Diario quotidiano del 12 gennaio 2015, tante novità tra cui: autotrasporto: soppressa la scheda di trasporto

Pubblicato il 12 gennaio 2015



verifica della GdF sempre valida; spetta il bonus fiscale “prima casa” anche se la variazione della residenza è stata registrata in ritardo; split payment P.A.: si applica alle operazioni fatturate a partire da 1/1/2015; F24: istituito codice tributo per i bookmaker che puntano al totalizzatore; aggiornata la guida delle Entrate sul bonus mobili ed elettrodomestici; autotrasporto: soppressa la scheda di trasporto; Vies: la registrazione in banca dati è gratuita, nessun pagamento è richiesto agli operatori; Entrate: chiusura di uffici territoriali in applicazione della spending review; conferimento degli incarichi di revisione: nuovo intervento della Consob; pensioni: rivalutazione per l’anno 2015

Indice:

 1) Verifica della GdF sempre valida

 2) Spetta il bonus fiscale “prima   casa” anche se la variazione della residenza è stata registrata in ritardo

 3) Split payment P.A.: si applica   alle operazioni fatturate a partire da 1/1/2015

 4) Modello F24: istituito codice   tributo per i bookmaker che puntano al totalizzatore

5) Aggiornata la guida delle   Entrate sul bonus mobili ed elettrodomestici

 6)   Autotrasporto: soppressa la scheda di trasporto

 7) Vies: la registrazione in banca   dati è gratuita, nessun pagamento è richiesto agli operatori

 8) Entrate: chiusura di uffici   territoriali in applicazione della spending review

 9) Conferimento degli incarichi di   revisione: nuovo intervento della Consob

10) Pensioni: rivalutazione per   l’anno 2015

 

 

1) Verifica della GdF sempre valida

La verifica della GdF è valida anche quando l’accesso è stato eseguito da agenti della Guardia di finanza incompetenti per territorio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 90 del 08 gennaio 2015, con la quale ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. La sesta sezione ha quindi ribaltato il verdetto della Ctr di Firenze con il quale era stata ritenuta nulla una cartella di pagamento basata su una verifica posta in essere da agenti non competenti su quel territorio. Per la Suprema Corte, invece, gli accessi, le ispezioni o le verifiche, che la Guardia di finanza effettui in collaborazione con gli uffici tributari, non sono soggetti alle delimitazioni di competenza territoriale posti per gli organi dell’Amministrazione finanziaria, e, pertanto, sono utilizzabili a fini fiscali ancorché provengano da reparti di stanza in località diverse dalla       sede dell’ufficio competente sul rapporto d’imposta. Infatti, la cooperazione della Guardia di Finanza per l’acquisizione e il reperimento degli elementi utili ai fini dell’accertamento dell’imposta non necessita di preventiva richiesta da parte degli Uffici finanziari, come rilevato dall’Amministrazione finanziaria, prevedendo la norma in esame che l’attività possa essere svolta dalla Gdf anche di propria iniziativa, esercitando i poteri sanciti dagli artt. 51 e 52 D.P.R. 633/1972.

 

 

2) Spetta il bonus fiscale “prima casa” anche se la variazione della residenza è stata registrata in ritardo

Al contribuente compete il bonus fiscale sulla “prima casa” anche se la variazione della residenza è stata registrata in ritardo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 110 del 08 gennaio 2015.

Dunque, spetta l’agevolazione fiscale sulla prima casa spetta al contribuente che, entro 18 mesi dal rogito, abbia presentato la richiesta di trasferimento della residenza nel Comune in cui si trova l’immobile acquistato, anche se il cambiamento di residenza viene, poi, annotato con ritardo, oltre i predetti 18 mesi.

La Suprema Corte ha esaminato il requisito della “residenza”, prescritto dalla Nota II-bis all’art. 1 della Tariffa, parte I, allegata al DPR 131/86, per l’applicazione dell’agevolazione “prima casa”, che consente l’applicazione dell’imposta di registro al 2% o dell’IVA al 4% agli acquisti di determinate abitazioni effettuate in presenza di specifiche condizioni individuate dalla citata norma.

In particolare, la norma richiede (tra le altre condizioni per l’applicazione del beneficio) che l’immobile sia ubicato, alternativamente:

- nel territorio del Comune in cui l’acquirente ha la propria residenza;

- nel territorio del Comune in cui l’acquirente stabilirà la propria residenza entro diciotto mesi dall’acquisto;

- nel territorio del Comune in cui il contribuente svolge la propria attività, se diverso da quello in cui risiede;

- nel territorio del Comune in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende l’acquirente che si sia trasferito all’estero per motivi di lavoro;

- in qualsiasi Comune sul territorio italiano, se l’acquirente è cittadino italiano emigrato all’estero.

La Nota II-bis precisa, poi, che, nell’ipotesi in cui l’acquirente intenda trasferire la residenza nel Comune in cui si trova l’immobile acquistato, ciò deve essere dichiarato, pena di decadenza, nell’atto di acquisto. La decadenza si realizza, inoltre, sia ove tale dichiarazione sia omessa, sia (a norma del comma 4 della medesima Nota II-bis), ove essa sia “mendace”.

Pertanto, decade dal beneficio prima casa colui che (avendo dichiarato il contrario), entro 18 mesi non trasferisca la residenza nel Comune.

Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate aveva ritenuto che l’acquirente dell’immobile fosse decaduto dal beneficio, non avendo trasferito la residenza entro 18 mesi dall’acquisto.

Le Commissioni tributarie provinciale e regionale hanno confermato l’operato del Fisco, rigettando il ricorso del contribuente, che non riteneva perfezionata le decadenza.

La Corte di Cassazione, ha, invece, accolto il ricorso del contribuente. Infatti, (come rilevano i giudici supremi) si desume pacificamente dagli atti del giudizio che la richiesta di variazione anagrafica sia stata presentata, dal contribuente, entro 15 mesi dal rogito, ma che il cambiamento di residenza è risultato annotato con ritardo nei registri anagrafici. Pertanto, la richiesta di trasferimento è stata presentata tempestivamente, ma solo “annotata” tardivamente.

 

 

3) Split payment P.A.: si applica alle operazioni fatturate a partire da 1/1/2015

E’ in fase di perfezionamento il decreto di attuazione delle nuove disposizioni in materia di scissione dei pagamenti (split payment) previste dall’articolo 1, comma 629, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015). La norma stabilisce che le pubbliche amministrazioni acquirenti di beni e servizi, ancorché non rivestano la qualità di soggetto passivo dell’IVA, devono versare direttamente all’erario l’imposta sul valore aggiunto che è stata addebitata loro dai fornitori.

Nello schema di decreto di attuazione viene precisato che il meccanismo della scissione dei pagamenti si applica alle operazioni fatturate a partire dal 1° gennaio 2015, per le quali l’esigibilità dell’imposta si verifichi successivamente alla stessa data.

In merito all’esigibilità dell’imposta, si prevede altresì che, per le operazioni soggette al meccanismo della scissione dei pagamenti, l’imposta divenga esigibile al momento del pagamento della fattura ovvero, su opzione dell’amministrazione acquirente, al momento della ricezione della fattura.Infine, viene stabilito che il versamento dell’imposta possa essere effettuato, a scelta della pubblica amministrazione acquirente, con le seguenti modalità:

a) utilizzando un distinto versamento dell’IVA dovuta per ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile;

b) in ciascun giorno del mese, con un distinto versamento dell’IVA dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile in tale giorno;c) entro il giorno 16 di ciascun mese, con un versamento cumulativo dell’IVA dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile nel mese precedente.

Tuttavia viene previsto che, fino all’adeguamento dei sistemi informativi relativi alla gestione amministrativo contabile delle pubbliche amministrazioni interessate e, in ogni caso, non oltre il 31 marzo 2015, le stesse amministrazioni accantonino le somme occorrenti per il successivo versamento dell’imposta, che deve comunque essere effettuato entro il 16 aprile 2015.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, comunicato n. 7 del 09 gennaio 2015)

 

 

4) Modello F24: istituito codice tributo per i bookmaker che puntano al totalizzatore

Il codice tributo, istituito dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 1/E del 9 gennaio 2015, andrà utilizzato subito, entro il 31 gennaio, contestualmente a una dichiarazione d’impegno all’emersione fiscale, da presentare all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Con una dichiarazione di impegno alla regolarizzazione fiscale, un modello F24 Accise e un codice tributo ad hoc, il “5381”, i raccoglitori di scommesse per conto proprio o di soggetti terzi, anche esteri, con vincite in denaro in Italia, attivi al 30 ottobre scorso e non collegati al totalizzatore nazionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, possono “sistemare” la propria posizione con il Fisco.

Stabilita la norma (articolo 1, comma 643, Legge 190/2014), predisposto il modello di dichiarazione di impegno (è on line sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), con la risoluzione n. 1/E del 9 gennaio 2015, l’Agenzia delle entrate ha fornito l’ultimo elemento utile per sfruttare la possibilità offerta ai bookmaker dalla Stabilità 2015.

La legge 190/2014, infatti, in attesa di un riordino generale della materia dei giochi, finalizzata tra l’altro alla tutela della sicurezza delle fasce più deboli e dei minori di età, ha previsto che, a decorrere dall’1 gennaio 2015, “ai soggetti attivi alla data del 30 ottobre 2014, che comunque offrono scommesse con vincite in denaro in Italia, per conto proprio ovvero di soggetti terzi, anche esteri, senza essere collegati al totalizzatore nazionale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, è consentito regolarizzare la propria posizione…”.

Il motivo alla base della disposizione sta nel fatto che, se lo scommettitore è italiano, il contratto di gioco è perfezionato in Italia, quindi, regolato secondo la legislazione nazionale.

Queste le condizioni:

- presentare, non oltre il 31 gennaio 2015, all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, una dichiarazione d’impegno alla regolarizzazione fiscale per emersione, con la domanda di rilascio del titolo abilitativo all’esercizio e di collegamento al totalizzatore nazionale, anche “alleandosi” a uno dei concessionari di Stato per la raccolta di scommesse versare, contestualmente e mediante modello F24 Accise, 10mila euro per ciascun punto di raccolta da regolarizzare, da compensare in sede di versamento dell’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse.

Il codice tributo “5381”, che qualifica il pagamento, va riportato nella “Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, del modello di pagamento. Gli altri spazi da riempire sono:

- il campo “ente”, che accoglie la lettera “M”;

- il campo “provincia”, che vuole la sigla della provincia dove il “raccoglitore” pagante ha il domicilio fiscale;

- il campo “codice identificativo”, dove finisce il codice di concessione (se non presente, va tradotto in “999999”);

- i campi “mese” e “anno di riferimento”, che corrispondono a quelli per cui si effettua il pagamento.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 1/E del 9 gennaio 2015)

 

 

5) Aggiornata la guida delle Entrate sul bonus mobili ed elettrodomestici

E’ ancora possibile usufruire della detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. L’acquisto deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2015.

Lo precisa l’Agenzia delle entrate nella guida sul bonus mobili ed elettrodomestici aggiornata al 9 gennaio 2015.

L’importo massimo di spesa ammessa in detrazione è di € 10.000,00. Per avere l’agevolazione è indispensabile realizzare una ristrutturazione edilizia (e usufruire della relativa detrazione), sia su singole unità immobiliari residenziali sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali.

Per la detrazione sono necessari i seguenti interventi edilizi:

- manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia su singoli appartamenti. I lavori di manutenzione ordinaria su singoli appartamenti (per esempio, tinteggiatura di pareti e soffitti, sostituzione di pavimenti, sostituzione di infissi esterni, rifacimento di intonaci interni) non danno diritto al bonus;

- ricostruzione o ripristino di un immobile danneggiato da eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza;

- restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie che entro sei mesi dal termine dei lavori vendono o assegnano l’immobile;

- manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia su parti comuni di edifici residenziali.

In relazione ai mobili nuovi, la detrazione spetta ad esempio: letti - armadi - cassettiere librerie - scrivanie - tavoli sedie - comodini – divani poltrone - credenze materassi – apparecchi di illuminazione.

Mentre riguardo gli elettrodomestici nuovi spetta per quelli di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni), come rilevabile dall’etichetta energetica.

L’acquisto è comunque agevolato per gli elettrodomestici privi di etichetta, a condizione che per essi non ne sia stato ancora previsto l’obbligo.

Rientrano nei grandi elettrodomestici, per esempio: frigoriferi - congelatori - lavatrici - asciugatrici lavastoviglie - apparecchi di cottura stufe elettriche - forni a microonde piastre riscaldanti elettriche apparecchi elettrici di riscaldamento radiatori elettrici - ventilatori elettrici - apparecchi per il condizionamento.

Documenti da conservare

- Ricevuta del bonifico.

- ricevuta di avvenuta transazione (per i pagamenti con carta di credito o di debito).

- documentazione di addebito sul conto corrente.

- fatture di acquisto dei beni, riportanti la natura, la qualità e la quantità dei beni e dei servizi acquisiti.

E’ possibile pagare anche con carte di credito e di debito (bancomat), quando si effettua il pagamento con bonifico bancario si applica l’art. 25 del Dl 78/2010, che prevede l’obbligo per banche o Poste Spa di applicare una ritenuta dell’8% (4% fino al 31 dicembre 2014).

La data entro cui si possono acquistare i beni agevolati è stata spostata al 31 dicembre 2015. La legge che ha prorogato l’agevolazione non ha previsto alcun vincolo temporale nella consequenzialità tra l’esecuzione dei lavori e l’acquisto dei beni.

Ai fini della detrazione, lo scontrino che riporta il codice fiscale dell’acquirente e indica natura, qualità e quantità dei beni acquistati, equivale alla fattura. Se manca il codice fiscale, la detrazione è comunque ammessa se in esso è indicata natura, qualità e quantità dei beni acquistati e se esso è riconducibile al contribuente titolare della carta in base alla corrispondenza con i dati del pagamento (esercente, importo, data e ora).

Si ha diritto alla detrazione anche se l’acquisto dei mobili avviene all’estero.

(Agenzia delle entrate, guida pubblicata il 9 gennaio 2015)

 

 

6) Autotrasporto: soppressa la scheda di trasporto

E stata soppressa la scheda di trasporto nella quale devono figurare le indicazioni relative al vettore, comprensive del numero di iscrizione all'Albo nazionale degli autotrasportatori, al committente, al caricatore ed al proprietario della merce.

La Legge di Stabilità per il 2015 ha, infatti, modificato le disposizioni del D.L. 25/6/2008 n. 112 (convertito nella Legge 6/8/2008 n. 133). Una prima modifica, come delineato sopra, riguarda l’abolizione della scheda di trasporto, una seconda modifica riguarda l’introduzione della consegna dell’attestazione di regolarità contributiva da parte del vettore al committente.

Al fine di garantire l’affidamento del trasporto a vettori in regola con l’adempimenti degli obblighi retributivi, previdenziali ed assicurativi, all’atto della conclusione del contratto di trasporto il vettore è tenuto a fornire al committente un’attestazione rilasciata dagli enti previdenziali, di data non anteriore a tre mesi, dalla quale risulti che l’azienda di trasporto è in regola ai fini del versamento dei contributi assicurativi e previdenziali.

Entro sei mesi il Comitato Centrale dell’Autotrasporto attiverà un portale ed acquisirà i dati sulla regolarità contributiva delle aziende iscritte ed il committente effettuerà la verifica sulla regolarità contributiva attraverso i servizi di tale portale.

Il committente che non esegue la verifica (ora con acquisizione del documento, in seguito con interrogazione sul portale) sulla regolarità contributiva è obbligato in solido con il vettore per il pagamento delle retribuzioni e dei contributi dovuti ai lavoratori limitatamente alle prestazioni ricevute nel corso della durata del contratto di trasporto.

Viene consentito alle nuove imprese che, a decorrere dalla data in vigore della legge, presentino domanda di autorizzazione all’esercizio della professione di trasportatore su strada, di dimostrare il requisito dell’idoneità finanziaria anche sotto forma di assicurazione di responsabilità professionale limitatamente ai primi due anni di esercizio della professione a seguito dell’autorizzazione di cui all’articolo 11 del Regolamento UE 1071/2009; a decorrere dal terzo anno è richiesta, alternativamente:

- l’attestazione di un Revisore contabile, secondo quanto previsto dall’articolo 7, comma 1, lettera a), del decreto del Capo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 25 novembre 2011115;

- la fideiussione bancaria o assicurativa.

Le polizze di assicurazione di responsabilità professionale già presentate alle amministrazioni competenti sono valide fino alla loro scadenza, escludendosi il rinnovo tacito o espresso.

 

 

7) Vies: la registrazione in banca dati è gratuita, nessun pagamento è richiesto agli operatori

L’inclusione nell’archivio Vies (Vat information exchange system), che consente ai soggetti Iva di effettuare operazioni intracomunitarie, è gratuita.

L’Agenzia delle entrate, anche alla luce di segnalazioni relative a società che offrono il servizio a pagamento, sottolinea che nessuna somma viene richiesta per accedere in banca dati né per ottenere la pubblicazione del numero di partita Iva.

L'opzione, che con le nuove regole introdotte dal Decreto Semplificazioni determina l’inclusione automatica nell’archivio, può essere espressa nella dichiarazione di inizio attività oppure in qualsiasi momento, in via telematica, direttamente o tramite soggetti incaricati.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 1 del 9 gennaio 2015)

 

 

8) Entrate: chiusura di uffici territoriali in applicazione della spending review

Il direttore dell’agenzia delle entrate In base alle attribuzioni conferitegli dalle norme ha così disposto:

Nell’ambito delle Direzioni provinciali di Lecce, Siracusa e Udine sono, rispettivamente, soppressi gli uffici territoriali di Gallipoli e di Lentini, il 19 gennaio 2015, e di Latisana, il 2 febbraio 2015.

(Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrateProt. 165922 del 29.12.2014, pubblicato il 9 gennaio 2015)

 

 

9) Conferimento degli incarichi di revisione: nuovo intervento della Consob

Con una prima comunicazione n. 0023665 del 27 marzo 2014, la Consob aveva espresso l’opinione che le società che divenivano enti di interesse pubblico non potessero conferire un incarico di revisione (di durata novennale) al revisore che aveva svolto incarichi di revisione legale per la medesima società prima che essa assumesse la suddetta qualifica, qualora non fossero decorsi almeno tre esercizi dalla fine del precedente incarico. Si pensi in particolare alle società che dovevano conferire un incarico di revisione a seguito della loro quotazione.

Con la successiva comunicazione n. DCG/0057066 del 7 luglio 2014, la Consob, al fine di non imporre un avvicendamento del revisore nel momento in cui l’assunzione della qualifica di ente di interesse pubblico comportava particolari obblighi informativi, aveva precisato che in queste situazioni non era necessario il conferimento di un nuovo incarico ad una diversa società di revisione ma era possibile trasformare il rapporto in essere in un incarico relativo ad un ente di interesse pubblico con il conseguente prolungamento della durata dell’incarico da triennale a novennale. In tale modo il periodo di intervallo triennale obbligatorio veniva spostato alla scadenza dell’incarico così trasformato.

La Consob, con la recente comunicazione n. 0098233 del 23 dicembre 2014, interviene nuovamente sull’argomento al fine di tener conto dei chiarimenti interpretativi emersi in sede comunitaria. In particolare nella nota del 3 settembre 2014 i servizi della Commissione Europea avevano emanato un documento interpretativo secondo cui gli incarichi di revisione svolti dallo stesso revisore nei confronti della società prima dell’acquisizione da parte di queste dello status di ente di interesse pubblico non avessero rilievo al fine del conteggio della durata massima dell’incarico. La Consob ritiene che tale principio possa essere trasposto anche nell’ordinamento nazionale, al fine di non creare disparità per le sole società operanti in Italia. Essa quindi afferma che la raccomandazione di trasformare l’incarico di revisione contenuta nella comunicazione del 7 luglio non è più applicabile e la società, al momento dell’acquisizione dello status di ente di interesse pubblico, può conferire, anche allo stesso revisore che ha svolto fino a quel momento la revisione, un nuovo incarico della durata di nove anni. Per le società che avessero già effettuato la trasformazione dell’incarico, secondo la Consob è possibile riallineare la durata dell’incarico al novennio (a partire dal momento di acquisizione della qualifica di ente di interesse pubblico) nella prima assemblea utile.

(Assonime, nota del 9 gennaio 2015)

 

 

10) Pensioni: rivalutazione per l’anno 2015

È relativa alla perequazione definitiva delle pensioni per l’anno 2014 e alla perequazione provvisoria per l’anno 2015 la circolare dell’Inps n. 1 del 9 gennaio 2015.

Il decreto del 20 novembre 2014, emanato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto  con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, ha fissato nella misura del 1,10% l’aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via definitiva per l’anno 2014.

Una volta rideterminato l’importo di pensione effettivamente spettante per l’anno 2014, si è provveduto ad attribuire la rivalutazione provvisoria per l’anno 2015.

Il suddetto decreto ha pertanto fissato nella misura dello 0,3 per cento l’aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via previsionale, per l’anno 2015.

La determinazione della perequazione, definitiva per l’anno 2014 e previsionale per l’anno 2015, è stata applicata anche per le pensioni e gli assegni a  favore dei mutilati, invalidi civili, ciechi civili e sordomuti.

Si ricorda che anche quest’anno la certificazione fiscale (CUD 2015) sarà rilasciata esclusivamente attraverso il canale telematico con le modalità descritte dalla circolare n. 32 del 26 febbraio 2013.

 

Vincenzo D’Andò