediario commerciale italiano.

In particolare, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 60-bis del Dpr 633/1972, l’ufficio ha notificato al ricorrente la “Comunicazione di debito solidale – Invito ad adempiere”, in quanto risultava aver effettuato acquisti per operazioni relative a beni inclusi nel Dm 22 dicembre 2005 a prezzi inferiori al rispettivo valore di mercato. Con tale atto, il contribuente era stato invitato a fornire l’eventuale prova contraria. In assenza di riscontro veniva notificata la relativa cartella di pagamento.

In sede di impugnazione della “comunicazione”, il ricorrente ha eccepito svariati vizi relativi alla diretta notifica della cartella, non preceduta da avviso di accertamento, e alla violazione del diritto di difesa. I giudici hanno rigettato sia il primo ricorso sia l’appello, condannando il contribuente anche al pagamento delle spese di lite.

Normativa

L’articolo 60-bis del Dpr 633/1972 dispone, tra l’altro, che: “Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze – che è stato emanato il 22 dicembre 2005, individuando le seguenti categorie di beni: autoveicoli, motoveicoli, rimorchi; prodotti di telefonia e loro accessori; personal computer, componenti e accessori; animali vivi della specie bovina, bovina e suina e loro carni fresche – su proposta degli organi competenti al controllo, sulla base di analisi effettuate su fenomeni di frode, sono individuati i beni per i quali operano le disposizioni dei commi 2 e 3. 2. In caso di mancato versamento dell’imposta da parte del cedente relativa a cessioni effettuate a prezzi inferiori al valore normale, il cessionario, soggetto agli adempimenti ai fini del presente decreto, è obbligato solidalmente al pagamento della predetta imposta. 3. L’obbligato solidale di cui al comma 2 può tuttavia documentalmente dimostrare che il prezzo inferiore dei beni è stato determinato in ragione di eventi o situazioni di fatto oggettivamente rilevabili o sulla base di specifiche disposizioni di legge e che comunque non è connesso con il mancato pagamento dell’imposta 3-bis (…)”.Questa disposizione è stata inserita nel corpo del decreto Iva da due Finanziarie, quella del 2005 e quella del 2008.

Con la prima, legge 311/2004, è stata introdotta la parte che dispone il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto per la cessione di alcuni beni, da individuarsi attraverso un decreto ministeriale, e che obbliga anche l’acquirente, qualora la cessione avvenga a un prezzo inferiore al valore normale e la correlata imposta non venga pagata dal venditore.

Con legge 244/2007, è arrivato, invece, il comma 3-bis. Questo prevede che, nel caso in cui il corrispettivo indicato in un atto di cessione di beni immobili non sia conforme a quello effettivo, il pagamento della maggior imposta e della relativa sanzione spetta, in via solidale, anche al cessionario, pure nell’ipotesi in cui quest’ultimo non dovesse agire nell’esercizio d’impresa, arte o professione.La responsabilità in solido è stata introdotta dal legislatore del 2004, per contrastare, in particolare, le frodi carosello, evitando che il cessionario di beni di importazione, per i quali non sia stata versata l’Iva dovuta dal cedente, pur non concorrendo all’evasione di imposta, si avvalga indebitamente dell’anomala riduzione del prezzo di vendita, conseguente al mancato versamento di quanto spettante all’Erario. La finalità della norma in commento è, dunque, quella di rendere più efficace l’azione di contrasto alle frodi Iva, prevedendo una responsabilità solidale del cessionario per la maggiore imposta accertata in capo al cedente, oltre la sanzione (circolare 41/2005).

La previsione di una responsabilità solidale, a livello comunitario, trova la sua legittimazione nell’articolo 21, paragrafo 3, della VI direttiva.

In realtà, detta disposizione permette agli Stati membri di adottare misure in forza delle quali un soggetto è obbligato in solido a versare una somma a titolo di Iva dovuta da un altro soggetto indicato come debitore da una delle disposizioni di cui ai nn. 1 e 2 del detto articolo.

La norma dev’essere interpretata nel senso che essa consente a uno Stato Ue di adottare una normativa per cui un soggetto passivo – a favore del quale è stata effettuata una cessione di beni o una prestazione di servizi e che era a conoscenza del fatto o aveva ragionevoli motivi per sospettare che la totalità o parte dell’imposta dovuta per tale cessione o tale prestazione, ovvero per qualsiasi altra cessione o prestazione precedente o successiva, non sarebbe stata versata – può essere obbligato a pagare tale imposta in solido con il debitore.In ambito comunitario, il tema della responsabilità solidale è trattato dalla direttiva 2006/112/Ce che, agli articoli 205 e 207, prevede espressamente la possibilità di estendere a un soggetto diverso dal debitore la responsabilità per il versamento dell’imposta sul valore aggiunto.

La Corte di giustizia Ue si è espressa più volte in merito alla compatibilità comunitaria di provvedimenti nazionali recanti regimi di responsabilità solidale per il versamento dell’Iva, con particolare riguardo al rispetto dei principi di certezza del diritto e di proporzionalità.

In proposito, si segnala la sentenza 11 maggio 2006, causa C-384/04, con la quale i giudici europei, chiamati a esprimersi sulla compatibilità comunitaria di un regime nazionale di responsabilità solidale introdotto dall’Inghilterra (per certi aspetti simile al “nostro” articolo 60-bis del Dpr 633/1972), hanno chiarito che gli Stati membri possono ritenere un soggetto responsabile per l’assolvimento dell’Iva qualora questi, al momento in cui abbia effettuato l’operazione, sapesse o avesse ragionevolmente dovuto sapere che, nella catena di cessioni, l’Iva non sarebbe stata assolta. Non sussiste, in tal caso, almeno in linea di principio, alcun elemento di contrarietà rispetto ai principi ispiratori della sesta direttiva.

Sul piano sostanziale, lo schema giuridico è il seguente: qualora il cedente non provveda al versamento dell’imposta dovuta e la cessione è stata effettuata a un prezzo inferiore al valore normale, il cessionario “è obbligato in solido al pagamento della predetta imposta”. Trattasi di una presunzione relativa, in quanto il cessionario può documentalmente dimostrare che il prezzo inferiore dei beni è stato determinato in ragione di eventi o situazioni di fatto oggettivamente rilevabili o sulla base di specifiche disposizioni di legge e che comunque non è connesso con il mancato pagamento dell’imposta.L’articolo 60-bis, dunque, prevede una responsabilità solidale del cessionario, per il pagamento dell’Iva non versata dal fornitore, qualora ricorrano contestualmente i seguenti presupposti:

- che l’operazione riguardi la cessione di alcuni tipi di beni, compresi nel Dm 22 dicembre 2005 che il cedente non abbia assolto agli obblighi di versamento dell’Iva relativa alle operazioni predette che la cessione sia effettuata a un prezzo inferiore al valore normale.

Giurisprudenza di merito

Ritornando alla vicenda in esame, la parte ricorrente lamentava l’illegittimità della procedura attivata dall’ufficio ai sensi dell’articolo 60-bis. Nello specifico, la parte asseriva che la cartella di pagamento non fosse stata preceduta dalla notifica di un avviso di accertamento.

In merito, in via principale, i giudici ritengono legittima la procedura di cui all’articolo 60-bis, evidenziando che “la procedura relativa alla solidarietà passiva del cessionario rientra fra le operazioni di riscossione del tributo e ….. non può essere considerata valida la difesa in merito alla mancata notifica di un avviso di accertamento in quanto tale atto viene posto a carico dei debitori principali e non anche dei debitori solidali e in ogni caso il contribuente era stato posto nella condizione di conoscere, entro i termini di legge, l’esistenza della sua solidarietà per il tributo non versato dal debitore principale”.

Inoltre, in ordine all’altra eccezione sollevata dalla parte ricorrente, relativa alla violazione del diritto di difesa, i giudici evidenziano che il contribuente è stato reso edotto dell’esistenza di solidarietà passiva con la notifica della “Comunicazione di debito solidale – Invito ad adempiere”, che ha preceduto la notifica della cartella di pagamento

Preme evidenziare che, come correttamente statuito dai giudici di appello, la citata norma è di natura riscossiva e prevede, a carico dell’obbligato solidale, l’onere di documentare sia che il prezzo inferiore dei beni è stato determinato in ragione di eventi o situazioni di fatto oggettivamente rilevabili sia che le operazioni di acquisto non sono connesse al mancato pagamento dell’Iva da parte del debitore.

L’esistenza della solidarietà passiva del contribuente per le operazioni soggette a Iva comporta, in sede contenziosa, la necessità di porre in essere una diligenza professionale; tale diligenza non è assolta con la semplice affermazione di parte, occorre fornire una documentazione atta a dimostrare la sua estraneità oggettiva.

Nel caso esaminato dai giudici veneziani, il contribuente non ha fornito idonea documentazione “atta a dimostrare la sua estraneità oggettiva e la non connessione con il mancato pagamento dell’Iva da parte del debitore principale, per cui ritiene legittima l’applicazione della normativa contenuta nell’articolo 60-bis a suo carico”.

Allo stato, in assenza di pronunce della Corte di cassazione, in merito al corretto ambito di applicazione del citato articolo 60-bis – in aggiunta ai richiami della giurisprudenza comunitaria – si segnalano altre pronunce di merito che hanno confermato l’operato dell’ufficio anche in relazione all’onere probatorio.Peraltro, la Ctp di Treviso, con la sentenza n. 2 del 14 gennaio 2013, si è espressa ribadendo che non sussiste l’illegittimità della cartella per la mancata emissione di un avviso di accertamento, in considerazione del fatto che “stante il vincolo di solidarietà posto dal citato articolo a carico del cessionario, non v’era bisogno dell’emissione di altro avviso, proprio perché unica è la prestazione, unica è la causa dell’obbligazione e unico è il suo titolo”.

 

6) Infortuni in itinere: nuovo intervento dell’Inail

L’Inail interviene con la circolare n.62/14 in materia di infortunio in itinere. L’art. 12 del DLlgs. 23 febbraio 2000 n. 38 prevede l’esclusione della tutela dell’infortunio in itinere nel “caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate […]. L’interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti”.

Quesiti all’Inail sono stati posti in merito al riconoscimento della natura necessitata della deviazione effettuata dai genitori per accompagnare i figli a scuola e della conseguente tutelabilità degli infortuni accaduti durante il percorso deviato, o nel normale percorso casa-lavoro e viceversa, dopo la sosta presso la scuola del figlio.

In particolare si deve continuare a fare riferimento agli insegnamenti della giurisprudenza della Corte di Cassazione, ed in particolare al “criterio della ragionevolezza” attraverso il quale, salvaguardando le esigenze umane e familiari del lavoratore costituzionalmente garantite, e conciliandole con i doveri derivanti dal rapporto di lavoro, la Suprema Corte ha reso sempre più penetrante la protezione assicurativa in questa materia”.

Al fine di riconoscere l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere, l’infortunio occorso al lavoratore nel tragitto casa-lavoro, interrotto o deviato per accompagnare il proprio figlio a scuola, previa verifica della necessarietà dell’uso del mezzo privato, potrà essere ammesso alla tutela assicurativa nei limiti sotto indicati.

Tale riconoscimento è, infatti, subordinato alla verifica delle modalità e delle circostanze del singolo caso (come ad es. l’età del figlio, la lunghezza della deviazione, il tempo della sosta, la mancanza di soluzioni alternative per assolvere l’obbligo familiare di assistenza del figlio), attraverso le quali sia ravvisabile, ragionevolmente, un collegamento finalistico e “necessitato” tra il percorso effettuato e il soddisfacimento delle esigenze e degli obblighi familiari, la cui violazione è anche penalmente sanzionata.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 12 gennaio 2015)

 

7) Rimborsi Iva: esonero dalla garanzia retroattivo

Tra le precisazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 32/E del 30 dicembre 2014 che tiene conto delle novità introdotte con il decreto legislativo sulle semplificazioni, emergono le nuove regole sui rimborsi Iva in materia di esonero dall’obbligo di garanzia le quali interessano anche i rimborsi richiesti prima del 13 dicembre 2014. E’ stato elevato da 5.164,57 a 15 mila euro il limite entro il quale i rimborsi sono erogati senza la prestazione di garanzie. Tale limite, come sostiene l’Agenzia delle entrate, non vale per ogni singola richiesta ma per l’ammontare complessivo dei rimborsi del periodo d’imposta. L'erogazione di rimborsi per importi superiore a 15mila euro resta invece subordinata alla prestazione della garanzia in una delle forme previste dalla legge, avente validità di tre anni dal pagamento del rimborso o, se inferiore, fino alla scadenza del termine per l’accertamento.

Modello IVA 2015: nuove modalità di esecuzione dei rimborsi

L’art. 13 del decreto sulle semplificazioni fiscali, D.Lgs. n. 175/2014, ha sostituito l’art. 38-bis del D.P.R. n. 633/1972 al fine di semplificare e accelerare l’erogazione dei rimborsi IVA, annuali ed infrannuali.

Nella bozza del modello di dichiarazione IVA relativa al 2014, pubblicata dall’Agenzia delle Entrate, è stato ridefinito il contenuto del rigo VX4, al fine di recepire le nuove modalità di esecuzione dei rimborsi introdotte dal decreto sulle semplificazioni fiscali con lo scopo di accelerare l’erogazione dei rimborsi IVA, annuali ed infrannuali. La prima novità dettata dal decreto riguarda l’innalzamento da 5.164,57 a 15.000 euro dell’ammontare dei rimborsi “liberi”, eseguibili cioè senza l’obbligo di prestare alcuna garanzia.

Per contenere il rischio per l’Erario, la circolare dell’Agenzia delle entrate n. 32/E/2014 ha precisato che la soglia dell’esonero non si riferisce al singolo rimborso, annuale o infrannuale, ma all’importo complessivo dei rimborsi chiesti nell’intero periodo d’imposta.

L’erogazione dei rimborsi di ammontare superiore a 15.000 euro resta, invece, subordinata alla prestazione della garanzia finanziaria (fideiussione, cauzione in titoli dello Stato o garantiti dallo Stato, ecc.).

In alternativa, ed è questa la seconda novità, è possibile ottenere il rimborso presentando la dichiarazione annuale o il modello TR muniti del visto di conformità o della sottoscrizione dell’organo di controllo contabile e una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà attestante la sussistenza di alcuni specifici requisiti riguardanti le caratteristiche del contribuente (art. 38-bis, comma 3). Quest’ultimo, in particolare, deve attestare che:

- il patrimonio netto non è diminuito, rispetto alle risultanze contabili dell’ultimo periodo d’imposta, di oltre il 40%; la consistenza degli immobili non si è ridotta, rispetto alle risultanze contabili dell’ultimo periodo d’imposta, di oltre il 40% per cessioni non effettuate nella normale gestione dell’attività esercitata; l’attività stessa non è cessata, né si è ridotta per effetto di cessioni di aziende o rami di aziende compresi nelle suddette risultanze contabili;

- non risultano cedute, se la richiesta di rimborso è presentata da società di capitali non quotate nei mercati regolamentati, nell’anno precedente la richiesta, azioni o quote della società stessa per un ammontare superiore al 50% del capitale sociale;

- sono stati eseguiti i versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi.

Questa possibilità alternativa non è ammessa – per cui resta obbligatoria la garanzia finanziaria – per i soggetti passivi che rientrano in una delle situazioni di rischio di cui all’art. 38-bis, comma 4, ossia quando il rimborso è chiesto da contribuenti che:

- esercitano un’attività d’impresa da meno di 2 anni, fatta eccezione per le imprese “start-up” innovative di cui all’art. 25, D.L. n. 179/2012;

- nei 2 anni antecedenti la richiesta di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento o di rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato superiore: al 10% degli importi dichiarati se questi non superano 150.000 euro; al 5% degli importi dichiarati se questi superano 150.000 euro, ma non superano 1.500.000 euro; all’1% degli importi dichiarati o, comunque, a 150.000 euro, se gli importi dichiarati superano 1.500.000 euro;

- presentano la dichiarazione IVA annuale o l’istanza da cui emerge il credito chiesto a rimborso priva del visto di conformità o della sottoscrizione dell’organo di controllo contabile, ovvero non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;

- richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.

Ridefinizione del contenuto del rigo VX4

Il quadro VX della bozza del modello di dichiarazione IVA relativa al 2014 è stato modificato al fine di recepire le nuove modalità di esecuzione dei rimborsi introdotte dal decreto sulle semplificazioni fiscali.

In particolare, è stato ridefinito il contenuto del rigo VX4, riservato ai contribuenti che intendono chiedere il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante dalla dichiarazione IVA relativa al 2014.

Rispetto al rigo VX4 del precedente modello di dichiarazione IVA, sono stati eliminati i campi 7 e 8, destinati ai c.d. “contribuenti virtuosi”, ossia a quelle imprese che – secondo la disciplina previgente – soddisfacevano determinate condizioni di affidabilità e solvibilità specificatamente indicate nell’art. 38-bis, commi 7 e 8, D.P.R. n. 633/1972, e che erano esonerati dalla prestazione della garanzia nel limite del 100% della media dei versamenti affluiti nel conto fiscale nel biennio precedente la richiesta di rimborso.

Nel nuovo rigo VX4 è stato, invece, introdotto il campo 6 (esonero garanzia), riservato ai contribuenti non tenuti alla presentazione della garanzia finanziaria. In particolare, occorre indicare il codice 1 se la dichiarazione è dotata di visto di conformità o della sottoscrizione alternativa e della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che attesti le condizioni di cui all’art. 38-bis, comma 3. In questa ipotesi, l’attestazione delle condizioni patrimoniali e di versamento dei contributi previdenziali e assicurativi deve essere resa nell’apposito riquadro inserito nello stesso rigo VX4.

 

8) Consob: modificato il Regolamento Emittenti

La Consob, con la delibera n. 19084 del 23 dicembre 2014,  ha modificato il Regolamento Emittenti in materia di voto plurimo e di voto maggiorato, per dare attuazione alle novità legislative introdotte dal decreto legge n. 91 del 24 giugno 2014, convertito con legge n. 116 dell’11 agosto 2014.

La delibera, pubblicata in G.U. n. 302 del 31 dicembre 2014 ed in vigore dal 1° gennaio 2015, è stata adottata a seguito di una consultazione pubblica conclusa lo scorso 26 novembre e interviene su tre profili: (i) la tenuta dell’elenco speciale in cui devono iscriversi i soci che intendono beneficiare della maggiorazione del voto; (ii) la disciplina sulla trasparenza degli assetti proprietari e (iii) la disciplina sull’opa obbligatoria. Nel documento sugli esiti della consultazione, la Consob ha annunciato l’intenzione di modificare a breve anche il Regolamento sulla gestione accentrata.

Le principali modifiche sono:

(i) con riferimento all’elenco speciale, è stato introdotto un nuovo art. 143-quater che prevede:

- la disciplina del contenuto minimo dell’elenco, che deve contenere sia i dati identificativi degli azionisti che hanno richiesto l’iscrizione, inclusi il numero delle azioni per le quali è stata richiesta l’iscrizione (con indicazione dei trasferimenti e dei vincoli ad esse relative) e la data di iscrizione, sia, in apposita sezione, i dati identificativi degli azionisti che hanno conseguito la maggiorazione del diritto di voto, inclusi il numero delle azioni con diritto di voto maggiorato (con indicazione dei trasferimenti, dei vincoli a essi relativi, nonché degli atti di rinuncia) e la data di conseguimento della maggiorazione del voto;

- l’obbligo delle società di aggiornare l’elenco, che deve essere assolto sulla base delle comunicazioni e delle segnalazioni effettuate dagli intermediari (e non più sulla base dell’esibizione della certificazione da parte degli azionisti, come previsto nel documento di consultazione);

- la possibilità, per i soci, di richiedere l’accesso alle risultanze dell’elenco, anche su supporto informatico;

- l’obbligo della società di rendere noti, mediante pubblicazione nel proprio sito internet, i dati identificativi degli azionisti che hanno richiesto l’iscrizione nell’elenco, con indicazione delle relative partecipazioni, comunque superiori alle soglie indicate dall’art. 120 Tuf, e della data di iscrizione; la norma ha inoltre chiarito il termine entro il quale deve essere fatto l’aggiornamento, e cioè entro il quinto giorno di mercato aperto dalla fine di ciascun mese di calendario durante il quale ha accertato un aumento o una diminuzione dei diritti di voto (art. 85-bis, comma 4-bis);

(ii) con riferimento alla disciplina sugli assetti proprietari, si prevede:

- un obbligo a carico dell’emittente di comunicare al pubblico l’ammontare complessivo dei diritti di voto e del capitale entro 5 giorni dalla fine di ciascun mese di calendario durante il quale si è verificato un aumento o una diminuzione dell’ammontare, nonché entro il giorno successivo alla record date (il testo posto in consultazione prevedeva invece un obbligo di comunicazione entro il termine di pubblicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea dei soci); la delibera ha inoltre chiarito, rispetto al testo posto in consultazione, che si tratta di 5 giorni di mercato aperto (art. 85-bis, comma 4-bis);

- in attuazione di quanto disposto dall’art. 120 Tuf, nelle società i cui statuti consentono la maggiorazione del diritto di voto o hanno previsto l’emissione di azioni a voto plurimo, per capitale sociale si intende il numero complessivo dei diritti di voto, anche quando tali diritti siano sospesi (art. 116-terdecies, comma 1, lett. c);

- quanto ai criteri di calcolo, nelle ipotesi di maggiorazione del diritto di voto o di emissione di azioni a voto plurimo, per partecipazione si intende il numero dei diritti di voto riferiti alle azioni oggetto di comunicazione (art. 118, comma 3-bis);

- nei casi di superamento o di riduzione delle soglie rilevanti conseguenti alla maggiorazione del diritto di voto o alla rinuncia alla stessa, la comunicazione è effettuata senza indugio e comunque entro 5 giorni di negoziazione dalla successiva pubblicazione del numero complessivo dei diritti di voto ai sensi dell’art. 85-bis, comma 4-bis; la delibera ha così chiarito (rispetto al testo posto in consultazione) il dies a quo per gli obblighi di comunicazione sulle partecipazioni rilevanti in caso di variazione del numero dei diritti di voto;

- uno specifico esonero dall’obbligo di comunicazione delle partecipazioni rilevanti nei casi di aumento o di riduzione in misura maggiore o inferiore alla soglia del 2%, per le oscillazioni di natura meramente passiva (art. 117, comma 2);

- modifiche di adeguamento agli obblighi di comunicazione dei patti parasociali (artt. 128-131);

(iii) quanto alla disciplina sull’OPA obbligatoria, si prevede:

- per le società che hanno introdotto la maggiorazione del diritto di voto o il voto plurimo, che l’obbligo di opa venga in rilievo al superamento delle soglie percentuali calcolate in relazione al numero complessivo dei diritti di voto, esercitabili nelle deliberazioni assembleari riguardanti la nomina o la revoca degli amministratori o del consiglio di sorveglianza; rispetto al testo posto in consultazione, la delibera ha meglio chiarito che il superamento della soglia deve essere calcolato con riferimento al numero complessivo dei diritti di voto comunicati dall’emittente ai sensi dell’art. 85-bis, comma 4-bis, dal quale decorre l’eventuale obbligo di opa  (art. 44-bis, comma 1);

- un’esenzione dall’obbligo di opa in caso di superamento meramente passivo della soglia rilevante, quando cioè il superamento è determinato dalla riduzione del numero complessivo dei diritti di voto esercitabili. L’esenzione non opera se il soggetto interessato ha acquistato una partecipazione che, calcolata in rapporto al numero complessivo dei titoli emessi dall’emittente, eccede la soglia prevista dall’art. 106 (commi 1, 1-bis e 1-ter); rispetto al testo posto in consultazione, la delibera ha previsto che l’esenzione non si applica inoltre quando il soggetto interessato ha superato per effetto di acquisti la soglia per l’opa da consolidamento prevista dall’art. 106, comma 3, lett. b) (art. 49);

- l’obbligo di offerta non sussiste se vengono superate le soglie previste dall’art. 106, comma 1, comma 1-bis, comma 1-ter e comma 3, lett. b e il soggetto si impegna a cedere a parti non correlate i titoli o a ridurre i diritti di voto in eccedenza entro 12 mesi e a non esercitare tali diritti.  

(Assonime, nota del 12 gennaio 2015)

 

9) Modello F24: istituite due causali contributo

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 2/E del 12 gennaio 2015, ha istituito la seguente causale contributo (utilizzare nel modello F24):

“1AST” denominata “ASTER Ente di Assistenza Sanitaria Integrativa per i dipendenti delle aziende del commercio, del turismo e dei servizi”.

Inoltre, la stessa Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 3/E del 12 gennaio 2015, ha istituito la seguente causale contributo (utilizzare nel modello F24):

“EBAI” denominata “Ente Bilaterale Artigianato Industria e Servizi EBAIS, Ente Bilaterale”.

 

10) I comuni non possono istituire autonomamente l’IMUS

Fino a quando non verrà emanato il previsto regolamento governativo, i comuni non possono istituire autonomamente l’IMUS con regolamento comunale e continuano ad applicarsi la tassa per occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, il canone per autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari.

Lo ha precisato il Ministero dell’Economia e finanze, con la risoluzione n. 1/DF del 12 gennaio 2015, emessa a seguito di un quesito sull’entrata in vigore dell’imposta municipale secondaria (IMUS) di cui all’art. 11 del D.Lgs. 14 marzo 2011 n 23 vigenza della tassa peri occupazione da spazi e aree pubbUiche (TOSAP) del relativo canone, dell’imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni (TCPDPA) e del canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari (CIMP).

 

Vincenzo D’Andò